Visualizzazione post con etichetta analisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta analisi. Mostra tutti i post

lunedì 20 aprile 2009

In tv un litigio ogni 8 minuti: e questo é il risultato.

Da Corriere.it. Poi ci chiediamo perché i giovani vengon su sempre peggio: con un esempio cosi', parrebbe strano il contrario...

TV: UN INSULTO O UN LITIGIO OGNI 8 MINUTI

ROMA - I momenti di rabbia incontrollata verbale o con gesti di prevaricazione e violenza all'interno dei programmi tv, denuncia uno studio di «Comunicazione Perbene», non rappresentano più un'eccezione, ma sembrano essere ormai la norma. Per otto esperti su dieci (83%), sono troppe le scene in cui dominano violenza fisica, parolacce e insulti. Comunicazione Perbene, associazione non profit che si batte per l'ecologia nella comunicazione con attenzione ai bambini, ha intervistato 130 esperti (psicologi, pubblicitari, sociologi) e monitorato le reti nazionali per individuare che spazio hanno litigi e risse nei programmi tv quotidiani.

LO STUDIO - Secondo l'analisi ogni 8-10 minuti su uno dei principali canali, si può ascoltare un insulto oppure vedere un dibattito che diventa rissa verbale o che si trasforma in lite. Il tutto aggravato dal fatto, come evidenzia il 75% degli esperti, che questo avviene anche in fascia protetta. Una situazione che giudicano molto rischiosa e che secondo il 64% potrebbe avere serie ripercussioni sui comportamenti quotidiani del pubblico, a partire da bambini e adolescenti che crescono convinti che aggredire e sopraffare gli altri sia normale.

LE CATEGORIE - Il monitoraggio ha individuato 4 macrocategorie di programmi in cui è più facile nascano risse mediatiche. Al primo posto sicuramente i reality show e i talent show, dove la rissa sembra sia un vero e proprio ingrediente: in media una ogni 8 minuti di trasmissione, che, se non provocata ad arte, pare fortemente ricercata. Sono poi queste, come evidenzia il 65% degli esperti, le trasmissioni dove dalle parole si passa spesso ai fatti. Quasi a pari merito i talk show e i programmi di informazione: se è raro lo scontro fisico come è accaduto con Alessandra Mussolini a Porta a Porta, la rissa è per lo più verbale e immancabilmente scoppia ogni 10-11 minuti di trasmissione. Terzo posto per quelle trasmissioni che un tempo erano considerate il simbolo della rissa Tv: le trasmissioni sportive. In media qui scoppia ogni 12-15 minuti e per la maggior parte si tratta di sopraffazione verbale, seguita da accuse e insulti personali. Quarti ed ultimi i programmi di intrattenimento, soprattutto i contenitori domenicali, dove la rissa scoppia ogni 18-20 minuti.

Poi - aggiungo io - ci si stupisce della clamorosa ignoranza degli italiani. E del fatto che sul sito di Corriere. it per esempio oggi la top 6 delle notizie più lette sia fatta cosi'...

Nell'ordine: Panseca 1 (pubblicizzata cosi': "Silvio, la ministra e la Lario senza veli"), Baldini che trionfa alla Fattoria, Panseca 2, il vincitore di X-Factor, il "Ratto del Serraglio in topless", e la tomba di Antonio e Cleopatra individuata in Egitto (cultura! Miracolo!).

Siamo davvero un paese di reality e vallette...altro che santi e navigatori... :(

venerdì 19 settembre 2008

La politica, il voto e la delusione che genera consenso

Un bell'articolo di analisi politica dal blog di Ilvio Diamanti. Vale 5 minuti per leggerselo tutto, credetemi...

SE LA DELUSIONE GENERA CONSENSO

E' un po' sorprendente che la delusione, tanto diffusa nella società, non produca sfiducia nel governo e, in primo luogo, nel premier. Eppure in passato aveva sempre funzionato l'equazione: più delusione meno consenso a chi governa. Tanto che la delusione era divenuta una fra le più efficaci tecniche di opposizione. Complici i media, che ne hanno fatto un genere di successo, miscelando la delusione con altri sentimenti di largo uso, nel linguaggio comune.

La paura, l'incertezza, l'inquietudine, l'insicurezza. Così, per restare a questo decennio, gli italiani delusi hanno punito, dapprima, Berlusconi e il centrodestra. Il quale ha perduto tutte le elezioni intermedie, dopo il 2001: comunali, regionali, europee. Tutte. Per riprendersi - e quasi a rivincere - nel 2006, dopo una breve e intensa campagna elettorale tutta protesa a deviare il corso della delusione verso Prodi e il centrosinistra. Suscitando sfiducia preventiva nei loro confronti. Come avrebbero potuto, gli elettori, soprattutto i più moderati, fidarsi dei comunisti, neo o ex non importa, e dei loro alleati? Quelli che avrebbero aumentato le tasse, anzitutto sulla loro casa; quelli che avrebbero aperto le porte ai delinquenti e agli immigrati: cioè, lo stesso; quelli che avrebbero allargato ancora lo spazio dello stato e ridotto quello del privato. Non ne avevano ... "paura"?

Argomenti riproposti, con successo, nella breve parentesi del secondo governo Prodi. Neppure due anni di navigazione faticosa e affaticata, poi il naufragio. Nelle acque torbide della delusione. A poco è servito il tentativo di Veltroni di voltar pagina, cancellare il passato. Un nuovo partito, una nuova strategia, da soli da soli! Opposizione senza pregiudizio e senza antagonismo, Berlusconi: avversario mai più nemico. Troppa la delusione retrospettiva. Al punto da rendere inutile e controproducente il tentativo di rimuovere il passato - insieme a Prodi. Da ciò la vittoria schiacciante di Berlusconi, sopravvissuto alla delusione, emerso da un mare di delusione. E ora là, luminoso faro nella nebbia della delusione. Un sentimento che, sei mesi dopo il voto, non si è dissolto, ma, al contrario, continua a crescere. Una foschia grigia e densa.

D'altronde, non ne va bene una. La crisi economica e finanziaria deborda. I prezzi sono fuori controllo. La paura della criminalità non flette. La fiducia nel futuro... da che parte sta il futuro? E poi, nessuna promessa mantenuta. Le tasse? Non caleranno. Alitalia? Affonda. Neanche nel calcio le cose vanno bene. La Nazionale ha perso gli europei. (Altro che ai mondiali del 2006, quando c'era Prodi ...). Eppure, il rapporto fra il governo e il paese; fra Berlusconi e gli elettori non ne risente. Al contrario: i livelli di fiducia crescono. Piove, anzi, tempesta: governo virtuoso. Edmondo Berselli, su Repubblica, ha sostenuto questa inversione di tendenza vi sia l'affermarsi di una forma di comunicazione politica. Anzi di un "format". Interpretato, sulla scia del Cavaliere, maestro insuperato, da alcuni attori politici abili. Anzitutto, Brunetta, il persecutore dei fannulloni annidati nel pubblico impiego. Poi, la Gelmini, domatrice dei professori e dei maestri, incapaci di educare e disciplinare i nostri figli. Maroni, difensore degli italiani dall'invasione minacciosa di stranieri e rom. Infine, perfino la Carfagna, alla caccia di prostitute e clienti, da punire direttamente sulla strada; Un format che comunica in modo semplice problemi complessi; personalizzando le paure e le crisi, attraverso bersagli facili da colpire, che riflettono il senso comune e spostano il flusso della sfiducia e della delusione lontano dal governo.

Così la maggioranza degli italiani, riconoscente, si stringe intorno al governo, che li difende dalla minoranza deviante: professori, maestri, statali, immigrati, puttane. E dai piloti e i sindacati, colpevoli del possibile fallimento di Alitalia. Loro, non la politica che ha governato - e retto - le sorti della compagnia di bandiera per anni, decenni. Oltre ogni ragionevole ragione. Loro, che, pochi mesi fa, apparivano vittime del disegno del centrosinistra di svenderli agli stranieri, insieme alla compagnia.

Tuttavia, oltre al format comunicativo del governo, c'è un'altra spiegazione. E' che ci siamo abituati, assuefatti alla delusione. Non la consideriamo uno emergenza, di cui ha colpa, anzitutto, chi manovra le leve di governo. Ma una situazione normale, per quanto sgradevole. Come la nebbia in val padana d'inverno e le zanzare d'estate. Gli italiani: non possono non dirsi delusi. A prescindere. Perché nessuno, è stato capace di sanare i bilanci, abbassare le tasse, rilanciare l'economia, ridurre la paura della criminalità. E se anche avvenisse, non ce ne accorgeremmo. D'altronde, anche se i crimini sono diminuiti, la paura è cresciuta lo stesso. E se il tasso di criminalità in Italia è tra i più bassi d'Europa, noi restiamo il paese europeo più impaurito e deluso. Il più sfiduciato. Chiunque ci governi. Berlusconi o Prodi.

Per cui, dopo aver provato, invano, a invertire la rotta con il voto, cambiando governo e maggioranza, gli italiani si sono rassegnati. Così, oggi che la delusione è penetrata dovunque: nelle case, nelle famiglie nei vicoli, nei programmi tivù, negli indici di borsa che sembrano bollettini di guerra, nelle stime dei mercati, della produzione e dei consumi: oggi che la delusione è dappertutto, gli italiani hanno smesso di considerarla un accidente. La considerano una perturbazione durevole, uno stato di necessità. Che non è il caso di imputare a qualcuno.

D'altronde, chi c'era prima ha fatto di meglio? E' riuscito a darci fiducia? A renderci felici? Allora, inutile ritorcere la nostra rabbia, la nostra delusione, su chi governa oggi. Teniamocelo. Accontentiamoci. Tanto più se riesce a consolarci e a offrirci capri espiatori, a suggerirci che non è colpa nostra (né tanto meno sua). Ma se la delusione non costituisce più uno strumento di delegittimazione del governo, né un metodo di opposizione, allora - scusate la tautologia - per fare opposizione la delusione non serve. Non solo, ma diventa dannosa. Un boomerang. Per fare opposizione occorrerebbe, al contrario, spingere la delusione più in là. Generare speranza, non nuove illusione. Ma la speranza è un attributo del futuro. E il futuro, per ora, è solo una speranza. Pardon: un'illusione, che in pochi si ostinano a coltivare.

Ps sulla delusione e sulla rassegnazione: dopo il fallimento della trattativa per Alitalia se ci fate caso d'improvviso il treno è diventato molto più bello... Tutti scrivono che è più attraente, che sostituirà con la nuova Alta Velocità le rotte interne della compagnia di bandiera, e che di sicuro diventerà sempre più bello... Dei ritardi e di tutto il resto non si sente quasi più: ci siamo rassegnati anche a quello....

giovedì 24 luglio 2008

La trappola del luogo comune

Stamattina come quasi tutte le mattine per lavoro prendo la metro. Non c'è nemmeno bisogno di chiamarla "metropolitana" a Milano: è "la metro", per tutti.
Linea rossa, fermata Loreto, pochi passi dalla redazione. Entro, respiro il fresco (la rossa è l'unica linea con l'aria condizionata che funzioni) e mi siedo tranquillo.

Dopo poco mi si siede di fianco un tipo: corporatura media, camicia rossa, jeans ipergriffati, capello laccato e carnagione abbastanza abbronzata. Italiano, avrei detto, probabilmente del sud Italia appoggiandomi agli stereotipi comuni: sopracciglia scure, baffi sottili e pizzetto, capelli neri, e lineamenti marcati ma non troppo. Si appoggia allo schienale e si distende, gambe aperte, braccia allargate, masticando qualcosa in bocca con fare nervoso.

Mi accorgo che la gente davanti e di fianco a lui comincia a guardarlo, in modo strano: occhiate furtive e subito l'abbassarsi degli occhi, quasi ad aver paura di esser colti sul fatto, posture cambiate velocemente con fare nervoso, occhi che indugiano sulle braccia tatuate quasi a cercare qualcosa che si sa, ci deve essere, ma è coperto astutamente.

"Buchi?", mi chiedo, senza sapere perchè. "Forse questa gente sa qualcosa che io non so, forse l'ha già visto, forse è un habituè della stazione e in parecchi l'hanno visto fare qualcosa di scomodo". Comincio a scrutarlo, piano anch'io. Qualcosa ci deve essere.

Le scarpe, Nike, lucidissime e nere. I pantaloni, jeans grigio scuro, griffati con un logo incomprensibile per tutta la lunghezza appena sotto il tessuto, quasi in filigrana. Il cinturone, con una fibbia grande color dell'oro, più bronzo ad occhio e croce. La maglia rossa: una polo, bande nere sulle maniche, pulita e stirata ma pare il giorno prima, perchè un po' sgualcita. "Che lavoro fai? Chi sei, che non riesco a capirlo?". I capelli, un po' più radi di quanto mi fosse parso inizialmente, sempre scuri, probabilmente neri. "Cosa mastichi? A cosa pensi? Perchè sei così nervoso?".

Tutto il vagone lo guarda, quando arriviamo alla stazione di Cadorna. E' la mia. Mi alzo e mi metto davanti alle porte mentre il treno frena. Lui sempre fermo, imperturbabile. La gente a guardarlo: "Che farà? Scenderà? Cosa lo aspetta fuori?".

Scendo io, lui no. E fatti due passi mi accorgo di una cosa, semplice ed importante allo stesso tempo. Lo guardavo per chiedermi chi fosse, ma non mi sono chiesto perchè. Perchè lo guardavano tutti, perchè se tutti facevano così DOVEVA ESSERCI PER FORZA UN MOTIVO, e il motivo doveva essere anche giusto. Non buono o sensato, semplicemente giusto.

Non lo guardavo per interesse mio: lo guardavo pensando alle cose più strane, e gli altri nel vagone come me. L'uno a sostenere e dare all'altro quella ragione che non c'era, quasi in un muto sostegno della nostra ricerca insensata di qualcosa di oscuro, misterioso, nato da qualcuno senza che ci chiedessimo perchè. A cercare di inquadrare quello che non so nemmeno dire se capissimo o meno, in uno dei tanti stereotipi che ci governano la vita: quello delle persone pericolose in metro, quello dei tossici insospettabili, quello di qualcuno che ha per forza qualcosa da nascondere, quello di vai tu a pensare cosa e perchè.

Credevo di essere diverso dagli altri: io giornalista, attento ai dettagli, sempre lì a ricordare che per ogni cosa c'è un perchè ed un motivo, che possiamo considerare insensato o meno ma che comunque esiste. Io, che prima di raccontare una storia cerco sempre di coglierne tutti i punti di vista e liberarmi dai pregiudizi, per scoprire l'ombra nel mezzo delle versioni di tutti, là dove si annida la verità. Io che guardo, ascolto, racconto, intervisto, dipingo e scrivo in punta di penna, cercando i fatti e non le versioni.

Credevo di essere diverso.

Ma sono caduto anch'io, alla prima distrazione, nella trappola del luogo comune.

giovedì 10 aprile 2008

Elezioni 2008: 5 siti per votare informati.

Votate informati: 5 siti che dovete assolutamente conoscere per votare consapevoli. Non solo per sapere chi manderete in Parlamento in caso di voto, ma anche per scoprire come usare il vostro voto se deciderete il 13 e 14 aprile di andare alle urne.

1) Qui potete vedere tutti i candidati per Camera e Senato con la sedia praticamente assicurata dalla posizione in lista per quanto riguarda il Pdl. Purtroppo non sono ancora riuscito a trovare l'equivalente per il PD, ma se qualcuno di voi conosce un sito utile segnalatemelo nei commenti! Poi lo segnerò qui... Voi quanti ne votereste o ne togliereste di questi?

2) Qui tutti i candidati regione per regione di tutti gli schieramenti politici alla Camera e al Senato: controllate la vostra, e guardate chi manderete in Parlamento a seconda delle vostre preferenze...

3) Qui l'analisi delle coalizioni con tutti i vecchi "big" della politica presenti nelle varie liste redatta dal "Sole 24 Ore"

4) E qui, tutti i siti o blog personali dei principali "big" politici in gara! Se volete potete provare a dirgli qualcosa...forse (ma non credo) ascolteranno!

5) Il voto utile. Berlusconi ne parla tanto, gli altri perlopiù rispondono di rimando: da Napolitano che dichiarava a Repubblica «Non esiste voto utile», a Veltroni che dice «Il voto utile è solo per Pd o Pdl, perchè questi sono gli schieramenti che possono effettivamente governare», per arrivare agli altri avversari politici che parlano di «Trucchi per rubare voti agli altri schieramenti».

Ma il vero voto utile, cos'è?

Lo spiega bene il blog "Noise from Amerika", in questi due post. Nel primo, si spiega cos'è il voto utile e come è strutturato, mentre nel secondo si spiega come si possa effettivamente applicare regione per regione. Unico neo, si basa solo su sondaggi nazionali e non su quelli locali, ma credo che una lettura effettivamente la meriti...

Qui sotto un piccolo estratto, che spiega la definizione di voto utile:

Voto utile: cos'è e chi lo usa. Il termine "voto utile" viene usato nel linguaggio corrente per indicare quello che i teorici dei giochi usano chiamare "voto strategico" e che viene solitamente contrapposto al "voto sincero" come modello di comportamento elettorale. In sintesi un elettore esprime un "voto sincero" quando vota semplicemente per il partito o candidato che ha una piattaforma più vicina a ciò che desidera, senza chiedersi quali siano le conseguenze di tale voto.

Esprime invece un "voto strategico" quando sceglie chi votare con l'obiettivo di ottenere un risultato elettorale il più vicino possibile alle proprie preferenze, data la sua previsione su ciò che fanno gli altri. L'esempio più semplice è quello dell'elezione di un candidato con il sistema maggioritario e tre candidati, A,B e C. Consideriamo un elettore che preferisca C ad A ed A a B (ossia C>A>B). Se l'elettore è sincero allora vota per C. Ma supponiamo che l'elettore preveda che C otterrà pochissimi voti, e che la partita sarà decisa tra A e B.

La scelta realistica è quindi tra A e B, e se vota strategicamente allora voterà per A. (Per leggere anche il resto, cliccate qui...)

---

Se avete altri siti interessanti, segnalateli nei commenti!