martedì 23 ottobre 2007

Il potere di Grillo, paladino della rete


Il potere di Grillo nell'universo dei blog è grandissimo, e nei giorni scorsi questo è stato dimostrato una volta di più.

Questi i fatti. Alle 12:40 del 19 ottobre sul blog di Beppe Grillo esce un post intitolato "La legge Levi Prodi e la fine della rete", dove si svela che un disegno di legge approvato al consiglio dei ministri del 12 ottobre può virtualmente tappare la bocca a tutta la rete dei blog italiani. Nel testo tra le righe è prescritto infatti l'obbligo per chiunque possegga un blog o un sito, anche non strettamente di informazione, di registrarlo presso un apposito registro (il ROC) con relativa certificazione e bolli (ovviamente a pagamento). La legge Levi-Prodi - continua Grillo - obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% dei blog chiuderebbe, mantre l'1% circa rimanente sarebbe costretto a rispondere in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori (ad esempio un commento offensivo come quelli piovuti su Burlando e Mastella negli scorsi giorni su migliaia di blog) ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

Grillo diventa come al solito fonte, e la vicenda viene ripresa dal Corriere della Sera con questo articolo e da tutti gli altri media. La notizia si sparge e il caso in un pomeriggio esplode, tanto che lo stesso Levi è costretto con un'intervista a tranquillizzare (non però del tutto) i poveri utenti italiani. "L'iscrizione al Roc - spiega - sarà necessaria solo per chi si occupi strettamente di informazione".

Grillo ribatte il giorno dopo (cioè il 20): come si fa a distinguere un sito di informazione da uno che non lo è, almeno in senso stretto? Se io pubblico ad esempio delle agenzie Ansa o altre notizie nel mio blog, sono sito di informazione o no?
E pubblica le parole di Levi: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”. Con un piccolo dubbio: l'Autorità per le comunicazioni sarà competente? Quanto ne sa in materia di blog? Ci saranno delle linee guida per gestire il problema? O ognuno dovrà essere giudicato caso per caso con un iter diverso?

Il caso resta aperto su tutti i giornali e pare destinato a non spegnersi facilmente, ma un piccolo particolare non mi sembra sia stato rivelato finora da nessuno: la mole dei messaggi di risposta al server di Grillo. Sono 11011 le persone che hanno lasciato un commento il giorno in cui è uscito il caso (complice anche l'invito a scrivere una mail al sottosegretario Levi), e 4578 il giorno dopo. Per dare un'idea: il famoso caso del blog di Claudio Burlando, l'ex ministro riempito di post di insulti e inviti alle dimissioni dopo la notizia di un suo presunto tentativo di "corruzione" di agenti della stradale dopo essere stato fermato mentre guidava in autostrada,di commenti ne aveva raccolti a malapena 1037 ( vedere dal 17 settembre in poi. Ora, non so perchè, sono 922: censura?). Tra i commenti di Grillo invece si grida al record: superata quota 11.000!
Volevo fare un confronto con l'evento e il giorno che penso ne abbia presi più di tutti, il famoso V-Day dell'8 settembre, ma il conteggio preciso non era disponibile.

Ponendo per vero con le dovute cautele quallo che dicono i commentatori, c'è una sola cosa da rilevare. Il Grillo-power continua a crescere, e chi lo segue comincia pian piano ad impegnarsi sempre di più.
Chi pensava che il potere del Beppe nazionale si fosse esaurito dopo l'annuncio dei meetup deve cominciare a ricredersi: il paladino della rete, come lo identifica ormai la gente, è più vivo che mai, e non intende mollare la sua battaglia.

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