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giovedì 9 luglio 2009

L'Aquila: i giornalisti fanno a pugni per i gadget del G8!

I giornalisti si fanno sempre riconoscere, niente da dire... :) Quante ne ho viste di scene simili... Una volta da una conferenza stampa della MSC Crociere mi hanno pure rubato la borsa omaggio per portarsi via i gadget! C'era una bellissima bussola, che non ho visto mai più...
Che possa morire fulminato che me l'ha presa...


Lo stand che distribuiva kit regalo é stato preso d'assalto dalla stampa
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G8, TENSIONE TRA I GIORNALISTI PER I GADGET
La guardia di finanza intervenuta per riportare la calma.

L'AQUILA- Questa volta non è stata colpa di una notizia in esclusiva. E neanche di dichiarazioni «scottanti». Ma, a provocare molta tensione tra i giornalisti, è stata la coda per ricevere il kit regalo, durante il G8 dell'Aquila. Una distribuzione difficile che ha acceso gli animi dei centinaia di cronisti, provenienti da tutto il mondo, causata dalla ressa davanti al gazebo. Per riportare la calma è dovuta intervenire la Guardia di Finanza, minacciando la chiusura dello stand.

IL CAOS- «Tu ora stai in fila, ci resti, non mi sorpassi, altrimenti ti faccio ricordare questo G8», ha detto un giornalista italiano a un altro collega. E in un attimo si è accesa la tensione al villaggio della stampa. Allo stand distribuiscono kit regalo, con zainetto-maglietta-orologio ricordo del vertice. L'assalto ha messo a dura prova l'organizzazione del vertice, tanto da costringerli a chiamare le fiamme gialle che hanno riportato la calma con una minaccia. «Fermi tutti, così fermiamo la distribuzione degli zainetti», hanno detto i finanzieri. Un momento di pausa, poi la distribuzione (e il caos) sono riprese.

Ma per cosa poi?

Per questo kit qui... Si sono azzuffati per una penna in grano biodegradabile ed un cappellino... Incredibile...

lunedì 22 settembre 2008

Maria de Filippi uccide

Sempre detto che è un programma tv che da guardare secondo me fa male, però ad arrivare a questo... Dal sito dell'Ansa:

LECCO - Una battuta interpretata male. Una banale divergenza mentre guardavano in tv il programma di Maria De Filippi 'C'e' posta per te', ospiti il capitano della Roma Francesco Totti e la moglie Ilary. E' cominciato così il dramma, a Torre Dé Busi, paese al confine tra le province di Lecco e Bergamo, dove Lucia Cavalli, 35 anni, ha ucciso con una coltellata Salvatore Caliri, 33 anni, con cui da tempo aveva una relazione sentimentale travagliata, fatta di continui addii e ritorni. La donna, che ora si trova nel carcere di Monza accusata di omicidio volontario, ha inizialmente tentato di simulare il suicidio dell'uomo (che aveva precedenti per rapina) e ha ripulito e riposto l'arma del delitto, un coltello da cucina. Solo nella notte ha confessato tutto ai Carabinieri della compagnia di Lecco.

L'allarme è scattato poco prima delle 23 di sabato. A lanciarlo è stato un vicino di casa della trentacinquenne, che lavora come operaia in una ditta di Airuno. La donna si era rivolta a lui per chiedere di chiamare un'ambulanza perché, diceva, un suo amico aveva tentato di togliersi la vita. Il vicino, che aveva visto Salvatore Caliri a terra, proprio all'ingresso dell'appartamento di Cavalli, ha invece chiamato il 113. Quando i militari della stazione di Calolzio e della radiomobile di Lecco sono arrivati sul posto, Caliri era già morto dissanguato. A quel punto sono scattate le indagini e i Carabinieri si sono resi conto che la versione iniziale della donna non stava in piedi. Un interrogatorio serrato e Lucia è crollata.

Ha raccontato che Salvatore Caliri è andato a trovarla. I due, che in passato avevano avuto una relazione e per qualche tempo avevano anche vissuto insieme, si vedevano ancora, ma il rapporto era combattuto e, soprattutto, fatto di continui litigi. Liti anche violente tanto che Lucia Cavalli, nel giro di pochi mesi, aveva presentato due querele ai Carabinieri per le percosse ricevute dal compagno. Si trattava, secondo quanto ammesso dalla donna ai militari della Compagnia di Lecco, di diverbi che nascevano per futili motivi. Proprio come quello di sabato sera. I due, dopo cena, hanno iniziato a guardare 'C'é posta per té. E' arrivato il momento degli ospiti: il capitano Totti e la moglie parlavano di casa, famiglia e figli. Lucia ha fatto una battuta che ha scatenato l'ira di Salvatore che, sempre secondo la donna, l'avrebbe accusata di non essere adatta al matrimonio. L'alterco é degenerato e la donna è andata in cucina a prendere un coltello. Poi ha intimato più volte all'ex compagno di andarsene, ma la lite è continuata anche davanti alla porta di casa. Ed è proprio lì che è partita la coltellata che ha ucciso l'uomo.

venerdì 19 settembre 2008

Nigeriano arrestato per avere 86 mogli! Ma le donne lo difendono: "vogliamo rimanere sposate con lui"

E pensare che c'è chi si lamenta per averne una sola... Con questo si chiude: ci si rivede post weekend...

KANO (NIGERIA) - Le 86 mogli di un arzillo musulmano nigeriano arrestato per averle sposate illegalmente non ci stanno. Oggi si sono recate davanti al ministero della Giustizia dello stato nigeriano del Niger per chiedere la scarcerazione del marito. Un portavoce del ministero, Habibu Lukman, ha raccontato che le mogli di Muhammadu Bello Masaba, 84 anni, sono arrivate con tre autobus insieme a 20 dei 170 figli e "hanno protestato con veemenza contro l'arresto e la detenzione del loro marito", portando cartelli con scritto "siamo sposate legalmente"

Le 86 donne protestano contro la decisione di un tribunale islamico che obbliga Masaba a divorziare da 82 di loro ed a tenerne solo quattro (il massimo previsto dalla legge islamica). Due settimane fa il poligamo, arrestato due mesi fa per "matrimonio illegale e per offesa alla religione islamica", si era impegnato a mettersi in regola con la decisione del tribunale, ma non ha mantenuto la promessa.

lunedì 15 settembre 2008

Prestazioni sessuali a pagamento...col cane! News assurde da Milano

NON CI POSSO CREDERE!!!!!!!! COL CANE!!!!!

Leggete per credere... Questa mi è arrivata oggi nella casella mail, la riporto pari pari!

Milano - Offriva il proprio cane pastore belga di cinque anni per prestazioni sessuali a pagamento nel proprio appartamento in via Tonale a Milano, prestazioni che potevano prevedere anche il proprio diretto coinvolgimento. La donna 29 anni di nazionalità brasiliana è stata scoperta e denunciata da un volontario dell'associazione AIDAA che ha operato in incognito dopo una segnalazione anonima giunta nei giorni scorsi allo sportelloanimali@libero.it, lo sportello telematico di segnalazione riservato ai problemi di condominio ed ai reati contro gli animali dell'associazione italiana difesa animali ed ambiente.

La donna pubblicava gli annunci a pagamento sotto la copertura di centro massaggi, in realtà per una clientela molto selezionata la brasiliana offriva anche prestazioni di altra natura tra cui i rapporti sessuali con la presenza attiva del proprio cane (e su richiesta con la presenza di lei stessa) un bellissimo pastore belga di cinque anni appositamente addestrato per questo tipo di prestazionidi carattere tipicamente sessuale. La prestazione con la presenza del cane andava dai 150 ai 300 euro.

“Venuti a conoscenza della situazione grazie alla segnalazione di un'inquilina del palazzo dove si prostituisce la brasiliana i volontari della nostra associazione si sono finti clienti ed hanno contrattato in tre diverse circostanze la prestazione senza ovviamente usufruirne - dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA - fino a venerdi scorso quando io stesso con due volontari abbiamo effettuato un blitz nella casa di tolleranza fingendoci clienti abbiamo finto di concordare la prestazione con l'uso dell'animale per la quale ci è stato chiesto un importo di 250 euro a testa”. Da qui la decisione di denunciare la prostituta alla procura della repubblica di Milano per maltrattamento sugli animali. Non è questo il primo blitz di AIDAA per contrastare la prostituzione con animali a Milano. Lo scorso anno erano state sette le prostitute denunciate per il medesimo reato nel capoluogo lombardo dagli animalisti dell'AIDAA.

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Come scusate? 7 prostitute denunciate lo scorso anno per la stessa cosa?!?
Ma che razza di appetito sessuale hanno i milanesi?!?

Pari (almeno credo) a quello di questo simpatico signore americano che, completamente ubriaco e non avendo di meglio sottomano, ha tentato bene di trombarsi...nientemeno che un 4x4 Toyota!

Vedere per credere, da Wikileak.



Il mondo è veramente assurdo a volte...

giovedì 31 luglio 2008

Beijing, ultimo capitolo: censurato anche il web.

Che dire, lo si poteva immaginare: ma credo che chi nel 2001 ha preso quella solenne cantonata che fu l'assegnazione alla Cina dei giochi olimpici del 2008 forse ora se ne sia definitivamente reso conto....
Eppure vorrei tanto andarci, provare a capire, provare a parlare con la gente anche se so che probabilmente non riuscirei a fare nulla di tutto ciò... Ma mi piacerebbe, per una volta, vedere al di là della cortina di fumo che mettono i regimi...

Dal sito di Repubblica.it:

A pochi giorni dal via, è diventato evidente l'intreccio di limitazioni alle libertà e di pesanti paletti all'informazione
PECHINO, I GIOCHI CENSURATI - LE MANCATE PROMESSE DEI CINESI
Cade così la speranza che le Olimpiadi potessero portare novità positive. Le vicende tibetane e le proteste sulla fiaccola hanno provocato arroccamento

dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI

PECHINO - Il primo dicembre 2006, Pechino annunciava che di lì a poco sarebbero scomparse le ultime restrizioni sulla libertà di circolazione per noi giornalisti stranieri sul territorio della Repubblica Popolare. Il giorno dopo, nel descrivere quel provvedimento, scrivevo su Repubblica: "I Giochi del 2008 semineranno qualche germe di cambiamento in questa Cina". Quella previsione, ahimé, si è avverata nella direzione diametralmente opposta.

I reporter stranieri che arrivano in questi giorni, e che si aggiungono a noi corrispondenti permanenti per coprire le Olimpiadi, trovano una Cina per molti aspetti peggiorata dal 2006. Quello che colpisce subito i nuovi arrivati, naturalmente, è l'insopportabile groviglio di restrizioni alla nostra libertà. Non possiamo andare in Tibet. Non possiamo usare una webcam su Piazza Tienanmen, né in alcuno degli stadi olimpici. Non possiamo accedere a diversi siti Internet oscurati dalla censura.

Dietro questi limiti che ci colpiscono direttamente, c'è una situazione ben più drammatica per i cinesi. Rispetto alla tradizionale mancanza di libertà di informazione c'è stato un ulteriore arretramento. Proprio in vista dei Giochi il governo ha "ripulito" la capitale dei potenziali disturbatori dell'ordine: dagli immigrati che appartengono alle minoranze etniche tibetana e uigura, ai dissidenti, agli avvocati che difendono cause umanitarie. Alcuni di questi attivisti oggi sono agli arresti domiciliari per impedire che entrino in contatto con gli stranieri.

Che cos'è accaduto dunque perché le speranze accese nel dicembre 2006 si vanificassero così brutalmente? Gran parte della spiegazione sta negli avvenimenti tragici di questa primavera, che hanno colto la leadership cinese impreparata, e hanno provocato una reazione furibonda. La rivolta del Tibet a metà marzo, seguita dalle contestazioni contro la fiaccola olimpica a Londra, Parigi e San Francisco, hanno provocato un arroccamento. Il regime di Pechino ha vissuto improvvisamente un incubo: il rischio che questi Giochi con l'accresciuta visibilità che comportano, diventino un'occasione per un "processo virtuale" alla Cina, ai suoi abusi contro i diritti umani, ai suoi gravi ritardi sul terreno delle libertà individuali.

La reazione della nomenklatura ha fatto appello al riflesso condizionato del vittimismo nazionalista: il popolo cinese è stato chiamato a serrare i ranghi contro "l'offensiva" degli stranieri. In questo clima di unità nazionale, invocato per difendere l'immagine della Repubblica Popolare, gli spazi di tolleranza che si erano aperti negli ultimi anni si sono nuovamente ristretti. Ogni voce critica è catalogata come un "sabotatore" dei Giochi, un nemico della patria. La censura è tornata ad avere carta bianca.

Anche le maggiori libertà che erano state promesse a noi giornalisti stranieri sono state revocate, per effetto di questo clima. Ma le vere vittime non siamo noi: sono le tante voci di dissenso che negli ultimi anni avevano trovato nuovamente il coraggio di farsi sentire in Cina, e ora tacciono in attesa di tempi migliori. In attesa che passi la "nottata" dei Giochi, un avvenimento che paradossalmente ha fatto fare ai leader cinesi un grande balzo all'indietro.

venerdì 18 luglio 2008

Da viale Jenner al Vigorelli: tutto quello che è successo realmente...

In anteprima per i lettori del blog, il pezzo che uscirà domani sul Giorno di Milano su quello che è accaduto oggi al velodromo Vigorelli di Milano, dove sono stati momentaneamente "trasferiti" oggi i fedeli islamici della mosche di viale Jenner.

SOLO 5OO FEDELI, E' POLEMICA
La Maiolo: "Shaari ammette, la maggioranza è clandestina"

di ALESSANDRO GIGANTE
- MILANO -
CI SI ATTENDEVA l’arrivo in massa di migliaia di fedeli ieri pomeriggio al velodromo Vigorelli e accanite proteste da parte di residenti. È finita invece con una polemica sulla clandestinità dopo tre ore di preghiera passate tutto sommato tranquillamente.

TUTTO COMINCIA verso le 12, quando fuori dalle porte del velodromo la strada viene invasa da giornalisti di ogni nazione, compresi due troupe di una tv russa e di un’emittente satellitare iraniana. Di fronte a loro un cordone di polizia di circa una cinquantina di uomini tra carabinieri e agenti della polizia locale.
Davanti alle porte del velodromo c’è solo un piccolo banchetto di sostenitori de La Destra, raggiunti poco dopo dalla leader del movimento Daniela Santanchè. «Siamo qui per manifestare contro questa decisione delle istituzioni di concedere ai musulmani questo luogo simbolo dello sport, perlopiù gratuitamente. Non si può profanare un simbolo dello sport come questo».

Mentre la Santanchè parla, i fedeli cominciano a giungere alla spicciolata all’ingresso opposto, sotto uno striscione bianco che recita «La nostra dignità, la vostra tranquillità. Un’unica cittadinanza che invoca rispetto». L’ex parlamentare protesta all’arrivo delle donne coperte dal burqa, chiedendone l’identificazione, ma l’ingresso prosegue senza incidenti.
Alla fine all’interno a seguire la preghiera dell’imam Abu Emad si conteranno circa 5-600 persone, a riempire coi loro tappetini verdi appena un quarto dello stadio.

«PER NOI È comunque un successo - spiega Abdel Hamid Shaari, direttore del centro islamico di viale Jenner -. Molti non sono venuti perchè hanno avuto paura, e anche perché parte di loro non ha purtroppo i documenti in regola». L’affermazione crea una bufera a palazzo Marino, con l’assessore alle Attività produttive Tiziana Maiolo che rilascia poco dopo una dichiarazione: «Quello che ha detto Shaari è molto grave, perchè ha ammesso che il centro culturale è stato per molto tempo luogo di copertura dell’illegalità, frequentato da immigrati clandestini». «La preghiera a tempo in un luogo chiuso e controllato è stata la scelta giusta», ha aggiunto il vicesindaco Riccardo De Corato.

Dopo un’oretta la preghiera finisce ed i fedeli sfollano tranquillamente, mentre si aspettano ancora decisioni certe per il prossimo venerdì. Lunedì Sharii si incontrerà con Didier Togni per discutere dell’affitto del Palasharp, mentre per martedì è già stato convocato un tavolo tecnico tra prefettura e istituzioni.

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Questo per l'ufficialità: quello che nessuna agenzia ne articolo vi dirà mai di quello che successo è questo...

1) innanzitutto l'odio istintivo per il collega improvvisato di C6.tv (nuovo esperimento di cityzen journalism con trasmissioni video in diretta streaming su internet), che tenta un innovativo tipo di diretta usando la webcam del proprio portatile anche nella ressa delle intervista per la Santanchè e per il direttore del centro islamico, dandolo in testa a tutti, continuando sempre a parlare e non facendo capire un tubo a nessuno. Innovativo, ma veramente rompic...i!
2) Lo spettacolo vero della Santanchè: arriva con le guardie del corpo e corre subito ai microfoni di Skytg24 perchè trasmette in diretta. Dopodichè si getta al baracchino di quelli de La Destra ( che nel frattempo pensano solo a spostare furiosamente le bandiere perchè si vedano!) chiedendo a tutti come ci si possa incatenare ai portoni e farsi inquadrare bene nel frattempo. (poi, per la cronaca, dopo un'ora e mezza passata a girare con le catene in mano stile naziskin infoiati i compagni di partito desisteranno da proposito. Era una cazzata, hanno fatto una figura stupida ma sono riusciti ad evitarsi la peggiore).

3) Lo show della passeggiata dell'ex onorevole Daniela. Prima corre su e giù per i confini del velodromo attorniata da decine di giornalisti e poliziotti urlando: "Dove sono? Non ce n'è uno, dove li hanno messi?", poi litiga con il dirigente del commissariato del centro da cui pretende l'identificazione delle donne in burqua (Fabiano Girolamo, che le risponde con un perentorio "Io sono una persona seria, non devo rendere conto a lei di quello che faccio. Mi chiamo Fabiano Girolamo, dirigente del commissariato di centro, e non ho paura di lei. Io non mi nascondo". Da applausi e strette di mano, come fanno giusto di lì a poco due signore). Infine dà il meglio di sè: "Io su questa cosa ci faccio un'esposto! E intanto un'Ansa! Dov'è il giornalista dell'Ansa? Trovatemi il giornalista dell'Ansa! [...] Ah beh, se no chiamo Roma e me la faccio fare!". Diva e donna.

Ps: la Santanchè scomparirà appena tutti i giornalisti entreranno dentro per fotografare gli islamici in preghiera, e nessuno la rivedrà più.

4) Un non ben precisato e sponente islamico che prima rilascia un'intervista a due ragazzi che dicono di essere di un'agenzia stampa, poi gli chiede per chi lavorino e riceve in risposta un mucchio di prese per il culo, incazzandosi poi con tutti i giornalisti presenti e mandandoli a fare in c**o in 4 lingue diverse. Incomprensibile.
Update: ho trovato chi sono! Quelli di Libero! Se non lo compro c'è un motivo...

5) L'assalto dei cronisti (me compreso) al banchetto di kebab e lattine varie dei fedeli musulmani allestito dentro il Vigorelli a fine preghiera. Dopo essere stati sotto il sole da mezzogiorno alle 15:30 senza aver toccato nè acqua nè cibo, è spettacolare assistere alla contesa dei panini tra giornalisti e islamici, ambedue impanicati che il cibo finisca prima del proprio turno. Spintoni, ressa, ma alla fine tutti soddisfatti! Va detto che il kebab era proprio buono: non quello ultraunto "commerciale" che si trova in giro ovunque, ma quello "Igp" con la carne tritata fine fine stile ragù al modico prezzo di soli 2 euro! Praticamente quando finalmente riusciranno a costruire la loro moschea, un po' potremo dire di aver contribuito anche noi... :)

6) Annie Smith di Rttv ( emittente russa) e Wolfgang Achtner di Press Tv, emittente satellitare iraniana in lingua inglese (l'Al Jazeera di lì..). Gentilissimi e preparatissimi, veri esempi di professionismo giornalistico. Da ringraziare per l'aiuto e le belle chiacchiere che abbiamo scambiato insieme: spero di ritrovarvi presto.

Che dire... That's all folks...

Ps: le foto del post sono dell'agenzia Newpress! Il loro copyright è STRETTAMENTE RISERVATO E L'USO PROIBITO! Ma fategli una bella pubblicità, che così mi perdonano di avergliele "rubate"... :)

giovedì 22 maggio 2008

Citizen News: il giornalismo sbarca su Youtube.

Dal sito di Corriere.it.
A dire il vero me lo aspettavo: non era un "se", ma un "quando sarebbe successo"... Il giornalismo su Youtube si può fare eccome, ma non è una novità: noi stessi come giornalisti del master ci siamo da un anno...

Le news non saranno retribuite ma gli aspiranti giornalisti avranno il loro spazio

YOUTUBE SI APRE AL GIORNALISMO

Nasce il nuovo canale di Citizen News gestito direttamente dalla piattaforma di condivisione video

«Ciao, il mio nome è Olivia e sono la news manager di YouTube. Citizen News è il canale dove daremo risalto ad alcuni dei miglior contributi giornalistici apparsi su YouTube». Si chiamerà Citizen News infatti il canale YouTube dedicato alle news amatoriali e si plasmerà sui contenuti che gli utenti si offriranno di condividere. Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, se non quello che spiega Olivia Ma, news manager di YouTube, in un post in cui, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri dei meno esperti nel generare contenuti.

LE NEWS DI YOUTUBE – Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

TIPO DI CONTENUTI – Il videoclip di presentazione spiega che YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offre un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

ALTRE ESPERIENZE – Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times: ciascuno a modo proprio e con varie sfumature di controllo. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggior successo. Il giornalismo partecipativo è già iniziato su YouTube, ma il progetto è ancora in divenire ed è in fase embrionale. Per il momento conviene tenerlo d’occhio, in attesa che si arricchisca e che diventi un altro luogo in cui sfuggire ai filtri editoriali dei grandi giornali e condividere pensieri, emozioni e storie di vita.

Emanuela Di Pasqua

Qui sotto il video di presentazione di Citizen News, in attesa di vedere come finirà...





giovedì 24 aprile 2008

La "ganja" in casa? No, no e poi no! L'ultima sentenza della Cassazione.

Dal sito dell'Ansa di oggi:


RESTA REATO COLTIVARE A CASA LA CANNABIS

ROMA - Rimane illecito penale coltivare qualche pianta di cannabis per uso personale. Lo hanno deciso le sezioni unite della Cassazione sposando la linea 'dura' nel perseguire chi pianta qualche piantina di marijuana sul balcone o nel giardino di casa.

Con questa decisione, presa dalle sezioni unite della Suprema Corte presieduta dal Primo presidente Vincenzo Carbone, i giudice del 'Palazzaccio' sposano la linea proibizionista e più intransigente nella repressione della coltivazione di piccoli quantitativi di marijuana, in contrasto con decisioni precedenti - prese dalle sezioni semplici della stessa Cassazione - che avevano depenalizzato il comportamento di chi coltiva qualche piantina.

Nella sua requisitoria, il rappresentante della Procura della suprema corte, Vitaliano Esposito, aveva invece chiesto di non considerare penalmente perseguibile la coltivazione domestica. Ma il suo parere non è stato ascoltato.

"Costituisce condotta penalmente rilevante qualsiasi attività di coltivazione non autorizzata" di cannabis. E' questa la "soluzione" giuridica adottata oggi dalle Sezioni unite penali della Suprema Corte in tema di liceità, o meno, delle coltivazioni domestiche di marijuana per uso personale. La massima di diritto è contenuta in una nota diffusa dalle Sezioni unite penali della Cassazione in una sintetica "informazione provvisoria" sulla Camera di consiglio che si è da poco conclusa sotto la presidenza del Primo presidente Vincenzo Carbone.

La questione esaminata dal massimo consesso di 'ermellini' era la seguente: "Se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per destinazione del prodotto a uso personale". La risposta data dai magistrati di legittimità è stata nel senso della rilevanza penale di ogni tipo di coltivazione di sostanze stupefacenti che non sia "autorizzata".

"Con questa decisione la Cassazione ha mantenuto una giurisprudenza molto negativa: la nostra risposta di Radicali, non da soli speriamo, è quella che daremo a Chianciano all'Assemblea dei Mille quando rilanceremo una forte associazione antiproibizionista che continui a praticare l'informazione e la ricerca in particolare sulla cannabis.
Poi continueremo la pratica della non violenza e della disobbedienza civile contro la criminalità politica e degli spacciatori".
Questo il commento della radicale antiproibizionista Rita Bernardini - appena eletta nelle liste del Partito Democratico.

venerdì 4 aprile 2008

Uomo morde cane più varie ed eventuali.

Dal sito di Corriere.it.
"Se un cane morde un uomo non è una notizia. Ma se un uomo morde un cane, allora è una notizia". Ebbene, l'evento che tutti i giornalisti attendevano, oggi è accaduto.
Un grazie per la segnalazione a Stefano Vannucci (che tanto sono sicuro l'avrà copiata da Josip Topovich).

È accaduto a Minneapolis, in Minnesota
UNA DONNA PER SALVARE IL SUO CANE MORDE IL PITBULL CHE L'AVEVA AGGREDITO

Amy Rice ha preso a morsi l'animale sul naso e l'ha costretto a lasciare il suo labrador

WASHINGTON - Per salvare il suo cane la padrona non ha esitato ad affrontare il pit bull che lo aveva aggredito e non ha trovato sistema migliore che prenderlo a morsi. Amy Rice ha combattuto con il pit bull dopo che questi era saltato nel giardino di casa e aveva attaccato il suo Labrador. È accaduto a Minneapolis, in Minnesota. La donna, che ora dovrà fare l'antirabbica, ha letteralmente preso a morsi il naso del pit bull, costringendolo a mollare. E' così riuscita a salvare il suo cane dalle fauci del pit bull, che è stato successivamente messo in quarantena.

Dopo una breve ricerca ho scoperto però che era già successo! Il 4 luglio 2007, in Cina... (finisco sempre lì oggi...). E per fare un po' di cazzeggio creativo sopra ci metto anche questo pezzettino và: tratto dal blog "Penne digitali 2.0", a firma di Carlo Baldi.

Riportiamo un passo tratto dalla versione aggiornata del celebre manuale di Sergio Lepri, che mette in luce, riprendendo e ribaltando un vecchio motto del giornalismo, quanto molteplici siano gli aspetti da considerare nel valutare se un accadimento sia meritevole o meno di essere raccontato.

«È notizia l’uomo che morde il cane, mentre invece – come spesso si sente dire – non è notizia il cane che morde l’uomo? Dipende: da chi è la persona morsicata, da chi è il proprietario del cane , da dove avviene il fatto e in quale momento della giornata; dal cane se è solo o con altri cani e quanti; se la persona morsa è sola o in compagnia (e quale) o se i morsicati sono più di uno; se ci sono stati altri casi di persone morse da un cane nello stesso luogo o nella stessa giornata; se il cane è sano o sembra oppure è rabbioso; se è un bastardo o un cane di gran razza o piccolissimo o grossissimo; se il morso è dato a una mano o a un braccio oppure in qualche parte più delicata; se è un caso isolato o uno di molti casi nella stessa giornata o nella stessa zona.


Un cane qualsiasi che morde un uomo qualsiasi in un modo qualsiasi non è notizia; ma un certo cane che morde un certo uomo in un certo modo (e in un certo momento) è notizia che può andare perfino in prima pagina».


Sul Mattino di Padova - oserei - si becca pure la locandina. :)


Il prezzo del coraggio.

Dal sito di Corriere.it.

L'immagine del famoso studente di piazza Tienanmen solo contro i carri armati è la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto il titolo. Nessuno tuttora sa con certezza come si chiamasse e che fine abbia fatto, ma tutti ricordano il suo gesto come quello di un uomo, solo, che tentò per un attimo di cambiare il mondo. Era il 5 giugno 1989.

Ora della Birmania non se ne parla quasi più, come succederà tra poco anche con il Tibet, e come è successo prima con tanti, troppi altri fatti e Paesi.
Non dimentichiamoci di quello che è successo.
E, per quello che possiamo, non lasciamoli soli.

In Birmania
MANIFESTO' DA SOLO, CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
Ohn Than, 60 anni, arrestato nel 2007 durante le manifestazioni contro il carovita e la mancanza di libertà

RANGOON - Un birmano che la scorsa estate manifestò da solo e pacificamente davanti all'ambasciata statunitense a Rangoon contro il regime militare è stato condannato all'ergastolo. Lo rivela il suo avvocato. Ohn Than, 60 anni, era stato arrestato il 23 agosto del 2007, quando in tutto il Paese si susseguivano le manifestazioni illegali contro il carovita e la mancanza di libertà, poco prima che i monaci buddisti si ponessero alla guida della protesta, poi repressa in settembre.

Quel giorno Than, in silenzio e da solo, andò davanti all'ambasciata Usa esibendo cartelli che chiedevano la convocazione del parlamento e il contenimento del carovita. «È stato condannato mercoledì all'ergastolo e a una multa di 1.000 kyat (meno di un euro), ha detto all'Afp l'avvocato Aung Thein, che ha denunciato la sproporzione fra l'azione compiuta dal suo assistito e la pena e ha annunciato ricorso.

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Girando poi su Repubblica oggi ho trovato altre due storie simili. La prima è quella del tibetano Hu Jia, uno dei principali contestatori della politica cinese in Tibet, in carcere dallo scorso dicembre dopo 200 giorni di arresti domiciliari, che è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione da un tribunale di Pechino per "istigazione a sovvertire i poteri dello stato".

Unione Europea e Stati Uniti hanno già chesto la sua liberazione, ma resta da veder che cosa succederà.

La seconda storia, ancora più drammatica, è quella di Palden Gyatso, monaco buddista arrestato nel 1959 dopo le proteste seguite all'invasione cinese del Tibet che ha passato nelle carceri cinesi 33 anni. Anni di torture, violenze e lavori forzati, a cui questo monaco è incredibilmente riuscito a resistere. Palden è uscito dalle carceri quasi sordo, senza piedi e senza i denti, caduti a forza di scariche elettriche procurategli inserendogli bastoni elettrici direttamente in bocca.

"Palden Gyatso è un criminale che persiste nelle sue attività sovversive", è l'unico commento delle autorità cinesi, pronunciato nel 1995 dall'allora ambasciatore Ma Yuzhens. "Il suo racconto è falso: nelle carceri cinesi la tortura è proibita".

Qui sotto il reportage integrale di Anais Ginori, dal titolo "La Cina è potente, ci resta solo la forza della verità", con le foto di Jokim Eneroth dal sito di Repubblica.it. Lo potrete trovare in edicola domani su "D", il supplemento settimanale del quotidiano italiano.

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Le sue caviglie. "Questa è la cicatrice dei ceppi". I suoi polsi. "Qui ho il segno delle manette a denti di lupo. Le chiamano così perché, se ti muovi, hanno dei chiodini che si conficcano nelle vene". La sua bocca. "Le scosse elettriche mi hanno fatto cadere tutti i denti. Per fortuna, la prima volta che sono andato a testimoniare alle Nazioni Unite mi hanno regalato una dentiera".
GUARDA IL SERVIZIO FOTOGRAFICO

Palden Gyatso ha passato trentatré lunghissimi anni nelle carceri cinesi. Porta sulla sua pelle le stimmate di un calvario. Cammina a fatica, è quasi sordo. Nessuno meglio di questo monaco buddista ormai anziano e dolente incarna la sofferenza ma anche la straordinaria resistenza del Tibet. Il suo corpo massacrato è abitato dalla tipica dolcezza himalayana. E da uno sguardo magnetico.

A settantacinque anni, Palden Gyatso avrà anche rughe come solchi, ma non rinuncia a ricordare. "Quando mi arrestarono, nel 1959, stavo studiando nel monastero di Drepung. Per estorcermi una confessione, i cinesi mi picchiavano dopo avermi sospeso legando e tirando le mie braccia all'indietro fino al soffitto. Sempre in questa posizione, appiccavano il fuoco per bruciarmi le dita dei piedi. Alcune volte buttavano tra le fiamme polvere di peperoncino, così tutto il corpo diventava incandescente e gli occhi sembravano brace. Il dolore più terribile arrivava dopo, quando dovevo andare all'aperto per fare i lavori forzati, mezzo cieco e con le piaghe ancora purulente. Tra noi, chi non moriva di tortura, moriva di stenti e fame. Mangiavamo un pugno di riso e una tazza di brodo. Dalla disperazione, mi è capitato di cucinare anche le suole delle mie scarpe".

I cinesi estorcevano sempre dai detenuti qualche parola, abbastanza compromettente da giustificare una formale condanna. Era solo questione di tempo. Palden Gyatso aveva resistito qualche mese, grazie alla sua giovane età. I monaci più anziani invece morivano in pochi giorni. Alla fine, dovette confessare anche lui di aver "marginalmente" partecipato all'insurrezione contro l'esercito di Pechino. Dopo l'occupazione, dalla Cina arrivarono la Rivoluzione culturale e l'ordine di cancellare qualsiasi riferimento religioso dal Tetto del mondo.

Scomparve così l'universo tibetano dei monasteri, delle lampade votive, delle statue dorate, dei fumi degli incensi, delle mille bandierine sventolanti, dei cilindri rotanti per la preghiera, dei canti. La distruzione dei simboli religiosi fu condotta con tale perseveranza e metodo che persino il paesaggio cambiò. Un tempo le colline erano dominate dagli dzong, le fortezze abitate dai religiosi, che vennero rase al suolo. I campi avevano migliaia di stupa, tempietti e reliquiari: fatti a pezzi.

Le bandiere di preghiera furono rimpiazzate dalle bandiere del Partito. "Le Guardie rosse entrarono nel carcere. Ci mostrarono un filmato in cui si vedeva il presidente Mao passare in rassegna decine di migliaia di Guardie rosse. Ci dissero che la Rivoluzione culturale era guidata personalmente da Mao Zedong e Lin Piao. Chiunque avesse osato ostacolarla sarebbe stato "schiacciato come un verme". Durante le "sessioni di studio" dovevamo leggere il Libretto rosso di Mao. I thamzing, le "sessioni di lotta", divennero sempre più frequenti. Erano autentici processi politici. Iniziavano con una condanna verbale e finivano con un pestaggio. O con la condanna a morte. In quanto monaco, mi venivano inflitte ulteriori violenze. Mi costringevano a portare le feci sul thangka, la tavola sacra buddista.

Mi sfidavano, gridando "Bod rangzen", Tibet libero. E poi mi urinavano addosso. Quando le guardie carcerarie volevano riposarsi - perché la tortura doveva comunque essere un lavoro faticoso - ci terrorizzavano con le proiezioni dei filmati. Ricordo quello di un monaco che veniva crocefisso vivo, poi ucciso a colpi di pistola e carbonizzato. Alle monache invece bisognava togliere la verginità donata alla religione. Il Partito comunista non voleva che vi fossero contatti sessuali con i detenuti, ed era una regola abbastanza rispettata. Così, le monache venivano penetrate con i famigerati bastoni elettrici. O con altri oggetti".

I cimeli della prigionia
Palden Gyatso apre la sua inseparabile borsa. Viaggia sempre con questo sacchetto di stoffa. Non custodisce libri di preghiera o rosari. Dentro ha la sua prima sentenza di condanna e alcuni strumenti di tortura. È quasi affezionato a questi cimeli di prigionia. "Questa sembra una torcia elettrica, ma funziona come un elettroshock: bastoni ad alto voltaggio che cominciarono a circolare nelle carceri a metà degli anni Ottanta. Amnesty International aveva ottenuto la chiusura della fabbrica che li produceva, a Glasgow. Ma il regime cinese ne aveva fatto incetta. Adesso so che lo utilizzano frequentemente anche contro i manifestanti".

Nato nel 1933, anno della Scimmia, in un villaggio del Tibet a 200 chilometri da Lhasa, Gyatso torna a essere un uomo libero nel 1992. Il Dalai Lama in proposito ha commentato: "La vicenda di persone come lui rivela che i valori umani di compassione, pazienza e senso di responsabilità per le proprie azioni, che sono il fulcro di ogni pratica spirituale, sopravvivono ancora. La sua storia sarà fonte d'ispirazione per tutti noi".

Chiamato a testimoniare all'Onu, al Congresso statunitense e all'Unione europea, è stato ignorato dalla diplomazia cinese, tranne che per una laconica lettera inviata alla Commissione dei diritti dell'uomo della stessa Onu: "Palden Gyatso è un criminale che persiste nelle sue attività sovversive", ha scritto nel 1995 l'allora ambasciatore Ma Yuzhens. "Il suo racconto è falso: nelle carceri cinesi la tortura è proibita".

La voce interiore
Quest'uomo di bassa statura, debole e denutrito, è riuscito a evadere ben due volte, prima di essere liberato definitivamente. Nel 1962 fu ritrovato dai cinesi a un chilometro dalla salvezza, il confine con il Bhutan, mentre era in fuga verso l'India. La seconda volta, nel 1979, aveva scelto invece di rimanere nella capitale. Lo fermarono mentre appendeva manifesti che chiedevano l'indipendenza del suo Paese e il ritorno in patria del Dalai Lama.

"Accogliendomi, un carceriere mi urlò: "Eccoti l'indipendenza". E mi infilò un bastone elettrico in bocca, mandando una, due, tre scariche - non so ricordare quante fossero. Svenni, perdendo il controllo del mio corpo. Mi risvegliai in un lago di vomito e urina. Trovai appena la forza di sputare qualcosa che avevo in bocca. Mi accorsi che erano i miei denti. Se non fossi stato un monaco, probabilmente li avrei odiati, i miei aguzzini. Oggi invece non provo più sentimenti di rabbia o rancore per quello che mi hanno fatto. Alcuni provavano piacere a torturarmi, ma non tutti. Ricordo che una volta vidi uno di loro piangere".

Gyatso è rimasto prigioniero dei suoi incubi e della lotta per un Tibet libero che torni la patria dei tibetani. Due anni fa ha piantato una tenda blu e rossa a Torino, a San Pietro in Vincoli, insieme ad altri due monaci, e ha cominciato uno sciopero della fame. "La comunità internazionale non dimentichi di pretendere il rispetto dei diritti umani dalla Cina nel momento in cui assegna le Olimpiadi del 2008". La protesta dei buddisti quella volta terminò quando Mario Pescante, rappresentante del Comitato Olimpico, inviò loro una lettera di rassicurazioni.

Come Gyatso abbia resistito a trentatré anni di prigionia e torture rimane un mistero. "Se prendono il tuo corpo non fa niente, se s'impadroniscono della tua mente, allora sei davvero morto. A me veniva impedito di meditare ad alta voce o con rosari e libri. Avevo sviluppato la mia voce interiore. Mentre mi torturavano recitavo un mantra. Cercavo di pensare al dolore del mondo intero. Il mio avrebbe impedito la sofferenza di altri esseri umani. Ho cercato anche spiegazioni nel karma. Nelle mie vite passate devo aver commesso azioni terribili".

Nel marzo 1989 Hu Jintao, attuale presidente della Repubblica cinese e all'epoca segretario del partito nella regione autonoma del Tibet, impose la legge marziale a Lhasa. Palden Gyatso si trovava nella prigione di Drapchi. "Con la pressione delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità cinesi iniziarono a usare torture sempre più sofisticate. Ma non per questo meno crudeli. Si accanivano su punti particolari del corpo, picchiando organi interni come reni o fegato. È così che, per la prima volta nella mia vita, ho visto cadaveri blu. E rossi. Un'altra tecnica di violenza invisibile erano i ripetuti prelievi di sangue". Ma il cambiamento arrivò. "Stranamente subito dopo l'introduzione della legge marziale, alla fine degli anni Ottanta, la mia vita carceraria cominciò a migliorare. Quando dissero che ero libero, rimasi incredulo. Fino a quel momento, ogni volta che finivo di scontare la pena, le autorità cinesi trovavano un motivo per condannarmi ancora. Ricordo che lasciai il carcere guardandomi intorno. Temevo che ci fosse qualche trappola. Gli ufficiali cinesi infatti mi pedinavano. Dopo tredici giorni riuscii a fuggire da Lhasa. Volevo raggiungere Dharmasala, per mettere la mia esperienza al servizio del Dalai Lama". Gyatso è stato poi convinto dal Dalai Lama a scrivere le sue memorie. In Italia, Il fuoco sotto la neve è stato pubblicato nel 1997 (Sperling&Kupfer). Lui è diventato il protagonista di molti documentari e invitato d'onore di tante mobilitazioni.

Soldi sulla punta del coltello
Uscendo di prigione, Gyatso non ha più ritrovato il suo Tibet. Ha scoperto che anche gli altri membri della sua famiglia erano stati arrestati. Uccisi. Ma ha scoperto anche di avere tanti nuovi amici. A metà degli anni Ottanta, i militanti italiani e inglesi di Amnesty hanno "adottato" Gyatso come prigioniero di coscienza, insieme a un altro monaco, Geshe Lobsang Wangchuk, che non è stato mai rilasciato.

"La mia storia dimostra che gli occidentali, se lo vogliono, possono provocare dei cambiamenti. Purtroppo, molti Paesi democratici oggi sembrano interessati solo al denaro e agli affari. I diritti umani non contano più niente. Tutto questo è molto pericoloso. In Tibet c'è un'espressione che dice: "Dare i soldi sulla punta del coltello". È quello che sta avvenendo. La Cina è potente, e noi abbiamo soltanto la forza della verità".


(
3 aprile 2008)

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...è
questo il Paese a cui abbiamo dato le Olimpiadi?



mercoledì 12 marzo 2008

Concorrenza sleale!!!

Dal sito del Corriere della Sera, una "notizia di sicuro interesse" per la popolazione italiana!:

"Arriva anche in Italia "Nakednews", il tg letto da conduttrici che a ogni notizia si tolgono un indumento fino allo strip tease integrale. Concepito per Internet e i telefonini, lo show, nato nel 1999, programmato in 172 Paesi, sarà disponibile tutti i giorni feriali, alle 17, attraverso il sito www.nakednews.it" (Emmevi)


"Il tg, con il sottotitolo "il programma che non ha nulla da nascondere", è stato presentato a Milano da David Warga, amministratore delegato "Naked News" Internazional, Marco Ottolini, ad di Small Formats, e dalle anchor storiche americane. In sala anche le quattro conduttrici di Naked News Italia, giovani donne tra i 22 e i 27 anni, selezionate tra le 100 che si erano presentate per il ruolo". (Emmevi)


Eh, vabbè, ma questa io la chiamerei "concorrenza sleale"! Ma non solo per me: ora il povero "Studio Aperto", già noto come il tg italiano della gnocca per eccellenza, che cosa farà?

Vabbè, se cercate un barista sono qui...al giornalismo è meglio rinunciarci... :)

giovedì 6 marzo 2008

Il Tg3 parla (finalmente) della storia di Sayed.

Vi ricordate della storia di Sayed Perwez Kasmbaksh, lo studente di giornalismo arrestato e ancora detenuto da oltre due mesi in Afghanistan per aver scaricato da internet un articolo che parlava degli uguali diritti di uomini e donne?

Beh, Sayed è ancora in carcere, e il fratello è in procinto di partire per l'Europa per una campagna di sensibilizzazione sulla storia che aiuti i governi a fare pressione sul presidente Karzai per il rilascio del fratello.


E per questo ieri sera se ne è occupato anche il Tg3.


I servizi li potete trovare qui: questo per chi ha ancora il
vecchio doppino a 56kbps, e questo per le adsl più veloci!

La storia continua, e speriamo si risolva presto...


lunedì 4 febbraio 2008

Qtg: la nuova informazione italiana (che prende in giro sè stessa).

L'informazione italiana in molti casi fa ridere, si sa. Non cito neanche gli esempi: bastano il tg di Rete 4 quando parla di politica , o i servizi del tg di Italia 1 sempre centrati su una sola cosa: la gnocca (notare il piccolo estratto...) !

Ma oggi un'alternativa c'è! Sotto l'altezzoso titolo de "L'informazione che mancava", un nuovo telegiornale si è aggiunto alla nutrita schiera dei media nostrani. E' Qtg ( sigla che sta per Quasi Tg), e il nome del conduttore vi dirà già tutto: Rocco Tanica, storico tastierista del gruppo musicale "Elio e le storie tese"!

Mini puntate di tre minuti circa, 12 inviati speciali (Claudia Penoni (protagonista dell’ultima edizione di Zelig), Nicola Stravalaci (già in tv con Buona la prima di Ale e Franz), Johnny Palomba (il critico cinematografico romano), Sonia Litrico (attrice teatrale e televisiva, in Scherzi a parte), Francesca Frantone (giornalista di Studio Aperto), Sergio Volpini (alias Ottosangulo), Gloria Anselmi (ex letteronza di Mai dire….), Paolo Sesana (trasformista e voce nota di radio 105), Valeria Ciardiello (giornalista super-sporty di SKY TV), Debora Magnaghi (la storica voce di “Magica, magica Emi” e “Sailor Moon”), Gianluca Ansanelli (cabarettista e tra gli autori di “Distretto di Polizia 7”), e Federica Torti (showgirl televisiva)) news, approfondimenti ed inchieste, Quasi Tg è la presa in giro perfetta della tv informativa italiana dove i servizi "ad effetto" si mischiano con le mostre dei barboncini o gli sculettamenti delle vallette di turno, condita con la verve sarcastica del conduttore Tanica.

Per ora è trasmesso sulla piattaforma Vodafone con 6 puntate alla settimana, ed online sui siti QuasiTg.it, Face book e You-tube (dove ha un canale dedicato che trovate qui) insieme alla piattaforma podcast di ITunes (dove ha guadagnato il secondo posto nella classifica dei contenuti comici ed il terzo posto nella classifica generale( fonte: kataweb)). Infine, come la vera informazione da strada, lo potete trovare anche sul circuito Telesia nelle metropolitane di Milano e Roma, (almeno non mi annoierò quest'estate mentre aspetto la rossa a Milano al caldo...) oltre che in tutti gli aeroporti italiani.

Che dire...a questo punto vi lascio con un piccolo estratto qui di sotto, e l'invito ad andare a curiosare sul sito. Non mi pagano niente, ma perlomeno forse si accorgeranno che l'informazione in Italia sta veramente diventando sempre più simile a cose come queste!




Per chi avesse ancora voglia di informazione dopo tutto questo pistolotto, un altro consiglio: cercate su Youtube "Giobbe Covatta Rassegna Stampa".
Troverete gli estratti della trasmissione "Mai dire Domenica" dove il grande Giobbe prendeva in giro le rassegne stampa della notte (ma soprattutto le peculiarità dei giornali da cuui erano composte, basti vedere le
copertine di Panorama...) immaginandole ambientate all'alba dei più grandi fatti storici, come il passaggio del Rubicone da parte di Cesare, la guerra di Troia o la scoperta del fuoco. Purtroppo per queste non esiste un sito unico di raccolta, e dovrete cercarvele un po'...ma vi assicuro, vale la pena!

Per chi non avesse mai visto o sentito , anche qui un piccolo estratto!



Con questo è tutto, a voi la linea Web! :)

martedì 18 dicembre 2007

Australia: squalo morde sedere a surfista (che sfiga!).

Per la serie "Storie talmente assurde da essere vere":

AUSTRALIA - SQUALO MORDE SEDERE A SURFISTA (Ansa)

SYDNEY - Un surfista è stato ricoverato in ospedale dopo che uno squalo lo ha morso sul sedere. E' accaduto stamattina al largo di una spiaggia vicino a Newcastle, un centinaio di chilometri a nord di Sydney. "Stavo nuotando per tornare al largo con la tavola, non mi sono accorto dello squalo che si avvicinava né l'ho visto dopo che mi ha morso", ha detto il surfista australiano di 31 anni ai medici che lo hanno medicato e, letteralmente, 'ricucito'. L'uomo, che era stato soccorso da un pescatore, è ora in condizioni stabili. Ma la ferita non era da poco tanto che potrebbe essere necessario un intervento per "rimodellare" il didietro.

lunedì 17 dicembre 2007

Il presidente iraniano Ahmadinejad ha un blog!

Mahmoud Ahmadinejad, il detestato (dall'America) presidente della Repubblica Iraniana ha un blog! L'indirizzo? http://www.ahmadinejad.ir/!

Non lo sapevo! L'ho scoperto oggi leggendo l'articolo del Corriere che ne parlava, tra l'esaltazione degli auguri di Natale pubblicati recentemente (a dire il vero sarebbero gli auguri al profeta Gesù, ma...) e l'altro dubbio che serpeggia tra un po' tutti i blogger: Ahmadinejad censurerà i commenti negativi come Mastella?

All'apparenza in tutte le 4 lingue in cui è tradotto il blog (inglese, francese, arabo e farsi) pare di no, visto che compaiono (guardacaso scritti da due americani) un simpatico "Die slow..." e un'ancor più incisivo "You are a nigger...". Ma il dubbio rimane, perchè conoscendo gli americani magari ci si aspetterebbe anche di peggio.

Leggendo invece i commenti dei "vicini di casa" arabi, la prospettiva su Ahmadinejad cambia, e non di poco! Un blogger iraniano comincia il suo post di commento con un riverente e altisonante "His excellency, it gives me immense pleasure to visit your site and post my comments this fabulous blog of a leader of free world not only islamic world", mentre un libanese scrive sinteticamente "Mr. President; Congratulations on your recent victory. I dont know much about you, and what I do know about you comes from many conflicting sources, but I wish you good health", e un canadese addirittura "I knew you were telling the truth".

Forse era proprio questo l'effetto che il presidente iraniano intendeva dare: dimostrare che il mondo arabo è con lui, indipendentemente da tutto quello che l'America può dire. Poi si vedrà dai commenti, man mano che il blog si diffonderà...

Per curiosità ho provato a lasciare un commento al suo ultimo post, dando il via libera alla pubblicazione in chiaro sul sito. Post naturalmente senza niente di offensivo, solo con un augurio al presidente nella sua avventura sul web, con in aggiunta un appello alla libertà di "blogging" nel suo paese. Ora aspetto di vedere se me lo pubblicano, poi vi farò sapere...

Intanto comunque una curiosità: dappertutto insegnano che lo stile di scrittura su Internet deve essere stringato, lineare e possibilmente comprensivo dell'utilizzo delle possibilità del mezzo (uso dei link, inserimento di video e immagini, commenti, etc). L'ultimo post del presidente iraniano sul blog, a data 1-12-2007 è invece un pezzo lunghissimo, senza nè immagini, nè link nè nulla di tutto ciò che si è detto prima. Evito di pubblicarlo integralmente perchè è veramente lunghissimo! Per curiosità sono andato a misurarne la lunghezza con un Copia&Incolla su Word: il risultato è stato 9 pagine dense di 4926 parole, per un totale di 23.446 caratteri spazi esclusi che sale a 28.467 aggiungendo anche questi. Praticamente una tesina universitaria! Pubblicato, sempre secondo il blog, alle 22:21. Io vorrei sapere quanto ci ha messo a scriverlo...

Aspettando il piccolo risultato della pubblicazione o meno del mio commento, qui sotto pubblico l'articolo del Corriere in versione integrale disponibile qui.

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Il presidente iraniano tiene un diario su Internet

AHMADINEJAD, AUGURI DI NATALE DAL BLOG

E tra gli interventi c'è chi lo riempie di insulti

Chissà cosa scriverà Mahmoud Ahmadinejad del suo «storico » pellegrinaggio alla Mecca. Proprio oggi, il devoto e superconservatore presidente d'Iran sarà il primo leader della Repubblica Islamica a entrare nel recinto della Kaaba, su invito di re Abdullah. Davvero uno storico riavvicinamento tra i due Paesi. Ma anche un ottimo argomento per un blogger quale è ormai l'ex sindaco di Teheran. Che in linea con la sua filosofia di «uomo qualunque » (giacchetta color topo da grandi magazzini, compleanni con gli ex vicini in un quartiere popolare, tappeti preziosi tolti dal palazzo dove ora vive) ha deciso di adeguarsi alla moda di Internet aprendo un suo sito. Il lancio di «www.ahmadinejad.ir» ha sorpreso molti, lo scorso anno. Ancor più, i nuovi argomenti comparsi sul blog in questi giorni dopo una pausa di vari mesi («scusatemi, ho passato tanto tempo a leggere i vostri messaggi, non ne avevo per scrivere »). Nell'Iran khomeinista dove giornali, tv, discorsi pubblici (e non) sono oggetto di censura, i blog sono fioriti più che altrove. I tentativi del regime di reprimerli anche. Ma se qualche ayatollah o hojatollah progressista aveva già scelto la Rete per comunicare con il mondo (primo tra tutti l'ex vicepresidente Mohammad Abtahi), l'ala dura rappresentata proprio da Ahmadinejad sembrava ben lontana da blog e affini. E invece ecco il sito, in farsi, arabo, inglese e francese. Con qualche sorpresa. Che sia solo propaganda, o riveli l'altra faccia di Mahmoud l'Oscuro (come qualcuno lo chiama), il blog presidenziale è infatti molto più moderato di quanto si immagini. «Auguri di Buon Natale a tutti! Le più sincere congratulazioni per la nascita del Santo Profeta, il Messia Gesù, pace sia su di lui», scrive Ahmadinejad, forse di buon umore per il venir meno della minaccia bellica, e in perfetto spirito ecumenico. «Che gioia quando un gruppetto di studenti mi ha insultato, in totale libertà, all'università Amir Kabir. Mi ha ricordato i miei giorni da studente, prima della rivoluzione», dice di una protesta finita in realtà con l'arresto di alcuni contestatori. E poi una lunga risposta a una «rispettabile signora americana », madre di un ragazzo morto in Iraq. Dice di «esserle vicino», attacca «chi ha spedito quel ragazzo a opprimere gli iracheni», «rispetta tutti i popoli, anche quello americano, ma non i governanti avidi». Infine, con una certa ironia (inconsapevole?), spiega alla «venerabile madre» di averle risposto sul blog e non via email per evitarle problemi, «nel caso qualche agente spiasse i privati cittadini americani e li controllasse illegalmente».

Ironica (certo inconsapevolmente) è stata anche la censura di cui è stato oggetto il blog presidenziale qualche tempo fa, quando una «retata telematica» dell'Irshad (il potente ministero della Cultura islamica) ha oscurato per un giorno anche il suo sito. Ma Mahmoud di questo non ha scritto. Piuttosto, come ha ammesso, ha preferito leggere e pubblicare la «valanga» di messaggi arrivategli. Compresi quelli che gli augurano «muori lentamente », lo chiamano «orribile essere umano», lo definiscono «ritardato mentale, ti bombarderemo». Adesso, però, il presidente blogger è tornato a scrivere. E si attende, appunto, un resoconto del suo hajj e (forse) del suo debutto da attore nel film che il regista Oliver Stone ha appena avuto il permesso di girare su di lui. Meno probabile che commenti gli arresti delle femministe e dei dissidenti, le tante censure che continuano. Ma potrebbe anche stupire tutti. E raccontare anche questo, a modo suo.

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Girando su Internet poi ho trovato un'altro paio di siti, che penso sia utile visitare. Uno è questo (http://www.iranpressnews.com/english/), sito che diffonde notizie dall'Iran sponsorizzato dall'ABF, ente per la promozione dei diritti umani e della diffusione della democrazia in Iran.

L'altro è questo qui (http://irandemocraticoweb.blogspot.com/) promosso dall'Aid (Agenzia per un Iran Democratico), che nel sito si definisce come un' "organo di informazione autonoma e indipendente. Ha il dovere di divulgare tutte le notizie, informazioni, avvenimenti e commenti inerenti alla volonta’ del popolo iraniano per un cambiamento democratico".

Tutti e due hanno una cosa in comune: descrivono un Iran che nel blog di Ahmadinejad non c'è, fatto di forze di sicurezza, censura, polizia segreta, violenze e violazioni sistematiche di diritti umani. Forse se mi pubblicano il primo scriverò un secondo post ad Ahmadinejad chiedendogli di guardarli e di darmi un parere.

Aspettando che ne parli lui, guardateli voi intanto.

Ambedue i volti dell'Iran hanno il diritto di essere guardati, indipendentemente dal nome di chi li scrive.