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lunedì 12 aprile 2010

Lasciateli almeno morire in pace

Alla fine per i militanti leghisti (almeno a Paderno, in Friuli) il problema è sempre l'immigrato. Anche se ha la faccia di una neonata appena morta che i genitori vorrebbero solo seppellire in pace.

Nella cittadina friulana infatti la Lega Nord Locale ha promosso una manifestazione di protesta (dopo una raccolta firme che ha visto partecipare più di 1700 persone) per il fatto che nel locale cimitero sia stata concessa ai musulmani un'area dove poter essere sepolti con il rito della propria terra.

A chi ha vergognosamente preso parte a questa protesta idiota vorrei solo ricordare che concedere alle varie comunità un pezzetto di terra dove poter essere sepolti secondo i propri riti si fa ovunque da secoli: ricordiamo i cimiteri dei morti di guerra di tutte le etnie in giro per tutto il mondo, o anche solo quelli ebraici (per citare un esempio qualsiasi) come ci sono a Venezia, Pisa, Roma e quasi ovunque in Italia.

A Venezia la Repubblica della Serenissima concesse il terreno per il cimitero ebraico addirittura nel 1386. A Trieste, nella stessa regione, il cimitero viene creato (con l'ampliamento di uno preesistente più vecchio) nel 1842, mentre un altro più vecchio sorge già dal 1648 a Gorizia.

Ma evidentemente per i manifestanti leghisti l'evoluzione continua costantemente a procedere a marcia indietro, specialmente quando si parla di immigrazione. Anche se la storia riguarda solo un neonato morto, che vorrebbe (e dovrebbe) soltanto essere lasciato a riposare in pace.

venerdì 19 settembre 2008

Nigeriano arrestato per avere 86 mogli! Ma le donne lo difendono: "vogliamo rimanere sposate con lui"

E pensare che c'è chi si lamenta per averne una sola... Con questo si chiude: ci si rivede post weekend...

KANO (NIGERIA) - Le 86 mogli di un arzillo musulmano nigeriano arrestato per averle sposate illegalmente non ci stanno. Oggi si sono recate davanti al ministero della Giustizia dello stato nigeriano del Niger per chiedere la scarcerazione del marito. Un portavoce del ministero, Habibu Lukman, ha raccontato che le mogli di Muhammadu Bello Masaba, 84 anni, sono arrivate con tre autobus insieme a 20 dei 170 figli e "hanno protestato con veemenza contro l'arresto e la detenzione del loro marito", portando cartelli con scritto "siamo sposate legalmente"

Le 86 donne protestano contro la decisione di un tribunale islamico che obbliga Masaba a divorziare da 82 di loro ed a tenerne solo quattro (il massimo previsto dalla legge islamica). Due settimane fa il poligamo, arrestato due mesi fa per "matrimonio illegale e per offesa alla religione islamica", si era impegnato a mettersi in regola con la decisione del tribunale, ma non ha mantenuto la promessa.

venerdì 25 luglio 2008

Da viale Jenner al Palasharp. Io c'ero, e vi racconto che...

In anteprima ancora per i lettori del blog il nuovo articolo del sottoscritto sulla questione dei musulmani di viale Jenner, stavolta trasferiti al PalaSharp di Lampugnano.

A causa della minaccia di scorticamento se avessi usato di nuovo le foto dell'agenzia del giornale, oggi le immagini del post sono state cortesemente fornite dal blog "Milano 2.0" del network Blogosfere, che ringrazio sentitamente.

Il nodo di viale Jenner - Primo venerdì a Lampugnano
C'E' LA PREGHIERA, PALASHARP BLINDATO
Polemica sul Ramadan: "Qui non va". Il Prefetto: "Indietro non si torna"

IL TERZO ATTO di quello che ormai è definibile solo come "l’esodo dei fedeli di viale Jenner" è andato in scena ieri al Palasharp di Lampugnano. Più fedeli, meno attenzione mediatica e meno polizia per altre tre ore passate ancora senza contestazioni.

È VERSO LE 12 che compare Abdel Hamid Shaari, il direttore del centro islamico di viale Jenner, subito preso d’assalto dai cronisti. «Oggi non ci sono proteste e nemmeno la signora Santanchè - scherza - Siamo felici di essere qui. Parlavano di ostilità della gente verso di noi, considerati come "occupanti", ma si è visto già la settimana scorsa al Vigorelli che che è stata solo una polemica montata ad arte. Siamo arrivati, abbiamo pregato e siamo andati via: tutto è tornato come prima».

Poco dopo, all’arrivo dei primi fedeli, la doccia fredda per i giornalisti: «Oggi non si entra, questo è un luogo di culto». Non è chiaro chi prenda la decisione, se i mussulmani o la polizia per loro, ma alla fine nonostante i tentativi di mediazione, ed il nervosismo di alcuni fotografi non c’è niente da fare. «L’altra volta avete messo tutto su Youtube - esclama qualche fedele -. Anche noi abbiamo diritto alla nostra privacy come tutti».

ARRIVA ANCHE Divier Togni, presidente della società che gestisce la struttura:«L’impegno ad ospitare i fedeli mussulmani c’è per 5 settimane, compresa quella in cui ci sarà la festa del PD per cui tenteremo di arrivare ad una mediazione. Dopo ci sono altre idee, sempre in questa zona, ma prima bisognerà parlare con le istituzioni».

I fedeli continuano ad arrivare alla spicciolata fino alle 14.30, orario in cui termina la funzione.
La questura dirà alla fine che hanno pregato circa in 700. «Noi li abbiamo contati - dirà poi Shaari all’uscita - Erano circa 1700-1800. Ma non importa, per noi è stato comunque un successo».

Nel frattempo nasce una nuova polemica per il Ramadan, la ricorrenza sacra dei mussulmani che durerà tutto settembre. Il prefetto Gian Valerio Lombardi smentisce poco dopo le 13 ciò che era stato detto la mattina prima in conferenza stampa, ovvero che nelle sere della festività sarebbe stata permessa la preghiera nei locali di viale Jenner. «L’abbiamo fatto per vent’anni - ribatte Shaari, messo al corrente della notizia -. Arrivavano massimo 400 persone, che il locale conteneva tranquillamente. Ma se il prefetto ci dirà di spostarci siamo disposti a farlo, a patto che stavolta ci dica almeno dove».

Attendendo settembre, il direttore del centro vedrà martedì i dirigenti del Pd per accordarsi sulla data del 29, mentre ancora nulla trapela per dopo. «Ringraziamo il signore di Brugherio che aveva messo a disposizione il suo terreno per la moschea, ma purtroppo è un po’ troppo lontano. In compenso ci ha dato coraggio: dimostra che la sensibilità sul tema c’è».
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Più come al solito le chicche extra, come...

1) Il fotografo dell'agenzia NewPress che arriva alle 13:45 quando tutti sono lì da almeno un'ora e mezza prima, si incazza con tutti perchè "non è possibile che ci lascino fuori. Dovevate insistere, rompere i coglioni, attaccare e farvi lasciare entrare". Manca la Santanchè, ma in compenso c'è lui. Grande Clemente, ma la prossima volta prenditi una camomilla...

2) Il musulmano di guardia alla porta al fotografo in maglietta rosa (che vedete anche in foto) che risponde al fotografo che gli chiede come mai non si possa entrare così: "Oggi è così. Non si entra e basta. Ognuno ha le sue regole: voi mangiate maiale e noi no". Ma che c'azzecca?!?

3) Il mitico Divier Togni che fa omaggio a tutti i giornalisti che rimangono ore sotto il sole di due casse di bottigliette di acqua senza che nessuno gli chieda nulla. Provvidenziale, ma soprattutto generoso. Basta poco, che cc'e vò?

4) La signora italiana, musulmana convertita, che arriva dal cronista dell'Ansa che sta intervistando Shaari dopo la preghiera dicendo "Io voglio parlare", e senza che nessuno le chieda niente comincia una litania interminabile sui "musulmani che sono trattati dopo l'11 settembre come il male assoluto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto"., lasciando al presidente del centro islamico l'occasione per svicolare indisturbato dall'assedio del cronista. In quel momento penso avrebbe ritenuto giusto, giusto, giusto ma molto giusto uccidere la signora su due piedi con una microfonata.

5) I soliti saluti di rito alla nuova gente che conosco ogni volta, nella fattispecie Alessandra (stagista di Radio MonteCarlo) e Andrea (stagista all'agenzia di stampa Agi) dell'Ifg di Milano. Li trovate nell'ultima foto in basso a sinistra assieme a me: Andrea è quello con la maglia verde, io quello con la polo bianca e Alessandra quella con pantaloncini bianchi e maglietta marrone! Blogosfere ha fotografato anche me... :)

Il mio ex collega della Voce di romagna Andrea Colombari diceva sempre che "andare ad una conferenza stampa è un po' come andare ad una festa: se esci senza conoscere nessuno di nuovo o senza almeno un numero nuovo di cellulare è come se non ci fossi mai stato".

Andrea, approvo e tengo sempre in mente.
Hasta la Xa Mas siempre! :)
Ah, poi sempre dal sito di Blogosfere vi propongo due video...
Questa è l'intervista di Abdel Hamid Shaari, direttore del centro islamico di viale Jenner concessa dopo la preghiera. Il sotto scritto è dietro a prendere appunti insieme ad Andrea...



Qui invece una panoramica d'insieme dei giornalisti, tanto per farvi capire com'era l'atmosfera...



Che dire... se volete altro lo trovate qui!

Per oggi è tutto, penso che basti...see you next time! :)

lunedì 17 dicembre 2007

Il presidente iraniano Ahmadinejad ha un blog!

Mahmoud Ahmadinejad, il detestato (dall'America) presidente della Repubblica Iraniana ha un blog! L'indirizzo? http://www.ahmadinejad.ir/!

Non lo sapevo! L'ho scoperto oggi leggendo l'articolo del Corriere che ne parlava, tra l'esaltazione degli auguri di Natale pubblicati recentemente (a dire il vero sarebbero gli auguri al profeta Gesù, ma...) e l'altro dubbio che serpeggia tra un po' tutti i blogger: Ahmadinejad censurerà i commenti negativi come Mastella?

All'apparenza in tutte le 4 lingue in cui è tradotto il blog (inglese, francese, arabo e farsi) pare di no, visto che compaiono (guardacaso scritti da due americani) un simpatico "Die slow..." e un'ancor più incisivo "You are a nigger...". Ma il dubbio rimane, perchè conoscendo gli americani magari ci si aspetterebbe anche di peggio.

Leggendo invece i commenti dei "vicini di casa" arabi, la prospettiva su Ahmadinejad cambia, e non di poco! Un blogger iraniano comincia il suo post di commento con un riverente e altisonante "His excellency, it gives me immense pleasure to visit your site and post my comments this fabulous blog of a leader of free world not only islamic world", mentre un libanese scrive sinteticamente "Mr. President; Congratulations on your recent victory. I dont know much about you, and what I do know about you comes from many conflicting sources, but I wish you good health", e un canadese addirittura "I knew you were telling the truth".

Forse era proprio questo l'effetto che il presidente iraniano intendeva dare: dimostrare che il mondo arabo è con lui, indipendentemente da tutto quello che l'America può dire. Poi si vedrà dai commenti, man mano che il blog si diffonderà...

Per curiosità ho provato a lasciare un commento al suo ultimo post, dando il via libera alla pubblicazione in chiaro sul sito. Post naturalmente senza niente di offensivo, solo con un augurio al presidente nella sua avventura sul web, con in aggiunta un appello alla libertà di "blogging" nel suo paese. Ora aspetto di vedere se me lo pubblicano, poi vi farò sapere...

Intanto comunque una curiosità: dappertutto insegnano che lo stile di scrittura su Internet deve essere stringato, lineare e possibilmente comprensivo dell'utilizzo delle possibilità del mezzo (uso dei link, inserimento di video e immagini, commenti, etc). L'ultimo post del presidente iraniano sul blog, a data 1-12-2007 è invece un pezzo lunghissimo, senza nè immagini, nè link nè nulla di tutto ciò che si è detto prima. Evito di pubblicarlo integralmente perchè è veramente lunghissimo! Per curiosità sono andato a misurarne la lunghezza con un Copia&Incolla su Word: il risultato è stato 9 pagine dense di 4926 parole, per un totale di 23.446 caratteri spazi esclusi che sale a 28.467 aggiungendo anche questi. Praticamente una tesina universitaria! Pubblicato, sempre secondo il blog, alle 22:21. Io vorrei sapere quanto ci ha messo a scriverlo...

Aspettando il piccolo risultato della pubblicazione o meno del mio commento, qui sotto pubblico l'articolo del Corriere in versione integrale disponibile qui.

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Il presidente iraniano tiene un diario su Internet

AHMADINEJAD, AUGURI DI NATALE DAL BLOG

E tra gli interventi c'è chi lo riempie di insulti

Chissà cosa scriverà Mahmoud Ahmadinejad del suo «storico » pellegrinaggio alla Mecca. Proprio oggi, il devoto e superconservatore presidente d'Iran sarà il primo leader della Repubblica Islamica a entrare nel recinto della Kaaba, su invito di re Abdullah. Davvero uno storico riavvicinamento tra i due Paesi. Ma anche un ottimo argomento per un blogger quale è ormai l'ex sindaco di Teheran. Che in linea con la sua filosofia di «uomo qualunque » (giacchetta color topo da grandi magazzini, compleanni con gli ex vicini in un quartiere popolare, tappeti preziosi tolti dal palazzo dove ora vive) ha deciso di adeguarsi alla moda di Internet aprendo un suo sito. Il lancio di «www.ahmadinejad.ir» ha sorpreso molti, lo scorso anno. Ancor più, i nuovi argomenti comparsi sul blog in questi giorni dopo una pausa di vari mesi («scusatemi, ho passato tanto tempo a leggere i vostri messaggi, non ne avevo per scrivere »). Nell'Iran khomeinista dove giornali, tv, discorsi pubblici (e non) sono oggetto di censura, i blog sono fioriti più che altrove. I tentativi del regime di reprimerli anche. Ma se qualche ayatollah o hojatollah progressista aveva già scelto la Rete per comunicare con il mondo (primo tra tutti l'ex vicepresidente Mohammad Abtahi), l'ala dura rappresentata proprio da Ahmadinejad sembrava ben lontana da blog e affini. E invece ecco il sito, in farsi, arabo, inglese e francese. Con qualche sorpresa. Che sia solo propaganda, o riveli l'altra faccia di Mahmoud l'Oscuro (come qualcuno lo chiama), il blog presidenziale è infatti molto più moderato di quanto si immagini. «Auguri di Buon Natale a tutti! Le più sincere congratulazioni per la nascita del Santo Profeta, il Messia Gesù, pace sia su di lui», scrive Ahmadinejad, forse di buon umore per il venir meno della minaccia bellica, e in perfetto spirito ecumenico. «Che gioia quando un gruppetto di studenti mi ha insultato, in totale libertà, all'università Amir Kabir. Mi ha ricordato i miei giorni da studente, prima della rivoluzione», dice di una protesta finita in realtà con l'arresto di alcuni contestatori. E poi una lunga risposta a una «rispettabile signora americana », madre di un ragazzo morto in Iraq. Dice di «esserle vicino», attacca «chi ha spedito quel ragazzo a opprimere gli iracheni», «rispetta tutti i popoli, anche quello americano, ma non i governanti avidi». Infine, con una certa ironia (inconsapevole?), spiega alla «venerabile madre» di averle risposto sul blog e non via email per evitarle problemi, «nel caso qualche agente spiasse i privati cittadini americani e li controllasse illegalmente».

Ironica (certo inconsapevolmente) è stata anche la censura di cui è stato oggetto il blog presidenziale qualche tempo fa, quando una «retata telematica» dell'Irshad (il potente ministero della Cultura islamica) ha oscurato per un giorno anche il suo sito. Ma Mahmoud di questo non ha scritto. Piuttosto, come ha ammesso, ha preferito leggere e pubblicare la «valanga» di messaggi arrivategli. Compresi quelli che gli augurano «muori lentamente », lo chiamano «orribile essere umano», lo definiscono «ritardato mentale, ti bombarderemo». Adesso, però, il presidente blogger è tornato a scrivere. E si attende, appunto, un resoconto del suo hajj e (forse) del suo debutto da attore nel film che il regista Oliver Stone ha appena avuto il permesso di girare su di lui. Meno probabile che commenti gli arresti delle femministe e dei dissidenti, le tante censure che continuano. Ma potrebbe anche stupire tutti. E raccontare anche questo, a modo suo.

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Girando su Internet poi ho trovato un'altro paio di siti, che penso sia utile visitare. Uno è questo (http://www.iranpressnews.com/english/), sito che diffonde notizie dall'Iran sponsorizzato dall'ABF, ente per la promozione dei diritti umani e della diffusione della democrazia in Iran.

L'altro è questo qui (http://irandemocraticoweb.blogspot.com/) promosso dall'Aid (Agenzia per un Iran Democratico), che nel sito si definisce come un' "organo di informazione autonoma e indipendente. Ha il dovere di divulgare tutte le notizie, informazioni, avvenimenti e commenti inerenti alla volonta’ del popolo iraniano per un cambiamento democratico".

Tutti e due hanno una cosa in comune: descrivono un Iran che nel blog di Ahmadinejad non c'è, fatto di forze di sicurezza, censura, polizia segreta, violenze e violazioni sistematiche di diritti umani. Forse se mi pubblicano il primo scriverò un secondo post ad Ahmadinejad chiedendogli di guardarli e di darmi un parere.

Aspettando che ne parli lui, guardateli voi intanto.

Ambedue i volti dell'Iran hanno il diritto di essere guardati, indipendentemente dal nome di chi li scrive.


lunedì 3 dicembre 2007

Il 2007 visto dagli occhi dell'agenzia Reuters.

Dal sito di Repubblica.it: guardatevo queste 5 gallerie di foto, che raccontano il 2007 visto attraverso gli obbiettivi dell'agenzia Reuters. Sono stupende....nonostante manchino completamente di didascalie! Però vale la pena...

"Sono gli occhi del mondo ed appartengono ai fotografi dell'agenzia Reuters. Testimoni oculari che hanno solcato i confini del pianeta per raccontare attraverso le immagini quello che forse, senza di loro, non avremmo mai potuto vedere. Più della televisione e dei satelliti hanno con il loro lavoro fermato quell'attimo che può dire e spiegare più di un reportage. In queste gallerie è stata selezionata una parte dell'immenso archivio dentro il quale c'è la storia del 2007 che sta per finire. Spettacoli, esteri, ambiente, sport e i personaggi: ecco quello che resta di un anno segnato da gioie e dolori attraverso i volti e le storie raccolte a tutte le latitudini".

Godetevele...