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venerdì 22 ottobre 2010

Revival napoletano

Ve lo ricordate il fantastico spot mandato in onda su tutte le tv nazionali all'indomani della cosidetta "conclusione dell'emergenza rifiuti" in Campania con protagonista Elena Russo, l'attrice raccomandata al direttore di Rai Fiction Agostino Saccà da Silvio Berlusconi in persona?



Chissà se ora che Napoli è tornata così bella ne faranno un altro...

Ma la cosa più bella è che - come si legge nel Corriere oggi  - il sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso tra le varie dichiarazioni del giorno ha fatto anche questa: «nessuno ha mai detto che il problema era risolto definitivamente».

Si vede che è stato l'unico in Italia a non vedere lo spot...



UPDATE: per la serie "nessuno ha mai detto che il problema era risolto definitivamente" mi hanno segnalato anche la cartolina virtuale che si poteva e si può tuttora inviare dal sito Governoberlusconi.it che vedete anche riportata qui sopra, che cita testuale: "rifiuti in Campania: problema risolto in 58 giorni"

Che dite, la inviamo tutti a Silvio e Guido per rinfrescargli la memoria?

giovedì 21 ottobre 2010

Andate in pace, l'emergenza è (in)finita

Tanto per ricordare agli abitanti di Terzigno che per il Governo (o almeno per il suo sito istituzionale appositamente creato per l'emergenza rifiuti in Campania) il problema dello maltimento della monnezza in Campania proprio non si pone.



Sull'homepage di www.emergenzarifiuticampania.it infatti si legge dal 31 dicembre 2009 semplicemente questo:

Questo sito è aggiornato al 31 dicembre 2009, data di conclusione del mandato del Sottosegretario di Stato per l'Emergenza Rifiuti in Campania e della fine dell'emergenza.

Nessuno - a quanto pare - ha ritenuto la situazione tale da considerare riaperta l'emergenza rifiuti in Campania, o almeno da riattivare il sito che per la gestione di queste problematiche era stato appositamente creato.

Nel sito - curiosità - c'è anche una foto (vedi sopra) del famigerato sversatoio oggetto degli scontri di Terzigno, che oggi nessuno può più vedere ne fotografare perchè costantemente presidiato dalla Polizia. Anche se riesce difficile crede che il paesaggio sia ancora quello della fine del 2009...

Ancora, all'interno dello stesso sito - come operazione trasparenza - ci sono anche le webcam che dovrebbero far vedere in diretta l'attività dell'inceneritore di Acerra, vero e unico baluardo contro l'avanzata impellente della monnezza. Sarebbe bello vedere se i forni siano veramente impegnati a demolire le balle di rifiuti campani, ed i camini a sversare il loro sospetto fumo tossico nell'area vesuviana ma...non si può!


Perchè le webcam (come si vede nella schermata qui sopra) con qualsiasi browser si aprano, non funzionano! Che per sbaglio abbiano termovalorizzato pure quelle?

In compenso sul sito dell'ARPA campana si vede che nell'area di Acerra sono stati nel frattempo già 100 i giorni di sforamento delle pm10 nell'area, contro il limite fissato dalla UE che intimerebbe una quota massima di 35. Limite peraltro curiosamente diverso dai 191 giorni denunciati lo scorso febbraio da Tommaso Sodano (responsabile nazionale ambiente del Prc) a partire dal 26 marzo 2009, giorno di apertura dell'impianto. Sul sito di Arpa, come già detto, i giorni di sforamento sono ad oggi quantificati in 100, ma non c'è scritto in quale arco di tempo questi siano stati effettivamente conteggiati.

E' quantomeno singolare che della trasparenza che vorrebbe mostrare il Governo sulla questione non si veda assolutamente nulla, mentre l'unica cosa di trasparente che si vede su tutti i mezzi di informazione siano le proteste di Terzigno che per lo stesso Governo....semplicemente non esistono!

Cittadini campani, andate in pace: l'emergenza è (in)finita.

giovedì 28 maggio 2009

Le poppe più famose d'Italia


Da
Repubblica.it, la pubblicità della TTT Lines che ha fatto scoppiare lo scandalo a Napoli e che in molti chiedono di rimuovere dalle strade comunali.

Voi che ne pensate?

lunedì 4 maggio 2009

Milano e Napoli come Gaza: affidata agli istraeliani la sicurezza di metropolitane e ferrovie

Tranquilli: la sicurezza targata Mossad sbarca in Italia. Viaggiare sulle ferrovie della Nord Milano o sulla metropolitana di Napoli, da oggi, diventa un affare sicuro: quasi più di Gaza.
A patto, però, che non ricordiate nemmeno lontanamente un arabo o che i vostri zaini e le vostre borsette non insospettiscano i meticolosi addetti alla security sfornati da Tel Aviv e più precisamente dalla società di contractors israeliana G.Team Security Ltd (http://www.gteamsecurity.com/), cui le aziende di trasporto locale hanno appaltato i servizi di sicurezza.

Mica poco se si pensa che l'attuale General Manager di GTeam, nella sua precedente esperienza professionale, è stato il direttore della "Security Division" delle ferrovie Israeliane che -rassicura la società (http://www.formazioneseaf.it/GTeam_Security_Profilo.php)- "in questa veste ha sviluppato i principi della "security", i piani di sviluppo e quelli operativi, la filosofia della protezione delle infrastrutture, ha definito le risorse da dedicare alla sicurezza, le loro procedure ed i loro programmi formativi in funzione delle esigenze".

In altre parole, ad ispirare metodi e procedure della sicurezza a Napoli e Milano è la stessa "filosofia" messa in campo in Israele.

Insomma, possiamo stare tranquilli.


fonte:
San Precario

venerdì 12 settembre 2008

"Così ho avvelenato Napoli": l'inchiesta dell'Espresso

Forse dal sito dell'Espresso, visto l'andazzo, lo toglieranno. Ma così almeno qui rimarrà. L'inchiesta integrale sullo smaltimento illegale dei rifiuti in Campania, pubblicata sul settimanale in edicola in questi giorni.

Così ho avvelenato Napoli
di Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipaldi

Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari

Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito... Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.

Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra.

I primi clienti li ha raccolti in Toscana, in quelle aziende fiorentine dove la massoneria di Licio Gelli continua ad avere un peso. I controlli non sono mai stati un problema: dichiara di avere avuto a libro paga i responsabili. Anche con la politica ha curato rapporti e investimenti, prendendo la tessera di Forza Italia e puntando sul partito di Berlusconi.

La rete di protezione
Quando Vassallo si presenta ai magistrati dell'Antimafia di Napoli è il primo aprile. Mancano due settimane alle elezioni, tante cose dovevano ancora accadere. Due mesi esatti dopo, Michele Orsi, uno dei protagonisti delle sue rivelazioni è stato assassinato da un commando di killer casalesi. E 42 giorni dopo Nicola Cosentino, il più importante parlamentare da lui chiamato in causa, è diventato sottosegretario del governo Berlusconi.

Vassallo non si è preoccupato. Ha continuato a riempire decine di verbali di accuse, che vengono vagliati da un pool di pm della direzione distrettuale antimafia napoletana e da squadre specializzate delle forze dell'ordine: poliziotti, finanzieri, carabinieri e Dia. Finora i riscontri alle sue testimonianze sono stati numerosi: per gli inquirenti è altamente attendibile.

Anche perché ha conservato pacchi di documenti per dare forza alle sue parole. Che aprono un abisso sulla devastazione dei suoli campani e poi, attraverso i roghi e la commercializzazione dei prodotti agro-alimentari, sulla minaccia alla salute di tutti i cittadini. Come è stato possibile?

"Nel corso degli anni, quanto meno fino al 2002, ho proseguito nella sfruttamento della ex discarica di Giugliano, insieme ai miei fratelli, corrompendo l'architetto Bovier del Commissariato di governo e l'ingegner Avallone dell'Arpac (l'agenzia regionale dell'ambiente). Il primo è stato remunerato continuativamente perché consentiva, falsificando i certificati o i verbali di accertamento, di far apparire conforme al materiale di bonifica i rifiuti che venivano smaltiti illecitamente. Ha ricevuto in tutto somme prossime ai 70 milioni di lire. L'ingegner Avallone era praticamente 'stipendiato' con tre milioni di lire al mese, essendo lo stesso incaricato anche di predisporre il progetto di bonifica della nostra discarica, progetto che ci consentiva la copertura formale per poter smaltire illecitamente i rifiuti".

Il gran pentito dei veleni parla anche di uomini delle forze dell'ordine 'a disposizione' e di decine di sindaci prezzolati. Ci sono persino funzionari della provincia di Caserta che firmano licenze per siti che sono fuori dai loro territori. Una lista sterminata di tangenti, versate attraverso i canali più diversi: si parte dalle fidejussioni affidate negli anni Ottanta alla moglie di Rosario Gava, fratello del patriarca dc, fino alla partecipazione occulta dell'ultima leva politica alle società dell'immondizia.

L'età dell'oro
Vassallo sa tutto. Perché per venti anni è stato il ministro dei rifiuti di Francesco Bidognetti, l'uomo che assieme a Francesco 'Sandokan' Schiavone domina il clan dei casalesi. All'inizio i veleni finivano in una discarica autorizzata, quella di Giugliano, legalmente gestita. Le scorie arrivavano soprattutto dalle concerie della Toscana, sui camion della ditta di Elio e Generoso Roma. C'era poi un giro campano con tutti i rifiuti speciali provenienti dalla rottamazione di veicoli: fiumi di olii nocivi.

I protagonisti sono colletti bianchi, che fanno da prestanome per i padrini latitanti, li nascondono nelle loro ville e trasmettono gli ordini dal carcere dei boss detenuti. In pratica, accusa tutte le aziende campane che hanno operato nel settore, citando minuziosamente coperture e referenti. C'è l'avvocato Cipriano Chianese. C'è Gaetano Cerci "che peraltro è in contatto con Licio Gelli e con il suo vice così come mi ha riferito dieci giorni fa".

Il racconto è agghiacciante. Sembra che la zona tra Napoli e Caserta venga colpita dalla nuova febbre dell'oro. Tutti corrono a sversare liquidi tossici, improvvisandosi riciclatori. "Verso la fine degli Ottanta ogni clan si era organizzato autonomamente per interrare i carichi in discariche abusive. Finora è stato scoperto solo uno dei gruppi, ma vi erano sistemi paralleli gestiti anche da altre famiglie".

Ci sono trafficanti fai-dai-te che buttano liquidi fetidi nei campi coltivati in pieno giorno. Contadini che offrono i loro frutteti alle autobotti della morte. E se qualcuno protesta, intervengono i camorristi con la mitraglietta in pugno.

La banalità del male
Chi, come Vassallo, possiede una discarica lecita, la sfrutta all'infinito. Il sistema è terribilmente banale: nei permessi non viene indicata l'esatta posizione dell'invaso, né il suo perimetro. Così le voragini vengono triplicate. "Tutte le discariche campane con tale espediente hanno continuato a smaltire in modo abusivo, sfruttando autorizzazioni meramente cartolari. Ovviamente, nel creare nuovi invasi mi sono disinteressato di attrezzare quegli spazi in modo da impermeabilizzare i terreni; non fu realizzato nessun sistema di controllo del percolato e nessuna vasca di raccolta, sicché mai si è provveduto a controllare quella discarica ed a sanarla". In uno di questi 'buchi' semilegali Vassallo fa seppellire un milione di metri cubi di detriti pericolosi.

L'aspetto più assurdo è che durante le emergenze che si sono accavallate, tutte queste discariche - quelle lecite e i satelliti abusivi - vengono espropriate dal Commissariato di governo per fare spazio all'immondizia di Napoli città. All'imprenditore della camorra Vassallo, pluri-inquisito, lo Stato concede ricchi risarcimenti: quasi due milioni e mezzo di euro. E altra monnezza seppellisce così il sarcofago dei veleni, creando un danno ancora più grave.

"I rifiuti del Commissariato furono collocati in sopra-elevazione; la zone è stata poi 'sistemata', anche se sono rimasti sotterrati rifiuti speciali (includendo anche i tossici), senza che fosse stata realizzata alcuna impermeabilizzazione. Non è mai stato fatto uno studio serio in ordine alla qualità dell'acqua della falda. E quella zona è ad alta vocazione agricola".

L'import di scorie pericolose fruttava al clan 10 lire al chilo. "In quel periodo solo da me guadagnarono due miliardi". Il calcolo è semplice: furono nascoste 200 mila tonnellate di sostanze tossiche. Questo soltanto per l'asse Vassallo-casalesi, senza contare gli altri i boss napoletani che si erano lanciati nell'affare, a partire dai Mallardo.

"Una volta colmate le discariche, i rifiuti venivano interrati ovunque. In questi casi gli imprenditori venivano sostanzialmente by-passati, ma talora ci veniva richiesto di concedere l'uso dei nostri timbri, in modo da 'coprire' e giustificare lo smaltimento dei produttori di rifiuti, del Nord Italia... Ricordo i rifiuti dell'Acna di Cengio, che furono smaltiti nella mia discarica per 6.000 quintali. Ma carichi ben superiori dall'Acna furono gestiti dall'avvocato Chianese: trattava 70 o 80 autotreni al giorno. La fila di autotreni era tale che formava una fila di circa un chilometro e mezzo".

Un'altra misteriosa ondata di piena arriva tra la fine del 2001 e l'inizio del 2002: "Si trattava di un composto umido derivante dalla lavorazione dei rifiuti solidi urbani triturati, contenente molta plastica e vetro". Decine di camion provenienti da un impianto pubblico: a Vassallo dicono che partono da Milano e vanno fatti scomparire in fretta.

Il patto con la politica
Uno dei capitoli più importanti riguarda la società mista che curava la nettezza urbana a Mondragone e in altri centri del casertano. È lì che parla dei fratelli Michele e Sergio Orsi, imprenditori con forti agganci nei palazzi del potere: il primo è stato ammazzato a giugno. I due, arrestati nel 2006, si erano difesi descrivendo le pressioni di boss e di politici.

Ma Vassallo va molto oltre: "Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società Eco4 gestita dai fratelli Orsi. Ai fratelli Orsi era stata fissata una tangente mensile di 50 mila euro... Posso dire che la società Eco4 era controllata dall'onorevole Nicola Cosentino e anche l'onorevole Mario Landoldi (An) vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di 50 mila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto a casa di quest'ultimo a Casal di Principe. Ricordo che Cosentino ebbe a ricevere la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto".

Rapporti antichi, quelli con il politico che la scorsa settimana ha accompagnato Berlusconi nell'ultimo bagno di folla napoletano: "La mia conoscenza con Cosentino risale agli anni '80, quando lo stesso era appena uscito dal Psdi e si era candidato alla provincia. Ricordo che in quella occasione fui contattato da Bernardo Cirillo, il quale mi disse che dovevamo organizzare un incontro elettorale per il Cosentino che era uno dei 'nostri' candidati ossia un candidato del clan Bidognetti. In particolare il Cirillo specificò che era stato proprio 'lo zio' a far arrivare questo messaggio".

Lo 'zio', spiega, è Francesco Bidognetti: condannato all'ergastolo in appello nel processo Spartacus e, su ordine del ministro Alfano, sottoposto allo stesso regime carcerario di Totò Riina e Bernardo Provenzano. L'elezione alla provincia di Caserta è stata invece il secondo gradino della carriera di Cosentino, l'avvocato di Casal di Principe oggi leader campano della Pdl e sottosegretario all'Economia. "Faccio presente che sono tesserato 'Forza Italia' e grazie a me sono state tesserate numerose persone presso la sezione di Cesa. Mi è capitato in due occasioni di sponsorizzare la campagna elettorale di Cosentino offrendogli cene presso il ristorante di mio fratello, cene costose con centinaia di invitati. L'ho sostenuto nel 2001 e incontrato spesso dopo l'elezione in Parlamento".

Ma quando si presenta a chiedere un intervento per rientrare nel gioco grande della spazzatura, gli assetti criminali sono cambiati. Il progetto più importante è stato spostato nel territorio di 'Sandokan' Schiavone. Il parlamentare lo riceve a casa e può offrirgli solo una soluzione di ripiego: "Cosentino mi disse che si era adeguato alle scelte fatte 'a monte' dai casalesi che avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. Egli, pertanto, aveva dovuto seguire tale linea ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell'affare e, di conseguenza, tenere fuori il gruppo Bidognetti e quindi anche me".

Vassallo non se la prende. È abituato a cadere e rialzarsi. Negli ultimi venti anni è stato arrestato tre volte. Dal 1993 in poi, ad ogni retata seguiva un periodo di stallo. Poi nel giro di due anni un'emergenza che gli riapriva le porte delle discariche. "Fui condannato in primo grado e prosciolto in appello. Ma io ero colpevole". Una situazione paradossale: anche mentre sta confessando reati odiosi, ottiene dallo Stato un indennizzo di un milione 200 mila euro. E avverte: "Conviene che li blocchiate prima che i miei fratelli li facciano sparire...".

giovedì 29 maggio 2008

"Antò, c'hanno fottuto l'ambulanza!!!!!!"

Vabbè, qui però si esagera....

Voi immaginatevi questi del 118 che caricano il malato e tornano giù all'ambulanza per scoprire che...'n c'è cchiù... :)
Notizia recuperata dall'agenzia Ansa.

(ANSA) - NAPOLI, 28 MAG - Operatori e medici del 118 effettuano un servizio di emergenza e, mentre assistono il malato, vengono derubati dell’ambulanza. E’ accaduto a Pianura, alla periferia di Napoli. Il 118 era stato allertato da una telefonata. Gli operatori si sono recati sul posto e mentre prestavano soccorso ad una persona non in gravi condizioni di salute, si sono accorti che qualcuno stava portando via l’ambulanza. I carabinieri, a cui e’ stato segnalato il furto, hanno poco dopo ritrovato il mezzo.

Se quando sarò in stage avrò accesso a tutte le agenzie stampa come mi era successo all'Agr, sto pensando seriamente di mettere su un altro blog parallelo con le storie più strane ed assurde di ogni giorno raccontate da Ansa & Co.! Giuro che non avete la benchè minima idea di cosa possa passare di là...

Più le locandine assurde dei giornali, anche stranieri, e altre cavolate del genere... Avrei bisogno dei vostri contributi, ma se l'idea vi attira fatemi sapere o mandate materiale! Se la cosa vi attira...partecipate!

Ad ogni modo, stay in touch!
Vi farò sapere...

venerdì 16 maggio 2008

Ipocrisia e violenza all'ombra delle molotov - Gli attacchi ai campi Rom di Napoli raccontati dal Corriere.

Da Corriere.it di oggi, l'ipocrisia degli italiani ed in conflitti mai risolti nei confronti degli "sporchi rom" italiani.

Il reportage - Le strade dell'odio

IN MOTORINO CON LE MOLOTOV: "E' LA NOSTRA PULIZIA ETNICA".

Le bande di incendiari partono dal fortino dei boss

NAPOLI — All’inizio è soltanto una colonna di fumo, un segnale che nessuno collega allo sciame di motorini che attraversano sparati l’incrocio di via Argine, due ragazzi in sella a ogni scooter.

L’esplosione arriva qualche attimo dopo, sono le bombole del gas custodite in una baracca avvolta dal fuoco. Le fiamme arrivano fino all’estremità dei pali della luce, il fumo diventa una nuvola nera e tossica, gonfia com’è di rifiuti e plastica che stanno bruciando. Le baracche dei Rom di via Malibrand sono un enorme rogo.

Ponticelli, ore 13.30, la resa dei conti con gli «zingari» è definitiva, senza pietà. Il traffico che impazzisce, il suono delle sirene, i camion dei pompieri, carta annerita che volteggia nell’aria, i poliziotti di guardia all’accampamento che si guardano in faccia, perplessi. Loro stavano davanti, quelli con il motorino sono arrivati da dietro. Allargano le braccia, succede, non è poi così grave, tanto i rom se n’erano andati nella notte. «Meglio se c’erano», si rammarica un signore in tuta nera dell’Adidas. «Quelli dovrebbero ammazzarli tutti». Parla dall’abitacolo della sua Punto, in bella evidenza sul cruscotto c’è un santino, «Santa Maria dell’Arco, proteggimi».

Il primo spettacolo, perché ce ne saranno altri, va in scena davanti alla Villa comunale, l’unica oasi verde, con annessa pista ciclabile, di questo quartiere alla periferia orientale di Napoli, dove l’orizzonte è delimitato dalle vecchie case popolari figlie della speculazione edilizia voluta da Achille Lauro. Un uomo brizzolato con un giubbotto di jeans sulle spalle è il più entusiasta. «Chi fatica onestamente può anche restare, ma per gli altri bisogna prendere precauzioni, anche con il fuoco». Il fuoco purifica, bonifica il terreno «da queste merde che non si lavano mai», aggiunge un ragazzo con occhiali a specchio, capelli impomatati, maglietta alla moda con il cuore disegnato sopra, quella prodotta da Vieri e Maldini. Siccome non c’è democrazia e lo Stato non ci protegge, dice, «la pulizia etnica si fa necessaria» e chissà se capisce davvero il significato di quella frase.

Quando si fanno avanti le televisioni, la realtà diventa recita, si imbellisce. Il donnone con la sporta della spesa che un attimo prima batteva le mani e inveiva contro i pompieri — «lasciateli bruciare, altrimenti tornano»—assume di colpo la faccia contrita, Madonna mia che disastro, poveracci, meno male che là dentro non ci stanno le creature. Il ragazzo con gli occhialoni a specchio diventa saggio all’improvviso: «Giusto cacciarli, ma non così». La telecamera si spegne, lui scoppia a ridere. Sotto a un albero dall’altra parte della strada c’è un gruppo di ragazzi che osserva la scena. Guardano tutto e tutti, nessuno li guarda. Sembrano invisibili. I loro scooter sono parcheggiati sul marciapiede. Il capo è un ragazzo con una maglietta nera aderente, i capelli tagliati cortissimi ai lati della testa. Tutti i presenti sanno chi è, ne conoscono con precisione il grado e la parentela. È uno dei nipoti del cugino del «sindaco » di Ponticelli, quel Ciro Sarno che anche dal carcere continua ad essere il signore del quartiere, capo di un clan di camorra che ha fatto del radicamento nel quartiere la sua forza. Quando vede che la confusione è al massimo, fa un cenno agli altri. Si muovono, accendono i motorini. Dieci minuti dopo, dal campo adiacente, quello di fronte ai palazzoni da dodici piani chiamati le Cinque torri, si alza un’altra nuvola di fumo denso e spesso. L’accampamento è delimitato da una massicciata di rifiuti e copertoni. Sono i primi a bruciare, con il fumo che avvolge le case popolari. La claque si sposta, ad appena 200 metri c’è un nuovo incendio da applaudire. I ragazzi in motorino scompaiono.

La radio di una Volante informa che ci sono fiamme anche nei due campi di via Virginia Woolf, al confine con il comune di Cercola. Sul prato bagnato ci sono un paio di rudimentali bombe incendiarie. I rom sono scappati in fretta. Nelle baracche ci sono ancora le pentole sui fornelli, gli zaini dei bambini. All’ingresso di una di queste abitazioni in lamiera e compensato, tenute insieme da una gomma spugnosa, c’è un quadro con cornice che contiene la foto ingrandita di un bimbo sorridente, vestito da Pulcinella. Florin, carnevale 2008, la festa della scuola elementare di Ponticelli. Alle 14.50 comincia a diluviare, una pioggia battente che spegne tutto. «Era meglio finire il lavoro», dice un anziano mentre si ripara sotto ad una tettoia della Villa comunale.

Mezz’ora più tardi, nel rione De Gasperi si vedono molte delle facce giovani che salivano e scendevano dai motorini. È il fortino dei Sarno, un grumo di case cinte da un vecchio muro, con una sola strada per entrare e una per uscire, con vedette che fingono di leggere il giornale su una panchina e invece sono pagate per segnalare chi va e soprattutto chi viene. Ma questa caccia all’uomo non si spiega solo con la camorra. Sarebbe persino consolante, però non è così.

Sotto al cavalcavia della Napoli-Salerno ci sono gli ultimi tre campi Rom ancora abitati. Dai lastroni di cemento dell’autostrada cadono fiotti di acqua marrone sulle baracche, recintate da una serie di pannelli in legno. Un gruppo di donne e ragazzi che abita nelle case più fatiscenti, quelle in via delle Madonnelle, attraversa la piazza e si fa avanti. «Venite fuori che vi ammazziamo», «Abbiamo pronti i bastoni». La polizia si mette in mezzo, un ispettore cerca di far ragionare queste donne furenti. Siete brava gente, dice, la domenica andate in chiesa, e adesso volete buttare per strada dei poveri bambini? «Sììììì» è il coro di risposta.

Dai pannelli divelti si affaccia una ragazza, il capo coperto da un foulard fradicio di pioggia. Trema, di freddo e paura. Quasi per proteggersi, tiene al seno una bambina di pochi mesi. Saluta una delle donne più esagitate, una signora in carne, che indossa un giubbino di pelo grigio. La conosce. «Stanotte partiamo. Per favore, non fateci del male ». La signora ascolta in silenzio. Poi muove un passo verso la rom, e sputa. Sbaglia bersaglio, colpisce in faccia la bambina. L’ispettore, che stava sulla traiettoria dello sputo, incenerisce con lo sguardo la donna. Tutti gli altri applaudono. «Brava, bravissima».

Avanti verso il Medioevo, ognuno con il suo passo.

Marco Imarisio

(Per le foto dei roghi di via Malibran si ringrazia comitatolettieri.wordpress.com)

lunedì 10 marzo 2008

The importance of being (in) a bed.

Ci passiamo più di un terzo della nostra vita, ci viviamo alcuni dei momenti più belli e di quelli più brutti che possiamo ricordare. E' una delle cose più importanti della nostra casa, è il luogo dove nascono i nostri sogni e dove questi "muoiono all'alba" al suono sterile di un BIP elettrico. E' dove stiamo quando non abbiamo nulla da fare, a guardare la tv fino alle 3 di notte aspettando il sonno, a mangiare patatine, a ripensare alla giornata appena passata o a leggere libri aspettando che si scarichi l'ultima stilla di energia della piletta tascabile..
E' dove stiamo quando stiamo male, e dove ci perdiamo in coccole quando stiamo bene...

Il cinema lo sa.

Ladies and Gentlemen: "Già letto". Dalla fantasia di Simone Ruzzo & Co, 7 minuti e 23 di ... al cinema.



Oggi sto surfando un po' su Youtube: gente, quante cose belle che si trovano a cercare un po'... :)

"Io sono troppo leggenda", da Napoli con furore!

Oggi una vera perla per cominciare bene la settimana...


Su segnalazione di
Luca De Berardinis (che spero si decida ad aggiornare la sua pagina web prima o poi) va ora in onda nel blog "Io sono troppo leggenda", film-documentario verità sull'Ultimo uomo sopravvissuto all'emergenza rifiuti a Napoli: Simone Ruzzo.

Non vi dò anteprime: vi dico solo che dal 30 di gennaio, da quando è stato messo su Youtube, ha già collezionato più di 80.000 visite e un sacco di commenti entusiastici, compreso quello del vostro webmaster (mi piace questo titolo altisonante...) preferito!


Siore e siori, a voi il film... Il finale è fantastico... :)



Ah, naturalmente...se avete segnalazione di altri video del genere...MANDATEMELI!


Buona settimana!

lunedì 18 febbraio 2008

Piccole suggestioni televisive.

Sabato sera, qualche minuto prima delle 19:30.

Sto andando al lavoro al ristorante in bici quando passando per la solita strada del lungofiume mi imbatto in un cassonetto a lato della strada che sta vomitando fumo come una ciminiera. Dio sa cosa gli avessero tirato dentro: provo ad aprirlo ma è impossibile per via del fumo che continua ad uscire sempre di più.

Visto che non sembra intenzionato a farlo nessun altro, entro nel negozio nello stabile davanti e dico al proprietario, 50-60enne che non si è accorto di nulla: "Mi sa che le conviene chiamare i vigili, perchè il cassonetto qua davanti ha tutta l'aria di stare andando a fuoco...".

Lui esce, controlla, e chiama il 115:
"Pronto, chiamo da via XXX, c'è il cassonetto qua davanti che sta andando a fuoco... Sì, gli devono aver tirato qualcosa dentro... No, più che altro c'è un fumo scuro e un forte odore di diossina, quindi vi conviene fare presto...".

Va bene che ormai i giornali ce l'hanno descritta in ogni modo dai fatti di Napoli, ma come cavolo fa un uomo normale qualunque a descrivere l' "odore forte di diossina" che probabilmente non ha mai sentito in vita sua? D'improvviso l'Italia è diventata un paese di ingegneri chimici istruiti dai maestri Manzi - Bruno Vespa della situazione?!?

Il potere di suggestione della televisione... :)