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lunedì 28 gennaio 2008

La "fiorentina" ucciderà la Terra...per colpa dei peti! Però (almeno nei giornali) non si può dire!

Avete letto il post precedente? Bene! Sapete qual'è una delle principali cause di produzine di metano da parte degli allevamenti bovini, responsabili secondo il New York Times di spianare la strada all'effetto serra?

I peti!


Sì, proprio le care vecchie puzzette (o scoregge che dir si voglia), provenienti dallo stomaco dei nostri amici a quattro zampe sono tra le più formidabili produttrici di gas metano, responsabile del surriscaldamento globale! ...ma per il giornale le puzzette sono ancora politicamente scorrette...e nessuno ne parla, nè tantomeno le nomina!

Io il discorso l'avevo già sentito, ma ad essere sincero faticavo a crederci del tutto. Allora mi sono messo a fare un po' di ricerche, ed è saltato fuori questo: la documentazione sembra buona ed attendibile, ma se trovate altro...fate sapere!!!


Dal forum www.nntp.it, alla sezione di discussione sulle energie alternative... Mucche scoreggione!

[...] Faccio alcune premesse (non rivolte a lei, ma al thread).

A) L'ozono non e' gas innocuo o benefico, ma un'inquinante aggressivo verso il sistema respiratorio umano. Pero', l'ozono e' anche un filtro contro i raggi ultravioletti duri. Percio' l'ozono e' utile per gli esseri umani quando si trova ad alta quota, nella stratosfera, perche' filtra gli ultravioletti con una lunghezza d'onda minore di 320 nm. Quella che passa e' percio' solo la radiazione ultravioletta tra 320 e 400 nm, utile anche per la produzione di vitamina D nel corpo umano. L'ozono viene dissociato reagendo con ossigeno atomico e questo processo e' catalizzato dai clorofluorocarburi e dai bromuri di molecole organiche. Anche l'ossido nitrico (NO) lo ione ossidrile (OH) catalizzano la reazione, ma attualmente la loro influenza non e' cosi pesante come quella dei CFC.

B) Il metano invece crea ozono negli strati bassi dell'atmosfera
(dissociandosi), nella troposfera ed ivi non e' benefico. Quindi non solo non e' vero che il metano buchi lo strato di ozono, ma anzi favorisce la produzione di ozono, anche se, purtroppo, non nella stratosfera.

Non mi meraviglia che la sottigliezza di cui sopra sfugga al giornalista superficiale ...

Il problema e' che il metano e l'ozono da esso prodotto sono anche
importanti gas ad effetto serra, anche se al secondo posto dopo l'anadride carbonica (CO2): http://www.giss.nasa.gov/research/news/20050718/ http://www.nasa.gov/vision/earth/loo...h/methane.html E' vero che e' da sempre che in natura viene prodotto del metano. Fonti di metano sono, oltre al bestiame, la putrefazione vegetativa, ad esempio nelle paludi e nelle risaie, e pare anche che le termiti contribuiscano in modo non trascurabile. A queste c'e' da aggiungere l'attivita' mineraria e di estrazione petrolifera (il metano e' spesso contenuto nei giacimenti ed e' il primo ad uscire dai pozzi. Pero' l'incremento della concentrazione di CO2 ha portato a notare anche queste emissioni. E' un po' come quando si portano nuovi mobili in casa, finiscono fuori dalla finestra quelli che e' decenni che sono in casa :-)

Attualmente alcune fonti stimano che il metano nell'atmosfera contribuisca per il 18% all'effetto serra. Di questo metano, solo una parte e' dovuta al bestiame. Di questa parte, si stima che circa il 90% sia prodotto da ruminanti (pecore, capre, cammelli, buffali), ma la maggioranza sono i bovini, di cui si stima che nel mondo ci siano 1,2 miliardi di capi. Con questa informazione, qualcuno ha calcolato che ogni anno il bestiame produrebbe 94 milioni di tonnellate di metano. Il 10% nel solo Brasile. Per quanto riguarda il metano prodotto dalle risaie, il 90% delle stesse si trova in Asia.

Queste due considerazioni
sono di interesse per i paesi interessati, perche' possono affrontare il problema della riduzione delle emissioni di gas serra, non riducendo il CO2, ma il metano (cosa forse piu' facile per economie in via di sviluppo). Ed in alcune di queste nazioni, la stima e' che il metano prodotto naturalmente e' per poco meno di un terzo di origine animale. Tra parentesi, in Brasile gli allevamente di bestiame incidono sulle emissioni di gas di effetto serra in modo pesante anche a causa dell'incendio della foresta tropicale per fare posto ai pascoli. Come e' successo in Italia del Sud negli ultimi duecento anni (ed ancora oggi certi incendi sono di origine sospetta).

Tornando al metano, gli allevamenti piu' grandi sono appunti "fuori
stalla" e quindi la possibilita' di recupero e' difficile. Tornando alle stalle, usando i due numeri che ho trovato, pare che un bovino produca 94'000'000 t / 1'200'000'000 = 0.078 t/anno di metano. Percio' una stalla di 100 capi produrebbe all'anno 7,8 tonnellate di metano che se non sbaglio sono 5'617 metricubi, cioe circa 200'000 MJ di energia equivalente (circa 53 MWh).

Se non ho sbagliato i conti resta solo da
capire come "distillare" il metano dall'aria di stalla. Un'idea che mi viene al volo e' per esempio di usare l'aria della stalla come comburente per una centrale termica: in teoria il metano presente viene bruciato e si dovrebbe produrre calore addizionale. Quanto incida su tutto il processo non so se pero' giustifica il costo delle canalizzazioni per convogliare l'aria della stalla.

Ahh, dimenticavo, la domanda:
http://www.research.noaa.gov/spotlit...t_methane.html si puo' iniziare per le ricerche ... ad esempio: http://www.pnas.org/cgi/content/abstract/0600201103v1 ove scrivono che: "The main human activities that contribute to methane emissions are cattle and rice farming. Other sources include coal mining, landfill sites, and the burning of biomass." la cura: http://jas.fass.org/cgi/content/abstract/84/6/1489

R.L.Deboni

La "fiorentina" ucciderà la Terra?

...cioè io in pratica con la mia passione per le costolette sterminerei l'umanità?!?

Leggetevi questo post, e poi il prossimo... Anche se coi prezzi attuali, prevedere che il consumo di carne raddoppierà lo vedo un po' ottimistico... Mah...

Dal sito di Repubblica.it:

di MARK BITTMAN

LA BISTECCA FA MALE ALLA TERRA
La produzione di bestiame mondiale è responsabile di più gas dell'intero sistema dei trasporti.
Il consumo di carne raddoppierà entro il 2050, se non varieremo l'alimentazione.

NEW YORK - Un cambiamento epocale nell'uso di una risorsa che si dà per scontata potrebbe essere imminente. No, non si tratta di petrolio, ma di carne. Come il petrolio anche la carne è soggetta a una domanda crescente a mano a mano che le nazioni diventano più ricche e ciò ne fa salire il prezzo. E come il petrolio anche la carne è qualcosa che tutti sono incoraggiati a consumare in quantità minori. La domanda globale di carne si è letteralmente impennata negli ultimi anni, sulla scia di un benessere crescente, alimentata dal proliferare di vaste operazioni di alimentazione forzata di animali d'allevamento. Queste vere e proprie catene di montaggio della carne, che partono dalle fattorie, consumano quantità smisurate di energia, inquinano l'acqua e i pozzi, generano significative quantità di gas serra, e richiedono sempre più montagne di mais, soia e altri cereali, un fatto che ha portato alla distruzione di vaste aree delle foreste pluviali tropicali.
Proprio questa settimana il presidente brasiliano ha annunciato provvedimenti di emergenza per fermare gli incendi controllati e l'abbattimento delle foreste pluviali del Paese per creare nuovi pascoli e aree di coltura. Negli ultimi cinque mesi soltanto, ha fatto sapere il governo, sono andate perse 1.250 miglia quadrate di foreste.

Nel 1961 il fabbisogno complessivo di carne nel mondo era di 71 milioni di tonnellate. Nel 2007 si stima che sia arrivato a 284 milioni di tonnellate. Il consumo pro-capite di carne è più che raddoppiato in questo arco di tempo. Nel mondo in via di sviluppo è cresciuto del doppio, ed è raddoppiato in venti anni. Il consumo mondiale di carne si prevede che sia destinato a raddoppiare entro il 2050.


Produrre carne comporta il consumo di tali e tante risorse che è una vera impresa citarle tutte. Ma si consideri: secondo la Fao, la Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite, le terre destinate all'allevamento del bestiame costituiscono il 30 per cento delle terre emerse non ricoperte da ghiacci del pianeta. Questa stessa produzione di bestiame è responsabile di un quinto delle emissioni di gas serra della Terra, più di quelle emesse dai trasporti nel loro complesso. Uno studio dello scorso anno dell'Istituto nazionale di scienze dell'allevamento in Giappone ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo è responsabile dell'equivalente in termini di diossido di carbonio alle emissioni di una vettura media europea ogni 250 chilometri circa e brucia l'energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.

Cereali, carne e perfino energia sono collegati tra loro in un rapporto di interdipendenza che potrebbe avere spaventose conseguenze. Benché circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline. Ciò avviene malgrado un'implicita inefficienza: per produrre le stesse calorie assimilate tramite il consumo di carni di bestiame allevato e il consumo diretto di cereali occorrono da due a cinque volte più cereali, secondo quanto afferma Rosamond Naylor, docente associato di economia all'università di Stanford. Nel caso di bestiame allevato negli Stati Uniti con cereali questo dato deve essere moltiplicato ancora per dieci. Negli Stati Uniti l'agricoltura praticata per soddisfare la domanda di carne contribuisce, secondo l'Agenzia per la Protezione Ambientale, a circa tre quarti dei problemi di qualità dell'acqua che caratterizzano i fiumi e i corsi d'acqua della nazione.


Considerato poi che lo stomaco delle bestie allevate è fatto per digerire erba e non cereali il bestiame allevato a livello industriale prospera soltanto nel senso che acquista peso rapidamente. Questo regime alimentare ha reso possibile allontanare il bestiame dal suo ambiente naturale e incoraggiare l'efficienza dell'allevamento e della macellazione in serie. È tuttavia una prassi che provoca problemi di salute tali che la somministrazione di antibiotici è da ritenersi usuale, al punto da dar vita a batteri resistenti agli antibiotici.


Questi animali nutriti a cereali contribuiscono oltre tutto a una serie di problemi sanitari tra gli abitanti più benestanti del pianeta, quali malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e diabete. La tesi secondo cui la carne fornisce un apporto proteico è giusta, purché le quantità siano limitate. L'esortazione americana quotidiana a consumare carne - del tipo "guai a te se non mangi la bistecca" - è negativa.

Che cosa si può fare? Risposte facili non ce ne sono. Tanto per cominciare occorre una migliore gestione degli sprechi. A ciò contribuirebbe l'abolizione dei sussidi: le Nazioni Unite stimano che questi costituiscono il 31 per cento dei guadagni globali dell'agricoltura. Anche migliori tecniche di allevamento sarebbero utili. Mark W. Rosengrant, direttore della tecnologia ambientale e della produzione presso l'istituto senza fini di lucro International Food Policy Research afferma: "Occorrerebbe investire nell'allevamento e nella gestione del bestiame, per ridurre la filiera necessaria a produrre un livello qualsiasi di carne".


E poi c'è la tecnologia. Israele e Corea sono tra i Paesi che stanno sperimentando tecniche di sfruttamento delle scorie e del letame animale per generare elettricità. Altro suggerimento utile potrebbe essere quello di far ritorno al pascolo. Mentre la domanda interna di carne è ormai uguale ovunque, la produzione industriale di bestiame è cresciuta due volte più rapidamente dei metodi di base di sfruttamento delle terre, secondo quanto risulta alle Nazioni Unite. I prezzi reali di carne bovina, di maiali e pollame si sono mantenuti costanti, forse sono perfino scesi, per 40 anni e più, anche se ora stiamo assistendo a un loro aumento di prezzo. Se i prezzi elevati non costringono a cambiare le abitudini alimentari, forse sarà tutto l'insieme - la combinazione di deforestazione, inquinamento, cambiamento del clima, carestia, malattie cardiache e crudeltà sugli animali - a incoraggiare gradualmente qualcosa di molto semplice: mangiare più vegetali e meno animali.
Nel suo studio del 2006 sull'impatto dei consumi di carne sul pianeta, intitolato "La lunga ombra del bestiame", la Fao dice: "È motivo di ottimismo prendere atto che la domanda di prodotti animali e di servizi ambientali sono in conflitto tra loro ma possono essere riconciliate". Gli americani, in effetti, stanno comprando sempre più prodotti eco-compatibili, scegliendo carni, uova e latticini prodotti con metodi sostenibili. Il numero dei prodotti e dei mercati di questo tipo si è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Se gli attuali trend continueranno, invece, la carne diventerà una minaccia più che un'abitudine. Non diventerebbe del tutto insolito consumare carne, ma proprio come i SUV dovranno cedere il passo a vetture ibride, l'epoca dei 220 grammi al giorno di carne sarà giunta alla fine. Forse, dopotutto, non sarà poi così drammatico.



(copyright The New York Times)

(Traduzione di Anna Bissanti)