martedì 5 ottobre 2010
Quel che è giusto è giusto (?)
martedì 15 giugno 2010
Astenersi gracilini
Come commentare altrimenti la fantastica proposta di lavoro che ho trovato nella casella mail oggi?
Per gli scettici, qui il link originale all'annuncio. Se no cliccate sull'immagine sotto.

A questo punto però mi vengono spontanee due domande:
1) ma che razza di lavoro è?!?
2) grazie...di che?!?!?!?
Casomai ringrazio io per la fiducia.... :)
venerdì 31 luglio 2009
Ferie, saluti e avvisi di servizio: arrivederci a presto!
Salve a tutti. Un po' di avvisi di servizio, prima di riuscire finalmente ad accedere alle sospirate ferie!Il blog va in pausa anche lui per un po', come al solito, almeno finché il suo proprietario non si sarà goduto un po' di ferie e sia riuscito finalmente a trovare un nuovo lavoro (e conseguente connessione internet da cui poter scrivere!).
Oggi infatti chiudo lo stage all'ufficio milanese del Parlamento Europeo, e ancora Dio solo sa che cosa faro' dopo. Forse a Settembre si aprirà qualcosa da qualche parte, ma per il momento sono ancora in alto mare! Se vi collegherete verso quella data, forse ne saprete di più...
Se cercate un giornalista, avete un lavoro da offrire o anche solo quattro chiacchiere da fare, l'indirizzo é il solito: gentiluomini.di.fortuna[at]gmail.com. Ogni tanto prometto di guardarci e provare a rispondere a tutti, tempo permettendo!Ultimo post scriptum per gli amici che passano di qua: causa consunzione il mio cellulare mi ha definitivamente lasciato. Il problema é che con lui é morta anche tutta la mia rubrica! Se passate di qui, mi mandate per favore un sms con il vostro nome e numero di cell?
Buone vacanze a tutti, e arrivederci a presto! Vi lascio con quest'immagine che ho trovato ieri sul web, e che mi piace veramente un sacco! Ditemi se é lo stesso anche per voi!
Alla prossima!
Gig:)
martedì 21 aprile 2009
Cercate lavoro? Il 22 aprile lo trovate qui!
Prende il via domani la prima fiera virtuale del lavoro. Gli studenti incontrano sul web aziende e università per scoprire come si trova un impiego. Durerà otto ore e i direttori del personale faranno colloqui ai candidati con una webcam. I migliori si conquisteranno un incontro faccia a faccia per avere il posto
BIP, il career day é virtuale. In video chat con le imprese
di FEDERICO PACE
Provano a passare per lo stretto occhio di una webcam le speranze dei giovani in cerca di lavoro. Non più le sale d’attesa dove i responsabili delle risorse umane si facevano attendere a lungo. Non più i grandi spazi anonimi delle fiere dove spaesati ci si ritrovava ad accumulare depliant e brochure pubblicitarie senza neppure un incontro. Ora ci si può sedere davanti a un pc e provare a confrontarsi direttamente con chi può darci un lavoro. La nuova frontiera dei career day, quelle occasioni di incontro tra studenti e operatori, è sempre di più online.
Kermesse virtuale. Si chiama Bip, ovvero borsa internazionale del placement, e prenderà il via domani, alle nove del mattino, quello che sembra essere il primo career day che si svolgerà interamente sul web (www.biponline.it). Alla grande kermesse virtuale parteciperanno la gran parte delle università italiane (ad oggi sono 72 ad avere risposto all'appello), piccoli e grandi atenei, molte imprese note e migliaia di studenti. Tra avatar e chat-room gli operatori che incontreranno i giovani proveranno a rendere meno complesso e labirintico il percorso, spesso troppo poco limpido, che dovrebbe portarli dai banchi dell’università (o delle scuole superiori) fin dentro il cuore operativo delle imprese.
Settori e aziende. Nonostante la crisi, o forse proprio per quello, sono in molte le imprese a partecipare. Forse perché così si può risparmiare una buona fetta di costi che questi eventi (quando sono reali) impongono tra stand e logistica. Quasi un centinaio le aziende. Ci sono operatori attivi nelle assicurazioni e nel credito come Bnl Gruppo Bnp Paribas e Banca Antonvenenta Gruppo MPS. Ci sono istituzioni come la Banca d’Italia. Imprese di consulenza e servizi come Accenture, Kpmg o Seat Pagine Gialle. C’è la grande distribuzione come Auchan, Carrefour, Autogrill e Upim. Ci sono le imprese dell’Ict come Cisco e Ibm, e non mancano i brand famosi come Adidas, Danone, Coca Cola, Microsoft e Procter & Gabmble.
Il match e la chat. Ciascuna di loro ha uno spazio virtuale dove inserire le offerte di lavoro, un profilo, statistiche, contatti e presentazioni video. Per ciascun impiego vacante, le aziende definiscono una scheda dettagliata con le caratteristiche del candidato “ideale” come ad esempio il voto minimo di laurea, la facoltà di provenienza, il livello desiderato di conoscenza delle lingue straniere. Dal suo canto, chi è in cerca di lavoro, deve registrarsi al sito e definire il proprio profilo. A quel punto potrà cercare le posizioni che più gli interessano. Il tutto avviene su una piattaforma, dal nome Bip Match, che mette a confronto le richieste dell’impresa con i requisiti del candidato. Se tutto “coincide” ci si potrà mettere direttamente in contatto con i selezionatori. Sarà poi la video-chat, o quella specie di colloquio-virtuale che si svolgerà in qualche minuto, a permettere di conquistarsi un vero e proprio incontro per la posizione di lavoro in azienda.
Gli inattesi partecipanti. In Italia ci sono già imprese che valutano candidati utilizzando il web o giochi di simulazione. Negli Usa si sono già svolte fiere di questo tipo a cui hanno partecipato, su Second Life, grandi imprese come eBay, Hewlett-Packard, Microsoft e Verizon Communications. Per molte di loro è un modo per raggiungere anche quel segmento di giovanissimi candidati, ad altissimo tasso tecnologico, che probabilmente altrimenti non passerebbe dalle loro parti. Un modo per dare l’opportunità ai giovani in cerca di lavoro di entrare in contatto con le imprese in un contesto più confortevole. In alcuni di questi eventi si è scoperto, con un pizzico di sorpresa, che i candidati approdati sulle isole virtuali erano tutt’altro che giovanissimi. La gran parte di loro, al contrario, erano figure con esperienza professionale di almeno cinque anni.
Le nuove frontiere e le porte a cui bussare. Difficile dire se in futuro la selezione del personale farà, davvero, fondamentale affidamento al web. La “digitalizzazione” dei processi di selezione delle risorse umane, come accade per molte delle cose che riguardano Internet, Procede per strappi e improvvise pause. Per slanci improvvisi, visioni futuristiche, improvvisi arresti e cauti passi indietro. A chi cerca lavoro non resta che provare a incamminarsi anche verso le nuove frontiere digitali, senza però dimenticare di continuare a bussare alle porte, non virtuali, di quelle imprese che hanno ancora voglia e capacità di investire sulle persone.
giovedì 2 aprile 2009
Impiegati, più produttivi con Facebook: lo dice una ricerca australiana
Impiegati, meglio su Internet
E più produttivi con Facebook
di FEDERICO PACE
Capaci di concludere al meglio quel che gli si chiede di fare, più concentrati e più aperti agli impulsi dall’esterno. Gli impiegati che, dal posto di lavoro, navigano su Internet per "motivi privati" sono quelli che in ufficio vanno meglio e si distinguono per la loro produttività. A dimostrarlo è l’ultima indagine realizzata dall’Università di Melbourne che ha messo in evidenza come chi occupa parte del tempo anche su siti come YouTube o Facebook alla fine della giornata sia in grado di portare sulla scrivania del capo ufficio il 9 per cento in più di lavoro. Più di chi invece si scervella per tutto il tempo, ma con minori frutti e senza pause, sulla stessa pagina di Word o sul medesimo foglio di Excel.
Lo studio sembra presentarsi come una sorta risposta, neppure troppo indiretta, a quei tanti, soprattutto dirigenti d’impresa ma non solo, convinti che un crescente numero di impiegati, catturati dai tentacoli del social-network, finisca per dimenticare ufficio, mansioni e compiti quotidiani (leggi articolo). Per gli autori, al contrario, chi va su YouTube e clicca il video del suo cantante preferito (Matteo di X-Factor?) o su Facebook per scambiare un paio di (malinconiche) chiacchiere con la sua ex-ragazza, ora sposata e madre di un paio di pargoli, riesce a restare concentrato per più tempo lungo l’arco dell’intera giornata rispetto a chi invece ne fa a meno.
L’attenzione e le pause. L’evidenza dello studio in fondo non desta sorpresa e solo a primo impatto può sembrare un paradosso. La navigazione d’intrattenimento, secondo gli autori della ricerca, che hanno studiato in dettaglio il comportamento di trecento lavoratori, è utile a mantenere la concentrazione. Al pari degli studenti che hanno bisogno di fare dei break per recuperare quel livello di attenzione che scema dopo una ventina di minuti, anche gli impiegati hanno bisogno di uscire dal “cerchio stretto” degli impieghi quotidiani. L’altalena tra concentrazione e distrazione è infatti, dice il responsabile della ricerca, necessaria per portare a compimento impegni e compiti anche per un lungo periodo.
L’intenzione e l’invadenza. Il segreto non è solo nelle interruzioni frequenti. Ma nella loro volontarietà. La giornata di ciascuno infatti è punteggiata in realtà da una serie di interruzioni invadenti e non desiderate, perfette per danneggiare quel bene prezioso e effimero che è la concentrazione e di conseguenza la produttività di ciascuno. Le email ne sono solo una delle forme più diffuse e consuete. Le interruzioni intenzionali, al contrario, facilitano la “performance” per un periodo più ampio di tempo.
Il comportamento sembra molto diffuso. Dall’analisi risulta che sette impiegati su dieci occupano un po’ del proprio tempo per una di queste attività. Per lo più, quando gli impiegati, vanno a cercare un pertugio al di fuori dei compiti di lavoro, cercano informazioni su a prodotti o servizi che vogliono acquistare, leggono notizie, partecipano a qualche gioco online e guardano qualche video su YouTube.
I pregiudizi delle imprese e il buon senso. Così sembrano nel torto tutte quelle imprese, e non sono poche, che da qualche tempo a questa parte, senza sapere di danneggiare la produttività complessiva della propria azienda, hanno cominciato a prendere provvedimenti mirati a proibire la navigazione, soprattutto sui social network, dei propri collaboratori. Ovviamente, tengono a precisare gli autori dello studio, le evidenze sono valide nel caso in cui il tempo trascorso sui siti di intrattenimento non superino una data soglia (nel caso specifico si tratterebbe di un quinto dell’orario di lavoro). Spesso il buon senso arriva, con un certo anticipo, alle stesse conclusioni degli studiosi.
giovedì 25 settembre 2008
Chi l'ha detto che in Italia non c'è lavoro?!?
Basta non pretendere cose serie, e ci si aggiusta! Poi ci si chiede perchè tutti i ragazzini sognano di fare i soldi nei reality show...
(Visto oggi nell'edicola della metropolitana, stazione di Loreto)
martedì 16 settembre 2008
Per piacere...
Tra poco più di 10 giorni finisco lo stage... ;( Per il curriculum, citofonate nei commenti o mandate mail... Please...
martedì 9 settembre 2008
Il pezzo peggiore per i giornalisti?
C'è chi dice (compreso il sottoscritto) che siano quelli palesemente inutili come l'intervistina ai bambini appena usciti dal primo giorno di scuola dopo le vacanze (in cui alla domanda "com'è andata? Si stava meglio in vacanza vero?" puoi aspettarti solo risposte altrettanto idiote) o la mini inchiesta per strada sulla moda del momento ("Signora, che ne pensa dei giovinastri che girano con i pantaloni giù e le mutande di fuori? Davvero, non le piace?".
E poi c'è chi si trova qui, e la pensa diversamente... :)
..magari come inviato in mezzo all'uragano Gustav per conto della Cnn... :)
venerdì 11 aprile 2008
Milano, record di maschi depressi.
Uao, che bello! Dal sito de "La Repubblica" di Milano...
Milano, record di maschi depressi
Andrea, trent´anni, una carriera da manager, non ci voleva credere. «Io depresso? Vi sbagliate. È solo stress. Mi prendo un weekend di pausa e torno come prima». Ma il fine settimana al mare non è servito a migliorare l´umore di Andrea. Lui, che era sempre stato uno studente modello della Bocconi, dopo qualche anno di lavoro ai vertici di grandi aziende multinazionali si era logorato. Perdeva la calma per un nonnulla, tirava pugni sulla scrivania e, in auto, diventava una belva se qualcuno davanti a lui andava troppo lento.
La storia di Andrea, che oggi è in cura al Fatebenefratelli, è quella che accomuna molti giovani milanesi travolti dalla depressione, malattia che, di solito, si pensa sia solo un dramma che riguarda le donne. Ma non è così. Secondo le ultime statistiche mediche a Milano il "male di vivere" colpisce almeno 60mila donne mentre gli uomini depressi sono più di 26mila. «Certo le donne sono più numerose ma l´incidenza della depressione tra i maschi è in forte crescita» spiega Claudio Mencacci, primario di psichiatria al Fatebenefratelli.
Ma perché Milano detiene il primato? «Qui ci sono condizioni ambientali che rendono la vita più dura - spiega Mencacci - spesso si pretende dai maschi di essere dei professionisti Superman, brillanti e capaci. Ma oltre alla carriera si richiedono performance d´alto livello anche sul fronte familiare. Non tutti reggono la sfida». Così l´ansia cresce e la paura di non essere all´altezza della situazione si traduce prima in disagio e poi in malattia vera e propria.
Chi ne soffre di più sono i maschi, dai 30 ai 40 anni, nel pieno della loro carriera. «Per alcuni uomini riuscire a fronteggiare tutte queste sfide diventa uno sforzo intollerabile - spiega Mencacci - molti diventano cupi, irascibili e il loro malumore spesso degenera in quello che noi medici definiamo "la caduta della performance" che significa difficoltà a concentrarsi nel lavoro e disinteresse verso la famiglia e la vita». Ma i maschi, a differenza delle femmine, non ricorrono subito ai medici. Anzi, se ne tengono ben alla larga. «Prima di trovare il coraggio di farsi curare passano mesi - ricorda Mencacci - c´è chi si auto-prescrive farmaci contro l´ansia, chi si rifugia nell´alcol e chi non trova più neanche la forza di uscire di casa».
venerdì 14 marzo 2008
Campagna per gli stagisti giornalisti.
Appello dalla "Repubblica degli stagisti"!
Segnalazione importante, che giunge dal blog "Repubblica degli stagisti"!
Eleonora, la gestrice del sito che si occupa dei problemi legati al mondo degli stage, molte volte contratti di sfruttamento sottopagato per precari alla disperata ricerca di qualcosa con cui campare, è alla ricerca delle vostre segnalazioni per creare la "lista dei buoni"!
"Riassumo in breve l'iniziativa: creare una lista di società, aziende, enti, uffici, agenzie «virtuose/i», che elargiscono (o almeno, hanno elargito) rimborsi spesa superiori a 500 euro al mese ai loro stagisti. Un modo più corretto di prendere i giovani (spesso laureati) a fare stage: permettendo loro di avere un minimo di indipendenza economica e di non dover continuare a gravare, anche dopo la laurea, sulla famiglia d'origine".Se volete darle una mano o conoscete qualche azienda/ufficio/ente/agenzia/etc che possa fare al caso suo, segnalatelo sul suo blog!
Sarà un modo per aiutare tutti quelli impegnati a districarsi nella complicata jungla del mondo del lavoro a trovare un lavoro vero, che non sia solo sinonimo di sfruttamento!
Che dire di più... partecipate numerosi! L'iniziativa è buona, ma soprattutto in futuro potrebbe servire anche a voi!venerdì 11 gennaio 2008
Master in giornalismo: il nuovo quadro di indirizzi e gli stage. Cosa cambia e cosa (non) ci si guadagna.
Tornando a noi, eravamo arrivati all'art 16 del nuovo quadro di indirizzi: la formazione professionale ( e i sospirati stage) ! L'articolo recita così:
La formazione pratica degli allievi deve avvenire attraverso esercitazioni, raccolta di notizie e lavoro redazionale per organi di informazione editi dalle scuole. Solo in via sperimentale – al fine di verificare la preparazione e prendere contatto con il mondo del lavoro (dimenticando che di solito la gente che entra nei master o è pubblicista quasi, o poco ci manca... Io avevo già quasi un anno di lavoro dietro...) – gli allievi trascorrono periodi di formazione (stage) presso testate esterne.
In particolare, a partire dal secondo bimestre, le scuole editano contemporaneamente:
a) un periodico a stampa, almeno quindicinale, distribuito sul territorio, anche attraverso le edicole, dedicato agli approfondimenti sui temi della realtà locale, nazionale e internazionale; (Da noi per ora è mensile, con tentativi in corso di farlo diventare quindicinale che ora finalmente si spiegano...)
b) un giornale on line costantemente aggiornato sulla cronaca locale e su temi generali. E’ necessario evitare che nel quotidiano on line confluiscano gli stessi materiali prodotti per gli altri media, ognuno dei quali ha un proprio specifico linguaggio; (Il giornale online c'è, ma è un po' decaduto rispetto al resto...)
c) una rubrica radiofonica, almeno quindicinale, disponibile sul sito della scuola e possibilmente ospitata da una stazione locale, previa autorizzazione da parte del Comitato esecutivo. La realizzazione è integrata da corsi di dizione, speakeraggio e conduzione; (Nulla di nulla sul fronte radio. Zero assoluto... Abbiamo provato a costruire una web-tv che facesse anche da agenzia foto e video per i media cittadini, ma incredibilmente è stata bloccata proprio dalla scuola a cose già avviate!)
d) rubriche e servizi giornalistici televisivi, disponibili sul sito della scuola e possibilmente diffusi attraverso emittenti locali, previa autorizzazione del Comitato esecutivo.
Le scuole possono altresì editare anche un notiziario quotidiano di agenzia, realizzato dagli allievi e diffuso agli organi di stampa. (L'avremmo fatto, ma...)
Tutti gli allievi nel corso del biennio partecipano alla realizzazione delle diverse testate.
...voi come siete messi?
Art. 17
Gli stage e i doveri delle scuole
I periodi di formazione (stage) in testate esterne durano due mesi per ciascun anno. Obiettivi dei periodi di pratica guidata sono l’approccio con le realtà operative e la conoscenza dei meccanismi redazionali. All’inizio di ciascun anno di corso la scuola comunica al Comitato tecnico scientifico il periodo di svolgimento dello stage.
Gli stage non possono svolgersi nel periodo 1° luglio-31 agosto. Tale disposizione verrà sottoposta a verifica del Consiglio nazionale ogni anno a partire dall’approvazione del presente quadro di indirizzi.
Gli stage sono regolati da convenzioni, concordate di volta in volta fra
Le convenzioni, sottoposte alla verifica del Delegato del Consiglio nazionale, devono prevedere:
- da parte dell’azienda: la disponibilità ad accogliere l’allievo come praticante giornalista; la nomina da parte del direttore della testata di un tutor, che segua il praticante; l’impegno a non utilizzare il praticante in sostituzione di redattori per qualsiasi motivo assenti o per coprire vuoti di organico; (Tutto questo voglio proprio vedere come sarà rispettato, visto che già non lo fanno ora...)
- da parte della scuola: la copertura assicurativa per ogni ipotesi di incidente; il rispetto delle norme aziendali; l’impegno degli allievi a rispettare le norme per i praticanti (quali sono?) e a non effettuare prestazioni in sostituzione dei redattori (perchè è noto che il potere contrattuale di uno stagista gli consente di usare il pugno di ferro su questo...ma andiamo....)
Le scuole e i Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale vigilano affinché sia evitata un’utilizzazione impropria degli stagisti. (voglio vedere le ispezioni dei delegati del consiglio regionale a veder cosa faccio o non faccio durante il mio stage...) A tal fine denunciano eventuali violazioni al Consiglio regionale competente affinché eserciti il potere disciplinare nei confronti del tutor e del direttore della testata.
L’omessa vigilanza da parte delle scuole sul comportamento delle testate presso le quali gli allievi effettuano gli stage comporta l’avvio della procedura di revoca secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”. (E la scuola come può controllare? Hanno proibito i gestori-sceriffi nei locali dove non si può fumare, e li inseriscono nelle redazioni? Oltretutto alla scuola, anche se venisse a conoscenza della cosa, conviene denunciare? No, perchè 1) perde tutti i futuri posti per piazzare studenti e 2) va a rischio di sanzioni lei stessa. Chi lo farà?)
Le Università convenzionate con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti accettano di non inviare studenti di altri corsi di laurea nelle redazioni giornalistiche. (E questo ci sta) In caso di violazione sarà avviata la procedura di revoca della convenzione secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”.
Art. 18
Gli allievi, in quanto praticanti, sono tenuti al rispetto delle relative norme contrattuali (Contratto? Che contratto?) e deontologiche e non potranno in alcun caso sostituirsi a un giornalista per qualsiasi motivo assente o coprire vuoti d’organico (E qui rimando al punto sopra... Se allo stagista dicono di fare una cosa, che margini ha per dire di no? Praticamente nessuno...)
Gli allievi possono firmare o andare in voce o video soltanto eccezionalmente e comunque sotto la diretta responsabilità del direttore della testata presso la quale si svolge lo stage. (E se non possono fare nessuna di queste cose cosa faranno? Non so voi, ma io considero lo stage come una portentosa opportunità di farsi conoscere, tanto è vero che quando iniziai a lavorare alla Voce di Romagna a Ravenna e ancora non sapevo pagassero i collaboratori, l'unica cosa che chiesi fu la possibilità di firmare i miei articoli per intero. Se gli stagisti debbono restare nascosti nelle scrivanie a fare l'oscuro lavoro del desk, chi mai si accorgerà di loro in futuro? Persino all'Agr, dove pure non uscivo mai e il desk era la norma, quello che era mio veniva citato come mio! Questa mi sembra una solenne cazzata)
Durante il biennio formativo, gli allievi non potranno avere contratti di lavoro, né giornalistici né di altro genere. (Io lavoro in un ristorante per pagarmi l'affitto: questo come rientra nel quadro? Se me lo tolgono sono per strada...) Le eventuali collaborazioni giornalistiche dovranno essere autorizzate dal direttore della testata e saranno svolte fuori dall’orario e dai locali della scuola. (praticamente impossibile...)
Al termine di ogni stage, ciascun allievo redige una relazione dettagliata sull’attività svolta all’interno delle testate ospitanti. La scuola trasmette le relazioni al Consiglio regionale competente e al Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In assenza di tali relazioni, il direttore delle testate non potrà rilasciare il certificato di compiuta pratica. (In assenza di relazioni non ottimali, mi sa che il ritorno al posto di lavoro lì però te lo sogni...)
Art. 19
Qualificazione e aggiornamento professionale
Le Università e gli Ordini regionali territorialmente competenti, di intesa con il Comitato esecutivo e con il Comitato tecnico scientifico del Consiglio nazionale, nell’ambito delle attività della Scuola possono organizzare corsi di qualificazione e aggiornamento professionale per giornalisti professionisti e pubblicisti. (E questi invece chi li tiene e come vengono regolamentati?)
A tal fine possono sottoscrivere convenzioni, con i soggetti di cui al precedente comma nelle scuole riconosciute, finalizzate a realizzare percorsi formativi.
I percorsi formativi possono anche non coincidere con il biennio di praticantato convenzionato con il Consiglio nazionale. Se il percorso formativo coincide anche in parte con il biennio di praticantato riconosciuto dal Consiglio nazionale, la frequenza degli allievi giornalisti professionisti o pubblicisti è limitata al ciclo di lezioni teoriche, previa autorizzazione della direzione della Scuola
---Per gli stage, direi che tutto sommato i praticanti giornalisti più che guadagnare dalle nuove norme ci perdono nettamente. Lo stage fa perdere agli studenti praticamente tutta la possibile "pubblicità" ottenibile su sè stessi (pensando ad un impiego futuro) senza nulla dare loro in cambio. La proibizione degli stage nel periodo estivo tutela dall'uso non corretto degli stagisti nelle redazioni durante i due mesi di luglio e agosto, ma trasferisce solamente il problema negli altri dieci. Oltretutto, in una redazione piena, i compiti rimasti per gli stagisti si riducono considerevolmente, e così la sua possibilità di accedere alle professione vera.
Non viene affrontato il nodo importante della retribuzione degli stage, in cui secondo me l'Ordine avrebbe dovuto mettere naso, che restano così poco di più di una fucina di braccia da desk a poco o nullo prezzo. C'è una forte corrente che dice che lo stage vada considerato alla stregua di un corso di formazione, quindi da non retribuire affatto (Semmai sarebbe lo stagista a dover ringraziare per il fatto che gli venga insegnato qualcosa!). Ma si dimentica che molto spesso lo stage non è il primo ingresso nella professione, ma soltanto l'ennesimo (secondo, terzo, quarto o oltre che sia) per una larga fetta dei provenienti da master e corsi universitari (mi baso sui dati del mio e sui racconti di chi conosco che ne frequenta altri), in realtà necessitanti solo del tempo per inserirsi nelle routine di lavoro per diventare perfettamente produttivi.
Secondo me, e con questo per oggi chiudo, quello che serve per cambiare il mondo del giornalismo (o almeno l'entrata) è ben altro.
...secondo voi?
lunedì 17 dicembre 2007
Morire per lavoro: lettera di un operaio già morto.
(Da http://cattivamaestra.blog.lastampa.it/cattivamaestra/2007/12/morire-per-lavo.html.)
Non serve commento direi.
"Salve, sono un operaio. Sì esistiamo ancora, ma non abbiate paura: io sono già morto. Oggi sfilerete per la mia città con il lutto al braccio, osserverete qualche minuto di silenzio e deporrete fiori per ricordare me e i miei tre compagni di lavoro scomparsi in quell'inferno di fabbrica. Ma noi eravamo già morti, bruciati nell'animo dall'indifferenza.
Non potete immaginare cosa voglia dire lavorare per sedici ore consecutive tra il rumore, la puzza di combustibile e un calore che ti scioglie le ossa e ogni pensiero. Dopo una decina di ore non capisci più quello che stai facendo. Vai avanti per inerzia con gesti automatici e a morire nemmeno ci pensi. Perché morire lavorando è la cosa più assurda che ti possa succedere. Magari ci scherzi su col caposquadra, che ti lancia un'occhiata paterna e bonaria prima di dirti «Badòla, torna a lavorare!», perché ha la commissione da terminare e in fretta. Già, le commissioni. Qui parlavano tanto di smantellamento, eppure continuavano a dirottare su Torino tante di quelle lavorazioni che ho ormai perso il conto. Ufficialmente, però, stavamo smantellando. Così, qualcuno di noi si ritrovava pure a fare le pulizie. Altro che operai specializzati. Schiavi a ore, ecco cos'eravamo.
Capita poi un giorno che per il sovraccarico di lavoro scoppi un tubo pieno di olio lubrificante. Quei tubi che ti avvolgono come un boa per tutta la fabbrica, ma mica ci pensi che potrebbero stringerti in un atroce finale. L'olio si è incendiato quasi subito e, ve lo assicuro, vedere i propri amici, i propri compagni di sudore, quelli di cui conosci mogli, figli... Vederli arsi vivi, beh, ti uccide ancor prima di essere morto. Per me è stato così, almeno. Non mi sono nemmeno accorto che stavo facendo la loro stessa fine.
È strano, sapete? Dopo i primi istanti di dolore, in cui vorresti strapparti il cuore, non senti più nulla. Il fuoco purifica, ma soprattutto ti brucia tutte le terminazioni nervose della pelle e non senti più dolore. Almeno così dicevano i medici mentre cercavano di staccarmi i vestiti, che si erano ormai fusi sulla mia pelle. Un paio di giorni di agonia e poi via, nemmeno il tempo per una lacrima. Tanto non l'avrei sentita rigarmi la faccia.
Ora è finita, ho timbrato il cartellino per l'ultima volta mercoledì 5 dicembre. Avevo 26 anni ed ero operaio. Non esistevo prima e tra qualche giorno non esisterò più".
mercoledì 12 dicembre 2007
Quando lo stage è una trappola. L'inchiesta di Repubblica.
Io personalmente fui pagato (per le circa 8 ore al giorno che facevo lì) con un buono pasto da 7 euro per ogni giorno lavorativo, dato in anticipo ad inizio mese e trattenuto da quelli del mese successivo se per qualche motivo facevo assenze. Per pagare casa (ovviamente era a Milano), vitto e vita lì (e non avete idea dei prezzi di Milano...) dovetti lavorare prima due mesi in un supermercato full time (dalle 7 di mattina alle 7 di sera), lavoro che trovai proprio all'ultimo minuto dopo due settimane di ricerca sfrenata in quel di Ravenna. Ancora a volte mi chiedo come avrei fatto se non l'avessi trovato...
Ma non è tutto oro quel che luccica! Il tutor per esempio non lo vidi mai (ma quando mettono il direttore come tutor, direi che è inevitabile...), e capitò tante volte che fossimo solo in due in certe ore ( io, stagista pagato a buoni pasto, e un altro in genere con contratto a 3-6-mesi) a tenere tutta la redazione.
Le speranze di assunzione svanirono subito quando seppi la distribuzione dei contratti lì dentro: su una sessantina di giornalisti ad avere un contratto a tempo indeterminato erano meno di una decina. Tutti gli altri? Stagisti (eravamo in 5 mentre sono stato lì), contratti a tre o sei mesi, collaborazioni varie. Quando me ne sono andato a Settembre tirava un'aria abbastanza pesante e si parlava di scioperi in vista, ma poi non so come sia finita...
Vabbè, basta divagazioni e vi lascio all'articolo!
Magari la storia dello stage la riprenderò tra un po'...
Se poi volete raccontarmi la vostra storia di stagisti, magari un articolino ci viene fuori...che dite?
GIOVANI NELLA TRAPPOLA DELLO STAGE: QUATTRO LAUREATI SU DIECI SENZA PAGA.
Tanti non ricevono alcun rimborso per lavorare anche più di 48 ore a settimana. La gran parte non è inserita in alcun progetto formativo e il 53 per cento è costretto a farne almeno due. Soprattutto nelle piccole imprese. I risultati della nostra indagine insieme a Gipd, dopo l’allarme della Commissione europea sull’abuso dei tirocini, su duemila stagisti e cento imprese. TABELLE: le volte, la retribuzione, il progetto, l’orario, le proposte di lavoro : LA TESTIMONIANZA: Francesco Pedemonte da Genova
di FEDERICO PACE
La gran parte di loro ha meno di ventisei anni, possiede almeno un titolo di laurea, e non riceve neppure un euro per lavorare, o imparare a lavorare, anche fino a 48 ore a settimana. Più della metà degli stagisti ha ripetuto, o è stato costretto a ripetere, l’esperienza più di una volta e, alla fine di quei mesi trascorsi in azienda, un terzo di loro ha dovuto amaramente confessare che lo stage non è servito a nulla. Ma soprattutto, la maggior parte di loro non ha avuto, durante il tirocinio, alcun progetto formativo.
Sono questi alcuni dei risultati della nostra indagine realizzata, insieme all’associazione del personale Gidp, sull'esperienza degli stage dei giovani, che ha coinvolto duemila stagisti e cento imprese, dopo che la Commissione europea ha lanciato l’allarme sull’abuso dello strumento dei tirocini. Dopo che l'istutuzione europea ha annunciato, per l’anno prossimo, l’adozione di una serie di interventi per stimolarne l’uso corretto e virtuoso con l’inquadramento del tirocinante in un adeguato percorso formativo seguito anche dalla presenza di un tutor.
Quella che è, e deve essere, un’opportunità per avvicinarsi al mondo delle aziende, rischia, forse in troppi casi, di diventare una specie di trappola. Lo stage così, come se fosse un panetto di plastilina, prende forme che la discostano dalla natura per cui è stato pensato e promosso.
Ma iniziamo dalla paga. Il quaranta per cento degli stagisti ha dichiarato di non avere ricevuto alcun rimborso mentre un altro dieci per cento ha detto di avere dovuto fare fronte a un rimborso inferiore ai duecento euro al mese. Un altro sette per cento ha ricevuto una somma compresa tra duecento e trecento euro. Pochi invece i fortunati che hanno potuto fare conto, a fine mese, su qualcosa che non avesso solo un carattere simbolico. Il tredici per cento ha ricevuto una cifra compresa tra 500 e settecento euro mentre un altro dodici per cento ha avuto una cifra superiore ai settecento euro (vedi tabella).
Quanto invece al progetto formativo solo il 35 per cento ha dichiarato di averlo avuto e di essere stato seguito da un tutor. A questi si aggiunge un 15 per cento che però, seppure con un progetto, non è stato seguito da alcun tutor. Ma quel che desta allarme è quel 51 per cento che dichiara di non essere stato inserito in alcun progetto formativo (vedi tabella). Ma quali sono le realtà dove si fa un uso distorto dei tirocini? “Come gestore delle risorse umane – ci ha detto Paolo Citterio, presidente associazione direttori risorse umane GIDP/HRDA – vedo troppe malinconiche situazioni specie nelle piccole imprese che ancora non hanno capito né percepito che un laureato può fornire, ad esempio, nell'area del marketing o dello sviluppo della ricerca, un contributo importante ove l'imprenditore, che "sta sul pezzo" anche 12 ore al giorno e non ha il tempo né la cultura per crescere. Queste imprese hanno bisogno, forse non di maggiori controlli punitivi ma di facilitazioni, spiegazioni, indicazioni su come utilizzare al meglio i nostri stagisti laureati”.
Se si guarda alle ore trascorse in azienda ci si accorge che un terzo degli stagisti lavora più di 43 ore a settimana e di questi il dodici per cento arriva a lavorare per più di quarantotto ore (vedi tabella).
Se c’è qualcosa di positivo è di certo il ruolo crescente delle università nell’avvicinamento al mondo del lavoro. L’80 per cento delle imprese dichiara di utilizzare proprio il canale delle facoltà per individuare le risorse da inserire al proprio interno in percorsi di tirocini. “La nostra azienda – ci ha detto Maurizio Villa direttore del personale di Leaf Dolciaria – utilizza ampiamente lo stage con vicendevole soddisfazione attraverso convenzioni fatte con le principali università, tra queste la Cattolica, la Bocconi, il Politecnico, l'università di Parma e altre”.
Ma in quali divisioni vengono inseriti per lo più i giovani? Molti trovano spazio nelle attività legate al marketing (il 21 per cento) e nella divisione dell'amministrazione, controllo e finanza (il 18 per cento). Un altrettanto numero significativo ha la possibilità di entrare nella ricerca e sviluppo e nella produzione.
Alla fine per molti il tirocinio, seppure a un prezzo alto, non è tempo perso. I due terzi dicono che è servito in qualche modo a qualcosa mentre per un 33 per cento è servito a poco o nulla. Per il 31 per cento il tempo trascorso in azienda è stato utile per affinare le competenze mentre il 27 per cento, ne ha approfittato per capire meglio quello che accade in un'impresa. Altri, più concretamente, ritengono che alla fine il tirocinio sia soprattutto servito a inserire nel proprio cv un'esperienza di lavoro.
Quanto all’esito occupazionale, a quasi sei stagisti su dieci non è stato proposto alcun contratto (il 55 per cento), al venti per cento è stata proposta una collaborazione a progetto, al dieci per cento un contratto a tempo determinato e al sei per cento un contratto a tempo indeterminato (vedi tabella). D’altronde il tasso di crescita dell’occupazione è ancora molto esiguo e le aziende si mostrano molto caute. “Oggi l'inserimento in azienda non è affato scontato – ci ha detto Tommaso Raimondi direttore personale e organizzazione di OM Linde - e le aziende sono molto attente ad inserire le persone giuste al posto giusto dopo averne ampiamente valutate le potenzialità. Il considerare lo stage a volta con qualche pregiudizio, ritenendolo in definitivo come una modalità di sfruttamento delle risorse da parte delle imprese senza sicurezza di essere poi assunti, porta inevitabilmente a perdere delle occasioni duplici: colmare il gap di conoscenza rispetto alla realtà aziendale e sicuramente escludere comunque di dischiudersi qualche opportunità di definitivo inserimento”.
TABELLE:
Tutti le volte di uno stage
La retribuzione
Il progetto
L’orario
Le proposte di lavoro ricevute
LA NUOVA INDAGINE: UNDER 30, DAI BANCHI DI SCUOLA AL LAVORO:
RIEMPI IL QUESTIONARIO
lunedì 10 dicembre 2007
Il contratto (di categoria)? Un sogno per 7 milioni di persone.
Provate a indovinare cosa chiederanno questi sette milioni di persone nella letterina a Babbo Natale? Certo che sette milioni sono tanti... Dà da pensare un po'...
In fondo, per la cronaca, ci siamo anche noi (giornalisti)..
Dal sito dell'Ansa:
Ancora 7 mln di lavoratori in attesa di rinnovo
ROMA - L'accordo il contratto di 320mila bancari bancari alleggerisce di poco il numero dei lavoratori italiani in attesa di rinnovo del contratto, che resta intorno ai 7 milioni. Secondo le rilevazioni Istat più recenti, "alla fine di ottobre risultano in vigore 50 contratti, che regolano il trattamento economico e normativo di circa 5,2 milioni di dipendenti. Per contro, risultano scaduti 26 contratti relativi a circa 7,0 milioni di dipendenti e al 58,1 per cento del monte retributivo totale". Sempre a ottobre, ha rilevato l'Istat, "i mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 13,4 in ulteriore crescita rispetto a settembre 2007 (13,0 mesi), e superiori rispetto al valore relativo al medesimo mese dell'anno precedente (10,7 mesi)". L'intesa raggiunta per i lavoratori delle banche rinnova un contratto scaduto a fine 2005. Questi, in sintesi, i principali confronti ancora aperti per il rinnovo di contratti scaduti.
- DIPENDENTI PUBBLICI: I contratti sono scaduti a fine 2005. C'é un accordo quadro per rinnovi che prevedano aumenti medi di 101 euro (la base considerata per i ministeriali) ma per ora hanno raggiunto un'intesa solo ministeriali (250.000 lavoratori), parastato (circa 60.000 addetti) e scuola (circa un milione di addetti). Mancano gli accordi per enti locali, sanità, agenzie fiscali, comparti per i quali manca ancora la direttiva del Governo all'Aran. Tutti i contratti scadranno di nuovo a fine anno e per il 2008-2009 il Governo in Finanziaria ha messo risorse molto inferiori anche alla copertura della vacanza contrattuale.
- METALMECCANICI: Il confronto fra Federmeccanica e sindacati riprenderà in riunione plenaria il 12 dicembre, dopo i tavoli per delegazioni ristrette. La Federmeccanica ha proposto un aumento di 100 euro per 2/3 legato agli istituti sulla produttività. Il contratto che riguarda oltre 1,5 milioni di lavoratori è scaduto il 30 giugno. I sindacati hanno chiesto un aumento di 117 euro medi oltre a 30 euro per i lavoratori che non fanno contrattazione integrativa. Proseguono scioperio e mobilitazione a sostegno della vertenza.
- COMMERCIO: per i quasi due milioni di lavoratori tra commercio, terziario e servizi il contratto è scaduto a fine 2006. La richiesta di aumento per il 2007-2008 è di 78 euro (per 14 mensilità). Le trattative tra Confcommercio e sindacati si sono interrotte il 25 settembre. Per la categoria sarà una vigilia natalizia all'insegna: i lavoratori del commercio che si asterranno dal lavoro nei giorni 21 (per chi lavora su cinque giorni) o 22 dicembre (per chi lavora su sei giorni). Una seconda giornata di sciopero è stata preannunciata per gennaio.
- IMPRESE PULIZIA: circa 400.000 persone, in stragrande maggioranza donne, sono da oltre due anni senza contratto. Non sono stati fissati nuovi appuntamenti ma al ministero del lavoro, che a fine novembre a parlato di "trattativa sbloccata", si studia una mediazione.
- FERROVIE: Il contratto scaduto a fine 2006 riguarda circa 120.000 lavoratori delle attività ferroviarie. La richiesta di aumento salariale è di 115 euro medie.
- GIORNALISTI: il contratto che riguarda 16.500 lavoratori (su 85.000 iscritti all'albo) è scaduto da oltre due anni e mezzo (28 febbraio 2005) e la trattativa economica non è stata mai avviata nel merito perché non si è superato lo scoglio normativo (disciplina del precariato, lavoro autonomo e multimedialità). Sono già state effettuate oltre 15 giornate di sciopero.
lunedì 5 novembre 2007
Le due facce della nautica
Per fare un confronto siamo andati prima a visitare il Salone della Nautica di Genova, dove era in esposizione il meglio della produzione italiana e mondiale, e poi alla Fincantieri di Marghera, dove vengono prodotte alcune tra le navi da crociera più lussuose del mondo: dalle ammiraglie della Costa alle navi della Cunard, la stessa compagnia armatrice del famoso Titanic.
Altra cosa uscita? I lavoratori stranieri delle ditte di subappalto, nel servizio problema solo accennato. Un operaio medio della Fincantieri, ci hanno raccontato le nostre fonti, percepisce (o dovrebbe percepire) almeno 60 euro l'ora. Lavoro a rischio, alta conoscenza richiesta, materiali pericolosi, eccetera eccetera. Figuratevi chi dirige i lavori, che in genere ne chiede molti di più. Un dirigente delle ditte di subappalto chiede, per sè, 20 euro all'ora per lo stesso lavoro. Ci vuole poco a dedurre che, se il dirigente ci deve guadagnare, il lavoratore subappaltato ne prenda ancora meno.
Questo è un assaggio, ma ancora tanto ci sarebbe da dire.
Tra pochi giorni la seconda puntata. Ma intanto ecco a voi..."Le due facce della nautica"!
(visibile anche su youtube insieme a tutti gli altri del nostro master qui)

