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giovedì 25 giugno 2009

Installare Flash su Firefox senza i diritti di amministratore: ecco come si fa!

Ce l'ho fatta!!! Dopo tanto tempo, aggirando tutte le protezioni varie, sono finalmente riuscito ad installare i maledetti plugin di Flash nel browser di Firefox anche nei sistemi del Parlamento Europeo senza godere di alcun diritto di amministratore!!!

Per chiunque si trovi nella stessa situazione, magari lavorando da un computer di ufficio senza avere la possibilità di fare alcunché per modificare il sistema, eccovi la pratica guida per risolvere il problema!

E per chi non conosce Firefox e si chiede il perché di tutto questo sbattimento, un piccolo suggerimento: installatevi Firefox (il segreto nei computer bloccati é di installare tutto in una cartella creata ad hoc sul desktop e non in quella di default all'interno del registro dei programmi di C://) e poi cercate nella sezione add on "Download Helper", "Illimitux" e "Fasterfox". Il mondo sarà ai vostri piedi... :)
  1. Scaricare il plugin Flash (click destro > salva destinazione con nome);
  2. Rinominare il file scaricato da flashplayer-win.xpi a flashplayer-win.xpi.zip;
  3. Aprire il file appena rinominato;
  4. Estrarre i file flashplayer.xpt e NPSWF32.dll nella cartella C:\Program Files\Mozilla Firefox\plugins;
  5. Rispondere in modo positivo alla richiesta dell’UAC;
  6. Riavviare il browser.
Se il problema si verifica su un computer in cui é installato Windows Vista occorre controllare che l’installazione manuale del plugin flash in Firefox sia andata a buon fine:
  1. Avviare il browser;
  2. Digiare about:plugins nella barra degli indirizzi e premere il tasto Invio;
  3. Controllare che nella lista dei plugin installati vi sia Shockwave Flash
Se qualcosa non va come deve, mandatemi una mail e vi darò una mano a risolvere il problema! :)

mercoledì 1 aprile 2009

Il cardinal Bagnasco: "attratto dagli uomini, ma fedele alla castità"

Forse é il classico pesce d'aprile, forse no...secondo voi? :)

BAGNASCO: ATTRATTO DAGLI UOMINI, MA FEDELE AL VOTO DI CASTITA'
(da www.genovagay.com)

Il presidente della CEI ammette pubblicamente di essere attratto dagli uomini. Ma precisa: "Sono sempre stato fedele al mio voto di castità". "A Genova parteciperò al Gay Pride come segno distensivo"

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco, in occasione dell'assemblea dei Vescovi in corso nella Città del Vaticano ha preso la parola davanti ai "colleghi" prelati per ribadire la sua posizione sulle coppie di fatto omosessuali. Ma a sorpresa ha anche ammesso il suo interesse verso l'universo maschile da cui si sarebbe sentito attratto fin da giovane età. Non per questo, precisa l'arcivescovo di Genova, «ho mai tradito il mio voto di castità e mai lo farò».

«La fedeltà davanti al Signore è un caposaldo della mia fede - ha proseguito Bagnasco davanti ai vescovi visibilmente stupiti - che non mi impedisce di coltivare interesse verso gli uomini». Ma ha anche specificato di «aderire completamente al pensiero della Chiesa che su questi temi è spesso intervenuta per dire il suo sì ai fedeli che si dichiarano gay», ma al tempo stesso «di non condividere la pratica sessuale omosex.» Concludendo il suo intervento, Bagnasco ha annunciato che parteciperà al Gay Pride nazionale di Genova il prossimo 27 giugno, come "segno distensivo con la comunità gay italiana".

È la prima volta che un cardinale decide di fare coming out. Mai prima d'ora, infatti, un uomo di Chiesa aveva mai parlato del suo orientamento sessuale in maniera così esplicita, e per giunta in un'occasione ufficiale come quella di un'assemblea della CEI.

Se é un pesce d'aprile, senza dubbio é ben fatto... :)

martedì 26 agosto 2008

Calcio oscurato in tv? Ma forse ci si guadagnerà solo...

...per la prima volta, a quanto pare, gli italiani non potranno vedere il calcio (in chiaro) in tv nè sentirlo per radio. Spariscono dai palinsesti quindi trasmissioni come "Tutto il calcio minuto per minuto",. "Novantesimo Minuto", "Controcampo" o "La Domenica Sportiva".

Il motivo? Come al solito, i soldi.

La Lega calcio ha deciso di non accettare l'offerta della Rai di 20,5 milioni di euro per i diritti degli "highlights" delle partite: nel 2007-2008 la Lega dai diritti tv (spartiti tra La 7, Sportitalia, Rai, Mediaset) ha ricevuto ricavi per 70 milioni di euro, ed ora non si vuole accontentare di nulla di meno. Domenica (salvo cambiamenti) saranno mute anche le radioline. E' stata infatti respinta l'offerta Rai di due milioni di euro per i soli diritti radio. "Si vendono assieme a tutto il pacchetto", è stata la risposta della Lega. A disposizioni delle emittenti, e solo per i loro telegiornali, 8 minuti di filmati da aggiustare a piacere: 4 per la serie A e 4 per la serie B.

Se mi dispiace? A dire la verità poco. Molto poco. Perchè forse riuscirò finalmente a vedere due cose che sogno da tempo...

1) Voglio vedere se il calcio, senza le trasmissioni nate apposta per far rissa (vedi specialmente "Controcampo") e che campano di scandali e polemiche si calmerà un po', e così i suoi tifosi.

2) Voglio vedere se finalmente al posto dell'onnipresente calcio trasmetteranno finalmente qualcuno degli altri sport che scopriamo solo per le Olimpiadi o per qualche grande evento, salvo ri-dimenticarcene la mattina seguente. Vela, tennis, nuoto, pallavolo, rugby...quanti ce ne sono? Eppure se ne vedono così pochi...

Riuscirà l'Italia a resistere senza calcio?

Io credo di sì, e pure guadagnandoci. ...Secondo voi?

lunedì 4 febbraio 2008

Parwiz: il senato non conferma la condanna a morte, ma lo studente resta in carcere.

Dal blog di Pino Scaccia:


Il senato afghano ci ripensa: non conferma più la condanna a morte di Parwiz (che però resta in carcere per blasfemia)

Con un chiaro voltafaccia, il Senato afghano ha ritirato la conferma della condanna a morte del giornalista Sayed Parfwiz Kambaksh, giudicato colpevole di blasfemia per aver stampato da internet un articolo sui diritti delle donne.
Lo scrive l'Indipendent online, spiegando che in un comunicato la Camera alta afghana ieri (01 febbraio, ndr) ha definito un "errore tecnico" la sua precedente decisione di approvare la condanna a morte
di Sayed pronunciata da un tribunale di Mazar-i-Sharif. Ciò non significa che il giovane giornalista sarà rimesso in libertà, scrive il quotidiano, ma certo questa mossa del Senato aumenta le speranze che egli possa tornare in libertà.

Da settimane è in corso una campagna mondiale - di personalità politiche, media, organizzazioni dei diritti umani - per salvare Sayed dal patibolo. (...) La Meshrano Jirga (la camera degli anziani) non ha nessun potere giudiziario, ma la sua opinione ha una valenza politica. La legge prevede due appelli sulla sentenza. La condanna a morte, prevista dalla Costituzione per i reati di blasfemia, deve essere approvata dal capo dello Stato, Hamid Karzai.


Secondo i familiari di Kambakhsh, il giovane è stato processato il 22 gennaio a Mazar-i-Sharif, nel Nord, a porte chiuse e senza supporto legale. Studente di giornalismo all'Università di Balkh, era stato arrestato a ottobre. Amici e familiari sostengono che l'articolo incriminato non era suo, ma solo riprodotto da Internet e distribuito. In un'intervista a Radio Free Afghanistan, il procuratore generale della provincia di Balkh Hafizullah Khaliqyar ha difeso la sentenza, affermando che il processo è stato condotto in modo "molto islamico" e non c'é stata nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa. "Non ha fatto un errore giornalistico, ha insultato la nostra religione", ha detto Khaliqyar. Khaliqyar, secondo il quale il giornalista ha confessato, in una conferenza stampa ha minacciato l'arresto per tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa di Kambakhsh.

Dopo i sei anni di repressione dei media sotto il regime dei Taleban, crollato nel dicembre 2001 sotto le bombe americane, Karzai nel 2005 ha ratificato una nuova legge sull'informazione, ma restano molte le dispute sull'interpretazione della normativa.
Ansa.it

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Ora: per tenermi informato su questo fatto mi ero, tra le altre cose, iscritto al servizio di Google Alert digitando il nome del giovane studente di giornalismo. Nei tre giorni in cui sono stato via dal web mi sono arrivati solo due messaggi, e tutti riguardanti articoli scritti su blog: uno addirittura tra le varie fonti rimandava al mio!

Al che mi è venuto un dubbio: è Google Alert che non ha trovato nulla, sono io che ho taggato male gli alert o a parte i blog quasi nessuno ha speso una parola sulla vicenda?

Mah...

Qui l'ultimo articolo dell'Independent online sulla vicenda, che descrive le pressioni di 20 lobby internazionali sul presidente Karzai per annullare la sentenza di pena capitale. Nel frattempo la petizione internazionale promossa dal quotidiano inglese, che invito tutti a firmare, ha già superato quota 53.000. A presto con altri aggiornamenti.

giovedì 31 gennaio 2008

Salviamo Sayed, condannato a morte in Afghanistan per aver detto la verità.

Dal blog di Pino Scaccia, giornalista e inviato.
Prendo e copio per intero:

"Sentenza capitale per un giovane afghano studente di giornalismo accusato di blasfemia e diffamazione dell'islam. Sayed Perwiz Kambaksh (nella foto a sinistra, courtesy of Reuters), 23 anni, è stato arrestato nella provincia di Balkh, Afghanistan del nord, lo scorso ottobre. Le autorità lo hanno fermato mentre distribuiva materiale contrario ai precetti religiosi; a quanto è trapelato i testi riguardavano la condizione della donna nel suo Paese.

Il verdetto, pronunciato ieri dal tribunale di Balkh, conclude quello che è stato un processo a “porte chiuse e sommario”, come denunciano i familiari del ragazzo. Il fratello, Yacoubi Brahimi, riferisce che Sayed non ha avuto neppure la possibilità di essere difeso da un avvocato in aula. Il giovane farà appello, come suo diritto, ma l’influente Consiglio dei mullah preme per l’esecuzione capitale. Nel corso del procedimento il giornalista, che lavorava per il quotidiano Jahan-i-Nawa, rimarrà in custodia cautelare a Mazar-i-Sharif. Rhimullah Samandar, capo della National Journalists Union Afghanistan, spiega che il ragazzo è stato condannato a morte secondo l’art. 130 della Costituzione afgana, che prevede, in caso di vuoto legislativo su una materia, di attenersi alla giurisprudenza “Hanafi”. Questa è una scuola ortodossa di giurisprudenza sunnita, seguita nell’Asia centrale e del sud".

La diffamazione dell'islam , appunto, è un reato non previsto nel codice penale e quindi perseguibile secondo la legge islamica. Samandar ha fatto appello al capo di Stato, Hamid Karzai, perché intervenga sul caso Sayed. La settimana scorsa a favore della liberazione del giovane giornalista si era espresso anche il Parlamento europeo, il cui presidente, Hans-Gert Pöttering, ha scritto a Karzai. Nella missiva si ricorda l’impegno dell’Europa contro la pena capitale e la necessità per l’Afghanistan di “garantire ai cittadini i diritti fondamentali”. Asianews

E adesso Karzai dimostri che vuole veramente entrare nel mondo civile. Proprio perchè amo l'Afghanistan, ho una grande rabbia. La colpa di Sayed, giovane aspirante giornalista, è di tentare di portare il suo Paese fuori del medioevo, denunciando l'impossibile condizione della donna. Tremo leggendo il suo secondo nome, Perwiz, quasi identico (Parwiz) a quello del mio interprete, più o meno la stessa età e soprattutto le stesse idee di libertà, molto attento a quello che succede in Europa e con il sogno, mi diceva, di vedere un giorno "Kabul come Berlino". Ancora, purtroppo, mi sembra un sogno molto lontano, anzi solo un sogno".

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Lo pubblico nella speranza di aiutare un giovane collega in difficoltà in un'altra parte del mondo, colpevole solo di aver scritto ciò che pensava in libertà per far riflettere il paese in cui vive. Non lo conosco, ma mi sento in qualche modo partecipe della sua vicenda: al suo posto potrei esserci io o chiunque di voi, se non fossimo nati in un paese diverso.

Per chiedere la sua liberazione si è mobilitato nei giorni scorsi anche il Parlamento Europeo, che per bocca del suo presidente Hans-Gert Pöttering ha chiesto la revoca della condanna a morte per il giovane studente di giornalismo.

Ne parla oggi anche il Corriere della Sera che spiega come il realtà l'arresto e la condanna del giovane farebbero parte di un disegno teso a colpire il fratello, giornalista critico contro il governo di Karzai, che aveva recentemente denunciato atrocità e delitti commessi da importanti figure politiche afghane.

Un modo per aiutare il giovane c'è, e invito tutti i lettori di Calle Del Vento a collaborare. Il prestigioso quotidiano inglese The Independent, dedicando oggi un articolo alla vicenda, ha lanciato una petizione internazionale via internet per richiedere la grazia del giovane condannato. Chiunque può firmarla, accedendo a questo link. E' una cosa di pochi secondi, che può salvare la vita di un innocente condannato ingiustamente. Il presidente Hamid Karzai ha infatti facoltà di fermare l'esecuzione in qualsiasi momento, ed è importante che l'opinione pubblica mondiale si faccia sentire, ed in fretta.

Da oggi questo blog seguirà la vicenda passo a passo, e vi terrà costantemente informati (per quanto possibile) fino alla sua conclusione. Se trovate inoltre altre petizioni o altre iniziative sul tema, invito tutti a segnalarmele.

Intanto, incrociamo le dita e diamoci da fare.

Art. 21, diritto di rettifica e libertà fondamentali.


Soltanto questo.

lunedì 28 gennaio 2008

Lezioni di marchette. (Come diceva Andreotti...)

Da Wikipedia :

"Originariamente il termine marchetta designava una sorta di francobollo (marca, appunto) che veniva applicato sul libretto di lavoro degli operai per attestare l'avvenuto pagamento dei contributi previdenziali (fino all'epoca fascista).

In senso traslato il termine venne usato per indicare un gettone che il cliente di un bordello ritirava alla cassa pagando in anticipo la prestazione, e che successivamente lasciava alla prostituta con la quale s'intratteneva, in modo tale da permetterle di riscuotere il compenso dovutole. Da qui in poi, il termine marchette è sempre stato riferito all'ambito della prostituzione.

Al giorno d'oggi, fare marchette o essere un marchettaro designa una persona dedita alla prostituzione, ed in modo specifico è riferito alla prostituzione maschile.

In ambito giornalistico, con il termine marchetta si fa riferimento ad un articolo scritto per compiacere qualcuno. Nel campo televisivo, si usa il termine marchette quando un attore/attrice o personaggio comunque noto, va in televisione a raccontare fatti (spesso intimi o comunque personali) della sua vita privata solo per denaro".

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Il resto del contenuto del post , oggi 31 gennaio 2008, viene cancellato.

Raccontava una storia, una piccola storia, il cui protagonista si è sentito offeso dai contenuti qui pubblicati. Dapprima chiedendomi di cancellare il tutto in maniera gentile, poi in altri modi che non esito a definire "minacce" nell'arco di poche ore.

Mi sono quindi trovato davanti ad una scelta: tenere fede alla promessa di mantenere libero da ingerenze questa piccola isola sul web, o accettare la richiesta di quello che continua ad essere (spero ancora) un mio amico, a prescindere dai suoi modi.

Per questa volta, ma solo per questa volta, scelgo l'amicizia, nonostante tutto. Nonostante la rabbia che mi è presa a ricevere certe cose in certi momenti, che non mi sarei aspettato, e nonostante tutti i pensieri che ne sono seguiti, e che non avrei mai pensato di fare. Posso garantire a voi tutti che non è stata una scelta facile: ma non ce ne sarà una seconda. Ora è come una corsa ad ostacoli: la prima falsa partenza è concessa a chiunque; la seconda non si perdona a nessuno.

Però, caro X, una cosa sola voglio dirtela. Esiste, nel nostro ristretto "circolo" che qualcuno chiama "casta", un diritto che dovrebbe essere sacro anche se molto spesso finisce per essere il più violato di tutti: si chiama "diritto di rettifica". Vuol dire che qualsiasi cosa io dica e scriva, anche se questo non è un giornale nè una pubblicazione vagamente simile, esiste per te il diritto di controbattere venendo rappresentato con uguale spazio e uguale visibilità. A questo diritto io sono tenuto ad obbedire, ma lo seguo e lo rispetto soprattutto perchè credo in quello che esso rappresenta: l'uguaglianza e la libertà di parola.

Alla storia che io raccontavo, che - bada bene - era possibilistica e non assoluta riguardo ad un fatto che potesse essere accaduto, tu avevi (come mi hai detto) ottimi argomenti da opporre in risposta. Ora non posso più mostrarli, giacchè mi hai privato del resto senza i quali essi non hanno più senso.

C'è uno spazio, in questo blog come in tanti altri, che si chiama "commenti", che serve proprio a quello: dare voce a chi vuole dire la sua. A volte non basta, o non è ritenuto sufficiente, e in caso di errori ho l'abitudine di riportare il commento nel post con uguale visibilità e carattere proprio per evitare questo: se cerchi nel blog è già successo, per fortuna poche volte.

Potevi approfittarne, e ribadire i tuoi concetti in un modo diverso: a mio modesto parere, più giusto. Avrei fatto così anche con te: tutto quello che avresti voluto dire sarebbe stato detto e pubblicato. In libertà.

Lo credo più giusto come modo di agire per i valori a cui apparteniamo entrambi, e che secondo me tu in questo modo hai tradito. Ora è successo per una cosa da nulla: una storia che non avrei nemmeno mai scritto se non fosse arrivata proprio da te, da una persona da cui non me l'aspettavo. Ma se fosse andata in altro modo? E su una cosa più importante?

Ho scelto di cancellare nonostante tutto il contenuto di questo post per farti riflettere proprio su questo: cosa accadrebbe, se in futuro questa situazione ti si ripresentasse davanti di nuovo, magari in altra veste e con altri attori più grandi di me?

Chiediti solo: cosa faresti?

Io lo so: mi atterei a queste parole.
  • art. 18: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione
  • art. 19: Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.
Sai da dove vengono? "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", 1948.
  • 1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.
  • 2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
Questa invece è la "Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali", 1955.

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni".

Questo invece è l'art. 21 della nostra Costituzione, 1948. Fa parte dei diritti e doveri dei cittadini, ma soprattutto fa di me e te quello che siamo. Prima ancora, ci guida verso quello che io e te vorremmo essere: forse in modi diversi, ma (credo) con le stesse finalità.

Io credo a queste parole, le rispetto e le divulgo perchè le sento mie. Come la libertà di scrivere di ciò che voglio, senza ledere però la libertà degli altri.

E' per questo che non ritengo di dovere fare scuse: ho fatto solo ciò che ritenevo giusto.

Se, come spero, avrai la pazienza e la volontà di leggere tutto questo e di arrivare fino a qui, spero che stavolta lascerai un commento o la tua voce, anche in forma anonima. Per dirmi ciò che pensi, raccontare le tue ragioni o fare qualsiasi cosa di altro tu voglia fare, con gli strumenti che ci sono dati. Ti garantisco che le sarà dato lo stesso spazio e la stessa visibilità di queste parole che sto scrivendo ora.

Con questo chiudo e ti saluto, con un solo monito.

Non ci sarà una seconda volta.

Tutto quello che riceverò sarà pubblicato, e tutto quello che vorrò dire sarà detto. Qui come altrove.

Odio i bavagli: non ne metto e non me ne sono mai fatti mettere. Ma stavolta l'ho fatto con un motivo, che credo importante.

Alterius non sit qui suus esse potest.

Vale.

Aggiunta delle 14:24

A seguito di discussioni avvenute preciso quanto segue: ogni cosa scritta su questo blog è frutto solamente mio, di mie impressioni e miei pensieri personali. Quello di cui si parla, qualsiasi cosa, è visto attraverso i miei occhi e il mio modo di pensare: mi ritengo pertanto l'unico responsabile di qualsiasi cosa sia qui pubblicata. Questo blog non è una testata giornalistica, nè pretende di esserlo o averne la stessa credibilità e attendibilità. Per ogni cosa di cui scrivo cerco sempre comunque di verificare nel modo migliore le fonti, che troverete sempre citate alla ricerca del massimo contradditorio e della verità oggettiva dei fatti. Ogni cosa che non passa sotto la definizione di "fatto oggettivo" ma entra in altre sfere, come quella dei commenti o delle opinioni, è tenuta tendenzialmente distinta dal resto o comunque segnalata.

Nella vecchia versione di questo post si dava il link ad un articolo pubblicato su una rivista online. La suddetta rivista non ha nulla a che fare nè è coinvolta in qualche modo in ciò che io scrivo qui, nè nei contenuti del post suddetto, e mi scuso con chiunque degli altri collaboratori della rivista possa essersi sentito in qualche modo offeso da ciò che avevo precedentemente scritto. In caso di commenti, lettere o reclami, questi saranno pubblicati con ampia visibilità sul blog.

Credo sia tutto.


giovedì 8 novembre 2007

I pizzini di Salvatore Lo Piccolo. How to be " 'nu bravo picciotto "

Wanna be a mafia soldier?


Sono stati resi pubblici dal sito di Repubblica.it quattro dei "pizzini" ritrovati in casa del boss Salvatore lo Piccolo dalla polizia al momento dell'irruzione. Tra questi anche quello che spiega i 10 comandamenti del perfetto mafioso, intitolato "diritti e doveri". Il nuovo boss dei boss, che aveva preso il posto di Bernardo Provenzano, è stato arrestato lunedì mattina insieme al figlio Sandro e ai due capimafia Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi. I pizzini sono scritti a macchina in caratteri tutti maiuscoli, al contrario di quelli di Provenzano, tutti vergati rigorosamente a mano e in linguaggio cifratissimo.

Sopra il primo: "diritti e doveri". Qui sotto il secondo, che contiene la definizione di mandamento e spiega l'organizzazione agli alti livelli dell' "onorata società".

Se emerge una cosa, è sicuramente la costituzione gerarchica e organizzata in livelli ben definiti. Dopo il mandamento viene la famiglia, organizzata come descritto nel terzo pizzino:


Ma quello che sicuramente risulterà oro per gli investigatori è l'ultimo, che spiega la suddivisione del territorio tra i vari mandamenti. Alcuni sono risultati nuovi o cambiati rispetto agli altri già in possesso degli investigatori.


Mi sembrava giusto e curioso postarli qui. Poi se volete commentateli voi. Qualcuno ha detto che si richiamano al vecchio "codice d'onore" dei mafiosi di una volta, per recuperare i vecchi valori morali che vengono tramandati dai vecchi film sulla mafia italo-americana di una volta, come il famoso "Padrino".... Per me può essere, ma si saprà poi...