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giovedì 11 giugno 2009

Dal 2007 al 2009, il progetto del ddl contro le intercettazioni ora (quasi) realizzato

Era il 21 Aprile 2007.

Con 447 voti a favore e 7 astenuti il Ddl Mastella sulle intercettazioni ha avuto martedì il via libera della Camera. A farne le spese saranno soprattutto i giornalisti, poiché tale legge prevede il divieto di pubblicare intercettazioni e atti di indagine fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche se non coperte da segreto istruttorio. Qualora il processo prenda avvio gli atti non potranno essere pubblicati se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello. Coloro che infrangeranno il divieto incorreranno in pesanti sanzioni: arresto fino a 30 giorni oppure ammenda da 10 mila a 100 mila euro. Verrà inoltre ampliato il potere di controllo della Corte dei Conti, che dovrà vagliare le spese delle Procure relative alle intercettazioni.

Che cosa cambia quindi? I rischi derivanti da questa legge sono stati ottimamente evidenziati da Marco Travaglio in un articolo comparso giovedì su L’Unità e da cui riprendo due stralci significativi:“… Nessuno si lasci ingannare dall’uso furbetto delle parole: non è una legge “in difesa della privacy” (che esiste da 15 anni) nè contro “la gogna delle intercettazioni”. Questa è una legge che, se passerà pure al Senato, impedirà ai giornalisti di raccontare - e ai cittadini di conoscere - le indagini della magistratura e in certi casi persino i processi di primo e secondo grado. Non è una legge contro i giornalisti. È una legge contro i cittadini ansiosi di essere informati sugli scandali del potere, ma anche sul vicino di casa sospettato di pedofilia. Vediamo perché.

Oggi gli atti d’indagine sono coperti dal segreto investigativo finché diventano “conoscibili dall’indagato”. Da allora non sono più segreti e se ne può parlare. Per chi li pubblica integralmente, c’è un blando divieto di pubblicazione, la cui violazione è sanzionata con una multa da 51 a 258 euro, talmente lieve da essere sopportabile quando le carte investono il diritto-dovere di cronaca. Dunque i verbali d’interrogatorio, le ordinanze di custodia, i verbali di perquisizione e sequestro, che per definizione vengono consegnati all’indagato e al difensore, non sono segreti e si possono raccontare e, di fatto, citare testualmente (alla peggio si paga la mini-multa). È per questo che, ai tempi di Mani Pulite, gli italiani han potuto sapere in tempo reale i nomi dei politici e degli imprenditori indagati, e di cosa erano accusati. È per questo che, di recente, abbiamo potuto conoscere subito molti particolari di Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, dei crac Cirio e Parmalat, degli spionaggi di Telecom e Sismi. Fosse stata già in vigore la legge Mastella, Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole, Pollari e Pompa a spiare a destra e manca. Per la semplice ragione che, al momento, costoro non sono stati arrestati né processati: dunque non sapremmo ancora nulla delle accuse a loro carico. Lo stesso vale per i sospetti serial killer e pedofili, che potrebbero agire indisturbati senza che i vicini di casa sappiano di cosa sono sospettati.”

“…E i dibattimenti? Almeno quelli sono pubblici, ma fino a un certo punto: “non possono essere pubblicati gli atti del fascicolo del pm, se non dopo la pronuncia della sentenza d’appello”. Le accuse raccolte (esempio, nei processi Tanzi, Wanna Marchi, Cuffaro, Cogne, Berlusconi etc.) si potranno conoscere dopo una decina d’anni da quando sono state raccolte: alla fine dell’appello. Non è meraviglioso?”

E si é arrivati al 10 giugno 2009, data in cui la Camera ha approvato con la fiducia proprio quel maledetto decreto. Due anni, per non cambiare niente. Oggi alle 15 il voto definitivo al Senato, ma ormai dispero.

Complimenti a tutti.

A proposito di Mastella: ma i simpatizzanti del PDL che intasavano il sito del partito di proteste alla notizia della possibile ricandidatura del Clemente alle europee (ricordate? Leggete qui...) oggi che é stato non solo candidato ma addirittura eletto dove sono finiti?!? Mi piacerebbe che qualcuno avesse davvero mantenuto la promessa di non votare il partito che lo candidava... Se ci siete, battete un colpo!

mercoledì 12 marzo 2008

Milioni di euro per i "reinserimenti sociali" dei parlamentari

Questo lo dovete assolutamente leggere.
Da "Libero" di oggi, l'articolo che - se fossimo in un paese decente - scatenerebbe una rivoluzione. Invece, tutto quello che resta da chiederci qui è: perchè nessun altro lo ha detto?!?

Leggete e indignatevi...

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A MASTELLA 300 MILA EURO

• da Libero del 12 marzo 2008, pag. 1

di Francesco Ruggeri

Lo chiamano assegno di reinserimento nella vita sociale, o anche assegno di solidarietà di fine mandato. E a pagarlo e lo Stato, attraverso le nostre imposte. A prima vista niente di strano, se a beneficiarne fosse un gruppo di: disadattati o ex tossici appena: dimessi da una comunità di recupero. Ma in questo caso a godere dell’assistenza pubblica sono i super privilegiati parlamentari della Casta. O meglio tutti quelli che non sono stati (o non si sono) ricandidati, o che pur ricandidandosi alle prossime elezioni non verranno rieletti.


A loro - nonostante il reddito extra parlamentare, da quando mettono piede nell’emiciclo, cresca del 51% - spetterà una somma pari all’80% dello stipendio mensile lordo da deputato o senatore, moltiplicata per gli anni consecutivi passati in Parlamento. A decorrere dall’inizio del primo mandato. Ossia 9.362 euro per ogni anno tra gli scranni di Montecitorio e 9.604 per Palazzo Madama (ottenuti cumulando il 6,7% di ciascuna delle 12 indennità mensili). Dunque per due soli anni di servizio, ai parlamentari "trombati" che han debuttato sotto l’attuale governo, verrà corrisposta un’indennità da 18.725 o 19.209 curo. Tuttavia molti di coloro che non torneranno in Parlamento vi sedevano da numerose legislature, e dunque l’aiutino per "reinserirsi" somiglia qui a un temo al lotto. Ad esempio su uno come Mastella, che lasciasse la Camera dopo 32 anni filati, pioverebbero 300.000 euro. Inutile dire che questo ennesimo sperpero farà schizzare il budget dei palazzi del potere. Alla voce assegno di fine mandato, nel bilancio 2008 il collegio dei questori ha preventivato 8.5 milioni di spese straordinarie solo per il Senato. E il totale delle Camere sfiorerà i 25-30 milioni, considerato il forte ricambio generazionale nelle candidature, per effetto di quote rosa, tetto dei due mandati, stop agli indagati e fine delle grandi alleanze. Vanificando l’auspicato contenimento dei costi della politica.


Gli estremi per gridare allo scandalo ci sono tutti. Vedere i politici usufruire dell’assistenza sociale per reintegrarsi nella società civile una volta lasciata Roma è a dir poco una beffa. Che si rinnova a ogni tornata elettorale, perché la buonauscita non è una tantum. Prendete Veltroni. Nel 2001, dopo 14 anni, scelse di non ricandidarsi alla Camera. Lo attendeva la poltrona da sindaco della Capitale, non il marciapiede. E nel frattempo era divenuto parlamentare europeo. Eppure l’ufficio competenze di Montecitorio calcolò che per rendergli meno traumatico l’insediamento in Campidoglio gli sarebbero spettati 234 milioni di lire. Pur sempre una mancia, paragonati ai 439 milioni del record di Forlani. Ma niente paura, ancora pochi giorni e l’assegno del segretario Pd ricomincerà a lievitare per altri 5 anni. Al pari di quello di De Mita, che durante un raro Aventino ritirò i primi 378 milioni di lire. Mentre a passare alla cassa saranno ora i nuovi esclusi dal seggio, per scelta o necessità: Prodi, Diliberto, Biondi, Del Pennino, Caldarola, D’Elia, Mele ecc. Una marea umana, visto che il solo Pd non ricandiderà più 134 eletti con l’Ulivo.


Forse agli albori della Repubblica una simile misura di sostegno avrebbe avuto ancora un senso. Per consentire di buttarsi nell’agone elettorale ai meno abbienti. Allora però, i nostri rappresentanti percepivano compensi irrisori rispetto agli odierni 16.000 euro mensili spese incluse. Senza contare benefit, diarie, sconti, rimborsi e vitalizi, aggiuntisi nel tempo. Tanto da rendere il mestiere del parlamèntare un’alternativa al nababbo. Inoltre in Italia la legge non vieta a onorevoli e senatori di svolgere attività esterne dopo l’elezione. Né esiste un tetto sui redditi da esse ricavati (in Usa è di 13.000 euro annui). Accade così che il reddito medio extra parlamentare ammonti a 61.000 euro, e il 16% degli onorevoli guadagni da fonti esterne più di 100.000 euro l’anno, il 6% più di 200.000, e l’ l % più di 1 milione. Fra i due poli il 64.5% di chi viene eletto è composto da avvocati, imprenditori e professionisti. I quali conservano un reddito medio esterno di 113.500 euro, 106.600 e più di 100.000 a testa. Anzi, proprio grazie all’ingresso in Parlamento (e alle laute occasioni che ne derivano) il reddito extra nel primo anno sale in media per tutti del 51%, autonomi o statali che siano: + 73% per gli avvocati, +80 per i professionisti, +102 per gli imprenditori, + 127 peri magistrati. Perfino dopo 6 anni consecutivi di mandato, il reddito complessivo si mantiene più alto dell’originario: del 60% per gli imprenditori, del27 e 22 per avvocati e professionisti. Le cifre le hanno estrapolate dai dati delle legislature XIII e XIV gli economisti Gagliarducci, Nannicini e Naticchioni. Calcolando che all’aumentare delle entrate extra corrisponde un maggior assenteismo in aula.


Il fatto poi che da orfani della politica si finisca dritti al collocamento, è tesi ardua da dimostrare. Ma quando mai: in Italia un posticino in un consiglio d’amministrazione, ente o consorzio, non si rifiuta a nessuno. Tra colleghi della stessa Casta negarsi una mano non sarebbe etico. Sarà anche per questo che l’ufficio di presidenza delle Camere, in vista del voto di aprile, avrebbe (condizionale d’obbligo) valutato un’interpretazione elastica della regola dei 2 anni e 6 mesi di mandato, così da trasformare pure l’assegno di reinserimento in triennale. Lo ha ipotizzato il vicepresidente del senato Calderoli, non un passante. Facendo crescere irrefrenabile la nostalgia per lo Statuto Albertino. Che al mitico art. 50 recitava: «Le funzioni di senatore o deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità». Bei tempi.


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...e bella schifezza...



giovedì 14 febbraio 2008

Il nuovo inno del PDL di Silvio: a Sanremo, a Sanremo!!!

Non ci posso credere... Questo supera ogni immaginazione...

Un solo grido, una sola voce: A SANREMO, A SANREMO!!!!!!

Dal sito di Repubblica di oggi:



''Menomale che Silvio c'è''. E' il brano di Andrea Vantini che potrebbe accompagnare Silvio Berlusconi in questa campagna elettorale

Sarebbe stato lo stesso leader azzurro a presentarlo ad una cinquantina di giovani militanti azzurri che, al termine di 'Porta a porta' di martedì scorso, lo attendevano sotto palazzo Grazioli.

Accolto dalle loro bandiere, dopo averli salutati, Berlusconi li ha fatti accomodare nel cosiddetto 'parlamentino' di Forza Italia, una sala al piano terra del palazzo. Ed ha fatto ascoltare loro questo motivo che racconta la storia di una persona qualunque, che lavora, che certamente non ha potere né privilegi, ma che si sente tutelato dalla presenza in politica di Silvio Berlusconi".

Il sito originale dell'iniziativa lo trovate qui...

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Ma...vi ricorda niente?

E' quasi meglio di "Udeur Verrà", l'inno non ufficiale dell'Udeur di Clemente Mastella che divenne il tormentone dello scorso anno! Per chi non lo avesse mai potuto ascoltare riporto qui sotto il video di Youtube in versione integrale, ed un simpatico estratto che gira in rete...

(Per la cronaca: il tizio non so chi sia... :)




"Super Mastella"



Puro trash gente, puro trash...

Update: è uscita la versione integrale, con annesso video...




lunedì 11 febbraio 2008

Contrappunti di campagna elettorale.

Dal tg3 di sabato 9 febbraio, ore 19: "Berlusconi ricomincia ancora da S. Babila, dove già lo scorso 2 dicembre presentò la sua nuova formazione del "Popolo delle Libertà".
Al suo discorso piovono gli applausi tra il pubblico, e qualcuno al discorso del leader urla "Silvio, però Mastella no!!!". Lui imperturbabile risponde: "Ricordatevi che a Mastella dobbiamo riconoscenza, perchè ha fatto cadere il governo Prodi...".


Nel frattempo, per contrappunto, ieri Veltroni parla a Spello e in nessuno dei tg che ho visto nessuno si è sognato di inquadrare il pubblico, o tantomeno di farlo sentire in audio. Il motivo? Nell'unico tg che ha avuto il coraggio di inquadrare la platea, si vedeva che erano a stento un centinaio di persone...

Benvenuti in campagna elettorale...

lunedì 28 gennaio 2008

Piccole considerazioni sulla caduta del governo.

La prima cosa che mi è venuta in mente quando è caduto il governo?

"Cambiare tutto per non cambiare niente".

Quelli che hanno causato la crisi sono ancora lì. Politici il cui nome non ho scelto io siedono nei banchi dell'istituzione che mi rappresenta. L'ex "guardasigilli" Mastella siede ancora lì. L'onorevole sputazzatore Barbato siede ancora lì. Il guitto che ha tirato fuori la bottiglia di spumante dal banco mentre l'Italia affondava senza governo (buono o cattivo che fosse) è ancora lì. Gli uomini che vogliono correre a votare con una legge definita dai suoi creatori "porcata" per non dare parola agli italiani in quel referendum che tutti temono sono ancora lì, e urlano forte. Politici corrotti che pensano prima alla poltrona e poi a me che non li ho votati sono ancora lì. Gente di 70 anni, coi capelli bianchi o senza, che pretende di parlare dei giovani e del loro futuro che non vedranno mai è ancora lì. Al Senato si può essere eletti a 40 anni: guardate la foto a fianco: vedete quarantenni?

Oggi ho trovato una bella frase presa da una canzone dei Depeche Mode che vi voglio girare:
  • You can't change the world | But you can change the facts | And when you change the facts | You change points of view | If you change points of view | You may change a vote | And when you change a vote | You may change the world. (da New Dress)
  • Non puoi cambiare il mondo | Ma puoi cambiare i fatti | E quando cambi i fatti | Cambi i punti di vista | E se cambi i punti di vista | Puoi cambiare un voto | E quando cambi un voto | Puoi cambiare il mondo


Una volta un professore, a Scienze della Comunicazione a Bologna, ha detto durante una lezione che un po' la democrazia com'è adesso è viziata da un grosso difetto di fondo: è prigioniera di sè stessa.
L'elettore - diceva - ha potere solo per un minuto ogni 5 anni: quando viene chiamato a votare. Dopo aver votato perde ogni forma di controllo diretto su ciò che farà la gente che esso ha delegato a rappresentarla, e potrà solo aspettare il prossimo voto per poter dire di nuovo la sua, non potendo agire in nessun modo su ciò che avverrà nel mezzo. La voce degli italiani - gli hanno opposto - ha però più modi per farsi sentire: ci sono i referendum ad esempio. Ora: guardate i referendum scorsi, gli esiti dei voti e cosa ne è seguito: nulla. Fecondazione, sperimentazione embrionale, finanziamento pubblico ai partiti: nulla (se volete saperne di più leggete sempre qui al capitolo " La neutralizzazione del referendum").

Tra un po' probabilmente si tornerà a votare. Informatevi, leggete, ascoltate tutto quello che vi gira intorno. Parlate delle cose, comprate giornali, disintossicatevi dalla tv dei salotti e delle risse incocludenti fatte solo per avere visibilità e concentratevi sui fatti e sulle parole, ma quelle che servono davvero. Fatevi un'opinione e siate sempre disponibili a modificarla in un confronto, senza ritenervi mai superiori a nessuno: chiunque può insegnarci qualcosa.

E siate pronti per quando vi chiameranno a parlare.

Avrete solo un minuto, ma forse, per una maledetta volta, servirà per cambiare qualcosa davvero.

lunedì 26 novembre 2007

Mastella contro "Il capo dei capi". Vorrebbe forse esserlo lui?

Mastella contro "Il capo dei capi".

L'arciministro della Giustizia (e in pectore "delle televisioni") Clemente Mastella ha lanciato un severo monito alla fiction tv trasmessa sulle reti Mediaset che racconta la vita del celeberrimo capo mafioso Totò Riina.
«Andrebbe sospesa - ha detto il Guardasigilli a Gela dove ha incontrato i vertici della Magistratura - Manca quell'aspetto educativo che rimanda ai valori di una società sana». Per chiarire ha poi aggiunto: «Il capo dei capi è un farabutto. Non credo si possa battere la mafia se non crescono i valori nella società. Quando si inneggia a un camorrista, a un mafioso, questo mi spaventa» ha detto il Clemente nazionale. Dicendo poi, per ripararsi dalle polemiche: «Io ho fatto da postino rispetto ad una richiesta che veniva dal presidente della Corte d’Appello di Messina. L’ho girato al direttore generale della Rai, al presidente della commissione di Vigilanza e il direttore generale ha preso le sue buone misure».

Il ministro, racconta il Corriere.it, non è nuovo a simili iniziative: già 3 giorni fa la Rai rimandò a data da destinarsi la fiction "La vita rubata", basata sulla storia di Graziella Campagna, una stiratrice di 17 anni uccisa nel 1985 a Villafranca Tirrena, paesino in provincia di Messina. La direzione generale si trovò anche allora davanti ad una "richiesta" del presidente della Corte di Appello di Messina, presentata ancora attraverso il Ministro della Giustizia, che segnalò come la messa in onda della fiction sull'assassinio di Graziella Campagna «avrebbe potuto turbare la serenità dei giudici della Corte d'Assise di Appello che dal 13 dicembre si riuniranno in udienza proprio per il processo che riguarda l'assassinio di Graziella Campagna». Riporto sotto il passo del Corriere che riassume la storia:

LA VICENDA - La fiction narra la vicenda di Graziella Campagna, 17 anni, che lavorava come stiratrice in una lavanderia di Villafranca Tirrena, paesino in provincia di Messina. Due boss mafiosi latitanti di Palermo dimenticano un'agendina nella tasca di una giacca lasciata in lavanderia. Graziella scopre che l'uomo che tutti in paese conoscono come l'ingegnere Cannata altro non era che il boss Gerlando Alberti junior, nipote dell'omonimo boss di Palermo. Il mafioso, per paura di essere scoperto, come emergerà dal processo, decide di eliminare la ragazza.
La sera del 12 dicembre 1985 Graziella non torna a casa. Qualche giorno dopo il suo cadavere viene trovato a pochi chilometri di distanza dal paese, crivellato di colpi. Sul delitto nessuno sembrava voler indagare. Eccetto il fratello Pietro, carabiniere. Un'indagine, durata 20 anni, fra inchieste stoppate e procedimenti giudiziari annullati. Il processo prende il via e si conclude nel dicembre 2004 con la condanna all'ergastolo di Alberti e del suo complice Giovanni Sutera.
Ma il nipote del boss palermitano dopo un anno e mezzo torna in libertà perché i giudici della Corte d'assise non depositano entro i termini stabiliti le motivazioni della sentenza di condanna e quindi viene annullata per decorrenza dei termini la custodia cautelare. Alberti, infatti, rimasto in cella per altri reati, ha lasciato il carcere perché avendo già scontato una condanna per traffico di droga e potendo
beneficiare dell'indulto per gli altri reati di cui è stato ritenuto colpevole torna un uomo libero. La vicenda suscita scalpore e il ministro Mastella nel settembre 2006 invia gli ispettori, che dopo alcuni mesi archiviano il caso sul magistrato che era stato accusato di avere ritardato il deposito delle motivazioni della sentenza.

Ora: mi sono perso qualcosa?

Da quand'è che il ministro Mastella fa le veci delle Poste? E da quando è così puro di cuore da potersi permettere di dire cosa sia giusto fare o non fare riguardo alla mafia/criminalità? Forse mi sbaglio io, ma non stiamo parlando dello stesso Clemente Mastella che fece togliere l'inchiesta Why Not sui finanziamenti illeciti in cui era finito lui stesso indagato al legittimo pm che se ne occupava, Luigi De Magistris? Quello che si fa eleggere ogni volta campando come un baronetto medievale sulle regalie date a mani basse ad un intero paese, come documentarono i servizi delle Iene? Quello amico del mafioso Francesco Campanella, di cui fu anche testimone di nozze? Quello che fu coinvolto nel fallimento nel 2004 del Napoli Calcio, società di cui a parer suo non ha mai partecipato alla gestione pur essendone dalle carte vicepresidente? Quello il cui giornale di partito, "Il Campanile", secondo una recente indagine dell'Espresso si è mangiato nel solo 2005 un milione e trecentomila euro di finanziamenti pubblici (di cui viaggi e trasferte della famiglia Mastella: 98.000 euro, liberalità e spese di rappresentanza: 141.000 euro, liberalità: 22.000, pacchi dolciumi e torroni: 17.000) ? Quello il cui blog censura i commenti negativi perchè sennò fanno cattiva impressione?

«Quando si inneggia a un camorrista, a un mafioso, questo mi spaventa», dice il ministro. Ma come fai allora quando la gente di Ceppaloni ti viene a trovare a casa coi cesti di doni ogni domenica e inneggia a te in ogni singolo bar, Clemente?!?!?

mercoledì 24 ottobre 2007

Lettera di Salvatore Borsellino


Dal blog di Beppe Grillo: lettera di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia a Palermo insieme a 5 agenti della sua scorta nella strage di via D'Amelio il 19 luglio 1992.

"La notizia dell'avocazione da parte della Procura Generale dell'inchiesta Why Not al Procuratore De Magistris e' di quelle che lascia senza fiato.
Solo un'altra volta nella mia vita mi ero trovato in questo stato d'animo.

Era il 19 Luglio del 1992 e avevo appena sentito al telegiornale la notizia dell'attentato il cui scopo non era altri che quello di impedire ad un Giudice che, nelle sue indagini, era arrivato troppo vicino all'origine del cancro che corrode la vita dello Stato Italiano, di procedere sulla sua strrada.

Morto
Paolo Borsellino l'ignobile patto avviato tra lo Stato Italiano e la criminalita' mafiosa aveva potuto seguire il suo corso ed oggi vediamo le conseguenze del degrado morale a cui questo scellerato patto ha portato.

Ieri era stato necessario uccidere uno dopo l'altro due giudici che, da soli, combattevano una lotta che lo Stato Italiano non solo si e' sempre rifiutato di combattere ma che ha spesso combattuto dalla parte di quello che avrebbe dovuto essere il nemico da estirpare e spesso ne ha armato direttamente la mano.

Oggi non serve piu' neanche
il tritolo, oggi basta, alla luce del sole, avocare un'indagine nella quale uno dei pochi giudici coraggiosi rimasti stava per arrivare al livello degli "intoccabili", perche' tutto continui a procedere come stabilito.

Perche' questa casta ormai completamente avulsa dal paese reale e dalla gente onesta che ancora esiste, anche se purtroppo
colpevole di un silenzio che ormai si confonde con l'indifferenza se non con la connivenza, possa continuare a governare indegnamente il nostro paese e a coltivare i propri esclusivi interessi in uno Stato che considera ormai di propria esclusiva proprietà.

Oggi basta che un
ministro indegno come il signor Mastella ricatti un imbelle capo del governo, forse coinvolto negli stessi suoi luridi traffici, minacciando una crisi di governo, perche' tutta una classe politica faccia quadrato intono al suo degno rappresentante e si esercitino in conseguenza chissa' quale tipo di pressioni sui vertici molli della magistratura per ottenere l'avocazione di un'indagine e quindi l'inoffensivita' di un giudice sensa neanche bisogno del tritolo come era stato necessario per Paolo Borsellino.

Siamo giunti alla fine della Repubblica Italiana e dello Stato di Diritto.

In un paese civile il ministro Mastella non avrebbe potuto chiedere il trasferimento del Dr. De Magistris titolare dell'inchiesta in cui e' indagato il suo stesso capo di governo e lo stesso ministro.

Se la decisione del Procuratore Generale non verrà immediatamente
annullata dal CSM, saremo di fronte alla fine dell'indipendenza della magistratura e in conseguenza dello stesso Stato di Diritto.

Il Presidente
Giorgio Napolitano, nonostante sia stato più volte sollecitato, continua a tacere su queste nefandezze dimostrando che la retorica dello Stato e della figura istituzionale di garante della Costituzione Repubblicana non sono diventate, in questa disgraziata Italia, altro che vuote parole.

Quaranta anni fa sono andato via dalla Sicilia perche' ritenevo impossibile di vivere la mia vita in un paese in cui la legalita' era solo una parola del vocabolario, ora non ritengo piu' che sia una vita degna di chiamarsi con questo nome e quindi una vita degna di esserre vissuta quella di vivere in un paese dove
l'illegalita' e' diventata la legge dello Stato."

Salvatore Borsellino

lunedì 22 ottobre 2007

Don Clemè


Ok, parlare di Mastella ultimamente è facile come sparare sulla Croce Rossa e più di moda di Paris Hilton. Però dopo gli ultimi sviluppi dell'inchiesta "Why Not" tolta al pm De Magistris e tutte le conseguenti polemiche derivate col guardasigilli centrista (?), mi è tornata in mente una canzoncina che avevo trovato sul web un po' di tempo fa...

Direttamente dal sito http://dementemastella.blogspot.com/ (da cui per la cronaca proviene anche l'immagine a fianco) la riedizione di un grande successo di Fabrizio De Andrè: Don Clemè!

DON CLEME'
(testo di Luigi Iovino)

Io mi chiamo Clemente Pastella

è sò il controllore più bello che c'è

io mi chiamo Pastella Clemente

e stò mmiez ò burdello dal '76


alla centesima intervista

alla sera mi sento uno straccio

per fortuna che tra la mia gente

ognuno si guarda e io mi guardo da mé


Tutto il giorno con quattro infamoni

briganti, papponi, cornuti e lacchè

tutte l'ore cò 'sta fetenzia

che sputa minaccia e s'à piglia cò me


ma alla sera m'assetto papale
dint'o night e mi faccio il serale
mi rilasso e mi sballo nu poco

mi spiego che penso e mi prend'ò cafè


A che bell'ò cafè

sol'a Napule 'o sanno fa

co' à ricetta ch'à n'amico bello

compagno e partito

ci ha dato mammà


Prima pagina venti notizie

ventuno ingiustizie e lo Stato che fa

si costerna, s'indigna, s'impegna

poi getta la spugna con gran dignità

mi scervello e mi asciugo la fronte

trà chi contesta e chi mi risponde

a' lloro ribbatto... chè d'é?

Si a politica mia nun v'é piace

chiedeteci e'lleggi a chi sà chiù di mé


Tutt'e iuorne pé fora alla casa cè

tengo nù seguito e gente e lacchè,

nù favore non nego a nisciuno

si ddoppé nù voto ncè iesce pè mé

tutt'o riest dei miei cumpare

pure a Cristo ci levano 'a croce

ò rispetto nun sann' che dè

volite 'a spremuta o volite 'o cafè


A che bell'ò cafè

sol'a Napule 'o sanno fa

co' à ricetta ch'à n'amico bello

compagno e partito

ci ha dato mammà


A che bell'ò cafè

sol'a Napule 'o sanno fa

co' à ricetta ch'à n'amico bello

compagno e partito

ci ha dato mammà


Nel paese ci stà l'inflazione, la svalutazione

e la borsa ce l'ha chi sà sape àrrubbà,

sti famiglie con uno stipendio

non ponn' fa a spesa e nun ponn' campà

Poi mi imputano 'finta innocenza...

sì l'indulto ls'é fatto, e vabbè

non ho chiesto la grazia pe' me

ma soltanto nù piccolo sconto

per chi stava dentro e felice nunn'è


Pé stì legge vi faccio un appello

che ogni processo mò sadd'accurcià

na penzat'aggio fatto e s'impone

che tutto si faccia alla televisione

Nce né andiamo dalla "De Filippi"

E faccimme "Ncè posta pe tè"

Quannè iesce a sentenza bbrindamme

gradite " O' Campari o volite 'o cafè


A che bell'ò cafè

sol'a Napule 'o sanno fa

co' à ricetta ch'à n'amico bello

compagno e partito

ci ha dato mammà


A che bell'ò cafè

sol'a Napule 'o sanno fa

co' à ricetta ch'à n'amico bello

compagno e partito

ci ha dato mammà


Qui non c'è più decoro le carceri d'oro
ma chi l'ha mai viste chissà
chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti

se tengono l'immunità


Chi stà dint' nun tène lì santì

si è tenesse nun stesse più quà

sol'e pover stann' n'galera

e intant'é fetiente se stanno a spassà


A' giustizia in Italia e precaria

più precaria ca nun sè pò fà

nù processo cà mò s'accummencia

p'à fine d'o secolo forse cià fà

nci'apparamma con la prescrizione

si l'archiviazione possibil' 'unnè

tant'è o stesso...., ma chi se n'addona...

che crema d'Arabia ch'è chisto cafè!