giovedì 8 novembre 2007

Un mio amico ha un problema: il razzismo ce l'ha con lui.

Da circa un mese a questa parte ho un nuovo amico. Ha 32 anni, e lavora come un dannato facendo il lavapiatti a pranzo e sera nello stesso ristorante dove lavoro io per credo circa 4-500 euro al mese. Per integrare, perchè non basta, oltre a questo dopo essere andato a dormire all'una passata 5 giorni alla settimana si sveglia alle 5 per andare a fare le pulizie in due discoteche. Sorride sempre, è sempre allegro anche sepolto nel retrocucina sotto montagne di piatti da lavare e si presta sempre a dare una mano a chi ne ha bisogno. Parla inglese come un libro stampato e poco italiano, ma sta imparando in fretta. E' a Padova da poco, come me, e sta cercando come me un posto letto dove poter dormire.

Bene: questo mio amico qui a Padova ha scoperto di avere un solo "problema". E' filippino.

Direte voi: e che cambia? Qui a Padova tutto. Perchè a parte in Arcella, la zona di Padova a più alta densità di immigrati resa tristemente famosa alle cronache dal vicino muro di via Anelli (in realtà in zona Stanga), nessuno lo vuole da nessuna parte. "Sarà l'inglese - penso ingenuamente - Non tutti sarebbero disposti a stare in casa con uno che l'italiano lo parla poco, e con cui si è costretti per convivere bene a conoscere a menadito le lingue straniere". Così decido una settimana fa di dargli una mano. "Prendiamo una doppia - gli dico - La dividiamo a metà e ti presento e mi faccio garante di tutto io". Lui accetta, io tiro giù i numeri e parto alla ventura.

A distanza di una settimana, ho capito solo una cosa. La casa la troverà, forse, solo nell'Arcella che la Padova bene destina a quelli come lui. Perchè il capoluogo patavino, famoso per Giotto, Sant'antonio, lo spritz e una delle università più antiche d'Europa, è una città razzista. Non cerco giri di parole: per quello che ho visto, che è solo un campione e come tale va contato, è la sola definizione. Nove case visitate, 17 telefonate e la faccia dei proprietari e degli studenti che ho conosciuto a cercare casa mi hanno detto questo: Padova, sotto il volto buono dei caffè di piazza e degli aperitivi al "Liston", dietro alle Porsche e agli spritz allo "Champagne", è una città ancora profondamente razzista. Il solo posto per il mio amico filippino è quel retro cucina.

"Filippini? No, non ho problemi con loro! E' solo che qui, tra tutti studenti italiani, non penso che starebbe bene...". "Filippini? No, stranieri no: qui solo italiani. Sa, per come vanno le cose...". "Filippini? No, non che facciano casino o cosa, ma con quello che si sente....". Queste sono alcune delle risposte che non ho avuto il coraggio di spiegargli ma che ha capito da solo, nella prima volta in cui ho visto il suo sorriso incrinarglisi per un attimo. Potrei citarvele tutte, e farvi i nomi e gli indirizzi di tutti i posti dove sono stato. Crederci è difficile, ma vi giuro che è così.

L'ultimo posto dove sono stato me l'ha chiarito più di tutti. Ci troviamo io e quattro ragazze, sotto una casa in pieno centro a Padova. Affittano 3 doppie a 400 euro l'una più le spese delle bollette: si può fare. Visitiamo la casa alle 11 con il proprietario: è in ristrutturazione, ma tra un mese sarà pronta. Due bagni, camere grandi, balcone vista duomo ("Solo due case ce l'hanno così, sapete?"): va tutto di lusso. "La prendete?". E qui comincia a sgretolarsi il muro. Decido prima di parlare con le altre ragazze che sono con me: forse per loro uno straniero non è un problema.

Racconto loro la storia del mio amico, che una casa l'aveva ma da cui è stato buttato fuori senza motivo da un giorno all'altro, dovendo trovare entro le 7 (in cui doveva andare a lavorare) un albergo dove dormire. L'albergo lo ha trovato, ma al fantastico prezzo di 50 euro a notte per tre notti. Praticamente quel weekend ha lavorato solo per pagarsi il letto. Ora lo ospita un amico, che ogni giorno gli chiede quando se ne andrà perchè sono già in 7 in un appartamentino di due camere+bagno+cucina. Ovviamente tutti immigrati come lui.
Le facce si fanno strane, gli sguardi corrono da una all'altra. Non sanno cosa dire, quando una a nome di tutte dice che "Beh, conoscendolo.. Farebbe un po' strano, ma se tu dici che è un tipo a posto...". Ok, è passata. Ora tocca al proprietario, che è lì che aspetta ansioso di capire se ha già piazzato la casa o no. Ha fretta, perchè ha altre case di sua proprietà (sono 8, mi dice poi) da far vedere a studenti.

"Scusi, sarebbe un problema se in una doppia venisse anche un mio amico? Non è potuto esser qui perchè lavora...". "Ma è studente?". "No, lavora nello stesso ristorante dove lavoro io. Anzi, a lui va anche meglio perchè ha un contratto a tempo indeterminato! Ha 32 anni...". "Beh, non c'è problema!". E glielo dico. "Forse uno sì, ma dipende da lei...". Gli occhi si accigliano un attimo: "Perchè?". "Beh...è filippino. Non parla tantissimo italiano, però l'inglese lo conosce come un libro stampato. Al massimo le garantisco io, se vuole glielo presento la prossima volta. I soldi li ha, anche più di me!". Il casco fermo in mano, la mano sul Burgman 250, rimaniamo tutti e due a guardare la cenere della sua sigaretta che lentamente crolla per terra.

"Filippino?... No, gli stranieri no qui. Mi dispiace...". "Ma perchè? Garantisco io per lui! Glielo presento, è a posto...". "No, qui no. Però per lui posso avere un monolocale in Arcella. Credo sia ancora libero. Con bagno e cucina, sono solo 700 euro al mese più le spese...". Sono un botto per me, figurarsi per lui! Ritento: "Perchè no? Non c'è proprio speranza...?". "No, qui no. Mi dispiace, io faccio così".

Saluto tutti, scambio il numero con le altre che hanno assistito a tutta la discussione in silenzio e vado via.

La sera ci rivediamo al ristorante. Gli altri camerieri, che ormai sanno tutta la storia, mi chiedono come è andata. Lui mi guarda, capisce, e non mi chiede più niente. Solo uno non si stupisce, e scrolla la testa con quel fare da "te l'avevo detto io". E' di Palermo, ed è a Padova dal 1977. "Quando sono arrivato qua - mi racconta - negli annunci delle case trovavi scritto "Non si affitta a immigrati e meridionali". Ormai non lo leggi più, ma il resto è normale...Perchè pensi che a Padova siano tutti all'Arcella? Anch'io all'inizio l'ho trovato solo lì".

All'una di notte, dopo aver visto la Padova bene divorare astici e prosecco con la voracità di un lupo e la sete di un legionario, esco e torno verso casa del mio collega di master che mi ospita, in attesa che trovi casa anch'io.

La città è sempre bella, illuminata da stelle e insegne al neon, però non riesco più a guardarla come prima.

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PS: se qualcuno ha un posto per lui, me lo faccia sapere. preferibilmente in zona centro, perchè il ristorante è lì vicino. Con spese e tutto, può arrivare anche ai 300 euro. Lasciate un commento o inviatemi una mail.

2 commenti:

alberto ha detto...

bravo gig, hai fatto bene a scrivere questo post. ma credo che purtroppo il problema non riguardi solo padova. è il mondo che dovresti guardare con occhi diversi, oggi.
e comunque bonarini spezza una lancia in favore dell'arcella, che non è poi così male.
ah, un'altra cosa: tu sei a padova da un anno, e non è poi così poco! e poi via anelli è alla stanga, non in arcella.
ciao,
alberto

Gig ha detto...

ok, rettificherò! Ma se fai un'intervista in giro a studenti e studentesse che vengono da fuori, senti che di Padova in genere conoscono: 1) S. Antonio, 2) La basilica di S.Antonio 3)La cappella degli Scrovegni, 4) Il muro di via Anelli e l'Arcella. Non è proprio una bella cosa....