mercoledì 23 aprile 2008

Le pressioni sui giornalisti spiegate alla gente. Ovvero, cosa può accadere in un giornale di Provincia se a qualcuno non piace un articolo...

«Fare il giornalista? Sempre meglio che lavorare!».

Non so chi l'abbia coniata, ma è una battuta che riassume quello che di solito pensa la maggioranza della gente (almeno - di quella che io ho conosciuto) del lavoro del giornalista. «Avete la vostra tesserina, viaggiate ed entrate gratis ovunque, mangiate a sbafo alle conferenze stampa e tutto per due articoli che mettete sul giornale, sempre uguali tra loro ogni quotidiano che si apre, e potete fare quello che vi pare senza che nessuno vi dica niente». Ha ragione "Il Grillo" quando dice che siete una casta anche voi...

Ma siamo sicuri che sia così?

Oggi mi è arrivata una mail da un collega che racconta un piccolo fatto a lui accaduto, esemplificativo di tante cose e di tutti quei piccoli e grandi problemi di pressioni e gerarchie che anche solo un piccolo collaboratore di un giornale di provincia pagato 5 euro al pezzo come lui deve subire nel mestiere che ha scelto, e che nonostante tutto continua a fare.

Non troverete nomi nella mail: mi ha permesso di pubblicarla, ma non di rendere noti i nomi delle persone e delle ditte coinvolte. E' una sua decisione, ed io la rispetto, anche se mi sarebbe piaciuto tanto, ma veramente tanto, farvi conoscere le persone che hanno il coraggio di scrivere certe cose.
Se avrete la pazienza e la voglia di saperne di più, la stessa lettera l'ha pubblicata in versione integrale sul suo blog. Non posso darvi il nome, ma non è difficile da trovare partendo da qui...

Ad ogni modo: a voi! E' un po' lunga, ma merita...

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"Da noi al Giornale di ******* tira lo stesso tipo di brutto vento che gira da voi ".
Queste le testuali parole che mi detto al telefono un redattore quando gli ho raccontato tutta la vicenda che segue qui sotto. E mi ha garantito che anche in tutti gli altri piccoli quotidiani è così. Avete davvero voglia di fare questo mestiere?



Atto 1: Articolo mio uscito domenica sul Giornale di *******

L'INAUGURAZIONE. Tre piani di mostra-fiera di creazioni da ammirare, nate dalle mani dei maestri PROVINCIAli
"MOSTRARTE (ovviamente non è il nome originale...)", aperto il museo delle opere d'artigianato

di IL MIO AMICO
(
PS: la foto è di una inaugurazione trovata a caso su internet, e non ha niente a che vedere con la mostra in questione!)

Non c'è bisogno di andare a scomodare l'etimologia latina, lo si sente anche dal suono: arte e artigianato hanno molto in comune. Anzi, qualcuno addirittura sostiene che siano la stessa cosa. Dunque se esistono le mostre d'arte, perché non può esistere anche una mostra dell'artigianato? Da ieri CITTA' ne ha una. Si chiama MOSTRARTE, ed è stata inaugurata ufficialmente ieri pomeriggio nella sua sede di DOVESITROVA, a due passi da Piazza DEL PIRIPICCHIO. È la prima nel suo genere in Italia, se si considera l'artigianato contemporaneo.


A metà via tra una mostra, una fiera, e un museo, MOSTRARTE raccoglie in 550 metri quadri le opere di 26 aziende dell'artigianato DELLA PROVINCIA, severamente selezionate tra quelle di maggiore qualità. Divisa in tre livelli, conduce il visitatore attraverso i materiali - legno, oro, ferro battuto, pietra, carta, tessuto - e le epoche (dai romani ai giorni nostri) che hanno formato la tradizione artigiana della città del Palladio. Ognuno dei tre piani è dedicato ad un diverso componenti della cultura artigiana: il garzone, il lavorante e il maestro. La mostra si rinnoverà ogni quattro mesi, e oggi è aperta gratuitamente al pubblico. Da domani, invece, biglietti a partire da due euro.

A tagliare il nastro ieri pomeriggio c'era anche la candidata sindaco on. CANDIDATA. Ma a seguire il progetto fin dalle sue origini è stata la precedente giunta, e in particolare l'assessore uscente al turismo PINCO PALLINO, che già dal mattino passeggiava tra le opere in mostra e commentava così: «Credo che la giunta SINDACO possa vantare almeno dieci grandi risultati: tra i primi di questi metterei sicuramente l'inaugurazione di MOSTRARTE. Ci sono voluti quattro anni e 5 milioni di euro, ma alla fine il risultato è arrivato e, per quanto mi riguarda, è anche superiore alle aspettative. La speranza è quella di creare un punto di incontro tra imprese artigiane e il pubblico. Uno spazio e una visibilità che in passato non sempre è stato loro garantito».

Una soddisfazione, quella dell'assessore, che viene però velata da un piccolo rimpianto: «Non voglio far polemica, ma mi spiace che l'ex Giunta non possa avere un suo rappresentate alla presentazione ufficiale di questo pomeriggio, e ricevere così la giusta soddisfazione per il lavoro svolto. D'altronde lo sapevamo che sarebbe andata così, visto il prossimo avvicendamento di giunta. Se avessi voluto usare questa mostra come "spot" elettorale avrei potuto forzare un po' i tempi e inaugurarla un mese fa, ma ho preferito lasciare tutto il tempo perché il progetto fosse completato al meglio».

E tra chi ha partecipato al completamento della mostra c'è anche TAL DEI TALI, docente di cultural planning al Politecnico di Milano, che però per MOSTRARTE preferisce un'altra definizione: «Museo. Perché non chiamarlo così? D'altronde ospita prodotti eccelsi. In passato non c'era questa distinzione "artificiosa" che facciamo noi tra artigianato e arte. Non è un caso che Andrea Palladio fosse uno scalpellino: nei secoli passati gli artisti erano prima di tutto artigiani. All'estero questo lo capiscono meglio di noi: ogni Paese ha il suo museo nazionale di arti decorative. Dobbiamo ritornare a quel cammino che il nostro Paese ha interrotto con la chiusura negli anni venti dei "Regi Musei artistici industriali". Questo di MOSTRARTE mi sembra un eccellente punto di partenza per recuperare quel tipo di cultura».

«Questo progetto dimostra quanto bene si possa fare a CITTA' quando si lavora in sinergia», conclude PINCO PALLINO.

Atto 2: lettera indirizzata ame tramite il direttore del Giornale di ******* (o chi per lui)

Gentile sig. *******, le scrivo in merito all''articolo che lei ha realizzato domenica scorsa sull''apertura del nuovo MOSTRARTE. Preferisco scriverle riservatamente (sperando che questa mail la raggiunga), perchè non intendo entrare in polemica con una lettera al Direttore da pubblicare sul giornale. Mi rivolgo alla sua sensibilità di professionista che ha l''obiettivo di informare sempre correttamente i propri lettori.

Nell''articolo sopracitato vi erano omissioni e inesattezze che sinceramente ci hanno infastidito parecchio, soprattutto in considerazione del gran lavoro che il nostro Studio ha fatto per il MOSTRARTE. Noi siamo infatti la Ditta ***** ****** di Vicenza che ha avuto l''incarico da parte di MOSTRARTE di ideare e realizzare il percorso espositivo e inoltre, cosa più importante, di visionare e selezionare le opere da esporre. Compito oneroso che è stato svolto in maniera egregia. La conferma ci è stata data dall''affluenza straordinaria che ha avuto il Museo nella giornata di domenica (più di 1000 presenze) e dall''approvazione dei responsabili della struttura. (Un successo così importante meriterebbe un altro articolo) [!!! ndr] .

Ora del nostro lavoro e del nostro compito nulla è stato riportato. Eppure nella mattinata di sabato lei aveva avuto la possibilità di colloquiare con la dottoressa COMESICHIAMA, responsabile della nostra struttura per l''allestimento e per la scelta delle opere, ma ha preferito liquidarla, sinceramente in modo non molto educato, preferendo parlare con l''assessore PINCO PALLINO. Il commento dell''assessore è sicuramente importante e molto si deve a lui se il museo è ora in funzione, ma allo stesso tempo molto si deve a DITTA ***** se è risultato, come dice lo stesso PINCO PALLINO, molto al di sopra delle aspettative.

La dottoressa COMESICHIAMA, anche se ha un aspetto giovanile e magari si è presentata in tuta da lavoro perchè stava ultimando l''allestimento, è insegnante all''Università di Architettura di Venezia; lei, però, nell''articolo ha preferito citare solo la dottoressa TAL DEI TALI, forse perchè è rimasto impressionato dal fatto che insegni al Politecnico di Milano.

Inoltre, cosa ancora più grave, la dottoressa non ha per niente collaborato all''allestimento, come erroneamente da lei riportato, ma è stata semplicemente invitata solo per l''inaugurazione. Mi è sembrato giusto scriverle queste precisazioni a suo vantaggio personale perchè nell''articolo di domenica, a nostro avviso, non ha svolto nel migliore dei modi, involontariamente ne sono sicuro, il suo ruolo di giornalista e reporter.
La ringrazio e la saluto cordialmente.

(Nome e Cognome del rappresentante della ditta ******)


Atto 3: La redazione reagisce

Mi chiama il caporedattore e, dopo una strigliata, mi invita a fare un pezzo "riparatore" in cui si parli dell'ottimo lavoro svolto dalla DITTA *******.
Mi adeguo per questioni di forza maggiore, ma rispondo a (rappresentante della ditta ******) con questa lettera:

Caro signor (rappresentante della ditta ******), ho letto la sua mail.
Nell'assoluto rispetto delle sue idee, mi permetta di esprimere liberamente la mia opinione.


Nell'osservanza di quel che è vero ed equilibrato, è mia - e non solo mia - assoluta convinzione che sia il giornalista a decidere cosa va citato in un proprio articolo e cosa no, a seconda di ciò che egli reputa come di maggior interesse e utilità per il lettore. E' una scelta dettata dalla necessità di sintesi che la carta stampata impone, e fa parte delle competenze professionali che dovrebbe avere ogni giornalista. Può consultare qualsiasi legislazione o libro di testo: il giornalista non è mai tenuto a dare tutte le informazioni che ha in possesso, a meno che, occultandole, non contribuisca a dare un'informazione fuorviante.

Mi sbaglierò, ma non credo che citare il buon lavoro svolto dalla DITTA ******* all'interno di MOSTRARTE fosse un particolare essenziale per la cronaca giornalistica dell'evento, come sembra invece far intendere lei. Se fosse così, ogni volta che si dovrebbe fare un articolo su una mostra - per esempio - bisognerebbe necessariamente citare l'ottimo lavoro e congratularsi compiutamente con ogni persona che ne ha preso parte. Con questa visione delle cose, ogni articolo diventerebbe una specie di contenitore di ringraziamenti ed encomi, come i titoli di coda di un film. Anzi, avrei forse dovuto anche citare, alla pari vostra, l'azienda che tiene puliti i pavimenti. Sono certo che capisce bene che QUESTO avrebbe significato per me non fare bene il mio lavoro.

Detto questo, sappia che con una decisione che io reputo assai deprecabile il Giornale di ****** ha deciso di accontentarvi e di far uscire un articolo "riparatore". Sono certo che un pezzo in cui si esalteranno le eccellenti competenze messe in campo dalla vostra ditta nell'allestimento di MOSTRARTE risulterà di grande interesse e pubblica utilità per i nostri lettori. Certamente più di sapere che un assessore comunale uscente - che pure ha seguito e fatto crescere il progetto fin dall'inizio - si mette in velata polemica con un candidato alla poltrona di sindaco.

Sono davvero convinto che, da un articolo siffatto, i lettori ne trarranno un grande beneficio; forse anche superiore a quello che riceverà in pubblicità la sua ditta.


Distinti saluti.

(IL MIO AMICO)


P.S. Per quanto riguarda la dott.ssa TAL DEI TALI: se è vero che non ha collaborato allo sviluppo di MOSTRARTE, ammetto di aver commesso un'inesattezza. Inesattezza che però mi è stata indotta dalla signora COMESICHIAMA, che così me l'ha presentata, come testimoniano i miei appunti. Sul fatto che poi io abbia reputato più interessante quello che mi ha detto la signora TAL DEI TALI rispetto a quanto riferitomi dalla COMESICHIAMA, le ripeto che è una mia legittima scelta professionale, che civilmente lei dovrebbe rispettare.
Così come io rispetto il suo lavoro.


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E questo è tutto...
Aspettando le prossime puntate, pensate ancora che sia così facile fare il giornalista?

A voi la parola...

2 commenti:

Fabio ha detto...

Guarda, potrei scriverne un po' di quello che ci sta dietro ad un articolo... Una volta mi ha telefonato pure un sindaco chiedendomi di incontrarlo personalmente e con la massima urgenza perchè non condivideva alcune cose del mio articolo (che metteva in evidenza una serie di disservizi). Altro che casta.....

Eleonora Voltolina ha detto...

Vabbè ragazzi
la gente è pazza. Io non mi scandalizzo perchè un sindachino di paese o il direttorino di qualche azienducola si inalbera per non essere stato citato (o non essere stato citato abbastanza).
Io mi dispero perchè ci sono caporedattori e direttori che non appena arriva una telefonata o una lettera di protesta se la fanno sotto, e corrono ai ripari! Personalmente ho la fortuna di poter dire che non mi è mai successo, gli scocciatori li ho sempre liquidati con il consenso anzi con l'avallo dei capi. Però questo aneddoto mi fa pensare: se ci sono giornalisti che scrivono i loro articoli cercando di non scontentare nessuno, se ci sono direttori che si piegano di fronte a ogni rimostranza, dove andrà a finire il giornalismo?

Eleonora
http://www.repubblicadeglistagisti.blogspot.com/