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giovedì 6 marzo 2008

Il Tg3 parla (finalmente) della storia di Sayed.

Vi ricordate della storia di Sayed Perwez Kasmbaksh, lo studente di giornalismo arrestato e ancora detenuto da oltre due mesi in Afghanistan per aver scaricato da internet un articolo che parlava degli uguali diritti di uomini e donne?

Beh, Sayed è ancora in carcere, e il fratello è in procinto di partire per l'Europa per una campagna di sensibilizzazione sulla storia che aiuti i governi a fare pressione sul presidente Karzai per il rilascio del fratello.


E per questo ieri sera se ne è occupato anche il Tg3.


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La storia continua, e speriamo si risolva presto...


lunedì 4 febbraio 2008

Parwiz: il senato non conferma la condanna a morte, ma lo studente resta in carcere.

Dal blog di Pino Scaccia:


Il senato afghano ci ripensa: non conferma più la condanna a morte di Parwiz (che però resta in carcere per blasfemia)

Con un chiaro voltafaccia, il Senato afghano ha ritirato la conferma della condanna a morte del giornalista Sayed Parfwiz Kambaksh, giudicato colpevole di blasfemia per aver stampato da internet un articolo sui diritti delle donne.
Lo scrive l'Indipendent online, spiegando che in un comunicato la Camera alta afghana ieri (01 febbraio, ndr) ha definito un "errore tecnico" la sua precedente decisione di approvare la condanna a morte
di Sayed pronunciata da un tribunale di Mazar-i-Sharif. Ciò non significa che il giovane giornalista sarà rimesso in libertà, scrive il quotidiano, ma certo questa mossa del Senato aumenta le speranze che egli possa tornare in libertà.

Da settimane è in corso una campagna mondiale - di personalità politiche, media, organizzazioni dei diritti umani - per salvare Sayed dal patibolo. (...) La Meshrano Jirga (la camera degli anziani) non ha nessun potere giudiziario, ma la sua opinione ha una valenza politica. La legge prevede due appelli sulla sentenza. La condanna a morte, prevista dalla Costituzione per i reati di blasfemia, deve essere approvata dal capo dello Stato, Hamid Karzai.


Secondo i familiari di Kambakhsh, il giovane è stato processato il 22 gennaio a Mazar-i-Sharif, nel Nord, a porte chiuse e senza supporto legale. Studente di giornalismo all'Università di Balkh, era stato arrestato a ottobre. Amici e familiari sostengono che l'articolo incriminato non era suo, ma solo riprodotto da Internet e distribuito. In un'intervista a Radio Free Afghanistan, il procuratore generale della provincia di Balkh Hafizullah Khaliqyar ha difeso la sentenza, affermando che il processo è stato condotto in modo "molto islamico" e non c'é stata nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa. "Non ha fatto un errore giornalistico, ha insultato la nostra religione", ha detto Khaliqyar. Khaliqyar, secondo il quale il giornalista ha confessato, in una conferenza stampa ha minacciato l'arresto per tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa di Kambakhsh.

Dopo i sei anni di repressione dei media sotto il regime dei Taleban, crollato nel dicembre 2001 sotto le bombe americane, Karzai nel 2005 ha ratificato una nuova legge sull'informazione, ma restano molte le dispute sull'interpretazione della normativa.
Ansa.it

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Ora: per tenermi informato su questo fatto mi ero, tra le altre cose, iscritto al servizio di Google Alert digitando il nome del giovane studente di giornalismo. Nei tre giorni in cui sono stato via dal web mi sono arrivati solo due messaggi, e tutti riguardanti articoli scritti su blog: uno addirittura tra le varie fonti rimandava al mio!

Al che mi è venuto un dubbio: è Google Alert che non ha trovato nulla, sono io che ho taggato male gli alert o a parte i blog quasi nessuno ha speso una parola sulla vicenda?

Mah...

Qui l'ultimo articolo dell'Independent online sulla vicenda, che descrive le pressioni di 20 lobby internazionali sul presidente Karzai per annullare la sentenza di pena capitale. Nel frattempo la petizione internazionale promossa dal quotidiano inglese, che invito tutti a firmare, ha già superato quota 53.000. A presto con altri aggiornamenti.

giovedì 31 gennaio 2008

Salviamo Sayed, condannato a morte in Afghanistan per aver detto la verità.

Dal blog di Pino Scaccia, giornalista e inviato.
Prendo e copio per intero:

"Sentenza capitale per un giovane afghano studente di giornalismo accusato di blasfemia e diffamazione dell'islam. Sayed Perwiz Kambaksh (nella foto a sinistra, courtesy of Reuters), 23 anni, è stato arrestato nella provincia di Balkh, Afghanistan del nord, lo scorso ottobre. Le autorità lo hanno fermato mentre distribuiva materiale contrario ai precetti religiosi; a quanto è trapelato i testi riguardavano la condizione della donna nel suo Paese.

Il verdetto, pronunciato ieri dal tribunale di Balkh, conclude quello che è stato un processo a “porte chiuse e sommario”, come denunciano i familiari del ragazzo. Il fratello, Yacoubi Brahimi, riferisce che Sayed non ha avuto neppure la possibilità di essere difeso da un avvocato in aula. Il giovane farà appello, come suo diritto, ma l’influente Consiglio dei mullah preme per l’esecuzione capitale. Nel corso del procedimento il giornalista, che lavorava per il quotidiano Jahan-i-Nawa, rimarrà in custodia cautelare a Mazar-i-Sharif. Rhimullah Samandar, capo della National Journalists Union Afghanistan, spiega che il ragazzo è stato condannato a morte secondo l’art. 130 della Costituzione afgana, che prevede, in caso di vuoto legislativo su una materia, di attenersi alla giurisprudenza “Hanafi”. Questa è una scuola ortodossa di giurisprudenza sunnita, seguita nell’Asia centrale e del sud".

La diffamazione dell'islam , appunto, è un reato non previsto nel codice penale e quindi perseguibile secondo la legge islamica. Samandar ha fatto appello al capo di Stato, Hamid Karzai, perché intervenga sul caso Sayed. La settimana scorsa a favore della liberazione del giovane giornalista si era espresso anche il Parlamento europeo, il cui presidente, Hans-Gert Pöttering, ha scritto a Karzai. Nella missiva si ricorda l’impegno dell’Europa contro la pena capitale e la necessità per l’Afghanistan di “garantire ai cittadini i diritti fondamentali”. Asianews

E adesso Karzai dimostri che vuole veramente entrare nel mondo civile. Proprio perchè amo l'Afghanistan, ho una grande rabbia. La colpa di Sayed, giovane aspirante giornalista, è di tentare di portare il suo Paese fuori del medioevo, denunciando l'impossibile condizione della donna. Tremo leggendo il suo secondo nome, Perwiz, quasi identico (Parwiz) a quello del mio interprete, più o meno la stessa età e soprattutto le stesse idee di libertà, molto attento a quello che succede in Europa e con il sogno, mi diceva, di vedere un giorno "Kabul come Berlino". Ancora, purtroppo, mi sembra un sogno molto lontano, anzi solo un sogno".

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Lo pubblico nella speranza di aiutare un giovane collega in difficoltà in un'altra parte del mondo, colpevole solo di aver scritto ciò che pensava in libertà per far riflettere il paese in cui vive. Non lo conosco, ma mi sento in qualche modo partecipe della sua vicenda: al suo posto potrei esserci io o chiunque di voi, se non fossimo nati in un paese diverso.

Per chiedere la sua liberazione si è mobilitato nei giorni scorsi anche il Parlamento Europeo, che per bocca del suo presidente Hans-Gert Pöttering ha chiesto la revoca della condanna a morte per il giovane studente di giornalismo.

Ne parla oggi anche il Corriere della Sera che spiega come il realtà l'arresto e la condanna del giovane farebbero parte di un disegno teso a colpire il fratello, giornalista critico contro il governo di Karzai, che aveva recentemente denunciato atrocità e delitti commessi da importanti figure politiche afghane.

Un modo per aiutare il giovane c'è, e invito tutti i lettori di Calle Del Vento a collaborare. Il prestigioso quotidiano inglese The Independent, dedicando oggi un articolo alla vicenda, ha lanciato una petizione internazionale via internet per richiedere la grazia del giovane condannato. Chiunque può firmarla, accedendo a questo link. E' una cosa di pochi secondi, che può salvare la vita di un innocente condannato ingiustamente. Il presidente Hamid Karzai ha infatti facoltà di fermare l'esecuzione in qualsiasi momento, ed è importante che l'opinione pubblica mondiale si faccia sentire, ed in fretta.

Da oggi questo blog seguirà la vicenda passo a passo, e vi terrà costantemente informati (per quanto possibile) fino alla sua conclusione. Se trovate inoltre altre petizioni o altre iniziative sul tema, invito tutti a segnalarmele.

Intanto, incrociamo le dita e diamoci da fare.