venerdì 26 settembre 2008

Il viaggio "perfetto" al Cpt di via Corelli

Un compitino perfetto. Anche troppo, per non destare qualche perplessità. Stamattina era tutto in ordine, tutto lindo, tutto perfetto: tutto organizzato. Abbiamo visto, abbiamo fotografato, abbiamo filmato, ma solo quello che loro volevano vedessimo. Siamo stati portati a passeggio, e poi riportati a casa, con un piccolo biscottino in bocca al posto dell'osso che chiedevamo.

Stamattina sono stato all'interno di un posto di cui si parla tanto, e ancora di più si scrive, ma di cui poco o nulla si sa: il CEI (Centro di Identificazione ed Espulsione, una volta più noto come Cpt, Centro di Permanenza Temporanea) di via Corelli 28 a Milano. Una pattuglia di consiglieri comunali guidati dal deputato Matteo Salvini della Lega Nord chiedeva una visita al centro dallo scorso dicembre, alla fine spuntata per la mattinata di oggi. L'invito è stato esteso alla stampa, e alla fine siamo entrati circa in una quindicina di cronisti. Io l'ho saputo ieri sera alle 22, e mi sono accreditato all'ultimo nella garitta fuori dall'ingresso! Clamorosamente l'esercito mi ha fatto meno storie di qualsiasi altro ente con cui abbia avuto a che fare! Esistono ancora posti dove il mitico tesserino blu conta ancora qualcosa...

Queste sono le foto di quello che ho visto stamattina. Vi avviso: non vedrete immigrati, e nemmeno militari. Nemmeno gran parte degli ambienti dove siamo stati, in cui non ci è stato permesso di fare alcunchè. Di persone vedrete a stento noi. Ci è stato detto da subito: "vietato fotografare qualsiasi persona, pena l'immediato trascinamento fuori". "Qui ci sono dei rifugiati politici - è stata la spiegazione - e tramite internet le foto che potreste fare potrebbero arrivare ovunque e metterli potenzialmente in pericolo". Sarà. Di sicuro le foto non fatte non hanno messo in pericolo loro.

Comunque: that's all...

L'ingresso dell'ex Centro di permanenza temporanea (ora Centro di Identificazione ed Espulsione) è in una stradina laterale di via Corelli. Sulla strada stazionano 2 jeep Defender dei militari. All'ingresso, il piccolo posto di controllo che vedete con una sbarra. A fianco la sopraelevata della tangenziale: lo scorso luglio da lì sopra persone mai identificate tirarono diverse bombe carta all'inteno del centro.
Una volta superata la sbarra, c'è il piccolo ingresso nel mezzo del muro grigio. Un metal detector all'interno si frappone tra noi e il cortile. Prime raccomandazioni: "Fate i bravi". Nessuna foto non autorizzata, specialmente agli "ospiti" (qui reclusi sembra una parola brutta, si parla sempre di "ospitalità" come se fosse un albergo) pena l'essere subito sbattuti fuori. "We Agree", per forza.
L'interno del cortile principale. L'entrata è dritto in fondo, al centro della foto. Il centro - ci spiegano - può contenere massimo 114 persone, e non può mai sforare il suo limite di capienza. Le sezioni sono 5, da 28 persone l'una: due per gli uomini, una per le donne, una per i trans e un'altra per i rifugiati politici. Oggi ci sono 80 persone: il centro è comunque pieno, perchè una delle sezioni è fuori uso per lavori di ristrutturazione. Vedremo una sola delle 5 sezioni , ed una ventina scarsa di uomini. Non ci sarà permesso di parlare con nessuno.
Una delle stanze di astanteria all'ingresso. Una volta portati al centro, dopo essersi fatti una doccia agli immigrati è fatta una visita medica accurata, per evitare di prendere all'interno gente con malattie infettive gravi (stile Tbc). Chi è positivo ai controlli viene portato col 118 al S. Raffaele, l'ospedale più vicino. "Come qualsiasi milanese", ribadiscono i nostri "tutor" della prefettura.
Magliette, calzini e ciabatte per chi arriva. L'ambiente è pulito, asettico: non c'è una pagliuzza fuori posto. Girando siamo scortati da una decina tra militari e uomini della croce Rossa Italiana. Noi reporter siamo una quindicina, i consiglieri comunali una dozzina circa. Perennemente scortati, e mai lasciati soli. Nelle stanze si sta uno o due minuti. Una veloce spiegazione e poi subito fuori.
Il medico nell'infermeria (con cui ci fanno parlare, ma di cui non ci permettono di fare foto) racconta che qui le uniche malattie che si vedono sono al massimo quelle stagionali. sintomi da raffreddamento, febbri e varie. Questo per tranquillizzare i consiglieri che gli chiedono di sospetti casi di tubercolosi. Questo cartello messo all'ingressso della zona letti però insospettisce un po'...
Una saletta per i colloqui. Agli immigrati è concessa un'ora di colloqui la mattina con i legali ed un'ora nel primo pomeriggio con i parenti. Possono restare nel centro fino a 60 giorni, ma la media di permanenza si assesta sui 40. Dopo questo termine scatta l'espulsione o il foglio di via. Dei 1100 "ospiti" che la struttura ha avuto nel 2008 ne sono stati espulsi "solo" 540.
Il pasto tipico di un immigrato, e il cosidetto "kit di ingresso". Il pasto messo lì in bella vista la dice lunga su quanto questa visita fosse stata "progettata" a priori. La maggior parte dei transiti del Cie - ci raccontano - sono costituiti da persone colpevoli di reati che prevedono l'espulsione oppure già colpiti dal provvedimento. Ciò fa sí che il centro costituisca praticamente una "porta d'uscita" dal paese, al contrario di un ingresso che vblocca chi entra irregolarmente come normalmente si pensa.
Un corridoio di una delle sezioni, quella dei richiedenti asilo politico. Questa sarà l'unica sezione delle 5 che ci sarà permesso visitare. Al soffitto sono appesi festoni in stile islamico. "Tra poco finirà il mese sacro del Ramadan - dicono - e si farà una grande cena a base di cous cous per festeggiare" Addirittura ci dicono che qui ci sono feste quasi tutte le sere (stasera festa trans...), perchè in questo modo le persone non dimentichino la loro cultura di origine.

Ogni sezione resta però un mondo a parte, divisa da tutte le altre. Chi è all'interno non può parlare con quelli delle altre sezioni, saòlvo pochi rari momenti comuni come le festività religiose. Da una delle finestre laterali all'improvviso sbucheranno tre stranieri chiedendo di parlarci, ma verremo subito fatti allontanare in un'altra stanza. "Vogliamo tornare a casa", è ciò che sentiamo prima che la porta si chiuda. Singolare la sezione dei rifugiati politici. Non abbiamo potuto fare foto, ma vi giuro che sembrqava di essere in una scuola media multiculturale! Disegni a pennarello alle pareti con scritto "Armenia Loves Italy", "Iraqi thanks Italy", disegni di calciatori fatti a matita e via così. Surreale... I rifugiati politici hanno libertà di movimento anche fuori dal centro dalle 8 alle 20, ma la sera sono obbligati a tornare all'interno.
Un ospite costa mediamente allo Stato 60 euro al giorno, a cui si devono aggiungere i costi per la gestione delle strutture e la sicurezza. Il centro copre 6.000 mq, di cui 4.000 di edifici. Il tutto è sorvegliato da telecamere a circuito chiuso. ci hanno portato anche nella sala regia, dove 22 schermi sorvegliano costantemente muri e corridoi. Lì (ovviamente) proibito fotografare.
A sentir loro sembra quasi un albergo. Non si parla mai di "reclusi" ma solo di "ospitalità", "camere" e concessioni agli internati, che possono addirittura girare ognuno con un proprio cellulare. Ma le sbarre ci sono e basta girare l'angolo per vederle bene. Questo è uno dei piccoli cortili interni delle varie sezioni. Ci viene detto che chi lo occupa non può parlare con noi. La maggioranza è gente scalmanata, esaltata, e userebbe i nostri microfoni per scenate con cui potrebbero spingersi l'un con l'altro ad esagerare. L'ultima rivolta fu nell'ottobre dell'anno scorso, e qui se la ricordano in molti.
Due jeep dell'esercito parcheggiate all'interno. Il personale che lavora nel centro è diviso tra volontari della Croce rossa, 60 persone divise su quattro turni giornalieri, e delle forze dell'ordine, 20, tra poliziotti e militari, divisi su tre turni.
Alla fine della visita i consiglieri commenteranno che 1) il centro dovrà far ricredere chi parla di lager. "Ho visto gente giocare, e un posto pulito e tranquillo", commenterà Salvini all'uscita. 2) i centri così purtroppo costano, e tanto. Bisognerebbe riuscire a bloccare l'immigrazione a monte per risparmiare, "purtroppo è inutile riempirla di Cpt che poi si riempiono subito".
Mi sarebbe piaciuto parlare con qualcuno, raccogliere le loro storie, sapere come erano arrivati lì e sulla strada per dove. Sapere se avevano dei messaggi da mandare a qualcuno, vedere le loro vite lì dentro, conoscere davvero cosa sia un Cpt. Non ce l'hanno permesso. Sarà per la prossima.
Almeno, come commentava quello del Corriere, "quando succederà di nuovo qualcosa lì dentro sarò in grado di descriverlo bene e capire un po' di più". Per il momento ci accontentiamo del biscottino che ci hanno dato.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non so... leggendolo, mi è venuta in mente quella volta che, a scuola, abbiamo fatto l'esercitazione antincendio. Dalle 7.30 della mattina c'erano i bidelli che vietavano di parcheggiare i motorini nel cortile, perchè altrimenti avrebbero intralciato l'esercitazione. E la professoressa di italiano che non sapeva come fare ad interrogare, perchè sarebbe stata interrotta dall'esercitazione - programmata "attorno alle 11.30".
Sarei curiosa di sapere come si presenta davvero il Cpt quando non sono previste visite di giornalisti.
bea

Gig ha detto...

Sai Bea, era la stessa cosa che avrei voluto fare io...

Ps: sì, le esercitazioni antincendio in effetti sono tutte uguali! E quando la prof decideva di interrogar lo stesso e quando arrivava il vigile del fuoco ad avvertirla replicava stizzita "Non mi interessa. Chiuda la porta"?

Forse ci riuscirò la prossima volta...