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martedì 4 maggio 2010

Giornalismo (gratis) per tutti




"Tutti possono fare il giornalista con People".
Basta solo - chiaramente - non pretendere anche di essere anche pagati per farlo.


C'era una volta il giornalismo....

martedì 29 settembre 2009

Se anche la Gabanelli ha problemi con l'assicurazione...

Se anche una colonna del giornalismo d'inchiesta italiano come Milena Gabanelli scrive così dalle pagine del Corriere, vuol dire che siamo proprio messi male... Ma male tanto...

Luigi Ferrarella, sulle pagine di questo giornale, ha sollevato un problema che condivido e mi tocca da vicino: la pressione politica (che in Italia è particolarmente anomala) sul condizionamento della libertà d’informazione forse non è l’aspetto più importante, anche se ciclicamente emerge quando coinvolge personaggi noti. Per questo facciamo grandi battaglie di principio e ignoriamo gli aspetti «pratici». Premesso che chiunque si senta diffamato ha il diritto di querelare, che chi non fa bene il proprio mestiere deve pagare, parliamo ora di chi lavora con coscienza. Alla sottoscritta era stata manifestata l'intenzione di togliere la tutela legale.

La direzione della terza rete ha fatto una battaglia affinché questa intenzione rientrasse, motivata dal dovere del servizio pubblico di esercitare il giornalismo d’inchiesta assumendosene rischi e responsabilità. Nell’incertezza sul come sarebbe andata a finire ho cercato un’assicurazione che coprisse le spese legali e l’eventuale danno in caso di soccombenza dovuta a fatti non dolosi. Intanto sul mercato italiano, di fatto, nessun operatore stipula polizze del genere, mentre su quello internazionale questa prassi è più diffusa. Bene, dopo aver compilato un questionario con l’elenco del numero di cause, l’ammontare dei danni richiesti e l’esito delle sentenze, una compagnia americana e una inglese, tenendo conto del comportamento giudicato fino a questo momento virtuoso, si sono dichiarate disponibili ad assicurare l’eventuale danno, ma non le spese legali. Sembra assurdo, ma il danno è un rischio che si può correre, mentre le spese legali in Italia sono una certezza: le cause possono durare fino a 10 anni e chiunque, impunemente, ti può trascinare in tribunale a prescindere dalla reale esistenza del fatto diffamatorio.

A chi ha il portafogli gonfio conviene chiedere risarcimenti miliardari in sede civile, perché tutto quello che rischia è il pagamento delle spese dell’avvocato. L’editore invece deve accantonare nel fondo rischi una percentuale dei danni richiesti per tutta la durata del procedimento e anticipare le spese ad una montagna di avvocati. Solo un editore molto solido può permettersi di resistere. Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire. Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi. Visto che ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile.

Questo avviene perché non esiste uno strumento di tutela. L’art. 96 del codice di procedura civile punisce l’autore delle lite temeraria, ma in che modo? Con una sanzione blanda, quasi mai applicata, che si fonda su una valutazione tecnica «paghi questa multa perché hai disturbato il giudice per un fatto inesistente». Nel diritto anglosassone invece la valutazione è «sociale», e il giudice ha il potere di condannare al pagamento di danni puntivi «chiedi 10 milioni di risarcimento per niente? Rischi di doverne pagare 20». La sanzione è parametrata sul valore della libertà di stampa, che viene limitata da un comportamento intimidatorio. La condanna pertanto deve essere esemplare. Ecco, copiamo tante cose dall’America, potremmo importare questa norma. Sarebbe il primo passo verso una libertà tutelata prima di tutto dal diritto. Al tiranno di turno puoi rispondere con uno strumento politico, quale la protesta, la manifestazione, ma se sei seppellito dalle cause, anche se infondate, alla fine soccombi.

mercoledì 29 aprile 2009

C'era una volta il giornalismo (il vento "birichino" e le mutande in prima pagina)

C'era il giornalismo, una volta, e c'erano le notizie. Serie. Si diceva che i giornalisti si facessero "un culo cosi' " ogni giorno per portare delle notizie buone in redazione ed informare la gente.

Oggi purtroppo i giornalisti e le notizie serie non ci sono più. E' rimasto solo il "culo cosi' ".



Accade cosi' che in un'Italia che candida veline e principi ballerini alle elezioni, la notizia di un vento "birichino" che alza le gonne delle hostess ai campionati mondiali di tennis a Roma proprio non possa (e non debba) passare inosservata.

E accade cosi' che il Corriere della Sera la piazzi in prima pagina nel suo sito web giusto di fianco ai commenti di Massimo D'Alema sulle alleanze elettotrali con Antonio Di Pietro ed ad un'attentato kamikaze avvenuto stamani contro l'ex ministro della giustizia turco.


L'Italia- d'altra parte - doveva saperlo...




...se il vento tira forte, le gonne volano!

La popolazione é avvisata.... :)

giovedì 23 aprile 2009

Avete la stoffa per fare i giornalisti? Scopritelo qui!

Avete la stoffa per fare i giornalisti? Provate questo piccolo gioco sul web! L'articolo é preso dal Corriere della Sera.it.

BE A REPORTER, IL GIORNALISTA VIRTUALE

Giocare a fare il giornalista per imparare le regole del mestiere. Be a Reporter è un web game lanciato da NewsU.org, il centro di formazione online sul giornalismo del Poynter Institute for Media Studies. Il protagonista è un redattore di un giornale locale assoldato dalla sua caporedattrice per fare luce su alcuni casi d'intossicazione alimentare verificatisi tra gli studenti della scuola elementare cittadina.

In redazione è arrivata una soffiata: a mandare i bambini in ospedale sarebbe stata una partita di formaggio avariato servita alla mensa dell'istituto. “Ma noi non possiamo mettere in pagina un pezzo su una semplice voce” dice la caporedattrice al suo giornalista. “Cerca di saperne di più, verifica se il rumor corrisponde al vero e trova delle conferme”.

Così il reporter, armato solo del suo computer palmare, comincia a battere i marciapiedi di Medina, la città virtuale dove è ambientato il gioco, alla ricerca di qualcuno che possa saperne di più. Il tutto con tempi di consegna del pezzo strettissimi.

Muovendosi sulla mappa della città, il giornalista si reca all'ospedale, poi fa tappa alla scuola elementare e al caseificio locale, dove qualche mese prima era scoppiato un incendio. In ogni posto dove si reca parla con qualcuno, fa dalle domande, prende appunti e ricostruisce quanto accaduto.

Il gioco dura in tutto più o meno un quarto d'ora. Il pezzo può essere inviato in qualsiasi momento, ma a seconda della quantità e della rilevanza delle informazioni raccolte avrà un titolo più o meno significativo, e un maggiore o minore spazio all'interno del quotidiano. E ovviamente la reazione del caporedattrice sarà diversa. Se l'articolo non riesce a fare chiarezza sul caso e non porta nessuna novità, la stroncatura è assicurata. Se invece riesce a spiegare cosa è davvero successo finisce in prima pagina. Un modo diverso per capire come funziona una redazione e come si costruisce un vero scoop.

lunedì 16 febbraio 2009

Ultimi lavori in corso, e poi si riparte!

Lavori in corso: nel blog, nella mia vita ed in tutto il resto! E l'annuncio che (forse) qualcuno aspettava: da Marzo, se ci riesco, riapro il blog definitivamente! Ho in mente anche qualche cambiamento nel layout grafico, ma vedrò quel che si potrà fare!

Due riassuntini veloci per chi si è perso tutto il resto: da marzo, grazie al tirocinio Schuman di 5 mesi al "Direttorato centrale per le comunicazioni del Parlamento Europeo", torno a stare a Milano! A dire il vero farò un po' il pendolare tra Pavia (dove prendo casa con la morosa) e Milano, ma tant'è: chi mi cerca mi può trovare lì! La sede dovrebbe essere in Corso Magenta 51, Palazzo delle Stelline, ma ancora non lo so bene: vi aggiornerò!


E da febbraio, invece, ho finalmente passato l'esame da giornalista professionista! Manca solo la burocrazia necessaria al trasferimento, e poi avrò finalmente il sospirato tesserino in pelle umana stile Fantozzi! Per chi necessiti di appunti per l'esame da giornalismo, tutti i miei appunti e libri in formato digitale sono a vostra disposizione! Mandatemi una mail, e ve li girerò quanto prima! Magari con uno scambio link, non si sa mai... :)


Appena prenderò possesso della mia nuova postazione al lavoro, riprenderò ad aggiornare il blog (quasi) giornalmente, come al solito! Nel frattempo mi trovate su Facebook!

Mi godo gli ultimi giorni di cazzeggio a Ravenna: a tra poco!


martedì 9 settembre 2008

Il pezzo peggiore per i giornalisti?

Il pezzo peggiore che può capitare di dover fare ad un giornalista?

C'è chi dice (compreso il sottoscritto) che siano quelli palesemente inutili come l'intervistina ai bambini appena usciti dal primo giorno di scuola dopo le vacanze (in cui alla domanda "com'è andata? Si stava meglio in vacanza vero?" puoi aspettarti solo risposte altrettanto idiote) o la mini inchiesta per strada sulla moda del momento ("Signora, che ne pensa dei giovinastri che girano con i pantaloni giù e le mutande di fuori? Davvero, non le piace?".

E poi c'è chi si trova qui, e la pensa diversamente... :)



..magari come inviato in mezzo all'uragano Gustav per conto della Cnn... :)

giovedì 17 luglio 2008

Se un giornalista vi chiede una foto...

Se un giornalista di mettervi in posa e fare una piccola foto, diffidate sempre. Chiedete per cosa dovrà essere usata, e chiedete se non siete daccordo di non infilarla nei loro archivi. Molto probabilmente non vi daranno retta lo stesso, ma almeno ci avrete provato.

Da dove deriva questo piccolo sfogo? Ieri pomeriggio mi mandano dalla redazione centrale a fare un servizio sull'area dell'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, dove pare verranno trasferiti a Settembre i fedeli islamici della moschea di viale Jenner ( per chi volesse saperne di più, un riassunto della vicenda lo trovate qui). Serve il parere della gente del luogo (che ovviamente vuole tutto fuorchè una moschea con 2000 persone dentro "in mezzo alle balle", ma "Non è per essere razzista", come tengono a precisare tutti...), e ottenute due -tre interbviste con gli abitanti del quartiere io e il fotografo dell'agenzia a cui si appoggia il Giorno siamo andati a visitare l'area del Paolo Pini dove dovrebbe sorgere la famigerata moschea.

Dentro il parco vicino all'ex manicomio, scopriamo, da un paio d'anni hanno creato un piccolo teatro dove stava provando una compagnia teatrale del Senegal (il regista è Mandiaye N'Diaye, che tra l'altro conoscevo già per averlo intervistato circa tre anni fa a Ravenna in occasione di un altro spettacolo: se vi capita un loro spettacolo nelle vicinanze andate a vederlo perchè sono veramente bravi!) che tra una pausa delle prove e l'altra scorazzava allegramente su e giù per il parco. Il fotografo, vistili girare, parte in quarta chiedendo a tutti gli attori foto in posa di qua e di là: scatti sulle amache, scatti di loro seduti sulle sedie del bar e varie.

Ottenute quelle foto, mi viene la curiosità di chiedergli perchè le avesse prese: "Oh, sono pur sempre dei neri! Così quando avrò bisogno di delle foto d'archivio di immigrati, ci metterò quelle!".

Ora pensate un po' a questi poveri attori senegalesi che un giorno (spero mai) apriranno un giornale ritrovandosi la loro foto in mezzo alla pagina con la piccola didascalia "Un immigrato al cazzeggio in un parco"! Io un pochino me la prenderei a male... "Quasi tutte le foto dei giornali in fondo sono costruite - mi spiega il fotografo - Pensi che uno dovrebbe girare tutto il giorno per le strade per incrociare un vero immigrato irregolare, e chiedergli se può fargli una foto? Quando ce l'hai, la fai e basta...".

Ok, è impossibile visti i tempi delle varie redazioni, e da una parte gli dò pure ragione. A volte l'ho fatto anch'io, anche se cerco sempre di farlo il meno possibile...ma se ogni persona di colore che gira per la città può essere fotografata come "immigrato regolare o meno" e così ogni altra persona in giro con una birra in mano etichettata come "simbolo di degrado" non si rischia di confermare ancora di più il luogo comune che vede stranieri e diversi isolati ai margini della società nei loro già difficili tentativi di integrazione?

Morale della favola: se un fotografo vi chiede una foto diffidate sempre...o almeno cercate sempre di sapere dove andrà a finire. Non avete idea di cosa potreste ritrovarvi un giorno vicino in un piccola "dida"....

giovedì 29 maggio 2008

"Antò, c'hanno fottuto l'ambulanza!!!!!!"

Vabbè, qui però si esagera....

Voi immaginatevi questi del 118 che caricano il malato e tornano giù all'ambulanza per scoprire che...'n c'è cchiù... :)
Notizia recuperata dall'agenzia Ansa.

(ANSA) - NAPOLI, 28 MAG - Operatori e medici del 118 effettuano un servizio di emergenza e, mentre assistono il malato, vengono derubati dell’ambulanza. E’ accaduto a Pianura, alla periferia di Napoli. Il 118 era stato allertato da una telefonata. Gli operatori si sono recati sul posto e mentre prestavano soccorso ad una persona non in gravi condizioni di salute, si sono accorti che qualcuno stava portando via l’ambulanza. I carabinieri, a cui e’ stato segnalato il furto, hanno poco dopo ritrovato il mezzo.

Se quando sarò in stage avrò accesso a tutte le agenzie stampa come mi era successo all'Agr, sto pensando seriamente di mettere su un altro blog parallelo con le storie più strane ed assurde di ogni giorno raccontate da Ansa & Co.! Giuro che non avete la benchè minima idea di cosa possa passare di là...

Più le locandine assurde dei giornali, anche stranieri, e altre cavolate del genere... Avrei bisogno dei vostri contributi, ma se l'idea vi attira fatemi sapere o mandate materiale! Se la cosa vi attira...partecipate!

Ad ogni modo, stay in touch!
Vi farò sapere...

giovedì 22 maggio 2008

Citizen News: il giornalismo sbarca su Youtube.

Dal sito di Corriere.it.
A dire il vero me lo aspettavo: non era un "se", ma un "quando sarebbe successo"... Il giornalismo su Youtube si può fare eccome, ma non è una novità: noi stessi come giornalisti del master ci siamo da un anno...

Le news non saranno retribuite ma gli aspiranti giornalisti avranno il loro spazio

YOUTUBE SI APRE AL GIORNALISMO

Nasce il nuovo canale di Citizen News gestito direttamente dalla piattaforma di condivisione video

«Ciao, il mio nome è Olivia e sono la news manager di YouTube. Citizen News è il canale dove daremo risalto ad alcuni dei miglior contributi giornalistici apparsi su YouTube». Si chiamerà Citizen News infatti il canale YouTube dedicato alle news amatoriali e si plasmerà sui contenuti che gli utenti si offriranno di condividere. Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, se non quello che spiega Olivia Ma, news manager di YouTube, in un post in cui, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri dei meno esperti nel generare contenuti.

LE NEWS DI YOUTUBE – Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

TIPO DI CONTENUTI – Il videoclip di presentazione spiega che YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offre un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

ALTRE ESPERIENZE – Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times: ciascuno a modo proprio e con varie sfumature di controllo. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggior successo. Il giornalismo partecipativo è già iniziato su YouTube, ma il progetto è ancora in divenire ed è in fase embrionale. Per il momento conviene tenerlo d’occhio, in attesa che si arricchisca e che diventi un altro luogo in cui sfuggire ai filtri editoriali dei grandi giornali e condividere pensieri, emozioni e storie di vita.

Emanuela Di Pasqua

Qui sotto il video di presentazione di Citizen News, in attesa di vedere come finirà...





mercoledì 7 maggio 2008

Nuova sezione webcam: per viaggiare, sognare e...informare!

Nuova sezione del blog (nella solita colonnina a destra), nuove cose e nuove storie!

Come avrete già capito, la nuova sezione è fatta tutta di immagini, di sogni e di viaggi. Il blog si è arricchito infatti di una mini raccolta di webcam italiane, con un piccolo scopo: poter fuggire, per un attimo e con un click, da dove sarò di volta in volta per rituffarmi in viaggi e ricordi di tutti i posti più o meno belli dove sono stato. Naturalmente non da solo, ma con chiunque proverà la curiosità di seguirmi e partire per il viaggio.

Un criterio le lega tutte assieme: tutti posti linkati mi hanno visto di persona, almeno una volta. Alcuni per anni, e li ho esplorati bene raccogliendo casse di storie e ricordi, altri per mesi, lasciando accuratamente un angolo inviolato per avere la scusa per tornare, ed altri ancora solo per giorni, per i più disparati perchè. Amici, lavoro, famiglia, affetti o anche solo la voglia di prendere e viaggiare un po'.

La prima potrete vederla sempre direttamente, senza fare alcunchè. E' per dirvi dove sono e da dove scrivo, e perchè no per facilitare chiunque abbia qualcosa da raccontarmi a venire a incontrarsi e prendere un caffè o una birra assieme. Questo blog infatti è nato come un porto di mare, per conoscere nuova gente e per rimanere in contatto con gli amici lontani, e spero continuerà ad esserlo per sempre o quasi.

Per questo siete tutti invitati a curiosare e ad entrare dalle varie porte: come diceva Hugo Pratt, portano sempre in nuove storie interessanti... :)

Prima di chiudere questo post volevo raccontarvi però una cosa curiosa, che dimostra come tramite le webcam a volte si possa riuscire a creare anche delle nuove forme di giornalismo!

Lo scorso 15 febbraio stavo chattando con un mio amico francese quando girando sui siti delle agenzie di informazione iniziano a partire i lanci della storia di un incredibile incidente accaduto a Milano appena 10 minuti prima: una macchina, per cause non chiarite, aveva sbandato in Corso Buenos Aires finendo per entrare nella vetrina di un negozio di abbigliamento tra lo stupore dei passanti e dei clienti!

Beh, ora capita che proprio su Corso Buenos Aires sia puntata una webcam, e che la webcam inquadri tra le altre cose proprio l'angolo di questo negozio!

Per una mezzoretta mi sono divertito a fare a gara con il mio amico francese a dargli tutte le anticipazioni dei lanci giornalistici che sarebbero usciti di lì a poco, semplicemente basandomi sulle inquadrature che vedevo dalla webcam! Non ci crederete, ma riguardando la conversazione un paio d'ore mi sono reso conto che - voci dei testimoni a parte - sarei stato perfettamente in grado di fare la cronaca di tutta la vicenda in tempo reale, stando comodamente seduto davanti ad un pc a più di 270 km di distanza!

Il giornalismo cambia, ed un modo è anche questo...

Alla prossima storia, e arrivederci a tutti!

Gig:)

martedì 29 aprile 2008

Il fallimento dei master in giornalismo.

Dedicato ad Eleonora, che dopo averlo letto si fregherà le mani di sicuro, e a Chicco che adora scrivere sui master in giornalismo!

Dal blog "Penne Digitali 2.0", un articolo del novembre 2006 che dimostra ancora una volta come di tutti i problemi dell'entrata nella professione giornalistica si sia parlato tanto, ma non si sia ancora fatto nulla...

STAGE IN REDAZIONE? SI', MA SOLO SE RETRIBUITI.


Una buona idea realizzata male può naufragare trasformandosi in una pessima idea. È il caso dei discussi master in giornalismo, una delle attuali vie d’accesso alla professione giornalistica nel nostro Paese. I master si moltiplicano e quella qualità che avrebbe dovuto essere il fondamento della via universitaria, ha mancato l’appuntamento con la verifica. L’esame, appunto. È opinione diffusa tra i commissari d’esame, ed è in ogni modo l’opinione che io stesso ho maturato facendo questa esperienza, che i candidati provenienti dai master non siano, alla prova dei fatti, più preparati degli altri. Se ne incontrano di ottimi e di impreparati anche se provengono dai master. In realtà, quello che ancora oggi fa la differenza è l’ambito professionale entro il quale si è svolto il praticantato. Il resto è affidato alla casualità o alle capacità individuali di ognuno e prescinde purtroppo dalla formazione che in realtà, nel nostro Paese, naviga a vista. Una delle cause di questa mancanza è certamente la fretta con cui sono state fatte le convenzioni tra Ordine e Università.

I master sono già diciannove. E altre convenzioni sarebbero pronte per essere sottoscritte. ( infatti nel frattempo sono già diventati 21, ndr)Ma c’è dell’altro. Poniamoci dalla parte degli aspiranti giornalisti: il candidato versa al master 10-12 mila euro (nel corso del biennio) per conquistare il famoso tesserino professionale. Che lo abilita a una professione ormai inflazionata. Ogni anno, infatti, sono più di mille le abilitazioni (su circa 1400 candidati nel 2005) all’albo dei professionisti a fronte di un turn-over nell’editoria pari a 225 unità nello stesso anno, secondo i dati dell’Inpgi citati da Guido Besana in un articolo uscito nel precedente numero di “Giornalisti.”. Il titolo quindi è già svalutato. Se le cose andranno avanti in questo modo, nel giro di cinque anni, ci saranno altri 5000 giornalisti professionisti in cerca di lavoro. A questo punto il candidato che ha potuto accedere al master affronta i due anni di corso entro i quali si svolgono anche sei mesi di stage nelle redazioni. L’editore, grazie alle convenzioni tra Ordine e Università, ha a sua disposizione lo stagista a costo zero. E, intanto, centinaia di disoccupati-inoccupati (quasi tremila sono gli iscritti alle liste Fnsi-Fieg), e collaboratori che non possono o non vogliono affrontare la spesa del master, restano fuori della porta. A poco valgono gli incentivi messi in campo dall’Inpgi per l’assorbimento dei disoccupati (peraltro le nuove delibere sono state bloccate dalla Fieg in funzione antisindacale), le agevolazioni contrattuali, e le battaglie del sindacato sul fronte del precariato se tra Ordine, Università e editori si istituisce una corsia preferenziale per l’utilizzo dei giovani aspiranti giornalisti a costo zero.

L’effetto immediato di questo insano accordo, che purtroppo coinvolge anche chi tra i giornalisti, insegnando nel master, ha interesse all’ingresso degli studenti in redazione, è chiaramente visibile nel crollo delle sostituzioni. Le sostituzioni, che rappresentano una valvola di sfogo e un’occasione per migliaia di precari, si stanno quasi azzerando (tranne che al Corriere della Sera e al Gazzettino dove gli stage sono stati correttamente bloccati dai Comitati di redazione). Si è discusso a lungo sulle ragioni dell’utilizzo improprio degli stagisti nelle redazioni. Al di là di ogni volontarismo e velleitarismo formalista, come l’istituzione di un “tavolo della regole” con chi, invece, vuole mano libera, il vizio originario probabilmente sta proprio nelle maglie larghe delle convenzioni che lasciano spazio all’uso improprio dei giovani a partire dalla gratuità dello stage. Che è diventato una delle forme di sfruttamento dei giovani in cerca di prima occupazione.

A questo punto, ci sarebbe un’unica soluzione: modificare le convenzioni in modo tale che lo stagista sia retribuito diventando a tutti gli effetti un praticante, e quindi un costo per le aziende. Tra le altre cose la formazione in azienda andrebbe estesa. In sostanza, credo che, se fosse ancora possibile, sarebbe consigliabile abbandonare la via del master a pagamento sostituendolo con un corso di laurea universitario che comprenda almeno un anno e mezzo di stage retribuito. È, certo, comunque che il master non può rappresentare, tendenzialmente, la via unica per accedere al giornalismo. E c’è da chiedersi se vale ancora la pena di spendere dodicimila euro per “comprarsi” il tesserino di giornalista professionista?

(Enrico Ferri, giunta esecutiva Fnsi)


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Il bello è che questo pare sarà nella nostra commissione d'esame ad Ottobre...
Gente, che tristezza... Detto da uno che i suoi 10.000 e passa euro li ha già spesi, e che tornando indietro sinceramente avrebbe dei seri dubbi se rifarlo o meno...

venerdì 4 aprile 2008

Uomo morde cane più varie ed eventuali.

Dal sito di Corriere.it.
"Se un cane morde un uomo non è una notizia. Ma se un uomo morde un cane, allora è una notizia". Ebbene, l'evento che tutti i giornalisti attendevano, oggi è accaduto.
Un grazie per la segnalazione a Stefano Vannucci (che tanto sono sicuro l'avrà copiata da Josip Topovich).

È accaduto a Minneapolis, in Minnesota
UNA DONNA PER SALVARE IL SUO CANE MORDE IL PITBULL CHE L'AVEVA AGGREDITO

Amy Rice ha preso a morsi l'animale sul naso e l'ha costretto a lasciare il suo labrador

WASHINGTON - Per salvare il suo cane la padrona non ha esitato ad affrontare il pit bull che lo aveva aggredito e non ha trovato sistema migliore che prenderlo a morsi. Amy Rice ha combattuto con il pit bull dopo che questi era saltato nel giardino di casa e aveva attaccato il suo Labrador. È accaduto a Minneapolis, in Minnesota. La donna, che ora dovrà fare l'antirabbica, ha letteralmente preso a morsi il naso del pit bull, costringendolo a mollare. E' così riuscita a salvare il suo cane dalle fauci del pit bull, che è stato successivamente messo in quarantena.

Dopo una breve ricerca ho scoperto però che era già successo! Il 4 luglio 2007, in Cina... (finisco sempre lì oggi...). E per fare un po' di cazzeggio creativo sopra ci metto anche questo pezzettino và: tratto dal blog "Penne digitali 2.0", a firma di Carlo Baldi.

Riportiamo un passo tratto dalla versione aggiornata del celebre manuale di Sergio Lepri, che mette in luce, riprendendo e ribaltando un vecchio motto del giornalismo, quanto molteplici siano gli aspetti da considerare nel valutare se un accadimento sia meritevole o meno di essere raccontato.

«È notizia l’uomo che morde il cane, mentre invece – come spesso si sente dire – non è notizia il cane che morde l’uomo? Dipende: da chi è la persona morsicata, da chi è il proprietario del cane , da dove avviene il fatto e in quale momento della giornata; dal cane se è solo o con altri cani e quanti; se la persona morsa è sola o in compagnia (e quale) o se i morsicati sono più di uno; se ci sono stati altri casi di persone morse da un cane nello stesso luogo o nella stessa giornata; se il cane è sano o sembra oppure è rabbioso; se è un bastardo o un cane di gran razza o piccolissimo o grossissimo; se il morso è dato a una mano o a un braccio oppure in qualche parte più delicata; se è un caso isolato o uno di molti casi nella stessa giornata o nella stessa zona.


Un cane qualsiasi che morde un uomo qualsiasi in un modo qualsiasi non è notizia; ma un certo cane che morde un certo uomo in un certo modo (e in un certo momento) è notizia che può andare perfino in prima pagina».


Sul Mattino di Padova - oserei - si becca pure la locandina. :)


venerdì 14 marzo 2008

Campagna per gli stagisti giornalisti.

Poi, dopo un post sugli stagisti una piccola cosa che ho trovato in rete! Troppo carina per non pubblicarla, anche perchè mi riguarda da vicino, visto che io in stage ci andrò quest'estate e dopo sarò in "libera vendita" nel mondo del lavoro... :)


Dopo lo stage, dovunque andrò... NON ABBANDONATEMI!!!!!

lunedì 11 febbraio 2008

Reporterist.com: una "eBay" per giornalisti.

Una Ebay per i giornalisti? Se può servire ad aiutare i giovani sconosciuti a farsi conoscere in un mercato sempre più chiuso e difficile, perchè no? L'idea per ora è partita in America, dove una laureata in una scuola di giornalismo ed un ex ingegnere hanno creato Reporterist.com, una vetrina online/mostra mercato di articoli e servizi digitali e non per avvicinare i due mondi di freelance e testate giornalistiche!

Sperando che arrivi presto anche in Italia, vi giro la notizia dal sito originale (che potete trovare qui):

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Hemant e Sindya Bhanoo (nella foto) hanno dato vita a questa sorta di “mostra-mercato” editoriale online, una “eBay” dove giornalisti e capi delle redazioni possono discutere e contrattare in rete. I primi presentando i loro articoli e i secondi valutandone le possibilita’ di pubblicazione

E’ Reporterist.com, una piattaforma lanciata recentemente. Lei – racconta l’ Online Journalism Review (OJR) - è laureata alla Scuola di giornalismo di Berkeley e lui e’ un ex ingegnere che lavorava ad Amazon.

In una intervista a OJR Sindya Bhanoo spiega che lei e il suo compagno hanno dato vita a Reporterist.com dopo essersi resi conto di un grosso gap che caratterizza il mercato dei freelance e sperando così di favorire la diffusione delle notizie ai lettori in maniera più puntuale e meno costosa.

“Il processo del ‘lancio’ di un articolo e della sua pubblicazione ha avuto finora dei vuoti. Con le attuali tecnologie mi sembrava che potesse essere realizzato in un modo molto più veloce e snello”, ha precisato, sottolineando anche l’ importanza di costruire un network fondato sulla fiducia.
“Abbiamo parlato con molti direttori. E loro ci hanno detto che con i tagli dei costi, c’ è molto bisogno ora di un lavoro freelance di alta qualità, ma che è difficile trovare dei freelance fidati a cui rivolgersi. Un direttore riceva qualcosa come 500 email al giorno e non ha il tempo per cercare fra di esse per individuare le cose migliori”, ha spiegato Bahnoo.

Da qui la decisione di mettere a punto Reporterist, una piattaforma dove freelance e capi delle redazioni possono entrare in collegamento.
I giornalisti scaricano sul sito il loro lavoro e indicano eventualmente per quale pubblicazione possa essere adatto, dando due settimane di tempo per esaminarlo e valutarne la pubblicazione. Oppure possono elencare diversi giornali che potrebbero avere accesso a quegli articoli entro l’ arco delle due settimane. Oppure – aggiunge Bhanoo – l’ offerta può essere fatta anche in maniera generica, mettendo i materiali “sul mercato” – un servizio che comunque non funziona ancora.


Bhanoo ci tiene a sottolineare le differenze fra Reporterist e eBay. Dal momento che i giornalisti possono fissare un prezzo base per gli articoli oppure accettare il compenso minimo fissato per I freelance, non c’ è asta.

“Non avrebbe senso avere un modello di questo tipo – aggiunge Bhanoo -, perché I giornali tendono a pagare un compenso fisso”.
C’ è comunque un modello di pagamento che è stato sviluppato ma non ancora perfezionato sul sito. Quando un giornalista vende un articolo su Reporterist, il giornale paga immediatamente. Il sito ricava il 10 per cento. In magazzino ci sono anche dei contratti elettronici che consentono ai giornalisti di aggirare i lunghi ritardi nei pagamenti causati dal lavoro amministrativo.

E tra l’ altro, secondo Bhanoo, oltre ad aiutare le persone a costruirsi una buona reputazione attraverso un network di giornalisti e redattori affidati, Reporterist permette ai freelance di realizzare un portfolio online e ai giornali di avere un quadro del lavoro passato dei giornalisti.

Il sito è stato lanciato con la collaborazione della UC-Berkeley’s Graduate School of Journalism e dal momento del lancio ha raccolto circa 60 utenti attivi. La Columbia University ha mostrato interesse introducendo questo modello fra i suoi studenti.

“Secondo la nostra visione, Reporterist potrebbe costituire la nuova generazione dei servizi di agenzia consentendo anche di selezionare le notizie e gli articoli per luogo e argomento. Vorremmo essere un servizio di informazione locale e di settore”, ha concluso Bhanoo.

martedì 29 gennaio 2008

Il giornalismo che vorrei.

Il giornalismo che vorrei? Solo un po' più serio.

Che faccia quello per cui è nato: informare, sopra di tutto. Prima di distrarre la gente dalle cose serie, rintronandola con gossip, veline scosciate e telerisse politiche alla "Studio Aperto" o "Tg4".


Basterebbe poco, solo più gente che facesse come lei... Ve la ricordate? Si chiama
Mika Brzezinski, giornalista dell'emittante americana MSNBC, e divenne famosa perchè si rifiutò di dare in diretta l'ennesima notizia di gossip su Paris Hilton: dapprima tentando di bruciare il foglio che le era stato dato, ed infine infilandolo nel tritacarte all'insistenza della redazione!





D'altra parte cosa c'era nel mondo nel giugno 2007? "Solo" la guerra in Iraq, ad esempio...

Un mito, Mika...

lunedì 28 gennaio 2008

Lezioni di marchette. (Come diceva Andreotti...)

Da Wikipedia :

"Originariamente il termine marchetta designava una sorta di francobollo (marca, appunto) che veniva applicato sul libretto di lavoro degli operai per attestare l'avvenuto pagamento dei contributi previdenziali (fino all'epoca fascista).

In senso traslato il termine venne usato per indicare un gettone che il cliente di un bordello ritirava alla cassa pagando in anticipo la prestazione, e che successivamente lasciava alla prostituta con la quale s'intratteneva, in modo tale da permetterle di riscuotere il compenso dovutole. Da qui in poi, il termine marchette è sempre stato riferito all'ambito della prostituzione.

Al giorno d'oggi, fare marchette o essere un marchettaro designa una persona dedita alla prostituzione, ed in modo specifico è riferito alla prostituzione maschile.

In ambito giornalistico, con il termine marchetta si fa riferimento ad un articolo scritto per compiacere qualcuno. Nel campo televisivo, si usa il termine marchette quando un attore/attrice o personaggio comunque noto, va in televisione a raccontare fatti (spesso intimi o comunque personali) della sua vita privata solo per denaro".

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Il resto del contenuto del post , oggi 31 gennaio 2008, viene cancellato.

Raccontava una storia, una piccola storia, il cui protagonista si è sentito offeso dai contenuti qui pubblicati. Dapprima chiedendomi di cancellare il tutto in maniera gentile, poi in altri modi che non esito a definire "minacce" nell'arco di poche ore.

Mi sono quindi trovato davanti ad una scelta: tenere fede alla promessa di mantenere libero da ingerenze questa piccola isola sul web, o accettare la richiesta di quello che continua ad essere (spero ancora) un mio amico, a prescindere dai suoi modi.

Per questa volta, ma solo per questa volta, scelgo l'amicizia, nonostante tutto. Nonostante la rabbia che mi è presa a ricevere certe cose in certi momenti, che non mi sarei aspettato, e nonostante tutti i pensieri che ne sono seguiti, e che non avrei mai pensato di fare. Posso garantire a voi tutti che non è stata una scelta facile: ma non ce ne sarà una seconda. Ora è come una corsa ad ostacoli: la prima falsa partenza è concessa a chiunque; la seconda non si perdona a nessuno.

Però, caro X, una cosa sola voglio dirtela. Esiste, nel nostro ristretto "circolo" che qualcuno chiama "casta", un diritto che dovrebbe essere sacro anche se molto spesso finisce per essere il più violato di tutti: si chiama "diritto di rettifica". Vuol dire che qualsiasi cosa io dica e scriva, anche se questo non è un giornale nè una pubblicazione vagamente simile, esiste per te il diritto di controbattere venendo rappresentato con uguale spazio e uguale visibilità. A questo diritto io sono tenuto ad obbedire, ma lo seguo e lo rispetto soprattutto perchè credo in quello che esso rappresenta: l'uguaglianza e la libertà di parola.

Alla storia che io raccontavo, che - bada bene - era possibilistica e non assoluta riguardo ad un fatto che potesse essere accaduto, tu avevi (come mi hai detto) ottimi argomenti da opporre in risposta. Ora non posso più mostrarli, giacchè mi hai privato del resto senza i quali essi non hanno più senso.

C'è uno spazio, in questo blog come in tanti altri, che si chiama "commenti", che serve proprio a quello: dare voce a chi vuole dire la sua. A volte non basta, o non è ritenuto sufficiente, e in caso di errori ho l'abitudine di riportare il commento nel post con uguale visibilità e carattere proprio per evitare questo: se cerchi nel blog è già successo, per fortuna poche volte.

Potevi approfittarne, e ribadire i tuoi concetti in un modo diverso: a mio modesto parere, più giusto. Avrei fatto così anche con te: tutto quello che avresti voluto dire sarebbe stato detto e pubblicato. In libertà.

Lo credo più giusto come modo di agire per i valori a cui apparteniamo entrambi, e che secondo me tu in questo modo hai tradito. Ora è successo per una cosa da nulla: una storia che non avrei nemmeno mai scritto se non fosse arrivata proprio da te, da una persona da cui non me l'aspettavo. Ma se fosse andata in altro modo? E su una cosa più importante?

Ho scelto di cancellare nonostante tutto il contenuto di questo post per farti riflettere proprio su questo: cosa accadrebbe, se in futuro questa situazione ti si ripresentasse davanti di nuovo, magari in altra veste e con altri attori più grandi di me?

Chiediti solo: cosa faresti?

Io lo so: mi atterei a queste parole.
  • art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione
  • art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Sai da dove vengono? "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", 1948.
  • 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
  • 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
Questa invece è la "Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali", 1955.

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni".

Questo invece è l'art. 21 della nostra Costituzione, 1948. Fa parte dei diritti e doveri dei cittadini, ma soprattutto fa di me e te quello che siamo. Prima ancora, ci guida verso quello che io e te vorremmo essere: forse in modi diversi, ma (credo) con le stesse finalità.

Io credo a queste parole, le rispetto e le divulgo perchè le sento mie. Come la libertà di scrivere di ciò che voglio, senza ledere però la libertà degli altri.

E' per questo che non ritengo di dovere fare scuse: ho fatto solo ciò che ritenevo giusto.

Se, come spero, avrai la pazienza e la volontà di leggere tutto questo e di arrivare fino a qui, spero che stavolta lascerai un commento o la tua voce, anche in forma anonima. Per dirmi ciò che pensi, raccontare le tue ragioni o fare qualsiasi cosa di altro tu voglia fare, con gli strumenti che ci sono dati. Ti garantisco che le sarà dato lo stesso spazio e la stessa visibilità di queste parole che sto scrivendo ora.

Con questo chiudo e ti saluto, con un solo monito.

Non ci sarà una seconda volta.

Tutto quello che riceverò sarà pubblicato, e tutto quello che vorrò dire sarà detto. Qui come altrove.

Odio i bavagli: non ne metto e non me ne sono mai fatti mettere. Ma stavolta l'ho fatto con un motivo, che credo importante.

Alterius non sit qui suus esse potest.

Vale.

Aggiunta delle 14:24

A seguito di discussioni avvenute preciso quanto segue: ogni cosa scritta su questo blog è frutto solamente mio, di mie impressioni e miei pensieri personali. Quello di cui si parla, qualsiasi cosa, è visto attraverso i miei occhi e il mio modo di pensare: mi ritengo pertanto l'unico responsabile di qualsiasi cosa sia qui pubblicata. Questo blog non è una testata giornalistica, nè pretende di esserlo o averne la stessa credibilità e attendibilità. Per ogni cosa di cui scrivo cerco sempre comunque di verificare nel modo migliore le fonti, che troverete sempre citate alla ricerca del massimo contradditorio e della verità oggettiva dei fatti. Ogni cosa che non passa sotto la definizione di "fatto oggettivo" ma entra in altre sfere, come quella dei commenti o delle opinioni, è tenuta tendenzialmente distinta dal resto o comunque segnalata.

Nella vecchia versione di questo post si dava il link ad un articolo pubblicato su una rivista online. La suddetta rivista non ha nulla a che fare nè è coinvolta in qualche modo in ciò che io scrivo qui, nè nei contenuti del post suddetto, e mi scuso con chiunque degli altri collaboratori della rivista possa essersi sentito in qualche modo offeso da ciò che avevo precedentemente scritto. In caso di commenti, lettere o reclami, questi saranno pubblicati con ampia visibilità sul blog.

Credo sia tutto.


mercoledì 23 gennaio 2008

Perchè mi sento fortunato.

Perchè comunque mi reputo fortunato a scrivere da dove scrivo e poter fare quello che sto facendo.


E per non dimenticare che la stampa ancora troppo spesso nel mondo viene colpita, per uccidere la libertà che essa rappresenta.

venerdì 11 gennaio 2008

Master in giornalismo: il nuovo quadro di indirizzi e gli stage. Cosa cambia e cosa (non) ci si guadagna.

Cavolo, riguardando il post pubblicato prima mi rendo conto che sembra veramente un papirone indigesto e pesantissimo da leggere... ma provateci lo stesso, se davvero la cosa vi riguarda!

Tornando a noi, eravamo arrivati all'art 16 del nuovo quadro di indirizzi: la formazione professionale ( e i sospirati stage) ! L'articolo recita così:

Art. 16
Formazione pratica nelle scuole

La formazione pratica degli allievi deve avvenire attraverso esercitazioni, raccolta di notizie e lavoro redazionale per organi di informazione editi dalle scuole. Solo in via sperimentale – al fine di verificare la preparazione e prendere contatto con il mondo del lavoro (dimenticando che di solito la gente che entra nei master o è pubblicista quasi, o poco ci manca... Io avevo già quasi un anno di lavoro dietro...) – gli allievi trascorrono periodi di formazione (stage) presso testate esterne.

In particolare, a partire dal secondo bimestre, le scuole editano contemporaneamente:

a) un periodico a stampa, almeno quindicinale, distribuito sul territorio, anche attraverso le edicole, dedicato agli approfondimenti sui temi della realtà locale, nazionale e internazionale; (Da noi per ora è mensile, con tentativi in corso di farlo diventare quindicinale che ora finalmente si spiegano...)

b) un giornale on line costantemente aggiornato sulla cronaca locale e su temi generali. E’ necessario evitare che nel quotidiano on line confluiscano gli stessi materiali prodotti per gli altri media, ognuno dei quali ha un proprio specifico linguaggio; (Il giornale online c'è, ma è un po' decaduto rispetto al resto...)

c) una rubrica radiofonica, almeno quindicinale, disponibile sul sito della scuola e possibilmente ospitata da una stazione locale, previa autorizzazione da parte del Comitato esecutivo. La realizzazione è integrata da corsi di dizione, speakeraggio e conduzione; (Nulla di nulla sul fronte radio. Zero assoluto... Abbiamo provato a costruire una web-tv che facesse anche da agenzia foto e video per i media cittadini, ma incredibilmente è stata bloccata proprio dalla scuola a cose già avviate!)

d) rubriche e servizi giornalistici televisivi, disponibili sul sito della scuola e possibilmente diffusi attraverso emittenti locali, previa autorizzazione del Comitato esecutivo.

Le scuole possono altresì editare anche un notiziario quotidiano di agenzia, realizzato dagli allievi e diffuso agli organi di stampa. (L'avremmo fatto, ma...)

Tutti gli allievi nel corso del biennio partecipano alla realizzazione delle diverse testate.


...voi come siete messi?

Ed ora gli stage, che vengono come già annunciato fortemente rivoluzionati (non necessariamente in meglio). E qui ho idea che se ne discuterà...

Art. 17
Gli stage e i doveri delle scuole

I periodi di formazione (stage) in testate esterne durano due mesi per ciascun anno. Obiettivi dei periodi di pratica guidata sono l’approccio con le realtà operative e la conoscenza dei meccanismi redazionali. All’inizio di ciascun anno di corso la scuola comunica al Comitato tecnico scientifico il periodo di svolgimento dello stage.

Gli stage non possono svolgersi nel periodo 1° luglio-31 agosto. Tale disposizione verrà sottoposta a verifica del Consiglio nazionale ogni anno a partire dall’approvazione del presente quadro di indirizzi.

Gli stage sono regolati da convenzioni, concordate di volta in volta fra la Scuola e le aziende editoriali e non possono svolgersi presso quelle aziende per le quali il ministero del Lavoro abbia dichiarato lo stato di crisi o di ristrutturazione: tale divieto permane per l’intera durata del provvedimento ministeriale. Il divieto è esteso alle società in liquidazione o in stato di crisi ai sensi della legge fallimentare.

Le convenzioni, sottoposte alla verifica del Delegato del Consiglio nazionale, devono prevedere:

- da parte dell’azienda: la disponibilità ad accogliere l’allievo come praticante giornalista; la nomina da parte del direttore della testata di un tutor, che segua il praticante; l’impegno a non utilizzare il praticante in sostituzione di redattori per qualsiasi motivo assenti o per coprire vuoti di organico; (Tutto questo voglio proprio vedere come sarà rispettato, visto che già non lo fanno ora...)

- da parte della scuola: la copertura assicurativa per ogni ipotesi di incidente; il rispetto delle norme aziendali; l’impegno degli allievi a rispettare le norme per i praticanti (quali sono?) e a non effettuare prestazioni in sostituzione dei redattori (perchè è noto che il potere contrattuale di uno stagista gli consente di usare il pugno di ferro su questo...ma andiamo....)

Le scuole e i Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale vigilano affinché sia evitata un’utilizzazione impropria degli stagisti. (voglio vedere le ispezioni dei delegati del consiglio regionale a veder cosa faccio o non faccio durante il mio stage...) A tal fine denunciano eventuali violazioni al Consiglio regionale competente affinché eserciti il potere disciplinare nei confronti del tutor e del direttore della testata.

L’omessa vigilanza da parte delle scuole sul comportamento delle testate presso le quali gli allievi effettuano gli stage comporta l’avvio della procedura di revoca secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”. (E la scuola come può controllare? Hanno proibito i gestori-sceriffi nei locali dove non si può fumare, e li inseriscono nelle redazioni? Oltretutto alla scuola, anche se venisse a conoscenza della cosa, conviene denunciare? No, perchè 1) perde tutti i futuri posti per piazzare studenti e 2) va a rischio di sanzioni lei stessa. Chi lo farà?)

Le Università convenzionate con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti accettano di non inviare studenti di altri corsi di laurea nelle redazioni giornalistiche. (E questo ci sta) In caso di violazione sarà avviata la procedura di revoca della convenzione secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”.

Ma attenzione, non è solo l'azienda o l'università a doversi preoccupare di cosa succede o no negli stage: è soprattutto il praticante, tanto che alla cosa viene dedicato proprio un articolo a parte:


Art. 18 Gli stage e i doveri degli allievi

Gli allievi, in quanto praticanti, sono tenuti al rispetto delle relative norme contrattuali (Contratto? Che contratto?) e deontologiche e non potranno in alcun caso sostituirsi a un giornalista per qualsiasi motivo assente o coprire vuoti d’organico (E qui rimando al punto sopra... Se allo stagista dicono di fare una cosa, che margini ha per dire di no? Praticamente nessuno...)

Gli allievi possono firmare o andare in voce o video soltanto eccezionalmente e comunque sotto la diretta responsabilità del direttore della testata presso la quale si svolge lo stage. (E se non possono fare nessuna di queste cose cosa faranno? Non so voi, ma io considero lo stage come una portentosa opportunità di farsi conoscere, tanto è vero che quando iniziai a lavorare alla Voce di Romagna a Ravenna e ancora non sapevo pagassero i collaboratori, l'unica cosa che chiesi fu la possibilità di firmare i miei articoli per intero. Se gli stagisti debbono restare nascosti nelle scrivanie a fare l'oscuro lavoro del desk, chi mai si accorgerà di loro in futuro? Persino all'Agr, dove pure non uscivo mai e il desk era la norma, quello che era mio veniva citato come mio! Questa mi sembra una solenne cazzata)

Durante il biennio formativo, gli allievi non potranno avere contratti di lavoro, né giornalistici né di altro genere. (Io lavoro in un ristorante per pagarmi l'affitto: questo come rientra nel quadro? Se me lo tolgono sono per strada...) Le eventuali collaborazioni giornalistiche dovranno essere autorizzate dal direttore della testata e saranno svolte fuori dall’orario e dai locali della scuola. (praticamente impossibile...)

Al termine di ogni stage, ciascun allievo redige una relazione dettagliata sull’attività svolta all’interno delle testate ospitanti. La scuola trasmette le relazioni al Consiglio regionale competente e al Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In assenza di tali relazioni, il direttore delle testate non potrà rilasciare il certificato di compiuta pratica. (In assenza di relazioni non ottimali, mi sa che il ritorno al posto di lavoro lì però te lo sogni...)

In più, vista l'assenza di corsi in materia, per le università si apre un nuovo canale di insegnamento e di raccolta fondi: i famosi corsi di aggiornamento professionale, per pubblicisti e professionisti!

Art. 19
Qualificazione e aggiornamento professionale

Le Università e gli Ordini regionali territorialmente competenti, di intesa con il Comitato esecutivo e con il Comitato tecnico scientifico del Consiglio nazionale, nell’ambito delle attività della Scuola possono organizzare corsi di qualificazione e aggiornamento professionale per giornalisti professionisti e pubblicisti. (E questi invece chi li tiene e come vengono regolamentati?)

A tal fine possono sottoscrivere convenzioni, con i soggetti di cui al precedente comma nelle scuole riconosciute, finalizzate a realizzare percorsi formativi.

I percorsi formativi possono anche non coincidere con il biennio di praticantato convenzionato con il Consiglio nazionale. Se il percorso formativo coincide anche in parte con il biennio di praticantato riconosciuto dal Consiglio nazionale, la frequenza degli allievi giornalisti professionisti o pubblicisti è limitata al ciclo di lezioni teoriche, previa autorizzazione della direzione della Scuola

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Lasciando stare i vari articoli sulle prove di ammissione, che restano sostanzialmente uguali, e sulle domande di riconoscimento, direi che questo è tutto.

In conclusione, secondo me questa "rivoluzione annunciata" è destinata ad essere una bolla di sapone. Il mercato dei master e dei corsi non si riduce ma anzi aumenta, in un panorama già più che saturo. Certo, è richiesta più professionalità per quanto riguarda le materie e le lezioni, ma resta da vedere come questa verrà poi effettivamente applicata.

Per gli stage, direi che tutto sommato i praticanti giornalisti più che guadagnare dalle nuove norme ci perdono nettamente. Lo stage fa perdere agli studenti praticamente tutta la possibile "pubblicità" ottenibile su sè stessi (pensando ad un impiego futuro) senza nulla dare loro in cambio. La proibizione degli stage nel periodo estivo tutela dall'uso non corretto degli stagisti nelle redazioni durante i due mesi di luglio e agosto, ma trasferisce solamente il problema negli altri dieci. Oltretutto, in una redazione piena, i compiti rimasti per gli stagisti si riducono considerevolmente, e così la sua possibilità di accedere alle professione vera.

Non viene affrontato il nodo importante della retribuzione degli stage, in cui secondo me l'Ordine avrebbe dovuto mettere naso, che restano così poco di più di una fucina di braccia da desk a poco o nullo prezzo. C'è una forte corrente che dice che lo stage vada considerato alla stregua di un corso di formazione, quindi da non retribuire affatto (Semmai sarebbe lo stagista a dover ringraziare per il fatto che gli venga insegnato qualcosa!). Ma si dimentica che molto spesso lo stage non è il primo ingresso nella professione, ma soltanto l'ennesimo (secondo, terzo, quarto o oltre che sia) per una larga fetta dei provenienti da master e corsi universitari (mi baso sui dati del mio e sui racconti di chi conosco che ne frequenta altri), in realtà necessitanti solo del tempo per inserirsi nelle routine di lavoro per diventare perfettamente produttivi.

Secondo me, e con questo per oggi chiudo, quello che serve per cambiare il mondo del giornalismo (o almeno l'entrata) è ben altro.

...secondo voi?