Perché non cominciamo da questo per aiutare la ricerca in Italia?
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venerdì 3 luglio 2009
Intervista doppia: il 5 per mille vs l'8 per mille
lunedì 29 giugno 2009
"Scappo, qui la ricerca é malata". Lettera di una ricercatrice al Presidente Napolitano.
Il bello - con la dovuta ironia - é che ne parlavo ieri con la mia ragazza, che vorrebbe andarsene via anche lei da qui per poter fare nella vita ciò per cui ha studiato. Ieri parlando con lei ero ottimista su quello che si sarebbe potuto trovare guardando in giro. Oggi un pezzettino di quell'ottimismo l'ho perso per strada. Spero di ritrovarlo prima che scappino anche tutti gli altri attorno a lui. O finirò per scappare anch'io.
Da Corriere.it:
Una laurea in Medicina, due specializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di genetica dell’Università di Pavia. Rita Clementi ( foto sotto a sinistra), 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, in questa lettera indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Italia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importante centro medico di Boston.
Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito alla loro madre. Vado via con rabbia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedizione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chiedere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinunciando ad essere italiana.
Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denunciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è automaticamente espulso dal «sistema » indipendentemente dai risultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottiene, poiché in Italia la benevolenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricerca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può permettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nulla. E poi, perché dovrebbe adire le vie legali se docenti dichiarati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver condotto concorsi universitari violando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continuato a essere eletti (dai loro colleghi!) commissari in nuovi concorsi?
Io, laureata nel 1990 in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Università, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con primo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfoma maligno possono avere un’origine genetica e che è dunque possibile ereditare dai genitori la predisposizione a sviluppare questa forma tumorale. Tale scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decadere non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ricerca stranieri hanno confermato la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profeta in Patria.
Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeniche...
Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pensionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, contratti di consulenza... Come ultimo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica medica dell’Università di Pavia, finanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.
Sia chiaro: nessuno mi imponeva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dalla forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ricerca che molti hanno giudicato promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfiggere il cancro.
Desidero evidenziare proprio questo: il sistema antimeritocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiutare a crescere; per questo motivo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, hanno ritenuto di aumentare i finanziamenti per la ricerca.
È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.
martedì 21 aprile 2009
Cercate lavoro? Il 22 aprile lo trovate qui!
Prende il via domani la prima fiera virtuale del lavoro. Gli studenti incontrano sul web aziende e università per scoprire come si trova un impiego. Durerà otto ore e i direttori del personale faranno colloqui ai candidati con una webcam. I migliori si conquisteranno un incontro faccia a faccia per avere il posto
BIP, il career day é virtuale. In video chat con le imprese
di FEDERICO PACE
Provano a passare per lo stretto occhio di una webcam le speranze dei giovani in cerca di lavoro. Non più le sale d’attesa dove i responsabili delle risorse umane si facevano attendere a lungo. Non più i grandi spazi anonimi delle fiere dove spaesati ci si ritrovava ad accumulare depliant e brochure pubblicitarie senza neppure un incontro. Ora ci si può sedere davanti a un pc e provare a confrontarsi direttamente con chi può darci un lavoro. La nuova frontiera dei career day, quelle occasioni di incontro tra studenti e operatori, è sempre di più online.
Kermesse virtuale. Si chiama Bip, ovvero borsa internazionale del placement, e prenderà il via domani, alle nove del mattino, quello che sembra essere il primo career day che si svolgerà interamente sul web (www.biponline.it). Alla grande kermesse virtuale parteciperanno la gran parte delle università italiane (ad oggi sono 72 ad avere risposto all'appello), piccoli e grandi atenei, molte imprese note e migliaia di studenti. Tra avatar e chat-room gli operatori che incontreranno i giovani proveranno a rendere meno complesso e labirintico il percorso, spesso troppo poco limpido, che dovrebbe portarli dai banchi dell’università (o delle scuole superiori) fin dentro il cuore operativo delle imprese.
Settori e aziende. Nonostante la crisi, o forse proprio per quello, sono in molte le imprese a partecipare. Forse perché così si può risparmiare una buona fetta di costi che questi eventi (quando sono reali) impongono tra stand e logistica. Quasi un centinaio le aziende. Ci sono operatori attivi nelle assicurazioni e nel credito come Bnl Gruppo Bnp Paribas e Banca Antonvenenta Gruppo MPS. Ci sono istituzioni come la Banca d’Italia. Imprese di consulenza e servizi come Accenture, Kpmg o Seat Pagine Gialle. C’è la grande distribuzione come Auchan, Carrefour, Autogrill e Upim. Ci sono le imprese dell’Ict come Cisco e Ibm, e non mancano i brand famosi come Adidas, Danone, Coca Cola, Microsoft e Procter & Gabmble.
Il match e la chat. Ciascuna di loro ha uno spazio virtuale dove inserire le offerte di lavoro, un profilo, statistiche, contatti e presentazioni video. Per ciascun impiego vacante, le aziende definiscono una scheda dettagliata con le caratteristiche del candidato “ideale” come ad esempio il voto minimo di laurea, la facoltà di provenienza, il livello desiderato di conoscenza delle lingue straniere. Dal suo canto, chi è in cerca di lavoro, deve registrarsi al sito e definire il proprio profilo. A quel punto potrà cercare le posizioni che più gli interessano. Il tutto avviene su una piattaforma, dal nome Bip Match, che mette a confronto le richieste dell’impresa con i requisiti del candidato. Se tutto “coincide” ci si potrà mettere direttamente in contatto con i selezionatori. Sarà poi la video-chat, o quella specie di colloquio-virtuale che si svolgerà in qualche minuto, a permettere di conquistarsi un vero e proprio incontro per la posizione di lavoro in azienda.
Gli inattesi partecipanti. In Italia ci sono già imprese che valutano candidati utilizzando il web o giochi di simulazione. Negli Usa si sono già svolte fiere di questo tipo a cui hanno partecipato, su Second Life, grandi imprese come eBay, Hewlett-Packard, Microsoft e Verizon Communications. Per molte di loro è un modo per raggiungere anche quel segmento di giovanissimi candidati, ad altissimo tasso tecnologico, che probabilmente altrimenti non passerebbe dalle loro parti. Un modo per dare l’opportunità ai giovani in cerca di lavoro di entrare in contatto con le imprese in un contesto più confortevole. In alcuni di questi eventi si è scoperto, con un pizzico di sorpresa, che i candidati approdati sulle isole virtuali erano tutt’altro che giovanissimi. La gran parte di loro, al contrario, erano figure con esperienza professionale di almeno cinque anni.
Le nuove frontiere e le porte a cui bussare. Difficile dire se in futuro la selezione del personale farà, davvero, fondamentale affidamento al web. La “digitalizzazione” dei processi di selezione delle risorse umane, come accade per molte delle cose che riguardano Internet, Procede per strappi e improvvise pause. Per slanci improvvisi, visioni futuristiche, improvvisi arresti e cauti passi indietro. A chi cerca lavoro non resta che provare a incamminarsi anche verso le nuove frontiere digitali, senza però dimenticare di continuare a bussare alle porte, non virtuali, di quelle imprese che hanno ancora voglia e capacità di investire sulle persone.
venerdì 19 settembre 2008
Fare sesso? Cura anche il raffreddore!
MILANO - Addio spray nasali, infusi decongestionanti, aerosol e medicinali da banco. Per curare il raffreddore è sufficiente avere un rapporto sessuale e in mancanza di un'occasione propizia si può ricorrere alla masturbazione. Il rimedio è stato proposto da Sina Zarrintan, un ricercatore del Dipartimento di neurochirurgia dell'Università di medicina di Tabriz, in Iran e pubblicato sull'ultimo numero di Medical Hypotheses col titolo «Ejaculation as a potential treatment of nasal congestion in mature man» («L'eiaculazione come potenziale rimedio della congestione nasale nel maschio adulto»). Sono quindi esclusi dallo studio i giovani – anche se non ne viene spiegato il motivo – e ovviamente le donne.
...ma tra l'altro, come gli sarà venuta l'ispirazione per lo studio? :)
lunedì 3 dicembre 2007
"Maschi, la rivoluzione delle coccole". Sarà, ma non ci credo più...
Dal sito di Repubblica.it:
Maschi, la rivoluzione delle coccole
La "rivoluzione silenziosa" che coinvolge i maschi emerge da una indagine su "Gli italiani e la sessualità", realizzata con un campione di 2 mila persone, dai 18 ai 74 anni, e fatta da Monica Fabris della Gipieffe per la Pfizer, il colosso farmaceutico, "papà" del Viagra. I maschi abbandonano il modello del duro alla John Wayne e preferiscono la seduzione più "soft" alla George Clooney. E a confermare che il maschio non è più rude è quel 77 per cento di intervistati pronti a dichiarare che "non è possibile avere dei rapporti sessuali soddisfacenti senza un coinvolgimento emotivo". Cambiamo i maschi ma le donne non sono da meno. L'88 per cento ammette di non avere più un ruolo passivo in amore e di prendere volentieri l'iniziativa. «La voglia di edonismo e di emozioni avvicinano uomini e donne - spiega il sessuologo Emmanuele Jannini - si modificano i ruoli e tra i due sessi c'è maggiore armonia.
I corteggiamenti, nel 60 per cento dei casi, avvengono durante le cene a casa di amici. E il telefono è il mezzo preferito per conquistare la persona desiderata». Sotto le lenzuola, gli italiani sembrano molto più abili di un tempo nel raggiungere il piacere. Il 60 per cento si ritiene "molto soddisfatto della propria sfera sessuale" e si attribuisce un voto alto, che va da dall'8 al 10. L'amore si fa meglio e di più. La media è di sei rapporti al mese. «È un dato sorprendente - spiega Monica Fabris - da un lato dimostra che la coppia non è affatto scoppiata e, dall'altro, che la media dei rapporti è sovrapponibile a quella registrata nel ‘78, l'anno della rivoluzione sessuale nel nostro paese». A favorire tutti questi cambiamenti contribuirebbe il Viagra, che placa le ansie da prestazione e consente di avere rapporti migliori tra uomo e donna. Ma la pillola dell'amore, che tutti conoscono, è ancora un tabù. Solo il 2 per cento ammette di farne uso..
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La prima, di carattere cronachistico: guarda caso questa ricerca, sponsorizzata dal Viagra, conclude con il fatto che proprio il Viagra avrebbe permesso di migliorare i rapporti tra uomo e donna. Non so perchè, ma non mi sa di dato proprio obbiettivo...
La seconda: questo articolo, almeno per me, è palesemente falso. Sì, è vero, le donne adorano coccole e tutto, ma di quelle si stancano in fretta. Almeno: tutte quelle che ho conosciuto io. Che ti lasciano e ti piantano con un fantastico "Sei una persona troppo buona, ma non sei quello che è adatto a me...". [disponibile buona raccolta di sms sul tema, ndr]. Una volta ci credevo anche io...ora devo ammettere di essere cambiato un po'. Sarà l'essere single... mah!
Chiudo con questa clip, da "Provaci ancora Sam" di Woody Allen, che hanno dato giusto ieri pomeriggio su La 7...
This is reality... C'è sempre un campanello fastidioso che ti sveglia mentre sogni...
martedì 20 novembre 2007
Sono stupide le bionde, siamo stupidi noi o è stupido il prof. Thierry Meyer?
Voi cosa pensereste davanti a una così?
"Tutta colpa di Marylin. Gli uomini davanti alle bionde diventano più stupidi di quello che normalmente sono: l'attività cerebrale diminuisce, il quoziente intellettivo scende, le capacità cognitive vengono in buona parte ibernate.
E' questo il risultato di una ricerca pubblicata sulle pagine della rivista 'Journal of Experimental Psychology'. Il professor Thierry Meyer, docente di psicologia sociale all'università francese di Nanterre e autore dello studio, ha sottoposto ad una serrata batteria di test di intelligenza un campione di uomini dopo 'l'esposizione' a donne con capelli di diverso colore.
I motivi, secondo la ricerca, risiedono in uno stereotipo sociale: nel mondo occidentale, in particolare in quello anglo-americano, è molto diffusa l'idea che le bionde siano poco sveglie. Gli uomini, al cospetto di una di loro, si adeguerebbero al presunto livello intellettivo evitando di sforzare inutilmente la materia grigia".
Make me know....