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martedì 29 aprile 2008

Il fallimento dei master in giornalismo.

Dedicato ad Eleonora, che dopo averlo letto si fregherà le mani di sicuro, e a Chicco che adora scrivere sui master in giornalismo!

Dal blog "Penne Digitali 2.0", un articolo del novembre 2006 che dimostra ancora una volta come di tutti i problemi dell'entrata nella professione giornalistica si sia parlato tanto, ma non si sia ancora fatto nulla...

STAGE IN REDAZIONE? SI', MA SOLO SE RETRIBUITI.


Una buona idea realizzata male può naufragare trasformandosi in una pessima idea. È il caso dei discussi master in giornalismo, una delle attuali vie d’accesso alla professione giornalistica nel nostro Paese. I master si moltiplicano e quella qualità che avrebbe dovuto essere il fondamento della via universitaria, ha mancato l’appuntamento con la verifica. L’esame, appunto. È opinione diffusa tra i commissari d’esame, ed è in ogni modo l’opinione che io stesso ho maturato facendo questa esperienza, che i candidati provenienti dai master non siano, alla prova dei fatti, più preparati degli altri. Se ne incontrano di ottimi e di impreparati anche se provengono dai master. In realtà, quello che ancora oggi fa la differenza è l’ambito professionale entro il quale si è svolto il praticantato. Il resto è affidato alla casualità o alle capacità individuali di ognuno e prescinde purtroppo dalla formazione che in realtà, nel nostro Paese, naviga a vista. Una delle cause di questa mancanza è certamente la fretta con cui sono state fatte le convenzioni tra Ordine e Università.

I master sono già diciannove. E altre convenzioni sarebbero pronte per essere sottoscritte. ( infatti nel frattempo sono già diventati 21, ndr)Ma c’è dell’altro. Poniamoci dalla parte degli aspiranti giornalisti: il candidato versa al master 10-12 mila euro (nel corso del biennio) per conquistare il famoso tesserino professionale. Che lo abilita a una professione ormai inflazionata. Ogni anno, infatti, sono più di mille le abilitazioni (su circa 1400 candidati nel 2005) all’albo dei professionisti a fronte di un turn-over nell’editoria pari a 225 unità nello stesso anno, secondo i dati dell’Inpgi citati da Guido Besana in un articolo uscito nel precedente numero di “Giornalisti.”. Il titolo quindi è già svalutato. Se le cose andranno avanti in questo modo, nel giro di cinque anni, ci saranno altri 5000 giornalisti professionisti in cerca di lavoro. A questo punto il candidato che ha potuto accedere al master affronta i due anni di corso entro i quali si svolgono anche sei mesi di stage nelle redazioni. L’editore, grazie alle convenzioni tra Ordine e Università, ha a sua disposizione lo stagista a costo zero. E, intanto, centinaia di disoccupati-inoccupati (quasi tremila sono gli iscritti alle liste Fnsi-Fieg), e collaboratori che non possono o non vogliono affrontare la spesa del master, restano fuori della porta. A poco valgono gli incentivi messi in campo dall’Inpgi per l’assorbimento dei disoccupati (peraltro le nuove delibere sono state bloccate dalla Fieg in funzione antisindacale), le agevolazioni contrattuali, e le battaglie del sindacato sul fronte del precariato se tra Ordine, Università e editori si istituisce una corsia preferenziale per l’utilizzo dei giovani aspiranti giornalisti a costo zero.

L’effetto immediato di questo insano accordo, che purtroppo coinvolge anche chi tra i giornalisti, insegnando nel master, ha interesse all’ingresso degli studenti in redazione, è chiaramente visibile nel crollo delle sostituzioni. Le sostituzioni, che rappresentano una valvola di sfogo e un’occasione per migliaia di precari, si stanno quasi azzerando (tranne che al Corriere della Sera e al Gazzettino dove gli stage sono stati correttamente bloccati dai Comitati di redazione). Si è discusso a lungo sulle ragioni dell’utilizzo improprio degli stagisti nelle redazioni. Al di là di ogni volontarismo e velleitarismo formalista, come l’istituzione di un “tavolo della regole” con chi, invece, vuole mano libera, il vizio originario probabilmente sta proprio nelle maglie larghe delle convenzioni che lasciano spazio all’uso improprio dei giovani a partire dalla gratuità dello stage. Che è diventato una delle forme di sfruttamento dei giovani in cerca di prima occupazione.

A questo punto, ci sarebbe un’unica soluzione: modificare le convenzioni in modo tale che lo stagista sia retribuito diventando a tutti gli effetti un praticante, e quindi un costo per le aziende. Tra le altre cose la formazione in azienda andrebbe estesa. In sostanza, credo che, se fosse ancora possibile, sarebbe consigliabile abbandonare la via del master a pagamento sostituendolo con un corso di laurea universitario che comprenda almeno un anno e mezzo di stage retribuito. È, certo, comunque che il master non può rappresentare, tendenzialmente, la via unica per accedere al giornalismo. E c’è da chiedersi se vale ancora la pena di spendere dodicimila euro per “comprarsi” il tesserino di giornalista professionista?

(Enrico Ferri, giunta esecutiva Fnsi)


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Il bello è che questo pare sarà nella nostra commissione d'esame ad Ottobre...
Gente, che tristezza... Detto da uno che i suoi 10.000 e passa euro li ha già spesi, e che tornando indietro sinceramente avrebbe dei seri dubbi se rifarlo o meno...

venerdì 14 marzo 2008

Ordine dei giornalisti: perchè c'è chi lo difende, ed altre storie...

Dopo l' "effetto Grillo" si parla sempre di più in questi giorni dell'Ordine dei giornalisti, di solito con un solo fine: abolirlo. Uno dei quesiti referendari recentemente depositati dal comico genovese Beppe Grillo in preparazione del secondo "V-Day" contro l'informazione (che non informa), propone infatti proprio questo: l'abolizione dell'ordine, creato dal fascismo nel 1925 e successivamente riformato (in via definitiva) nel 1963, accusato di aver creato una casta chiusa ed impenetrabile dedita solo alla difesa di sè stessa.

Ma siamo proprio sicuri che l'idea di Grillo sia così innovativa?

In tanti forse non sanno che già nel 1996 i Radicali Italiani promossero, in omaggio a quello che definivano un vero e proprio progetto politico di carattere generale definito «americano, liberale, libertario e liberista», una serie di riforme costituzionali tramite referendum. Tra le proposte vi erano leggi elettorali maggioritarie omogenee a tutti i livelli, la riforma della giustizia, del fisco, della sanità, ed alcuni cavalli di battaglia storici dei Radicali come l'aborto, l'obiezione di coscienza e la legalizzazione delle droghe leggere.

In origine molti di più, i referendum vennero ridotti poi a sei da una sentenza della Corte Costituzionale e proposti agli italiani alla fine del 1997, dopo una controversa campagna di pubblicizzazione in cui Pannella denunciò più volte l'ostracismo dei maggiori organi di informazione sul tema, arrivando a presentarsi travestito da fantasma in una trasmissione di tribuna referendaria.

I referendum sopravvissuti furono questi sei: "Abolizione dei poteri speciali riservati al Ministro del Tesoro nelle aziende privatizzate", "Abolizione dei limiti per essere ammessi al servizio civile in luogo del servizio militare", "Abolizione della possibilità per il cacciatore di entrate liberamente nel fondo altrui", "Abolizione del sistema di progressione delle carriere dei magistrati", "Abolizione della possibilità per i magistrati di assumere incarichi al di fuori delle loro attività giudiziarie", "Abrogazione della legge che istituisce il Ministero delle politiche agricole", ed infine l' "Abolizione dell’Ordine dei giornalisti".

Nonostante gli appelli a tutte le formazioni politiche che potessero ritenersi interessate dai quesiti, i Radicali rimasero isolati nella mobilitazione precedente al voto e pur ottenendo maggioranze schiaccianti di «si» (circa l' 80%) i referendum non raggiunsero il quorum di partecipanti richiesto, segnando così un arresto al progetto di riforma radicale. Qui sotto, prese da Wikipedia, potete vedere le percentuali del voto che riguardarono quello specifico quesito: l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti. votarono quasi 15 milioni di elettori, che non bastarono a raggiungere il quorum ma che decretarono la loro volontà di abolizione con oltre il 65% dei voti.

Ordine dei Giornalisti

Abolizione dell’Ordine dei giornalisti.


totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 49 054 410
Votanti 14 735 975 30,00 (su n. elettori) Quorum non raggiunto
Voti validi 12 702 450 86,20 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 2 033 525 13,80 (su n. votanti)
Astenuti 34 318 435 70,00 (su n. iscritti)

Risultati



Voti %
RISPOSTA AFFERMATIVA SÌ 8 322 166 65,50%
RISPOSTA NEGATIVA NO 4 380 284 34,50%
bianche/nulle
2 033 525
Totale voti validi
12 702 450 100%

Volendo andare un po' controcorrente come al solito, ho provato a cercare qualcuno che proponesse valide ragioni per fare il contrario, ovvero mantenere l'Ordine intatto, ed ho trovato il testo che vi riporto sotto: si tratta di una "lettera aperta che Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ha indirizzato ai colleghi autolesionisti, che chiedono l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, accogliendo i suggerimenti degli editori e in generale dei “padroni delle ferriere”" (cito testuale l'introduzione dal sito FrancoAbruzzo.it).
La lettera è del 10 maggio 2007, e la posto qui sotto per farla leggere anche a voi:

Cari colleghi, mi permetto sommessamente di ricordare che la parola Ordine significa riconoscimento giuridico di una professione, nel caso particolare della professione di giornalista. L’Ordine, inoltre, è la deontologia. Nel caso specifico le "regole" fissate dal legislatore sono il perno, come afferma il nostro contratto di lavoro, dell’autonomia dei giornalisti. I Consigli degli Ordini sono per legge i giudici disciplinari e in questo campo fanno la loro parte, certamente con alti e bassi.

Sottolineo l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione ("corretta e completa"), costruito dalla Corte costituzionale sulla base dell’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (che è legge "italiana" dal 1955). Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 della Costituzione. Le considerazioni sopra esposte consentono di risalire alle ragioni che hanno spinto il Parlamento nel 1963 a tutelare la professione di giornalista. L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista comporterà questi rischi:

1) quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge.

2) risulterà abolita la deontologia professionale fissata negli articoli 2 e 48 della legge professionale n. 69/1963.

3) senza la legge n. 69/1963, cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del "segreto professionale sulla fonte delle notizie". Nessuno in futuro darà una notizia ai giornalisti privati dello scudo del segreto professionale.

4) senza legge professionale, direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da un articolo (2105) del Codice civile che riguarda gli obblighi di fedeltà verso l’azienda. Il direttore non sarà giuridicamente nelle condizioni di garantire l’autonomia della sua redazione. Oggi, forti delle regole deontologiche calate nella legge, possiamo dire “no” senza rischi di licenziamento. Domani?

5) una volta abolito l’Ordine, scomparirà l’Inpgi. I giornalisti finiranno nel calderone dell’Inps, regalando all’Inps un patrimonio di 2.500 miliardi di vecchie lire (immobili e riserve). Governo e Parlamento devono preoccuparsi di riformare le leggi sugli ordini e sui collegi professionali nonché di tutelare i saperi dei professionisti. La formazione e gli esami per l’accesso devono essere delegati, come vuole la Ue, a un altro soggetto (l’Università) anche per garantire il rispetto del principio costituzionale dell’imparzialità. Non possono essere i professionisti a giudicare chi debba entrare nella cittadella delle professioni. E’ condivisibile, infatti, quella parte del decreto legislativo 300/1999 sul riordino dei ministeri che affida l’accesso alle professioni - e quindi anche della professione di giornalista - all’Università. Oggi deve essere tolto agli editori il potere che hanno dal 1928 di “fare” i giornalisti. I giornalisti devono nascere soltanto in Università.

Non dimentichiamo:

a) che l’Ordine ha cercato di liberalizzare la professione creando 21 scuole (o master) di giornalismo. Scuole e master hanno senso se diventano legalmente l’unica via di accesso;

b) che i suoi minimi tariffari non sono vincolanti (come vuole l’Europa);

c) che l’Europa, con la direttiva 36/2005 (“Zappalà”), ha dato disco verde gli Ordini e ai Collegi italiani.

Quella direttiva e poi il dlgs 30/2006 (“La Loggia”) hanno stabilito che le professioni intellettuali si possono svolgere sia in via autonoma sia in via dipendente. Vogliamo rimanere professionisti e non tornare alla stagione mortificante del “mestiere”. Guardiamo avanti e non sposiamo le aspettative degli editori, che vogliono i giornalisti asserviti ai loro voleri. Senza Ordine, infatti, rimarranno soltanto gli ordini degli editori.

E’ tempo di elezioni (per il rinnovo dei Consigli dell’Ordine) e anche tempo di riformare in maniera incisiva l’Ordine e la professione secondo questi 11 punti:

( ma qui mi fermo, perchè elenca i suoi suggerimenti per cambiare l'ordine che ancora però sono rimasti solo nei suoi pensieri e non nella realtà: per chi vuola continuare l'articolo intero lo trovate sul sito di Franco Abruzzo, cliccando qui.)

Franco Abruzzo

presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia

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Conclusioni: Secondo me Grillo si prende meriti che non ha, senza nemmeno citare (sarebbe stato carino) il tentativo fallito dei suoi predecessori. Sembra facile adesso il tentativo di cavalcare un'onda, anzi due: quella dell'entusiasmo suscitato dal primo V-Day (che però come era facile immaginare non ha ancora prodotto nulla di concreto...) e quella di un'Italia facile ad adirarsi ora contro tutte quelle che possono essere chiamate caste. Perchè, ad esempio, ora si parla solo di quella dei giornalisti (cosa pure giusta) e non di altre come quella dei notai o degli avvocati? Grillo li ha tenuti da parte per i prossimi 14 V-Day?

Per il resto essendo parte in causa (ora appartengo al "famigerato" ordine, anche se dei benefici su cui Grillo ed altri sparano non ne ho ancora visto mezzo) non mi pronuncio e lascio a voi i commenti. Credo sia giusto non lasciare tutto il potere alle aziende, ma nemmeno delegarlo tutto alle università penso sia la scelta giusta, almeno finchè i master riconosciuti come quello che sto frequentando costeranno dai 10mila euro in su gettando centinaia di giornalisti in un mercato chiuso e senza sbocchi perchè poco o nulla regolamentato.
La riforma dell'Ordine deve per me passare anche e soprattutto per i problemi di stagisti e collaboratori, se no si rischia di avere un ordine fondato su piloni di irrealtà e pressochè fossilizzato come quello attuale.


Dopo di tutta questa piccola storiellina, che ne pensate?

Fatemelo sapere tramite commenti, che sono curioso... :)


lunedì 3 marzo 2008

"Stati generali dell'Informazione veneta": tante domande, nessuna risposta.

In ritardo, ma non potevo postarlo prima causa aula computer chiusa nel weekend, ecco il post sugli "Stati Generali dell'Informazione" tenutisi a Venezia alla sede dell'Ordine dei giornalisti del Veneto lo scorso Venerdì.

Dovevano essere un momento per "
trovarsi tutti attorno ad un tavolo per affrontare le tematiche di maggiore attualità e preoccupazione, alla ricerca di una linea comune e condivisa", come scrivevano nella mail di invito: sono stati in realtà solo gli interventi di tutti i maggiori media veneti, per bocca in genere dei loro direttori, che hanno lasciato più o meno lo stesso tempo che hanno trovato.

Si comincia con un particolare curioso: appena arrivati scopriamo di non essere stati invitati!
La convocazione è infatti rivolta ai colleghi "pubblicisti e professionisti"! Ora, va bene che i praticanti al di fuori delle scuole di giornalismo sono una razza a dir poco in estinzione, però esistiamo ancora! Ma vabbè!

Prendiamo posizione in sedia, e si comincia! La manifestazione è in realtà una sfilata di direttori e caporedattori ( a parte qualche eccezione come un freelance lì presente, si va dai direttori di Gazzettino, Corriere delle Alpi, Arena di Verona, Ansa, VenetoSat, Mattino di Padova, etc...) che parlano per una decina di minuti, espongono i loro problemi, e tornano a sedere.

Ognuno naturalmente ha un'idea di cosa di non vada nel mondo della comunicazione attuale: si va dal precariato in costante crescita che non garantisce professionalità, alla crescita di internet e delle free press sottovalutata dall'Ordine ("
Questa concorrenza cannibalizza la nostra professione, e l'Ordine deve attrezzarsi"), alla non conoscenza della Carta di Treviso da parte dei cronisti di giudiziaria ("che non sanno nemmeno cosa possono scrivere e cosa no") allo spettacolarismo dell'informazione (e qui le civette del Mattino che trovate in giro per il blog parlano da sole..) all'impossibilità ora di fare delle foto di bambini senza rischiare delle grane (?).

Qualcuno coraggiosamente cita anche dei dati: il direttore del Gazzettino, Roberto Papetti, spiega ad esempio abbastanza chiaramente perchè il problema dei collaboratori pagati anche due euro al pezzo non avrà soluzione in tempi brevi: "
Al Gazzettino attualmente lavorano 122 assunti con art.1 (tempo indeterminato), 12 con art.35 (praticanti a 8-900 euro al mese)...e un migliaio di collaboratori pagati al pezzo. Ora: immaginate cosa succederebbe se io dovessi contrattualizzare tutta questa gente domani. Il giornale fallirebbe in due giorni!".

Qualcuno fa discorsi che non hanno un senso al mondo ("A volte ci troviamo di fronte a collaboratori totalmente impreparati al lavoro che devono fare. Si sente l'esigenza di professionalizzare queste persone..." ...e le scuole di giornalismo di cui vi lamentate sempre a che servono? Ma i praticanti non esistono...), e dopo un po' confesso sinceramente che tutti i discorsi finiscono per assomigliarsi, specie quando si avvicina l'orario della pausa pranzo!

Si termina alle due e mezzo circa, dopo circa una ventina di interventi e dieci persone rimaste in sala (quando la fame chiama...), con una conclusione abbastanza triste:
tutti si pongono domande su tutto, ma nessuno ha una risposta che una per nessuna delle questioni in sospeso, e si capisce che tutto è destinato a rimanere com'è...

Alla fine gli Stati Generali si possono sintetizzare bene in due cose: la faccia simpatica di questo signore che è rimasto come me sino al termine degli interventi (e che russa beato in poltrona come fosse in Parlamento) e la battuta colta al volo di un giornalista fuori in calle: "Beh, perlomeno si potrà dire che questo presidente dell'Ordine qualcosa di nuovo l'ha fatto: perchè chiamare "Stati Generali dell'Informazione" la solita riunione..."

Traduzione: tutto resta com'è, e tenetevelo così...


venerdì 11 gennaio 2008

Master in giornalismo: il nuovo quadro di indirizzi e gli stage. Cosa cambia e cosa (non) ci si guadagna.

Cavolo, riguardando il post pubblicato prima mi rendo conto che sembra veramente un papirone indigesto e pesantissimo da leggere... ma provateci lo stesso, se davvero la cosa vi riguarda!

Tornando a noi, eravamo arrivati all'art 16 del nuovo quadro di indirizzi: la formazione professionale ( e i sospirati stage) ! L'articolo recita così:

Art. 16
Formazione pratica nelle scuole

La formazione pratica degli allievi deve avvenire attraverso esercitazioni, raccolta di notizie e lavoro redazionale per organi di informazione editi dalle scuole. Solo in via sperimentale – al fine di verificare la preparazione e prendere contatto con il mondo del lavoro (dimenticando che di solito la gente che entra nei master o è pubblicista quasi, o poco ci manca... Io avevo già quasi un anno di lavoro dietro...) – gli allievi trascorrono periodi di formazione (stage) presso testate esterne.

In particolare, a partire dal secondo bimestre, le scuole editano contemporaneamente:

a) un periodico a stampa, almeno quindicinale, distribuito sul territorio, anche attraverso le edicole, dedicato agli approfondimenti sui temi della realtà locale, nazionale e internazionale; (Da noi per ora è mensile, con tentativi in corso di farlo diventare quindicinale che ora finalmente si spiegano...)

b) un giornale on line costantemente aggiornato sulla cronaca locale e su temi generali. E’ necessario evitare che nel quotidiano on line confluiscano gli stessi materiali prodotti per gli altri media, ognuno dei quali ha un proprio specifico linguaggio; (Il giornale online c'è, ma è un po' decaduto rispetto al resto...)

c) una rubrica radiofonica, almeno quindicinale, disponibile sul sito della scuola e possibilmente ospitata da una stazione locale, previa autorizzazione da parte del Comitato esecutivo. La realizzazione è integrata da corsi di dizione, speakeraggio e conduzione; (Nulla di nulla sul fronte radio. Zero assoluto... Abbiamo provato a costruire una web-tv che facesse anche da agenzia foto e video per i media cittadini, ma incredibilmente è stata bloccata proprio dalla scuola a cose già avviate!)

d) rubriche e servizi giornalistici televisivi, disponibili sul sito della scuola e possibilmente diffusi attraverso emittenti locali, previa autorizzazione del Comitato esecutivo.

Le scuole possono altresì editare anche un notiziario quotidiano di agenzia, realizzato dagli allievi e diffuso agli organi di stampa. (L'avremmo fatto, ma...)

Tutti gli allievi nel corso del biennio partecipano alla realizzazione delle diverse testate.


...voi come siete messi?

Ed ora gli stage, che vengono come già annunciato fortemente rivoluzionati (non necessariamente in meglio). E qui ho idea che se ne discuterà...

Art. 17
Gli stage e i doveri delle scuole

I periodi di formazione (stage) in testate esterne durano due mesi per ciascun anno. Obiettivi dei periodi di pratica guidata sono l’approccio con le realtà operative e la conoscenza dei meccanismi redazionali. All’inizio di ciascun anno di corso la scuola comunica al Comitato tecnico scientifico il periodo di svolgimento dello stage.

Gli stage non possono svolgersi nel periodo 1° luglio-31 agosto. Tale disposizione verrà sottoposta a verifica del Consiglio nazionale ogni anno a partire dall’approvazione del presente quadro di indirizzi.

Gli stage sono regolati da convenzioni, concordate di volta in volta fra la Scuola e le aziende editoriali e non possono svolgersi presso quelle aziende per le quali il ministero del Lavoro abbia dichiarato lo stato di crisi o di ristrutturazione: tale divieto permane per l’intera durata del provvedimento ministeriale. Il divieto è esteso alle società in liquidazione o in stato di crisi ai sensi della legge fallimentare.

Le convenzioni, sottoposte alla verifica del Delegato del Consiglio nazionale, devono prevedere:

- da parte dell’azienda: la disponibilità ad accogliere l’allievo come praticante giornalista; la nomina da parte del direttore della testata di un tutor, che segua il praticante; l’impegno a non utilizzare il praticante in sostituzione di redattori per qualsiasi motivo assenti o per coprire vuoti di organico; (Tutto questo voglio proprio vedere come sarà rispettato, visto che già non lo fanno ora...)

- da parte della scuola: la copertura assicurativa per ogni ipotesi di incidente; il rispetto delle norme aziendali; l’impegno degli allievi a rispettare le norme per i praticanti (quali sono?) e a non effettuare prestazioni in sostituzione dei redattori (perchè è noto che il potere contrattuale di uno stagista gli consente di usare il pugno di ferro su questo...ma andiamo....)

Le scuole e i Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale vigilano affinché sia evitata un’utilizzazione impropria degli stagisti. (voglio vedere le ispezioni dei delegati del consiglio regionale a veder cosa faccio o non faccio durante il mio stage...) A tal fine denunciano eventuali violazioni al Consiglio regionale competente affinché eserciti il potere disciplinare nei confronti del tutor e del direttore della testata.

L’omessa vigilanza da parte delle scuole sul comportamento delle testate presso le quali gli allievi effettuano gli stage comporta l’avvio della procedura di revoca secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”. (E la scuola come può controllare? Hanno proibito i gestori-sceriffi nei locali dove non si può fumare, e li inseriscono nelle redazioni? Oltretutto alla scuola, anche se venisse a conoscenza della cosa, conviene denunciare? No, perchè 1) perde tutti i futuri posti per piazzare studenti e 2) va a rischio di sanzioni lei stessa. Chi lo farà?)

Le Università convenzionate con il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti accettano di non inviare studenti di altri corsi di laurea nelle redazioni giornalistiche. (E questo ci sta) In caso di violazione sarà avviata la procedura di revoca della convenzione secondo quanto previsto dall’art. 12 del presente “Quadro di indirizzi”.

Ma attenzione, non è solo l'azienda o l'università a doversi preoccupare di cosa succede o no negli stage: è soprattutto il praticante, tanto che alla cosa viene dedicato proprio un articolo a parte:


Art. 18 Gli stage e i doveri degli allievi

Gli allievi, in quanto praticanti, sono tenuti al rispetto delle relative norme contrattuali (Contratto? Che contratto?) e deontologiche e non potranno in alcun caso sostituirsi a un giornalista per qualsiasi motivo assente o coprire vuoti d’organico (E qui rimando al punto sopra... Se allo stagista dicono di fare una cosa, che margini ha per dire di no? Praticamente nessuno...)

Gli allievi possono firmare o andare in voce o video soltanto eccezionalmente e comunque sotto la diretta responsabilità del direttore della testata presso la quale si svolge lo stage. (E se non possono fare nessuna di queste cose cosa faranno? Non so voi, ma io considero lo stage come una portentosa opportunità di farsi conoscere, tanto è vero che quando iniziai a lavorare alla Voce di Romagna a Ravenna e ancora non sapevo pagassero i collaboratori, l'unica cosa che chiesi fu la possibilità di firmare i miei articoli per intero. Se gli stagisti debbono restare nascosti nelle scrivanie a fare l'oscuro lavoro del desk, chi mai si accorgerà di loro in futuro? Persino all'Agr, dove pure non uscivo mai e il desk era la norma, quello che era mio veniva citato come mio! Questa mi sembra una solenne cazzata)

Durante il biennio formativo, gli allievi non potranno avere contratti di lavoro, né giornalistici né di altro genere. (Io lavoro in un ristorante per pagarmi l'affitto: questo come rientra nel quadro? Se me lo tolgono sono per strada...) Le eventuali collaborazioni giornalistiche dovranno essere autorizzate dal direttore della testata e saranno svolte fuori dall’orario e dai locali della scuola. (praticamente impossibile...)

Al termine di ogni stage, ciascun allievo redige una relazione dettagliata sull’attività svolta all’interno delle testate ospitanti. La scuola trasmette le relazioni al Consiglio regionale competente e al Comitato esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti. In assenza di tali relazioni, il direttore delle testate non potrà rilasciare il certificato di compiuta pratica. (In assenza di relazioni non ottimali, mi sa che il ritorno al posto di lavoro lì però te lo sogni...)

In più, vista l'assenza di corsi in materia, per le università si apre un nuovo canale di insegnamento e di raccolta fondi: i famosi corsi di aggiornamento professionale, per pubblicisti e professionisti!

Art. 19
Qualificazione e aggiornamento professionale

Le Università e gli Ordini regionali territorialmente competenti, di intesa con il Comitato esecutivo e con il Comitato tecnico scientifico del Consiglio nazionale, nell’ambito delle attività della Scuola possono organizzare corsi di qualificazione e aggiornamento professionale per giornalisti professionisti e pubblicisti. (E questi invece chi li tiene e come vengono regolamentati?)

A tal fine possono sottoscrivere convenzioni, con i soggetti di cui al precedente comma nelle scuole riconosciute, finalizzate a realizzare percorsi formativi.

I percorsi formativi possono anche non coincidere con il biennio di praticantato convenzionato con il Consiglio nazionale. Se il percorso formativo coincide anche in parte con il biennio di praticantato riconosciuto dal Consiglio nazionale, la frequenza degli allievi giornalisti professionisti o pubblicisti è limitata al ciclo di lezioni teoriche, previa autorizzazione della direzione della Scuola

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Lasciando stare i vari articoli sulle prove di ammissione, che restano sostanzialmente uguali, e sulle domande di riconoscimento, direi che questo è tutto.

In conclusione, secondo me questa "rivoluzione annunciata" è destinata ad essere una bolla di sapone. Il mercato dei master e dei corsi non si riduce ma anzi aumenta, in un panorama già più che saturo. Certo, è richiesta più professionalità per quanto riguarda le materie e le lezioni, ma resta da vedere come questa verrà poi effettivamente applicata.

Per gli stage, direi che tutto sommato i praticanti giornalisti più che guadagnare dalle nuove norme ci perdono nettamente. Lo stage fa perdere agli studenti praticamente tutta la possibile "pubblicità" ottenibile su sè stessi (pensando ad un impiego futuro) senza nulla dare loro in cambio. La proibizione degli stage nel periodo estivo tutela dall'uso non corretto degli stagisti nelle redazioni durante i due mesi di luglio e agosto, ma trasferisce solamente il problema negli altri dieci. Oltretutto, in una redazione piena, i compiti rimasti per gli stagisti si riducono considerevolmente, e così la sua possibilità di accedere alle professione vera.

Non viene affrontato il nodo importante della retribuzione degli stage, in cui secondo me l'Ordine avrebbe dovuto mettere naso, che restano così poco di più di una fucina di braccia da desk a poco o nullo prezzo. C'è una forte corrente che dice che lo stage vada considerato alla stregua di un corso di formazione, quindi da non retribuire affatto (Semmai sarebbe lo stagista a dover ringraziare per il fatto che gli venga insegnato qualcosa!). Ma si dimentica che molto spesso lo stage non è il primo ingresso nella professione, ma soltanto l'ennesimo (secondo, terzo, quarto o oltre che sia) per una larga fetta dei provenienti da master e corsi universitari (mi baso sui dati del mio e sui racconti di chi conosco che ne frequenta altri), in realtà necessitanti solo del tempo per inserirsi nelle routine di lavoro per diventare perfettamente produttivi.

Secondo me, e con questo per oggi chiudo, quello che serve per cambiare il mondo del giornalismo (o almeno l'entrata) è ben altro.

...secondo voi?

Master in giornalismo: il nuovo quadro di indirizzi cambia davvero le cose?

Dopo lunghe attese, è finalmente uscito il nuovo quadro di indirizzi che dovrebbe, nelle intenzioni di chi l'ha scritto, riformare il panorama dell'accesso alla professione giornalistica. L'ordine dei giornalisti a dire il vero l'ha pubblicato online già lo scorso 27 dicembre, ma per cause varie (leggi: università chiusa nelle vacanze e impossibilità di poter usare computer e internet) riesco a scriverne solo ora.


Era stato annunciato lo scorso 16 dicembre con una mail a tutti gli iscritti come il "nuovo corso" per riportare sotto controllo (cito testuale) la delicata questione delle scuole di giornalismo, in crescita sregolata senza nessun controllo o quasi sulla loro effettiva utilità: qui sotto ne riporto qualche brano:

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"Non è stato facile mettere mano a una situazione per anni di fatto non governata dall'Ordine nazionale, con le Università purtroppo ormai abituate a gestire in proprio una materia delicata, quale è l'accesso alla professione giornalistica.

In Consiglio Nazionale le resistenze al cambiamento ci sono state e sono state forti. Riconquistare la centralità del ruolo dell'Ordine in materia di accesso e riportare i Master nella giusta dimensione è stato uno dei momenti qualificanti per la nuova dirigenza.

Tutte le convenzioni fin qui stipulate sono state disdettate e le scuole fin qui riconosciute potranno completare i corsi in atto nel rispetto della precedente normativa. I nuovi riconoscimenti saranno accordati solo a quelle strutture, vecchie o nuove, che avranno i requisiti previsti dalla normativa approvata dal Consiglio dell'Ordine il 13 dicembre. Si è trattato di dare uniformità alle scuole, passate dalle 3-4 di qualche anno fa alle attuali 21.

Il nuovo Quadro di indirizzi prevede molte innovazioni rispetto al precedente. Tra le tante alcune sono particolarmente importanti: sono state fissate rigorose incompatibilità negli incarichi evitando la sovrapposizione controllori-controllati, sono stati vietati gli stage degli studenti nel periodo 1 luglio-31 agosto, sono stati introdotti poteri reali per i Consigli regionali dell'Ordine fino a quello di veto nell'istituzione di nuovi Master, è stato affermato il principio della gestione paritetica tra Ordine e Università.
È solo l'inizio di un percorso ancora lungo.

Ma bisognava riportare i Master sotto controllo, e questo si è cominciato a fare. Attraverso regole chiare e non con parole vuote".
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Quello che mi sono chiesto poi è: ma questi cambiamenti saranno reali? E così sono andato a spulciare un po' il nuovo quadro di indirizzi (che potete scaricare per intero in formato word qui) , per veder cosa c'è di nuovo e confrontare il tutto con l'attuale gestione del nostro master.

Alla base di tutto una semplice domanda, che mi piacerebbe girare anche agli iscritti di altri master che capitino qui per tentare di avere un panorama globale della situazione: il nostro piccolo "Giorgio Lago" è in regola con la nuova normativa al momento? Se fosse applicata da subito sarebbe uno di quelli destinati a serrar bottega o no? E il vostro? Quanti dei master esistenti sono effettivamente già in regola e quanti completamente da rinnovare?

Per esigenze di scrittura (il quadro è un documento di oltre 36.000 caratteri, e verrebbe un papirone lunghissimo, ne prenderò in esame, commentandole, solo alcune parti prevalentemente relative all'aspetto pratico delle scuole (materie, stage, organizzazione, etc): per chi volesse approfondire rimando ancora al documento originale sul sito dell'ordine.

Ma cominciamo.

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All' Art. 2 (I soggetti promotori e le strutture che possono essere abilitate) il quadro recita così:


Nel quadro degli attuali ordinamenti possono essere riconosciuti, quali scuole abilitate allo svolgimento del praticantato giornalistico, i seguenti corsi per il cui accesso è richiesto il titolo di laurea in una qualsiasi disciplina o classe:

a) master universitari biennali in giornalismo;

b) istituti biennali per la formazione al giornalismo;

c) lauree magistrali in giornalismo.

Possono chiedere il riconoscimento le scuole promosse da Ordini regionali, da associazioni professionali dei giornalisti e dalle Università.

Non possono essere riconosciute scuole di tipo aziendale.

Le scuole possono essere gestite in forme consortili fra i soggetti e gli enti elencati ai punti a), b) e c) e operare con il concorso di soggetti pubblici e privati, enti locali, enti e istituzioni comunitarie, imprese editoriali o radiotelevisive iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (Legge 31 luglio 1997, n. 249).

Questo che vuol dire? Che in teoria potenzialmente le scuole non calano, ma anzi aumentano, perchè si aggiungono ai corsi già esistenti anche i nuovi corsi delle lauree magistrali. E cominciamo bene!

All'art. 3 (Condizioni per il riconoscimento) si dice:

Per chiedere il riconoscimento le scuole devono:

a) provare le finalità esclusivamente formative e non speculative o di lucro;

b) documentare la trasparenza, la legittimità e l’autonomia delle fonti di finanziamento, fornendo, mediante i relativi atti formali, adeguate garanzie circa le risorse annue, documentandone la misura e la natura (es. contributi comunitari, regionali, universitari, soggetti pubblici, soggetti privati, banche, ecc.). I finanziamenti non possono essere limitati alla sola tassa di iscrizione a carico degli allievi e non devono in alcun modo condizionare l’autonomia didattico-culturale e la capacità organizzativa della scuola;

c) garantire una effettiva preparazione professionale adeguata ai diversi mezzi di comunicazione (stampa, radio, televisione, agenzia, web e nuovi media) orientata a una formazione multimediale e a una preparazione culturale post lauream.

Il che vuol dire: le scuole non si fanno per guadagnarci sopra. Anche se non capisco molto il pezzo in neretto, che mi sembra un po' un controsenso: se i finanziamenti devono per forza anche venire da fuori ma non condizionare l'autonomia dell'istituto...allora da dove devono venire? Mi pare di capire dallo Stato, ma mi riservo di chiarirmi le idee. Per esempio la nostra costa 10.000 euro e rotti a cranio al biennio, che moltiplicato per 28 che siamo fa 280.000 euro di totale. Per garantirci l'autonomia non bastano? Qui ci vorrebbe una bella analisi dei conti interni del master, ma rischierei di metterci anni... Se qualcuno conosce quella del suo, la racconti che magari si chiarisce meglio!

All'articolo 4 (Durata dei corsi) il quadro dice che:

La durata dei corsi è biennale e di almeno 1.000 ore effettive all’anno, a tempo pieno e frequenza obbligatoria, di cui non meno dei due terzi dedicate alla pratica guidata all’interno delle scuole.

La pratica guidata nelle aziende è aggiuntiva e non può essere, neanche parzialmente, sostitutiva
dell’addestramento svolto nella scuola.

Durante il ciclo formativo, le scuole effettuano verifiche periodiche sul rendimento e sulla formazione acquisita dagli allievi. La documentazione di tali verifiche va trasmessa entro 30 giorni al Comitato tecnico scientifico e al Consiglio regionale competente.

Interessante la storia delle verifiche periodiche, anche se sarebbe curioso conoscerne le modalità... E cosa succede se non vengono superate? Lo vedremo più sotto.

Intanto resta confermato negli articoli successivi che le scuole sono e restano a numero programmato con 30 allievi di massimo per scuola, mentre per quanto riguarda la retta da pagare viene introdotto questo comma: "tale importo ( la retta di iscrizione) non potrà essere superiore all’importo massimo della tassazione prevista per i corsi post lauream degli atenei della regione in cui ha sede la scuola". Qui forse si spiega la necessità dei fondi di cui sopra. Anche se sarebbe curioso vedere ateneo per ateneo quanto si può arrivare a chiedere con questo criterio.

Ed ora viene il pezzo delle verifiche.

All'Art. 10 (Oggetto delle verifiche) è così scritto:

Le verifiche di cui agli articoli precedenti, riguarderanno il rispetto del “Quadro di indirizzi” e in particolare:

a) lo svolgimento effettivo degli insegnamenti pratici di giornalismo e della pratica guidata nelle testate della scuola, nelle misure stabilite dal precedente art. 4;

b) la presenza di giornalisti professionisti in qualità di docenti operativi nei vari settori multimediali per gli insegnamenti pratici e professionali coordinati dal direttore delle testate;

c) la disponibilità e l’uso di attrezzature per le pratiche multimediali di base, adeguate alle innovazioni tecnologiche. In caso di ulteriori necessità le scuole, previa verifica e autorizzazione del Comitato esecutivo, possono avvalersi di service non appartenenti ad aziende editoriali;

d) la presenza e l’effettiva diffusione di testate giornalistiche prodotte dagli allievi, del tutto autonome rispetto alla stessa università e a qualsiasi soggetto o ente pubblico o privato, e destinate all’esterno delle scuole;

e) la natura e la disponibilità di mezzi economici tali da garantire l’effettivo svolgimento del biennio autorizzato dal Consiglio nazionale secondo le condizioni poste dall’art.3 , lettera b) e dall’art. 20, comma 6.

E fin qui mi sembrano cose abbastanza ovvie... Poi si arriva alle valutazioni (art. 11):


Durante il secondo anno del biennio, una commissione formata da tre componenti del Cts, dai Delegati del Consiglio nazionale e del Consiglio regionale competente compie una verifica in ciascuna scuola al fine di valutarne la funzionalità e la rispondenza al “Quadro di indirizzi”. A tale verifica possono partecipare componenti del Comitato esecutivo.

La commissione valuta:

a) il giudizio degli allievi rispetto a:

1) rispondenza dell’insegnamento agli obiettivi didattici previsti,

2) validità dei laboratori,

3) funzionalità generale della scuola.

b) i parametri obbligatori contenuti nel “Quadro di indirizzi”:

1) Effettivo svolgimento delle ore di pratica:

le ore di pratica guidata devono essere reali, consistono in un lavoro redazionale, anche a rotazione tra le diverse testate, che impegni l’intero nucleo, assistito da giornalisti professionisti accreditati e in numero adeguato. (Da noi sono due per il giornale, due per la televisione, due per il web e la radio non l'abbiamo.)

2) Adeguatezza delle materie insegnate nelle ore di studio:

Conoscenza, ampia e approfondita, di diritto pubblico e privato con particolare riferimento a: diritto penale; economia e finanza; storia e geografia politica; deontologia professionale. (diritto l'abbiamo fatto, economia e finanza per nulla , storia solo quella del giornalismo, geografia politica nulla, deontologia sì ma con un prof che te lo raccomando...)

3) Consistenza dei prodotti redazionali:

i notiziari realizzati dalle scuole non possono essere house organ ma devono:

- essere diffusi sul territorio; (yes)

- essere realizzati integralmente dagli allievi; (yes)

- prevedere la partecipazione di tutta la classe; (da noi a volte si alternano, ma mi sembra più giusto così...)

- prevedere la rotazione dei compiti e delle responsabilità;

- utilizzare tutti i mezzi d’informazione: carta stampata, agenzia, radio, tv, web; (radio non ne abbiamo, agenzie abbiamo i loro siti internet...)

le scuole conservano, almeno fino alla fine del biennio successivo, copia dei prodotti redazionali realizzati e in particolare le registrazioni dei programmi radiofonici e televisivi.

4) Curriculum dei docenti:

i docenti universitari devono avere comprovate competenze scientifiche; i docenti giornalisti un’esperienza professionale almeno decennale e un adeguato curriculum.

5) Strutture e attrezzature in grado di supportare l’attività formativa:

in ciascuna scuola è indispensabile che vi siano le attrezzature previste dall’art. 20, comma 7 lett. a), b) e c) del presente “Quadro di indirizzi”.

6) Piano finanziario adeguato alle esigenze:

Disponibilità di mezzi economici tali da garantire l‘effettivo svolgimento del biennio autorizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine.

7) Analisi e raffronto del numero degli allievi che hanno conseguito l’idoneità professionale:

Sarà considerato il numero degli allievi della scuola che hanno superato l’esame considerando sia i risultati ottenuti alle prove scritte che a quella orale. (E questo invece lo definirei abbastanza interessante: è come il discorso che si fece degli incentivi alle scuole i cui studenti avessero avuto medie alte. Teoricamente giusto, ma chi mi garantisce ad esempio che la scuola TOT per non beccarsi un giudizio negativo e non chiudere perdendo tutti i finanziamenti non aiuti magari i propri iscritti all'orale? "A pensar male si fa danno - diceva Andreotti - ma molto spesso ci si azzecca". Su questo bisognerà stare attenti.)

Per ciascun elemento o parametro di valutazione sarà espresso un voto da 1 a 10.

La convenzione con l’Ordine non può essere rinnovata se la scuola ottiene un punteggio inferiore a 75/100 o se vi sia una insufficienza su due elementi di valutazione, di cui solo una potrà essere determinata dal giudizio degli allievi.

All'art. 12 le pene per chi non ce la fa: procedure per la revoca del riconoscimento
In caso di inosservanza anche di uno solo dei principi fissati dal “Quadro di indirizzi” nonché di violazione degli obblighi previsti, il Comitato tecnico scientifico informa il Comitato esecutivo, il quale avvia una procedura di infrazione che può portare alla revoca della convenzione.

Il Comitato esecutivo, sentito il Consiglio regionale competente, accorda alla Scuola un termine di 60 giorni per ristabilire le condizioni previste dal presente Quadro di indirizzi. Trascorso senza esiti tale termine, il Consiglio nazionale revoca il riconoscimento. La revoca diviene operativa al compimento del biennio in corso.

Un nuovo riconoscimento potrà essere richiesto non prima che siano trascorsi due anni.

Al termine di ciascun biennio la convenzione fra la Scuola e il Consiglio nazionale viene rinnovata attraverso una delibera del Comitato esecutivo, acquisiti i pareri del Comitato tecnico scientifico e del Consiglio regionale competente.

In assenza di tale delibera, la Scuola non può procedere alla pubblicazione del bando per il biennio successivo, pena la revoca del riconoscimento.

Per quanto riguarda i docenti, all'interno dell'articolo 14 (autonomia didattica e docenti giornalisti) si scrive così:

[...] In particolare ai giornalisti docenti sono richiesti:

- iscrizione all’Albo da almeno 10 anni;

- esperienza professionale nella disciplina o nella specialità d’insegnamento comprovata da circonstanziato curriculum;

- capacità didattica ed espositiva; (come e quando verrà certificata? E da chi?)

- adeguata preparazione teorica, soprattutto per quanto riguarda la deontologia professionale (Chi la certifica?)

- abilitazione all’insegnamento nelle scuole di giornalismo rilasciata dal Consiglio nazionale: la richiesta di tale abilitazione è subordinata alla definizione da parte del Consiglio nazionale delle procedure per conseguirla. (E quando verranno fatte queste?!?)

Per quanto riguarda invece le materie di insegnamento, tutto l'articolo 15 (raggruppamenti disciplinari di base) è dedicato a loro. Voi quante ne avete al momento?

Gli insegnamenti teorici e pratici necessari per la formazione del giornalista rispondono ai contenuti dei quattro seguenti raggruppamenti disciplinari:

a) Il sistema dell’informazione e del giornalismo: istituzioni e profilo professionale.

- Diritto dell’informazione e della comunicazione, doveri del giornalista, etica e deontologia; (La materia c'era, il prof un po' meno...)

- Storia del giornalismo; (niente da dire)

- Sociologia della comunicazione; (...scusa?)

- Economia dei media e delle imprese editoriali; (economia al Lago non esiste...)

- Ruolo degli Istituti di categoria; (questa voglio vedere se qualcuno ce l'ha...)

- Modelli organizzativi e produttivi internazionali; (nada de nada..)

b) Fondamenti culturali dell’informazione

- Elementi di economia, micro e macro; (economia nulla...)

- Elementi di diritto pubblico, civile e penale; (Noi abbiamo il diritto solo per quanto riguarda l'informazione...)

- Storia del mondo contemporaneo (con particolare riferimento al Secondo dopoguerra); (storia nulla: ci hanno detto di studiarla da noi...)

- Scienze sociali (elementi di scienza politica, geografia politica, psicologia e sociologia); (idem come sopra)

- Discipline scientifiche (con particolare riferimento ai temi della salute, dell’ambiente, delle fonti energetiche e della sostenibilità). (pure sottolineato?!? E' sponsorizzato da Pecoraro Scanio questo quadro? Comunque nulla...)

c) Discipline tecniche per le professioni giornalistiche.

- I media, loro organizzazione; (beh, questo sì dai...)

- Comunicazione verbale e non verbale (Dizione, prossemica, ecc.); (Dizione, ma perchè chiesta da noi studenti)

- Tecniche e linguaggi del giornalismo quotidiano e periodico nella stampa, nella radio, nella televisione e sul web; (Mitico Valentino Pesci!!!!! Web a parte...)

- Linguaggio visivo e grafico; (?)

- Linguaggi settoriali; (questo anche sì...)

- Giornalismo per uffici stampa; (ma sì...)

- Statistica e analisi dei dati; (sì...)

d) Innovazione tecnologica, giornalismo multimediale e di convergenza.

- Accesso alle fonti su Internet e verifica della loro attendibilità ; (aiutati che Dio ti aiuta...)

- Analisi comparata dei principali siti di informazione nazionali e internazionali ; (Un tubo)

- Giornalismo partecipato (public e civic journalism, social network, blog); (Nulla di nulla)

- La televisione via Internet: analisi e tecniche; (cenni generali...)

- Dal telegiornale al videogiornale per infomobilità; (?!?)

Tutti gli insegnamenti rientranti nei quattro raggruppamenti e quelli eventualmente aggiuntivi dovranno essere ispirati a una utile integrazione fra i principi teorici e le relative applicazioni al giornalismo.

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Per ora si chiude qui: il prossimo post sulle novità sugli stage in arrivo nel pomeriggio....