A scanso di equivoci, Giuseppe Gigante non é mio parente e non c'ho nulla da spartirci.
Precisato questo, ascoltate le dichiarazioni e poi guardate la fine del video... I commenti li lascio a voi.
"Anche un orologio rotto due volte al giorno avrà sempre ragione" (Get Fuzzy)
Un altro mondo possibile.
Che dà fastidio. Così si vuole eliminare un personaggio scomodo, che in una terra di profitti astronomici per l'economia illegale, (34 miliardi di euro il giro d'affari annuo delle ‘ndrine dice il procuratore antimafia di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone) cerca di risollevare un paesino di 1.700 anime facendo fruttare la presenza di rifugiati e immigrati curdi. Il sindaco è Domenico Lucano, Mimmo per tutti, fin dai tempi in cui si dannava per trovare tetto e lavoro alle decine di curdi arrivati sulle coste joniche negli anni '90; ‘Mimmo dei Curdi' prima ancora di vincere le elezioni con una lista civica ("di sinistra, semplicemente" precisa lui) "Un'altra Riace è possibile". Prima di Mimmo Lucano il paesino jonico era conosciuto solo per il ritrovamento dei Bronzi nel 1982.
Adesso le elezioni si avvicinano: in vista del 7 giugno si intensificano le intimidazioni; una settimana fa polpette avvelenate uccidono due dei tre trovatelli di Mimmo; quella prima ancora i banditi indirizzano i proiettili calibro 6,5 contro la porta della trattoria ‘Donna Rosa' dove si riuniscono gli amici della lista civica, pochi giorni dopo aver sparato nella notte contro il portone del circolo ‘Città Futura'. Un gruppo di amici che deve dare molto fastidio a certi riacesi.
Come danno fastidio i progetti di Mimmo, che danno lavoro come istruttori a oltre 30 ragazzi del posto e una speranza a un numero variabile tra 50 e 100 migranti extracomunitari, "creando un circolo economico virtuoso che ha portato a Riace anche parecchi turisti nordeuropei e ha permesso a bar e ristoranti di assumere altri giovani - sintetizza il sindaco - La nostra scelta di accogliere e integrare i migranti non dà solo lavoro ai nostri calabresi che si sono riadattati come docenti ai corsi d'inserimento professionale (dalla vetreria ai corsi di ricamo e cucito per le ragazze somale) ma attira anche un indotto che ha fatto rinascere un borgo che a inizio anni'70 contava il doppio di abitanti e che si era svuotato nel corso dell'ultima grande migrazione verso Genova Milano Torino".
Se l'integrazione costa meno dei CPT
"Grazie ai migranti Riace è passata dalla rassegnazione per una morte civile, al riscatto economico", secondo Lucano.
Forse un caso simbolo come quello delle 1700 anime di Riace che accolgono un centinaio di profughi etiopi somali, curdi afgani e iracheni può dar molto fastidio a chi persegue il modello dei Centri di identificazione, un tempo Cpt. "Dal secondo governo Berlusconi abbiamo aderito al bando del ministero dell'Interno per la presa in carico dei migranti in attesa dello status di rifugiato e per i migranti in via di identificazione, che a noi costano 20 euro al giorno a testa." Il costo per migrante in un centro d'identificazione come Lampedusa? "In media vanno dai 60 ai 70 euro a testa giornalieri, credo che Lampedusa sia intorno ai 66 euro". Un bel risparmio, non c'è che dire. E in giro per Riace non vedrete un poliziotto. "Mi stupisco delle reazioni di certi sindaci che vedono la presenza di migranti come un problema di ordine pubblico - chiude Lucano - dopo l'emergenza dei mesi passati, quando a Lampedusa continuavano a sbarcare ragazze e ragazzi giovani ma anche molti cadaveri, sono rimasto colpito negativamente dalla risposta della signora Letizia Moratti, che ha offerto da Milano ospitalità per 20 migranti. Forse anche in risposta a questo atteggiamento il consiglio comunale ha deciso di offrire ospitalità per duecento di loro". L'esempio di Lucano è contagioso: dopo Riace negli ultimi anni anche i comuni limitrofi di Stigliano e Caulonia si sono inseriti nella rete dei corsi di riqualificazione professionale e integrazione per migranti. Delle mosche bianche nel territorio della Locride; o anche se volete, una evoluzione del Dna di una cittadina da sempre differente rispetto a una regione storicamente in mano alla Dc; pochi chilometri più in giù sulla costa Jonica si trova Caulonia, che era stata per meno di una settimana dichiarata ‘Repubblica indipendente comunista' dai suoi braccianti nel 1945.
Felicemente figli di migranti
"Il caso di Riace e di Mimmo Lucano è una di quelle rare occasioni in cui mi sento, non dico orgoglioso, ma direi felice, di essere calabrese", dice Giuseppe Pugliese. Questo ragazzo di Rosarno dal 2002 cerca di dare assistenza agli oltre 1000 migranti che ogni inverno si riversano nella Piana di Gioja Tauro a lavorare nei campi, fino a fondare l'Osservatorio Migranti' della Piana. "Non sono spesso felice di essere calabrese, ma nemmeno italiano, se penso che 38 milioni di noi sono andati a cercare fortuna in altri continenti dal 1860, mentre noi non siamo in grado di dare accoglienza decente a 4 milioni di migranti in Italia. Nella Piana di Gioia, a Rosarno, in inverno sono anche in 1200 stipati in due vecchie fabbriche dismesse, senza riscaldamento o docce". Dopo anni di lavoro dell'Osservatorio Migranti e del ‘Collettivo Onda Rossa' di Cinquefrondi nelle fabbriche dimesse, i comuni si sono dati una mossa, spendendo i 50mila euro di un fondo regionale da tempo attivato, in bagni e servizi igienici; "adesso garantiremo anche dei piccoli container - aggiunge Pugliese - non per tutti perché si spostano per la stagione dei pomodori in Puglia, ma se venite a vedere in che condizioni vivono questi lavoratori, non sembra di stare nella ricca e opulenta Italia".
"All'inizio c'era un po' di diffidenza per la prima ondata di migranti che aiutammo: erano un centinaio di curdi turchi sfuggiti all'esercito di Ankara o iracheni scappati dai gas di Saddam. In pochi mesi trovai loro un rifugio. L'idea non è originale: in centro c'erano decine di case abbandonate, lasciate da chi era emigrato non "in AltItalia'', ma in un altro continente. Mi attaccai al telefono e i nostri concittadini emigrati in Venezuela, Argentina, Canada, Australia, non se la sentirono di negare un tetto a chi cercava la fortuna altrove, come avevano fatto loro decenni prima. Così è cominciato tutto.".
Gianluca Ursini
Nel 2001 il governo italiano firma un contratto da quasi un miliardo di dollari per l'acquisto di quattro aerei da rifornimento in volo. La scelta cade sul Boeing KC767A che al momento esisteva solo come versione ipotetica del ben noto aereo civile.
C'era l'urgenza di sostituire i quattro vecchissimi Boeing 707, comprati usati (qualcuno dice esausti) dalla compagnia aerea portoghese TAP e adattati, non senza difficoltà, al ruolo di aerocisterne solo dieci anni prima. Troppo rumore e troppo inquinamento sonoro e atmosferico da quei vecchi motori, come se non fossero già stati vecchi dieci anni prima: il 707 è stato progettato alla fine degli anni ‘40. Altre "vocine" parlavano invece di difficoltà di approvvigionamento dei pezzi, costi esorbitanti per ora di volo e di forti limitazioni all'impiego degli aerei a causa del rischio di tenuta della struttura. Scegliendo un aereo molto conosciuto, il 767 era in produzione dal 1982, si pensava di avere vita facile e che i nuovi arerei sarebbero arrivati presto. L'Italia però sottoscriveva un contratto in bianco, per un aereo che -nella versione richiesta- non aveva mai volato. Essere il "cliente di lancio" non è mai un buon affare, a meno che la casa costruttrice non sia disposta a scendere molto col prezzo. Tuttavia il governo -anzi i governi vista la successione tra il 1999 ed il 2001 dei due diversi schieramenti- preso dalla smania di avere il giocattolo nuovo, come i ragazzini che fanno nottata davanti al negozio per comprare l'ultimo videogioco, firmava tutto.
Un contratto di quel valore non poteva non comprendere compensazioni "offset" in quantità almeno pari alla cifra sborsata in contanti e così fu. Era un offset conglobato al contratto stesso, una specie di compartecipazione agli utili, ma anche al rischio. L'industria aeronautica italiana con tutti i suoi nomi più grossi venne coinvolta, perfino Alitalia entrò nella partita. La Boeing avrebbe fatto gli aerei e le ditte italiane si sarebbero occupare (in particolare le Officine Aeronavali di Napoli di Alenia Finmeccanica) dell'assemblaggio del sistema di rifornimento, sia per i velivoli nazionali che per quelli destinati ad altri acquirenti, il tutto all'interno di una griglia predeterminata di scadenze ed oneri dalle due parti dell'Atlantico. La consegna dei primi aerei doveva avvenire nel 2005 e terminare nel 2008. Quasi contemporaneamente all'Italia anche il Giappone sottoscrisse una commessa simile, inutile dire che anche essere il secondo cliente di lancio non è un buon affare, specie se si tiene presente che le forze aeree americane non avevano (e non hanno ancora) adottato il velivolo. Ma come? L'Usaf da sempre compra gli arerei che l'industria nazionale le propone, ma stavolta mandava avanti altri, forse per vedere quanto la strada fosse sicura. Passa il tempo e i problemi di sviluppo del nuovo sistema si sentono, in pratica le modifiche rispetto ad un 767-200 commerciale sono: militarizzazione degli impianti di comunicazione, un generale rinforzo della struttura e del pavimento del ponte principale, portellone laterale per il carico di persone e materiali e soprattutto l'integrazione dei sistema misto di rifornimento. Nella versione italiana l'aereo monta due diversi sistemi per il rifornimento: in coda un sonda rigida ad alta portata, secondo lo standard dell'Usaf. Sulle ali e sulla pancia tre sistemi flessibili a canestro adottati da tutte le altre forze aeree occidentali e dalla Us Navy. Visto che in Italia si sta usando un mix-dei due sistemi (a causa degli F16 che abbiamo in affitto, ma questa è un'altra storia) la scelta non poteva che essere la più complessa.
Il primo aereo pagato dall'Italia vola dal 2004, ma i piloni delle stazioni di rifornimento flessibili sotto le ali e sotto la pancia creano vortici e vibrazioni, è pericoloso e non si può avanzare nella produzione. Negli Usa comincia una campagna di prove in volo con decine di prove e tentativi, ma nel frattempo il tempo passa. La Boeing da la colpa ai fornitori italiani che non rispettano i tempi di consegna, le responsabilità si rimpallano, e alla fine del 2007 decide di far da se. Intanto i 767 giapponesi "passano avanti", sembra perché siamo più semplici da far volare, visto che hanno solo il sistema rigido in coda. Sarà, ma anche per loro la prima consegna è a febbraio 2008. Ora sembra che i problemi di integrazione siano stati risolti, ma di vedere gli arerei in Italia se ne parla forse da quest'anno e dal maggio 2008 non vola più nemmeno l'ultimo dei vecchi 707. Il sistema delle compensazioni è in discussione e la Boeing -vista la figuraccia rimediata- rischia di perdere la gara che l'Usaf ha bandito per centinaia di velivoli. Verrebbe da sorridere: uno strumento di guerra in meno -le aerocisterne servono per tenere in volo per più tempo i bombardieri- è sempre una buona cosa... Già, ma alla fine questa storia è un altro buco dove far sparire i soldi: un miliardo di dollari e si badi bene, sono dollari "costanti" cioè al riparo dalle bizzarrie dei cambi. Un miliardo per quattro aerei... un affare, per chi? Il KC767A non vola, ma di sicuro certi stipendi e certe carriere non restano al palo.
Paolo Busoni
Il pezzo peggiore che può capitare di dover fare ad un giornalista?
Quanto sappiamo di quello che realmente accade in quelle terre lontane? Afghanistan, Iraq, e tutte le altre...?
E...per caso sapete nulla di una certa "Operazione Sarissa" (dal nome della lunga lancia usata dalle falangi macedoni di Alessandro il Grande), denominata anche "La guerra segreta degli italiani in Afghanistan"?

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. L’autore, inoltre, non ha alcuna responsabilità per il contenuto dei commenti relativi ai post e si assume il diritto di eliminare o censurare quelli non rispondenti ai canoni del dialogo aperto e civile. Salvo diversa indicazione, le immagini e i prodotti multimediali pubblicati sono tratti direttamente dal Web. Nel caso in cui la pubblicazione di tali materiali dovesse ledere il diritto d’autore si prega di avvisare via e-mail per la loro immediata rimozione.
La foto sotto il logo del titolo è di Riccardo Roiter Rigoni (da www.venessia.com), lo sfondo è un rifacimento grafico di Corto Maltese, dal genio di Hugo Pratt.