giovedì 31 dicembre 2009

2010, le previsioni (in)verosimili dell'anno che verrà.

A tutti gli utenti del blog, i migliori auguri di buon 2010!


E per farci una risata sopra, ecco dal blog Metilparaben una previsione di come potrebbe essere l'anno che arriva: vi sembra davvero così inverosimile? :)

Gennaio

In nome del dialogo e dell'amore universale Berlusconi introduce la legge "salva-tutti-tranne-Fini". Il Pd è contrario a norme ad personam, ma si dice disponibile ad approvare la formula detta dello «sconto comitiva». L'opposizione di Bersani è, comunque, tenace: «Chi la dura, la vince». La Lega presenta una proposta di legge contro i felafel e la salsa yogurt. Veltroni pubblica un nuovo romanzo: Inciucio. Trecento pagine dedicate a un uomo in barca a vela che va a sbattere contro un iceberg, felice, diciamo, della collisione. Ogni riferimento a cose o persone è, francamente, del tutto casuale.

Febbraio

Si apre il 'processo' di beatificazione di Silvio, Ghedini cerca di renderlo compatibile con il lodo Alfano. Carnevale cristiano: vietati i costumi ispirati a Lawrence d'Arabia e alle Mille e una notte. Bersani è duro: «L'abito non fa il monaco». Per la crisi, i carri allegorici sono sostituiti da modellini in scala. Il partito dell'amore propone l'estensione del reato di clandestinità a chi è di carnagione scura, anche se proviene da Rovigo. Fini protesta dichiarandosi fedele all'Islam e originario dell'Abissinia da parte di madre. Polemiche sul crocifisso collocato nell'aula di Palazzo Madama: i due ladroni sono troppo pochi per rappresentare tutte le sensibilità presenti all'interno della maggioranza.

Marzo

Istituite le ronde dell'amore, per distribuire il bene anche a chi non lo desidera. Obbligatorie le pettorine rosa e i kleenex anti-sommossa. Modificato il regolamento della Camera: il presidente non potrà più passeggiare nel Transatlantico (nome che il Carroccio trova, tra l'altro, parecchio sospetto) e verrà 'respinto' dai commessi. Regionali, il centrosinistra perde in Veneto, Lazio, Campania, Calabria e Puglia. Anche in Lombardia si afferma chiaramente la destra: Formigoni lascia dopo quindici anni. Bersani è tranquillo: «Poteva andare peggio, poteva piovere».

Aprile

A causa di gravissime precipitazioni, il paese è letteralmente inondato. Bertolaso chiede i poteri straordinari e invade il Molise con mezzi anfibi. A Pasqua Berlusconi annuncia la costruzione di un mausoleo all'Aquila costruito dalla Provincia autonoma di Trento: «un'opera da cui risorgere». Da Vespa si esagera: il plastico è a grandezza naturale. Esponenti del Pd si oppongono duramente: «sì, ma solo se è antisismico». Si riferivano al plastico. La Lega vieta, con apposito decreto, le mezzalune per affettare gli ortaggi e i ristoranti thai. Fini si dichiara rifugiato politico.

Maggio

Berlusconi tiene un comizio al Pantheon: «finalmente mi sento a casa mia», dichiara soddisfatto. Un'ordinanza del comune di Incostituzionale sul Mincio (MN) impone il rispetto delle usanze locali: tutti si devono svegliare alle cinque per mungere le mucche. Lo fanno da anni solo i Sikh e non va bene. Chiuso un gruppo di Facebook, «Berlusconi vai in pensione», ritenuto troppo offensivo. Jan Fini, a cui è stato negato l'asilo politico, si dà fuoco in piazza Montecitorio: la fiamma, assicura, non è più quella di una volta.

Giugno

La Lega introduce il dialetto nella modulistica per richiedere il permesso di soggiorno. A Brescia un valtellinese passa tre settimane allo sportello: aveva sbagliato fila, viene liberato da un mediatore culturale tunisino. La crisi continua a colpire, il governo lancia la campagna: «poveri, ma belli». Il Pd rilancia: «vogliamoci bene». Berlusconi si veste come Padre Pio e fa voto di castità: «tutti gli altri voti li avevo già presi», dichiara amorevolmente da Loreto, dove molti pellegrini sono accorsi a fargli visita.

Luglio

Berlusconi si ritira nella sua nuova, modesta magione, detta La Porziuncola, nel Golfo degli Aranci, con alcune devote. Le statistiche confermano: gli immigrati lavorano più degli italiani e sono pagati peggio. Compaiono strane scritte in varie lingue lungo le autostrade della pianura padana: «i veri lombardi siamo noi». Panico tra i leghisti. Gli alieni cercano di atterrare a Malpensa, ma trovano chiuso e ripartono in direzione Francoforte.

Agosto

Il Pd va in vacanza: nessuno nota la differenza. Berlusconi ascende al cielo, direttamente dalla Costa Smeralda, ma rinuncia al ricorso alle urne, più volte minacciato: «non voglio farmi cremare», confida ai suoi più stretti collaboratori. Per accedere a Facebook bisogna inserire il nome del prefetto come password. La crisi prosegue, le spiagge sono quasi deserte, ma il governo rassicura: «così si sta più comodi». Un fanatico assale Bersani con una piadina di estrema sinistra.

Settembre

La Festa del Pd si tiene a Arcore per vicinanza con il premier. Forte lo slogan della manifestazione: «Chi ci capisce è bravo». Dopo tre settimane di incontri, dibattiti e iniziative democratiche, Di Pietro è al 32% nei sondaggi. Un pentito originario di Omertà (TP) dichiara di avere giocato nel Milan e presenta regolare figurina Panini della stagione 2005-2006. Il Pdl nega l'esistenza del campionato di calcio. Il 29 settembre è dichiarato festa nazionale dell'amore: compiono gli anni Berlusconi e Bersani.

Ottobre

Individuati i siti per le nuove centrali nucleari: tutti collocati nelle regioni governate dal centrosinistra. Sollecitato a una dura opposizione, il Pd dichiara: «la fortuna è cieca». Il governo è talmente convinto dell'operazione che premia i Comuni che ospitano le centrali con apposito scudo fiscale. Letizia Moratti rinvia l'Expo 2015: «siamo troppo stretti con i tempi». Si terrà due anni più tardi. Incolpato il governo Prodi.

Novembre

Fini crea un nuovo movimento politico. In Francia. Il Pd chiede l'estradizione. Un'ordinanza del comune di Discriminate (BG) vieta di introdurre più di tre stranieri nelle squadre del Fantacalcio. L'accesso al web può essere richiesto presso la caserma dei Carabinieri più vicina a casa. La moschea di Milano trova sede a Malpensa, lontano da occhi indiscreti. Spiega il sindaco Moratti: «Abbiamo voluto trasferire gli islamici nel deserto, panorama a loro congeniale». Servitissimo il servizio di trasporto pubblico: il Moschea Express parte ogni venerdì da piazzale Cadorna.

Dicembre

Finisce l'anno con il debito pubblico che esplode. Bondi nega finanziamenti a quegli odiosi film d'essai da comunisti impenitenti e produce Natale a Predappio (Neri Parenti è il regista, ovviamente). Bersani: «anno nuovo, vita nuova». Il Natale è festeggiato con sobrietà, spiega Bonaiuti: «il Messia è già in mezzo a noi, che bisogno c'è?». Berlusconi: «amatevi l'un l'altro, come io ho amato voi». Scoppia la guerra civile, ma tutti dicono I love you.

Sipario.


(anonimo lombardo)

martedì 29 dicembre 2009

Berlusconi entra nei cartoon messicani e sparisce (ferito) dal web.

Silvio Berlusconi è diventato nei giorni scorsi anche protagonista dopo l'aggressione di Piazza Duomo a Milano in un cartoon messicano collegato al network nazionale Tv Atzeca, che trasmette anche sul web il personaggio Mario Netas con reforma.com, giornale nazionale. E guardate come viene dipinto...

Mi viene solo un dubbio: il ghost writer della puntata sarà stato Travaglio? :)



Comunque all'estero l'immagine dell'Italia brilla sempre più, niente da dire... :)

PS curioso: se cercate le immagini di Berlusconi ferito al volto dopo l'aggressione di Tartaglia su Google, vi accorgerete che sono scomparse quasi tutte! Ho provato con 12 tag diversi su Google ("Aggressione Berlusconi", "Berlusconi ferito", "Berlusconi Tartaglia", etc) ma sono riuscito a trovare solamente le due che corredano il post.

Non vi sembra un po' strano? Quelle che vedete ad ogni modo sono link collegati alle immagini originali presenti in rete: se un giorno collegandovi a questo post le vedrete bianche nei vostri schermi, saprete che probabilmente l'opera è stata completata.

Ma provate anche da voi: quante ne riuscite a trovare nella rete?

lunedì 28 dicembre 2009

Metodo pratico per fermare uno scippo se sei in bicicletta.

Ecco il Chuk Norris metropolitano che ognuno di noi vorrebbe incontrare se fosse vittima di uno scippo. Ma forse, vista l'ambientazione della vicenda, è più corretto parlare del Jackie Chan locale.

Accade a Wenzhou, Cina: due ladri hanno appena strappato la borsetta dalle mani di una donna e stanno fuggendo in scooter. Ma il nostro coraggioso ciclista vede tutto, e decide di fermarli. Come? Scaraventando addosso ai ladri in fuga la propria bicicletta!

Ecco il risultato della brillante operazione, ripreso dalla telecamera di sorveglianza di un albergo vicino.



Chissà se la vittima dello scippo gli avrà almeno detto grazie?

Natale ai tempi di Facebook

Natale ai tempi di Facebook (cazzatina carina ma con stile!)

(clicca sull'immagine per allargare)


Grazie a Umberto per la Segnalazione e a Logzero che l'ha lanciata!

giovedì 17 dicembre 2009

Aggressione a Berlusconi: caso gonfiato?

Da Youtube:



Voi che ne pensate?

martedì 15 dicembre 2009

Solidarietà benpensante

(tnks to Metilparaben)

venerdì 11 dicembre 2009

Cerca lavoro da giornalista, gli propongono l'autista per le pornostar.

Per quelli che una volta definivano fare giornalismo "sempre meglio che lavorare": capita anche questo ai giornalisti... Da Corriere.it :

CERCASI GIORNALISTA, MA PER FARE L'AUTISTA ALLE PORNOSTAR

Professionista risponde ad un annuncio in rete: proposta di fare da autista e road manager nei locali per pornostar, e nel frattempo scrivere sceneggiature per film hard.

PADOVA – Trovare lavoro anche per un giornalista è spesso molto duro, ma talvol­ta può diventare addirittura hard. Così capi­ta che un professionista telefoni per rispon­dere a un annuncio su web (che sottolinea quanto non ci si accontenti certo di gente di primo pelo) si senta proporre di fare da autista e road manager nei locali per porno­star e, a tempo perso, scrivere sceneggiatu­re per film a luci rosse. Certo, non sempre le richieste di lavoro che girano su internet sono da prendere co­me oro colato, ma dall’inserzione, però, il giornalista vicen­tino che, assieme a una collega, ha deciso di rispondere difficilmente avrebbe imma­ginato un epilogo tanto sorprendente.

Il testo è quanto di più convenzionale si possa immaginare: «Confersecenti srl – Ser­vizio psicologia del lavoro. Cerchiamo un giornalista con esperienza e partita Iva per azienda cliente. Si richiede esperienza di ge­stione di riviste nel settore spettacoli. Età 40/50 anni. Inviate curriculum con rif. Gior­nalista. Astenersi rispondere se privi del­l’esperienza e dei requisiti richiesti».

I due giornalisti i requisiti li hanno tutti e, come ogni buon freelance, non esitano ad al­zare la cornetta per chiamare la sede padovana di Confe­sercenti, al nume­ro indicato nell’an­nuncio, e valutare una proposta che possa allargare i re­quisiti professiona­li. E’ lei a fare la te­lefonata che la la­scia letteralmente di sale. Il racconto che fanno è sbalorditivo: il lavoro consiste nel contattare, scarrozzare e piazzare in cer­ti locali le «pin up», come le avrebbe chia­mate il funzionario che ha risposto.

E la paga? La paga andrebbe a percentua­le sul «piazzamento» delle signorine nei lo­cali di tutta Europa. A questo punto viene da chiedersi perché serva proprio un gior­nalista, per di più con provata esperienza.

«Il lavoro di giornalista? Quello - spiegano - consiste nello scrivere redazionali per pubblicizzare gli spettacoli, ma non solo... è infatti richiesta anche la stesura di story­board e dialoghi per film porno. La Confe­sercenti fa la prima selezione e poi si fa un secondo colloquio con l’agenzia di intratte­nimento ». I nostri due amici, però, decidono di non fare nemmeno la prima selezione, pensan­do con un po’ di tristezza quando i giornali­sti altro non erano se non quelli che raccon­tavano i fatti con pertinenza, sobrietà, veri­dicità.

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Mi viene in mente questo spot idiota che circolava su Youtube sul gobbo dei film porno...



Chi lo sa, magari è giornalista....

Il petrolio è pagato agli iracheni 1,39 dollari al barile: ecco quanto sale il suo prezzo prima di arrivare alla pompa.

Dal sito di Corriere.it oggi leggo questa agenzia:

"ROMA - L'asta bandita dal governo iracheno per l'estrazione del petrolio dal piu' grande giacimento al mondo non ancora operativo e' stata vinta da Royal Dutch Shell e dalla malese Petronas. Le due societa' hanno presentato un'offerta di 1,39 dollari al barile. Royal Dutch Shell e Petronas puntano ad estrarre dal giacimento 1,8 milioni di barili di petrolio al giorno, il doppio rispetto alle previsioni del governo iracheno. (RCD)"

Per curiosità, qui sotto trovate il grafico aggiornato in tempo reale che vi racconta a quento viene scambiato sul mercato internazionale il barile di greggio (un barile equivale a circa 160 litri) che al governo iracheno frutta 1,39 dollari.



Siccome a parlar male si fa danno, ma - come diceva Andreotti - molto spesso ci si azzecca...chi pensate che possa esserci stato tra i più grandi sostenitori della guerra in Iraq? Ma soprattutto...pensate che quel prezzo 51 volte (dico 51 volte!) superiore a quanto viene pagato al paese iracheno sia giusto?!?

Così per curiosità aggiungiamo un altro calcolo puramente teorico.

71, 02 dollari è il prezzo di un barile da 160 litri mentre scrivo questo post, che tradotto in euro fa esattamente 48,1018. Ora, dividiamo questo prezzo per 160, il che ci dovrebbe dare il prezzo teorico di un litro di petrolio grezzo. 48,1018 : 160 = 0,30063625 euro al litro. Ora: i prezzi della benzina alle pompe attualmente (secondo il sito prezzibenzina.it) sono 1,314 euro al litro per la verde e 1,154 euro al litro per il diesel.

Ora: 1,314 : 0,30063625 = 4,3707... Cioè il prezzo di un litro di petrolio quadruplica prima di diventare un litro di benzina alla pompa.

Mentre 1,154 : 0,30063625 = 3,8385... Cioè il prezzo di un litro di petrolio quasi quadruplica anche lui prima di diventare un litro di diesel alla pompa.

...dove finiscono tutti questi soldi?!?

lunedì 7 dicembre 2009

Come scrivere quello che volete sulla lavagna di Bart Simpson.


Per chi volesse sapere come si fa a scrivere quello che volete sulla lavagna di Bart Simpson, la risposta la trovate qui su questo sito! :)

venerdì 4 dicembre 2009

Stranieri discriminati e piste di "ghiacchio".

Due fotonotizie: una che fa arrabbiare, ed una che fa ridere. La prima è un annuncio tratto dal sito di Kijiji per un posto di lavoro da barista: e guardate chi è che non è benvoluto...?


Fa venire in mente quello sui precari discriminati negli affitti che postai un po' di tempo fa sul blog.

Il secondo è un comunicato stampa del Comune di Pavia che apre un interessante interrogativo: che cos'è il "Ghiacchio"?


Chi lo scopre per primo vince un link sul blog... :)

Inchiesta sugli stagisti in Italia: arrivano ad un contratto meno di uno su 5.

Lo stage? doveva essere la porta d'ingresso per molti giovani al mondo del lavoro, ed il ponte ideale tra imprese e ragazzi in cerca di lavoro che dovevano trovare in esso il modo per farsi conoscere. Ma - non tanto a sopresa - l'ennesimo studio sugli stagisti italiani promosso dall'Isfol e dalla testata on line 'Repubblica degli stagisti' dell'amica Eleonora Voltolina fa scoprire che la realtà è molto ma molto diversa. Leggetevi il riassunto sotto dell'AdnKronos e l'intervista ad Eleonora Voltolina, e ditemi la vostra!

Meno di uno stage su cinque porta a un contratto vero, eppure i ragazzi sperano sempre che sia una porta d'ingresso al mondo del lavoro. In quasi la meta' dei casi, lo stage si conclude con una stretta di mano e un arrivederci e una volta su cinque (18,5%) la proposta che arriva e' quella di una proroga dello stage.

I casi in cui lo stage si trasforma in un vero e proprio contratto sono pochi: un 8% dichiara di aver ottenuto un contratto a progetto, un 7,9% un contratto a tempo determinato, un 6,5% una collaborazione occasionale. Solo 3 stage su 100 si trasformano nel contratto piu' ambito, quello a tempo indeterminato. Sono i risultati del sondaggio promosso dall'Isfol e dalla testata on line 'Repubblica degli stagisti', dedicato a chiunque abbia fatto nella vita almeno uno stage.

Il sondaggio si e' chiuso il 6 ottobre, raccogliendo quasi 3mila questionari. I risultati sono ora al vaglio dei ricercatori dell'Isfol, e l'identikit verra' presentato in un convegno a gennaio 2010, ma alcuni dati sono stati anticipati nel corso della fiera 'Job&Orienta' a Verona. All'appello hanno risposto soprattutto le donne (68,9%) e i 25-30enni, che sul totale dei partecipanti rappresentano la fetta piu' rilevante (65,2%), mentre solo il 16,1% ha piu' di trent'anni e il 18,7% meno di 24.

A livello geografico, i ragazzi del Nord sono i meglio rappresentati: costituiscono oltre la meta' del campione (un terzo delle voci provengono da Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria; un altro quinto da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna). Cio' rispecchia un trend gia' evidenziato dalle indagini di Unioncamere, per cui al Nord si fanno piu' stage che altrove'', ricorda Pietro Taronna, dirigente dell'Isfol.

"Ma sicuramente - spiega - conta anche il fatto che tra i siti che piu' hanno contribuito a promuovere il nostro sondaggio, pubblicando il banner o inserendo la notizia nella loro newsletter, vi siano tante universita' del Nord: anche per questo, quasi tutti coloro che hanno partecipato sono laureati". Infatti, la meta' (44,6%) dei partecipanti ha una laurea specialistica o vecchio ordinamento; un 27,1% ha una laurea triennale e un 13,7% addirittura un diploma di master. Cio' dimostra che lo stage e' un'esperienza che oggi riguarda nella maggior parte dei casi persone con un alto grado di istruzione.

Uno su tre ha fatto lo stage mentre studiava: il 29,6% durante l'universita', il 6,9% durante il master, un 4,1% gia' durante la scuola superiore, il 5,7% mentre faceva un corso di formazione professionale. Ma ben due su tre hanno invece fatto stage solo dopo il periodo di formazione: il 40,9% dopo l'universita', l'8,2% dopo il master. Nella maggior parte dei casi (37,8%), le persone che hanno partecipato al sondaggio sono oggi in cerca di lavoro; un'altra percentuale rilevante sta ancora studiando all'universita' (21,4%) o sta completando un master (2,4%).

Solo uno su quattro (28%) e' gia' occupato. Per quanto riguarda il numero degli stage, coloro che ne hanno fatti tre o piu' sono quasi uno su cinque. Alla domanda 'Cosa ti aspettavi di ottenere dallo stage?', la risposta secca di quasi la meta' dei partecipanti (43,9%) e': trovare un lavoro.

Molto distanziate le altre opzioni: 'completare la mia formazione' raccoglie per esempio solo un quinto delle preferenze; 'orientarmi nel mondo delle professioni' ancora meno (il 18,3%). "Dal sondaggio, come prevedevamo, emerge quindi che i ragazzi vedono nello stage essenzialmente una strada per entrare nel mondo del lavoro - rileva Eleonora Voltolina, direttore di 'Repubblica degli stagisti' - eppure questa aspettativa viene quasi sempre frustrata".

Ma dove si va a fare lo stage? In un terzo dei casi presi in esame, attraverso il sondaggio in una piccola impresa, con meno di 50 dipendenti. Un'altra fetta sostanziosa (26,4%) va invece, all'estremo opposto, in una grande impresa, con oltre 250 dipendenti. In generale, il settore piu' gettonato per i tirocini e' comunicazione, spettacolo e pubblicita'; seguono a ruota servizi alle imprese e societa' di consulenza e turismo, ospitalita' e tempo libero.

Uno su cinque va in un ente pubblico.
Nella maggior parte dei casi, gli stagisti vengono inseriti nell'area relazioni esterne, ufficio stampa, eventi e in quella marketing e pubblicita'.

Dal punto di vista logistico, dal sondaggio emerge che fare lo stage non sempre e' comodo: meno della meta' dei partecipanti lo fa nella sua citta'. Con conseguenti costi di trasporto, vitto e alloggio. Pochi fortunati ricevono un rimborso spese sostanzioso: un 14% prende tra i 500 e i 750 euro al mese e un 6,9% addirittura oltre 750 euro al mese. Per trovare lo stage pochissimi (solo il 2,2%) si rivolgono a un centro per l'impiego. Piu' spesso si affidano all'ufficio stage dell'universita' o ad associazioni studentesche (28,2%) o al fai-da-te delle candidature spontanee e degli annunci su Internet (26%). In quasi la meta' dei casi (45,3%) la durata dello stage e' compresa tra i 4 e i 6 mesi.

Uno stage su dieci dura addirittura di piu', tra i 7 e i 12 mesi. La percentuale di coloro che portano a termine lo stage e' schiacciante: oltre il 90%. Chi lo interrompe prima lo fa soprattutto (5,6%) perche' insoddisfatto o per passare a un'offerta migliore (3,4% un lavoro, 0,7% uno stage a condizioni piu' vantaggiose). E' pero' la figura del tutor a rappresentare la nota dolente: solo la meta' dei partecipanti e' soddisfatta del suo. Nell'altro 50% dei casi, il tutor viene definito poco presente (18,6%), o un altro rispetto a quello indicato sul progetto formativo (6,8%), o addirittura niente di piu' che una firma sul modulo (17,8%).

"In generale, pero', chi ha partecipato al sondaggio conserva un ricordo positivo del suo stage - sottolinea Taronna - e per oltre la meta' dei nostri intervistati la qualita' dello stage e' stata buona (35,3%) o addirittura ottima (18,1%)". A fare da spartiacque, poi, il giudizio sufficiente scelto da un partecipante su cinque; sotto questa soglia c'e' un 18% che definisce mediocre il suo stage, e quasi uno su dieci che lo bolla senza pieta' come pessimo. (Adnkronos).

video

E voi che ne pensate? Commentate stagisti, commentate...

giovedì 3 dicembre 2009

L'Italia che ha paura dei clandestini, ma non capisce perchè.

L'Italia - si scopre nell'articolo tratto da Repubblica.it - ha paura dell'immigrazione clandestina. Ma sostanzialmente per un motivo: non la conosce. Dai dati del rapporto "Transatlantic Trends: immigration" emerge infatti che gli italiani hanno una percezione errata del fenomeno fino a quadruplicare nella propria mente il numero totale degli immigrati nel Paese, e ad essere quasi convinti - grazie senza dubbio ad una propaganda incessante in tal senso condotta da talune forze politiche - di essere alle porte dell'invasione di un'orda barbarica dedita alla criminalità o in alternativa al furto di lavoro altrui.

Ma poi, a sorpresa, in mezzo a quei cittadini terrorizzati dal fenomeno si scopre anche che gli "italiani brava gente" sarebbero in massima parte favorevoli alla concessione del diritto di voto agli immigrati regolari, e non credono al fatto che siano gli stranieri a rubare loro il lavoro. Indice - secondo il sottoscritto - che se gli italiani fossero lasciati liberi di pensare con la propria testa e non indottrinati quotidianamente da squallida propaganda le cose sul fronte dell'immigrazione potrebbero funzionare molto ma molto meglio. Tra l'altro solo il 43% degli italiani ritiene che il governo stia facendo un buon lavoro sul fronte dell'immigrazione, indice del fatto che forse vorrebbero vedere attuate sul territorio politiche diverse, magari che pensino prima all'inclusione che non all''esclusione. Come dimostrano invece proposte degli ultimi tempi come l'esclusione della cassa integrazione ai lavoratori immigrati una volta passati i sei mesi.

Nell'attesa che anche ai piani alti si rendano conto di questo, leggetevi l'articolo integrale qui sotto ed il rapporto integrale in formato Pdf (in inglese).

L'ITALIA HA PAURA DEI CLANDESTINI . PIU' PROBLEMI CHE RISORSE.

ROMA - L'immigrazione clandestina fa paura. Otto italiani su dieci la guardano con preoccupazione: la percentuale più alta in occidente. Con i regolari, invece, le cose cambiano: il 53% degli italiani è favorevole a estendere il diritto di voto amministrativo agli immigrati col permesso di soggiorno.

A misurare gli orientamenti dell'opinione pubblica italiana è il secondo rapporto "Transatlantic Trends: Immigration" curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino. (IL RAPPORTO (pdf, in inglese))

L'indagine fotografa (nel settembre 2009) le opinioni dei cittadini di Stati Uniti, Canada e di alcuni Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda) sulla questione immigrazione. Cosa ne emerge?

Rispetto al 2008, per effetto della crisi economica, cresce in tutti i Paesi il numero delle persone che considera l'immigrazione più un problema che un'opportunità: il 50% in Europa (rispetto al 43% dello scorso anno), il 54% negli Stati Uniti (nel 2008 era il 50%). La percentuale sale tra chi si dichiara politicamente di destra. Non solo. In tutti gli Stati monitorati, i cittadini sovrastimano il numero dei migranti residenti (gli americani credono che siano il 35% della popolazione, i canadesi addirittura il 37%, gli europei il 24%).

Per quanto riguarda più specificatamente il nostro Paese , il rapporto mette in evidenza le molte contraddizioni del caso-Italia. L'81% degli intervistati si dice più preoccupato dell'immigrazione illegale, che di quella legale: è la più alta percentuale tra i Paesi monitorati. Gli italiani pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva (invece sono circa il 6%). Non solo. Il 49% considera l'immigrazione più un problema che una risorsa (4 punti percentuali in più rispetto all'anno scorso) e il 77% addossa agli irregolari la colpa dell'aumento della criminalità. E ancora: solo il 36% chiede di mettere in regola tutti gli immigrati privi di permesso di soggiorno.

Ciò detto, stupisce che ben il 53% degli italiani (uno dei dati più alti tra i Paesi monitorati) è a favore del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari e il 74% non crede che i lavoratori stranieri tolgano il lavoro agli italiani.

Insomma se con gli irregolari si invoca il pugno duro, con l'immigrazione legale gli italiani si dimostrano tra i più tolleranti. Un altro dato aiuta allora a spiegare la paura per lo "straniero": il 66% degli italiani pensa che nel nostro Paese ci siano più immigrati irregolari, che regolari (mentre è esattamente vero l'opposto).

Un ultimo dato emerge dal rapporto internazionale: solo il 43% degli italiani ritiene che il governo stia facendo un buon lavoro sul fronte dell'immigrazione.

mercoledì 2 dicembre 2009

Perchè Bertolaso non ama i gabbiani

Dal blog di Luca De Berardinis, un altro articolo sull'emergenza rifiuti in Campania, che ha creato condizioni pericolosissime per la diffusione di malattie prima quasi sconosciute. Negli uccelli che frequentano le discariche infatti sono state diagnosticate forme patogene prima quasi impossibili da trovare, con un pericoloso salto di specie per alcuni di questi che rischia di aprire scenari preoccupanti per il futuro non solo dell'area campana, ma per l'Italia intera.

Ecco a voi "Perchè Bertolaso non ama i gabbiani"

Mentre accompagnava i giornalisti sull’invaso della discarica di Terzigno, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, il nostro George W Bertolaso, capo assoluto della Protezione civile, orgoglioso diceva: “Vedete? Qui non ci sono gabbiani che volano sulla struttura, questo perchè nel sito sono conferiti solo rifiuti trattati, non c’è organico”. Niente gabbiani sul Vesuvio insomma a costo di abbatterli con le pale dell’elicottero su cui viaggia solitamente il nostro condottiero.

Ma qualche decina di chilometri più a nord, sulla discarica di Ferrandelle di gabbiani se ne vedono a migliaia che pascolano su montagne di rifiuti tal quale lasciati, o meglio abbandonati, su enormi piazzali, diventando così una fonte di trasmissione per le infezioni.

Già perchè la Professoressa Francesca Menna, del dipartimento di patologia aviaria della Federico II, ha condotto diversi studi che evidenziano due importanti elementi. Il primo è che gabbiani, piccioni ed uccelli migratori, in minor parte, sono diventati portatori di una forma particolarmente pericolosa di Escherichia Coli, un batterio che può causare diverse disfunzioni all’apparato digerente anche nell’uomo, più nello specifico la tipologia denominata 157H7

Quando l’abbiamo riscontrata siamo rimasti molto sorpresi- dice la Menna- perchè questo tipo di batterio viene contratto dai bovini e non dagli uccelli”. Com’era stato possibile quindi che una specie animale soffrisse delle patologie di altre specie?

Si tratta di un fenomeno di “crossing” che si verifica in ambienti molto promiscui- aggiunge la professoressa- ma devono ricorrere delle condizioni particolari”. Condizioni che nella Regione Campania si sono verificate quando a causa dell’emergenza rifiuti la città è stata sommersa di “munnezza” e della decisione di aprire in seguito decine di discariche per accogliere rifiuti indifferenziati.

Nel 2006, infatti, il team della Menna comincia a lavorare sui piccioni della città di Napoli, quando riscontra questa anomalia, eppure nel territorio urbano non ci sono allevamenti. “Non riuscivamo proprio a capire cosa fosse successo. Poi ci siamo guardati intorno; eravamo circondati da spazzatura tal quale, lasciata per le strade e piena di rifiuti organici. In pratica dividendo questi spazi con topi, insetti e cani, che mangiano i resti di cibo avariato di mucca o altri animali, anche i piccioni avevano contratto l’escherichia”.

Ma in seguito i rifiuti vengono raccolti dalle strade ed oggi la città è tornata ad essere relativamente pulita, quindi pericolo scampato? Pare proprio di no come spiega la Menna: “Siamo tornati a rifare le analisi, questa volta sui gabbiani, nel 2009. Ed abbiamo riscontrato di nuovo lo stesso problema. Ci siamo chiesti perchè e la risposta sta nelle discariche a cielo aperto che sono luoghi altamente rischiosi per le infezioni”. Anzi, sotto un certo punto di vista “le discariche sono anche peggio perchè attirano decine di specie diverse tutte concentrate in un luogo solo da cui poi si propaga l’infezione”. In pratica accumulare rifiuti sui piazzali equivale a lasciarli per strada, se non peggio, da un punto di vista igienico-sanitario. “Siamo di fronte ad una situazione folle, altro che virus H1N1( quello della influenza A)- si sfoga la Menna- qui siamo di fronte ad uno stato delle cose che mette in pericolo la salute della fauna Campana e anche dei cittadini, in particolar modo i bambini che sono più esposti”.

Per comprendere meglio il fenomeno e descriverne la portata ora il dipartimento di patologia aviaria sta avviando uno studio sugli uccelli migratori. Perchè se piccioni e gabbiani sono specie stanziali, “anche se per i secondi si parla di un raggio di azione di 45 chilometri” specifica la Menna, in Campania ogni anno arrivano migliaia di uccelli che poi riprendono il loro cammino diretti in tutta Europa.

Quello che ci preoccupa- conclude- è che stiamo riscontrando un espandersi di queste patologie anche nelle specie selvatiche che solitamente sono molto più resistenti, anche più dell’uomo. Questo vuol dire che ci troviamo in un ambiente molto insalubre.”

Ma questo bisognerebbe spiegarlo a chi apre le discariche in parchi naturali, festeggiando il tutto come un successo della buona amministrazione.

martedì 1 dicembre 2009

Il fuorionda di Fini su Berlusconi a Pescara

Il 6 novembre scorso il presidente della Camera Gianfranco Fini partecipa a Pescara alla giornata conclusiva del "Premio Borsellino". In quell'occasione discute con il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi che è seduto accanto a lui. Tra i due c'è una conoscenza di antica data.

Fini, convinto che la conversazione si svolga a microfoni spenti, parla delle vicende di stringente attualità, tra cui quelle che riguardano Silvio Berlusconi, le sue inchieste giudiziarie e le rivelazioni del pentito Spatuzza. Si tratta di una conversazione dai toni colloquiali nella quale, tuttavia, il presidente della Camera ribadisce alcuni concetti espressi più volte anche in sedi istituzionali.

Qui il video integrale con la trascrizione, dal sito di Repubblica.it




Fini: "A Scampia c'è un altro sacerdote che si chiama Don Aniello e di cognome Mancaniello, ed è un personaggio come questo (ndr Don Luigi Merola). Una volta è venuto un guappo e lui gli ha detto 'Io non sono un prete, so un mancaniello!'"

Subito dopo il presidente della Camera indica a don Merola, che si lamentava del fatto di non essere ancora mai riuscito ad incontrare il ministro Gelmini, il suo segretario personale.

Fini: "Qualche giorno fa rileggevo un libro sull'Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore gli disse: 'Lei rappresenta lo stato... participio passato del verbo essere'. Efficace, no?"

Trifuoggi: "Potrebbe essere riesumata" Fini: "Infatti non escludo di farlo, citando la fonte... prima o poi lo faccio"

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Fini (riferendosi ad Aldo Pecora): "Lui è un creativo nato, perché il movimento lo ha chiamato 'Ammazzateci tutti'... e sì... il talento è quello"

Pecora nell'ambito del suo discorso afferma: "Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno"

E allora Fini commenta: "... se ti sente il Presidente del Consiglio si incazza"

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Fini: "Sono un ragazzaccio io... come dicevano i greci... poco se mi giudico molto se mi confronto... è così, sembra una battuta invece è una massima di vita. E' l'umiltà e nello stesso tempo la consapevolezza di vivere"

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Fini: "Per i ragazzi come questi (riferendosi a Pecora) .. è chiaro che una delusione a 23 anni, non alla nostra età, ti toglie qualunque possibilità di credere nella vita"

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Fini, rivolgendosi a Pecora: "Con la giacca e la cravatta sei ancora più bravo"

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Fini: "E' che con i ragazzi non parli con le parole ma con gli esempi"

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Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"

Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"

Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?)... uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."

Trifuoggi: "Pare che basti, no" Fini: "Pare che basti"

Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"

Fini: "E ci mancherebbe altro"

Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...

Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"

Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"

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Fini applaude Nino Di Matteo ed esclama "Bravo".

Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia di Palermo, con il collega Antonio Ingroia, sta raccogliendo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino (ndr figlio di Vito) sulla trattativa avvenuta nel '92 fra Cosa nostra e pezzi dello Stato. E' inoltre PM del processo Mori.

venerdì 27 novembre 2009

Fossarmato e San Carlo, uno sgombero (in)felicemente concluso

Dopo giorni di trattative, discussioni e polemiche, oggi la questione dei rom a Fossarmato e al dormitorio San Carlo a Pavia si è conclusa. Lo sgombero che il Comune voleva si è fatto: siamo andati a vederlo, per mostrarlo anche a voi.

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Qui, per chi fosse curioso, il riassunto delle puntate precedenti.

mercoledì 25 novembre 2009

Pavia, dormitorio San Carlo: storia di uno sgombero scomodo.

Panni stesi ovunque, luci mancanti nei corridoi, stanze dove a vivere tra un angolo cucina improvvisato ed un salotto improvvisato sono 7 o 8 persone contemporaneamente, di cui la maggior parte bambini. Ovunque caos, grida, gente che va e gente che viene, che guarda la nostra telecamera curiosa ma allo stesso tempo impaurita dalla possibilità di essere ripresa, e di rivelare così al mondo esterno la loro miseria. E bambini. Tanti bambini. Più e meno piccoli, dai due ai 15 anni, che rischiano di essere separati dai genitori per essere mandati in istituti che nemmeno conoscono tra pochi giorni.

Precisamente due. Perchè il Comune ha deciso così, e non si torna indietro.

Accade a Pavia, al dormitorio San Carlo: Un palazzone vecchio e dimenticato in una sorta di terra di confine, in cui sono ospitati da anni secondo le stime 31 zingari rom, divisi in 6 famiglie. Due di queste, circa una dozzina di persone, il prossimo venerdì saranno sfrattate e messe sulla strada, perchè giudicate "non integrabili". Unica ancora di salvezza concessa ai bambini (ma non ai genitori), la possibilità di essere presi in carico dal Comune e trasferiti in un istituto almeno fino al prossimo giugno, per poter almeno completare l'anno scolastico. Dividendo però di fatto i figli dai genitori, che - stando a quanto ci hanno riferito - avrebbero la possibilità di vederli solo durante i weekend.

Siamo riusciti con la nostra troupe ad entrare con le nostre telecamere dopo aver superato il blocco della vigilanza privata all'ingresso, e queste sono le testimonianze che abbiamo raccolto, e pubblicato sul sito della web tv per cui lavoro. Il reportage è stato pubblicato in due parti, e le trovate tutte e due qui sotto.

Reportage: i rom sotto sgombero al San Carlo (parte 1)

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Reportage: i rom sotto sgombero al San Carlo (parte 2)

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Ma qualcuno di voi si potrà anche chiedere: davanti alla minaccia di separazione dai genitori a cui vanno incontro questi bambini, al rischio per i genitori di finire per strada senza nessun sostegno da un giorno all'altro, al giudizio sommario di chi senza averli mai visti definisce queste persone come "non integrabili", quale sarà stata la posizione della caritatevole chiesa Pavese? Cosa avrà detto il monsignore davanti al rischio di separazione delle famiglie?

Eccovi la risposta del vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, che un altro dei nostri inviati ha raggiunto dopo che grazie ad un accordo tra Comune di Pavia e Curia aveva appena incassato 25mila euro con la firma di un protocollo d’intesa sulla funzione sociale ed educativa delle parrocchie mediante gli oratori.

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Per concludere, questa l'intervista all'assessore Comunale ai Serivi Sociali Sandro Assanelli, che davanti all'accaduto dichiara: "Non possiamo continuare a mantenerli per sempre. Se loro vogliono tenere i figli con loro, noi non cederemo al loro ricatto: spingere i genitori ad imparare a camminare con le proprie gambe ha anche una funzione educativa.

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La seconda parte dell'intervista all'assessore, dove si spiega cosa succederà ai rom dopo lo sgombero la trovate qui sotto. I commenti sono tutti vostri. Peraltro mi piacerebbe anche sapere, magari da qualche addetto ai lavori, se le domande all'assessore siano da considerare faziose o meno. (Sì, mi è stato detto anche questo...)

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Lo sgombero, ugualmente, è previsto per domani. E la probabilità, alta, è che finiscano come quelli delle foto che corredano questo servizio, che sono proprio quelle di un sgombero di Rom come questo, avvenuto alla fabbrica dismessa Snia di Pavia solo pochi mesi fa.

Il "problema" dei Rom di Fossarmato e del dormitorio San Carlo, trattato in questo modo vi sembra risolto completamente, o si tratta di un provvedimento solo di facciata? Commentate gente, commentate...e naturalmente condividete!

Le Monde ed il mondo di Silvio Berlusconi

Il video promozionale del settimanale francese Le Monde: guardate cosa ne pensano dell'Italia vista da Berlusconi...



...che per la cronaca, è un enorme seno!

Che dire...siamo presi per il culo dal mondo intero (o almeno dall'intera Francia!).

martedì 24 novembre 2009

L'orrore della porta accanto.

Potevo farci un pezzo raccontando il fatto: un pezzo di cronaca, lungo, dettagliato. Ho scelto di tenere solo le immagini della conferenza stampa. L'orrore non ha parole, e non riesce a renderle nemmeno il linguaggio freddo della Polizia. Specie se si pensa che quelli che hanno fatto questo erano dei ragazzi appena ventenni, uno addirittura minorenne.

In che razza di mondo stiamo finendo?

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"L’hanno adescata in pieno centro a Pavia, alla fermata dell’autobus di viale Matteotti, e poi violentata per un’intera notte, picchiata e quasi annegata nelle acque gelide del Po, scaricandola poi in lacrime davanti al cimitero monumentale di Pavia. Gli aguzzini della giovane ucraina, H.I., 36 anni, sono tre ragazzi, ucraini come la loro vittima, tutti giovanissimi: Anatoly Lysnyak, di 17 anni, Maksym Snytsko, appena maggiorenne e Vadym Andriichuk, 23 anni, tutti irregolari in territorio italiano . Il più giovane dei tre aveva presentato anche domanda come badante per la sanatoria dello scorso settembre. Ecco la ricostruzione dell’accaduto nelle parole del capo della squadra mobile di Pavia Roberto Pititto".

(introduzione del mio servizio di Telepaviaweb)

La vera storia dei processi di Silvio Berlusconi

La vera storia dei processi di Silvio Berlusconi: quanti sono (16), quanti sono conclusi (12, di cui solo tre con sentenza di assoluzione), in quanti è ancora imputato (4) e quanti sono quelli che rischiano di saprire con le nuove norme proposte sul processo breve. Un elenco, un riassunto, un inventario fatto dai cronisti di Repubblica.it per capirne di più su un tema che rischia di sconvolgere l'Italia intera. Ma soprattutto per sapere che "senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) affatturate dal suo governo, Berlusconi sarebbe considerato un "delinquente abituale". E come tale - pensano in molti - difficilmente potrebbe essere dov'è.

Da Repubblica.it (anche questo articolo sarebbe a riproduzione riservata, ma penso sia giusto farlo conoscere e girare - in caso fatemi sapere e rimuoverò tutto) "Il Cavaliere e la favola dei 106 processi".

SI DICE: il processo sia "breve" e se questa rapidità cancella i processi di Silvio Berlusconi sia benvenuta perché contro quel poveruomo, dopo che ha scelto la politica (1994), si è scatenato un "accanimento giudiziario" con centinaia di processi. Al fondo della diciottesima legge ad personam, favorevole al capo del governo c'è soltanto uno schema comunicativo, fantasioso, perché privo di ogni connessione con la realtà. È indiscutibile che un giudizio debba avere una ragionevole durata per non diventare giustizia negata (per l'imputato innocente, per la vittima del reato). "Processo breve", però, è soltanto un'efficace formula di marketing politico-commerciale. Nulla di più. Per credere che dia davvero dinamismo ai dibattimenti, bisogna dimenticare che le nuove regole (durata di sei anni o morte del processo) sono un imbroglio, se non si migliorano prima codice, procedura, organizzazione giudiziaria. Sono una rovina per la credibilità del "sistema Italia", se definiscono "non gravi" i reati economici come la corruzione.

Con il tempo, la ragione privatissima del disegno di legge è diventata limpida anche per i creduloni, e i corifei del sovrano ora ammettono in pubblico che la catastrofica riforma è stata pensata unicamente per liberare Berlusconi dai suoi personali grattacapi giudiziari. L'effrazione di ogni condizione generale e astratta della legge deve essere sostenuta - per conformare la mente del "pubblico" - da un secondo soundbite, quella formuletta breve e convincente che, come una filastrocca, deve essere recitata in tv, secondo gli esperti, al ritmo di 6,5 sillabe al secondo, in non più di 12/15 secondi. Diffusa, ripetuta e disseminata dai guardiani vespi e minzolini dei flussi di comunicazione, suona così: Silvio Berlusconi ha il diritto di proteggersi - sì, anche con una legge ad personam - perché ha dovuto subire centinaia di processi dopo la sua "discesa in campo", spia di un protagonismo abusivo e tutto politico della magistratura che indebolisce la democrazia italiana
Bene, ma è vero che Berlusconi è stato "aggredito" dalle toghe soltanto dopo aver scelto la politica? E quanto è stato "aggredito"? Davvero lo è stato con "centinaia di processi" tutti conclusi con un nulla di fatto? Domande che meritano parole factual, se si vuole avere un'opinione corretta anche di questo argomento sbandierato da tempo e accettato senza riserve anche dalle menti più ammobiliate.

Il numero dei processi di Berlusconi è un mistero misericordioso se si ascolta il presidente del consiglio. Dice il Cavaliere: "In assoluto [sono] il maggior perseguitato dalla magistratura in tutte le epoche, in tutta la storia degli uomini in tutto il mondo. [Sono stato] sottoposto a 106 processi, tutti finiti con assoluzioni e due prescrizioni" (10 ottobre 2009). Nello stesso giorno, Marina Berlusconi ridimensiona l'iperbole paterna: "Mio padre tra processi e indagini è stato chiamato in causa 26 volte. Ma a suo carico non c'è una sola, dico una sola, condanna. E se, come si dice, bastano tre indizi per fare una prova, non le sembra che 26 accuse cadute nel nulla siano la prova provata di una persecuzione?" (Corriere, 10 ottobre). Qualche giorno dopo, Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, pompa il computo ancora più verso l'alto: "I processi contro Berlusconi sono 109" (Porta a porta, 15 ottobre). Lo rintuzza addirittura Bruno Vespa che avalla i numeri di Marina: "Non esageriamo, i processi sono 26".

Ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l'affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori (la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione); fondi neri per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell'affare Mediatrade (il pm si prepara a chiudere le indagini). Nei dodici processi già conclusi, in soltanto tre casi le sentenze sono state di assoluzione. In un'occasione con formula piena per l'affare "Sme-Ariosto/1" (la corruzione dei giudici di Roma). Due volte con la formula dubitativa del comma 2 dell'art. 530 del Codice di procedura penale che assorbe la vecchia insufficienza di prove: i fondi neri "Medusa" e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per "insufficienza probatoria". Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l'imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato". Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio). Per cinque volte è salvo con le "attenuanti generiche" che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato. Per di più le "attenuanti generiche" gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: "All Iberian/1" (finanziamento illecito a Craxi); "caso Lentini"; "bilanci Fininvest 1988-'92"; "fondi neri nel consolidato Fininvest" (1500 miliardi); Mondadori (l'avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, "compra" il giudice Metta, entrambi sono condannati).

È vero, l'inventario annoia ma qualcosa ci racconta. Ci spiega che senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) affatturate dal suo governo, Berlusconi sarebbe considerato un "delinquente abituale". Anche perché, se non avesse corrotto un testimone (David Mills, già condannato in appello, lo protegge dalla condanna in due processi), non avrebbe potuto godere delle "attenuanti generiche" che lo hanno reso "meritevole" della prescrizione che egli stesso, da presidente del consiglio, s'è riscritto e accorciato.

L'imbarazzante bilancio giudiziario non liquida un lamento che nella "narrativa" di Berlusconi è vitale: fino a quando nel 1994 non mi sono candidato al governo del Paese, la magistratura non mi ha indagato. Se non si lasciano deperire i fatti, anche questo ossessivo soundbite non è altro che l'alchimia di un mago, pubblicità. Berlusconi viene indagato per traffico di stupefacenti, undici anni prima della nascita di Forza Italia. Nel 1983 (l'accusa è archiviata). È condannato in appello (e amnistiato) per falsa testimonianza nel 1989, venti anni fa. Nel 1993 - un anno prima della sua prima candidatura al governo - la procura di Torino già indaga sul Milan e i pubblici ministeri di Milano sui bilanci di Publitalia. Al di là di queste date, è documentato dagli atti giudiziari che Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest finiscono nei guai non per un assillo "politico" dei pubblici ministeri, ma per le confessioni di un ufficiale corrotto del Nucleo regionale di polizia tributaria di Milano. Ammette che le "fiamme gialle" hanno intascato 230 milioni di lire per chiudere gli occhi nelle verifiche fiscali di Videotime (nel 1985), Mondadori (nel 1991), Mediolanum Vita (nel 1992), tutti controlli che precedono l'avventura politica dell'Egoarca. Accidentale è anche la scoperta dei fondi esteri della Fininvest. Vale la pena di ricordarlo. Uno dei prestanomi di Bettino Craxi, Giorgio Tradati, consegna a Di Pietro i tabulati del conto "Northern Holding". Li gestisce per conto di Craxi. Sul conto affluisce, senza alcun precauzione, il denaro che il gotha dell'imprenditoria nazionale versa al leader socialista.

C'è una sola eccezione. Un triplice versamento non ha nome e firma. Sono tre tranche da cinque miliardi di lire che un mittente, generoso e sconosciuto, invia nell'ottobre 1991 a Craxi. "Fu Bettino a annunciarmi l'arrivo di quel versamento", ricorda Tradati. Le rogatorie permettono di accertare che i miliardi, "appoggiati" su "Northern Holding", vengono dal conto "All Iberian" della Sbs di Lugano. Di chi è "All Iberian"? Per mesi, i pubblici ministeri pestano acqua nel mortaio fino a quando un giovane praticante dello studio Carnelutti, un prestigioso studio legale milanese, confessa al pool di avere fatto per anni da prestanome per conto della Fininvest in società create dall'avvocato londinese David Mackenzie Mills. Così hanno inizio le rogne che ancora oggi Berlusconi deve grattarsi.

Il caso, la fortuna, la sfortuna, fate voi. Tirando quell'esile filo, saltano fuori 64 società off-shore del "gruppo B di Fininvest very secret", create venti anni fa e alimentate prevalentemente con fondi provenienti dalla "Silvio Berlusconi Finanziaria". È in quell'arcipelago che si muovono le transazioni strategiche della Fininvest che, come documenterà la Kpmg, consentono a Berlusconi e al suo gruppo di "alterare le rappresentazioni di bilancio"; "esercitare un controllo con fiduciari in emittenti tv che le normative italiane estere non avrebbero permesso"; "detenere quote di partecipazione in società quotate senza informare la Consob e in società non quotate per interposta persona"; "erogare finanziamenti"; "effettuare pagamenti"; "intermediare tra società del gruppo l'acquisizione dei diritti televisivi"; "ricevere fondi da terzi per finanziare operazioni di Fininvest effettuate per conto di terzi". È il disvelamento non di un episodio illegale, ma di un metodo illegale di lavoro, dello schema imprenditoriale illecito che è a fondamento delle fortune di Silvio Berlusconi. Per dirla tutta, e con il senno di poi, sedici processi per venire a capo di quel grumo di illegalità oggi appaiono addirittura un numero modesto. Nel "group B very discreet della Fininvest" infatti si costituiscono fondi neri (quasi mille miliardi di lire). Transitano i 21 miliardi che rimunerano Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi in Cct destinati alla corruzione del Parlamento che approva quella legge; la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (gli consegnano la Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. E c'è altro che ancora non sappiamo e non sapremo?

Tutti i processi che Berlusconi ha affrontato e deve ancora affrontare nascono per caso non per un deliberato proposito. Un finanziere che confessa, un giovane avvocato che si libera del peso che incupisce i suoi giorni consentono di mettere insieme indagine dopo indagine, ineluttabili per l'obbligatorietà dell'azione penale, una verità che il capo del governo non potrà mai ammettere: il suo successo è stato costruito con l'evasione fiscale, i bilanci truccati, la corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Per Berlusconi, la banalizzazione della sua storia giudiziaria, che egli traduce e confonde in guerra alla (o della) magistratura, non è il conflitto della politica contro l'esercizio abusivo del potere giudiziario, ma il disperato e personale tentativo di cancellare per sempre le tracce del passato e di un metodo inconfessabile. Con quali tecniche Berlusconi ha combattuto, e ancora affronterà, questa contesa è un'altra storia.