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giovedì 17 luglio 2008

Wikileaks: sul web nulla è segreto

Sempre da Repubblica.it, un bell'articolo su un sito che volevo recensire da un po'...
Siore e Siori ecco a voi
Wikileaks, la Wikipedia dei segreti del mondo....

Sul sito dell'australiano Assange segreti di stato e documenti militari top secretSenza dimenticare i carteggi riservati di banche, aziende e organizzazioni religiose
Wikileaks, velina online contro tutti. "E' tempo di disobbedienza civile"

di Paolo Pontoniere

LA Cina non è l'unico paese al mondo ad essere irritato dalle attività internet dei dissidenti politici. Negli Stati Uniti alla fine di giugno è stato bandito (e poi riaperto)
Wikileaks, sito fondato dall'hacker australiano Julian Assange. Lo stesso sito che ha pubblicato di recente il video-denuncia con l'interrogatorio del sedicenne a Guantanamo.

Una sorta di "wikipedia della velina globale", il sito è stato concepito con l'intenzione manifesta di aiutare gli scontenti a far trapelare documenti riservati, segreti di stato, documenti top secret dei militari e i carteggi relativi a tutte le presunte attività illegali di governi, aziende, banche e organizzazioni religiose.

A far scattare le ritorsioni del sistema giuridico statunitense (nello specifico della corte federale della California), nei confronti di Wikileaks era stata la decisione di Assange di pubblicare una serie di documenti scottanti sulle attività di una banca privata svizzera. Il giudice californiano ha così deliberato che il sito meritava di essere delistato da ICANN. Questo ancora prima che l'intervento della Electronic Frontier Foundation e della ACLU, la American Civil Liberty Union, lo costringesse a rivedere la sua posizione.

L'indagine sulla banca rappresenta però solo l'ultimo anello d'una catena di azioni che hanno profondamente angustiato le autorità americane. Wikileaks era finito già da tempo nel mirino del governo USA, in particolare del Pentagono, per aver pubblicato una serie di documenti riservati che avevano fortemente imbarazzato le autorità. Primi fra tutti il manuale di istruzioni usato dai militari americani per interrogare i prigionieri di Guantanamo e una direttiva del Pentagono sulle regole di ingaggio delle truppe americane in Iraq.

Per un sito che è stato lanciato meno di 18 mesi fa, insomma, Wikileaks s'è creato in poco tempo una lista di nemici di dimensioni planetarie. Non solo il governo USA, ma anche quello keniota lo ha messo nel mirino. proprio sul Kenya Wikileaks aveva pubblicato, ancor prima di finire online, un rapporto - soppresso dalle autorità - che accusava l'amministrazione del presidente Daniel Arap Moi.

Wikileaks ha messo i piedi nel piatto anche su Scientology e Tom Cruise, con la pubblicazione di un gran numero di documenti interni della chiesa-setta fondata da Ron Hubbard. Un destino simile è toccato anche alla Church of Jesus Christ of the Latter Day Saints, quella dei mormoni, il quarto gruppo di ispirazione cristiana degli Stati Uniti. Ai militari britannici è invece toccato lo stesso destino di quelli USA, con la pubblicazione delle direttive di ingaggio in Iraq e Afghanistan, mentre per il Venezuela a finire sul sito è stato l'accordo segreto con il governo cubano per la costruzione di un collegamento diretto via fibra ottica tra le due nazioni.

Anche Hollywood non è sfuggita alle forche caudine di Assange. Prima hanno pubblicato il carteggio che è corso tra Wesley Snipes e le autorità tributarie americane (Snipes purtroppo finirà in carcere), e poi una versione iniziale della sceneggiatura dell'ultimo Indiana Jones.

Malgrado le storie pubblicate da Wikileaks abbiano spinto media come il New York Times e il Washington Post ad interessarsi maggiormente di Guantanamo e delle attività delle truppe in Iraq, non tutti i progressisti americani vedono di buon occhio il suo operato. Steven Aftergood, direttore del Secrecy Project della Federation of American Scientists e uno dei maggiori esperti statunitensi di terrorismo, spesso tra i critici più decisi del governo americano, pensa che Wikileaks stia sovvertendo le regole del vivere civile e che le sue soffiate, soprattutto sul funzionamento delle armi segrete statunitensi, facciano il gioco dei nemici dell'occidente.

Una critica questa alla quale Assuage risponde quotando il filosofo della politica filippino Walden Bello: "E' tempo di fare meno società civile e più disobbedienza civile". Per quanto possa apparire assurdo la forza di Wikileaks sta proprio nella sua segretezza. Il dominio è registrato a nome di un keniota che sa ben poco di chi lo faccia o dove si trovi il suo quartier generale. Assange vive da qualche parte in East-Africa e fa solo interviste sul web. Il server principale, che si trova in Svezia, è specchiato da altri server segreti sparsi in giro per il mondo, e così quando la corte federale statunitense ne aveva chiesto la chiusura i webnauti che inserivano il suo indirizzo IP continuavano comunque a collegarsi. Anche i tentativi di Scientology di bloccare alcuni documenti sulla base della difesa del copyright statunitense servono a poco. Non disponibili negli USA, i documenti saranno comunque visibili sugli altri server.

Insofferente alle critiche dei suoi detrattori, Assange conviene però che non tutto ha funzionato come sperava. L'intenzione degli ideatori di Wikileaks - tra i quali figura anche l'esperto di sicurezza Ben Laurie - era quella di creare una creative commons alla Wikipedia, nella quale il pubblico avrebbe pubblicato spiate di tutti i generi e verificato la consistenza dei documenti di supporto. Quest'aspetto non s'è manifestato nei termini sperati, e a parte i giornalisti e gli accademici, che analizzano e utilizzano quotidianamente il materiale pubblicato da Wikileaks, la "sollevazione" di popolo stenta ancora a realizzarsi.

Questo però non scoraggia Assange che invece, da tifoso del giornalismo d'assalto quale dice di essere, in questa fase di crisi dei media tradizionali suggerisce ai professionisti dell'informazione di usare il suo sito per rilanciare la loro reputazione di difensori dell'interesse pubblico. Casomai per abbonamento, visto che conta di trasformare il sito in una sorta di archivio dei progetti segreti, consultabile da giornalisti ed altri professionisti in cambio di una piccola sottoscrizione monetaria.

giovedì 21 febbraio 2008

La "tecnologia del consenso". Tre piccoli video...

Da uno spunto trovato sul blog di Beppe Grillo: tre video trovati su Youtube, proiettati nel 2005 all'Università La Sapienza di Roma (ma non si dice in che contesto...), che spiegano come nasce quella che viene comunemente chiamata "Tecnologia del consenso", ovvero l'uso dei mezzi di informazione e non per distorcere, condizionare o distogliere da determinate cose il pensiero della gente.

Vederli credo comunque sia interessante, al di là di come vengono presentati (con netta connotazione politica antiberlusconiana, che secondo me c'entra ma finisce per limitare un po' il filmato. Come avrete capito, odio le prese di posizione a priori su qualsiasi cosa, e sono convinto che la gente sia perfettamente in grado di capire le cose da sola se si sforza con un minimo di volontà di farlo). Probabilmente un panorama un po' più ampio anche sul resto della politica italiana e mondiale (i perdenti, oltre che i vincenti) non sarebbe stato male...

Qui sotto i video e il piccolo testo di presentazione:


Filmato "Tecnologia del consenso" (Feb. 2005) proiettato durante un incontro all'Universita' di Roma La Sapienza. Il film della durata di 30min ed interamente composto da clip scaricate da internet, ripercorre il periodo del dominio di Silvio Berlusconi sull'Italia e sulle menti degli italiani tra il 1994 ed il 2005.
Dall'"uso criminoso" dell'editto bulgaro che e' costato il posto a Biagi, Santoro, Luttazzi e Sabina Guzzanti, via via a ritroso fino agli albori di Mike, Vianello ed Ambra. Il controllo diretto della televisione e' cio' che ha permesso l'illegale (L. 30/3/1957 n.361) ascesa al potere di Silvio Berlusconi. Non dimentichiamolo mai. Liberta' d'informazione sempre!


Parte 1/3



Parte 2/3



Parte 3/3



Tra un po' si voterà, di nuovo.

Il mio invito è sempre quello: informatevi, sugli uni e sugli altri, e fatelo senza farvi influenzare da visioni o prese di posizione altrui, nel modo più ampio che potrete. Fate che la vostra idea sia davvero vostra, e non confezionata a tavolino da altri. Credete ai fatti, e non alle illusioni.
Spero che, per una volta, servirà a qualcosa... Se non altro all'Italia...

mercoledì 13 febbraio 2008

Quanto sappiamo dei soldati che muoiono all'estero?

Morto un altro soldato italiano in Afghanistan. Il dodicesimo dall'inizio della "guerra", il tredicesimo dall'inizio dell'anno, mentre il numero totale dei caduti stranieri supera quota 200.

Non voglio andare in discussione sulla missione in Afghanistan, come nelle altre in Iraq, Kosovo e resto del mondo. Non voglio discutere se sia giusta, e come e quanto. Sono uno di quelli che si è sentito italiano (per usare le parole del presidente Ciampi) quando ci fu il tristemente famoso attentato a Nassirya contro la base dei nostri carabinieri, e che gli italiani impegnati all'estero in missioni difficili comunque li rispetta. Nassirya fu un attacco vile, e mi dispiacque sul serio per chi quel giorno non potè più uscire da quella base.

Però vorrei solo scrivere queste due righe per farvi riflettere su una cosa.

Quanto sappiamo di quello che realmente accade in quelle terre lontane? Afghanistan, Iraq, e tutte le altre...?

Oggi sono andato, una volta appresa la notizia, a curiosare oltre che sui siti tradizionali (Corriere, Repubblica, Etc) sui siti di quelli che si definiscono in genere "media alternativi": Peace Reporter, WarNews, etc. E ho scoperto che in Afghanistan due giorni fa un civile afghano è stato ucciso dalle forze di reazione rapida italo spagnole. In Italia non ne ha parlato nessuno.
Il motivo? Paura: stava guidando una macchina, non si è fermato tempestivamente all'alt e i soldati hanno sparato pensando ad un'autobomba. "
Abbiamo fatto fuoco verso terra", hanno detto, ma l'autista è morto, colpito al petto. Verità o falsità? Probabilmente non lo sapremo mai. Ma ora pensate ad un certo Calipari, a come è morto: le similitudini ci sono.

Ancora: lo sapevate che la notte tra il 3 ed il 4 febbraio gli italiani parteciparono ad un raid delle forze Nato contro la presunta abitazione di un capo talebano nel distretto di Bakwa, dove morirono "solo"11 civili, e che il fatto è oggetto tuttora di un'inchiesta del ministro della Difesa Parisi?

E...per caso sapete nulla di una certa "Operazione Sarissa" (dal nome della lunga lancia usata dalle falangi macedoni di Alessandro il Grande), denominata anche "La guerra segreta degli italiani in Afghanistan"?

Probabilmente no, perchè nessuno ne parla e nessuno cerca di saperne di più. Nemmeno chi dovrebbe farlo, ovvero i media, che si attengono strettamente alle agenzie ed ai comunicati scarni delle autorità.

Oggi un altro italiano è morto, in un posto lontano che si chiama Rudbar, in un paese distante migliaia di chilometri dal nostro. Cerchiamo almeno di sapere perchè. Se non per lui, almeno per noi.

Post Scriptum: ieri, quando ero già andato via, sul sito del Corriere è comparso anche questo:

"«Era già scampato alla strage di Nassirya nel novembre del 2003, si trovava a cinquanta metri da quell'esplosione. Eppure, nonostante quello spevento era rimasto in missione. Un appuntamento con la morte, purtroppo, solo rimandato», racconta davanti alla casa dei parenti a Carinola uno dei suoi amici di sempre".

Ho citato la strage di Nassirya per caso, senza saperlo, ma quello c'era stato davvero...


lunedì 4 febbraio 2008

Come bloggare e non lasciare tracce (sperando di non averne mai bisogno).

Salve a tutti! Piegato, ma non spezzato, da un'otite acuta che mi ha rovinato quello che doveva essere il mio miglior weekend di bagordi al Carnevale di Venezia, alfine ritorno!

Oggi, complici anche le vicende degli ultimi giorni ( per curiosità leggete qui, anche i commenti) vi voglio regalare qualcosa che gira in rete ormai da un paio d'anni, ma che forse non tutti conoscono: l' "Handbook for Bloggers and Cyber-dissidents".

Cos'è? Un pratico manualetto, edito dall'associazione Reporter Sans Frontieres, che insegna come fare a costruire un blog e mantenerlo aggiornato anche nelle situazioni in cui questo sembra difficile o impossibile, come negli stati in cui è alto il livello di censura sulla Rete. Creare hosting non rintracciabili, mantenere il blog anonimo e postare senza lasciare tracce che portino al vostro pc sono alcune delle cose spiegate all'interno del fascicolo, in quello che vuole essere non uno strumento per incoraggiare la delinquenza via web (non sognatevi di usarlo per creare siti anonimi di insulti gratuiti a qualcuno!) ma una via per poter rendere possibile a tutti di far ascoltare la propria voce anche dove ciò non è reso possibile.

Molto spesso, come dimostra il recente caso della Birmania o quello ancora caldo dell'Iraq, i blog sono l'unico modo di far uscire e rendere pubbliche informazioni che rappresentano "l'altra faccia" rispetto a quella ufficiale, plagiata e distorta. Sono stati i blog a rendere pubbliche le esecuzioni dei monaci in Birmania e le violenze da loro subite (come potete vedere anche qui) e sono stati ancora i blog, in mancanza del Peter Arnett della situazione, a raccontare il punto di vista della Baghdad conquistata dagli americani.
Famoso in questo caso divenne il blog di un iracheno in particolare, Salam Pax (cardine della mia tesi alla triennale di Scienze della Comunicazione, che giuro prima o poi pubblicherò qui!), che finì persino per essere assunto dal prestigioso quotidiano britannico "Guardian". Il suo blog "Where is Raed" potete leggerlo qui e vi assicuro che se masticate un po' di inglese bene merita, Se non altro per confrontare il punto di vista tra culture diverse!

Prima di perdermi in altri mille ricordi e discorsi vi dò i due link del manuale và! Il primo lo trovate qui (link diretto al download), il secondo invece, in versione leggermente modificata qui (credo sia solo un discorso di stampanti).

PS: curiosando sul sito di Reporter Sans Frontieres si scopre che nel mondo nel primo mese del 2008 sono stati uccisi 3 giornalisti, imprigionati altri 126 insieme a 7 assistenti, ed imprigionate 63 persone sotto l'etichetta di "Cyberdissidenti".

Nel 2007 invece era andata così (dal sito rsf.org):

- 86 journalists and 20 media assistants were killed
- 887 arrested
- 1,511 physically attacked or threatened
- 67 journalists kidnapped
- 528 media outlets censored

Online:
- 37 bloggers were arrested
- 21 physically attacked
- 2,676 websites shut down or suspended

In 2006
- 85 journalists and 32 media assistants were killed
- 871 arrested
- 1,472 physically attacked or threatened
- 56 journalists kidnapped
- 912 media outlets censore

Informare può costare ancora caro.

lunedì 10 dicembre 2007

Luttazzi licenziato anche da La7: che ne pensate?

L'hanno licenziato anche da qui... Non ho visto la puntata, per cui non posso parlare, ma si parla di un autogol abbastanza clamoroso....

Qui sotto l'articolo del Corriere.it


Già esiliato dalla Rai per le sue invettive, il comico era tornato in video con «Decameron»

Luttazzi è licenziato anche da La7

L'emittente si riserva di considerare l'accaduto sotto il profilo legale «per i possibili danni di immagine»

MILANO — Questa volta il martire della censura ha fatto un clamoroso autogol. Perché quando la satira diventa offesa, volgarità, insulto irriferibile, la libertà non c'entra più nulla. «La direzione de La 7 — si legge in una nota dell'emittente — ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron di cui è protagonista Daniele Luttazzi». La nuova puntata sarebbe dovuta andare in onda stasera, come avviene da tre settimane, ma gli insulti pesantissimi rivolti dal comico, una settimana fa, a Giuliano Ferrara, storico collaboratore della rete, hanno fatto sì che la situazione precipitasse. «Con Daniele Luttazzi — spiega la nota de La 7, arrivata ieri in tarda serata — è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda.

Di questa libertà era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedì, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la

stessa La 7 collabora da anni come co-conduttore di Otto e mezzo. Le espressioni usate sono palesemente in contrasto con la satira e si configurano come una provocazione alla dignità e all'onore personale di un nostro collaboratore.

La 7 si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di libertà e responsabilità verso le persone così come verso il pubblico». Era del tutto impossibile sorvolare su un episodio di tale gravità, tanto che la frase testuale non è pubblicabile. Luttazzi, nella puntata di sabato scorso, stava parlando di Berlusconi in questi termini: «Ha avuto il coraggio di dire che lui, in fondo, era contrario alla guerra in Iraq». Si è allora chiesto il comico: «Come si fa a sopportare una cosa del genere? ». E si è dato una risposta lieve e ironica... Ha spiegato di avere «un proprio sistema »: pensare «a Giuliano Ferrara dentro la vasca da bagno », mentre su di lui compiono atti volgari, Berlusconi, Dell'Utri, Previti e pure la Santanché sul finale in versione sadomaso.

Così dopo tre puntate dove il linguaggio di Luttazzi non ha mai lasciato nulla all'immaginazione, sono scesi in campo i vertici dell'emittente per tutelare la dignità di uno dei volti più noti de La 7 e per salvaguardare l'immagine della stessa televisione. E dire che tutto era cominciato sotto i migliori auspici: il direttore di La 7 e Mtv, Antonio Campo Dall'Orto, poco prima dell'estate annunciava: «Sono più che mai felice del suo ritorno in tv, avvenuto fin troppo tardi, anche perché ormai la satira è assente dal piccolo schermo». Campo Dall'Orto nella conferenza stampa di presentazione di Decameron aveva ribadito di aver garantito al comico totale libertà e carta bianca. «Farà un programma di satira simile al suo ultimo "Barracuda"».

Il video della battuta incriminata lo trovate qui. Voi che ne pensate: giusto o non giusto?

Intanto qui sotto posto anche il commento dell'emittente LA7, direttamente dal sito, il link al commento di Aldo Grasso. e le ultime dichiarazioni dello stesso Luttazzi, che si dice "sbalordito", e spera in un ripensamento..

"La direzione de La7 ha deciso di sospendere la messa in onda dello spettacolo di satira Decameron, di cui è protagonista Daniele Luttazzi.

Con Daniele Luttazzi è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa, come dimostrato dalle puntate fin qui andate in onda.

Di questa libertà era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta. Infatti nella puntata di sabato scorso, replicata giovedì, Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la7 collabora da anni come coconduttore di 8 e mezzo.

Le espressioni usate sono palesemente in contrasto con la satira, e si configurano come una provocazione alla dignità e all'onore personale di un nostro collaboratore.

La7 si riserva anche di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine, trattandosi di una emittente fondata sul binomio inscindibile di libertà e responsabilità verso le persone così come verso il pubblico.

I contenuti video relativi al programma Decameron, per motivi di diritti, non sono più disponibili sul sito".

Ah, dimenticavo l'indirizzo del blog di Daniele Luttazzi! Lo trovate qui!

Commentate gente, commentate....

lunedì 3 dicembre 2007

Il 2007 visto dagli occhi dell'agenzia Reuters.

Dal sito di Repubblica.it: guardatevo queste 5 gallerie di foto, che raccontano il 2007 visto attraverso gli obbiettivi dell'agenzia Reuters. Sono stupende....nonostante manchino completamente di didascalie! Però vale la pena...

"Sono gli occhi del mondo ed appartengono ai fotografi dell'agenzia Reuters. Testimoni oculari che hanno solcato i confini del pianeta per raccontare attraverso le immagini quello che forse, senza di loro, non avremmo mai potuto vedere. Più della televisione e dei satelliti hanno con il loro lavoro fermato quell'attimo che può dire e spiegare più di un reportage. In queste gallerie è stata selezionata una parte dell'immenso archivio dentro il quale c'è la storia del 2007 che sta per finire. Spettacoli, esteri, ambiente, sport e i personaggi: ecco quello che resta di un anno segnato da gioie e dolori attraverso i volti e le storie raccolte a tutte le latitudini".

Godetevele...

lunedì 19 novembre 2007

Ricordi da rileggere - Enzo Baldoni

Ogni tanto lo rileggo... E molto spesso penso che mi piacerebbe, poter arrivare anche solo a qualcosa di vagamente simile...

Da "Bloghdad - quattro passi tra Irak e dintorni", il blog di Enzo Baldoni, giornalista ucciso in Iraq il 26 agosto 2004

sabato, 24 luglio 2004
La terra, il tepore, la morte.

E' tornato. E' tornato il momento di partire.
Da un po' di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: "Baghdad! Baghdad! Baghdad!". Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.

Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.
E' qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. E' qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si è fatta sentire la solita vocina che ripeteva: "Colombia, Colombia, Colombia!"

Si è parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato.

di zonker [Enzo G. Baldoni] | 02:53, ora di Baghdad |
"Bloghdad - quattro passi tra Irak e dintorni"

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lunedì 12 novembre 2007

12 Novembre 2003. Nassirya, per non dimenticare

12 novembre 2003, Iraq, strage di Nassirya.
19 vittime. Per non dimenticarle.

lunedì 29 ottobre 2007

An Iraqi boy peers inside a car


Questa l'ho trovata girando su Internet...

Mi sembra una bella immagine per far capire ciò che una guerra si porta dietro, che è molto più di quello che non si veda ogni giorno dalle nostre "sicure" finestre televisive.
In questa foto, proveniente dall'Iraq (o almeno così c'era scritto) si vede un bambino guardare dentro una macchina appena esplosa per un attentato. Si vedono i resti dell'esplosione o dei proiettili, il sangue, le lamiere, in uno sfondo che non c'è. Ma tutto questo, i resti, verranno come al solito rimossi e portati via in poco tempo, in un paese dove queste scene ormai sono perversamente "ricorrenti" e si vuole solo ritornare al più presto ad una parvenza di normalità. Quello che resterà però, e che tornerà sempre, è lo shock negli occhi del bambino che guarda. Ora appare incredulo, quasi stupito di fronte a quello che vede e che non può capire. Quando i resti della macchina spariranno, resteranno solo una paura e una diffidenza che rinasceranno senza un perchè ad ogni veicolo simile che vedrà ferma ad un incrocio. Senza che nulla di tutto questo appaia da fuori.

Credete che la sua vita futura non ne sarà influenzata? L'odio si insegna da piccoli, come i racconti da Istraele e Palestina ci insegnano quotidianamente, cresce col tempo e difficilmente muore. In questo terreno, è facile come non mai.