venerdì 4 dicembre 2009

Inchiesta sugli stagisti in Italia: arrivano ad un contratto meno di uno su 5.

Lo stage? doveva essere la porta d'ingresso per molti giovani al mondo del lavoro, ed il ponte ideale tra imprese e ragazzi in cerca di lavoro che dovevano trovare in esso il modo per farsi conoscere. Ma - non tanto a sopresa - l'ennesimo studio sugli stagisti italiani promosso dall'Isfol e dalla testata on line 'Repubblica degli stagisti' dell'amica Eleonora Voltolina fa scoprire che la realtà è molto ma molto diversa. Leggetevi il riassunto sotto dell'AdnKronos e l'intervista ad Eleonora Voltolina, e ditemi la vostra!

Meno di uno stage su cinque porta a un contratto vero, eppure i ragazzi sperano sempre che sia una porta d'ingresso al mondo del lavoro. In quasi la meta' dei casi, lo stage si conclude con una stretta di mano e un arrivederci e una volta su cinque (18,5%) la proposta che arriva e' quella di una proroga dello stage.

I casi in cui lo stage si trasforma in un vero e proprio contratto sono pochi: un 8% dichiara di aver ottenuto un contratto a progetto, un 7,9% un contratto a tempo determinato, un 6,5% una collaborazione occasionale. Solo 3 stage su 100 si trasformano nel contratto piu' ambito, quello a tempo indeterminato. Sono i risultati del sondaggio promosso dall'Isfol e dalla testata on line 'Repubblica degli stagisti', dedicato a chiunque abbia fatto nella vita almeno uno stage.

Il sondaggio si e' chiuso il 6 ottobre, raccogliendo quasi 3mila questionari. I risultati sono ora al vaglio dei ricercatori dell'Isfol, e l'identikit verra' presentato in un convegno a gennaio 2010, ma alcuni dati sono stati anticipati nel corso della fiera 'Job&Orienta' a Verona. All'appello hanno risposto soprattutto le donne (68,9%) e i 25-30enni, che sul totale dei partecipanti rappresentano la fetta piu' rilevante (65,2%), mentre solo il 16,1% ha piu' di trent'anni e il 18,7% meno di 24.

A livello geografico, i ragazzi del Nord sono i meglio rappresentati: costituiscono oltre la meta' del campione (un terzo delle voci provengono da Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria; un altro quinto da Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna). Cio' rispecchia un trend gia' evidenziato dalle indagini di Unioncamere, per cui al Nord si fanno piu' stage che altrove'', ricorda Pietro Taronna, dirigente dell'Isfol.

"Ma sicuramente - spiega - conta anche il fatto che tra i siti che piu' hanno contribuito a promuovere il nostro sondaggio, pubblicando il banner o inserendo la notizia nella loro newsletter, vi siano tante universita' del Nord: anche per questo, quasi tutti coloro che hanno partecipato sono laureati". Infatti, la meta' (44,6%) dei partecipanti ha una laurea specialistica o vecchio ordinamento; un 27,1% ha una laurea triennale e un 13,7% addirittura un diploma di master. Cio' dimostra che lo stage e' un'esperienza che oggi riguarda nella maggior parte dei casi persone con un alto grado di istruzione.

Uno su tre ha fatto lo stage mentre studiava: il 29,6% durante l'universita', il 6,9% durante il master, un 4,1% gia' durante la scuola superiore, il 5,7% mentre faceva un corso di formazione professionale. Ma ben due su tre hanno invece fatto stage solo dopo il periodo di formazione: il 40,9% dopo l'universita', l'8,2% dopo il master. Nella maggior parte dei casi (37,8%), le persone che hanno partecipato al sondaggio sono oggi in cerca di lavoro; un'altra percentuale rilevante sta ancora studiando all'universita' (21,4%) o sta completando un master (2,4%).

Solo uno su quattro (28%) e' gia' occupato. Per quanto riguarda il numero degli stage, coloro che ne hanno fatti tre o piu' sono quasi uno su cinque. Alla domanda 'Cosa ti aspettavi di ottenere dallo stage?', la risposta secca di quasi la meta' dei partecipanti (43,9%) e': trovare un lavoro.

Molto distanziate le altre opzioni: 'completare la mia formazione' raccoglie per esempio solo un quinto delle preferenze; 'orientarmi nel mondo delle professioni' ancora meno (il 18,3%). "Dal sondaggio, come prevedevamo, emerge quindi che i ragazzi vedono nello stage essenzialmente una strada per entrare nel mondo del lavoro - rileva Eleonora Voltolina, direttore di 'Repubblica degli stagisti' - eppure questa aspettativa viene quasi sempre frustrata".

Ma dove si va a fare lo stage? In un terzo dei casi presi in esame, attraverso il sondaggio in una piccola impresa, con meno di 50 dipendenti. Un'altra fetta sostanziosa (26,4%) va invece, all'estremo opposto, in una grande impresa, con oltre 250 dipendenti. In generale, il settore piu' gettonato per i tirocini e' comunicazione, spettacolo e pubblicita'; seguono a ruota servizi alle imprese e societa' di consulenza e turismo, ospitalita' e tempo libero.

Uno su cinque va in un ente pubblico.
Nella maggior parte dei casi, gli stagisti vengono inseriti nell'area relazioni esterne, ufficio stampa, eventi e in quella marketing e pubblicita'.

Dal punto di vista logistico, dal sondaggio emerge che fare lo stage non sempre e' comodo: meno della meta' dei partecipanti lo fa nella sua citta'. Con conseguenti costi di trasporto, vitto e alloggio. Pochi fortunati ricevono un rimborso spese sostanzioso: un 14% prende tra i 500 e i 750 euro al mese e un 6,9% addirittura oltre 750 euro al mese. Per trovare lo stage pochissimi (solo il 2,2%) si rivolgono a un centro per l'impiego. Piu' spesso si affidano all'ufficio stage dell'universita' o ad associazioni studentesche (28,2%) o al fai-da-te delle candidature spontanee e degli annunci su Internet (26%). In quasi la meta' dei casi (45,3%) la durata dello stage e' compresa tra i 4 e i 6 mesi.

Uno stage su dieci dura addirittura di piu', tra i 7 e i 12 mesi. La percentuale di coloro che portano a termine lo stage e' schiacciante: oltre il 90%. Chi lo interrompe prima lo fa soprattutto (5,6%) perche' insoddisfatto o per passare a un'offerta migliore (3,4% un lavoro, 0,7% uno stage a condizioni piu' vantaggiose). E' pero' la figura del tutor a rappresentare la nota dolente: solo la meta' dei partecipanti e' soddisfatta del suo. Nell'altro 50% dei casi, il tutor viene definito poco presente (18,6%), o un altro rispetto a quello indicato sul progetto formativo (6,8%), o addirittura niente di piu' che una firma sul modulo (17,8%).

"In generale, pero', chi ha partecipato al sondaggio conserva un ricordo positivo del suo stage - sottolinea Taronna - e per oltre la meta' dei nostri intervistati la qualita' dello stage e' stata buona (35,3%) o addirittura ottima (18,1%)". A fare da spartiacque, poi, il giudizio sufficiente scelto da un partecipante su cinque; sotto questa soglia c'e' un 18% che definisce mediocre il suo stage, e quasi uno su dieci che lo bolla senza pieta' come pessimo. (Adnkronos).

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