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mercoledì 17 giugno 2009

دليل للكتابة مجهولة على شبكة الإنترنت ، لالإيرانية المدونين

Traduco questo vecchio articolo del blog in arabo con il traduttore automatico di Google, nella speranza che possa essere utile ai blogger iraniani che si vedono sistematicamente ridurre gli spazi di espressione e la libertà di informazione dalle proteste di questi giorni.

Non so quanto potrà essere comprensibile, perché io l'arabo non lo parlo né lo capisco. Ma spero vi arrivi questo piccolo segnale per dirvi solo una cosa: non siete soli.

ترجمة هذه المادة القديمة من بلوق في العربية إلى مترجم غوغل ، على أمل أن ذلك يمكن أن تكون مفيدة لأصحاب المدونات الذين يرون في إيران بصورة منتظمة للحد من فرص التعبير وحرية الإعلام من خلال الاحتجاجات التي شهدتها الأيام الأخيرة.

أنا لا أعرف ما يمكن أن يكون مفهوما ، لأنني لا أتكلم العربية أو فهم. لكن آمل أن تصل هذه إشارة صغيرة لاقول لكم شيئا واحدا فقط : هل لسنا وحدنا

"Oggi, complici anche le vicende degli ultimi giorni ( per curiosità leggete qui , anche i commenti) vi voglio regalare qualcosa che gira in rete ormai da un paio d'anni, ma che forse non tutti conoscono: l' " Handbook for Bloggers and Cyber-dissidents ". اليوم المتواطئين معهم كما حدث في الايام الاخيرة (من باب الفضول القراءة هنا ، بما في ذلك التعليقات) أريد أن أعطيك ما يخالف الآن على الشبكة لمدة عامين ، ولكن ربما لا يعلم الجميع : 'دليل المدونات وسايبر بين المنشقين ".

Cos'è? ماذا؟ Un pratico manualetto, edito dall'associazione Reporter Sans Frontieres , che insegna come fare a costruire un blog e ألف يدوية كتيب نشرته منظمة صحفيون بلا حدود ، والذي يدرس كيفية بناء وبلوق mantenerlo aggiornato anche nelle situazioni in cui questo sembra difficile o impossibile, come negli stati in cui è alto il livello di censura sulla Rete. Creare hosting non rintracciabili, mantenere il blog anonimo e postare senza lasciare tracce che portino al vostro pc sono alcune delle cose spiegate all'interno del fascicolo, in quello che vuole essere non uno strumento per incoraggiare la delinquenza via web (non sognatevi di usarlo per creare siti anonimi di insulti gratuiti a qualcuno!) ma una via per poter rendere possibile a tutti di far ascoltare la propria voce anche dove ciò non è reso possibile. الصيانة حتى في الحالات التي يكون فيها هذا يبدو صعبا أو مستحيلا ، كما هو الحال في دول فيها مستوى عال من الرقابة على الانترنت لا يمكن تتبعها استضافة تكوين ، والحفاظ على وظيفة بلوق مجهولة ودون ترك أي أثر التي تؤدي إلى جهاز الكمبيوتر هي بعض الأشياء وأوضح ضمن الملف ، في ما لا يريد أحد أن تكون أداة لتشجيع الانحراف عبر الإنترنت (sognatevi عدم استخدامها لتهيئة مواقع مجانية الشتائم لشخص مجهول!) ولكنها وسيلة لتمكين الجميع من الاستماع إلى صوتها حتى إذا لم يكن ذلك ممكنا.

Molto spesso, come dimostra il recente caso della Birmania o quello ancora caldo dell'Iraq, i blog sono l'unico modo di far uscire e rendere pubbliche informazioni che rappresentano "l'altra faccia" rispetto a quella ufficiale, plagiata e distorta. في كثير من الأحيان ، وهو ما يشهد عليه في الآونة الأخيرة حالة بورما أو الحرارة في العراق ، بلوق هي السبيل الوحيد للخروج وتقديم المعلومات العامة والتي تشكل "الطرف الاخر" غير مسؤول واحد ، ومسروق ومشوهة. Sono stati i blog a rendere pubbliche le esecuzioni dei monaci in Birmania e le violenze da loro subite (come potete vedere anche qui ) e sono stati ancora i blog, in mancanza del Peter Arnett della situazione, a raccontare il punto di vista della Baghdad conquistata dagli americani. وكان هذا بلوق للدعاية الإعدام من الرهبان في بورما ، والعنف الذي يتعرض لها (كما ترون أيضا هنا) ومع بلوق ، في غياب بيتر Arnett للحالة ، على قول ونظرا للاحتلت بغداد من جانب الامريكيين.
Famoso in questo caso divenne il blog di un iracheno in particolare, Salam Pax (cardine della mia tesi alla triennale di Scienze della Comunicazione, che giuro prima o poi pubblicherò qui!), che finì persino per essere assunto dal prestigioso quotidiano britannico " Guardian ". الشهيرة في هذه القضية أصبحت بلوق عراقي على وجه الخصوص ، سلام باكس (حجر الزاوية في رسالتي إلى ثلاث سنوات لعلوم الاتصال ، وأقسم إن عاجلا أو آجلا نشر هنا) ، والذي جاء بل ينبغي أن تتخذها البريطانية المرموقة صحيفة "الغارديان" . Il suo blog " Where is Raed " potete leggerlo qui e vi assicuro che se masticate un po' di inglese bene merita, Se non altro per confrontare il punto di vista tra culture diverse! بلوق له "أين رائد" يمكنك أن تقرأ وهنا أود أن أؤكد لكم أنه إذا كنت تمضغ قليلا 'الانجليزية بشكل جيد يستحق ، لم يكن أي شيء آخر للمقارنة بين وجهات نظر مختلف الثقافات!

Prima di perdermi in altri mille ricordi e discorsi vi dò i due link del manuale và! قبل أن يخسر في آخر لي آلاف الذكريات والكلمات وأنا على إعطائك هما صلات الدليل và! Il primo lo trovate qui ( link diretto al download ), il secondo invece, in versione leggermente modificata qui (credo sia solo un discorso di stampanti). الأول يمكن أن تحصل عليها من هنا (الوصلة المباشرة للتنزيل) ، والثانية ، في صيغة معدلة بشكل طفيف اليوم (اعتقد انها ليست سوى كلمة والطابعات).

P S: curiosando sul sito di Reporter Sans Frontieres si scopre che nel mondo nel primo mese del 2008 sono stati uccisi 3 giornalisti, imprigionati altri 126 insieme a 7 assistenti, ed imprigionate 63 persone sotto l'etichetta di "Cyberdissidenti". ف د : الفضول عن موقع منظمة صحفيون بلا حدود هي التي اكتشفت في العالم في الأشهر الأولى من عام 2008 كانت 3 الصحفيين الذين قتلوا او سجنوا مع 126 من المساعدين الآخرين 7 و 63 شخصا في السجن تحت مسمى "المنشقين الذين يستخدمون شبكة الانترنت".

Nel 2007 invece era andata così (dal sito rsf.org ): في عام 2007 ، مع ذلك ، هو الطريقة التي كان (من موقع rsf.org) :

-- 86 journalists and 20 media assistants were killed 86 صحفيين و 20 اعلاميا قتلوا
-- 887 arrested اعتقال 887
-- 1,511 physically attacked or threatened 1.511 لاعتداء بدني أو تهديد
-- 67 journalists kidnapped 67 خطف الصحفيين
-- 528 media outlets censored 528 وسائل الإعلام للرقابة

Online: على الانترنت :
-- 37 bloggers were arrested تم القبض على 37 من المدونين
-- 21 physically attacked 21 اعتداء البدني
-- 2,676 websites shut down or suspended 2.676 إغلاق المواقع أو تعليق

In 2006 في عام 2006
-- 85 journalists and 32 media assistants were killed 85 صحفيين و 32 اعلاميا قتلوا
-- 871 arrested اعتقال 871
-- 1,472 physically attacked or threatened 1.472 لاعتداء بدني أو تهديد
-- 56 journalists kidnapped 56 خطف الصحفيين
-- 912 media outlets censore 912 فرض رقابة على وسائل الاعلام

Informare può costare ancora caro. ويمكن أن تبلغ تكلفة أكثر تكلفة.

martedì 16 giugno 2009

Live streaming from Teheran: for not to abandon them

To follow them, not abandon them and help them, for what you can. Why in Tehran to protest for freedom, we die. And we have a duty not to ignore it.


Web guide (blog, video, text and images) to monitor in real time the situation in Tehran.

June 15, 2009
- Clashes in the central area of the capital - all traditional media have been blacked out, telephone lines blocked, stops the team of CNN and BBC and sent many foreigners, arrested dozens of Iranian journalists.


Tehran24
:
http://tehranlive.org/ - is a photoblog on the capital of Iran, with pictures and videos of the demonstrations and clashes.

List of bloggers from Tehran and other cities of Iran in minute by minute updates via Twitter: http://www.simoncolumbus.com/2009/06/15/english-language-twitterers-in-iran /

NinaBlog: Images and video unpublished continually updated from Tehran http://blog.360.yahoo.com/blog-9mvJzPo_fqHr6p6PtCCs - (Thanks to Clementine for reporting Raso)

The Lede: is a blog of the New York Times. The corresponding Robert Worth Nazila Fathi and publish data, video and real-time information: http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/06/13/landslide-or-fraud-the-debate-online-over-irans-election-results/

The Daily Dish: http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/ - Is the blog of Andrew Sullivan, a collaborator of 'Atlantic Monthly and columnist of " Internazionale".

Guardian Liveblog: - http://www.guardian.co.uk/news/blog/2009/jun/15/iranian-elections - updated minute by minute with links to news and analysis.

For all the bloggers of the countries subject to restrictions on press freedom, I remember the manual useful for blogging cyber dissidents published by Reporters Without Borders last 2008, which explains how blogging and fool filters in countries subject to restrictions (as is in this When Iran).

I had already spoken in my blog, and you can find it and download it by clicking here! If anyone is in contact with some Iranian fateglielo possibly have!

(
translated as translator for foreign users)

giovedì 31 luglio 2008

Beijing, ultimo capitolo: censurato anche il web.

Che dire, lo si poteva immaginare: ma credo che chi nel 2001 ha preso quella solenne cantonata che fu l'assegnazione alla Cina dei giochi olimpici del 2008 forse ora se ne sia definitivamente reso conto....
Eppure vorrei tanto andarci, provare a capire, provare a parlare con la gente anche se so che probabilmente non riuscirei a fare nulla di tutto ciò... Ma mi piacerebbe, per una volta, vedere al di là della cortina di fumo che mettono i regimi...

Dal sito di Repubblica.it:

A pochi giorni dal via, è diventato evidente l'intreccio di limitazioni alle libertà e di pesanti paletti all'informazione
PECHINO, I GIOCHI CENSURATI - LE MANCATE PROMESSE DEI CINESI
Cade così la speranza che le Olimpiadi potessero portare novità positive. Le vicende tibetane e le proteste sulla fiaccola hanno provocato arroccamento

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

PECHINO - Il primo dicembre 2006, Pechino annunciava che di lì a poco sarebbero scomparse le ultime restrizioni sulla libertà di circolazione per noi giornalisti stranieri sul territorio della Repubblica Popolare. Il giorno dopo, nel descrivere quel provvedimento, scrivevo su Repubblica: "I Giochi del 2008 semineranno qualche germe di cambiamento in questa Cina". Quella previsione, ahimé, si è avverata nella direzione diametralmente opposta.

I reporter stranieri che arrivano in questi giorni, e che si aggiungono a noi corrispondenti permanenti per coprire le Olimpiadi, trovano una Cina per molti aspetti peggiorata dal 2006. Quello che colpisce subito i nuovi arrivati, naturalmente, è l'insopportabile groviglio di restrizioni alla nostra libertà. Non possiamo andare in Tibet. Non possiamo usare una webcam su Piazza Tienanmen, né in alcuno degli stadi olimpici. Non possiamo accedere a diversi siti Internet oscurati dalla censura.

Dietro questi limiti che ci colpiscono direttamente, c'è una situazione ben più drammatica per i cinesi. Rispetto alla tradizionale mancanza di libertà di informazione c'è stato un ulteriore arretramento. Proprio in vista dei Giochi il governo ha "ripulito" la capitale dei potenziali disturbatori dell'ordine: dagli immigrati che appartengono alle minoranze etniche tibetana e uigura, ai dissidenti, agli avvocati che difendono cause umanitarie. Alcuni di questi attivisti oggi sono agli arresti domiciliari per impedire che entrino in contatto con gli stranieri.

Che cos'è accaduto dunque perché le speranze accese nel dicembre 2006 si vanificassero così brutalmente? Gran parte della spiegazione sta negli avvenimenti tragici di questa primavera, che hanno colto la leadership cinese impreparata, e hanno provocato una reazione furibonda. La rivolta del Tibet a metà marzo, seguita dalle contestazioni contro la fiaccola olimpica a Londra, Parigi e San Francisco, hanno provocato un arroccamento. Il regime di Pechino ha vissuto improvvisamente un incubo: il rischio che questi Giochi con l'accresciuta visibilità che comportano, diventino un'occasione per un "processo virtuale" alla Cina, ai suoi abusi contro i diritti umani, ai suoi gravi ritardi sul terreno delle libertà individuali.

La reazione della nomenklatura ha fatto appello al riflesso condizionato del vittimismo nazionalista: il popolo cinese è stato chiamato a serrare i ranghi contro "l'offensiva" degli stranieri. In questo clima di unità nazionale, invocato per difendere l'immagine della Repubblica Popolare, gli spazi di tolleranza che si erano aperti negli ultimi anni si sono nuovamente ristretti. Ogni voce critica è catalogata come un "sabotatore" dei Giochi, un nemico della patria. La censura è tornata ad avere carta bianca.

Anche le maggiori libertà che erano state promesse a noi giornalisti stranieri sono state revocate, per effetto di questo clima. Ma le vere vittime non siamo noi: sono le tante voci di dissenso che negli ultimi anni avevano trovato nuovamente il coraggio di farsi sentire in Cina, e ora tacciono in attesa di tempi migliori. In attesa che passi la "nottata" dei Giochi, un avvenimento che paradossalmente ha fatto fare ai leader cinesi un grande balzo all'indietro.

giovedì 21 febbraio 2008

La "tecnologia del consenso". Tre piccoli video...

Da uno spunto trovato sul blog di Beppe Grillo: tre video trovati su Youtube, proiettati nel 2005 all'Università La Sapienza di Roma (ma non si dice in che contesto...), che spiegano come nasce quella che viene comunemente chiamata "Tecnologia del consenso", ovvero l'uso dei mezzi di informazione e non per distorcere, condizionare o distogliere da determinate cose il pensiero della gente.

Vederli credo comunque sia interessante, al di là di come vengono presentati (con netta connotazione politica antiberlusconiana, che secondo me c'entra ma finisce per limitare un po' il filmato. Come avrete capito, odio le prese di posizione a priori su qualsiasi cosa, e sono convinto che la gente sia perfettamente in grado di capire le cose da sola se si sforza con un minimo di volontà di farlo). Probabilmente un panorama un po' più ampio anche sul resto della politica italiana e mondiale (i perdenti, oltre che i vincenti) non sarebbe stato male...

Qui sotto i video e il piccolo testo di presentazione:


Filmato "Tecnologia del consenso" (Feb. 2005) proiettato durante un incontro all'Universita' di Roma La Sapienza. Il film della durata di 30min ed interamente composto da clip scaricate da internet, ripercorre il periodo del dominio di Silvio Berlusconi sull'Italia e sulle menti degli italiani tra il 1994 ed il 2005.
Dall'"uso criminoso" dell'editto bulgaro che e' costato il posto a Biagi, Santoro, Luttazzi e Sabina Guzzanti, via via a ritroso fino agli albori di Mike, Vianello ed Ambra. Il controllo diretto della televisione e' cio' che ha permesso l'illegale (L. 30/3/1957 n.361) ascesa al potere di Silvio Berlusconi. Non dimentichiamolo mai. Liberta' d'informazione sempre!


Parte 1/3



Parte 2/3



Parte 3/3



Tra un po' si voterà, di nuovo.

Il mio invito è sempre quello: informatevi, sugli uni e sugli altri, e fatelo senza farvi influenzare da visioni o prese di posizione altrui, nel modo più ampio che potrete. Fate che la vostra idea sia davvero vostra, e non confezionata a tavolino da altri. Credete ai fatti, e non alle illusioni.
Spero che, per una volta, servirà a qualcosa... Se non altro all'Italia...

lunedì 11 febbraio 2008

Cento milioni di blog nel mondo!

Dal blog di Enrico Franceschini (giornalista di Repubblica): i blog sono milioni, milioni di milioni...e diventano sempre più importanti: vedere qui...


100 MILIONI DI BLOG

Ho cominciato questo blog, il 26 novembre scorso, con la notizia che la Gran Bretagna ha raggiunto i 4 milioni di blog: 4 milioni di persone (su sessanta milioni di abitanti, contando anche neonati e novantenni) che scrivono un “web log”, un diario su Internet. Be’, è già ora di aggiornare il conto. Leggo sulla New York Review of Books (splendida fucina di dibattiti intellettuali) che il mondo ha raggiunto alla fine del 2007 la cifra tonda di 100 milioni di blog. La rivista americana coglie l’occasione per fare un breve resoconto delle puntate precedenti: all’inizio del 1999, dunque meno di dieci anni or sono, sul nostro pianeta esistevano poche decine di blog. Entro la fine del 1999, ce n’erano migliaia. Quattro anni più tardi, alla fine del 2003, ce n’erano due milioni, e il numero stava raddoppiando ogni cinque mesi. Poi l’aumento è diventato irrefrenabile. All’inizio del 2006, sulla terra c’erano 27 milioni di blog. E a fine 2007, come ho detto più sopra, hanno superato la barriera dei 100 milioni. A questo ritmo, quanti ce ne saranno nel 2010? Trecento milioni? E quanti nel 2020? Tre miliardi? Difficile prevederlo. Il maggior numero di blog oggi sono in giapponese: il 37 per cento del totale. Seguono, al secondo posto, quelli in inglese: il 36 per cento.

L’articolo della New York Review of Books che forniva queste cifre era una lunga recensione di libri usciti di recente negli Stati Uniti sull’argomento. Qualche titolo: “We’ve got blog: how weblogs are changing our culture”, “Blogwars”, “Blog: understanding the information reformation that’s changing our world”, “We’re all journalists now: the transformation of the press and the reshaping of the law in the Internet age”, “Naked conversations: how blogs are changing the way business talk with customers”, “Blog! How the newest media revolution is changing politics, business and culture”.

Se fossi in Veltroni, la prima cosa che farei, in questa campagna elettorale, è tenere un blog.
100 milioni e uno.

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Per quanto riguarda il blog di Veltroni, temo che diventerebbe solo uno dei tanti aperti per convenienza politica e poi abbandonati...

mercoledì 23 gennaio 2008

Perchè mi sento fortunato.

Perchè comunque mi reputo fortunato a scrivere da dove scrivo e poter fare quello che sto facendo.


E per non dimenticare che la stampa ancora troppo spesso nel mondo viene colpita, per uccidere la libertà che essa rappresenta.

venerdì 14 dicembre 2007

Quanto vale per lo Stato la libertà di un giornalista? 200 euro al giorno.

Dal sito dell'ordine dei giornalisti, pubblicato in data 19 dicembre. Lo volevo postare prima, ma non so perchè ultimamente la mia rete soffre sempre di più di rallentamenti diffusi dalle 4 di pomeriggio in poi e non ho ancora scoperto perchè. Mi starà mica spiando la Cia? Mah...


Piccola altra considerazione di chiusa: li dessero a me 200 euro al giorno sarei anche felice... Per il momento sogno e basta... :)

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DEL BOCA (presidente Odg): "PER L'AVVOCATURA DELLO STATO LA LIBERTA' DI UN GIORNALISTA VALE 200 EURO AL GIORNO".

Quanto vale la libertà personale di un giornalista? E quanto il diritto a svolgere quotidianamente il suo lavoro? Secondo l'Avvocatura di Stato, duecento euro al giorno. “Non sembra proprio che lo Stato tenga in grande considerazione il nostro mestiere”, il commento amaro del presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca. “Quando un magistrato cita un giornalista per diffamazione a mezzo stampa – ha aggiunto Del Boca – i tribunali decretano risarcimenti per decine di migliaia di euro e, per di più, rendono la decisione immediatamente esecutiva. Se si tratta del contrario cioè di un giudice che sbaglia - e vistosamente, per considerazione della Suprema Corte - perché devono valere criteri così palesemente difformi e umilianti?”.


Questi i fatti. Il 7 aprile 2006 il cronista della Nazione Mario Spezi (nella foto sotto a sinistra), da anni impegnato a seguire per il suo giornale le terribili vicende del cosiddetto “mostro di Firenze”, viene arrestato con l'accusa di depistaggio delle indagini sull'omicidio di Francesco Narducci, un medico perugino coinvolto nell'inchiesta relativa ai presunti mandanti dei delitti del “mostro”. Spezi trascorre 23 giorni in carcere: una detenzione definita dalla Corte di Cassazione, nella sentenza di scarcerazione, “ illegale ed ingiustificata”.

Talmente ingiusta da provocare anche l'intervento del Committee to Protect Journalists, di New York, che scrive all’allora premier Berlusconi chiedendo “la liberazione di un giornalista incarcerato per aver fatto il suo mestiere meglio di altri, un giornalista coraggioso che non si è lasciato intimidire da accuse e denunce”.


Uscito dal carcere, Mario Spezi così commenta la sua prigionia: “Sono stato vittima dell’inquisizione, nessuno mi restituirà questi 23 giorni trascorsi in galera”. E avvia la procedura per il risarcimento per ingiusta detenzione.

Nei giorni scorsi, il 14 novembre, la prima udienza. Ed anche la prima sorpresa. L'Avvocatura di Stato si costituisce contro Mario Spezi ed offre un risarcimento di danni di 4.500 euro. Pari, appunto, a circa 200 euro al giorno.

Una decisione davvero singolare, anche perché è raro che l’Avvocato dello Stato si costituisca contro un privato cittadino, in questo caso giornalista.


L'ultima parola spetta ovviamente al magistrato che si è riservato di decidere.


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Vi terrò informati...