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martedì 16 giugno 2009

Live streaming from Teheran: for not to abandon them

To follow them, not abandon them and help them, for what you can. Why in Tehran to protest for freedom, we die. And we have a duty not to ignore it.


Web guide (blog, video, text and images) to monitor in real time the situation in Tehran.

June 15, 2009
- Clashes in the central area of the capital - all traditional media have been blacked out, telephone lines blocked, stops the team of CNN and BBC and sent many foreigners, arrested dozens of Iranian journalists.


Tehran24
:
http://tehranlive.org/ - is a photoblog on the capital of Iran, with pictures and videos of the demonstrations and clashes.

List of bloggers from Tehran and other cities of Iran in minute by minute updates via Twitter: http://www.simoncolumbus.com/2009/06/15/english-language-twitterers-in-iran /

NinaBlog: Images and video unpublished continually updated from Tehran http://blog.360.yahoo.com/blog-9mvJzPo_fqHr6p6PtCCs - (Thanks to Clementine for reporting Raso)

The Lede: is a blog of the New York Times. The corresponding Robert Worth Nazila Fathi and publish data, video and real-time information: http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/06/13/landslide-or-fraud-the-debate-online-over-irans-election-results/

The Daily Dish: http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/ - Is the blog of Andrew Sullivan, a collaborator of 'Atlantic Monthly and columnist of " Internazionale".

Guardian Liveblog: - http://www.guardian.co.uk/news/blog/2009/jun/15/iranian-elections - updated minute by minute with links to news and analysis.

For all the bloggers of the countries subject to restrictions on press freedom, I remember the manual useful for blogging cyber dissidents published by Reporters Without Borders last 2008, which explains how blogging and fool filters in countries subject to restrictions (as is in this When Iran).

I had already spoken in my blog, and you can find it and download it by clicking here! If anyone is in contact with some Iranian fateglielo possibly have!

(
translated as translator for foreign users)

Live streaming from Teheran: per non abbandonarli

Per seguirli, non abbandonarli e aiutarli, per quello che si puo'. Perché a Teheran, per protestare per la libertà, si muore. E abbiamo il dovere di non ignorarlo.


Guida web (Blog, video, testi e immagini) per seguire in tempo reale la situazione a Teheran

15 Giugno 2009 -- Scontri in tutta l'area centrale della Capitale - Tutti mezzi di comunicazione tradizionali sono stati oscurati, le linee telefoniche bloccate, fermate le troupe di Cnn e Bbc e molti inviati stranieri, arrestati decine di giornalisti iraniani -

Tehran24 http://tehranlive.org/ - è un fotoblog sulla capitale dell’Iran, con foto e video delle manifestazioni e degli scontri.

Elenco di blogger da Teheran e altre città dell'Iran per aggiornamenti minuto per minuto attraverso Twitter: http://www.simoncolumbus.com/2009/06/15/english-language-twitterers-in-iran/

NinaBlog: Immagini e video inediti continuamente aggiornati da Teheran http://blog.360.yahoo.com/blog-9mvJzPo_fqHr6p6PtCCs - (Grazie a Clementina Raso per la segnalazione)

The Lede è un blog del New York Times. I corrispondenti Robert Worth e Nazila Fathi pubblicano dati, video e informazioni in tempo reale: http://thelede.blogs.nytimes.com/2009/06/13/landslide-or-fraud-the-debate-online-over-irans-election-results/

The Daily Dish http://andrewsullivan.theatlantic.com/the_daily_dish/ - è il blog di Andrew Sullivan, collaboratore dell’Atlantic Monthly e columnist di "Internazionale"

Liveblog del Guardian - http://www.guardian.co.uk/news/blog/2009/jun/15/iranian-elections - , aggiornato minuto per minuto con link a notizie e analisi.

Per tutti i blogger dei Paesi soggetti a limitazioni sulla libertà di stampa, ricordo l'utile manuale per bloggere cyber dissidenti pubblicato da Reporter Senza Frontiere lo scorso 2008, che spiega come bloggare ed eludere i filtri nei Paesi soggetti a restrizioni (come é in questo momento l'Iran).

Ne avevo già parlato nel blog, e potete trovarlo e scaricarlo cliccando qui! Se qualcuno é in contatto con qualche iraniano, magari fateglielo avere!

giovedì 14 febbraio 2008

Perchè Fouad scrive un blog (e finisce in prigione senza un perchè).

Dal blog "blogger senza frontiere", post del 12 febbraio.

Lo pubblico 1) perchè penso sia utile, e 2) perchè mi piace molto quello che c'è scritto. E anche per ricordare che la libertà di espressione non è mai scontata, purtroppo...

A voi:

“Non lasciatemi marcire in prigione”, scrive dal carcere Fouad Al-Farhan (nella foto sopra al centro), uno dei più seguiti blogger dell’Arabia Saudita arrestato 60 giorni fa senza un’accusa precisa. Tra i pochissimi sauditi che hanno il coraggio di sfidare le autorità firmando i messaggi del suo blog con nome e cognome, Fouad ha 33 anni, due figli, ed è general manager di una compagnia di Jeddah. Nel suo blog scrive di riforme, libertà di espressione e di giustizia e forse, proprio per questo, è stato arrestato lo scorso 11 dicembre.

Per raccogliere il suo appello, il movimento spontaneo dei blogger ha promosso dal 9 al 15 febbraio una settimana di mobilitazione internazionale che invita tutti i blogger a copiare un post di Fouad sul proprio sito per diffondere in tutta la blogosfera il suo messaggio. Partecipiamo alla mobilitazione traducendo un post nel quale Fouad spiega i 25 motivi per cui lui e i blogger sauditi scrivono un blog, pubblicato lo scorso luglio dopo sei mesi di chiusura del sito, voluto dalle autorità saudite.

Perchè scriviamo un blog?

1. Perchè crediamo di avere opinioni che meritino di essere ascoltate, e menti che meritino di essere rispettate.
2. Perchè le società non progrediscono se non imparano a rispettare le opinioni dei loro membri. E noi vogliamo vedere la nostra società progredire.
3. Perchè scrivere un blog è la nostra unica possibilità. Non abbiamo mezzi di comunicazione indipendenti e non abbiamo la libertà di organizzarci e riunirci.
4. Perchè vogliamo discutere le nostre opinioni.
5. Perchè pensiamo.
6. Perchè ci importa.
7. Perchè avere un blog ha un effetto positivo sulle altre società e noi vogliamo avere stesso effetto sulla nostra.
8. Perchè avere un blog è un riflesso della vivacità di una società e noi siamo vivi.
9. Perchè avere un blog è guadagnare l’attenzione dei media e dei governi. E noi vogliamo essere ascoltati.
10. Perchè non abbiamo paura.
11. Perchè rifiutiamo la mentalità del gregge.
12. Perchè amiamo la diversità di opinione.
13. Perchè il nostro paese è di tutti e noi siamo parte del nostro paese.
14. Perchè vogliamo arrivare a tutti.
15. Perchè ci rifiutiamo di essere solo un’eco.
16. Perchè non siamo altro che bloggers nelle altre società.
17. Perchè inseguiamo la verità.
18.Perchè la nostra religione ci incoraggia a parlare.
19. Perchè siamo stanchi dell’ipocrisia dei media sauditi.
20. Perchè siamo positivi.
21. Perchè un blog è uno strumento potente che può far del bene alla società.
22. Perchè noi siamo turbati e vogliamo turbare.
23. Perchè amiamo il nostro paese.
24. Perchè amiamo il dialogo e non lo temiamo.
25. Perchè siamo sinceri.

---

Per saperne di più sull'iniziativa e sulla storia di Fouad, cliccate
qui.

E, se siete daccordo, aderite sui vostri blog. Sul suo sito
http://www.alfarhan.org/ trovate anche un banner come quello nella mia barra laterale che potete inserire per testimoniare il vostro impegno.

Il mio invito è di farci un salto: vale la pena.


lunedì 4 febbraio 2008

Come bloggare e non lasciare tracce (sperando di non averne mai bisogno).

Salve a tutti! Piegato, ma non spezzato, da un'otite acuta che mi ha rovinato quello che doveva essere il mio miglior weekend di bagordi al Carnevale di Venezia, alfine ritorno!

Oggi, complici anche le vicende degli ultimi giorni ( per curiosità leggete qui, anche i commenti) vi voglio regalare qualcosa che gira in rete ormai da un paio d'anni, ma che forse non tutti conoscono: l' "Handbook for Bloggers and Cyber-dissidents".

Cos'è? Un pratico manualetto, edito dall'associazione Reporter Sans Frontieres, che insegna come fare a costruire un blog e mantenerlo aggiornato anche nelle situazioni in cui questo sembra difficile o impossibile, come negli stati in cui è alto il livello di censura sulla Rete. Creare hosting non rintracciabili, mantenere il blog anonimo e postare senza lasciare tracce che portino al vostro pc sono alcune delle cose spiegate all'interno del fascicolo, in quello che vuole essere non uno strumento per incoraggiare la delinquenza via web (non sognatevi di usarlo per creare siti anonimi di insulti gratuiti a qualcuno!) ma una via per poter rendere possibile a tutti di far ascoltare la propria voce anche dove ciò non è reso possibile.

Molto spesso, come dimostra il recente caso della Birmania o quello ancora caldo dell'Iraq, i blog sono l'unico modo di far uscire e rendere pubbliche informazioni che rappresentano "l'altra faccia" rispetto a quella ufficiale, plagiata e distorta. Sono stati i blog a rendere pubbliche le esecuzioni dei monaci in Birmania e le violenze da loro subite (come potete vedere anche qui) e sono stati ancora i blog, in mancanza del Peter Arnett della situazione, a raccontare il punto di vista della Baghdad conquistata dagli americani.
Famoso in questo caso divenne il blog di un iracheno in particolare, Salam Pax (cardine della mia tesi alla triennale di Scienze della Comunicazione, che giuro prima o poi pubblicherò qui!), che finì persino per essere assunto dal prestigioso quotidiano britannico "Guardian". Il suo blog "Where is Raed" potete leggerlo qui e vi assicuro che se masticate un po' di inglese bene merita, Se non altro per confrontare il punto di vista tra culture diverse!

Prima di perdermi in altri mille ricordi e discorsi vi dò i due link del manuale và! Il primo lo trovate qui (link diretto al download), il secondo invece, in versione leggermente modificata qui (credo sia solo un discorso di stampanti).

PS: curiosando sul sito di Reporter Sans Frontieres si scopre che nel mondo nel primo mese del 2008 sono stati uccisi 3 giornalisti, imprigionati altri 126 insieme a 7 assistenti, ed imprigionate 63 persone sotto l'etichetta di "Cyberdissidenti".

Nel 2007 invece era andata così (dal sito rsf.org):

- 86 journalists and 20 media assistants were killed
- 887 arrested
- 1,511 physically attacked or threatened
- 67 journalists kidnapped
- 528 media outlets censored

Online:
- 37 bloggers were arrested
- 21 physically attacked
- 2,676 websites shut down or suspended

In 2006
- 85 journalists and 32 media assistants were killed
- 871 arrested
- 1,472 physically attacked or threatened
- 56 journalists kidnapped
- 912 media outlets censore

Informare può costare ancora caro.

giovedì 15 novembre 2007

Quando il blogger è anche un giornalista

Niente... oggi trovo da scrivere solo sui giornalisti.... che ci volete fare....

Questo viene da Zeus News:

Se il blogger è un giornalista

Dalla vertenza legale per uso improprio di un marchio registrato ad una interpretazione che farà discutere e rischia di far testo nel diritto d'oltre oceano. Sperando che non sbarchi anche in casa nostra.

[ZEUS News - www.zeusnews.it - 13-11-2007]

Un certo Daniel Philips si è visto citare in giudizio da D. Schmidt in rappresentanza del sito di aste online Bidzirk, con l'accusa di aver inserito il logo della socità sul suo blog nonché di altre simili e concorrenti "nefandezze".

La difesa di Philips invece non solo ha rivendicato il diritto di scrivere su quanto di pubblico dominio, ma ha anche fatto riferimento al Freedom of Information Act, cioè quella norma del diritto statunitense che prevede il diritto per il giornalista di pubblicare in pratica qualsiasi cosa senza che si possa opporre riservatezza, violazione di privacy e via discorrendo, purché nella specie si tratti di persone o fatti in qualche modo "pubblici".

La cosa deve aver posto in grave imbarazzo il magistrato, che da ultimo ha deciso di ricorrere all'analisi di quanto pubblicato dal blogger per riscontrare se avesse o no i requisiti richiesti dal legislatore per il superamento degli interessi privati; cioè se il parto di Philips avesse o no contenuti "giornalistici".

Evidentemente la decisione deve essere stata favorevole, poiché chi ha iniziato la controversia è stato condannato a pagare danni e spese; tuttavia il fatto sarebbe senza storia se non inducesse a qualche riflessione sulle cose recenti di casa nostra.

Innanzi tutto c'è da dire che, in in Paese in cui certi giornalisti, pochi (per fortuna) magistrati e quasi tutti i politici si dedicano a tempo pieno allo sberleffo, alle recriminazioni o all'insulto più o meno mascherato, la questione dei blog e della loro sopravvivenza è essenziale; e tanto più è essenziale quanto più ci si affanna a irreggimentarli o a combatterli per costringerli al silenzio.

"Fare" un blog - almeno da noi - può essere o non essere giornalismo, ma sicuramente è espressione libera di chi è al di fuori delle "caste" e non ha altrimenti voce in capitolo su quel che succede e su quel che vorrebbe invece avvenisse.

Perciò l'idea di mettere dapprima la mordacchia ai blogger col pretendere l'iscrizione a un albo (o a un elenco, che fa lo stesso) e successivamente di comunque ridurre l'habitat dei medesimi mediante tassazione, la dice lunga sul fastidio che danno le voci inconsuetamente fuori dal coro.

Dodi Casella

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Che dire... Andate a rileggervi il post sul ddl Levi di un po' di tempo fa qui su questo blog, e scoprirete che qui in Italia tanta distanza da questo non c'è....