lunedì 25 gennaio 2010

Clandestinità: 5 mesi dopo, a pagare per il nuovo reato è solo lo Stato.

Era il 2 luglio 2009 quando il Senato approvava il decreto legge sulla sicurezza che introduceva tra le altre cose il reato di clandestinità, che doveva servire nelle intenzioni dei legislatori a permettere un rapido processo, appena 15 giorni, che portasse all’espulsione diretta dei clandestini dal territorio nazionale. Il reato è poi diventato di competenza del giudice di pace, entrando definitivamente in vigore l’8 agosto 2009. Ma vi siete mai chiesti a cosa abbia portato effettivamente in questi 5 mesi l'introduzione di questo nuovo reato?

Sono andato a curiosare nell'ufficio del giudice di pace di Pavia, competente per i processi intentati per il solo reato di Clandestinità (non cioè quando la clandestinità è riconosciuta solo come aggravante di un altro reato, dal furto a qualsiasi altra cosa), e questa è la mini inchiesta che ne è venuta fuori.

Che svela come tutto sia in realtà rimasto come prima, tranne sotto il versante finanziario dove le c
ose sono addirittura peggiorate, e non di poco. Perchè il totale dei costi da pagare è cresciuto, ma solo per lo Stato: e a pagare in realtà non sono i clandestini, ma tutti noi.

Ecco a voi la video inchiesta:
"Clandestinità: col nuovo reato paga solo lo Stato"

video

Era il 2 luglio 2009 quando il Senato approvava il decreto legge sulla sicurezza che introduceva tra le altre cose il reato di clandestinità, che doveva servire nelle intenzioni dei legislatori a permettere un rapido processo, appena 15 giorni, che portasse all’espulsione diretta dei clandestini dal territorio nazionale. Il reato è poi diventato di competenza del giudice di pace, entrando definitivamente in vigore l’8 agosto 2009. Ma a cosa ha portato in concerto questo provvedimento in 5 mesi di vita?

Siamo andati a vedere la situazione a Pavia, entrando nelle stanze del giudice di pace coordinatore Francesca Miceli. “I procedimenti in cui è stato contestato il solo reato di clandestinità - racconta il giudice - escludendo quelli in cui la clandestinità era solo un’aggravante di un altro reato, sono stati in questo periodo circa una settantina, tutti conclusi con condanne ad una pena pecuniaria variabile dai 5 ai 10 mila euro. Con soldi effettivamente incassati: zero. Di espulsione invece c’è n’è stata solo una: l’unica altra chiesta con forza addirittura dall’imputato stesso è stata negata. Il ragazzo, che chiedeva di rientrare in Russia, era infatti di nazionalità cecena, ed i giudici hanno ritenuto non prudente rimandarlo in patria. In compenso a sborsare soldi è sempre lo Stato. Gli accusati del reato infatti molto spesso non possono permettersi un avvocato, che gli viene così assegnato d’ufficio.

A pagare la parcella è così lo Stato. “L’unica parcella che ho visto – racconta la Miceli – è quello di un avvocato che per una processo conclusosi in una sola udienza ha chiesto 150 euro di onorario. Ma si può anche salire”. I processi infatti, che dovrebbero durare al massimo 15 giorni, spesso ritardano: gli imputati, che possono essere trattenuti massimo 24 ore dalle forze di polizia per l’identificazione, appena rilasciati fanno in genere perdere le loro tracce, e tantomeno si presentano al processo a loro carico, che per legge parte comunque. Ad essere convocati come testimoni spesso sono i poliziotti che hanno compiuto l’arresto, che a volte non si presentano per altri impegni causando così lo slittamento delle udienze che finiscono per sovrapporsi agli altri procedimenti penali in corso generando il caos.

I 4 giudici di pace di Pavia, su un organico che invece dovrebbe contarne 10 per coprire un’area di circa 42 paesi in provincia di Pavia ed altri 8 nel basso milanese, oberati di lavoro hanno infatti dovuto stabilire un turno appositamente dedicato a questi processi ogni 15 giorni. Se qualcosa ritarda, esce dal turno infilandosi nel mare magnum degli altri processi.

“La cosa si gestisce – spiega la Miceli - ma certo non è semplice”. A tutto questo va sommato il costo della macchina giudiziaria, che ovviamente ricade anch’essa sul costo per lo stato.

Tirando le somme: se l’intenzione del legislatore era quella di spaventare i clandestini italiani con l’effetto annuncio, il reato di clandestinità è stato un successo. Se invece era quella di favorire le espulsioni dopo processi veloci che condannassero gli stessi a pene esemplari, il flop è stato totale. In un gigantesco effetto boomerag, infatti, a pagere fino ad ora è stato solo lo Stato.

2 commenti:

sam ha detto...

Ottima inchiesta. E meno male che si dice che i blogger sanno solo chiacchierare. Molti blog offrono più informazioni ed inchieste di giornalisti profumatamente stipendiati.

Gig ha detto...

@Sam: Io sono giornalista, ma ti assicuro che il "profumatamente stipendiato" abita molto lontano da qui... Se avessimo (non dico tutti, ma chi vuol fare queste cose sì) i mezzi per poter dare di più, ti assicuro che questo sarebbe solo un'antipasto di quello che si potrebbe scrivere, e non solo su questo argomento...

Grazie per i commenti cmq! Se vuoi sei libero di diffondere la cosa, basta solo citare la fonte originale (meglio se con link!)!

A presto, e grazie per la visita!

Gig:)