Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2009

Live streaming from Teheran: per non abbandonarli

Per seguirli, non abbandonarli e aiutarli, per quello che si puo'. Perché a Teheran, per protestare per la libertà, si muore. E abbiamo il dovere di non ignorarlo.


Guida web (Blog, video, testi e immagini) per seguire in tempo reale la situazione a Teheran

15 Giugno 2009 -- Scontri in tutta l'area centrale della Capitale - Tutti mezzi di comunicazione tradizionali sono stati oscurati, le linee telefoniche bloccate, fermate le troupe di Cnn e Bbc e molti inviati stranieri, arrestati decine di giornalisti iraniani -

Tehran24 http://tehranlive.org/ - è un fotoblog sulla capitale dell’Iran, con foto e video delle manifestazioni e degli scontri.

Elenco di blogger da Teheran e altre città dell'Iran per aggiornamenti minuto per minuto attraverso Twitter: http://www.simoncolumbus.com/2009/06/15/english-language-twitterers-in-iran/

NinaBlog: Immagini e video inediti continuamente aggiornati da Teheran http://blog.360.yahoo.com/blog-9mvJzPo_fqHr6p6PtCCs - (Grazie a Clementina Raso per la segnalazione)

The Lede è un blog del New York Times. I corrispondenti Robert Worth e Nazila Fathi pubblicano dati, video e informazioni in tempo reale: http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/06/13/landslide-or-fraud-the-debate-online-over-irans-election-results/

The Daily Dish http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/ - è il blog di Andrew Sullivan, collaboratore dell’Atlantic Monthly e columnist di "Internazionale"

Liveblog del Guardian - http://www.guardian.co.uk/news/blog/2009/jun/15/iranian-elections - , aggiornato minuto per minuto con link a notizie e analisi.

Per tutti i blogger dei Paesi soggetti a limitazioni sulla libertà di stampa, ricordo l'utile manuale per bloggere cyber dissidenti pubblicato da Reporter Senza Frontiere lo scorso 2008, che spiega come bloggare ed eludere i filtri nei Paesi soggetti a restrizioni (come é in questo momento l'Iran).

Ne avevo già parlato nel blog, e potete trovarlo e scaricarlo cliccando qui! Se qualcuno é in contatto con qualche iraniano, magari fateglielo avere!

mercoledì 22 aprile 2009

Sbatti la tetta in prima pagina

Oggi vorrei conferire il premio "tenacia e coerenza editoriale" al quotidiano free press Leggo.

La motivazione? L'incredibile tenacia e arguzia con cui riesce ad inserire praticamente ogni giorno un paio di tette in prima pagina, adottando le motivazioni piu' incredibili o aggrappandosi alle notizie più inveriosimili. Che siano di protagoniste di reality (al momento le piu' gettonate), di starlette televisive o di fenomeni di costume, l'incredibile redazione del free press milanese riesce incredibilmente a piazzarne almeno un paio in copertina quasi ogni giorno. Non ci credete? Qui sotto alcuni degli esempi più recenti:


14 Aprile
: Approfittando di una ricerca di costume sulla crescita della taglia media del seno delle italiane negli ultimi anni, piazza in copertina un titolo con realtiva foto che lascio a voi scoprire...

15 Aprile: in America viene premiata la selezione di Cheerleader piu' apprezzata dai tifosi del continente americano. Poteva "Leggo" farsela scappare?

16 Aprile: stavolta la foto é un po' piu' soft, ma il titolo in compenso pareggia tutto. I "seni volanti" faranno storia.

20 aprile: il rientro al lavoro del lunedi', si sa, é duro. "Leggo" lo addolcisce cosi', con la solita Cristina dal Basso. Se avesse messo il copyright sulle proprie tette, ora "Leggo" (ma non solo) le dovrebbe miliardi...

22 aprile, oggi: addirittura doppietta in prima pagina! Il quotidiano "buca" clamorosamente l'evento mondiale del giorno (la Giornata Mondiale della Terra) relegandolo a margine di un'intervista sul ritorno di Adriano Celentano. Per "Leggo la "giornata mondiale della Tetta" tira di più.

Citazione particolare di oggi a pag 7: nella giornata della Terra, dove si parla in genere dei pericoli della deforestazione e dello sfruttamento selvaggio delle risorse del pianeta, cosa ti piazza il "Leggo"? Un reportage sui rossetti, con articolo di taglio alto sulle linee di cosmesi create "con estratti naturali provenienti dalla foresta amazzonica ("Beauty corpo, energia dalla foresta amazzonica). Che dire: complimenti per la sensibilità!


In chiusura una menzione speciale anche per il genio che ieri é riuscito ad incastrarsi con lo scooter tra 2 tram in piazza della Scala a Milano rimanendo pero' - ci informano le agenzie - "miracolosamente illeso"! Di fianco Gisele Bundchen ci spiega che a Milano c'é lo smog e che quando viene qui le si arrossa il nasino. Per la par condicio un po' di gnocca anche dal Metro: touché!


martedì 10 marzo 2009

"Il signor PIL: un buffone pericoloso".

L'altro giorno sono rimasto sconvolto davanti ad una notizia che ho sentito, purtroppo non ricordo più dove: la stragrande maggioranza degli italiani non ha idea di che cosa sia - tra le altre cose - il "famigerato" PIL, il Prodotto Interno Lordo. Si', proprio quella sigla che in tempi di crisi fa capolino almeno tre volte al giorno per ogni telegiornale, e che governa le nostre ansie da nazione allo sfacelo.

Il che tradotto in simboli vuol dire più o meno che la stragrande maggioranza degli italiani non ha idea di cosa vogliano dire le notizie diffuse dai maggiori organi di informazione, e proprio su questa crisi che ci coinvolge tutti e di cui saremmo i più interessati a capirci qualcosa.

Per chi rientra nel novero ho trovato un simpatico post sul sito Altrenotizie.org che spiega proprio cosa sia questo nostro fantomatico alico, informandoci anche sul perché questa crisi forse in realtà sia molto meno pesante di quello che crediamo...

Siore e siori, ecco a voi "IL SIGNOR PIL: UN BUFFONE PERICOLOSO", di Ilvio Panullo.
Buona lettura...

Siamo bombardati da notizie che descrivono la nostra realtà, la qualità della nostra vita, il livello d’importanza della nostra nazione attraverso statistiche e numeri. Non esiste servizio, articolo o telegiornale che nel descrivere l’andamento piuttosto che lo stato dell’economia non parta e non finisca con una sterile elencazione di percentuali e grafici, che hanno come indiscusso nonché unico punto di riferimento il PIL: il Prodotto Interno Lordo.

Noi ascoltiamo attoniti i commenti, mentre il nostro occhio inorridisce davanti a grafici e proiezioni che non hanno nulla di comprensibile. Istintivamente siamo portati a disinteressarci rispetto a quanto viene detto, dando ragione a quanti credono che la conoscenza sia potere e che dunque debba essere competenza di pochi. Nel far questo, purtroppo, nessuno che ci dice questo signor PIL, in realtà, chi sia, da dove viene, come si calcola e soprattutto quale direzione ci suggerisce di prendere. Iniziamo a capire chi sia questo sconosciuto dispensatore di saggezza.

Per Prodotto Interno Lordo s’intende in economia il valore complessivo dei beni e dei servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiato nel calcolo la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e dei servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e nuovi servizi. Il signor PIL può essere considerato anche come il valore totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti (l'identità vale in quanto la quota del prodotto destinata alla vendita ma non effettivamente venduta si traduce in un aumento delle scorte, che sono una componente degli investimenti) oppure come la somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese.

Tale Prodotto è detto Interno in quanto comprende il valore dei beni e dei servizi prodotti all'interno di un paese, indipendentemente dalla nazionalità di chi li produce. È detto poi Lordo perché è al lordo degli ammortamenti, intendendosi per ammortamento il procedimento con il quale si distribuiscono su più anni i costi dei beni a utilità pluriennale.
Ad oggi è la misura basilare usata in macroeconomia ed è l’indicatore a partire dal quale vengono pianificate le politiche economiche del governo.

Sappiamo, quindi, che se il signor PIL ingrassa il nostro governo è contento e ci racconta che tutto va bene, ma se il signor PIL, dopo essersi divorato mezzo mondo, inizia a perdere anche un grammo di tutto quel lardo ammassato in anni e anni di saccheggi, ecco che i governanti lanciano l’allarme: siamo in recessione, dobbiamo fare qualcosa per invertire la tendenza.
L’aspetto ridicolo della questione sta nel fatto che questo misterioso santone non solo concentra l’attenzione delle masse su di un concetto di sviluppo insostenibile, ma anche come indicatore macroeconomico è sostanzialmente fallace. Il Prodotto Interno Lordo si calcola, infatti, sui prezzi di mercato (PILM), arrivando così all’assurdo di considerare un avanzamento del benessere della società persino un aumento delle tasse (!). Se, infatti, il governo decide di aumentare le tasse sul lavoro o sull’impresa il risultato sarà l’inevitabile aumento dei prezzi per via della traslazione dell’effetto della tassa sul consumatore finale. Si registrerà, così, un aumento del PIL per la felicità dei governanti che – s’immagina – non soffriranno particolarmente dell’aumento dei prezzi. Dopotutto è il mercato, dolcezza.

Se si volesse conoscere veramente il livello di produttività di un paese si dovrebbe seguire sicuramente un altro criterio. In primo luogo, non si dovrebbero calcolare gli ammortamenti come utile, perché l’attività economica per essere descritta correttamente deve essere descritta per quella che è e non per quella che sarà o per quella che dovrebbe essere. Non più, dunque, un Prodotto Interno Lordo ma un Prodotto Interno Netto. In secondo luogo, non dovrebbero essere utilizzati come riferimento economico i prezzi del mercato ma i costi dei fattori (PINF), il prezzo cioè al netto delle imposte indirette.

Ma andiamo oltre. Ciò che più importa è la direzione che ci indica il nostro falso tuttologo dell’economia. L’assillo dell’economia rimane, infatti, sempre e soltanto uno: crescere. Crescere sempre, senza immaginare un possibile limite ambientale né un’eventuale saturazione del mercato. Il nostro signor PIL oltre ad essere un ciarlatano è anche particolarmente stupido. Ad oggi non ha infatti ancora afferrato un semplice fatto che per gli scienziati è ovvio: la dimensione della terra è fissa. Né la superficie né la massa del pianeta possono crescere o restringersi. La stessa cosa vale per la quantità dell’energia terrestre: la quantità assorbita dalla Terra, seppur impressionante, è equivalente a quella che la terra irradia. La dimensione dell’intero sistema – la quantità delle acque, delle terre, dell’aria, dei minerali e di tutte le altre risorse presenti nel pianeta su cui viviamo - è fissa. Abbiamo così un’economia lineare che prevede l’estrazione, la lavorazione, la distribuzione, il consumo e il rifiuto dei beni mentre il nostro ecosistema è circolare, in costante trasformazione e perenne trasformazione.

Il cambiamento più importante avvenuto in tempi recenti sulla Terra è stato l’enorme crescita dell’economia che ha richiesto una parte sempre più grande delle risorse planetarie. La popolazione mondiale ha impiegato millenni per arrivare agli inizi del novecento a contare due miliardi di anime, salvo poi impiegare solo un secolo, quello appena trascorso, per triplicarsi. Il numero degli animali, delle automobili, delle case e dei frigoriferi è, come se non bastasse, aumentato in modo ancor più esponenziale. L’attuale monolitica idea alla base della nostra economia sta ora raggiungendo il punto di rottura, il momento cioè in cui la corsa allo sviluppo supererà la sostenibilità terrestre. Basta pensare che se tutto il mondo consumasse come gli Stati Uniti sarebbero necessari cinque pianeti come il nostro, per comprendere l’insostenibilità di questo modo di produrre e di consumare. Di pianeta, infatti, ne abbiamo solo uno. Seguendo le dritte del nostro buffone, infatti, le principali filosofie di pensiero degli economisti sono tutte concentrare al sistema della circolazione del settore, a come distribuire in modo efficiente l’energia e le risorse, mentre tendono ad ignorare il suo sistema di smaltimento.

È questo il motivo per cui questo menzognero ciarlatano non fa altro che ripeterci continuamente che non ci sono limiti alla possibilità della sua crescita. È questo, dunque, un sistema in crisi. Un sistema che non funziona perché non può funzionare. Per nostra fortuna esistono persone che riescono ancora a ragionare con la propria testa e a riconoscere le bugie. Esistono persone che lavorano nell’ estrazione per salvare le foreste e la salute dei nostri mari e dei nostri laghi; persone che lavorano nella lavorazione per produrre in modo pulito, persone che si occupano dei lavoratori, del commercio equo e solidale, del consumo consapevole; persone che si attivano per bloccare discariche ed inceneritori e, cosa molto importante, per riportare il nostro governo sulla retta via, in modo che sia veramente formato dal popolo per il popolo.
Tocca solo credere a quanto ci dicono e sostenere i loro sforzi, ognuno secondo le proprie possibilità.

giovedì 17 luglio 2008

Wikileaks: sul web nulla è segreto

Sempre da Repubblica.it, un bell'articolo su un sito che volevo recensire da un po'...
Siore e Siori ecco a voi
Wikileaks, la Wikipedia dei segreti del mondo....

Sul sito dell'australiano Assange segreti di stato e documenti militari top secretSenza dimenticare i carteggi riservati di banche, aziende e organizzazioni religiose
Wikileaks, velina online contro tutti. "E' tempo di disobbedienza civile"

di Paolo Pontoniere

LA Cina non è l'unico paese al mondo ad essere irritato dalle attività internet dei dissidenti politici. Negli Stati Uniti alla fine di giugno è stato bandito (e poi riaperto)
Wikileaks, sito fondato dall'hacker australiano Julian Assange. Lo stesso sito che ha pubblicato di recente il video-denuncia con l'interrogatorio del sedicenne a Guantanamo.

Una sorta di "wikipedia della velina globale", il sito è stato concepito con l'intenzione manifesta di aiutare gli scontenti a far trapelare documenti riservati, segreti di stato, documenti top secret dei militari e i carteggi relativi a tutte le presunte attività illegali di governi, aziende, banche e organizzazioni religiose.

A far scattare le ritorsioni del sistema giuridico statunitense (nello specifico della corte federale della California), nei confronti di Wikileaks era stata la decisione di Assange di pubblicare una serie di documenti scottanti sulle attività di una banca privata svizzera. Il giudice californiano ha così deliberato che il sito meritava di essere delistato da ICANN. Questo ancora prima che l'intervento della Electronic Frontier Foundation e della ACLU, la American Civil Liberty Union, lo costringesse a rivedere la sua posizione.

L'indagine sulla banca rappresenta però solo l'ultimo anello d'una catena di azioni che hanno profondamente angustiato le autorità americane. Wikileaks era finito già da tempo nel mirino del governo USA, in particolare del Pentagono, per aver pubblicato una serie di documenti riservati che avevano fortemente imbarazzato le autorità. Primi fra tutti il manuale di istruzioni usato dai militari americani per interrogare i prigionieri di Guantanamo e una direttiva del Pentagono sulle regole di ingaggio delle truppe americane in Iraq.

Per un sito che è stato lanciato meno di 18 mesi fa, insomma, Wikileaks s'è creato in poco tempo una lista di nemici di dimensioni planetarie. Non solo il governo USA, ma anche quello keniota lo ha messo nel mirino. proprio sul Kenya Wikileaks aveva pubblicato, ancor prima di finire online, un rapporto - soppresso dalle autorità - che accusava l'amministrazione del presidente Daniel Arap Moi.

Wikileaks ha messo i piedi nel piatto anche su Scientology e Tom Cruise, con la pubblicazione di un gran numero di documenti interni della chiesa-setta fondata da Ron Hubbard. Un destino simile è toccato anche alla Church of Jesus Christ of the Latter Day Saints, quella dei mormoni, il quarto gruppo di ispirazione cristiana degli Stati Uniti. Ai militari britannici è invece toccato lo stesso destino di quelli USA, con la pubblicazione delle direttive di ingaggio in Iraq e Afghanistan, mentre per il Venezuela a finire sul sito è stato l'accordo segreto con il governo cubano per la costruzione di un collegamento diretto via fibra ottica tra le due nazioni.

Anche Hollywood non è sfuggita alle forche caudine di Assange. Prima hanno pubblicato il carteggio che è corso tra Wesley Snipes e le autorità tributarie americane (Snipes purtroppo finirà in carcere), e poi una versione iniziale della sceneggiatura dell'ultimo Indiana Jones.

Malgrado le storie pubblicate da Wikileaks abbiano spinto media come il New York Times e il Washington Post ad interessarsi maggiormente di Guantanamo e delle attività delle truppe in Iraq, non tutti i progressisti americani vedono di buon occhio il suo operato. Steven Aftergood, direttore del Secrecy Project della Federation of American Scientists e uno dei maggiori esperti statunitensi di terrorismo, spesso tra i critici più decisi del governo americano, pensa che Wikileaks stia sovvertendo le regole del vivere civile e che le sue soffiate, soprattutto sul funzionamento delle armi segrete statunitensi, facciano il gioco dei nemici dell'occidente.

Una critica questa alla quale Assuage risponde quotando il filosofo della politica filippino Walden Bello: "E' tempo di fare meno società civile e più disobbedienza civile". Per quanto possa apparire assurdo la forza di Wikileaks sta proprio nella sua segretezza. Il dominio è registrato a nome di un keniota che sa ben poco di chi lo faccia o dove si trovi il suo quartier generale. Assange vive da qualche parte in East-Africa e fa solo interviste sul web. Il server principale, che si trova in Svezia, è specchiato da altri server segreti sparsi in giro per il mondo, e così quando la corte federale statunitense ne aveva chiesto la chiusura i webnauti che inserivano il suo indirizzo IP continuavano comunque a collegarsi. Anche i tentativi di Scientology di bloccare alcuni documenti sulla base della difesa del copyright statunitense servono a poco. Non disponibili negli USA, i documenti saranno comunque visibili sugli altri server.

Insofferente alle critiche dei suoi detrattori, Assange conviene però che non tutto ha funzionato come sperava. L'intenzione degli ideatori di Wikileaks - tra i quali figura anche l'esperto di sicurezza Ben Laurie - era quella di creare una creative commons alla Wikipedia, nella quale il pubblico avrebbe pubblicato spiate di tutti i generi e verificato la consistenza dei documenti di supporto. Quest'aspetto non s'è manifestato nei termini sperati, e a parte i giornalisti e gli accademici, che analizzano e utilizzano quotidianamente il materiale pubblicato da Wikileaks, la "sollevazione" di popolo stenta ancora a realizzarsi.

Questo però non scoraggia Assange che invece, da tifoso del giornalismo d'assalto quale dice di essere, in questa fase di crisi dei media tradizionali suggerisce ai professionisti dell'informazione di usare il suo sito per rilanciare la loro reputazione di difensori dell'interesse pubblico. Casomai per abbonamento, visto che conta di trasformare il sito in una sorta di archivio dei progetti segreti, consultabile da giornalisti ed altri professionisti in cambio di una piccola sottoscrizione monetaria.

mercoledì 7 maggio 2008

Nuova sezione webcam: per viaggiare, sognare e...informare!

Nuova sezione del blog (nella solita colonnina a destra), nuove cose e nuove storie!

Come avrete già capito, la nuova sezione è fatta tutta di immagini, di sogni e di viaggi. Il blog si è arricchito infatti di una mini raccolta di webcam italiane, con un piccolo scopo: poter fuggire, per un attimo e con un click, da dove sarò di volta in volta per rituffarmi in viaggi e ricordi di tutti i posti più o meno belli dove sono stato. Naturalmente non da solo, ma con chiunque proverà la curiosità di seguirmi e partire per il viaggio.

Un criterio le lega tutte assieme: tutti posti linkati mi hanno visto di persona, almeno una volta. Alcuni per anni, e li ho esplorati bene raccogliendo casse di storie e ricordi, altri per mesi, lasciando accuratamente un angolo inviolato per avere la scusa per tornare, ed altri ancora solo per giorni, per i più disparati perchè. Amici, lavoro, famiglia, affetti o anche solo la voglia di prendere e viaggiare un po'.

La prima potrete vederla sempre direttamente, senza fare alcunchè. E' per dirvi dove sono e da dove scrivo, e perchè no per facilitare chiunque abbia qualcosa da raccontarmi a venire a incontrarsi e prendere un caffè o una birra assieme. Questo blog infatti è nato come un porto di mare, per conoscere nuova gente e per rimanere in contatto con gli amici lontani, e spero continuerà ad esserlo per sempre o quasi.

Per questo siete tutti invitati a curiosare e ad entrare dalle varie porte: come diceva Hugo Pratt, portano sempre in nuove storie interessanti... :)

Prima di chiudere questo post volevo raccontarvi però una cosa curiosa, che dimostra come tramite le webcam a volte si possa riuscire a creare anche delle nuove forme di giornalismo!

Lo scorso 15 febbraio stavo chattando con un mio amico francese quando girando sui siti delle agenzie di informazione iniziano a partire i lanci della storia di un incredibile incidente accaduto a Milano appena 10 minuti prima: una macchina, per cause non chiarite, aveva sbandato in Corso Buenos Aires finendo per entrare nella vetrina di un negozio di abbigliamento tra lo stupore dei passanti e dei clienti!

Beh, ora capita che proprio su Corso Buenos Aires sia puntata una webcam, e che la webcam inquadri tra le altre cose proprio l'angolo di questo negozio!

Per una mezzoretta mi sono divertito a fare a gara con il mio amico francese a dargli tutte le anticipazioni dei lanci giornalistici che sarebbero usciti di lì a poco, semplicemente basandomi sulle inquadrature che vedevo dalla webcam! Non ci crederete, ma riguardando la conversazione un paio d'ore mi sono reso conto che - voci dei testimoni a parte - sarei stato perfettamente in grado di fare la cronaca di tutta la vicenda in tempo reale, stando comodamente seduto davanti ad un pc a più di 270 km di distanza!

Il giornalismo cambia, ed un modo è anche questo...

Alla prossima storia, e arrivederci a tutti!

Gig:)

venerdì 14 marzo 2008

Ordine dei giornalisti: perchè c'è chi lo difende, ed altre storie...

Dopo l' "effetto Grillo" si parla sempre di più in questi giorni dell'Ordine dei giornalisti, di solito con un solo fine: abolirlo. Uno dei quesiti referendari recentemente depositati dal comico genovese Beppe Grillo in preparazione del secondo "V-Day" contro l'informazione (che non informa), propone infatti proprio questo: l'abolizione dell'ordine, creato dal fascismo nel 1925 e successivamente riformato (in via definitiva) nel 1963, accusato di aver creato una casta chiusa ed impenetrabile dedita solo alla difesa di sè stessa.

Ma siamo proprio sicuri che l'idea di Grillo sia così innovativa?

In tanti forse non sanno che già nel 1996 i Radicali Italiani promossero, in omaggio a quello che definivano un vero e proprio progetto politico di carattere generale definito «americano, liberale, libertario e liberista», una serie di riforme costituzionali tramite referendum. Tra le proposte vi erano leggi elettorali maggioritarie omogenee a tutti i livelli, la riforma della giustizia, del fisco, della sanità, ed alcuni cavalli di battaglia storici dei Radicali come l'aborto, l'obiezione di coscienza e la legalizzazione delle droghe leggere.

In origine molti di più, i referendum vennero ridotti poi a sei da una sentenza della Corte Costituzionale e proposti agli italiani alla fine del 1997, dopo una controversa campagna di pubblicizzazione in cui Pannella denunciò più volte l'ostracismo dei maggiori organi di informazione sul tema, arrivando a presentarsi travestito da fantasma in una trasmissione di tribuna referendaria.

I referendum sopravvissuti furono questi sei: "Abolizione dei poteri speciali riservati al Ministro del Tesoro nelle aziende privatizzate", "Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare", "Abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui", "Abolizione del sistema di progressione delle carriere dei magistrati", "Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie", "Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle politiche agricole", ed infine l' "Abolizione dell’Ordine dei giornalisti".

Nonostante gli appelli a tutte le formazioni politiche che potessero ritenersi interessate dai quesiti, i Radicali rimasero isolati nella mobilitazione precedente al voto e pur ottenendo maggioranze schiaccianti di «si» (circa l' 80%) i referendum non raggiunsero il quorum di partecipanti richiesto, segnando così un arresto al progetto di riforma radicale. Qui sotto, prese da Wikipedia, potete vedere le percentuali del voto che riguardarono quello specifico quesito: l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti. votarono quasi 15 milioni di elettori, che non bastarono a raggiungere il quorum ma che decretarono la loro volontà di abolizione con oltre il 65% dei voti.

Ordine dei Giornalisti

Abolizione dell’Ordine dei giornalisti.


totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 054 410
Votanti 14 735 975 30,00 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 12 702 450 86,20 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 033 525 13,80 (su n. votanti)
Astenuti 34 318 435 70,00 (su n. iscritti)

Risultati



Voti %
RISPOSTA AFFERMATIVA 8 322 166 65,50%
RISPOSTA NEGATIVA NO 4 380 284 34,50%
bianche/nulle
2 033 525
Totale voti validi
12 702 450 100%

Volendo andare un po' controcorrente come al solito, ho provato a cercare qualcuno che proponesse valide ragioni per fare il contrario, ovvero mantenere l'Ordine intatto, ed ho trovato il testo che vi riporto sotto: si tratta di una "lettera aperta che Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha indirizzato ai colleghi autolesionisti, che chiedono l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, accogliendo i suggerimenti degli editori e in generale dei “padroni delle ferriere”" (cito testuale l'introduzione dal sito FrancoAbruzzo.it).
La lettera è del 10 maggio 2007, e la posto qui sotto per farla leggere anche a voi:

Cari colleghi, mi permetto sommessamente di ricordare che la parola Ordine significa riconoscimento giuridico di una professione, nel caso particolare della professione di giornalista. L’Ordine, inoltre, è la deontologia. Nel caso specifico le "regole" fissate dal legislatore sono il perno, come afferma il nostro contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti. I Consigli degli Ordini sono per legge i giudici disciplinari e in questo campo fanno la loro parte, certamente con alti e bassi.

Sottolineo l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione ("corretta e completa"), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (che è legge "italiana" dal 1955). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 della Costituzione. Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione di giornalista. L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista comporterà questi rischi:

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge.

2) risulterà abolita la deontologia professionale fissata negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963.

3) senza la legge n. 69/1963, cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del "segreto professionale sulla fonte delle notizie". Nessuno in futuro darà una notizia ai giornalisti privati dello scudo del segreto professionale.

4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione. Oggi, forti delle regole deontologiche calate nella legge, possiamo dire “no” senza rischi di licenziamento. Domani?

5) una volta abolito l’Ordine, scomparirà l’Inpgi. I giornalisti finiranno nel calderone dell’Inps, regalando all’Inps un patrimonio di 2.500 miliardi di vecchie lire (immobili e riserve). Governo e Parlamento devono preoccuparsi di riformare le leggi sugli ordini e sui collegi professionali nonché di tutelare i saperi dei professionisti. La formazione e gli esami per l’accesso devono essere delegati, come vuole la Ue, a un altro soggetto (l’Università) anche per garantire il rispetto del principio costituzionale dell’imparzialità. Non possono essere i professionisti a giudicare chi debba entrare nella cittadella delle professioni. E’ condivisibile, infatti, quella parte del decreto legislativo 300/1999 sul riordino dei ministeri che affida l’accesso alle professioni - e quindi anche della professione di giornalista - all’Università. Oggi deve essere tolto agli editori il potere che hanno dal 1928 di “fare” i giornalisti. I giornalisti devono nascere soltanto in Università.

Non dimentichiamo:

a) che l’Ordine ha cercato di liberalizzare la professione creando 21 scuole (o master) di giornalismo. Scuole e master hanno senso se diventano legalmente l’unica via di accesso;

b) che i suoi minimi tariffari non sono vincolanti (come vuole l’Europa);

c) che l’Europa, con la direttiva 36/2005 (“Zappalà”), ha dato disco verde gli Ordini e ai Collegi italiani.

Quella direttiva e poi il dlgs 30/2006 (“La Loggia”) hanno stabilito che le professioni intellettuali si possono svolgere sia in via autonoma sia in via dipendente. Vogliamo rimanere professionisti e non tornare alla stagione mortificante del “mestiere”. Guardiamo avanti e non sposiamo le aspettative degli editori, che vogliono i giornalisti asserviti ai loro voleri. Senza Ordine, infatti, rimarranno soltanto gli ordini degli editori.

E’ tempo di elezioni (per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine) e anche tempo di riformare in maniera incisiva l’Ordine e la professione secondo questi 11 punti:

( ma qui mi fermo, perchè elenca i suoi suggerimenti per cambiare l'ordine che ancora però sono rimasti solo nei suoi pensieri e non nella realtà: per chi vuola continuare l'articolo intero lo trovate sul sito di Franco Abruzzo, cliccando qui.)

Franco Abruzzo

presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

--

Conclusioni: Secondo me Grillo si prende meriti che non ha, senza nemmeno citare (sarebbe stato carino) il tentativo fallito dei suoi predecessori. Sembra facile adesso il tentativo di cavalcare un'onda, anzi due: quella dell'entusiasmo suscitato dal primo V-Day (che però come era facile immaginare non ha ancora prodotto nulla di concreto...) e quella di un'Italia facile ad adirarsi ora contro tutte quelle che possono essere chiamate caste. Perchè, ad esempio, ora si parla solo di quella dei giornalisti (cosa pure giusta) e non di altre come quella dei notai o degli avvocati? Grillo li ha tenuti da parte per i prossimi 14 V-Day?

Per il resto essendo parte in causa (ora appartengo al "famigerato" ordine, anche se dei benefici su cui Grillo ed altri sparano non ne ho ancora visto mezzo) non mi pronuncio e lascio a voi i commenti. Credo sia giusto non lasciare tutto il potere alle aziende, ma nemmeno delegarlo tutto alle università penso sia la scelta giusta, almeno finchè i master riconosciuti come quello che sto frequentando costeranno dai 10mila euro in su gettando centinaia di giornalisti in un mercato chiuso e senza sbocchi perchè poco o nulla regolamentato.
La riforma dell'Ordine deve per me passare anche e soprattutto per i problemi di stagisti e collaboratori, se no si rischia di avere un ordine fondato su piloni di irrealtà e pressochè fossilizzato come quello attuale.


Dopo di tutta questa piccola storiellina, che ne pensate?

Fatemelo sapere tramite commenti, che sono curioso... :)


mercoledì 12 marzo 2008

Concorrenza sleale!!!

Dal sito del Corriere della Sera, una "notizia di sicuro interesse" per la popolazione italiana!:

"Arriva anche in Italia "Nakednews", il tg letto da conduttrici che a ogni notizia si tolgono un indumento fino allo strip tease integrale. Concepito per Internet e i telefonini, lo show, nato nel 1999, programmato in 172 Paesi, sarà disponibile tutti i giorni feriali, alle 17, attraverso il sito www.nakednews.it" (Emmevi)


"Il tg, con il sottotitolo "il programma che non ha nulla da nascondere", è stato presentato a Milano da David Warga, amministratore delegato "Naked News" Internazional, Marco Ottolini, ad di Small Formats, e dalle anchor storiche americane. In sala anche le quattro conduttrici di Naked News Italia, giovani donne tra i 22 e i 27 anni, selezionate tra le 100 che si erano presentate per il ruolo". (Emmevi)


Eh, vabbè, ma questa io la chiamerei "concorrenza sleale"! Ma non solo per me: ora il povero "Studio Aperto", già noto come il tg italiano della gnocca per eccellenza, che cosa farà?

Vabbè, se cercate un barista sono qui...al giornalismo è meglio rinunciarci... :)

martedì 4 marzo 2008

Tutti i simboli delle prossime elezioni!

Sembra una cosa seria, invece è una cazzata... o meglio, sembra una cazzata, invece è una cosa seria...insomma: non lo so!

Per farla breve, sono finalmente riuscito a trovare la lista di tutti i simboli e contrassegni presentati per le prossime elezioni del 13 e 14 aprile! Dovevano ridurre i partiti, come chiesto dalla stragrande maggioranza degli italiani, invece in lista ne sono finiti fino ad oggi ben 177!

L'originalità tipica italiana non manca: tra i soliti Silvio e Walter si trovano infatti proposte veramente originali, ognuna con una diversa ricetta per far rinascere questa Italia in crisi (o sperare di beccarsi due contributi - rimborso spese!).

Per citarne alcuni , ecco a voi... la "Lista del grillo - no euro", ben 3 liste "Casta contro" (discendenti probabilmente dal bestseller di Gianantonio Stella e Sergio Rizzo), il "Partito Impotenti Esistenziali" del dottor Gabriele Cirillo (il programma sarà "Viagra a prezzi nazional popolari per tutti?!?") , la lista "Zarlenga Omnia" contornata di italicissimi palloni da calcio (programma "partite gratis per tutti"?!?), il "Casinò centro Italia" ("Ce la giochiamo?" :), il "Partito delle donne" (tra un po' è l'8 marzo...) ed il rivoluzionario "Sacro Romano Impero Liberale Cattolico, giuristi del sacro romani impero cattolico - movimento europeo liberal cristiano giustizia e libertà" (come dire: basta la parola...), e vi risparmio il resto...

giovedì 28 febbraio 2008

Perchè la marijuana finì fuorilegge.

Vi siete mai chiesti perchè la marijuana è finita fuorilegge? Perchè d'improvviso una pianta di uso comune è diventata una droga così potente da smuovere l'attenzione di masse e governi per cercare in tutti i modi di cancellarla dalla faccia della Terra?

Ce lo spiega Beppe Grillo in questo piccolo video, preso dal "blog di Alessio"! A quanto pare, anche in questo caso le motivazioni di tutto sono strettamente economiche. Prima della scoperta e dello sfruttamento industriale del petrolio, infatti, la canapa si usava in un mucchio di cose: dopo la scoperta dell' "oro nero", improvvisamente tutto cambia...




Stordimento per stordimento, l'argomento mi pareva adatto alla giornata...

Ps di servizio: domani molto probabilmente sarò a Venezia agli "Stati generali dell'informazione" (nome molto altisonante, ma in realtà nessuno ci ha detto bene di cosa si tratti...), quindi il blog non verrà aggiornato almeno fino a lunedì.
Tornerò, don't worry...


See you soon!

lunedì 25 febbraio 2008

Basta Sanremo! Rivoglio i "JSF"!

...e si entra nella settimana di Sanremo!

Il Festival di Sanremo sinceramente è una di quelle cose che mi chiedo come facciano ad esistere ancora nel mondo di oggi: un festival di cui non frega nulla o quasi a nessuno, che resta comunque capace di intasare ogni canale audio o video con le sue canzoni.
Speciali sui tg, speciali nelle radio, speciali sul web: dovunque è Sanremo. Accendo la radio cercando di scapparne, e lo ritrovo sempre! Polemiche su polemiche, ruderi resuscitati ad arte che torneranno al loro oblio una volta finita la "settimana santa" di "sua Pippità Bauda", e sotto tutto il nulla. O meglio: un morto eccellente.

Una volta Sanremo era un trampolino di lancio, a cui si rivolgevano tutti i discografici o quasi, e dove andavano i cantanti importanti: le canzoni vincitrici si ricordavano, e alcune si cantano ancora oggi (se siete curiosi, le trovate tutte qui). Ora i grandi fuggono, gli ospiti non vengono se non per essere pagati ben salati, i dischi di Sanremo non vendono (solo l'anno scorso, in controtendenza, la compilation fece vendite decenti, ma solo perchè fu venduta anche in edicola e sottocosto rispetto ai normali dischi) e ciò che domina e resta (poco) sono le polemiche su testi, vestiti delle soubrette sconosciute di turno, giuria & Co...

Io sarei curioso di vedere cosa succederebbe se i giornali, le radio e i media in generale trattassero il Festival di Sanremo come tutti gli altri "festival qualunque", senza speciali e redazioni dedicate...quanto durerebbe? Avete idea di quanti festival musicali ci sono in Italia che non si fila nessuno? Alcuni sono anche di livello internazionale, seguiti più all'estero che qui nella madrepatria! Eppure, nulla...

Sabato pomeriggio per esempio in una trasmissione su RaiTre di cui non mi ricordo il nome (Bell'italia, o qualcosa del genere), ho imparato che a Rapallo, in Liguria, un'intera collina sta venendo sbancata per costruire un'auditorium su un progetto regalato da un famoso architetto per rilanciare il festival musicale del luogo, principale risorsa turistica della popolazione (almeno a detta del servizio). E chi ne parla di questo festival? NESSUNO!

Io avrei una proposta..Cose vecchie per cose vecchie, sostituiamo anche per un solo anno, questo...



...con questo?



I buoni vecchi "Jeux Sans Frontières"...che fine hanno fatto?!? Ascolti storici, anni di trasmissione e poi....? Quante serate ho passato a guardarli non ne avete idea... E secondo me, tirerebbe ben più del vecchio carrozzone....o mi sbaglio? Voi che ne pensate?

Pietà, basta Sanremo....ridatemi Giochi senza Frontiere... Pagherò anche il canone, ma Sanremo no.....

giovedì 21 febbraio 2008

La "tecnologia del consenso". Tre piccoli video...

Da uno spunto trovato sul blog di Beppe Grillo: tre video trovati su Youtube, proiettati nel 2005 all'Università La Sapienza di Roma (ma non si dice in che contesto...), che spiegano come nasce quella che viene comunemente chiamata "Tecnologia del consenso", ovvero l'uso dei mezzi di informazione e non per distorcere, condizionare o distogliere da determinate cose il pensiero della gente.

Vederli credo comunque sia interessante, al di là di come vengono presentati (con netta connotazione politica antiberlusconiana, che secondo me c'entra ma finisce per limitare un po' il filmato. Come avrete capito, odio le prese di posizione a priori su qualsiasi cosa, e sono convinto che la gente sia perfettamente in grado di capire le cose da sola se si sforza con un minimo di volontà di farlo). Probabilmente un panorama un po' più ampio anche sul resto della politica italiana e mondiale (i perdenti, oltre che i vincenti) non sarebbe stato male...

Qui sotto i video e il piccolo testo di presentazione:


Filmato "Tecnologia del consenso" (Feb. 2005) proiettato durante un incontro all'Universita' di Roma La Sapienza. Il film della durata di 30min ed interamente composto da clip scaricate da internet, ripercorre il periodo del dominio di Silvio Berlusconi sull'Italia e sulle menti degli italiani tra il 1994 ed il 2005.
Dall'"uso criminoso" dell'editto bulgaro che e' costato il posto a Biagi, Santoro, Luttazzi e Sabina Guzzanti, via via a ritroso fino agli albori di Mike, Vianello ed Ambra. Il controllo diretto della televisione e' cio' che ha permesso l'illegale (L. 30/3/1957 n.361) ascesa al potere di Silvio Berlusconi. Non dimentichiamolo mai. Liberta' d'informazione sempre!


Parte 1/3



Parte 2/3



Parte 3/3



Tra un po' si voterà, di nuovo.

Il mio invito è sempre quello: informatevi, sugli uni e sugli altri, e fatelo senza farvi influenzare da visioni o prese di posizione altrui, nel modo più ampio che potrete. Fate che la vostra idea sia davvero vostra, e non confezionata a tavolino da altri. Credete ai fatti, e non alle illusioni.
Spero che, per una volta, servirà a qualcosa... Se non altro all'Italia...

lunedì 11 febbraio 2008

Cento milioni di blog nel mondo!

Dal blog di Enrico Franceschini (giornalista di Repubblica): i blog sono milioni, milioni di milioni...e diventano sempre più importanti: vedere qui...


100 MILIONI DI BLOG

Ho cominciato questo blog, il 26 novembre scorso, con la notizia che la Gran Bretagna ha raggiunto i 4 milioni di blog: 4 milioni di persone (su sessanta milioni di abitanti, contando anche neonati e novantenni) che scrivono un “web log”, un diario su Internet. Be’, è già ora di aggiornare il conto. Leggo sulla New York Review of Books (splendida fucina di dibattiti intellettuali) che il mondo ha raggiunto alla fine del 2007 la cifra tonda di 100 milioni di blog. La rivista americana coglie l’occasione per fare un breve resoconto delle puntate precedenti: all’inizio del 1999, dunque meno di dieci anni or sono, sul nostro pianeta esistevano poche decine di blog. Entro la fine del 1999, ce n’erano migliaia. Quattro anni più tardi, alla fine del 2003, ce n’erano due milioni, e il numero stava raddoppiando ogni cinque mesi. Poi l’aumento è diventato irrefrenabile. All’inizio del 2006, sulla terra c’erano 27 milioni di blog. E a fine 2007, come ho detto più sopra, hanno superato la barriera dei 100 milioni. A questo ritmo, quanti ce ne saranno nel 2010? Trecento milioni? E quanti nel 2020? Tre miliardi? Difficile prevederlo. Il maggior numero di blog oggi sono in giapponese: il 37 per cento del totale. Seguono, al secondo posto, quelli in inglese: il 36 per cento.

L’articolo della New York Review of Books che forniva queste cifre era una lunga recensione di libri usciti di recente negli Stati Uniti sull’argomento. Qualche titolo: “We’ve got blog: how weblogs are changing our culture”, “Blogwars”, “Blog: understanding the information reformation that’s changing our world”, “We’re all journalists now: the transformation of the press and the reshaping of the law in the Internet age”, “Naked conversations: how blogs are changing the way business talk with customers”, “Blog! How the newest media revolution is changing politics, business and culture”.

Se fossi in Veltroni, la prima cosa che farei, in questa campagna elettorale, è tenere un blog.
100 milioni e uno.

---

Per quanto riguarda il blog di Veltroni, temo che diventerebbe solo uno dei tanti aperti per convenienza politica e poi abbandonati...

lunedì 4 febbraio 2008

Qtg: la nuova informazione italiana (che prende in giro sè stessa).

L'informazione italiana in molti casi fa ridere, si sa. Non cito neanche gli esempi: bastano il tg di Rete 4 quando parla di politica , o i servizi del tg di Italia 1 sempre centrati su una sola cosa: la gnocca (notare il piccolo estratto...) !

Ma oggi un'alternativa c'è! Sotto l'altezzoso titolo de "L'informazione che mancava", un nuovo telegiornale si è aggiunto alla nutrita schiera dei media nostrani. E' Qtg ( sigla che sta per Quasi Tg), e il nome del conduttore vi dirà già tutto: Rocco Tanica, storico tastierista del gruppo musicale "Elio e le storie tese"!

Mini puntate di tre minuti circa, 12 inviati speciali (Claudia Penoni (protagonista dell’ultima edizione di Zelig), Nicola Stravalaci (già in tv con Buona la prima di Ale e Franz), Johnny Palomba (il critico cinematografico romano), Sonia Litrico (attrice teatrale e televisiva, in Scherzi a parte), Francesca Frantone (giornalista di Studio Aperto), Sergio Volpini (alias Ottosangulo), Gloria Anselmi (ex letteronza di Mai dire….), Paolo Sesana (trasformista e voce nota di radio 105), Valeria Ciardiello (giornalista super-sporty di SKY TV), Debora Magnaghi (la storica voce di “Magica, magica Emi” e “Sailor Moon”), Gianluca Ansanelli (cabarettista e tra gli autori di “Distretto di Polizia 7”), e Federica Torti (showgirl televisiva)) news, approfondimenti ed inchieste, Quasi Tg è la presa in giro perfetta della tv informativa italiana dove i servizi "ad effetto" si mischiano con le mostre dei barboncini o gli sculettamenti delle vallette di turno, condita con la verve sarcastica del conduttore Tanica.

Per ora è trasmesso sulla piattaforma Vodafone con 6 puntate alla settimana, ed online sui siti QuasiTg.it, Face book e You-tube (dove ha un canale dedicato che trovate qui) insieme alla piattaforma podcast di ITunes (dove ha guadagnato il secondo posto nella classifica dei contenuti comici ed il terzo posto nella classifica generale( fonte: kataweb)). Infine, come la vera informazione da strada, lo potete trovare anche sul circuito Telesia nelle metropolitane di Milano e Roma, (almeno non mi annoierò quest'estate mentre aspetto la rossa a Milano al caldo...) oltre che in tutti gli aeroporti italiani.

Che dire...a questo punto vi lascio con un piccolo estratto qui di sotto, e l'invito ad andare a curiosare sul sito. Non mi pagano niente, ma perlomeno forse si accorgeranno che l'informazione in Italia sta veramente diventando sempre più simile a cose come queste!




Per chi avesse ancora voglia di informazione dopo tutto questo pistolotto, un altro consiglio: cercate su Youtube "Giobbe Covatta Rassegna Stampa".
Troverete gli estratti della trasmissione "Mai dire Domenica" dove il grande Giobbe prendeva in giro le rassegne stampa della notte (ma soprattutto le peculiarità dei giornali da cuui erano composte, basti vedere le
copertine di Panorama...) immaginandole ambientate all'alba dei più grandi fatti storici, come il passaggio del Rubicone da parte di Cesare, la guerra di Troia o la scoperta del fuoco. Purtroppo per queste non esiste un sito unico di raccolta, e dovrete cercarvele un po'...ma vi assicuro, vale la pena!

Per chi non avesse mai visto o sentito , anche qui un piccolo estratto!



Con questo è tutto, a voi la linea Web! :)

lunedì 28 gennaio 2008

Piccole considerazioni sulla caduta del governo.

La prima cosa che mi è venuta in mente quando è caduto il governo?

"Cambiare tutto per non cambiare niente".

Quelli che hanno causato la crisi sono ancora lì. Politici il cui nome non ho scelto io siedono nei banchi dell'istituzione che mi rappresenta. L'ex "guardasigilli" Mastella siede ancora lì. L'onorevole sputazzatore Barbato siede ancora lì. Il guitto che ha tirato fuori la bottiglia di spumante dal banco mentre l'Italia affondava senza governo (buono o cattivo che fosse) è ancora lì. Gli uomini che vogliono correre a votare con una legge definita dai suoi creatori "porcata" per non dare parola agli italiani in quel referendum che tutti temono sono ancora lì, e urlano forte. Politici corrotti che pensano prima alla poltrona e poi a me che non li ho votati sono ancora lì. Gente di 70 anni, coi capelli bianchi o senza, che pretende di parlare dei giovani e del loro futuro che non vedranno mai è ancora lì. Al Senato si può essere eletti a 40 anni: guardate la foto a fianco: vedete quarantenni?

Oggi ho trovato una bella frase presa da una canzone dei Depeche Mode che vi voglio girare:
  • You can't change the world | But you can change the facts | And when you change the facts | You change points of view | If you change points of view | You may change a vote | And when you change a vote | You may change the world. (da New Dress)
  • Non puoi cambiare il mondo | Ma puoi cambiare i fatti | E quando cambi i fatti | Cambi i punti di vista | E se cambi i punti di vista | Puoi cambiare un voto | E quando cambi un voto | Puoi cambiare il mondo


Una volta un professore, a Scienze della Comunicazione a Bologna, ha detto durante una lezione che un po' la democrazia com'è adesso è viziata da un grosso difetto di fondo: è prigioniera di sè stessa.
L'elettore - diceva - ha potere solo per un minuto ogni 5 anni: quando viene chiamato a votare. Dopo aver votato perde ogni forma di controllo diretto su ciò che farà la gente che esso ha delegato a rappresentarla, e potrà solo aspettare il prossimo voto per poter dire di nuovo la sua, non potendo agire in nessun modo su ciò che avverrà nel mezzo. La voce degli italiani - gli hanno opposto - ha però più modi per farsi sentire: ci sono i referendum ad esempio. Ora: guardate i referendum scorsi, gli esiti dei voti e cosa ne è seguito: nulla. Fecondazione, sperimentazione embrionale, finanziamento pubblico ai partiti: nulla (se volete saperne di più leggete sempre qui al capitolo " La neutralizzazione del referendum").

Tra un po' probabilmente si tornerà a votare. Informatevi, leggete, ascoltate tutto quello che vi gira intorno. Parlate delle cose, comprate giornali, disintossicatevi dalla tv dei salotti e delle risse incocludenti fatte solo per avere visibilità e concentratevi sui fatti e sulle parole, ma quelle che servono davvero. Fatevi un'opinione e siate sempre disponibili a modificarla in un confronto, senza ritenervi mai superiori a nessuno: chiunque può insegnarci qualcosa.

E siate pronti per quando vi chiameranno a parlare.

Avrete solo un minuto, ma forse, per una maledetta volta, servirà per cambiare qualcosa davvero.

mercoledì 23 gennaio 2008

Perchè mi sento fortunato.

Perchè comunque mi reputo fortunato a scrivere da dove scrivo e poter fare quello che sto facendo.


E per non dimenticare che la stampa ancora troppo spesso nel mondo viene colpita, per uccidere la libertà che essa rappresenta.