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lunedì 3 marzo 2008

Il pc all'esame da giornalisti: tutte le ultime novità.

Vi ricordate la "rivoluzione annunciata" del pc che avrebbe sostituito la vecchia ed obsoleta macchina da scrivere all'esame di Stato per giornalisti professionisti? La notizia era uscita il 9 di gennaio, ed era stata ripresa anche dal blog, ma poi come nella migliore tradizione non se ne è saputo più niente...

Fin quando ultimamente mi sono cominciate a giungere mail di chi chiedeva lumi sulla cosa, visto che la prossima sessione di Aprile si avvicina di giorno in giorno, e ho deciso di indagarci un po'... I risultati sono questi:

La prima news arriva dal sito www.francoabruzzo.it :

GIORNALISTI.
Pubblicata in Gazzetta la legge che prevede l'uso del pc negli esami di idoneità professionale. Entro un mese le modifiche al Regolamento: il battesimo del computer alla sessione di fine aprile?

Roma, 7 febbraio 2008. Pubblicata ieri nella Gazzetta Ufficiale la legge che consentirà di mettere a meritato riposo la macchina per scrivere all'esame di giornalista. All'articolo 32 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, è aggiunto il seguente comma: «Per lo svolgimento della prova scritta è consentito l'utilizzo di elaboratori elettronici (personal computer) cui sia inibito l'accesso alla memoria secondo le modalità tecniche indicate dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, sentito il Ministero della giustizia». Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo provvederà, con apposito provvedimento, ad apportare le modifiche necessarie al regolamento di cui al Dpr 4 febbraio 1965 n. 115 al fine di adeguarlo alle disposizioni della nuova legge. Avremo il battesimo del pc alla sessione di fine aprile?


Il punto è che secondo quello che dice qui, fino al 7 di marzo nessuno può sapere nulla con certezza! Così ho approfittato degli Stati Generali dell'Informazione per chiedere direttamente a Orazio Carruba ( nella foto a sinistra col microfono), giornalista ex telecronista Rai e in commissione nelle prove di ammissione al nostro master, scrittore tra l'altro di un manuale proprio per affrontare le domande dell'esame:


Dottor Carruba, questa rivoluzione annunciata del pc all'esame a che punto è?


"Al momento per attuare il cambio mancano i decreti attuativi. Una volta fatti quelli, si potrà procedere. Ma ci vorrà tempo".

Quanto ancora? La sessione di Aprile è vicina, e ancora chi la dovrà fare non sa ancora come...

"Per la sessione di aprile la vedo dura. Alquanto improbabile... Se voi fate conto della situazione attuale, con il Governo in situazione di scioglimento Camere, chi volete che faccia quei decreti adesso? Ora c'è la campagna elettorale, e ad Aprile si vota... Poi dopo i decreti ci vorrebbe ancora del tempo per organizzare tutto il resto: fate voi."

Per la sessione di Ottobre invece c'è più speranza? "Ancora, dipende da quando saranno emanati quei decreti e dal tempo che rimarrà per organizzare l'esame. La vedo più probabile, ma di sicuro non lo direi con certezza".

Conclusioni: continuerò ad indagare, ma per ora certezze non ne esistono da nessuna parte! Per chi è in sessione ad Aprile, comincerei ad imparare ad usare la macchina da scrivere...
A presto (spero) per i prossimi aggiornamenti, e un grazie a Paolina per lo spunto!

Se avete altri dubbi, domande o questioni scrivete al blog!

Il vostro aspirante reporter proverà a fare qual che può... :)




mercoledì 12 dicembre 2007

Esame di Stato di Giornalismo: finalmente in pensione la macchina da scrivere?

Grandi novità per chi si appresta a dare l'esame di ammissione per giornalisti professionisti: pare che si siano finalmente decisi ad eliminare la macchina da scrivere!

Per chi non è pratico della cosa, riassumo solo dicendo che fino ad oggi l'esame (ufficialmente onde evitare fenomeni di brogli e copiatura) era da farenelle parti scritte obbligatoriamente con la macchina da scrivere.
Il che comportava in genere non pochi problemi logistici, quali 1) trovare la suddetta macchina (provateci voi...), 2) imparare ad usarla (battere un testo al computer e batterlo a macchina non sono proprio la stessa cosa...) e 3)
diventare esperti nella difficile arte della riparazione veloce della suddetta (immaginatevi se si blocca proprio nel bel mezzo dell'esame!).

Che nell'era del computer si dovesse ancora scrivere con una Lettera 22 era già un anacronismo di per sè, ma dopo anni di richieste pare che questi problemi siano finalmente superati

La notizia è stata data oggi dal sito dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, con questo comunicato che riporto integrale:

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti esprime soddisfazione per l’ approvazione da parte della Camera dei Deputati di una norma che consentirà di mettere a meritato riposo la macchina per scrivere.

La Commissione Cultura, infatti, ha varato in sede legislativa una norma che permetterà di usare, in occasione degli esami di idoneità professionale, i computer con tutte le garanzie necessarie.

Il Cnog ritiene doveroso ringraziare pubblicamente il presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, i presidenti della Commissione Cultura, On. Pietro Folena, e della Commissione Giustizia, On. Pino Pisicchio, e tutti i parlamentari che hanno sottoscritto la proposta.

Il Consiglio ringrazia anche il Governo, e in particolare il sottosegretario Ricardo Levi, e tutti i gruppi parlamentari per una decisione che consentirà un approccio moderno alla professione.


In attesa di sapere da quale sessione di esame sarà applicata la norma (essendo una legge, penso direttamente dalla prossima) un in bocca al lupo a tutti coloro che lo sosterranno!


giovedì 15 novembre 2007

Sembra ieri...

Giusto un anno fa: dal blog " Il Corriere della Serra", un piccolo post che riporto interamente.


GIORNALISMO E PRECARIATO: ASPETTIAMO ALMENO UNA RISPOSTA


Settembre 20, 2006

Se il precariato sembra essere la malattia del 2000, nel settore dell’informazione il problema è ancora più forte e sembra strano notare che solamente adesso la questione cominci a venire a galla. Se ne parla, sì, ma non si sentono proposte per affrontare concretamente un problema che è serio.


Il recente dibattito sugli stagisti lascia ancor più la sensazione che non si voglia affrontare il problema in modo reale e concreto, se si è addirittura arrivati a specificare che “finito lo stage i ragazzi tornano nelle loro scuole”.

I master, che negli ultimi anni sembrano nascere come funghi, hanno sempre più l’aspetto di specchietti per le allodole. Attirano grandi quantità di giovani, che per iscriversi devono prima superare degli esami di ammissione, pagano fior di quattrini, frequentano otto ore al giorno le lezioni, lavorano in redazioni, grandi o piccole che siano, e affrontano l’esame di Stato per poi finire nella massa di disoccupati.


Eppure la soluzione non può essere quella di chiudere le scuole, chiudere l’accesso alla professione, far sì che da oggi in poi non si possa più neanche aspirare alla professione.

Si dovrebbe forse intervenire sulle aziende stesse, cercando di favorire l’accesso nei giornali di nuove leve che dimostrino di amare la professione e avere le qualità per svolgerla. Lo stage dovrebbe essere un reale banco di prova, oltre che un modo per imparare il lavoro sul campo, che permetta a chi mostri di avere le qualità di continuare a lavorare, sia pure come collaboratore o come libero professionista. Invece lo stagista è diventato solamente un tappabuchi o addirittura una figura che a stento si sopporta e si accetta. Spesso visto come pericoloso concorrente e non come una persona che vorrebbero imparare e lavorare.


Non è questo il modo di gestire l’accesso alla professione, tantomeno di risolvere il problema della disoccupazione e del precariato. Si vede, in determinate soluzioni che vengono proposte, soltanto la paura di perdere i propri privilegi, la propria posizione, ma si evita di pensare a una reale e concreta soluzione.


Il problema non può poi essere ridotto solo a disoccupati e precari iscritti all’Ordine. Riguarda, invece, un maggior numero di persone, quelle che a causa del precariato non sono riuscite neanche a prendere il tesserino. Precari, per la maggior parte dell’anno disoccupati, e per di più senza diritti. Non si può non pensare anche a questo, significherebbe prendere in esame una parte sola del problema e non analizzarlo nella sua complessità. Risulta condivisibile la posizione di chi chiede di “mettere ancora una volta gli editori di fronte alle loro gravi responsabilità e sollecitare il Governo a una presa di coscienza sull’urgenza di una soluzione complessiva”, ma ancora una volta si aspetta di capire “come” si intende agire, quali sono le proposte e,soprattutto, aspettiamo risposte.

One comment to “Giornalismo e precariato: aspettiamo almeno una proposta”

è una questione gravissima, e sottovalutata dai non addetti ai lavori e anche da molti addetti ai lavori. I problemi sono:

-miopia degli editori e allo stesso tempo una strategia di compressione delle spese e del numero dei giornalisti

-sostituzione di lavoro dipendente con lavoro precario in forme che farebbero impallidire i call center.

-oscurità delle vie dell’accesso alla professione che avvengono per cooptazione e raccomandazione. come ricorda mario tedeschini lalli, i giornali americani, quando hanno bisogno di giornalisti, pubblicano annunci sui propri giornali, per esempio. e leggono i curriculum.

-sostanziale inutilità di master e scuole che tutt’al più procurano collaborazioni. Il tesserino da professionista, dopo, può anche divenire un peso.