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martedì 30 ottobre 2012

"Il pericolo è il mio mestiere": i giornalisti americani e l'uragano Sandy

Per la serie "Il pericolo è il mio mestiere", ecco una carrellata di giornalisti americani alle prese con l'uragano Sandy che ha colpito la costa est americana:

Sfida all'uragano


Diretta tv ad un passo dalle onde


Giornalista travolto dall'onda


E per concludere il balletto improvvisato di tre ragazzi durante il live della CNN da Atlantic City (New Jersey)...


Per i video si ringrazia Youreporter.it

giovedì 9 luglio 2009

L'Aquila: i giornalisti fanno a pugni per i gadget del G8!

I giornalisti si fanno sempre riconoscere, niente da dire... :) Quante ne ho viste di scene simili... Una volta da una conferenza stampa della MSC Crociere mi hanno pure rubato la borsa omaggio per portarsi via i gadget! C'era una bellissima bussola, che non ho visto mai più...
Che possa morire fulminato che me l'ha presa...


Lo stand che distribuiva kit regalo é stato preso d'assalto dalla stampa
.
G8, TENSIONE TRA I GIORNALISTI PER I GADGET
La guardia di finanza intervenuta per riportare la calma.

L'AQUILA- Questa volta non è stata colpa di una notizia in esclusiva. E neanche di dichiarazioni «scottanti». Ma, a provocare molta tensione tra i giornalisti, è stata la coda per ricevere il kit regalo, durante il G8 dell'Aquila. Una distribuzione difficile che ha acceso gli animi dei centinaia di cronisti, provenienti da tutto il mondo, causata dalla ressa davanti al gazebo. Per riportare la calma è dovuta intervenire la Guardia di Finanza, minacciando la chiusura dello stand.

IL CAOS- «Tu ora stai in fila, ci resti, non mi sorpassi, altrimenti ti faccio ricordare questo G8», ha detto un giornalista italiano a un altro collega. E in un attimo si è accesa la tensione al villaggio della stampa. Allo stand distribuiscono kit regalo, con zainetto-maglietta-orologio ricordo del vertice. L'assalto ha messo a dura prova l'organizzazione del vertice, tanto da costringerli a chiamare le fiamme gialle che hanno riportato la calma con una minaccia. «Fermi tutti, così fermiamo la distribuzione degli zainetti», hanno detto i finanzieri. Un momento di pausa, poi la distribuzione (e il caos) sono riprese.

Ma per cosa poi?

Per questo kit qui... Si sono azzuffati per una penna in grano biodegradabile ed un cappellino... Incredibile...

martedì 9 settembre 2008

Il pezzo peggiore per i giornalisti?

Il pezzo peggiore che può capitare di dover fare ad un giornalista?

C'è chi dice (compreso il sottoscritto) che siano quelli palesemente inutili come l'intervistina ai bambini appena usciti dal primo giorno di scuola dopo le vacanze (in cui alla domanda "com'è andata? Si stava meglio in vacanza vero?" puoi aspettarti solo risposte altrettanto idiote) o la mini inchiesta per strada sulla moda del momento ("Signora, che ne pensa dei giovinastri che girano con i pantaloni giù e le mutande di fuori? Davvero, non le piace?".

E poi c'è chi si trova qui, e la pensa diversamente... :)



..magari come inviato in mezzo all'uragano Gustav per conto della Cnn... :)

venerdì 25 luglio 2008

Da viale Jenner al Palasharp. Io c'ero, e vi racconto che...

In anteprima ancora per i lettori del blog il nuovo articolo del sottoscritto sulla questione dei musulmani di viale Jenner, stavolta trasferiti al PalaSharp di Lampugnano.

A causa della minaccia di scorticamento se avessi usato di nuovo le foto dell'agenzia del giornale, oggi le immagini del post sono state cortesemente fornite dal blog "Milano 2.0" del network Blogosfere, che ringrazio sentitamente.

Il nodo di viale Jenner - Primo venerdì a Lampugnano
C'E' LA PREGHIERA, PALASHARP BLINDATO
Polemica sul Ramadan: "Qui non va". Il Prefetto: "Indietro non si torna"

IL TERZO ATTO di quello che ormai è definibile solo come "l’esodo dei fedeli di viale Jenner" è andato in scena ieri al Palasharp di Lampugnano. Più fedeli, meno attenzione mediatica e meno polizia per altre tre ore passate ancora senza contestazioni.

È VERSO LE 12 che compare Abdel Hamid Shaari, il direttore del centro islamico di viale Jenner, subito preso d’assalto dai cronisti. «Oggi non ci sono proteste e nemmeno la signora Santanchè - scherza - Siamo felici di essere qui. Parlavano di ostilità della gente verso di noi, considerati come "occupanti", ma si è visto già la settimana scorsa al Vigorelli che che è stata solo una polemica montata ad arte. Siamo arrivati, abbiamo pregato e siamo andati via: tutto è tornato come prima».

Poco dopo, all’arrivo dei primi fedeli, la doccia fredda per i giornalisti: «Oggi non si entra, questo è un luogo di culto». Non è chiaro chi prenda la decisione, se i mussulmani o la polizia per loro, ma alla fine nonostante i tentativi di mediazione, ed il nervosismo di alcuni fotografi non c’è niente da fare. «L’altra volta avete messo tutto su Youtube - esclama qualche fedele -. Anche noi abbiamo diritto alla nostra privacy come tutti».

ARRIVA ANCHE Divier Togni, presidente della società che gestisce la struttura:«L’impegno ad ospitare i fedeli mussulmani c’è per 5 settimane, compresa quella in cui ci sarà la festa del PD per cui tenteremo di arrivare ad una mediazione. Dopo ci sono altre idee, sempre in questa zona, ma prima bisognerà parlare con le istituzioni».

I fedeli continuano ad arrivare alla spicciolata fino alle 14.30, orario in cui termina la funzione.
La questura dirà alla fine che hanno pregato circa in 700. «Noi li abbiamo contati - dirà poi Shaari all’uscita - Erano circa 1700-1800. Ma non importa, per noi è stato comunque un successo».

Nel frattempo nasce una nuova polemica per il Ramadan, la ricorrenza sacra dei mussulmani che durerà tutto settembre. Il prefetto Gian Valerio Lombardi smentisce poco dopo le 13 ciò che era stato detto la mattina prima in conferenza stampa, ovvero che nelle sere della festività sarebbe stata permessa la preghiera nei locali di viale Jenner. «L’abbiamo fatto per vent’anni - ribatte Shaari, messo al corrente della notizia -. Arrivavano massimo 400 persone, che il locale conteneva tranquillamente. Ma se il prefetto ci dirà di spostarci siamo disposti a farlo, a patto che stavolta ci dica almeno dove».

Attendendo settembre, il direttore del centro vedrà martedì i dirigenti del Pd per accordarsi sulla data del 29, mentre ancora nulla trapela per dopo. «Ringraziamo il signore di Brugherio che aveva messo a disposizione il suo terreno per la moschea, ma purtroppo è un po’ troppo lontano. In compenso ci ha dato coraggio: dimostra che la sensibilità sul tema c’è».
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Più come al solito le chicche extra, come...

1) Il fotografo dell'agenzia NewPress che arriva alle 13:45 quando tutti sono lì da almeno un'ora e mezza prima, si incazza con tutti perchè "non è possibile che ci lascino fuori. Dovevate insistere, rompere i coglioni, attaccare e farvi lasciare entrare". Manca la Santanchè, ma in compenso c'è lui. Grande Clemente, ma la prossima volta prenditi una camomilla...

2) Il musulmano di guardia alla porta al fotografo in maglietta rosa (che vedete anche in foto) che risponde al fotografo che gli chiede come mai non si possa entrare così: "Oggi è così. Non si entra e basta. Ognuno ha le sue regole: voi mangiate maiale e noi no". Ma che c'azzecca?!?

3) Il mitico Divier Togni che fa omaggio a tutti i giornalisti che rimangono ore sotto il sole di due casse di bottigliette di acqua senza che nessuno gli chieda nulla. Provvidenziale, ma soprattutto generoso. Basta poco, che cc'e vò?

4) La signora italiana, musulmana convertita, che arriva dal cronista dell'Ansa che sta intervistando Shaari dopo la preghiera dicendo "Io voglio parlare", e senza che nessuno le chieda niente comincia una litania interminabile sui "musulmani che sono trattati dopo l'11 settembre come il male assoluto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto"., lasciando al presidente del centro islamico l'occasione per svicolare indisturbato dall'assedio del cronista. In quel momento penso avrebbe ritenuto giusto, giusto, giusto ma molto giusto uccidere la signora su due piedi con una microfonata.

5) I soliti saluti di rito alla nuova gente che conosco ogni volta, nella fattispecie Alessandra (stagista di Radio MonteCarlo) e Andrea (stagista all'agenzia di stampa Agi) dell'Ifg di Milano. Li trovate nell'ultima foto in basso a sinistra assieme a me: Andrea è quello con la maglia verde, io quello con la polo bianca e Alessandra quella con pantaloncini bianchi e maglietta marrone! Blogosfere ha fotografato anche me... :)

Il mio ex collega della Voce di romagna Andrea Colombari diceva sempre che "andare ad una conferenza stampa è un po' come andare ad una festa: se esci senza conoscere nessuno di nuovo o senza almeno un numero nuovo di cellulare è come se non ci fossi mai stato".

Andrea, approvo e tengo sempre in mente.
Hasta la Xa Mas siempre! :)
Ah, poi sempre dal sito di Blogosfere vi propongo due video...
Questa è l'intervista di Abdel Hamid Shaari, direttore del centro islamico di viale Jenner concessa dopo la preghiera. Il sotto scritto è dietro a prendere appunti insieme ad Andrea...



Qui invece una panoramica d'insieme dei giornalisti, tanto per farvi capire com'era l'atmosfera...



Che dire... se volete altro lo trovate qui!

Per oggi è tutto, penso che basti...see you next time! :)

giovedì 22 maggio 2008

Citizen News: il giornalismo sbarca su Youtube.

Dal sito di Corriere.it.
A dire il vero me lo aspettavo: non era un "se", ma un "quando sarebbe successo"... Il giornalismo su Youtube si può fare eccome, ma non è una novità: noi stessi come giornalisti del master ci siamo da un anno...

Le news non saranno retribuite ma gli aspiranti giornalisti avranno il loro spazio

YOUTUBE SI APRE AL GIORNALISMO

Nasce il nuovo canale di Citizen News gestito direttamente dalla piattaforma di condivisione video

«Ciao, il mio nome è Olivia e sono la news manager di YouTube. Citizen News è il canale dove daremo risalto ad alcuni dei miglior contributi giornalistici apparsi su YouTube». Si chiamerà Citizen News infatti il canale YouTube dedicato alle news amatoriali e si plasmerà sui contenuti che gli utenti si offriranno di condividere. Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, se non quello che spiega Olivia Ma, news manager di YouTube, in un post in cui, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri dei meno esperti nel generare contenuti.

LE NEWS DI YOUTUBE – Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

TIPO DI CONTENUTI – Il videoclip di presentazione spiega che YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offre un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

ALTRE ESPERIENZE – Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times: ciascuno a modo proprio e con varie sfumature di controllo. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggior successo. Il giornalismo partecipativo è già iniziato su YouTube, ma il progetto è ancora in divenire ed è in fase embrionale. Per il momento conviene tenerlo d’occhio, in attesa che si arricchisca e che diventi un altro luogo in cui sfuggire ai filtri editoriali dei grandi giornali e condividere pensieri, emozioni e storie di vita.

Emanuela Di Pasqua

Qui sotto il video di presentazione di Citizen News, in attesa di vedere come finirà...





venerdì 16 maggio 2008

Silvio, ho appena cominciato!!!!

(agenzia dell'Agi delle 13:54 di oggi)

BERLUSCONI AI GIORNALISTI: NON PARLO CAMBIATE MESTIERE

"Ho dato proibizione ai ministri di parlare per strada, quindi voi dovete cambiare mestiere...". Al termine dell'incontro con Walter Veltroni il premier Silvio Berlusconi uscendo da Palazzo Chigi per tornare al Palazzo Grazioli, si sofferma con i giornalisti per alcuni secondi. Soltanto per ribadire la sua intenzione di non fare dichiarazioni. "Cambiate mestiere...", dice sorridendo Berlusconi ai giornalisti. (AGI)


'A Silvio!!!!!!!!! Ho appena cominciato!!!!!!!!!!! Almeno fammi provare!!!!!!!

martedì 29 aprile 2008

Il fallimento dei master in giornalismo.

Dedicato ad Eleonora, che dopo averlo letto si fregherà le mani di sicuro, e a Chicco che adora scrivere sui master in giornalismo!

Dal blog "Penne Digitali 2.0", un articolo del novembre 2006 che dimostra ancora una volta come di tutti i problemi dell'entrata nella professione giornalistica si sia parlato tanto, ma non si sia ancora fatto nulla...

STAGE IN REDAZIONE? SI', MA SOLO SE RETRIBUITI.


Una buona idea realizzata male può naufragare trasformandosi in una pessima idea. È il caso dei discussi master in giornalismo, una delle attuali vie d’accesso alla professione giornalistica nel nostro Paese. I master si moltiplicano e quella qualità che avrebbe dovuto essere il fondamento della via universitaria, ha mancato l’appuntamento con la verifica. L’esame, appunto. È opinione diffusa tra i commissari d’esame, ed è in ogni modo l’opinione che io stesso ho maturato facendo questa esperienza, che i candidati provenienti dai master non siano, alla prova dei fatti, più preparati degli altri. Se ne incontrano di ottimi e di impreparati anche se provengono dai master. In realtà, quello che ancora oggi fa la differenza è l’ambito professionale entro il quale si è svolto il praticantato. Il resto è affidato alla casualità o alle capacità individuali di ognuno e prescinde purtroppo dalla formazione che in realtà, nel nostro Paese, naviga a vista. Una delle cause di questa mancanza è certamente la fretta con cui sono state fatte le convenzioni tra Ordine e Università.

I master sono già diciannove. E altre convenzioni sarebbero pronte per essere sottoscritte. ( infatti nel frattempo sono già diventati 21, ndr)Ma c’è dell’altro. Poniamoci dalla parte degli aspiranti giornalisti: il candidato versa al master 10-12 mila euro (nel corso del biennio) per conquistare il famoso tesserino professionale. Che lo abilita a una professione ormai inflazionata. Ogni anno, infatti, sono più di mille le abilitazioni (su circa 1400 candidati nel 2005) all’albo dei professionisti a fronte di un turn-over nell’editoria pari a 225 unità nello stesso anno, secondo i dati dell’Inpgi citati da Guido Besana in un articolo uscito nel precedente numero di “Giornalisti.”. Il titolo quindi è già svalutato. Se le cose andranno avanti in questo modo, nel giro di cinque anni, ci saranno altri 5000 giornalisti professionisti in cerca di lavoro. A questo punto il candidato che ha potuto accedere al master affronta i due anni di corso entro i quali si svolgono anche sei mesi di stage nelle redazioni. L’editore, grazie alle convenzioni tra Ordine e Università, ha a sua disposizione lo stagista a costo zero. E, intanto, centinaia di disoccupati-inoccupati (quasi tremila sono gli iscritti alle liste Fnsi-Fieg), e collaboratori che non possono o non vogliono affrontare la spesa del master, restano fuori della porta. A poco valgono gli incentivi messi in campo dall’Inpgi per l’assorbimento dei disoccupati (peraltro le nuove delibere sono state bloccate dalla Fieg in funzione antisindacale), le agevolazioni contrattuali, e le battaglie del sindacato sul fronte del precariato se tra Ordine, Università e editori si istituisce una corsia preferenziale per l’utilizzo dei giovani aspiranti giornalisti a costo zero.

L’effetto immediato di questo insano accordo, che purtroppo coinvolge anche chi tra i giornalisti, insegnando nel master, ha interesse all’ingresso degli studenti in redazione, è chiaramente visibile nel crollo delle sostituzioni. Le sostituzioni, che rappresentano una valvola di sfogo e un’occasione per migliaia di precari, si stanno quasi azzerando (tranne che al Corriere della Sera e al Gazzettino dove gli stage sono stati correttamente bloccati dai Comitati di redazione). Si è discusso a lungo sulle ragioni dell’utilizzo improprio degli stagisti nelle redazioni. Al di là di ogni volontarismo e velleitarismo formalista, come l’istituzione di un “tavolo della regole” con chi, invece, vuole mano libera, il vizio originario probabilmente sta proprio nelle maglie larghe delle convenzioni che lasciano spazio all’uso improprio dei giovani a partire dalla gratuità dello stage. Che è diventato una delle forme di sfruttamento dei giovani in cerca di prima occupazione.

A questo punto, ci sarebbe un’unica soluzione: modificare le convenzioni in modo tale che lo stagista sia retribuito diventando a tutti gli effetti un praticante, e quindi un costo per le aziende. Tra le altre cose la formazione in azienda andrebbe estesa. In sostanza, credo che, se fosse ancora possibile, sarebbe consigliabile abbandonare la via del master a pagamento sostituendolo con un corso di laurea universitario che comprenda almeno un anno e mezzo di stage retribuito. È, certo, comunque che il master non può rappresentare, tendenzialmente, la via unica per accedere al giornalismo. E c’è da chiedersi se vale ancora la pena di spendere dodicimila euro per “comprarsi” il tesserino di giornalista professionista?

(Enrico Ferri, giunta esecutiva Fnsi)


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Il bello è che questo pare sarà nella nostra commissione d'esame ad Ottobre...
Gente, che tristezza... Detto da uno che i suoi 10.000 e passa euro li ha già spesi, e che tornando indietro sinceramente avrebbe dei seri dubbi se rifarlo o meno...

venerdì 14 marzo 2008

Ordine dei giornalisti: perchè c'è chi lo difende, ed altre storie...

Dopo l' "effetto Grillo" si parla sempre di più in questi giorni dell'Ordine dei giornalisti, di solito con un solo fine: abolirlo. Uno dei quesiti referendari recentemente depositati dal comico genovese Beppe Grillo in preparazione del secondo "V-Day" contro l'informazione (che non informa), propone infatti proprio questo: l'abolizione dell'ordine, creato dal fascismo nel 1925 e successivamente riformato (in via definitiva) nel 1963, accusato di aver creato una casta chiusa ed impenetrabile dedita solo alla difesa di sè stessa.

Ma siamo proprio sicuri che l'idea di Grillo sia così innovativa?

In tanti forse non sanno che già nel 1996 i Radicali Italiani promossero, in omaggio a quello che definivano un vero e proprio progetto politico di carattere generale definito «americano, liberale, libertario e liberista», una serie di riforme costituzionali tramite referendum. Tra le proposte vi erano leggi elettorali maggioritarie omogenee a tutti i livelli, la riforma della giustizia, del fisco, della sanità, ed alcuni cavalli di battaglia storici dei Radicali come l'aborto, l'obiezione di coscienza e la legalizzazione delle droghe leggere.

In origine molti di più, i referendum vennero ridotti poi a sei da una sentenza della Corte Costituzionale e proposti agli italiani alla fine del 1997, dopo una controversa campagna di pubblicizzazione in cui Pannella denunciò più volte l'ostracismo dei maggiori organi di informazione sul tema, arrivando a presentarsi travestito da fantasma in una trasmissione di tribuna referendaria.

I referendum sopravvissuti furono questi sei: "Abolizione dei poteri speciali riservati al Ministro del Tesoro nelle aziende privatizzate", "Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare", "Abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui", "Abolizione del sistema di progressione delle carriere dei magistrati", "Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie", "Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle politiche agricole", ed infine l' "Abolizione dell’Ordine dei giornalisti".

Nonostante gli appelli a tutte le formazioni politiche che potessero ritenersi interessate dai quesiti, i Radicali rimasero isolati nella mobilitazione precedente al voto e pur ottenendo maggioranze schiaccianti di «si» (circa l' 80%) i referendum non raggiunsero il quorum di partecipanti richiesto, segnando così un arresto al progetto di riforma radicale. Qui sotto, prese da Wikipedia, potete vedere le percentuali del voto che riguardarono quello specifico quesito: l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti. votarono quasi 15 milioni di elettori, che non bastarono a raggiungere il quorum ma che decretarono la loro volontà di abolizione con oltre il 65% dei voti.

Ordine dei Giornalisti

Abolizione dell’Ordine dei giornalisti.


totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 054 410
Votanti 14 735 975 30,00 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 12 702 450 86,20 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 033 525 13,80 (su n. votanti)
Astenuti 34 318 435 70,00 (su n. iscritti)

Risultati



Voti %
RISPOSTA AFFERMATIVA 8 322 166 65,50%
RISPOSTA NEGATIVA NO 4 380 284 34,50%
bianche/nulle
2 033 525
Totale voti validi
12 702 450 100%

Volendo andare un po' controcorrente come al solito, ho provato a cercare qualcuno che proponesse valide ragioni per fare il contrario, ovvero mantenere l'Ordine intatto, ed ho trovato il testo che vi riporto sotto: si tratta di una "lettera aperta che Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha indirizzato ai colleghi autolesionisti, che chiedono l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, accogliendo i suggerimenti degli editori e in generale dei “padroni delle ferriere”" (cito testuale l'introduzione dal sito FrancoAbruzzo.it).
La lettera è del 10 maggio 2007, e la posto qui sotto per farla leggere anche a voi:

Cari colleghi, mi permetto sommessamente di ricordare che la parola Ordine significa riconoscimento giuridico di una professione, nel caso particolare della professione di giornalista. L’Ordine, inoltre, è la deontologia. Nel caso specifico le "regole" fissate dal legislatore sono il perno, come afferma il nostro contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti. I Consigli degli Ordini sono per legge i giudici disciplinari e in questo campo fanno la loro parte, certamente con alti e bassi.

Sottolineo l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione ("corretta e completa"), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (che è legge "italiana" dal 1955). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 della Costituzione. Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione di giornalista. L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista comporterà questi rischi:

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge.

2) risulterà abolita la deontologia professionale fissata negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963.

3) senza la legge n. 69/1963, cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del "segreto professionale sulla fonte delle notizie". Nessuno in futuro darà una notizia ai giornalisti privati dello scudo del segreto professionale.

4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione. Oggi, forti delle regole deontologiche calate nella legge, possiamo dire “no” senza rischi di licenziamento. Domani?

5) una volta abolito l’Ordine, scomparirà l’Inpgi. I giornalisti finiranno nel calderone dell’Inps, regalando all’Inps un patrimonio di 2.500 miliardi di vecchie lire (immobili e riserve). Governo e Parlamento devono preoccuparsi di riformare le leggi sugli ordini e sui collegi professionali nonché di tutelare i saperi dei professionisti. La formazione e gli esami per l’accesso devono essere delegati, come vuole la Ue, a un altro soggetto (l’Università) anche per garantire il rispetto del principio costituzionale dell’imparzialità. Non possono essere i professionisti a giudicare chi debba entrare nella cittadella delle professioni. E’ condivisibile, infatti, quella parte del decreto legislativo 300/1999 sul riordino dei ministeri che affida l’accesso alle professioni - e quindi anche della professione di giornalista - all’Università. Oggi deve essere tolto agli editori il potere che hanno dal 1928 di “fare” i giornalisti. I giornalisti devono nascere soltanto in Università.

Non dimentichiamo:

a) che l’Ordine ha cercato di liberalizzare la professione creando 21 scuole (o master) di giornalismo. Scuole e master hanno senso se diventano legalmente l’unica via di accesso;

b) che i suoi minimi tariffari non sono vincolanti (come vuole l’Europa);

c) che l’Europa, con la direttiva 36/2005 (“Zappalà”), ha dato disco verde gli Ordini e ai Collegi italiani.

Quella direttiva e poi il dlgs 30/2006 (“La Loggia”) hanno stabilito che le professioni intellettuali si possono svolgere sia in via autonoma sia in via dipendente. Vogliamo rimanere professionisti e non tornare alla stagione mortificante del “mestiere”. Guardiamo avanti e non sposiamo le aspettative degli editori, che vogliono i giornalisti asserviti ai loro voleri. Senza Ordine, infatti, rimarranno soltanto gli ordini degli editori.

E’ tempo di elezioni (per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine) e anche tempo di riformare in maniera incisiva l’Ordine e la professione secondo questi 11 punti:

( ma qui mi fermo, perchè elenca i suoi suggerimenti per cambiare l'ordine che ancora però sono rimasti solo nei suoi pensieri e non nella realtà: per chi vuola continuare l'articolo intero lo trovate sul sito di Franco Abruzzo, cliccando qui.)

Franco Abruzzo

presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

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Conclusioni: Secondo me Grillo si prende meriti che non ha, senza nemmeno citare (sarebbe stato carino) il tentativo fallito dei suoi predecessori. Sembra facile adesso il tentativo di cavalcare un'onda, anzi due: quella dell'entusiasmo suscitato dal primo V-Day (che però come era facile immaginare non ha ancora prodotto nulla di concreto...) e quella di un'Italia facile ad adirarsi ora contro tutte quelle che possono essere chiamate caste. Perchè, ad esempio, ora si parla solo di quella dei giornalisti (cosa pure giusta) e non di altre come quella dei notai o degli avvocati? Grillo li ha tenuti da parte per i prossimi 14 V-Day?

Per il resto essendo parte in causa (ora appartengo al "famigerato" ordine, anche se dei benefici su cui Grillo ed altri sparano non ne ho ancora visto mezzo) non mi pronuncio e lascio a voi i commenti. Credo sia giusto non lasciare tutto il potere alle aziende, ma nemmeno delegarlo tutto alle università penso sia la scelta giusta, almeno finchè i master riconosciuti come quello che sto frequentando costeranno dai 10mila euro in su gettando centinaia di giornalisti in un mercato chiuso e senza sbocchi perchè poco o nulla regolamentato.
La riforma dell'Ordine deve per me passare anche e soprattutto per i problemi di stagisti e collaboratori, se no si rischia di avere un ordine fondato su piloni di irrealtà e pressochè fossilizzato come quello attuale.


Dopo di tutta questa piccola storiellina, che ne pensate?

Fatemelo sapere tramite commenti, che sono curioso... :)


Campagna per gli stagisti giornalisti.

Poi, dopo un post sugli stagisti una piccola cosa che ho trovato in rete! Troppo carina per non pubblicarla, anche perchè mi riguarda da vicino, visto che io in stage ci andrò quest'estate e dopo sarò in "libera vendita" nel mondo del lavoro... :)


Dopo lo stage, dovunque andrò... NON ABBANDONATEMI!!!!!

lunedì 3 marzo 2008

Il pc all'esame da giornalisti: tutte le ultime novità.

Vi ricordate la "rivoluzione annunciata" del pc che avrebbe sostituito la vecchia ed obsoleta macchina da scrivere all'esame di Stato per giornalisti professionisti? La notizia era uscita il 9 di gennaio, ed era stata ripresa anche dal blog, ma poi come nella migliore tradizione non se ne è saputo più niente...

Fin quando ultimamente mi sono cominciate a giungere mail di chi chiedeva lumi sulla cosa, visto che la prossima sessione di Aprile si avvicina di giorno in giorno, e ho deciso di indagarci un po'... I risultati sono questi:

La prima news arriva dal sito www.francoabruzzo.it :

GIORNALISTI.
Pubblicata in Gazzetta la legge che prevede l'uso del pc negli esami di idoneità professionale. Entro un mese le modifiche al Regolamento: il battesimo del computer alla sessione di fine aprile?

Roma, 7 febbraio 2008. Pubblicata ieri nella Gazzetta Ufficiale la legge che consentirà di mettere a meritato riposo la macchina per scrivere all'esame di giornalista. All'articolo 32 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, è aggiunto il seguente comma: «Per lo svolgimento della prova scritta è consentito l'utilizzo di elaboratori elettronici (personal computer) cui sia inibito l'accesso alla memoria secondo le modalità tecniche indicate dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, sentito il Ministero della giustizia». Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad apportare le modifiche necessarie al regolamento di cui al Dpr 4 febbraio 1965 n. 115 al fine di adeguarlo alle disposizioni della nuova legge. Avremo il battesimo del pc alla sessione di fine aprile?


Il punto è che secondo quello che dice qui, fino al 7 di marzo nessuno può sapere nulla con certezza! Così ho approfittato degli Stati Generali dell'Informazione per chiedere direttamente a Orazio Carruba ( nella foto a sinistra col microfono), giornalista ex telecronista Rai e in commissione nelle prove di ammissione al nostro master, scrittore tra l'altro di un manuale proprio per affrontare le domande dell'esame:


Dottor Carruba, questa rivoluzione annunciata del pc all'esame a che punto è?


"Al momento per attuare il cambio mancano i decreti attuativi. Una volta fatti quelli, si potrà procedere. Ma ci vorrà tempo".

Quanto ancora? La sessione di Aprile è vicina, e ancora chi la dovrà fare non sa ancora come...

"Per la sessione di aprile la vedo dura. Alquanto improbabile... Se voi fate conto della situazione attuale, con il Governo in situazione di scioglimento Camere, chi volete che faccia quei decreti adesso? Ora c'è la campagna elettorale, e ad Aprile si vota... Poi dopo i decreti ci vorrebbe ancora del tempo per organizzare tutto il resto: fate voi."

Per la sessione di Ottobre invece c'è più speranza? "Ancora, dipende da quando saranno emanati quei decreti e dal tempo che rimarrà per organizzare l'esame. La vedo più probabile, ma di sicuro non lo direi con certezza".

Conclusioni: continuerò ad indagare, ma per ora certezze non ne esistono da nessuna parte! Per chi è in sessione ad Aprile, comincerei ad imparare ad usare la macchina da scrivere...
A presto (spero) per i prossimi aggiornamenti, e un grazie a Paolina per lo spunto!

Se avete altri dubbi, domande o questioni scrivete al blog!

Il vostro aspirante reporter proverà a fare qual che può... :)




"Stati generali dell'Informazione veneta": tante domande, nessuna risposta.

In ritardo, ma non potevo postarlo prima causa aula computer chiusa nel weekend, ecco il post sugli "Stati Generali dell'Informazione" tenutisi a Venezia alla sede dell'Ordine dei giornalisti del Veneto lo scorso Venerdì.

Dovevano essere un momento per "
trovarsi tutti attorno ad un tavolo per affrontare le tematiche di maggiore attualità e preoccupazione, alla ricerca di una linea comune e condivisa", come scrivevano nella mail di invito: sono stati in realtà solo gli interventi di tutti i maggiori media veneti, per bocca in genere dei loro direttori, che hanno lasciato più o meno lo stesso tempo che hanno trovato.

Si comincia con un particolare curioso: appena arrivati scopriamo di non essere stati invitati!
La convocazione è infatti rivolta ai colleghi "pubblicisti e professionisti"! Ora, va bene che i praticanti al di fuori delle scuole di giornalismo sono una razza a dir poco in estinzione, però esistiamo ancora! Ma vabbè!

Prendiamo posizione in sedia, e si comincia! La manifestazione è in realtà una sfilata di direttori e caporedattori ( a parte qualche eccezione come un freelance lì presente, si va dai direttori di Gazzettino, Corriere delle Alpi, Arena di Verona, Ansa, VenetoSat, Mattino di Padova, etc...) che parlano per una decina di minuti, espongono i loro problemi, e tornano a sedere.

Ognuno naturalmente ha un'idea di cosa di non vada nel mondo della comunicazione attuale: si va dal precariato in costante crescita che non garantisce professionalità, alla crescita di internet e delle free press sottovalutata dall'Ordine ("
Questa concorrenza cannibalizza la nostra professione, e l'Ordine deve attrezzarsi"), alla non conoscenza della Carta di Treviso da parte dei cronisti di giudiziaria ("che non sanno nemmeno cosa possono scrivere e cosa no") allo spettacolarismo dell'informazione (e qui le civette del Mattino che trovate in giro per il blog parlano da sole..) all'impossibilità ora di fare delle foto di bambini senza rischiare delle grane (?).

Qualcuno coraggiosamente cita anche dei dati: il direttore del Gazzettino, Roberto Papetti, spiega ad esempio abbastanza chiaramente perchè il problema dei collaboratori pagati anche due euro al pezzo non avrà soluzione in tempi brevi: "
Al Gazzettino attualmente lavorano 122 assunti con art.1 (tempo indeterminato), 12 con art.35 (praticanti a 8-900 euro al mese)...e un migliaio di collaboratori pagati al pezzo. Ora: immaginate cosa succederebbe se io dovessi contrattualizzare tutta questa gente domani. Il giornale fallirebbe in due giorni!".

Qualcuno fa discorsi che non hanno un senso al mondo ("A volte ci troviamo di fronte a collaboratori totalmente impreparati al lavoro che devono fare. Si sente l'esigenza di professionalizzare queste persone..." ...e le scuole di giornalismo di cui vi lamentate sempre a che servono? Ma i praticanti non esistono...), e dopo un po' confesso sinceramente che tutti i discorsi finiscono per assomigliarsi, specie quando si avvicina l'orario della pausa pranzo!

Si termina alle due e mezzo circa, dopo circa una ventina di interventi e dieci persone rimaste in sala (quando la fame chiama...), con una conclusione abbastanza triste:
tutti si pongono domande su tutto, ma nessuno ha una risposta che una per nessuna delle questioni in sospeso, e si capisce che tutto è destinato a rimanere com'è...

Alla fine gli Stati Generali si possono sintetizzare bene in due cose: la faccia simpatica di questo signore che è rimasto come me sino al termine degli interventi (e che russa beato in poltrona come fosse in Parlamento) e la battuta colta al volo di un giornalista fuori in calle: "Beh, perlomeno si potrà dire che questo presidente dell'Ordine qualcosa di nuovo l'ha fatto: perchè chiamare "Stati Generali dell'Informazione" la solita riunione..."

Traduzione: tutto resta com'è, e tenetevelo così...


mercoledì 23 gennaio 2008

Perchè mi sento fortunato.

Perchè comunque mi reputo fortunato a scrivere da dove scrivo e poter fare quello che sto facendo.


E per non dimenticare che la stampa ancora troppo spesso nel mondo viene colpita, per uccidere la libertà che essa rappresenta.

venerdì 11 gennaio 2008

Master in giornalismo: il nuovo quadro di indirizzi e gli stage. Cosa cambia e cosa (non) ci si guadagna.

Cavolo, riguardando il post pubblicato prima mi rendo conto che sembra veramente un papirone indigesto e pesantissimo da leggere... ma provateci lo stesso, se davvero la cosa vi riguarda!

Tornando a noi, eravamo arrivati all'art 16 del nuovo quadro di indirizzi: la formazione professionale ( e i sospirati stage) ! L'articolo recita così:

Art. 16
Formazione pratica nelle scuole

La formazione pratica degli allievi deve avvenire attraverso esercitazioni, raccolta di notizie e lavoro redazionale per organi di informazione editi dalle scuole. Solo in via sperimentale – al fine di verificare la preparazione e prendere contatto con il mondo del lavoro (dimenticando che di solito la gente che entra nei master o è pubblicista quasi, o poco ci manca... Io avevo già quasi un anno di lavoro dietro...) – gli allievi trascorrono periodi di formazione (stage) presso testate esterne.

In particolare, a partire dal secondo bimestre, le scuole editano contemporaneamente:

a) un periodico a stampa, almeno quindicinale, distribuito sul territorio, anche attraverso le edicole, dedicato agli approfondimenti sui temi della realtà locale, nazionale e internazionale; (Da noi per ora è mensile, con tentativi in corso di farlo diventare quindicinale che ora finalmente si spiegano...)

b) un giornale on line costantemente aggiornato sulla cronaca locale e su temi generali. E’ necessario evitare che nel quotidiano on line confluiscano gli stessi materiali prodotti per gli altri media, ognuno dei quali ha un proprio specifico linguaggio; (Il giornale online c'è, ma è un po' decaduto rispetto al resto...)

c) una rubrica radiofonica, almeno quindicinale, disponibile sul sito della scuola e possibilmente ospitata da una stazione locale, previa autorizzazione da parte del Comitato esecutivo. La realizzazione è integrata da corsi di dizione, speakeraggio e conduzione; (Nulla di nulla sul fronte radio. Zero assoluto... Abbiamo provato a costruire una web-tv che facesse anche da agenzia foto e video per i media cittadini, ma incredibilmente è stata bloccata proprio dalla scuola a cose già avviate!)

d) rubriche e servizi giornalistici televisivi, disponibili sul sito della scuola e possibilmente diffusi attraverso emittenti locali, previa autorizzazione del Comitato esecutivo.

Le scuole possono altresì editare anche un notiziario quotidiano di agenzia, realizzato dagli allievi e diffuso agli organi di stampa. (L'avremmo fatto, ma...)

Tutti gli allievi nel corso del biennio partecipano alla realizzazione delle diverse testate.


...voi come siete messi?

Ed ora gli stage, che vengono come già annunciato fortemente rivoluzionati (non necessariamente in meglio). E qui ho idea che se ne discuterà...

Art. 17
Gli stage e i doveri delle scuole

I periodi di formazione (stage) in testate esterne durano due mesi per ciascun anno. Obiettivi dei periodi di pratica guidata sono l’approccio con le realtà operative e la conoscenza dei meccanismi redazionali. All’inizio di ciascun anno di corso la scuola comunica al Comitato tecnico scientifico il periodo di svolgimento dello stage.

Gli stage non possono svolgersi nel periodo 1° luglio-31 agosto. Tale disposizione verrà sottoposta a verifica del Consiglio nazionale ogni anno a partire dall’approvazione del presente quadro di indirizzi.

Gli stage sono regolati da convenzioni, concordate di volta in volta fra la Scuola e le aziende editoriali e non possono svolgersi presso quelle aziende per le quali il ministero del Lavoro abbia dichiarato lo stato di crisi o di ristrutturazione: tale divieto permane per l’intera durata del provvedimento ministeriale. Il divieto è esteso alle società in liquidazione o in stato di crisi ai sensi della legge fallimentare.

Le convenzioni, sottoposte alla verifica del Delegato del Consiglio nazionale, devono prevedere:

- da parte dell’azienda: la disponibilità ad accogliere l’allievo come praticante giornalista; la nomina da parte del direttore della testata di un tutor, che segua il praticante; l’impegno a non utilizzare il praticante in sostituzione di redattori per qualsiasi motivo assenti o per coprire vuoti di organico; (Tutto questo voglio proprio vedere come sarà rispettato, visto che già non lo fanno ora...)

- da parte della scuola: la copertura assicurativa per ogni ipotesi di incidente; il rispetto delle norme aziendali; l’impegno degli allievi a rispettare le norme per i praticanti (quali sono?) e a non effettuare prestazioni in sostituzione dei redattori (perchè è noto che il potere contrattuale di uno stagista gli consente di usare il pugno di ferro su questo...ma andiamo....)

Le scuole e i Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale vigilano affinché sia evitata un’utilizzazione impropria degli stagisti. (voglio vedere le ispezioni dei delegati del consiglio regionale a veder cosa faccio o non faccio durante il mio stage...) A tal fine denunciano eventuali violazioni al Consiglio regionale competente affinché eserciti il potere disciplinare nei confronti del tutor e del direttore della testata.

L’omessa vigilanza da parte delle scuole sul comportamento delle testate presso le quali gli allievi effettuano gli stage comporta l’avvio della procedura di revoca secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”. (E la scuola come può controllare? Hanno proibito i gestori-sceriffi nei locali dove non si può fumare, e li inseriscono nelle redazioni? Oltretutto alla scuola, anche se venisse a conoscenza della cosa, conviene denunciare? No, perchè 1) perde tutti i futuri posti per piazzare studenti e 2) va a rischio di sanzioni lei stessa. Chi lo farà?)

Le Università convenzionate con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti accettano di non inviare studenti di altri corsi di laurea nelle redazioni giornalistiche. (E questo ci sta) In caso di violazione sarà avviata la procedura di revoca della convenzione secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”.

Ma attenzione, non è solo l'azienda o l'università a doversi preoccupare di cosa succede o no negli stage: è soprattutto il praticante, tanto che alla cosa viene dedicato proprio un articolo a parte:


Art. 18 Gli stage e i doveri degli allievi

Gli allievi, in quanto praticanti, sono tenuti al rispetto delle relative norme contrattuali (Contratto? Che contratto?) e deontologiche e non potranno in alcun caso sostituirsi a un giornalista per qualsiasi motivo assente o coprire vuoti d’organico (E qui rimando al punto sopra... Se allo stagista dicono di fare una cosa, che margini ha per dire di no? Praticamente nessuno...)

Gli allievi possono firmare o andare in voce o video soltanto eccezionalmente e comunque sotto la diretta responsabilità del direttore della testata presso la quale si svolge lo stage. (E se non possono fare nessuna di queste cose cosa faranno? Non so voi, ma io considero lo stage come una portentosa opportunità di farsi conoscere, tanto è vero che quando iniziai a lavorare alla Voce di Romagna a Ravenna e ancora non sapevo pagassero i collaboratori, l'unica cosa che chiesi fu la possibilità di firmare i miei articoli per intero. Se gli stagisti debbono restare nascosti nelle scrivanie a fare l'oscuro lavoro del desk, chi mai si accorgerà di loro in futuro? Persino all'Agr, dove pure non uscivo mai e il desk era la norma, quello che era mio veniva citato come mio! Questa mi sembra una solenne cazzata)

Durante il biennio formativo, gli allievi non potranno avere contratti di lavoro, né giornalistici né di altro genere. (Io lavoro in un ristorante per pagarmi l'affitto: questo come rientra nel quadro? Se me lo tolgono sono per strada...) Le eventuali collaborazioni giornalistiche dovranno essere autorizzate dal direttore della testata e saranno svolte fuori dall’orario e dai locali della scuola. (praticamente impossibile...)

Al termine di ogni stage, ciascun allievo redige una relazione dettagliata sull’attività svolta all’interno delle testate ospitanti. La scuola trasmette le relazioni al Consiglio regionale competente e al Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In assenza di tali relazioni, il direttore delle testate non potrà rilasciare il certificato di compiuta pratica. (In assenza di relazioni non ottimali, mi sa che il ritorno al posto di lavoro lì però te lo sogni...)

In più, vista l'assenza di corsi in materia, per le università si apre un nuovo canale di insegnamento e di raccolta fondi: i famosi corsi di aggiornamento professionale, per pubblicisti e professionisti!

Art. 19
Qualificazione e aggiornamento professionale

Le Università e gli Ordini regionali territorialmente competenti, di intesa con il Comitato esecutivo e con il Comitato tecnico scientifico del Consiglio nazionale, nell’ambito delle attività della Scuola possono organizzare corsi di qualificazione e aggiornamento professionale per giornalisti professionisti e pubblicisti. (E questi invece chi li tiene e come vengono regolamentati?)

A tal fine possono sottoscrivere convenzioni, con i soggetti di cui al precedente comma nelle scuole riconosciute, finalizzate a realizzare percorsi formativi.

I percorsi formativi possono anche non coincidere con il biennio di praticantato convenzionato con il Consiglio nazionale. Se il percorso formativo coincide anche in parte con il biennio di praticantato riconosciuto dal Consiglio nazionale, la frequenza degli allievi giornalisti professionisti o pubblicisti è limitata al ciclo di lezioni teoriche, previa autorizzazione della direzione della Scuola

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Lasciando stare i vari articoli sulle prove di ammissione, che restano sostanzialmente uguali, e sulle domande di riconoscimento, direi che questo è tutto.

In conclusione, secondo me questa "rivoluzione annunciata" è destinata ad essere una bolla di sapone. Il mercato dei master e dei corsi non si riduce ma anzi aumenta, in un panorama già più che saturo. Certo, è richiesta più professionalità per quanto riguarda le materie e le lezioni, ma resta da vedere come questa verrà poi effettivamente applicata.

Per gli stage, direi che tutto sommato i praticanti giornalisti più che guadagnare dalle nuove norme ci perdono nettamente. Lo stage fa perdere agli studenti praticamente tutta la possibile "pubblicità" ottenibile su sè stessi (pensando ad un impiego futuro) senza nulla dare loro in cambio. La proibizione degli stage nel periodo estivo tutela dall'uso non corretto degli stagisti nelle redazioni durante i due mesi di luglio e agosto, ma trasferisce solamente il problema negli altri dieci. Oltretutto, in una redazione piena, i compiti rimasti per gli stagisti si riducono considerevolmente, e così la sua possibilità di accedere alle professione vera.

Non viene affrontato il nodo importante della retribuzione degli stage, in cui secondo me l'Ordine avrebbe dovuto mettere naso, che restano così poco di più di una fucina di braccia da desk a poco o nullo prezzo. C'è una forte corrente che dice che lo stage vada considerato alla stregua di un corso di formazione, quindi da non retribuire affatto (Semmai sarebbe lo stagista a dover ringraziare per il fatto che gli venga insegnato qualcosa!). Ma si dimentica che molto spesso lo stage non è il primo ingresso nella professione, ma soltanto l'ennesimo (secondo, terzo, quarto o oltre che sia) per una larga fetta dei provenienti da master e corsi universitari (mi baso sui dati del mio e sui racconti di chi conosco che ne frequenta altri), in realtà necessitanti solo del tempo per inserirsi nelle routine di lavoro per diventare perfettamente produttivi.

Secondo me, e con questo per oggi chiudo, quello che serve per cambiare il mondo del giornalismo (o almeno l'entrata) è ben altro.

...secondo voi?