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martedì 23 settembre 2008

Applausi italiani

Applausi a Mario Borghezio, che partecipando alla manifestazione anti islamica a Colonia ha fatto fare all'Italia l'ennesima figura di merda che ci potevamo benisssimo evitare. Notare l'acume che traspare dallo sguardo reso saldo dalla grappa e il gesto della vittoria fatto senza un perchè.

Il "Mario" infatti ignora di avere al fianco alla propria destra uno dei suoi acerrimi nemici giurati: Raffele Romano Riverso, giornalista e "terrone calabrese DOCG" ! E' quello con la maglietta marrone e lo sguardo sconcertato: cercate di capirlo, stare a fianco a chi lo vuole "secessionare" di forza dal resto d'Italia è dura...

Applausi al "Giorno di Milano" che per illustrare l'articolo sull'ordinanza che proibisce "Il consumo di droghe in luogo pubblico" per "motivi di decoro urbano" (tradotto. "Mettiamo quello che non ci piace sotto il tappeto", con la consueta ipocrisia. A casa posso devastarmi di canne e diventare tossicomane di 14 sostanze diverse, ma fuori devo essere ordinato e "decoroso") piazza sotto questa foto intitolata "Spinelli in strada".

Il tossico, o l'assuntore indecoroso di spinelli, è d'altra parte solito indossare durante il misfatto il tipico abbigliamento da militante Hezbollah per la vergogna del suo gesto illegale. I più assuefatti riescono anche a fumare uno spinello attraverso la sciarpa senza nemmeno srotolarla. In casi eccezionali bypassano anche un casco integrale, senza nemmeno alzare la visiera. Ma per favore...

Applausi al Comune di Venezia che ha permesso che, per i restauri in corso al Palazzo Ducale e al palazzo a fianco, ha permesso che il Ponte dei sospiri fosse ridotto così. Un vero schifo! La foto viene da Venessia.com, l'unico che abbia denunciato la cosa. Io l'ho vista e fotografata sabato sera di notte. Speravo di ripassare durante il giorno successivo per farne un'altra migliore, ma non ci sono riuscito, così la "scrocco" dal loro sito...

L'autore di cotanto scempio? Pare sia Oliviero Toscani, che avrebbe ottenuto l'appalto per piazzare la pubblicità su entrambi i lati del canale. Il Comune ha ceduto perchè gli sponsor avrebbero permesso di recuperare i 5 milioni di euro necessari agli interventi di consolidamento, che peraltro pare dureranno circa 3 anni! Se andate a Venezia, scordatevi la foto...

E per oggi direi che basta così....

giovedì 18 settembre 2008

L'intervista a Nicolò Modica, il "cantante dei tram"

Come promesso, eccovi l'intervista pubblicata oggi sul Giorno a Nicolò, il cantante della metro. Purtroppo ho dimenticato a casa la macchina fotografica dove avevo salvato i video: li aggiungo appena possibile sul post! Perdonatemi...

di ALESSANDRO GIGANTE

È conosciutissimo a Milano, su Youtube ha schiere di fan che postano i video delle sue esibizioni ed è l’estimatore numero uno dell’azienda di trasporti locale, «precisissima e ricca di vetture e di linee. Poche città ne hanno di così belle, ma non tutti se ne rendono conto». È Nicolò Modica, 27enne torinese che ha fatto dei tram e della metropolitana il suo palcoscenico personale. Gira per 6-7 ore al giorno con una cassa amplificatrice ed un microsono wireless comprati a 450 euro, organizzando karaoke improvvisati e facendo cantare la città su e giù per i binari. «Lo fanno tutti: i romeni coi violini nella metro, gli zingari alle fermate nei tram, i buskers che si fermano a fare i concertini per strada. Perchè io non dovrei farlo? In fondo è solo un modo per mantenersi, facendo divertire la gente». Cantando Nicolò non solo si diverte, ma ottiene la sua unica fonte di reddito da quello che gli regala la gente. «Per questo ringrazio tutti i milanesi. Questa non è la città che tutti pensano, di gente grigia e spenta. Io mi trovo meglio qui che a Torino, e non l’avrei mai pensato».

«QUESTA CITTA' è stupenda. Il calore che ti dà la gente qui è tutto speciale. Entro in una pasticceria e trovo anche le bariste che mi offrono un caffè, perchè dicono che mi hanno incontrato prima sul tram e che ho reso la loro giornata migliore, facendole ridere un po’».

Come ti è venuta l’idea di darti al karaoke sui tram?

L’ispirazione l’ho presa dalle grandi capitali europee, come Londra. Lì lo fanno in tanti, e mi stupisco che qui non ci avesse ancora pensato nessuno. La prima volta l’ho fatto a Torino. Ho cantato per scherzo su un tram e alla fine mi hanno lasciato 4 euro in mano. Lì ho cominciato a pensare: "E se iniziassi davvero a farlo come lavoro?"».

E da lì sei partito...

Sì, all’inizio giravo a Torino in semiclandestinità. Non l’avevo detto nemmeno alla mia ragazza, che credeva lavorassi in un’azienda. Poi suo fratello un giorno mi ha "scoperto" su un tram e mi ha filmato di nascosto, mandando tutto a lei. «Guarda cosa fa il tuo impiegato», le ha detto, e lei se l’è presa a morte. Voleva che smettessi perchè non le andava giù».

E lì cosa hai fatto?

«Non ce l’ho fatta, mi piaceva troppo. Per un po’ le ho detto che lavoravo nella ditta di mio padre, che in realtà è un pittore. Poi lei insisteva, io ho tentato di convincerla che non si fosse nulla di male, ma mi ha piantato dopo poco. Allora ho detto: «basta, vado a farlo dove non mi conosce nessuno».

E sei arrivato a Milano...

«No, non subito. Prima sono stato un po’ a Roma, ma lì ci sono tanti artisti in giro, è pieno ovunque. Allora tre anni fa ho preso e sono venuto qui».

Com’è la città?

«Diversa da come la descrivono. Ho sempre trovato un pubblico caloroso. Magari non cantano, ma ridono sempre. Si divertono, e a me basta quello. Poi mi indicano ai loro amici la volta dopo che mi ritrovano sul tram, e mi lasciano tutti qualcosina».

Quanto guadagni in una giornata in media?

«Beh, di solito quando va bene sono capace di tirar su anche 4-5 euro a canzone. Nei giorni migliori il totale si aggira sui 180-200 euro, per 6-7 ore di lavoro».

Sembra parecchio! Rapportato in un mese non è niente male...

«Alt: se girassi tutti i giorni del mese sì. Ma io canto solo due giorni a settimana, e il resto rimango a Torino. Non voglio stufare il pubblico. Se una cosa diventa abitudine, poi non colpisce più. Poi non sono avido: a me va bene così. Lo faccio per campare, ma anche per divertimento. Suono sui tram perchè mi piace la cornice: tutto intorno a te si muove, sembra di essere sul set di un video».

Il tuo repertorio?

«Vasco, Gerardina Trovato, Raf, Ligabue, Baglioni...soprattutto Baglioni: è il mio cantante preferito. L’ho anche incontrato: mi piacerebbe cantare con lui».

Il tuo sogno?

«Beh, sfondare mi piacerebbe...ma se mi chiamassero a fare un programma tv come X-Factor o non so cos’altro, non ci andrei. Quello è un successo effimero, vali finchè non ne trovano un altro. Piuttosto preferisco rimanere qui. Adesso voglio fare un disco, autoprodurmi. Io scrivo anche canzoni. Lo chiamerò "Innamorato". perchè io sono un artista, innamorato della vita. Il mio sogno è fare una rivoluzione artistica».

In che senso?

«Vedi, ora conta solo la bellezza estetica: il vestito che hai, l’immagine...io voglio andare oltre questo. Voglio far contare di più la simpatia, il carattere. Andare controcorrente. Io sono un insieme di valori: la poesia, l’arte, la musica..sono questi che voglio far conoscere e far dominare. Io ringrazio Milano per avermi fatto diventare un artista. Le mie canzoni sono un modo per dirle: "ti voglio bene"».
- Se lo incontrate per caso in qualche tram, ditegli che lo saluta Alessandro il giornalista e mi farete un regalo!
Ah, curiosità per chi volesse intraprendere il mestiere: non ho potuto infilarlo nell'articolo, ma Nicolò mi ha detto che cantando sui tram si rimorchia un casino!

A buon intenditor...(Eli, non preoccuparti: io in metro ci faccio al massimo i palloncini...)

Prossimamente i video! Bye!

lunedì 11 agosto 2008

Anteprima del Giorno: I Navigli milanesi in mano ai ladri

Solita anteprima per i lettori del blog: dal "Giorno" di domani...

I NAVIGLI IN MANO AI LADRI: COLPITI CASE E NEGOZI
Probabilmente professionisti del settore, che salutano chi li vede all'opera e non hanno paura di telecamere e polizia.

di ALESSANDRO GIGANTE
— MILANO —

UN QUARTIERE in ostaggio di furti, rapine ed ogni altro genere di spaccate notturne, dove i ladri rispondono salutando con la mano a chi li vede dalle finestre e chiama la polizia. Un quartiere "dimenticato" dallo schieramento di soldati avvenuto pochi giorni fa in città, che ha paura di uscire di casa la sera, ma anche di rimanerci di notte perchè dopo le due, quando le vie diventano terra di nessuno, tutto può accadere. Un quartiere che non è come si potrebbe pensare nelle periferie più degradate, ma quasi nel centro della movida nottura cittadina: si tratta dei Navigli, e la loro punta sud attorno alle colonne di San Lorenzo.


L’ULTIMO BILANCIO della zona parla di più di 10 episodi tra furti in appartamento, rapine e scassi solo negli ultimi due mesi, come racconta Antonella Carboni, la titolare del negozio di Abbigliamento "Il Salotto 1" di via Urbano III. «Il mio negozio è stato rapinato mercoledì, attorno alle 5 del mattino. Sono entrati scassinando la porta davanti, e fuggiti dopo aver fatto razzia dalla porta sul retro che dà sul cortile interno». Il portiere dello stabile li ha anche visti dal suo appartamento, ma nulla ha potuto fare. «Li ho visti uscire dal negozio con dei grossi sacchi in mano, e gli ho chiesto cosa stessero facendo - racconta Fernando, il portiere dello Sri Lanka -. Uno di loro mi ha guardato e mi ha risposto candidamente: «Stiamo rubando. perchè, non si vede?». Ho chiamato la polizia, ma erano già fuggiti».


SONO LADRI sfrontati, professionisti probabilmente, che agiscono a colpo sicuro senza alcuna paura. Tutta la via, che misura si e no 200 metri di lunghezza, è stata visitata. A luglio hanno colpito al caffè "Ora Allegra", all’angolo di via Urbano III e via Carobbio,, portandosi via cassa e merce. Il giorno dopo al negozio di abbigliamento "Mornata", a 10 metri di distanza, con lo stesso copione.Sabato hanno scassinato la gelateria "Dolce Vita", esattamente davanti a "Mornata". La cassiera sudamericana fa vedere la saracinesca elettrica e la porta che i ladri hanno aperto. A parte un piccolo perno allentato, non c’è praticamente traccia di scasso. Esperti del mestiere, che hanno approfittato dell’unico giorno in cui il proprietario non è passato a prendere l’incasso.


MA I LADRI non si fermano solo ai negozi. «A luglio - racconta Antonella - una signora 80enne è stata narcotizzata in casa dai ladri che le hanno rubato quadri ed argenteria. Ed altri due appartamenti sono stati svaligiati in via Stampa». Sabato sera, per non farsi mancare nulla hanno clonato anche il bancomat delle Poste di via Urbano III. Per fortuna anche qui un custode li ha visti e ha avvisato la polizia evitando centinaia di truffe. «Domenica, quando sono andata a fare la denuncia del furto - racconta sempre la titolare del "Salotto" - mi sono trovata di fianco a una coppia che era appena stata rapinata di macchina, soldi e gioielli da due uomini entrati nella loro auto mentre parcheggiavano, armati di coltello. Ed era già giorno, le 10 di mattina».


«HO MANDATO un telegramma al presidente del consiglio Berlusconi alla sua casa in Sardegna - ha detto la Carboni - ed una lettera a Sindaco, Prefetto e Questore denunciando tutto questo. Non si può vivere così. Si parla di sicurezza, soldati, telecamere, ma qui non c’è nulla. Le strade sono sporche, e dobbiamo pulirle da noi perchè non passa nessuno. La polizia se ne va alle due quando chiudono i locali, e poi non si vede più. Passano solo per le multe, o come è successo ieri per misurarmi l’insegna del negozio per veder se devo pagare più tasse o no. Il sindaco non può pensare solo all’Expo, ma anche ai problemi di chi rende viva questa città ».Nell’attesa di risposte Antonella si prepara, come ogni sera da quel mercoledì, a barricare il negozio sbarrando le vetrine con due vecchi corrimano di metallo. «Quando tornerà il fabbro - dice - metterò la saracinesca anch’io».


Il fabbro è in ferie: i ladri invece,ai Navigli non si fermano mai.

martedì 29 luglio 2008

Lezioni di "nera".

Ieri sono finito in mezzo ad una di quelle brutte storie di degrado che ti lasciano un po' con l'amaro in bocca, perchè ti fanno rendere conto che a volte vicino a te vivono frammenti di umanità spezzata che normalmente nemmeno vedi.... Ne ho tratto una lezione interessante di come fare la cronaca nera, anche se ho dovuto cedere un po' su alcune mie posizioni.

Ma andiamo con ordine: sul Giorno di Milano a pagina X oggi troverete questo:
Maltrattamenti - Denunciato un pregiudicato
MAMMA E FIGLIA CHIUSE IN GABBIA
L'ex convivente le teneva segregate nel soppalco di un'officina

di TINO FIAMMETTA

MILANO —LE HA TENUTE chiuse in una gabbia metallica, sul soppalco di un’officina. Nutrendole con rosticceria cinese e panini. Per quindici lunghissimi giorni. Questo è almeno quanto denuncia una giovane donna 22enne che accusa l’ex convivente di averla maltrattata e picchiata insieme alla figlia di tre anni. Il presunto bruto è un pregiudicato di 37 anni uscito dal carcere con l'indulto dopo una condanna per rapina, che è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia, violenza privata e sequestro di persona.

LE RAGIONI di questo violento dissidio familiare non sono stato spiegate da nessuno. Nè dalle vittime nè dall’indagato. Ma c’è da credere che si tratti di una storia privata logorata e degenerata fra ex conviventi. Le indagini degli agenti del commissariato Sempione sono ancora alle primissime battute e per adesso a fare testo sono solo le parole della giovane che ha anche rimediato qualche violento ceffone tanto da esibire un referto medico di tre giorni di prognosi anche per la bambina. All’inizio dell’estate la donna era riuscita a liberarsi del suo ex convivente trovando rifugio in una comunità protetta ma l’uomo, che si chiama Andrea P., aveva scovato la comunità e aveva costretto l’ex convivente con la bambina a seguirlo. La meta era un’ officina meccanica di Garbagnate di proprietà di un amico assente per ferie (che si è sempre opposto alle scelte di Andrea). All’interno dell’officina la donna e la figlia sarebbero state segregate dentro una gabbia metallica di 4 metri quadrati. Da cui sarebbe scappato approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino.

A far intervenire la polizia è stata l'ex compagna che alla fine si è recata al commissariato Sempione per sporgere denuncia. Gli agenti si sono presentati in viale Coni Zugna in casa della suocera dove si era rifugiato Andrea. E dove - sempre secondo la denuncia - era riuscito a tenere chiusa a chiave in una stanza l’ex convivente con la bambina.
QUANDO gli agenti sono arrivati nell'appartamento, in viale Coni Zugna, l'uomo ha cercato di scappare, da una finestra del suo appartamento, al secondo piano di un palazzo, attraverso il ponteggio messo in piedi dagli operai per la ristrutturazione della facciata. Andrea P. è stato bloccato nei pressi di viale Papiniano dopo un lungo inseguimento a piedi, quando, alla vista degli agenti, ha cercato di scappare e poi per strada.La vicenda, dai contorni oscuri e tutta da chiarire è in corso di valutazione da parte dell' autorità giudiziaria. Il sostituto procuratore di turno, che sulle prime ha deciso per una denuncia in stato di libertà, ha passato l'inchiesta al pm che ha in carico il fascicolo sul caso di maltrattamento alla base dell' allontanamento dell'ex compagna e delle bimba, che ha tre anni.

Fin qui i fatti: ovviamente tutti i nomi citati come potrete immaginare sono nomi di fantasia.
Il punto è che se avete letto bene dovrebbero venirvi almeno tre domande in testa...

...nulla? Riproviamo...

1) Quali sono le ragioni del gesto? (questa era facile...)
2) Cos'è successo fuori dall'officina in quei 13 giorni? Nessuno ha fatto niente per cercare questa donna?
3) Perchè Andrea tra tutti i posti dove può scappare sceglie proprio la casa della madre di lei, che in teoria dovrebbe solo odiarlo?

E' per avere la risposta a queste domande che mandano me nel pomeriggio a cercare la ragazza o la madre, con in mano nessun dato salvo un indirizzo di casa che arrivati sul luogo si rivela anche inesistente!
La trovo grazie al particolare dell'impalcatura: ci sono solo 2 edifici nella via in cui stanno facendo dei lavori, e con un minimo di domande ben dosate a chi entra e a chi esce ("E' qui che sono venuti i carabinieri ieri mattina...?") riesco alla fine a trovare la famosa "suocera", la madre della ragazza che ha fatto la denuncia.

All'inizio è diffidente: "Perchè volete sapere queste cose? Cosa vi interessa? Questo non è diritto di cronaca!". Poi piano piano si apre, complici due palesi violazioni da parte mia del codice di "Ciò che ogni buon giornalista non dovrebbe mai fare". La prima è il fatto di dirle subito dopo essermi presentato come giornalista di non lasciarmi nè nomi nè cognomi di nessun genere. Lei si stupisce. La seconda è che le metto in mano l'agenzia con cui sono arrivato lì, e le spiego tutto il percorso da cui nasce ( "questa la dà la polizia la mattina sa, c'è l'hanno tutti ormai") e come sono riuscito a trovarla.

E comincia a parlare. E' un viaggio in discesa senza paracadute, nella storia di una famiglia disastrata dove la normalità è uscita di casa da molti tempo. Genitori divorziati, figlie sbandate, droga, una bambina innocente nel mezzo, carceri, violenze, ambiguità ripetute e un caso che sembra un esempio da manuale della "sindrome di Stoccolma" con la ragazza che denuncia più volte il compagno per maltrattamenti salvo ritrattare sempre tutto e tornare a cercarlo. La madre è onesta con me, anche se nasconde alcuni particolari però facilmente intuibili. Parla della figlia con affetto e rassegnazione insieme, tra una telefonata e l'altra di gente che la chiama sempre per questa storia. Sa che l'ha persa tempo fa, si giustifica con me per quello che ha fatto ("Era il mio dovere di madre"), e finisco per farle quasi da confidente. Non sa nemmeno dove sia al momento: l'hanno riportata in una comunità, ma nessuno le ha detto dove.
Tante sigarette, un pranzo cinese e poi ci lasciamo.

Tornato in redazione scoppia il caos. Non credo che si aspettassero in molti che sarei riuscito a tornare con qualcosa, ma la storia che ho sottomano cambia un po' i loro piani. Lo spazio in pagina c'è, il difficile è metterla giù. E' una storia dove deve risaltare l'ambiguità dei gesti di tutti, ma senza dare del delinquente o del balordo a nessuno. Queste infatti sono le storie dove rischiare una querela per una parola sbagliata è più semplice che mai. Senza contare che ho promesso alla signora che non l'avrei citata nel pezzo.

Tra il sindacalista che urla "Così imparate a mandarci uno stagista!" dimenticando che ho già fatto cronaca, e anche parecchia, e i capiredattori che decidono come buttarla giù, si arriva al compromesso finale: tutti i nomi ed indirizzi della pagina verranno cancellati o sostituiti con nomi di fantasia, e il pezzo verrà fatto in forma di intervista alla madre di lei citata come tale ma in questo modo irriconoscibile:
Quello che ne esce è questo:

di ALESSANDRO GIGANTE

— MILANO — E' UNA STORIA dove il confine tra la verità e la bugia è molto sottile, quella del supposto sequestro emerso ieri, come si evince dalle parole di G.F, madre della ragazza. Denunce, ritrattamenti, comunità, fino al triste epilogo di lunedì mattina.
Com’era quel ragazzo?
«Ero sempre stata diffidente: non mi piaceva. Era tossicodipendente, si faceva di cocaina, e nei 5-6 anni in cui sono stati insieme è successo di tutto».
Cioè?
«Denunce di maltrattamenti subiti da parte di mia figlia, che poi puntualmente ritrattava tutto e tornava a cercarlo. Fughe insieme, durante le quali non li vedevo né li sentivo per giorni».
Poi la nascita di quella bambina...
«...e lei che di nuovo, meno di un mese dopo, lo rimanda in carcere. E poi torna di nuovo a cercarlo».
Qui però entrano in scena i servizi sociali...
«Sì. Proibiscono a lui con un’ordinanza di vedere sia lei che la bambina, fino alla completa disintossicazione. L’assistente sociale era categorico, anche brutale. Ma penso si vedessero di nascosto, si cercavano a vicenda».
E poi cosa cambia?
«Che anche lei viene sistemata con la bambina in una comunità protetta. Dopo un po’ lo chiama chiedendogli di portarla via, dicendo che lì li trattavano male».
A lei non disse niente?
«No, lo seppi il giorno dopo quando fecero la denuncia dalla comunità, non vedendola tornare».
Poi 13 giorni di buio...
«Sì, non seppi nulla per tutto quel periodo. Finché domenica sera,rincasando, me li trovai a casa tutti e tre».
Cosa accadde?
«Mia figlia mi disse che avevano deciso di andarsene via insieme. Poi, non appena lui si allontanò, cambiò versione, dicendo che lui l’aveva tenuta sequestrata insieme alla bambina».
E lì chiamò la polizia?
«No. Si fermarono a dormire lì, e fu lei stessa la mattina dopo ad alzarsi presto e ad andare in commissariato, per l’ennesima denuncia. Poi mi ritrovai i poliziotti in casa: lui tentò di scappare, e il resto lo sapete».
Cosa ne pensa di tutto quello che è successo?
«Non lo so. Forse è stata colpa dell’assistente sociale troppo severo, forse di lui o addirittura di lei. So solo che qualsiasi cosa succeda, io continuerò sempre a voler bene a mia figlia».

L'ultima frase era il mio piccolo chiedere scusa per averla citata lo stesso, anche se in maniera irriconoscibile. Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se la figlia avesse letto questo articolo, e avesse trovato le dichiarazioni della madre. Volevo che non la considerasse una traditrice, ma che sapesse soltanto che le voleva bene. Dalla nostra chiacchierata e da come avesse tentato seppur goffamente di proteggerla, si era capito bene...

Il Giorno nella cronaca non usa il passato remoto (a me piace molto nei racconti, ma ognuno ha le sue regole), e così dopo i vari passaggi dei controllori di rito il pezzo oggi lo trovate così:

La testimonianza
DEGRADO, DROGA E VIOLENZA. "MIA FIGLIA, QUEL RAGAZZO, E LE MEZZE VERITA' CHE NON SO".

di ALESSANDRO GIGANTE

— MILANO — E' UNA STORIA di degrado, di droga e violenza dove è difficile capire dove stia la verità, quella del presunto sequestro scoperto dopo la denuncia della giovane vittima. Denunce, ripensamenti, comunità, fino all’epilogo di lunedì mattina. A parlare è la madre della ragazza.
Com’era il convivente di sua figlia?
«Ero sempre stata diffidente: non mi piaceva. Era tossicodipendente, si faceva di cocaina, e nei 5-6 anni in cui sono stati insieme è successo di tutto».
Cioè?
«Denunce di maltrattamenti subiti da parte di mia figlia, che poi puntualmente ritrattava tutto e tornava a cercarlo. Fughe insieme, durante le quali non li vedevo né li sentivo per giorni».
Poi la nascita di quella bambina...
«E lei che di nuovo, meno di un mese dopo, lo rimanda in carcere. E poi torna di nuovo a cercarlo».
Qui però entrano in scena i servizi sociali...
«Sì. Proibiscono a lui con un’ordinanza di vedere sia lei che la bambina, fino alla completa disintossicazione. L’assistente sociale era categorico, anche brutale. Ma penso si vedessero di nascosto, si cercavano a vicenda».
E poi cosa cambia?
«Che anche lei viene sistemata con la bambina in una comunità protetta. Dopo un po’ lo chiama chiedendogli di portarla via, dicendo che lì li trattavano male».
A lei non ha detto niente?
«No, l’ho saputo il giorno dopo quando la comunità ha fatto la denuncia, non vedendola tornare».
Poi 13 giorni di buio...
«Sì, non ho saputo nulla per tutto quel periodo. Finché domenica sera, sono venuti tutti e tre a casa mia».
Cosa è accaduto?
«Mia figlia mi ha detto che avevano deciso di andarsene via insieme. Poi, non appena lui si è allontanato, ha cambiato versione, dicendo che lui l’aveva tenuta sequestrata insieme alla bambina».
E lei ha chiamato la polizia?
«No. Si sono fermati a dormire lì, lei stessa la mattina dopo è andata in commissariato, per l’ennesima denuncia. E mi sono ritrovata i poliziotti in casa: lui tenta di scappare... ».
Cosa ne pensa di tutto quello che è successo?
«Non lo so. Forse è stata colpa dell’assistente sociale troppo severo, forse di lui o addirittura di lei. So solo che le voglio bene».


Ancora una volta l'ultima riga l'ho aggiunta di straforo, a pagina già passata mentre si stava per andare in stampa. Non so perchè, ma pare che i sentimenti qui non interessino. Una volta finito il caso e raccolto quello che serve, cosa accade a chi c'è coinvolto non interessa più....

Da qui ho imparato tre cose:

1) Che se non volete far sapere delle cose ad un giornalista, è meglio mandarlo al diavolo subito e non aprire più bocca. Fidatevi, capirà.
2) Che scrivere di cronaca è come camminare su un filo sottile, dove si rischia continuamente di cadere. Ma più vado avanti, e più scopro che mi piace per questo.
3) Che per me non è vero quello che disse in un libro il grande giornalista Richard Kapucinski, e cioè che "il cinico non è adatto per questo mestiere". Alla lunga credo sia impossibile non diventarlo: vedere e conoscere certe cose ti rende necessario dotarti di un qualche genere di corazza per proteggerti da esse.

L'importante è che quella corazza resti fuori e non ti entri nell'anima.
Quello è un prezzo che non vorrei mai pagare.

venerdì 25 luglio 2008

Da viale Jenner al Palasharp. Io c'ero, e vi racconto che...

In anteprima ancora per i lettori del blog il nuovo articolo del sottoscritto sulla questione dei musulmani di viale Jenner, stavolta trasferiti al PalaSharp di Lampugnano.

A causa della minaccia di scorticamento se avessi usato di nuovo le foto dell'agenzia del giornale, oggi le immagini del post sono state cortesemente fornite dal blog "Milano 2.0" del network Blogosfere, che ringrazio sentitamente.

Il nodo di viale Jenner - Primo venerdì a Lampugnano
C'E' LA PREGHIERA, PALASHARP BLINDATO
Polemica sul Ramadan: "Qui non va". Il Prefetto: "Indietro non si torna"

IL TERZO ATTO di quello che ormai è definibile solo come "l’esodo dei fedeli di viale Jenner" è andato in scena ieri al Palasharp di Lampugnano. Più fedeli, meno attenzione mediatica e meno polizia per altre tre ore passate ancora senza contestazioni.

È VERSO LE 12 che compare Abdel Hamid Shaari, il direttore del centro islamico di viale Jenner, subito preso d’assalto dai cronisti. «Oggi non ci sono proteste e nemmeno la signora Santanchè - scherza - Siamo felici di essere qui. Parlavano di ostilità della gente verso di noi, considerati come "occupanti", ma si è visto già la settimana scorsa al Vigorelli che che è stata solo una polemica montata ad arte. Siamo arrivati, abbiamo pregato e siamo andati via: tutto è tornato come prima».

Poco dopo, all’arrivo dei primi fedeli, la doccia fredda per i giornalisti: «Oggi non si entra, questo è un luogo di culto». Non è chiaro chi prenda la decisione, se i mussulmani o la polizia per loro, ma alla fine nonostante i tentativi di mediazione, ed il nervosismo di alcuni fotografi non c’è niente da fare. «L’altra volta avete messo tutto su Youtube - esclama qualche fedele -. Anche noi abbiamo diritto alla nostra privacy come tutti».

ARRIVA ANCHE Divier Togni, presidente della società che gestisce la struttura:«L’impegno ad ospitare i fedeli mussulmani c’è per 5 settimane, compresa quella in cui ci sarà la festa del PD per cui tenteremo di arrivare ad una mediazione. Dopo ci sono altre idee, sempre in questa zona, ma prima bisognerà parlare con le istituzioni».

I fedeli continuano ad arrivare alla spicciolata fino alle 14.30, orario in cui termina la funzione.
La questura dirà alla fine che hanno pregato circa in 700. «Noi li abbiamo contati - dirà poi Shaari all’uscita - Erano circa 1700-1800. Ma non importa, per noi è stato comunque un successo».

Nel frattempo nasce una nuova polemica per il Ramadan, la ricorrenza sacra dei mussulmani che durerà tutto settembre. Il prefetto Gian Valerio Lombardi smentisce poco dopo le 13 ciò che era stato detto la mattina prima in conferenza stampa, ovvero che nelle sere della festività sarebbe stata permessa la preghiera nei locali di viale Jenner. «L’abbiamo fatto per vent’anni - ribatte Shaari, messo al corrente della notizia -. Arrivavano massimo 400 persone, che il locale conteneva tranquillamente. Ma se il prefetto ci dirà di spostarci siamo disposti a farlo, a patto che stavolta ci dica almeno dove».

Attendendo settembre, il direttore del centro vedrà martedì i dirigenti del Pd per accordarsi sulla data del 29, mentre ancora nulla trapela per dopo. «Ringraziamo il signore di Brugherio che aveva messo a disposizione il suo terreno per la moschea, ma purtroppo è un po’ troppo lontano. In compenso ci ha dato coraggio: dimostra che la sensibilità sul tema c’è».
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Più come al solito le chicche extra, come...

1) Il fotografo dell'agenzia NewPress che arriva alle 13:45 quando tutti sono lì da almeno un'ora e mezza prima, si incazza con tutti perchè "non è possibile che ci lascino fuori. Dovevate insistere, rompere i coglioni, attaccare e farvi lasciare entrare". Manca la Santanchè, ma in compenso c'è lui. Grande Clemente, ma la prossima volta prenditi una camomilla...

2) Il musulmano di guardia alla porta al fotografo in maglietta rosa (che vedete anche in foto) che risponde al fotografo che gli chiede come mai non si possa entrare così: "Oggi è così. Non si entra e basta. Ognuno ha le sue regole: voi mangiate maiale e noi no". Ma che c'azzecca?!?

3) Il mitico Divier Togni che fa omaggio a tutti i giornalisti che rimangono ore sotto il sole di due casse di bottigliette di acqua senza che nessuno gli chieda nulla. Provvidenziale, ma soprattutto generoso. Basta poco, che cc'e vò?

4) La signora italiana, musulmana convertita, che arriva dal cronista dell'Ansa che sta intervistando Shaari dopo la preghiera dicendo "Io voglio parlare", e senza che nessuno le chieda niente comincia una litania interminabile sui "musulmani che sono trattati dopo l'11 settembre come il male assoluto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto, e non è giusto"., lasciando al presidente del centro islamico l'occasione per svicolare indisturbato dall'assedio del cronista. In quel momento penso avrebbe ritenuto giusto, giusto, giusto ma molto giusto uccidere la signora su due piedi con una microfonata.

5) I soliti saluti di rito alla nuova gente che conosco ogni volta, nella fattispecie Alessandra (stagista di Radio MonteCarlo) e Andrea (stagista all'agenzia di stampa Agi) dell'Ifg di Milano. Li trovate nell'ultima foto in basso a sinistra assieme a me: Andrea è quello con la maglia verde, io quello con la polo bianca e Alessandra quella con pantaloncini bianchi e maglietta marrone! Blogosfere ha fotografato anche me... :)

Il mio ex collega della Voce di romagna Andrea Colombari diceva sempre che "andare ad una conferenza stampa è un po' come andare ad una festa: se esci senza conoscere nessuno di nuovo o senza almeno un numero nuovo di cellulare è come se non ci fossi mai stato".

Andrea, approvo e tengo sempre in mente.
Hasta la Xa Mas siempre! :)
Ah, poi sempre dal sito di Blogosfere vi propongo due video...
Questa è l'intervista di Abdel Hamid Shaari, direttore del centro islamico di viale Jenner concessa dopo la preghiera. Il sotto scritto è dietro a prendere appunti insieme ad Andrea...



Qui invece una panoramica d'insieme dei giornalisti, tanto per farvi capire com'era l'atmosfera...



Che dire... se volete altro lo trovate qui!

Per oggi è tutto, penso che basti...see you next time! :)

lunedì 21 luglio 2008

AAA, notizie cercasi

Oggi in redazione giornata piatta, almeno per il momento...

In attesa di sapere se riuscirò ad avere l'agognato accredito stampa per il concerto dei REM all'Arena Civica il 26, ne approfitto per lanciare ai lettori milanesi e non un piccolo appello:

Se avete qualcosa che valga la pena di raccontare su Milano e provincia (ogni genere di storie, purchè interessanti, che possano finire nella sezione cronaca del Giorno di Milano), su fatti di vita ordinaria, degrado, moda, costume, cronaca e quant'altro vi venga in mente o che possiate aver visto, il sottoscritto attende i vostri racconti! Mandatemi una mail a gentiluomini.di.fortuna(at)gmail.com, e vedrò di ricontattarvi quanto prima!

Il giornalismo siete anche voi, e potete dimostrarlo quando volete...

martedì 15 luglio 2008

Ritorno a Milano

E alfine, ancora una volta si ritorna... Come promesso il blog non muore, ma si riaggiorna con le ultime novità!

Da oggi infatti ho preso ufficialmente servizio come neo stagista di cronaca al "Giorno" di Milano: redazione giovane e molto simpatica, ma per oggi a parte le consuete spiegazioni da primo giorno su sistema editoriale e company alla fine di concreto ho combinato poco o nulla...

Ho trovato casa nel capoluogo meneghino (per chi vuol passare sono in piazza Aspromonte 51: il campanello solo via mail o via messaggini per chi conosce il numero...e grazie Mattia per le dritte sui siti!) con altri tre coinquilini e devo dire che mi trovo parecchio bene... Redazione a due passi, orari che a quanto pare andranno dalle 11 alle 22 circa e tempo quanto basta (spero) per riuscire a girare e conoscere un attimo meglio la città dove sono venuto tante volte per motivi che ora non esistono più...(ma questa è un'altra storia)...ma soprattutto quel minimo di libertà per riuscire a mandare avanti questa piccola isola sul web.

Che dire di altro... questo è solo un preview! Datemi il tempo di ambientarmi, e questo sito tornerà ad essere quello di un tempo! Nel frattempo, un saluto a tutti quelli che passeranno di qua: se siete di Milano e avete tempo per un aperitivo...fatevi sentire!

Poi, prima di chiudere ed andare a nanna voglio regalarvi una piccola perla su questa città, a volte tanto bistrattata: è vero, è un caos ed è quasi tutta dominata dal lavoro... ma se cercate bene, un angolo un po' magico o anche solo semplicemente bello per quell'attimo in cui ci vivete dentro si trova sempre...

Di Alex Britti, semplicemente..."Milano", dall'unplugged registrato per Mtv dello scorso anno. A me piace, spero sia lo stesso per voi.


A presto!

Gig