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lunedì 20 aprile 2009

In tv un litigio ogni 8 minuti: e questo é il risultato.

Da Corriere.it. Poi ci chiediamo perché i giovani vengon su sempre peggio: con un esempio cosi', parrebbe strano il contrario...

TV: UN INSULTO O UN LITIGIO OGNI 8 MINUTI

ROMA - I momenti di rabbia incontrollata verbale o con gesti di prevaricazione e violenza all'interno dei programmi tv, denuncia uno studio di «Comunicazione Perbene», non rappresentano più un'eccezione, ma sembrano essere ormai la norma. Per otto esperti su dieci (83%), sono troppe le scene in cui dominano violenza fisica, parolacce e insulti. Comunicazione Perbene, associazione non profit che si batte per l'ecologia nella comunicazione con attenzione ai bambini, ha intervistato 130 esperti (psicologi, pubblicitari, sociologi) e monitorato le reti nazionali per individuare che spazio hanno litigi e risse nei programmi tv quotidiani.

LO STUDIO - Secondo l'analisi ogni 8-10 minuti su uno dei principali canali, si può ascoltare un insulto oppure vedere un dibattito che diventa rissa verbale o che si trasforma in lite. Il tutto aggravato dal fatto, come evidenzia il 75% degli esperti, che questo avviene anche in fascia protetta. Una situazione che giudicano molto rischiosa e che secondo il 64% potrebbe avere serie ripercussioni sui comportamenti quotidiani del pubblico, a partire da bambini e adolescenti che crescono convinti che aggredire e sopraffare gli altri sia normale.

LE CATEGORIE - Il monitoraggio ha individuato 4 macrocategorie di programmi in cui è più facile nascano risse mediatiche. Al primo posto sicuramente i reality show e i talent show, dove la rissa sembra sia un vero e proprio ingrediente: in media una ogni 8 minuti di trasmissione, che, se non provocata ad arte, pare fortemente ricercata. Sono poi queste, come evidenzia il 65% degli esperti, le trasmissioni dove dalle parole si passa spesso ai fatti. Quasi a pari merito i talk show e i programmi di informazione: se è raro lo scontro fisico come è accaduto con Alessandra Mussolini a Porta a Porta, la rissa è per lo più verbale e immancabilmente scoppia ogni 10-11 minuti di trasmissione. Terzo posto per quelle trasmissioni che un tempo erano considerate il simbolo della rissa Tv: le trasmissioni sportive. In media qui scoppia ogni 12-15 minuti e per la maggior parte si tratta di sopraffazione verbale, seguita da accuse e insulti personali. Quarti ed ultimi i programmi di intrattenimento, soprattutto i contenitori domenicali, dove la rissa scoppia ogni 18-20 minuti.

Poi - aggiungo io - ci si stupisce della clamorosa ignoranza degli italiani. E del fatto che sul sito di Corriere. it per esempio oggi la top 6 delle notizie più lette sia fatta cosi'...

Nell'ordine: Panseca 1 (pubblicizzata cosi': "Silvio, la ministra e la Lario senza veli"), Baldini che trionfa alla Fattoria, Panseca 2, il vincitore di X-Factor, il "Ratto del Serraglio in topless", e la tomba di Antonio e Cleopatra individuata in Egitto (cultura! Miracolo!).

Siamo davvero un paese di reality e vallette...altro che santi e navigatori... :(

lunedì 22 settembre 2008

"Come una prostituta: non era un'autostoppista?" Le scuse dei clienti "pizzicati" dalla Municipale...

Per la serie: la fantasia degli italiani non ha limiti... Eppure, confesso, io un'indicazione stradale a una prostituta giel'ho chiesta veramente... Dovevo andare all'Ikea di Padova, era pieno di cartelli coi lavori, non si capiva nulla e in zona c'erano soltanto loro...

No, poi sono andato all'Ikea veramente... Malfidati che non siete altro...

Dopo l'ordinanza di alemanno
«MI SERVIVA UN'INDICAZIONE STRADALE»
Le giustificazioni dei clienti romani delle prostitute beccati dai vigili che li hanno multati

ROMA -
C’è chi dice di essersi perso e «di aver bisogno di un’indicazione stradale per tornare a casa». Chi invece di essersi fermato dopo aver pensato che quella ragazza in minigonna all’angolo della strada gli sembrava una parente, una vecchia amica, perfino una ex compagna di scuola.
Chi ritiene una giustificazione valida andare con una lucciola «prima di tornare a casa dopo una faticosa giornata di lavoro», e chi lo considera perfino un toccasana per la salute. I clienti delle prostitute, almeno a Roma, di fantasia ne hanno davvero molta. Forse prima dell’ordinanza comunale, che per loro prevede una multa da 200 euro, ne avevano di meno. Ma da qualche giorno sono corsi ai ripari, sfoderando scuse singolari e, a volte, divertenti, per sfuggire al verbale.

PROVVEDIMENTO
- Il provvedimento fortemente voluto dal sindaco Gianni Alemanno colpisce infatti i frequentatori delle prostitute (ma anche con la stessa sanzione le stesse ragazze o i viados, se in abiti succinti e con il chiaro intento di adescare) sorpresi in flagrante a “contattare” le ragazze, soprattutto se su strade ad alto scorrimento e a rischio-incidenti. Come via Salaria, ormai una consolare-simbolo della prostituzione romana. «Ahò, ma io che c’entro? Sono loro che ci stanno!», aveva implorato giorni fa un meccanico di 28 anni fermato dalla Municipale dopo essersi appartato con un trans in pieno pomeriggio. Il giovane è stato il primo cliente multato a Roma. «Non ho capito che ho fatto di male, pagherò la multa, ma non voterò più per Alemanno», aveva aggiunto fra lo stupore degli agenti. Nel giro di una settimana sono stati quasi un centinaio di clienti che per pochi minuti in compagnia di una lucciola si sono invece ritrovati fra le mani un verbale di contravvenzione. Per molti di loro trovare una giustificazione non è servito. La frase «Che volete? Con mia moglie non vado più. Così mi consolo con queste ragazze…ma le avete viste?» è una delle più gettonate, e non solo fra i clienti più anziani, ma anche fra i quarantenni e i cinquantenni caduti nella rete. In tanti, invece, allargano le braccia rassegnati.

"CHI PAGHERA"? - Ammettono la violazione, ma non sono preoccupati tanto dal fatto di essere puniti come “clienti”, ma piuttosto dal dover sborsare 200 euro: «Andare con lei mi costava solo 30 euro, ma così diventa troppo caro». Soltanto in un paio di giorni di controlli, il Comune ha elevato multe per un totale di quasi 30 mila euro, sia alle “lucciole” che ai loro frequentatori. Un piccolo record, ma bisognerà ora vedere chi metterà mano al portafoglio. Quasi sicuramente solo i clienti, perché molte prostitute hanno già annunciato di non voler pagare.

venerdì 19 settembre 2008

Fare sesso? Cura anche il raffreddore!

Ogni tanto una ricerca assurda di qualche ricercatore ignoto scopre un nuovo motivo per cui il buon caro "sesso" faccia tanto bene: oggi è la volta del raffreddore, come ci racconta Corriere.it...

Io vorrei solo vedere le metodologie di ricerca, davvero...


MEDICINA/Lo studio di un ricercatore iraniano
FARE SESSO? RIMEDIO ANTI RAFFREDDORE
Una ricerca propone l'eiaculazione contro la congestione nasale. «Meglio dei farmaci»

MILANO - Addio spray nasali, infusi decongestionanti, aerosol e medicinali da banco. Per curare il raffreddore è sufficiente avere un rapporto sessuale e in mancanza di un'occasione propizia si può ricorrere alla masturbazione. Il rimedio è stato proposto da Sina Zarrintan, un ricercatore del Dipartimento di neurochirurgia dell'Università di medicina di Tabriz, in Iran e pubblicato sull'ultimo numero di Medical Hypotheses col titolo «Ejaculation as a potential treatment of nasal congestion in mature man» («L'eiaculazione come potenziale rimedio della congestione nasale nel maschio adulto»). Sono quindi esclusi dallo studio i giovani – anche se non ne viene spiegato il motivo – e ovviamente le donne.

COME FUNZIONA - Ironie a parte, l'effetto anti-raffreddore dell'eiaculazione è dovuto all'attività del sistema nervoso simpatico che viene messa in moto dall'eccitazione sessuale che decongestiona i vasi sanguinei, compresi quelli che irrorano le narici e che causano il "naso chiuso". A differenza dei farmaci decongestionanti, il vantaggio di questo trattamento consiste nella mancanza di effetti collaterali: è ripetibile e riporta lo stato di benessere tramite una stimolazione interna al sistema nervoso simpatico. Meno effetti collaterali, quindi. E secondo Zarrintan se si pianifica adeguatamente una terapia a lungo termine è possibile vaccinarsi contro le congestioni nasali. Come si legge dall'abstract: «Il metodo può essere effettuato volta per volta in base al bisogno e va regolato in base alla severità dei sintomi». L'autunno è alle porte, il maltempo e i malanni stagionali anche.

...ma tra l'altro, come gli sarà venuta l'ispirazione per lo studio? :)

giovedì 7 agosto 2008

Prospettive dal cielo: il racconto di Walter Nones e Simon Kehrer

E' stato pubblicato oggi dal sito internet del Corriere il diario di Walter Nones e Simon Kehrer, gli alpinisti che hanno visto morire il loro amico e collega Karl Unterkircher nella tragica scalata del Nanga Parbat lo scorso 15 luglio.

Postarlo tutto sarebbe troppo lungo, per cui mi limiterò per una volta a mettere solo il link esterno all'articolo del Corriere qui.


Leggerlo merita, se avete 5 minuti per farlo.


Se non altro solo per capire cos'hanno provato lassù, soli a 7000 metri sul mondo, e scoprire quanto era diverso ciò che vedevamo da qui sotto...


Pubblico qui solo un pezzettino tratto dal racconto del 16, il giorno appena dopo la tragedia:


Abbiamo trascorso la notte a ripeterci: «Dormi?» «No, sto pensando». Non vedevo l'ora che Walter attaccasse a parlare. A un certo punto, all'alba, ho sentito come una persona che fischiava. Siamo usciti in fretta dalla tenda, ci siamo aggrappati all'idea che qualcuno stesse arrivando, forse Karl stava tornando. E' una cosa assurda, lo so. Karl l'ho visto con i miei occhi, immobile nel ghiaccio. Devi rassegnarti, devi accettare la morte, ma la verità è che non vuoi. Mi sono tornati in mente Silke e i loro tre bambini. La loro vita sarebbe cambiata, ma ancora non lo sapevano. (Simon)


Finalmente la mattina, spostandoci di qualche metro, abbiamo trovato campo. Io alle dieci ho chiamato Manuela, le ho detto di Karl, ma di stare tranquilla perché noi stiamo bene e saremmo scesi dalla Buhl, che avrei richiamato dal campo base. Simon ha chiamato il manager di Karl (Nella foto a sinistra) , Herbert Mussner. Poi il telefono si è scaricato definitivamente. Siamo tornati nel buco dove c'era Karl, ci siamo calati ancora, ma era impossibile recuperarlo, non ce l'avremmo mai fatta. Così abbiamo preso il suo zaino e lo abbiamo messo sopra il crepaccio: quando arriverà l'elicottero sapranno dov'è. Ora l'obiettivo della nostra missione cambiava: fare in fretta per tornare da Karl. (Walter)


Il resto lo trovate al link.

martedì 5 agosto 2008

Sviste/2

Questo invece dal Corriere.it/Vivimilano di oggi: ieri avevo scritto anche di questo, ma non mi immaginavo sarebbe finita così! Pensate a quanto sarà stato preso in giro oggi dai colleghi dell'ufficio l'autista dell'Atm che aveva dichiarato ai cronisti: "Era proprio una bella donna..." :)

L'episodio lunedì pomeriggio in zona Certosa
LAP DANCE SUL TRAM, MISTERO SVELATO
De Corato ha riferito che la misteriosa ballerina era in realtà un 29enne trans venezuelano, fermato per atti osceni e aggressione

MILANO - «Nessun dubbio che fosse una donna», aveva detto (sbagliando) l'autista dell'Atm, raccontando agli increduli colleghi della centrale della bellezza dalla pelle scura, alta 1.80 che, seminuda, si era esibita in una lap dance improvvisata a bordo del suo tram, in zona Certosa, fra sorrisi e proteste dei passeggeri. La storia, confermata da un secondo autista Atm, aveva sollevato interrogativi divertiti: chi è la misteriosa ballerina? Si tratta forse di un'altra performance artistica, come la lap dance in metropolitana del dicembre 2006, con protagonista Lisa Dalla Via? E soprattutto, c'è speranza di assistere a un bis della performance su qualche mezzo Atm?

MISTERO SVELATO - Il mistero è stato svelato nientemeno che dal vicesindaco, Riccardo De Corato, che ha riferito con grande serietà del fermo di un transessuale venezuelano di 29 anni, salito sul un tram «indossando solo un tanga e un abito molto succinto completamente trasparente». A quanto riferito dal vicesindaco e assessore alla Sicurezza, il trans una volta sceso dal tram (e dopo aver mimato la lap dance anche attorno al palo della fermata) è stato fermato da due vigili che, notato il suo abbigliamento quasi inesistente, gli hanno chiesto le generalità.

TACCHI A SPILLO - Il trans si è rifiutato e, toltosi le scarpe con i tacchi alti, ha tentato la fuga. Raggiunto, ha aggredito gli agenti, procurando loro lesioni con prognosi di 7 e 8 giorni. Accompagnato presso gli uffici del Servizio Radio mobile il trans, visibilmente alterato dall’alcol, è stato tratto in arresto per atti osceni, rifiuto delle generalità e aggressione a pubblico ufficiale. A carico del venezuelano risultavano già due decreti di espulsione non eseguiti e precedenti penali per lesioni e aggressioni.

giovedì 22 maggio 2008

Citizen News: il giornalismo sbarca su Youtube.

Dal sito di Corriere.it.
A dire il vero me lo aspettavo: non era un "se", ma un "quando sarebbe successo"... Il giornalismo su Youtube si può fare eccome, ma non è una novità: noi stessi come giornalisti del master ci siamo da un anno...

Le news non saranno retribuite ma gli aspiranti giornalisti avranno il loro spazio

YOUTUBE SI APRE AL GIORNALISMO

Nasce il nuovo canale di Citizen News gestito direttamente dalla piattaforma di condivisione video

«Ciao, il mio nome è Olivia e sono la news manager di YouTube. Citizen News è il canale dove daremo risalto ad alcuni dei miglior contributi giornalistici apparsi su YouTube». Si chiamerà Citizen News infatti il canale YouTube dedicato alle news amatoriali e si plasmerà sui contenuti che gli utenti si offriranno di condividere. Per il momento non si sa molto altro dell’iniziativa del portale, se non quello che spiega Olivia Ma, news manager di YouTube, in un post in cui, oltre ad annunciare il progetto, lancia agli stessi cittadini la sfida di dare un volto più preciso a Citizen News, diventando loro stessi maestri dei meno esperti nel generare contenuti.

LE NEWS DI YOUTUBE – Prima o poi c’era da aspettarselo d’altronde che una realtà come YouTube si aprisse anche al giornalismo vero e proprio, seppur amatoriale. Si è capito da tempo che non si tratta di un fenomeno passeggero e infatti la creatività e la voglia di partecipazione sono letteralmente esplosi, inondando di contributi soprattutto la categoria News & Politics. Tanto da far pensare che ci sia spazio anche per servizi giornalistici, sempre con lo stesso spirito, sempre gratuiti e sempre liberi. Unica limitazione le leggi sul copyright ma nessun vincolo nella scelta della linea editoriale.

TIPO DI CONTENUTI – Il videoclip di presentazione spiega che YouTube è a caccia soprattutto di reportage e di servizi giornalistici sulle realtà locali oppure approfondimenti prodotti da team universitari di ricercatori che raccontino in anteprima come si stanno muovendo alcuni filoni della ricerca. E poi ci sono i classici casi in cui essere al posto giusto al momento giusto, per caso, offre un’opportunità a chiunque di raccontare eventi particolari che altrimenti non sarebbero coperti dai canali tradizionali.

ALTRE ESPERIENZE – Il giornalismo dal basso è ormai un fenomeno dilagante. Ci ha provato CNN con iReport, BBC, Fox, Al Jazeera, il Los Angeles Times: ciascuno a modo proprio e con varie sfumature di controllo. Ma le attese nei confronti di YouTube sono particolarmente alte, trattandosi di una delle piattaforme di condivisione di maggior successo. Il giornalismo partecipativo è già iniziato su YouTube, ma il progetto è ancora in divenire ed è in fase embrionale. Per il momento conviene tenerlo d’occhio, in attesa che si arricchisca e che diventi un altro luogo in cui sfuggire ai filtri editoriali dei grandi giornali e condividere pensieri, emozioni e storie di vita.

Emanuela Di Pasqua

Qui sotto il video di presentazione di Citizen News, in attesa di vedere come finirà...





martedì 29 aprile 2008

"Pecunia non olet", la libertà neanche.

La globalizzazione e l'economia del "Made in China, perchè costa meno" può portare anche a paradossi incredibili come questo...


Tra l'altro la stessa bandiera è in vendita in un negozio (che vende tra l'altro articoli militari!) nella via di fianco al nostro master. Prezzo di vendita? 10 euro! In Internet invece la si trova a circa 10 dollari... Se ne spendono mezzo per farle è tanto...

(Foto a lato: A protestor holds the Tibetan national flag during a Free Tibet demonstration in Trafalgar Square in London March 22, 2008. ©.REUTERS/Luke MacGregor (BRITAIN), ogni uso o riproduzione è vietato)

Da
Corriere.it di oggi:

I proprietari e i lavoratori dicono che per loro è solo un telo colorato

LE BANDIERE FREE TIBET? LE FANNO IN CINA

La polizia cinese ha fatto irruzione in una fabbrica nella quale si producono bandiere a favore della libertà del Tibet

PECHINO (CINA) - Il teatro dei fatti è una fabbrica situata a Guangdong, regione meridionale della Cina dove è venuto alla luce un insolito commercio.

Bandiere inneggianti la libertà per il Tibet, in aperta contestazione contro il governo cinese e le sue olimpiadi, erano pronte per essere spedite in gran numero attorno al mondo. E, ironia della sorte, nascevano proprio in Cina.

SOLO UN TELO COLORATO - I proprietari della fabbrica e i lavoratori hanno dichiarato di non essere a conoscenza del significato della bandiera e di aver avvertito le autorità competenti del tipo di prodotto che stavano preparando non appena alcuni di loro lo hanno avvistato tra le mani di alcuni manifestanti in immagini di proteste al passaggio della fiaccola olimpica diffuse online e in tv.

LE FORZE DELL'ORDINE - La polizia sostiene che la richiesta di produrre le bandiere provenga dall'estero e che, molto probabilmente, alcuni lotti siano già stati consegnati. Da parte delle autorità cinesi, il timore è che le bandiere "incriminate" possano già fare la loro comparsa domani, quando il sempre più contestato simbolo dei giochi olimpici farà tappa a Hong Kong.

DISORDINI OLIMPICI - Parigi, Londra, San Francisco, tra le altre, hanno accolto la fiaccola tra tensioni e contestazioni. Qualche giorno fa a Seul la polizia è riuscita a impedire che un cittadino nord coreano si desse fuoco in segno di protesta. L'atteggiamento della polizia cinese è dunque molto vigile e c'è l'esplicita intenzione di sbarrare la strada, in senso letterale, a chi intende far giungere le bandiere a Hong Kong. Sono previste, infatti, una sorveglianza speciale e la possibilità di ispezioni dei veicoli lungo le strade che conducono verso la metropoli cinese. La torcia olimpica proseguirà poi il suo cammino attraverso le altre province cinesi e terminerà il suo viaggio, che sembra sempre più un calvario, a Pechino in agosto.

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Per chi volesse saperne di più, come al solito consiglio un salto sul blog del corrispondente di Repubblica Federico Rampini, sempre aggiornato con le ultime novità dalla Cina e dintorni. L'ultima di oggi parlava ad esempio di come fosse diventato improvvisamente difficilissimo avere i passaporti per la Cina: alla faccia di chi diceva che le olimpiadi dovevano servire per aprira il Paese al mondo...


martedì 15 aprile 2008

Anche questo è elezioni! Tutti i fatti strani delle politiche 2008.

Anche questo è elezioni.
Tutti i fatti strani o assurdi accaduti dentro e fuori i seggi elettorali, da Corriere.it. Alcune cose mancano, come quell'elettore di non mi ricordo dove che per proteste si è mangiato la scheda elettorale, ma la raccolta è comunque carina... :)
(lL'immagine a lato è vecchia, lo so, ma è comunque carina...)

ROMA - Il lato oscuro delle elezioni politiche. Quello dei fatti strani, in alcuni casi drammatici, accaduti nel pressi delle cabine elettorali; come la morte di uomo di 71 anni in un seggio ad Agugliano (Ancona), presumibilmente per un infarto. C'è anche chi ha preso a cinghiate in faccia un elettore il cui telefonino ha iniziato a suonare nel seggio con un motivetto inneggiante a Forza Italia, chi ha votato per la prima volta a 87 anni, chi ha restituito le schede perché già segnate, chi ha fotografato la scheda dopo aver votato. E poi c'è il caso-Palermo, dove sono sparite da un seggio cento schede bianche, già timbrate. E non sono mancate le note «di colore»: in Sardegna si è recata regolarmente al seggio la coppia più longeva d'Italia, mentre in Calabria ha votato un'elettrice di 104 anni; un disabile ha espresso il suo voto dentro un pullmino dei servizi sociali; hanno votato anche i ragazzi del «Grande fratello».

CINGHIATE IN FACCIA - Ha reagito violentemente un elettore di Modena al trillo di un cellulare lasciato fuori dalla cabina da un altro votante: la suoneria, un motivetto inneggiante a Forza Italia, non gli è piaciuta e perciò si è sfilato la cintura e ha colpito il proprietario del telefono al volto. Il malcapitato lo ha poi denunciato ai carabinieri.

SCHEDE SPARITE - Il presidente di un seggio palermitano ha denunciato la scomparsa di 100 schede elettorali del Senato, ancora in bianco ma già timbrate. Sull'episodio indaga la Digos. Altri casi di schede sparite sono stati segnalati, sempre in seggi del capoluogo siciliano, secondo quanto ha denunciato un candidato dell'Idv.

MATITE CANCELLABILI - In una sezione palermitana e in alcuni seggi genovesi, si è scoperto che le matite in dotazione per il voto non erano indelebili. Ma le operazioni di voto, almeno a Genova, sono andate avanti ugualmente.

FOTO CON I CELLULARI - Tante le denunce per aver fotografato le proprie schede dopo aver votato. Un fenomeno che ha riguardato tutto il territorio nazionale: è successo a Cuneo, a Falerna (Catanzaro), a Macerata, nel viterbese, in provincia di Rovigo e nel trapanese. A pochi minuti dalla chiusura delle urne, su Youtube è anche spuntato il video di un elettore che si firma «italianostanco» e mette a disposizione di tutti un breve video (11 secondi in tutto) fatto col cellulare nella cabina elettorale, intitolato «Ho venduto il mio voto - cellulare in cabina elettorale».

SCHEDE MANOMESSE -
Un elettore nel barese ha scoperto che la sua scheda per l'elezione del sindaco era stata già segnata. Un altro, in Umbria, ha restituito le schede sostenendo che erano già segnate e ha potuto votare con schede nuove. Segnalazioni di schede manomesse anche nel palermitano. Cinque schede del collegio di Cerveteri sono finite erroneamente in un seggio di Ciampino, entrambi comuni della provincia di Roma.

PRESIDENTI DI SEGGIO RIMOSSI - A Sant'Orsola, in Trentino, un presidente di seggio si è presentato ubriaco ed è stato multato e sostituito. A Siracusa, la presidente di una sezione è stata rimossa dopo che la Digos ha accertato che si trattava di una candidata al Senato. Una decina di persone sono state invece denunciate a Palermo per aver fatto campagna elettorale negli ultimi tre giorni, violando lo stop imposto dalla legge.

MORTI DURANTE O DOPO IL VOTO - Un uomo di 71 anni è morto in un seggio elettorale ad Agugliano (Ancona), presumibilmente per un infarto. Un altro, di 73 anni, si è accasciato nella cabina elettorale ed è morto, sempre in seguito a una crisi cardiaca. A La Spezia, una donna di 84 anni è stata colpita da ictus ed è deceduta fuori dal seggio, subito dopo aver votato.

ELETTORI CENTENARI - Se aumenta l'astensionismo, c'è anche chi non rinuncia al diritto-dovere di voto neanche a cent'anni. A Rizziconi, nel reggino, una signora di 104 anni si è recata al seggio accompagnata dalla badante e dopo il voto ha ricevuto dal presidente del seggio un mazzo di fiori. La coppia più longeva d'Italia - 200 anni in due e 70 anni di matrimonio - ha votato a Orroli, in provincia di Nuoro, accompagnata dal sindaco, che per l'occasione indossava la fascia tricolore.

IL PRIMO VOTO A 87 ANNI - Ha votato per la prima volta nella sua vita alla tenera età di 87 anni Giovanni Alina, che l'anno scorso è tornato libero dopo essere stato per 50 anni in un manicomio giudiziario.

>IL VOTO DEI CONCORRENTI DEL GRANDE FRATELLO - Urne aperte anche per i concorrenti del Grande Fratello, che hanno lasciato la casa di Cinecittà per andare a votare nei rispettivi comuni di residenza. Tutti erano accompagnati da persone dello staff, per garantire il minor numero di contatti con il mondo esterno.

venerdì 4 aprile 2008

Uomo morde cane più varie ed eventuali.

Dal sito di Corriere.it.
"Se un cane morde un uomo non è una notizia. Ma se un uomo morde un cane, allora è una notizia". Ebbene, l'evento che tutti i giornalisti attendevano, oggi è accaduto.
Un grazie per la segnalazione a Stefano Vannucci (che tanto sono sicuro l'avrà copiata da Josip Topovich).

È accaduto a Minneapolis, in Minnesota
UNA DONNA PER SALVARE IL SUO CANE MORDE IL PITBULL CHE L'AVEVA AGGREDITO

Amy Rice ha preso a morsi l'animale sul naso e l'ha costretto a lasciare il suo labrador

WASHINGTON - Per salvare il suo cane la padrona non ha esitato ad affrontare il pit bull che lo aveva aggredito e non ha trovato sistema migliore che prenderlo a morsi. Amy Rice ha combattuto con il pit bull dopo che questi era saltato nel giardino di casa e aveva attaccato il suo Labrador. È accaduto a Minneapolis, in Minnesota. La donna, che ora dovrà fare l'antirabbica, ha letteralmente preso a morsi il naso del pit bull, costringendolo a mollare. E' così riuscita a salvare il suo cane dalle fauci del pit bull, che è stato successivamente messo in quarantena.

Dopo una breve ricerca ho scoperto però che era già successo! Il 4 luglio 2007, in Cina... (finisco sempre lì oggi...). E per fare un po' di cazzeggio creativo sopra ci metto anche questo pezzettino và: tratto dal blog "Penne digitali 2.0", a firma di Carlo Baldi.

Riportiamo un passo tratto dalla versione aggiornata del celebre manuale di Sergio Lepri, che mette in luce, riprendendo e ribaltando un vecchio motto del giornalismo, quanto molteplici siano gli aspetti da considerare nel valutare se un accadimento sia meritevole o meno di essere raccontato.

«È notizia l’uomo che morde il cane, mentre invece – come spesso si sente dire – non è notizia il cane che morde l’uomo? Dipende: da chi è la persona morsicata, da chi è il proprietario del cane , da dove avviene il fatto e in quale momento della giornata; dal cane se è solo o con altri cani e quanti; se la persona morsa è sola o in compagnia (e quale) o se i morsicati sono più di uno; se ci sono stati altri casi di persone morse da un cane nello stesso luogo o nella stessa giornata; se il cane è sano o sembra oppure è rabbioso; se è un bastardo o un cane di gran razza o piccolissimo o grossissimo; se il morso è dato a una mano o a un braccio oppure in qualche parte più delicata; se è un caso isolato o uno di molti casi nella stessa giornata o nella stessa zona.


Un cane qualsiasi che morde un uomo qualsiasi in un modo qualsiasi non è notizia; ma un certo cane che morde un certo uomo in un certo modo (e in un certo momento) è notizia che può andare perfino in prima pagina».


Sul Mattino di Padova - oserei - si becca pure la locandina. :)


Il prezzo del coraggio.

Dal sito di Corriere.it.

L'immagine del famoso studente di piazza Tienanmen solo contro i carri armati è la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto il titolo. Nessuno tuttora sa con certezza come si chiamasse e che fine abbia fatto, ma tutti ricordano il suo gesto come quello di un uomo, solo, che tentò per un attimo di cambiare il mondo. Era il 5 giugno 1989.

Ora della Birmania non se ne parla quasi più, come succederà tra poco anche con il Tibet, e come è successo prima con tanti, troppi altri fatti e Paesi.
Non dimentichiamoci di quello che è successo.
E, per quello che possiamo, non lasciamoli soli.

In Birmania
MANIFESTO' DA SOLO, CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
Ohn Than, 60 anni, arrestato nel 2007 durante le manifestazioni contro il carovita e la mancanza di libertà

RANGOON - Un birmano che la scorsa estate manifestò da solo e pacificamente davanti all'ambasciata statunitense a Rangoon contro il regime militare è stato condannato all'ergastolo. Lo rivela il suo avvocato. Ohn Than, 60 anni, era stato arrestato il 23 agosto del 2007, quando in tutto il Paese si susseguivano le manifestazioni illegali contro il carovita e la mancanza di libertà, poco prima che i monaci buddisti si ponessero alla guida della protesta, poi repressa in settembre.

Quel giorno Than, in silenzio e da solo, andò davanti all'ambasciata Usa esibendo cartelli che chiedevano la convocazione del parlamento e il contenimento del carovita. «È stato condannato mercoledì all'ergastolo e a una multa di 1.000 kyat (meno di un euro), ha detto all'Afp l'avvocato Aung Thein, che ha denunciato la sproporzione fra l'azione compiuta dal suo assistito e la pena e ha annunciato ricorso.

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Girando poi su Repubblica oggi ho trovato altre due storie simili. La prima è quella del tibetano Hu Jia, uno dei principali contestatori della politica cinese in Tibet, in carcere dallo scorso dicembre dopo 200 giorni di arresti domiciliari, che è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione da un tribunale di Pechino per "istigazione a sovvertire i poteri dello stato".

Unione Europea e Stati Uniti hanno già chesto la sua liberazione, ma resta da veder che cosa succederà.

La seconda storia, ancora più drammatica, è quella di Palden Gyatso, monaco buddista arrestato nel 1959 dopo le proteste seguite all'invasione cinese del Tibet che ha passato nelle carceri cinesi 33 anni. Anni di torture, violenze e lavori forzati, a cui questo monaco è incredibilmente riuscito a resistere. Palden è uscito dalle carceri quasi sordo, senza piedi e senza i denti, caduti a forza di scariche elettriche procurategli inserendogli bastoni elettrici direttamente in bocca.

"Palden Gyatso è un criminale che persiste nelle sue attività sovversive", è l'unico commento delle autorità cinesi, pronunciato nel 1995 dall'allora ambasciatore Ma Yuzhens. "Il suo racconto è falso: nelle carceri cinesi la tortura è proibita".

Qui sotto il reportage integrale di Anais Ginori, dal titolo "La Cina è potente, ci resta solo la forza della verità", con le foto di Jokim Eneroth dal sito di Repubblica.it. Lo potrete trovare in edicola domani su "D", il supplemento settimanale del quotidiano italiano.

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Le sue caviglie. "Questa è la cicatrice dei ceppi". I suoi polsi. "Qui ho il segno delle manette a denti di lupo. Le chiamano così perché, se ti muovi, hanno dei chiodini che si conficcano nelle vene". La sua bocca. "Le scosse elettriche mi hanno fatto cadere tutti i denti. Per fortuna, la prima volta che sono andato a testimoniare alle Nazioni Unite mi hanno regalato una dentiera".
GUARDA IL SERVIZIO FOTOGRAFICO

Palden Gyatso ha passato trentatré lunghissimi anni nelle carceri cinesi. Porta sulla sua pelle le stimmate di un calvario. Cammina a fatica, è quasi sordo. Nessuno meglio di questo monaco buddista ormai anziano e dolente incarna la sofferenza ma anche la straordinaria resistenza del Tibet. Il suo corpo massacrato è abitato dalla tipica dolcezza himalayana. E da uno sguardo magnetico.

A settantacinque anni, Palden Gyatso avrà anche rughe come solchi, ma non rinuncia a ricordare. "Quando mi arrestarono, nel 1959, stavo studiando nel monastero di Drepung. Per estorcermi una confessione, i cinesi mi picchiavano dopo avermi sospeso legando e tirando le mie braccia all'indietro fino al soffitto. Sempre in questa posizione, appiccavano il fuoco per bruciarmi le dita dei piedi. Alcune volte buttavano tra le fiamme polvere di peperoncino, così tutto il corpo diventava incandescente e gli occhi sembravano brace. Il dolore più terribile arrivava dopo, quando dovevo andare all'aperto per fare i lavori forzati, mezzo cieco e con le piaghe ancora purulente. Tra noi, chi non moriva di tortura, moriva di stenti e fame. Mangiavamo un pugno di riso e una tazza di brodo. Dalla disperazione, mi è capitato di cucinare anche le suole delle mie scarpe".

I cinesi estorcevano sempre dai detenuti qualche parola, abbastanza compromettente da giustificare una formale condanna. Era solo questione di tempo. Palden Gyatso aveva resistito qualche mese, grazie alla sua giovane età. I monaci più anziani invece morivano in pochi giorni. Alla fine, dovette confessare anche lui di aver "marginalmente" partecipato all'insurrezione contro l'esercito di Pechino. Dopo l'occupazione, dalla Cina arrivarono la Rivoluzione culturale e l'ordine di cancellare qualsiasi riferimento religioso dal Tetto del mondo.

Scomparve così l'universo tibetano dei monasteri, delle lampade votive, delle statue dorate, dei fumi degli incensi, delle mille bandierine sventolanti, dei cilindri rotanti per la preghiera, dei canti. La distruzione dei simboli religiosi fu condotta con tale perseveranza e metodo che persino il paesaggio cambiò. Un tempo le colline erano dominate dagli dzong, le fortezze abitate dai religiosi, che vennero rase al suolo. I campi avevano migliaia di stupa, tempietti e reliquiari: fatti a pezzi.

Le bandiere di preghiera furono rimpiazzate dalle bandiere del Partito. "Le Guardie rosse entrarono nel carcere. Ci mostrarono un filmato in cui si vedeva il presidente Mao passare in rassegna decine di migliaia di Guardie rosse. Ci dissero che la Rivoluzione culturale era guidata personalmente da Mao Zedong e Lin Piao. Chiunque avesse osato ostacolarla sarebbe stato "schiacciato come un verme". Durante le "sessioni di studio" dovevamo leggere il Libretto rosso di Mao. I thamzing, le "sessioni di lotta", divennero sempre più frequenti. Erano autentici processi politici. Iniziavano con una condanna verbale e finivano con un pestaggio. O con la condanna a morte. In quanto monaco, mi venivano inflitte ulteriori violenze. Mi costringevano a portare le feci sul thangka, la tavola sacra buddista.

Mi sfidavano, gridando "Bod rangzen", Tibet libero. E poi mi urinavano addosso. Quando le guardie carcerarie volevano riposarsi - perché la tortura doveva comunque essere un lavoro faticoso - ci terrorizzavano con le proiezioni dei filmati. Ricordo quello di un monaco che veniva crocefisso vivo, poi ucciso a colpi di pistola e carbonizzato. Alle monache invece bisognava togliere la verginità donata alla religione. Il Partito comunista non voleva che vi fossero contatti sessuali con i detenuti, ed era una regola abbastanza rispettata. Così, le monache venivano penetrate con i famigerati bastoni elettrici. O con altri oggetti".

I cimeli della prigionia
Palden Gyatso apre la sua inseparabile borsa. Viaggia sempre con questo sacchetto di stoffa. Non custodisce libri di preghiera o rosari. Dentro ha la sua prima sentenza di condanna e alcuni strumenti di tortura. È quasi affezionato a questi cimeli di prigionia. "Questa sembra una torcia elettrica, ma funziona come un elettroshock: bastoni ad alto voltaggio che cominciarono a circolare nelle carceri a metà degli anni Ottanta. Amnesty International aveva ottenuto la chiusura della fabbrica che li produceva, a Glasgow. Ma il regime cinese ne aveva fatto incetta. Adesso so che lo utilizzano frequentemente anche contro i manifestanti".

Nato nel 1933, anno della Scimmia, in un villaggio del Tibet a 200 chilometri da Lhasa, Gyatso torna a essere un uomo libero nel 1992. Il Dalai Lama in proposito ha commentato: "La vicenda di persone come lui rivela che i valori umani di compassione, pazienza e senso di responsabilità per le proprie azioni, che sono il fulcro di ogni pratica spirituale, sopravvivono ancora. La sua storia sarà fonte d'ispirazione per tutti noi".

Chiamato a testimoniare all'Onu, al Congresso statunitense e all'Unione europea, è stato ignorato dalla diplomazia cinese, tranne che per una laconica lettera inviata alla Commissione dei diritti dell'uomo della stessa Onu: "Palden Gyatso è un criminale che persiste nelle sue attività sovversive", ha scritto nel 1995 l'allora ambasciatore Ma Yuzhens. "Il suo racconto è falso: nelle carceri cinesi la tortura è proibita".

La voce interiore
Quest'uomo di bassa statura, debole e denutrito, è riuscito a evadere ben due volte, prima di essere liberato definitivamente. Nel 1962 fu ritrovato dai cinesi a un chilometro dalla salvezza, il confine con il Bhutan, mentre era in fuga verso l'India. La seconda volta, nel 1979, aveva scelto invece di rimanere nella capitale. Lo fermarono mentre appendeva manifesti che chiedevano l'indipendenza del suo Paese e il ritorno in patria del Dalai Lama.

"Accogliendomi, un carceriere mi urlò: "Eccoti l'indipendenza". E mi infilò un bastone elettrico in bocca, mandando una, due, tre scariche - non so ricordare quante fossero. Svenni, perdendo il controllo del mio corpo. Mi risvegliai in un lago di vomito e urina. Trovai appena la forza di sputare qualcosa che avevo in bocca. Mi accorsi che erano i miei denti. Se non fossi stato un monaco, probabilmente li avrei odiati, i miei aguzzini. Oggi invece non provo più sentimenti di rabbia o rancore per quello che mi hanno fatto. Alcuni provavano piacere a torturarmi, ma non tutti. Ricordo che una volta vidi uno di loro piangere".

Gyatso è rimasto prigioniero dei suoi incubi e della lotta per un Tibet libero che torni la patria dei tibetani. Due anni fa ha piantato una tenda blu e rossa a Torino, a San Pietro in Vincoli, insieme ad altri due monaci, e ha cominciato uno sciopero della fame. "La comunità internazionale non dimentichi di pretendere il rispetto dei diritti umani dalla Cina nel momento in cui assegna le Olimpiadi del 2008". La protesta dei buddisti quella volta terminò quando Mario Pescante, rappresentante del Comitato Olimpico, inviò loro una lettera di rassicurazioni.

Come Gyatso abbia resistito a trentatré anni di prigionia e torture rimane un mistero. "Se prendono il tuo corpo non fa niente, se s'impadroniscono della tua mente, allora sei davvero morto. A me veniva impedito di meditare ad alta voce o con rosari e libri. Avevo sviluppato la mia voce interiore. Mentre mi torturavano recitavo un mantra. Cercavo di pensare al dolore del mondo intero. Il mio avrebbe impedito la sofferenza di altri esseri umani. Ho cercato anche spiegazioni nel karma. Nelle mie vite passate devo aver commesso azioni terribili".

Nel marzo 1989 Hu Jintao, attuale presidente della Repubblica cinese e all'epoca segretario del partito nella regione autonoma del Tibet, impose la legge marziale a Lhasa. Palden Gyatso si trovava nella prigione di Drapchi. "Con la pressione delle organizzazioni per i diritti umani, le autorità cinesi iniziarono a usare torture sempre più sofisticate. Ma non per questo meno crudeli. Si accanivano su punti particolari del corpo, picchiando organi interni come reni o fegato. È così che, per la prima volta nella mia vita, ho visto cadaveri blu. E rossi. Un'altra tecnica di violenza invisibile erano i ripetuti prelievi di sangue". Ma il cambiamento arrivò. "Stranamente subito dopo l'introduzione della legge marziale, alla fine degli anni Ottanta, la mia vita carceraria cominciò a migliorare. Quando dissero che ero libero, rimasi incredulo. Fino a quel momento, ogni volta che finivo di scontare la pena, le autorità cinesi trovavano un motivo per condannarmi ancora. Ricordo che lasciai il carcere guardandomi intorno. Temevo che ci fosse qualche trappola. Gli ufficiali cinesi infatti mi pedinavano. Dopo tredici giorni riuscii a fuggire da Lhasa. Volevo raggiungere Dharmasala, per mettere la mia esperienza al servizio del Dalai Lama". Gyatso è stato poi convinto dal Dalai Lama a scrivere le sue memorie. In Italia, Il fuoco sotto la neve è stato pubblicato nel 1997 (Sperling&Kupfer). Lui è diventato il protagonista di molti documentari e invitato d'onore di tante mobilitazioni.

Soldi sulla punta del coltello
Uscendo di prigione, Gyatso non ha più ritrovato il suo Tibet. Ha scoperto che anche gli altri membri della sua famiglia erano stati arrestati. Uccisi. Ma ha scoperto anche di avere tanti nuovi amici. A metà degli anni Ottanta, i militanti italiani e inglesi di Amnesty hanno "adottato" Gyatso come prigioniero di coscienza, insieme a un altro monaco, Geshe Lobsang Wangchuk, che non è stato mai rilasciato.

"La mia storia dimostra che gli occidentali, se lo vogliono, possono provocare dei cambiamenti. Purtroppo, molti Paesi democratici oggi sembrano interessati solo al denaro e agli affari. I diritti umani non contano più niente. Tutto questo è molto pericoloso. In Tibet c'è un'espressione che dice: "Dare i soldi sulla punta del coltello". È quello che sta avvenendo. La Cina è potente, e noi abbiamo soltanto la forza della verità".


(
3 aprile 2008)

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...è
questo il Paese a cui abbiamo dato le Olimpiadi?



giovedì 27 marzo 2008

Non sapete come votare? Ve lo dice la Rete!

Che faccio il 13 e il 14 Aprile?!? Vado al mare? Vado in collina? Voto? E per chi? Per chi come me non ha la più pallida idea di chi o cosa votare, oggi dopo la vacanza pasquale ho scoperto che su internet sono disponibili addirittura le guide!

Precisamente due, accessibili dai siti dei principali quotidiani online, il Corriere della Sera e Repubblica, che dovrebbero in teoria in base ad una serie di risposte date dall'utente a quesiti riguardanti un po' tutti gli aspetti dei vari programmi politici, dare la vostra posizione all'interno del panorama politico italiano.


Quello del Corriere si appoggia ad un sito già diventato famosissimo nella scorsa tornata elettorale,
www.voisietequi.it, che assegna la posizione politica in base ad un questionario di 25 domande miste, scelte sul modello di Wikipedia dopo una consultazione con tutti gli utenti del sito.

Come è stato fatto il questionario? Dal sito del Corriere, che lo presenta qui, si legge che "per realizzare il quiz che vi colloca politicamente sullo scacchiere dei candidati alle elezioni è stato seguito questo criterio: gli utenti hanno inviato le domande e gli argomenti di maggiore interesse, 221 i quesiti totali poi scremati a 25 da una discussione pubblica aperta a tutti. I 25 quesiti sono stati inviati a tutti i partiti, anche quelli molto piccoli quindi, presenti con liste alla Camera e al Senato. Nove partiti hanno risposto al questionario in modo completo. Tra i grandi assenti si segnalano il Partito Democratico e l'Udc; la Destra di Daniela Santanché ha invece inviato risposte spurie. Per questi tre partiti il gruppo di Depp ha compiuto un accurato studio dei programmi elettorali deducendone le risposte".

"Voi siete qui" è un progetto realizzato da un'associazione senza scopo di lucro che promuove l'uso delle Rete per favorire la trasparenza pubblica e la partecipazione collettiva al controllo delle informazioni e delle scelte politiche, Democrazia Elettronica Partecipazione Pubblica (Depp), un'associazione senza scopo di lucro che promuove l'uso delle Rete per favorire la trasparenza pubblica e la partecipazione collettiva al controllo delle informazioni e delle scelte politiche, interamente con software Open Source.

Il test di Repubblica.it è invece il "Politometro": dal sito si legge che "Il Politometro è un gioco per scoprire il proprio orientamento rispetto ad alcuni temi chiave della campagna elettorale per le Politiche 2008. Esprimendo il grado di consenso rispetto a 15 affermazioni si ottiene la propria collocazione rispetto a due assi: conservatori-progressisti, confessionali-laici. Il test è liberamente ispirato a esperienze analoghe, quali
Political compass e The compass, realizzata dal Washington Post per Facebook.

L'orientamento dei principali candidati premier è stato ottenuto mappando con il maggior rigore possibile le affermazioni rispetto ai rispettivi programmi elettorali. In diversi casi, dove nel programma non era prevista una risposta esplicita sull'argomento, si è proceduto sulla base di approssimazioni".

Ovviamente spinto dalla curiosità li ho provati tutti e due: devo dire che certe volte le risposte alle domande sono un po' troppo radicali, pendendo o decisamente in un senso o nell'altro e discriminando un po' chi si trova nel mezzo. Per questioni come la regolamentazione dell'immigrazione ad esempio, o la ricerca o ancora precariato e tasse secondo me una risposta si/no secca lascia da parte un po' troppe questioni e spedisce chi prova a fare il questionario abbastanza agli estremi di ognuno dei due "mondi possibili".

Difatti guardate un po' dove sono finito..


Per il "Politometro" di Repubblica io sono qui:



Mentre per "Voi siete qui" mi potreste scambiare per il figlio illegittimo di Antonio Di Pietro...














...e voi? Fatemi sapere, e buon voto in ogni caso...

martedì 12 febbraio 2008

La Chiesa contro "Caos Calmo": «La scena di sesso è volgare e troppo pesante»

La aspettavamo con ansia, ed è arrivata! La temibile onda moralizzatrice della Chiesa Cattolica si è abbattuta su "Caos Calmo", il film appena uscito interpretato da Nanni Moretti ed Isabella Ferrari, per via di una scena di sesso tra i protagonisti definita dalla CEI (Confrenza Episcopale Italiana) "volgare e distruttiva" (Di chi? La Ferrari è sopravvissuta... :)!

Dopo Famiglia Cristiana anche il responsabile della Cei per la pastorale giovanile, don Nicolò Anselmi, ha infatti criticato aspramente la scena erotica del film in una lettera inviata ai giovani che andranno alla Giornata Mondiale della Gioventù in programma a Sidney. «Da un bravo regista e coraggioso idealista come Moretti e da un volto sensibile e delicato come la Ferrari - ha scritto il don, profondamente amareggiato - mi sarei aspettato una scena romantica, soffusa, tenera, magari un momento d'amore aperto alla vita, ad un figlio». (Aridajè!)

Invece, quello che il povero sacerdote si è trovato davanti al cinema (in cui giuro avrei davvero voluto vederlo) è stata una scena orgiastica in cui, per usare le sue parole, «I due attori fanno l'amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia»: forse la posizione del missionario lo avrebbe turbato meno? Per darvi un'idea dello shock culturale del povero prete, questo qui sotto è l'unico video attualmente disponibile della scena: 24 secondi rubati dal backstage durante la lavorazione...




«Capisco - ha poi spiegato don Anselmi - che la scena vada letta e inserita nel contesto del film, ma confesso che anch'io (e chi altri?) sono rimasto stupito e disturbato. Molte persone osservano che i consacrati non possono e non devono parlare di sessualità corporea perchè non la vivono. (In effetti è un po' come se il mio fruttivendolo mi venisse a parlare di stock option e derivati di borsa: ma lasciamo perdere...). Mi sento di poter dire che noi la conosciamo e la stimiamo così bella e importante che ogni giorno la offriamo sull'altare, doniamo a Dio ed alla nostra comunità il nostro celibato, con fatica e con gioia (rompendo in cambio alla comunità le balle ogni volta che si parla di cose come sesso & co.) . Per questo preghiamo per chi svaluta questi gesti».

Leggendo gli articoli che sia il Corriere della Sera che Repubblica che molti altri giornali dedicano alla vicenda viene il sospetto però che Anselmi il film nemmeno l'abbia visto. Riporto dal comunicato: "Il sacerdote è deluso per «la scena erotica pesante» di Caos calmo, visibile «in versione integrale» anche su «YouTube» (il che - aggiungo io - non è affatto vero: è presente solo il video con i 25 secondi rubati dal backstage visibili sopra) e alla quale, lamenta, il Tg1 ha dedicato «molti minuti» lasciando solo «pochi secondi alla guerra civile in Kenia»".

Che il sacerdote abbia visto la scena "integrale" solo dal Tg1?!? Il dubbio (mi) permane...

In conclusione di tutto, Don Anselmi spiega il perchè della tirata morale:
alla chiusura della lettera avanza infatti la proposta che "professionisti seri come Nanni Moretti e Isabella Ferrari rifiutino in futuro di prestarsi a «girare scene erotiche volgari e distruttive».«Sarebbe bello che qualcuno di questi professionisti facesse obiezione di coscienza e si rifiutasse di girare scene erotiche volgari e distruttive. Caro Nanni e cara Isabella - conclude don Anselmi - contiamo sulla vostra passione educativa»".

A' VATICANO, VATICANISTI, VESCOVI ONNISCIENTI E SACERDOTI OMNIGIUDICANTI...MA I CAZZI VOSTRI MAI?!?!?!?

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In più, in allegato perchè mò mi sono stancato di scrivere, una critica costruttiva al film (o meglio, alle polemiche conseguite) direttamente da Youtube!
Guardatevi il tipo, perchè merita... :)

E, per chi si collegasse da Città del Vaticano, un utile articolo dalla rivista Focus che spiega le 237 buone motivazioni scientifiche per cui gli esseri umani fanno sesso. Figuratevi che in origine erano oltre 700, ma dopo rigide classificazioni sono state ridotte a 4 categorie e 13 motivazioni principali.

Siete curiosi? Andate a vedere....

:)

mercoledì 5 dicembre 2007

Tre storie di oggi (adoro la cronaca!)

Tre storie di oggi.
Adoro la cronaca....


1) Giallo a Londra: ricompare il canoista "morto" 5 anni fa. L'uomo dato per annegato nel 2002 va alla polizia: "Ho perso la memoria". E due settimane fa sparisce la moglie.

Storia di un uomo, creduto morto da 5 anni in un naufragio al mare con la sua canoa, che un bel giorno si presenta alla polizia dicendo "credo di essere una persona dispersa". Lo riconoscono come tal John Darwin, dato per disperso effettivamente da anni, mentre lui dichiara di non sapere come e dove abbia vissuto in questo tempo. Torna a casa e scopre che la moglie è scappata, dicono all'estero, dopo aver venduto tutte le case e avere, si vocifera sempre, incassato la sua assicurazione sulla vita!

Cosa organizzata o no? La storia la trovate qui, sul sito del Corriere.

Nuovo aggiornamento (ore 15:13) : hanno arrestato il canoista ricomparso!

Due le versioni: 1) il canoista non è il canoista, ma solo un truffatore molto somigliante. 2) Il canoista non era morto, ma era già stato avvistato più volte negli anni della scomparsa a Panama con la moglie (che ora è scappata comunque).
In ognuno dei due casi, non è che si metta molto bene per lui...

Comunque, gli ultimi aggiornamenti sono qui, sempre su Corriere.it!


2) Usa, il giallo del dirottatore fantasma. Continua da 36 anni la caccia al fantomatico D.B.Cooper, che nel '71 sequestrò un Boeing e scappò con 200.000 dollari. L'uomo si paracadutò in volo, l'Fbi non ha ancora chiuso le indagini.

Dopo 36 anni continua la caccia degli inquirenti Usa ad un uomo, presentatosi con lo pseudonimo di Dan Cooper, che il 24 novembre 1971 dirottò un aereo di linea Northwest statunitense mostrando una presunta bomba. Nell'arco di 5 ore, dalle 14:58 alle 20:15, l'uomo fece dapprima scendere l'aereo a Seattle liberando i passeggeri, poi aspettò sulla pista finchè non gli furono consegnati i i 200.000 dollari richiesti,e infine ripartì con tre membri dell'equipaggio ancora in ostaggio. Durante il volo, sullo stato di Washington lungo il fiume Columbia, l'uomo apre il portellone di coda e scompare buttandosi con un paracadute. E' l'inizio di un mistero che dura ancora oggi.

La storia si riapre nel febbraio del 1980 per merito di Brian Ingram, 8 anni. Il bambino durante una scampagnata trova quattromila dollari, coperti dalla terra, sulla sponda del fiume Columbia. Sono una parte del riscatto ottenuto da Cooper. La scoperta sembra confermare la tesi di chi pensa che il pirata sia deceduto e spinge molti «cacciatori» nella zona attratti dal miraggio del ritrovamento del bottino.

Nel frattempo varie persone, specialmente in punto di morte, si dichiarano il dirottatore, ma per nessuna di queste vengono trovate prove sufficienti per confermarne la storia. Uno è addirittura ucciso dalla stessa Fbi durante un tentativo di evasione. Ad oggi, l'identità del dirottatore e il bottino non sono ancora stati scoperti. Ma la caccia continua.

La storia la trovate qui, sul sito del Corriere.

3) Eccezionale scoperta durante il restauro della Chiesa di Santa Barbara. Nei fondi, i sepolcri di uomini e donne della famiglia ducale.

Nel restauro della Chiesa di Santa Barbara, a Mantova, è stata scoperta una cripta dimenticata da decenni. Dentro, i sepolcri della famiglia ducale dei Gonzaga, signori di Mantova. Le cripte sarebbero due, una per i signori ed una per le signore, ed all'interno sarebbero stati trovati i resti di almeno tre duchi, non ancora identificati.

La notizia la trovate qui, dal sito di Repubblica, con in aggiunta un'ampia galleria di foto.

giovedì 29 novembre 2007

"Pronto, polizia? Il candidato sul muro mi ha svuotato il negozio!"

Storia fantastica...

Ora: va bene che i politici sono universalmente riconosciuti tutti come un po' ladri, ma qui si esagera!

Dal sito del Corriere della Sera....

Palermo: il pm chiede l'arresto dell'uomo, per il Gip indizi insufficienti.

«C'E' UN RAPINATORE SUI MANIFESTI ELETTORALI!»

Una cassiera riconosce l'uomo che rapinò il suo negozio: «E' il politico sulla foto». Lui: «Scambio di persona».

PALERMO - La cassiera del centro commerciale è sicura al «90-95%»: «Quel tizio sui volantini elettorali è proprio l'uomo che rapinò il nostro negozio. Nella foto indossa anche lo stesso giubbotto». Lui, presunto malvivente e candidato alle elezioni amministrative di Palermo, si difende: «Non è vero, è solo uno scambio di persona».

SOMIGLIANZA - Il protagonista della vicenda - ricostruita da alcuni quotidiani locali - è Francesco Pirrotta, 25 anni, accusato di una rapina avvenuta il 22 marzo scorso a Palermo ai danni del centro commerciale «Ferdico In», di via Perez. L'autore del colpo, ripreso attraverso le telecamere a circuito chiuso dell'esercizio, mostrerebbe una straordinaria somiglianza con Pirrotta, candidato nel maggio scorso alle elezioni circoscrizionali nella lista «Azzurri per Palermo». Nella foto del volantino elettorale, secondo l'accusa, indosserebbe addirittura lo stesso giubbotto. Diversa la tesi dell'indagato, che sostiene di essere vittima di uno scambio di persona.

DECISIONE SULL'ARRESTO - Il gip di Palermo, Antonella Consiglio, gli ha dato ragione, ritenendo non sufficienti gli elementi accusatori, ma il pm Adriana Blasco ha insistito per l'arresto e la vicenda è andata al Tribunale del Riesame che ha dato ragione al pm. Adesso sarà la Cassazione a decidere se mandare in carcere Pirrotta o lasciarlo a piede libero.