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giovedì 23 aprile 2009

Avete la stoffa per fare i giornalisti? Scopritelo qui!

Avete la stoffa per fare i giornalisti? Provate questo piccolo gioco sul web! L'articolo é preso dal Corriere della Sera.it.

BE A REPORTER, IL GIORNALISTA VIRTUALE

Giocare a fare il giornalista per imparare le regole del mestiere. Be a Reporter è un web game lanciato da NewsU.org, il centro di formazione online sul giornalismo del Poynter Institute for Media Studies. Il protagonista è un redattore di un giornale locale assoldato dalla sua caporedattrice per fare luce su alcuni casi d'intossicazione alimentare verificatisi tra gli studenti della scuola elementare cittadina.

In redazione è arrivata una soffiata: a mandare i bambini in ospedale sarebbe stata una partita di formaggio avariato servita alla mensa dell'istituto. “Ma noi non possiamo mettere in pagina un pezzo su una semplice voce” dice la caporedattrice al suo giornalista. “Cerca di saperne di più, verifica se il rumor corrisponde al vero e trova delle conferme”.

Così il reporter, armato solo del suo computer palmare, comincia a battere i marciapiedi di Medina, la città virtuale dove è ambientato il gioco, alla ricerca di qualcuno che possa saperne di più. Il tutto con tempi di consegna del pezzo strettissimi.

Muovendosi sulla mappa della città, il giornalista si reca all'ospedale, poi fa tappa alla scuola elementare e al caseificio locale, dove qualche mese prima era scoppiato un incendio. In ogni posto dove si reca parla con qualcuno, fa dalle domande, prende appunti e ricostruisce quanto accaduto.

Il gioco dura in tutto più o meno un quarto d'ora. Il pezzo può essere inviato in qualsiasi momento, ma a seconda della quantità e della rilevanza delle informazioni raccolte avrà un titolo più o meno significativo, e un maggiore o minore spazio all'interno del quotidiano. E ovviamente la reazione del caporedattrice sarà diversa. Se l'articolo non riesce a fare chiarezza sul caso e non porta nessuna novità, la stroncatura è assicurata. Se invece riesce a spiegare cosa è davvero successo finisce in prima pagina. Un modo diverso per capire come funziona una redazione e come si costruisce un vero scoop.

giovedì 22 maggio 2008

Citizen News: il giornalismo sbarca su Youtube.

Dal sito di Corriere.it.
A dire il vero me lo aspettavo: non era un "se", ma un "quando sarebbe successo"... Il giornalismo su Youtube si può fare eccome, ma non è una novità: noi stessi come giornalisti del master ci siamo da un anno...

Le news non saranno retribuite ma gli aspiranti giornalisti avranno il loro spazio

YOUTUBE SI APRE AL GIORNALISMO

Nasce il nuovo canale di Citizen News gestito direttamente dalla piattaforma di condivisione video

«Ciao, il mio nome è Olivia e sono la news manager di YouTube. Citizen News è il canale dove daremo risalto ad alcuni dei miglior contributi giornalistici apparsi su YouTube». Si chiamerà Citizen News infatti il canale YouTube dedicato alle news amatoriali e si plasmerà sui contenuti che gli utenti si offriranno di condividere. Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, se non quello che spiega Olivia Ma, news manager di YouTube, in un post in cui, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri dei meno esperti nel generare contenuti.

LE NEWS DI YOUTUBE – Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

TIPO DI CONTENUTI – Il videoclip di presentazione spiega che YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offre un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

ALTRE ESPERIENZE – Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times: ciascuno a modo proprio e con varie sfumature di controllo. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggior successo. Il giornalismo partecipativo è già iniziato su YouTube, ma il progetto è ancora in divenire ed è in fase embrionale. Per il momento conviene tenerlo d’occhio, in attesa che si arricchisca e che diventi un altro luogo in cui sfuggire ai filtri editoriali dei grandi giornali e condividere pensieri, emozioni e storie di vita.

Emanuela Di Pasqua

Qui sotto il video di presentazione di Citizen News, in attesa di vedere come finirà...





lunedì 11 febbraio 2008

Reporterist.com: una "eBay" per giornalisti.

Una Ebay per i giornalisti? Se può servire ad aiutare i giovani sconosciuti a farsi conoscere in un mercato sempre più chiuso e difficile, perchè no? L'idea per ora è partita in America, dove una laureata in una scuola di giornalismo ed un ex ingegnere hanno creato Reporterist.com, una vetrina online/mostra mercato di articoli e servizi digitali e non per avvicinare i due mondi di freelance e testate giornalistiche!

Sperando che arrivi presto anche in Italia, vi giro la notizia dal sito originale (che potete trovare qui):

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Hemant e Sindya Bhanoo (nella foto) hanno dato vita a questa sorta di “mostra-mercato” editoriale online, una “eBay” dove giornalisti e capi delle redazioni possono discutere e contrattare in rete. I primi presentando i loro articoli e i secondi valutandone le possibilita’ di pubblicazione

E’ Reporterist.com, una piattaforma lanciata recentemente. Lei – racconta l’ Online Journalism Review (OJR) - è laureata alla Scuola di giornalismo di Berkeley e lui e’ un ex ingegnere che lavorava ad Amazon.

In una intervista a OJR Sindya Bhanoo spiega che lei e il suo compagno hanno dato vita a Reporterist.com dopo essersi resi conto di un grosso gap che caratterizza il mercato dei freelance e sperando così di favorire la diffusione delle notizie ai lettori in maniera più puntuale e meno costosa.

“Il processo del ‘lancio’ di un articolo e della sua pubblicazione ha avuto finora dei vuoti. Con le attuali tecnologie mi sembrava che potesse essere realizzato in un modo molto più veloce e snello”, ha precisato, sottolineando anche l’ importanza di costruire un network fondato sulla fiducia.
“Abbiamo parlato con molti direttori. E loro ci hanno detto che con i tagli dei costi, c’ è molto bisogno ora di un lavoro freelance di alta qualità, ma che è difficile trovare dei freelance fidati a cui rivolgersi. Un direttore riceva qualcosa come 500 email al giorno e non ha il tempo per cercare fra di esse per individuare le cose migliori”, ha spiegato Bahnoo.

Da qui la decisione di mettere a punto Reporterist, una piattaforma dove freelance e capi delle redazioni possono entrare in collegamento.
I giornalisti scaricano sul sito il loro lavoro e indicano eventualmente per quale pubblicazione possa essere adatto, dando due settimane di tempo per esaminarlo e valutarne la pubblicazione. Oppure possono elencare diversi giornali che potrebbero avere accesso a quegli articoli entro l’ arco delle due settimane. Oppure – aggiunge Bhanoo – l’ offerta può essere fatta anche in maniera generica, mettendo i materiali “sul mercato” – un servizio che comunque non funziona ancora.


Bhanoo ci tiene a sottolineare le differenze fra Reporterist e eBay. Dal momento che i giornalisti possono fissare un prezzo base per gli articoli oppure accettare il compenso minimo fissato per I freelance, non c’ è asta.

“Non avrebbe senso avere un modello di questo tipo – aggiunge Bhanoo -, perché I giornali tendono a pagare un compenso fisso”.
C’ è comunque un modello di pagamento che è stato sviluppato ma non ancora perfezionato sul sito. Quando un giornalista vende un articolo su Reporterist, il giornale paga immediatamente. Il sito ricava il 10 per cento. In magazzino ci sono anche dei contratti elettronici che consentono ai giornalisti di aggirare i lunghi ritardi nei pagamenti causati dal lavoro amministrativo.

E tra l’ altro, secondo Bhanoo, oltre ad aiutare le persone a costruirsi una buona reputazione attraverso un network di giornalisti e redattori affidati, Reporterist permette ai freelance di realizzare un portfolio online e ai giornali di avere un quadro del lavoro passato dei giornalisti.

Il sito è stato lanciato con la collaborazione della UC-Berkeley’s Graduate School of Journalism e dal momento del lancio ha raccolto circa 60 utenti attivi. La Columbia University ha mostrato interesse introducendo questo modello fra i suoi studenti.

“Secondo la nostra visione, Reporterist potrebbe costituire la nuova generazione dei servizi di agenzia consentendo anche di selezionare le notizie e gli articoli per luogo e argomento. Vorremmo essere un servizio di informazione locale e di settore”, ha concluso Bhanoo.

mercoledì 23 gennaio 2008

Perchè mi sento fortunato.

Perchè comunque mi reputo fortunato a scrivere da dove scrivo e poter fare quello che sto facendo.


E per non dimenticare che la stampa ancora troppo spesso nel mondo viene colpita, per uccidere la libertà che essa rappresenta.