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martedì 7 luglio 2009

G8: ecco in anterprima i piani dei no global per il summit dell'Aquila

Da Repubblica.it di oggi, l'articolo sui timori di infiltrazioni di facinorosi durante il G8:

"Basta dire "No global" per incutere timore. Più timore delle scosse che ancora scuotono la città, solo ieri altre quattro. Voci circolano da giorni, sui violenti che scenderebbero dalle città del Nord per devastare ciò che è stato risparmiato dal terremoto. [...] Negozi come i Battistelli (hanno un bar, un self service, un'edicola) per i giorni del G8 hanno annunciato una chiusura che nessuno aveva imposto. "Dicono che succederanno cose strane, che arriveranno gli scatenati di mezza Italia".


In anteprima per i lettori del blog, ecco lo sconcertante video che svela la preparazione ed i piani dei no global... (L'Aquila in gergo é chiamata Roma per timore delle intercettazioni, ma non fatevi sviare...)




I cittadini sono avvisati...

martedì 16 giugno 2009

Prefabbricati all'Aquila, vincono i costruttori dell'ospedale crollato

Sembra incredibile, ma invece in Italia succede anche questo: leggetevi questo articolo tratto dal Manifesto di oggi e sbalordite...

TERREMOTO

PREFABBRICATI ALL'AQUILA, VINCONO I COSTRUTTORI DELL'OSPEDALE CROLLATO

Affidati a sedici aziende i cantieri per i new village. Lavori per 316 milioni di euro, niente sindacati e tanta fretta Sedici aziende sono state selezionate - su cinquantasette partecipanti - per realizzare i new village per il dopo terremoto. Avranno a disposizione un budget di 316 milioni di euro e tempi tanto stretti da sembrare poco credibili, che - se tutto va bene - porteranno fuori dalle tende dodicimila aquilani entro fine dicembre. La protezione civile ha così chiuso ieri la gara per il piano Case - i prefabbricati che nasceranno in venti aree del comune di L'Aquila.

Un pezzo consistente delle opere è stato affidato a tre aziende abruzzesi, che realizzeranno 8 lotti su 30, per un totale 84 milioni di euro di lavori. Sono imprese ben conosciute, costruttori locali di vecchia data, che contano nel panorama economico aquilano: il consorzio Consta, la Maltauro e Taddei spa e i fratelli Frezza. La Taddei è l'azienda maggiormente coinvolta in questa fase. Con la controllata Edimo si era già aggiudicata - con un appalto ad invito, senza gara europea - la realizzazione dei pali delle fondazioni antisismiche dei prefabbricati. Ieri la protezione civile gli ha affidato la realizzazione di cinque lotti - su un totale di trenta messi a gara - dove saranno realizzati gli edifici prefabbricati.

C'è poi la società dei fratelli Frezza, di cui ha parlato ampiamente il manifesto il 16 aprile. Armido Frezza - che con il fratello Walter realizzerà uno dei trenta lotti, per un importo di quasi 11 milioni di euro - ha firmato gli ultimi lavori dell'ospedale San Salvatore, che non ha retto il terremoto del sei aprile. La società Frezza aveva realizzato, tra l'altro, la ristrutturazione del piano terra del blocco operatorio, dove le colonne scoppiarono letteralmente durante il sisma. Un appalto, quello dell'ospedale, che presentava poi alcune curiosità. Secondo quanto venne denunciato il 29 marzo scorso dal direttore dei lavori Sergio Angelini la fornitura delle attrezzature mediche - accorpate con la realizzazione dei lavori edili - aveva subito un ricarico fino al 60%, quando la normativa prevede una percentuale massima dell'11,74%.

Il legame dei fratelli Frezza con le cronache del terremoto non si ferma all'ospedale. I familiari delle sette vittime di via XX settembre 79 hanno puntato il dito contro i costruttori aquilani, che - secondo quanto hanno denunciato in un esposto dopo il terremoto - avrebbero realizzato alcuni garage scavando sotto le fondamenta del palazzo crollato. Ad oggi - mentre si aggiudicano i lavori del dopo terremoto - non c'è ancora nessun indagato per i crolli troppo prevedibili dei palazzi de L'Aquila. Il procuratore Rossini ha rinviato ogni decisione a settembre. «Se ci saranno illeciti penali interverremo», ripetono dalla Procura.

La sola preoccupazione a quasi tre mesi dal sisma è di far presto. «Ci vorranno 30 giorni per i progetti esecutivi e 80 per la realizzazione del primo blocco di prefabbricati», commenta Carlo Taddei, della Taddei Spa. «Il margine di profitto - continua - è molto basso e le penali altissime». Il sindacato degli edili è stato tenuto lontano dalla protezione civile e sarà molto difficile mettere il naso nei cantieri che verranno aperti. «Io non ho nulla contro i sindacati - continua Taddei - vengo dalla gavetta. Ma nella mia azienda di sindacato non ce n'è bisogno». E per fare presto le aziende potranno ricorrere facilmente ai subappalti, fino al 50% dei lavori. Nei giorni scorsi a L'Aquila sono arrivati i saldatori bresciani per preparare le fondamenta. E nei cantieri dove opereranno migliaia di edili ci saranno tanti dialetti e pochi delegati.

giovedì 30 aprile 2009

Chiedono permesso per i funerali delle vittime in Abruzzo: licenziati

Da una segnalazione di Pino Scaccia. Non credo servano commenti, se non uno: semplicemente ignobile!

CHIEDONO PERMESSO PER I FUNERALI: LICENZIATI

Hanno chiesto al datore di lavoro di fermare per un’ora la produzione in occasione dei funerali di Stato e del lutto nazionale per le vittime del terremoto in Abruzzo e per questo sono stati licenziati. È successo ai 120 lavoratori della Santa Croce di Canistro, azienda delle acque che ha sede a pochi chilometri di distanza dall’epicentro del terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo lo scorso 6 aprile.

A darne notizia è la Flai Cgil: “La loro richiesta dettata dal buon senso e dalla volontà di aderire al lutto che li aveva coinvolti così da vicino – spiega la sigla di categoria – ha scatenato le ire del datore di lavoro, che non ha dato il suo permesso alla fermata delle produzioni. I lavoratori hanno deciso allora di abbandonare la fabbrica e di rendere ugualmente omaggio alle vittime del terremoto. A pochi giorni di distanza, però, il datore di lavoro ha fatto pervenire loro tramite un telegramma la notifica di licenziamento. Non pago ha poi sporto denuncia nei confronti del segretario generale della Flai Cgil dell’Aquila, Luigi Fiammata, con l’accusa di associazione a delinquere.

“Non vi è mai fine all’orrore – ha dichiarato il segretario generale della Flai Cgil Stefania Crogi -, è un fatto di tale gravità, purtroppo, si commenta da solo. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà ai lavoratori licenziati e a Luigi Fiammata, garantendo loro il sostegno legale necessario alla soluzione di questa triste vicenda. Invitiamo inoltre tutte le istituzioni nazionali e abruzzesi – ha concluso Crogi – ad adoperarsi contro un datore di lavoro che anziché puntare alla ricostruzione del tessuto sociale ed economico di un territorio messo così a dura prova dal terremoto ha pensato fosse lecito licenziare chi aveva semplicemente chiesto che fosse rispettato il lutto”.

da Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

venerdì 17 aprile 2009

O la ricostruzione dell'Abruzzo o i nuovi caccia F-35

L'editoriale di Giulio Marcon sul Manifesto di ieri. Quanti di voi sapevano questa cosa? Ed ecco spiegata l'importanza della libera stampa.... :)

I FONDI PER IL TERREMOTO

O LA RICOSTRUZIONE O GLI F35

Dodici miliardi quelli che servono (così dice Maroni) per ricostruire l'Abruzzo colpito dal terremoto e 12,9 miliardi quelli che due giorni dopo il sisma, l'8 aprile, le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno deciso, alla chetichella, di spendere per 131 cacciabombardieri F35 (una produzione a guida americana, cui partecipano l'Italia, l'Olanda, la Norvegia, la Gran Bretagna e altri paesi) che servono in guerre d'attacco (per sfondare le linee nemiche) e che possono anche trasportare ordigni nucleari.

In realtà i costi sono superiori ai 12,9 miliardi (come dimostra il documento ufficiale del Ministero della Difesa che trovate anche qui a fianco).
Si arriva a 15 miliardi se si aggiungono quelli già stanziati e quelli per la base di Cameri (Novara) dove verranno assemblati gli F35. Inoltre, poco meno della metà di questi saranno a decollo verticale, e quindi serve una nuova portaerei per ospitarli. E inoltre gli esperti, come il generale Fabio Mini, ci dicono che gli F35 devono essere affiancati dai caccia F22- Raptor. Che noi non abbiamo, ma ce li hanno, inutilizzati, gli Stati Uniti e dai quali saremmo costretti a comprarne un po'. Altri soldi da aggiungere.

Tutto questo mentre Tremonti per l'emergenza terremoto tenta di racimolare un po' di milioni dal 5 per mille, sottraendoli a volontariato e ricerca sul cancro. E mentre dobbiamo ricostruire case, ospedali, scuole distrutte dal sisma, ci dotiamo di un micidiale bombardiere la cui unica funzione è distruggere le linee «nemiche» e con esse, effetti collaterali, case, scuole e ospedali del «teatro di guerra» di turno. È dunque un cacciabombardiere che non serve alle «missioni di pace», a meno che queste non siano un altro modo per chiamare le operazioni di guerra. Gli F35 sono dunque incompatibili con l'art. 11 della Costituzione. Ecco perchè Sbilanciamoci ha lanciato un appello (www.sbilanciamoci.org) per chiedere al governo di fermarsi.

Il parere delle commissioni di Camera e Senato autorizza, ma non obbliga, il governo a firmare il contratto definitivo entro il 31 dicembre 2009, che ansiosamente la Lockeed - chi si rivede! - capocommessa dell'F35, chiede di accelerare. Il contratto per gli F35 è una gallina dalle uova d'oro: i costi lievitano giorno dopo giorno. La Corte dei conti americana ha stigmatizzato in un rapporto di pochi giorni fa un aumento del 17% dei costi negli ultimi 10 mesi. Considerato che la conclusione del programma è prevista per il 2026, la spesa lievitata e finale potrebbe essere 4-5 volte quella preventivata. Una montagna di soldi. In Europa le critiche a questo programma di riarmo trovano voce nei parlamenti. Solo in Italia non succede - quasi - niente.

Un segnale positivo infatti è che il Pd - purtroppo, dopo che che il governo della scorsa legislatura aveva firmato il memorandum d'intesa per produrre gli F35 - abbia deciso di non partecipare al voto finale sul parere dato dalle commissioni di Camera e Senato dell'8 aprile scorso. Speriamo che questo porti ad una netta opposizione ad un programma che produce, tra l'altro, la sudditanza europea all'industria militare Usa. E che appare «buono» per l'epoca Bush tramontata, ma fuori fase almeno rispetto alla nuova storia annunciata da Obama.

Si tratta di un programma di riarmo folle, che arricchisce e rilancia il business delle corporation delle armi e che ha costi così alti che metterà in forse la stessa operativita delle Forze armate italiane.
Magari avremo gli F35, ma non i soldi per farli volare. A meno che come risposta al terremoto non vogliamo aumentare le spese militari.

E per saperne di piu', anche l'articolo di Peacereporter al riguardo. Informatevi...senno' pagate tutto voi...

martedì 14 aprile 2009

L'Aquila e gli avvoltoi 2/ La vendetta della rete

Vi ricordate il TG1 che si vantava dei record d'ascolto ottenuti il giorno del terremoto in Abruzzo?

Beh, ecco come gli hanno fatto i complimenti gli internauti... :)




E sottotitolo: ben gli sta!

mercoledì 8 aprile 2009

Niente miracoli a San Giuliano

Niente miracoli a San Giuliano

di Gianluca Di Feo

La promessa di Berlusconi: in 24 mesi una città satellite a L'Aquila. Stessa promessa nel 2002 dopo il sisma in Molise. E non la mantenne.
New L'Aquila: una città tutta nuova in 24 mesi, al massimo in 28. La promessa di Silvio Berlusconi nel giorno del dramma abruzzese ha il fascino degli effetti speciali. Il presidente del Consiglio la chiama «new town», termine britannico per indicare gli insediamenti satellite, ma che in italiano ha un grande modello concreto: Milano 2, la prima creatura del Cavaliere, l'inizio della sua epopea. Le frasi pronunciate dal premier a L'Aquila hanno però qualcosa di déjà vu: «Entro due anni gli abitanti riavranno le case». Ricordate? Era lo choc di San Giuliano, il paesino del Molise dove il 31 ottobre 2002 il terremoto si era accanito contro la scuola uccidendo 27 bambini e la loro insegnante. Tre giorni dopo la strage, il premier convocò una conferenza stampa (video): «Mi sono intrattenuto con degli amici architetti per mettere a punto un'ipotesi di progetto per la costruzione di una nuova San Giuliano».

Anche allora il disegno era quello della new town, la città satellite: «Un quartiere pieno di verde con la separazione completa delle automobili dai percorsi per i pedoni e per le biciclette. Un progetto che potrebbe portare in 24 mesi a consegnare agli abitanti di San Giuliano dei nuovi appartamenti funzionali, innovativi, costruiti secondo le nuove tecniche della domotica».

Non sembrava un'impresa difficile: nel paese colpito gli abitanti erano soltanto 1.163 e gli edifici poche centinaia. «Vorrei in questa occasione dare risposte con dei tempi assolutamente contenuti e certi», ribadì il premier. E tutto il governo mostrava ottimismo, come sottolineò il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu davanti al Parlamento: «Il presidente del Consiglio ha assicurato che entro 24 mesi il comune verrà riconsegnato alla completa e normale fruibilità degli abitanti».

Ma sette anni dopo, la ricostruzione di San Giuliano è ancora lontana dalla fine. E di domotica, ossia di edifici 'intelligenti' ad altissima tecnologia, non se n'è vista proprio. Persino per completare la nuova scuola - questo sì un istituto d'avanguardia, definito 'il più antisismico d'Italia' - di anni ce ne sono voluti quasi sei. Berlusconi ha fatto in tempo a finire il governo, lasciare la poltrona a Romano Prodi e tornare a Palazzo Chigi: è stato lui a presenziarne l'inaugurazione nello scorso settembre. Come è lontano quell'autunno del 2002 quando il premier volò a San Giuliano con il suo architetto di fiducia, quel Giancarlo Ragazzi che è stato uno dei progettisti di Milano 2 nel lontano 1970 e che dieci anni dopo aveva replicato l'opera con Milano 3 di Basiglio, altra new town del Biscione alla periferia del capoluogo lombardo. A dimostrazione del ruolo di progettista di corte, due anni fa Adriano Galliani spiegò a 'L'espresso' di avere nel cassetto un piano di Ragazzi per rifare anche lo stadio di San Siro. L'incarico al 'triplicatore di Milano' fu poi formalizzato dal sindaco molisano nel maggio 2003 assieme all'arrivo delle prime sovvenzioni statali: sei mesi erano già stati bruciati per definire la forma giuridica degli interventi.

A quella data, molte cose erano risorte grazie alla sottoscrizione popolare Un aiuto subito lanciata dal 'Corriere della sera' e Tg5: un complesso scolastico prefabbricato e 150 chalet del 'villaggio provvisorio'. Tutto realizzato in legno e considerato molto funzionale dagli abitanti. Le prime vere case sono state consegnate cinque anni dopo la scossa, quando 500 persone vivevano ancora nel villaggio provvisorio mentre un altro centinaio si era trasferito nei comuni vicini, meno danneggiati. Adesso si marcia verso il settimo anniversario e molte delle palazzine sono ancora un cantiere, con gli enti locali sul piede di guerra per ottenere altri contributi destinati alla 'ricostruzione pesante' del centro storico. Di soldi in realtà ne sono stati spesi tanti. Il Comune ha preventivato un costo di circa 250 milioni di euro. Nei primi cinque anni poco meno di 100 milioni sono andati per rifare le opere pubbliche e le infrastrutture, altri 70 per le case private. Il resto è oggetto del contendere tra sindaci, regioni e governo Berlusconi che nell'ultima Finanziaria ha decurtato le disponibilità. Ma sono in molti a parlare di sprechi nell'uso delle risorse. La Corte dei conti, per esempio, due anni fa ha aperto una istruttoria sulla Regione Molise che aveva ottenuto stanziamenti pari a 700 milioni.

Finora ne sono stati erogati ben 550, spesso investiti in modo discutibile: reti wifi anche per chi vive nei prefabbricati, finanziamenti per il turismo, la sponsorizzazione di un reality show estivo di Mediaset e delle selezioni di Miss Italia. È importante ricordare le dimensioni della tragedia. A San Giuliano nel 2002 ci furono 30 morti, in tutta l'area colpita tra Puglia e Molise i feriti furono 200, gli sfollati 3 mila in provincia di Campobasso e un migliaio in quella di Foggia. Un bilancio drammatico, ma assolutamente non paragonabile con la devastazione dell'Abruzzo dove i morti sono più di 200 e gli sfollati decine e decine di migliaia. Quanti fondi saranno necessari adesso? Il ministro Altero Matteoli ha detto: «A una prima stima, soltanto per l'edilizia e per le abitazioni private i soldi da stanziare si aggirano intorno a un miliardo e 300 milioni di euro, escludendo quello che servirà all'industria». Ma se San Giuliano con i suoi mille abitanti ha preventivato un costo di 250 milioni, come si può pensare di ricostruire tutto il centro storico dell'Aquila con la somma ipotizzata dal ministro?

E ancora, la questione dei tempi. Ha dichiarato sempre Matteoli: «Le case che si dovranno abbattere si possono ricostruire in 24 mesi snellendo tutte le procedure. Con i provvedimenti che siamo intenzionati a prendere si potrà fare in due anni».

Sicuri? La lezione di San Giuliano è stata inutile? Prima di promettere, forse sarebbe meglio aspettare e capire. Per non illudere chi ha già sofferto tanto.

da L'Espresso.it, qui il link all'originale.

L'Aquila e gli avvoltoi

L'edizione del TG1 delle ore 13 del 7 aprile 2009 elenca fiera i dati di ascolto del giorno del tragico terremoto in Abruzzo.



Non so il vostro parere al riguardo: ma vantarsi dei risultati ottenuti penso sia come minimo di cattivo gusto....

UPDATE! A quanto pare non sono stato il solo a pensarla cosi': se siete curiosi di sapere come é finita cliccate qui... :)

martedì 7 aprile 2009

Immota manet

Prego solo che gli sciacalli scoprano di avere un cuore.


Prego solo che d'ora in poi si pensi a costruire le case con criteri antisismici anziché con criteri speculativi.


Prego solo che da qui si impari, per quello che si puo'.


Prego per chi é rimasto e per chi se ne é andato.


Prego che non ricapiti ancora.


E spero che nessuno dimentichi troppo presto.

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto: dove donare il sangue in tutta Italia, e perché non smettere di farlo

Per chi volesse donare sangue per aiutare le popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo, il numero verde dell'Avis per conoscere le sedi IN TUTTA ITALIA é l'800 261 580. In alternativa cliccate su http://www.avis.it/usr_view.php/ID=629 !

In queste ore si starebbero pero' diffondendo appelli affinché la gente interrompa le donazioni immediate.

Al di là del fatto che credo che donare sangue sia utile SEMPRE, essendo molto spesso le regioni italiane in cronica sofferenza (specialmente nel periodo estivo), navigando nel sito dell'Avis si trova scritto che:

* Il sangue intero e i concentrati di globuli rossi vengono conservati in appositi frigoriferi a una temperatura fra i +2°C e i +6°C, per un massimo di 35/42 giorni a seconda della soluzione additiva presente nella sacca.
I globuli rossi possono essere conservati congelati a –80°C per mesi e anche per anni.
* I concentrati di piastrine sono conservati a temperatura ambiente (+20/22°C) per un massimo di 5/7 giorni
* I concentrati di globuli bianchi devono essere utilizzati entro 12 ore dalla preparazione e conservati a temperatura ambiente
* Il plasma viene congelato e, se conservato costantemente a temperatura inferiore a –30°C, può essere impiegato in un periodo massimo di 12 mesi.

Il sangue donato oggi quindi potrà essere utile a chiunque nello spazio di un anno, senza che ci si trovi in croniche emergenze come sta succedendo ora.

Non pensate solo alle tragedie che finiscono sulle prime pagine dei giornali: il sangue puo' essere davvero utile a tutti. Anche ai malati che non vediamo in tv. Mio padre, per citare un caso che mi ha toccato da vicino, é stato per anni in cura per leucemia tra Bologna e Ravenna. E tante volte per vivere ha dovuto fare ricorso al sangue che qualcuno, generosamente, aveva donato.

Una volta sono riuscito a staccare la targhetta dietro cui nascondono i nomi dei donatori (che in teoria dovrebbero rimanere anonimi), ed ho scoperto che il sangue che teneva in vita mio papà l'aveva donato il barbiere da cui andavo sempre, solo una settimana prima. Una persona normale, come voi, che ringrazio di cuore ogni volta che vedo. Cosi' come tante persone, sono sicuro, faranno con voi se compirete questo piccolo gesto di aiuto.

Dovunque siate, donate.
Ce n'é sempre bisogno.

Grazie ancora Diego.
Saremo in debito con te per sempre.