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venerdì 5 giugno 2009

Le foto sarde di Silvio e il batacchio censurato

Superando l'ostracismo italiano, le foto di Antonello Zappadu che ritraggono il premier Silvio Berlusconi ed i suoi ospiti con numerose intrattenitrici all'interno della sua villa in Sardegna, sono finalmente riuscite ad uscire alla luce del sole. E, vista l'attenzione in Italia, sono state subito riprese da tutti i giornali italiani, linkate "tali e quali" al sito del quotidiano spagnolo.

Ma...siamo sicuri che sia andata proprio cosi'? Una delle 5 foto, forse la più scandalosa del set, in Italia in realtà é stata censurata. E' quella dell'uomo nudo davanti alla ragazza stesa sul lettino in costume rosso. Più che la foto, ad essere censurato é stato diciamo un dettaglio. Che la Spagna evidentemente ha giudicato passabile, ma i media italiani no. Ma guardatelo da voi, e ditemi che ne pensate.

Ecco la foto com'é sul sito di Corriere.it . Sembra che sia esattamente ripresa cosi' com'é nel sito spagnolo, maschera della pagina web compresa: il volto dell'uomo é censurato, ed il pisellino pure...


Ed ecco invece la versione di Repubblica.it: anche qui ancora volto e batacchio non si vedono, anche se é scomparsa la maschera della pagina...


Ma questa foto sarà davvero cosi' censurata anche nell'originale del sito di "El Pais"? Andiamo a vedere...


A quanto pare, direi di no...

Ora, la mia domanda é una sola: cos'ha qual pisellino di cosi' pericoloso da essere censurato in tutti i media italiani? Cosa c'é di cosi' diverso tra Spagna e Italia che ci fa censurare cosi' le foto? Darà fastidio al Vaticano? Turberà a tal punto le massaie? Farà infoiare le ignare naviganti del web? Conturberà i sogni delle comunità gay? Scatenerà l'invidia del pene nei poveri maschi italiani?

Qualcuno sa spiegarmi perché diavolo qui in Italia siamo cosi' bigotti?!?

martedì 31 marzo 2009

Controsensi afghani e illusioni che crollano

Compito: leggere i seguenti 2 articoli e rispondere alla domanda.

29 Marzo, Repubblica.it

"Tra le poliziotte e le maestre di Kabul: "Se tornano i Taliban per noi é la fine"

KABUL - Dietro la sciarpa nera che le nasconde il viso, la voce di Wahida suona dolce e tranquilla. "Il mio lavoro è occuparmi della sicurezza. Vigilo che tutti indossino casco e scarpe, perché nessuno si faccia male in cantiere". Mentre parla, intorno a lei si muovono decine di operai. Tutti uomini. Qualcuno le passa accanto e lancia sguardi di fuoco: lei finge di non vedere.

Wahida è un nome falso. La giovane madre venticinquenne che parla nascosta dalla sciarpa è una delle due donne sugli 850 operai che stanno costruendo, con fondi americani, la nuova centrale elettrica di Kabul. Ogni giorno viene al lavoro insieme a suo marito, Sahid. Ogni giorno riceve minacce di morte. "Sono le persone con cui lavoro. Sono anche Taliban certo, ma qualcuno qui dentro li aiuta", dice. Mentre parla arriva un sms, Wahida lo apre e poi mostra il telefono: "Vede? Anche ora. Dicono che mi uccideranno se continuo a lavorare. Ma io non mi fermo. Il nuovo Afghanistan ha bisogno delle sue donne. E i politici che parlano di dialogo con i Taliban dovrebbero ricordarselo".

La forza e il coraggio di donne come Wahida sono una delle prime cose che colpiscono quando si arriva in Afghanistan: dimenticati i proclami del 2002, quando si diceva che avessero buttato via i burqa e fossero pronte a prendere in mano il paese, la maggior parte delle donne qui vive ancora in una condizione di inferiorità. Poche fuori da Kabul osano andare in giro a viso scoperto. Poche vanno a scuola, meno ancora lavorano.

Poi ci sono le eccezioni, come Wahida e la sua collega. O come le poliziotte Malika e Dilbar. O le studentesse Roobina, Parveen e Lida. Ragazze forti, che studiano, lavorano e sperano nel futuro. Donne che oggi hanno un motivo in più per avere paura. Messo alle strette dall'approssimarsi della scadenza elettorale - il voto è previsto ad agosto - e dal calo di popolarità, il presidente Hamid Karzai è tornato a proporre nelle settimane scorse un accordo ai Taliban moderati.

Finora la proposta è stata rifiutata, ma molte qui in Afghanistan temono che prima o poi le trattative si apriranno, e che gli ex studenti di religione possano tornare sulla scena. I diritti delle donne, a quel punto, potrebbero diventare merce di scambio della partita politica, proprio come è accaduto nella valle pachistana dello Swat. E i pochi passi in avanti verrebbero cancellati.

"Non lo accetteremo, mai. Non torneremo indietro" dice Roobina. Gli occhi a mandorla tipici della popolazione hazara, il velo celeste, la ragazza, 18 anni, studia inglese e informatica al Kabul vocational center, probabilmente la scuola migliore della città. Essere ammessa è stata dura, ma lei, come le sue amiche, spera che sia una carta in più per il futuro: "Voglio diventare maestra - racconta - e insegnare alle ragazzine. Come hanno fatto con me quando non potevo andare a scuola a causa dei Taliban. Quel periodo per noi ragazze è stato orribile e non permetteremo che qualcuno ci porti di nuovo indietro. Neanche il presidente". Parveen e Lida annuiscono.

Ma a Kabul parlare è più semplice. La capitale è sempre stata il luogo più tollerante dell'Afghanistan e anche ora che le cose non sembrano volgere al meglio resta, per le donne, il posto più semplice dove vivere. Kunduz, nel nord, è un'altra storia: in quella che fu una delle ultime roccaforti Taliban a cedere nel 2001, solo uscire di casa a volto scoperto è una sfida.

Arruolarsi nella polizia poi, è un disonore e una follia che si può pagare con la vita. Malika, 25 anni, e Dilbar, 20, lo sanno bene: fra gli 840 allievi del centro di formazione per poliziotti sono le uniche donne. E anche se gli istruttori - afgani, tedeschi e americani - non fanno differenza fra loro e i maschi, appena si allontanano gli insulti e le minacce dai colleghi sono la regola. "Dicono che una donna non dovrebbe fare questo - racconta Malika - ma cosa dovrebbe allora fare una che ha 5 figli e un marito che l'ha abbandonata?".

Malika ha scelto di sfidare i luoghi comuni in nome dei 100 dollari al mese del salario di poliziotta: sa che lavorare sarà difficile e sa che se, come si dice in giro, quelli che stavano con i Taliban torneranno al potere a Kunduz, per lei, che ha osato infrangere due barriere - schierandosi con la legge e mischiandosi con gli uomini - la vita diventerà un incubo. "Confido nel governo - dice timida - accetterò quello che faranno. Ma non posso credere che ci sacrificheranno, non di nuovo", aggiunge prima di andare via.

A Malika è meglio non dirlo, ma le sue parole non sono troppo diverse da quelle che le ragazze della valle dello Swat affidavano alla stampa internazionale qualche settimana fa. Poi il governo di Zardari ha deciso di cedere ai Taliban e di permettere che nell'area fosse introdotta la sharia in cambio di una tregua. E le donne hanno perso la voce.

31 Marzo, Repubblica.it
"Afghanistan: nuova legge autorizza lo stupro dei mariti"

KABUL - Malgrado l'intervento armato in Afghanistan, con l'Italia incaricata della ricostruzione del sistema giuridico del paese, il governo afgano ha recentemente votato una legge (ancora non pubblicata) che rappresenta un duro colpo ai diritti delle donne afgane. Secondo fonti delle Nazioni Unite, la nuova legge legalizza lo stupro del marito nei confronti della moglie, obbliga le donne a "concedersi" al marito senza opporre resistenza, vieta loro di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal dottore senza il permesso del consorte e affida la custodia dei figli esclusivamente ai padri e ai nonni.

Insomma, rispetto al passato, poco o nulla sembra cambiare per le donne afgane. La mossa del governo rappresenta, secondo alcuni parlamentari contrari e molti gruppi umanitari, il tentativo del presidente Hamid Karzai di incassare il sostengo dei fondamentalisti islamici, in vista delle elezioni presidenziali di agosto. Secondo il quotidiano britannico Independent, il provvedimento di legge è frutto delle pressioni esercitate dall'Iran, che mantiene uno stretto legame con la minoranza sciita afgana.

"E' una delle peggiori leggi mai votate dal Parlamento in tutto il secolo" ha tuonato Shinkai Karokhail, deputata afgana impegnata a battersi contro la legge: "è totalmente sfavorevole alle donne e renderà loro ancora più vulnerabili". La Costituzione afgana permette agli sciiti, che rappresentano circa il 10 per cento della popolazione, di avere una legge sulla famiglia basata sulla giurisprudenza sciita tradizionale. Ma al tempo stesso sia la Costituzione che vari trattati internazionali firmati dall'Afghanistan, garantiscono pari diritti alle donne.

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Ora qualcuno mi spiega cortesemente in Afghanistan cosa ci siamo andati a fare?!?

lunedì 16 marzo 2009

Perché in fondo non le capiremo mai...

...dedicato alla cucciola, e a tutte le donne che conosco! Un pianeta incasinatissimo, ma di cui noi maschietti non potremmo mai fare a meno... :) Anche se a volte c'é davvero da diventare matti!








...e poi si ricomincia...chi non ci si é mai riconosciuto almeno una volta? :)

martedì 29 luglio 2008

Lezioni di "nera".

Ieri sono finito in mezzo ad una di quelle brutte storie di degrado che ti lasciano un po' con l'amaro in bocca, perchè ti fanno rendere conto che a volte vicino a te vivono frammenti di umanità spezzata che normalmente nemmeno vedi.... Ne ho tratto una lezione interessante di come fare la cronaca nera, anche se ho dovuto cedere un po' su alcune mie posizioni.

Ma andiamo con ordine: sul Giorno di Milano a pagina X oggi troverete questo:
Maltrattamenti - Denunciato un pregiudicato
MAMMA E FIGLIA CHIUSE IN GABBIA
L'ex convivente le teneva segregate nel soppalco di un'officina

di TINO FIAMMETTA

MILANO —LE HA TENUTE chiuse in una gabbia metallica, sul soppalco di un’officina. Nutrendole con rosticceria cinese e panini. Per quindici lunghissimi giorni. Questo è almeno quanto denuncia una giovane donna 22enne che accusa l’ex convivente di averla maltrattata e picchiata insieme alla figlia di tre anni. Il presunto bruto è un pregiudicato di 37 anni uscito dal carcere con l'indulto dopo una condanna per rapina, che è stato denunciato per maltrattamenti in famiglia, violenza privata e sequestro di persona.

LE RAGIONI di questo violento dissidio familiare non sono stato spiegate da nessuno. Nè dalle vittime nè dall’indagato. Ma c’è da credere che si tratti di una storia privata logorata e degenerata fra ex conviventi. Le indagini degli agenti del commissariato Sempione sono ancora alle primissime battute e per adesso a fare testo sono solo le parole della giovane che ha anche rimediato qualche violento ceffone tanto da esibire un referto medico di tre giorni di prognosi anche per la bambina. All’inizio dell’estate la donna era riuscita a liberarsi del suo ex convivente trovando rifugio in una comunità protetta ma l’uomo, che si chiama Andrea P., aveva scovato la comunità e aveva costretto l’ex convivente con la bambina a seguirlo. La meta era un’ officina meccanica di Garbagnate di proprietà di un amico assente per ferie (che si è sempre opposto alle scelte di Andrea). All’interno dell’officina la donna e la figlia sarebbero state segregate dentro una gabbia metallica di 4 metri quadrati. Da cui sarebbe scappato approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino.

A far intervenire la polizia è stata l'ex compagna che alla fine si è recata al commissariato Sempione per sporgere denuncia. Gli agenti si sono presentati in viale Coni Zugna in casa della suocera dove si era rifugiato Andrea. E dove - sempre secondo la denuncia - era riuscito a tenere chiusa a chiave in una stanza l’ex convivente con la bambina.
QUANDO gli agenti sono arrivati nell'appartamento, in viale Coni Zugna, l'uomo ha cercato di scappare, da una finestra del suo appartamento, al secondo piano di un palazzo, attraverso il ponteggio messo in piedi dagli operai per la ristrutturazione della facciata. Andrea P. è stato bloccato nei pressi di viale Papiniano dopo un lungo inseguimento a piedi, quando, alla vista degli agenti, ha cercato di scappare e poi per strada.La vicenda, dai contorni oscuri e tutta da chiarire è in corso di valutazione da parte dell' autorità giudiziaria. Il sostituto procuratore di turno, che sulle prime ha deciso per una denuncia in stato di libertà, ha passato l'inchiesta al pm che ha in carico il fascicolo sul caso di maltrattamento alla base dell' allontanamento dell'ex compagna e delle bimba, che ha tre anni.

Fin qui i fatti: ovviamente tutti i nomi citati come potrete immaginare sono nomi di fantasia.
Il punto è che se avete letto bene dovrebbero venirvi almeno tre domande in testa...

...nulla? Riproviamo...

1) Quali sono le ragioni del gesto? (questa era facile...)
2) Cos'è successo fuori dall'officina in quei 13 giorni? Nessuno ha fatto niente per cercare questa donna?
3) Perchè Andrea tra tutti i posti dove può scappare sceglie proprio la casa della madre di lei, che in teoria dovrebbe solo odiarlo?

E' per avere la risposta a queste domande che mandano me nel pomeriggio a cercare la ragazza o la madre, con in mano nessun dato salvo un indirizzo di casa che arrivati sul luogo si rivela anche inesistente!
La trovo grazie al particolare dell'impalcatura: ci sono solo 2 edifici nella via in cui stanno facendo dei lavori, e con un minimo di domande ben dosate a chi entra e a chi esce ("E' qui che sono venuti i carabinieri ieri mattina...?") riesco alla fine a trovare la famosa "suocera", la madre della ragazza che ha fatto la denuncia.

All'inizio è diffidente: "Perchè volete sapere queste cose? Cosa vi interessa? Questo non è diritto di cronaca!". Poi piano piano si apre, complici due palesi violazioni da parte mia del codice di "Ciò che ogni buon giornalista non dovrebbe mai fare". La prima è il fatto di dirle subito dopo essermi presentato come giornalista di non lasciarmi nè nomi nè cognomi di nessun genere. Lei si stupisce. La seconda è che le metto in mano l'agenzia con cui sono arrivato lì, e le spiego tutto il percorso da cui nasce ( "questa la dà la polizia la mattina sa, c'è l'hanno tutti ormai") e come sono riuscito a trovarla.

E comincia a parlare. E' un viaggio in discesa senza paracadute, nella storia di una famiglia disastrata dove la normalità è uscita di casa da molti tempo. Genitori divorziati, figlie sbandate, droga, una bambina innocente nel mezzo, carceri, violenze, ambiguità ripetute e un caso che sembra un esempio da manuale della "sindrome di Stoccolma" con la ragazza che denuncia più volte il compagno per maltrattamenti salvo ritrattare sempre tutto e tornare a cercarlo. La madre è onesta con me, anche se nasconde alcuni particolari però facilmente intuibili. Parla della figlia con affetto e rassegnazione insieme, tra una telefonata e l'altra di gente che la chiama sempre per questa storia. Sa che l'ha persa tempo fa, si giustifica con me per quello che ha fatto ("Era il mio dovere di madre"), e finisco per farle quasi da confidente. Non sa nemmeno dove sia al momento: l'hanno riportata in una comunità, ma nessuno le ha detto dove.
Tante sigarette, un pranzo cinese e poi ci lasciamo.

Tornato in redazione scoppia il caos. Non credo che si aspettassero in molti che sarei riuscito a tornare con qualcosa, ma la storia che ho sottomano cambia un po' i loro piani. Lo spazio in pagina c'è, il difficile è metterla giù. E' una storia dove deve risaltare l'ambiguità dei gesti di tutti, ma senza dare del delinquente o del balordo a nessuno. Queste infatti sono le storie dove rischiare una querela per una parola sbagliata è più semplice che mai. Senza contare che ho promesso alla signora che non l'avrei citata nel pezzo.

Tra il sindacalista che urla "Così imparate a mandarci uno stagista!" dimenticando che ho già fatto cronaca, e anche parecchia, e i capiredattori che decidono come buttarla giù, si arriva al compromesso finale: tutti i nomi ed indirizzi della pagina verranno cancellati o sostituiti con nomi di fantasia, e il pezzo verrà fatto in forma di intervista alla madre di lei citata come tale ma in questo modo irriconoscibile:
Quello che ne esce è questo:

di ALESSANDRO GIGANTE

— MILANO — E' UNA STORIA dove il confine tra la verità e la bugia è molto sottile, quella del supposto sequestro emerso ieri, come si evince dalle parole di G.F, madre della ragazza. Denunce, ritrattamenti, comunità, fino al triste epilogo di lunedì mattina.
Com’era quel ragazzo?
«Ero sempre stata diffidente: non mi piaceva. Era tossicodipendente, si faceva di cocaina, e nei 5-6 anni in cui sono stati insieme è successo di tutto».
Cioè?
«Denunce di maltrattamenti subiti da parte di mia figlia, che poi puntualmente ritrattava tutto e tornava a cercarlo. Fughe insieme, durante le quali non li vedevo né li sentivo per giorni».
Poi la nascita di quella bambina...
«...e lei che di nuovo, meno di un mese dopo, lo rimanda in carcere. E poi torna di nuovo a cercarlo».
Qui però entrano in scena i servizi sociali...
«Sì. Proibiscono a lui con un’ordinanza di vedere sia lei che la bambina, fino alla completa disintossicazione. L’assistente sociale era categorico, anche brutale. Ma penso si vedessero di nascosto, si cercavano a vicenda».
E poi cosa cambia?
«Che anche lei viene sistemata con la bambina in una comunità protetta. Dopo un po’ lo chiama chiedendogli di portarla via, dicendo che lì li trattavano male».
A lei non disse niente?
«No, lo seppi il giorno dopo quando fecero la denuncia dalla comunità, non vedendola tornare».
Poi 13 giorni di buio...
«Sì, non seppi nulla per tutto quel periodo. Finché domenica sera,rincasando, me li trovai a casa tutti e tre».
Cosa accadde?
«Mia figlia mi disse che avevano deciso di andarsene via insieme. Poi, non appena lui si allontanò, cambiò versione, dicendo che lui l’aveva tenuta sequestrata insieme alla bambina».
E lì chiamò la polizia?
«No. Si fermarono a dormire lì, e fu lei stessa la mattina dopo ad alzarsi presto e ad andare in commissariato, per l’ennesima denuncia. Poi mi ritrovai i poliziotti in casa: lui tentò di scappare, e il resto lo sapete».
Cosa ne pensa di tutto quello che è successo?
«Non lo so. Forse è stata colpa dell’assistente sociale troppo severo, forse di lui o addirittura di lei. So solo che qualsiasi cosa succeda, io continuerò sempre a voler bene a mia figlia».

L'ultima frase era il mio piccolo chiedere scusa per averla citata lo stesso, anche se in maniera irriconoscibile. Mi sono chiesto cosa sarebbe successo se la figlia avesse letto questo articolo, e avesse trovato le dichiarazioni della madre. Volevo che non la considerasse una traditrice, ma che sapesse soltanto che le voleva bene. Dalla nostra chiacchierata e da come avesse tentato seppur goffamente di proteggerla, si era capito bene...

Il Giorno nella cronaca non usa il passato remoto (a me piace molto nei racconti, ma ognuno ha le sue regole), e così dopo i vari passaggi dei controllori di rito il pezzo oggi lo trovate così:

La testimonianza
DEGRADO, DROGA E VIOLENZA. "MIA FIGLIA, QUEL RAGAZZO, E LE MEZZE VERITA' CHE NON SO".

di ALESSANDRO GIGANTE

— MILANO — E' UNA STORIA di degrado, di droga e violenza dove è difficile capire dove stia la verità, quella del presunto sequestro scoperto dopo la denuncia della giovane vittima. Denunce, ripensamenti, comunità, fino all’epilogo di lunedì mattina. A parlare è la madre della ragazza.
Com’era il convivente di sua figlia?
«Ero sempre stata diffidente: non mi piaceva. Era tossicodipendente, si faceva di cocaina, e nei 5-6 anni in cui sono stati insieme è successo di tutto».
Cioè?
«Denunce di maltrattamenti subiti da parte di mia figlia, che poi puntualmente ritrattava tutto e tornava a cercarlo. Fughe insieme, durante le quali non li vedevo né li sentivo per giorni».
Poi la nascita di quella bambina...
«E lei che di nuovo, meno di un mese dopo, lo rimanda in carcere. E poi torna di nuovo a cercarlo».
Qui però entrano in scena i servizi sociali...
«Sì. Proibiscono a lui con un’ordinanza di vedere sia lei che la bambina, fino alla completa disintossicazione. L’assistente sociale era categorico, anche brutale. Ma penso si vedessero di nascosto, si cercavano a vicenda».
E poi cosa cambia?
«Che anche lei viene sistemata con la bambina in una comunità protetta. Dopo un po’ lo chiama chiedendogli di portarla via, dicendo che lì li trattavano male».
A lei non ha detto niente?
«No, l’ho saputo il giorno dopo quando la comunità ha fatto la denuncia, non vedendola tornare».
Poi 13 giorni di buio...
«Sì, non ho saputo nulla per tutto quel periodo. Finché domenica sera, sono venuti tutti e tre a casa mia».
Cosa è accaduto?
«Mia figlia mi ha detto che avevano deciso di andarsene via insieme. Poi, non appena lui si è allontanato, ha cambiato versione, dicendo che lui l’aveva tenuta sequestrata insieme alla bambina».
E lei ha chiamato la polizia?
«No. Si sono fermati a dormire lì, lei stessa la mattina dopo è andata in commissariato, per l’ennesima denuncia. E mi sono ritrovata i poliziotti in casa: lui tenta di scappare... ».
Cosa ne pensa di tutto quello che è successo?
«Non lo so. Forse è stata colpa dell’assistente sociale troppo severo, forse di lui o addirittura di lei. So solo che le voglio bene».


Ancora una volta l'ultima riga l'ho aggiunta di straforo, a pagina già passata mentre si stava per andare in stampa. Non so perchè, ma pare che i sentimenti qui non interessino. Una volta finito il caso e raccolto quello che serve, cosa accade a chi c'è coinvolto non interessa più....

Da qui ho imparato tre cose:

1) Che se non volete far sapere delle cose ad un giornalista, è meglio mandarlo al diavolo subito e non aprire più bocca. Fidatevi, capirà.
2) Che scrivere di cronaca è come camminare su un filo sottile, dove si rischia continuamente di cadere. Ma più vado avanti, e più scopro che mi piace per questo.
3) Che per me non è vero quello che disse in un libro il grande giornalista Richard Kapucinski, e cioè che "il cinico non è adatto per questo mestiere". Alla lunga credo sia impossibile non diventarlo: vedere e conoscere certe cose ti rende necessario dotarti di un qualche genere di corazza per proteggerti da esse.

L'importante è che quella corazza resti fuori e non ti entri nell'anima.
Quello è un prezzo che non vorrei mai pagare.

lunedì 3 dicembre 2007

"Maschi, la rivoluzione delle coccole". Sarà, ma non ci credo più...

Dal sito di Repubblica.it:

Maschi, la rivoluzione delle coccole

di Laura Asnaghi
I maschi italiani sono cambiati. Il 'sesso forte' ha scoperto il piacere di sedurre con il dialogo e la tenerezza

Altro che maschi frettolosi, che consumano il sesso in pochi minuti e poi si girano dall'altra parte accendendosi una sigaretta. Una scena così è roba d'altri tempi. I maschi italiani sono cambiati. Basta con l'immagine del macho che non deve chiedere mai e che disprezza tutto ciò che sa di casalingo, come pulizie domestiche, fornelli e pannolini. Il "sesso forte" ha scoperto il piacere di sedurre con le coccole, dimostrandosi più aperto al dialogo con la propria donna.

La "rivoluzione silenziosa" che coinvolge i maschi emerge da una indagine su "Gli italiani e la sessualità", realizzata con un campione di 2 mila persone, dai 18 ai 74 anni, e fatta da Monica Fabris della Gipieffe per la Pfizer, il colosso farmaceutico, "papà" del Viagra. I maschi abbandonano il modello del duro alla John Wayne e preferiscono la seduzione più "soft" alla George Clooney. E a confermare che il maschio non è più rude è quel 77 per cento di intervistati pronti a dichiarare che "non è possibile avere dei rapporti sessuali soddisfacenti senza un coinvolgimento emotivo". Cambiamo i maschi ma le donne non sono da meno. L'88 per cento ammette di non avere più un ruolo passivo in amore e di prendere volentieri l'iniziativa. «La voglia di edonismo e di emozioni avvicinano uomini e donne - spiega il sessuologo Emmanuele Jannini - si modificano i ruoli e tra i due sessi c'è maggiore armonia.

I corteggiamenti, nel 60 per cento dei casi, avvengono durante le cene a casa di amici. E il telefono è il mezzo preferito per conquistare la persona desiderata». Sotto le lenzuola, gli italiani sembrano molto più abili di un tempo nel raggiungere il piacere. Il 60 per cento si ritiene "molto soddisfatto della propria sfera sessuale" e si attribuisce un voto alto, che va da dall'8 al 10. L'amore si fa meglio e di più. La media è di sei rapporti al mese. «È un dato sorprendente - spiega Monica Fabris - da un lato dimostra che la coppia non è affatto scoppiata e, dall'altro, che la media dei rapporti è sovrapponibile a quella registrata nel ‘78, l'anno della rivoluzione sessuale nel nostro paese». A favorire tutti questi cambiamenti contribuirebbe il Viagra, che placa le ansie da prestazione e consente di avere rapporti migliori tra uomo e donna. Ma la pillola dell'amore, che tutti conoscono, è ancora un tabù. Solo il 2 per cento ammette di farne uso..

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Ora, due considerazioni dal sottoscritto.
La prima, di carattere cronachistico: guarda caso questa ricerca, sponsorizzata dal Viagra, conclude con il fatto che proprio il Viagra avrebbe permesso di migliorare i rapporti tra uomo e donna. Non so perchè, ma non mi sa di dato proprio obbiettivo...

La seconda: questo articolo, almeno per me, è palesemente falso. Sì, è vero, le donne adorano coccole e tutto, ma di quelle si stancano in fretta. Almeno: tutte quelle che ho conosciuto io. Che ti lasciano e ti piantano con un fantastico "Sei una persona troppo buona, ma non sei quello che è adatto a me...". [disponibile buona raccolta di sms sul tema, ndr]. Una volta ci credevo anche io...ora devo ammettere di essere cambiato un po'. Sarà l'essere single... mah!

Chiudo con questa clip, da "Provaci ancora Sam" di Woody Allen, che hanno dato giusto ieri pomeriggio su La 7...

This is reality... C'è sempre un campanello fastidioso che ti sveglia mentre sogni...

martedì 30 ottobre 2007

Il cavalier Silvio e l'amor cortese


Dal sito del Corriere: si prende e si pubblica, così com'è! Spettacolare.... Io al massimo conosco un direttore che male che vada si fa una segretaria ogni tanto, ma giusto ogni tanto... (La censura ha colpito qui. La salvaguardia del proprio deretano anche.)

Berlusconi show al master di Publitalia

«Dopo le foto su Oggi Veronica è rimasta»

Il leader di Fi ha ironizzato su se stesso per i corteggiamenti alle donne

MILANO - Silvio Berlusconi, che lunedì sera a Milano è intervenuto al master di comunicazione e marketing di Publitalia con una lectio inauguralis, ha ironizzato su se stesso per alcuni suoi corteggiamenti alle donne e sulla mogli

Berlusconi ha iniziato raccontando una barzelletta: «un giorno - ha raccontato - Berlusconi sale su un aereo e nota una ragazza che stava leggendo un libro con molta attenzione. Si avvicina e chiede di cosa parla il libro. Lei risponde che tratta d'amore e che gli amanti più romantici sono i napoletani e i più passionali gli arabi. Berlusconi si è presentato così: piacere Esposito Mohamed».

Tra gli applausi e le risate, Berlusconi ha allora proseguito: «vi ricordate le fotografie di 'Oggi'? Oltre alle ragazze c'erano anche i fidanzati. Pensate che quando sono ritornato a casa c'era Veronica che mi aspettava e allora io mi sono giustificato così: 'Amore, erano in cinque ma ne ho corteggiate solo quattro'. Poi sono entrato in casa e ho trovato Veronica che stava preparando le valigie. Io allora le ho chiesto 'Cosa fai? Te ne vai?'. No, mi ha risposto, le valigie sono le tue. Io allora, da grande comunicatore, l' ho convinta ed è rimasta lì, ahimè».


Che uomo, ah!, che uomo...

Uomini e donne? Neanche litigare lo si fa più insieme...

Notizia vecchia, ma sempre attuale....e d'altra parte, chi non c'è mai passato?

Anche se a dire la verità avevo già visto più di uno studio (semiserio) sull'argomento, e mi sembra tanto la scoperta dell'acqua calda.....
Dal sito del Corriere:

Più dannoso per la coppia il modo in cui si litiga piuttosto che la ragione vera del confronto

Uomini e donne, diversi anche nelle liti

Aggressività sempre in agguato. Non discutere? È praticamente impossibile



LONDRA – Sulla scia del famoso libro di John Gray, «Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere», gli scienziati hanno scoperto che anche il modo in cui litigano donne e uomini sarebbe completamente diverso, e questo sarebbe alla base di ancora più problemi e discussioni all’interno della coppia.

ANATOMIA DELLA LITE - Ecco l’anatomia-tipo di una discussione tra un uomo e una donna, ricostruita dal Times. Passo numero 1: la donna introduce un problema. Chiede di parlarne e spesso pone al compagno domande retoriche. Passo 2: l’uomo si sente criticato, anche se non lo è stato direttamente. Passo 3: Sentendosi sfidato, l’uomo reagisce sulla difensiva. Spesso si chiude in se stesso e rifiuta di parlare. Passo 4: La donna soffre questa reazione e reagisce male. Passo 5: la discussione sale di tono e spesso sfocia in aggressività. Secondo Gray, assai criticato ma ancora ai vertici con il suo volume di «self-help» campione d’incassi, «il marziano vuole evitare il confronto e si rifugia nella propria caverna. Equivale a una dichiarazione di guerra fredda. L’uomo si rifiuta di parlare e nulla viene risolto».

RAGIONE IN SECONDO PIANO - Insomma, sarebbe più dannoso per la coppia il modo in cui si litiga piuttosto che la ragione vera del confronto. Gray spiega: «La maggior parte di coppie parte discutendo di una cosa e, nel giro di 5 minuti, si trova a litigare sul modo in cui sta litigando». Il “pattern” comportamentale vede la donna, spesso ritratta come “la manager” delle relazioni in quanto avvezza a gestire marito e figli, iniziare con una questione che lei vuole risolvere. L’uomo sente odore di disapprovazione e questo gli fa saltare i circuiti. Secondo Gray, infatti, l’uomo ha sempre bisogno di molta approvazione. Per rispondere alla sfida che l’uomo legge tra le righe, la sua reazione si concentra sul dimostrare di avere ragione. Spesso lo fa in modo insensibile e allora la donna ci rimane male di fronte all’atteggiamento poco amorevole del compagno e cerca di difendersi dalle sue espressioni più dure. A questo punto la donna comincia ad evidenziare rifiuto e sfiducia del compagno e la situazione degenera.

NESSUNA SOLUZIONE - Christine Northam una consulente di coppia per Relate, un centro di psicanalisi delle relazioni, commenta: «Le definizioni spesso date in psicologia per descrivere donne e uomini sono “l’inseguitrice” e “il distanziatore”, perché spesso è la donna che chiede di risolvere un problema mentre l’uomo si rinchiude in un silenzio di pietra. Ma i ruoli si possono anche scambiare». Secondo la Northam, gli uomini più giovani sanno gestire meglio le loro emozioni, vogliono capire e parlare, mentre gli uomini più all’antica sono più difficili, «perché sono stati cresciuti pensando di avere sempre ragione. Spesso si rifiutano di ascoltare la donna, trivializzando i suoi problemi, e questo crea enorme tensione nella coppia». La soluzione? Non c’è, almeno per ora. Ma il capire le differenze nel modo in cui si discute può essere un primo passo.

Deborah Bonetti

venerdì 26 ottobre 2007

Il carattere delle donne

Semplicemente fantastico.... Il "triste" è che purtroppo nel 99% dei casi è vero! Mi ricorda una frase (però non mi ricordo di chi, forse Oscar Wilde) che faceva più o meno così: "Donne: sarebbe fantastico finire nelle loro braccia senza dover passare per le loro mani...". Per vedere l'immagine ingrandita cliccateci sopra!