mercoledì 27 maggio 2015

"Il 30% dei nostri lettori non acquista il giornale perché lo legge al bar. Per arginare questo fenomeno ritengo sia ormai improcrastinabile una regolamentazione della lettura selvaggia attraverso la creazione di regole che definiscano degli abbonamenti per la lettura nei locali pubblici, sull’esempio delle reti televisive a pagamento".

Andrea Monti Riffeser, AD Poligrafici editoriale. 


Personalmente il concetto di "lettura selvaggia" al bar mi stuzzica: ogni giorno vedo frotte di trogloditi vestiti di pelli entrare nei locali, consumare un caffè mescolandolo con il dito senza usare educatamente il cucchiaino e quindi chiedere con suoni guttturali "La Gazzetta del Cavernicolo" o cos'altro. Sono affascinanti. Poi, mentre li contemplo mettersi anche le dita nel naso nel frattempo, mi chiedo cosa sia il giornalismo, e di chi sia a servizio. Del pubblico, mi hanno insegnato. Del lettore. Che tramite essi si può fare un'idea di quel che accade nel mondo, partecipare alla vita pubblica e - perché no - innalzare anche un poco il suo livello culturale. Anche al bar. Anche nelle sale d'aspetto delle stazioni o degli ospedali. Anche sui treni o sui tram, dove a volte legge selvaggiamente pile di quotidiani lasciati selvaggiamente in omaggio da grandi case editoriali che gonfiano così i dati di diffusione dei quotidiani stessi per far pagare di più la pubblicità che vendono (tanto comunque paghiam noi).

Così mi immagino le fasce deboli della popolazione, gli immigrati, i poveri, gli anziani con la pensione minima giungere ogni giorno, nel loro errare per la savana a caccia di cibo, al bar più vicino, e finalmente informarsi. Perdere del tempo (o dedicare, mettere a frutto del tempo?) a conoscere la vita della Nazione in cui vivono e quella della città in cui abitano. Crescere. Integrarsi. Quanto vale questo? E mi chiedo: "Come "arginare questo fenomeno"?". Come porvi dei limiti? E ancora mi domando: è giusto che chi non può accedere altrimenti a queste informazioni non abbia diritto a raggiungerle, in qualche modo? Conoscere lo scandalo della Cricca del giorno? Sapere se il candidato che voterà domenica sia onesto o coinvolto nel malaffare? Sapere cosa fa il Comune, o leggere le offerte di lavoro del lunedì per vedere dove spedire l'ennesimo cv e ricominciare a sperare? Se non lo trovassi al bar lo compreresti comunque il quotidiano profugo Hamid, pensionato Enzo, disoccupato Carlo? Lo compreresti, "lettore selvaggio"? Rinuncerei a far conoscere a te i miei pezzi, "lettore selvaggio", perché non ti puoi permettere di leggerli?

Poi mi ciuccio il dito dalla schiuma, sorrido, scendo dalla sedia, lascio un euro nel piattino e riparto. Stasera sarà meglio che trovi una gazzella da portare a casa per cena, o mia moglie chi la sente più?

lunedì 25 maggio 2015

"Papà, perché non scendi?"


Tutte le proteste hanno un simbolo. E per me oggi al San Matteo è stata una bambina di 2, forse 3 anni con il vestitino rosa, che dal basso, a fianco della mamma e della Polizia, chiamava il papà arrampicato su un tetto perché scendesse da lei. "Papà, scendi!", diceva. "Papà non può, amore - rispondeva da sopra il papà, con voce a metà tra il tono deciso delle grandi occasioni e il titubante, quasi tremolo -. Papà non può, adesso". "Perché non scendi?", insisteva la figlia. "Papà non può, amore". "Perché?".

Ma come fai a spiegare a tua figlia, che ti vuole lì accanto a lei per andare a pranzo come sempre, che sei a guardarla da un tetto perché vuoi difendere il tuo lavoro e il tuo salario (che vogliono tagliare del 20%)? Come fai a spiegarle che stai lì in alto sotto il sole proprio perché quel pranzo di ogni giorno vuoi continuare a garantirglielo? Come fai a spiegarle che non scendi per giocare con lei perché oggi stai giocando in giochi molto più grandi di te, dove sei solo una casella alla voce "tagliare" e poco altro?. E' dura, impossibile gridando da 10 metri di altezza: e infatti papà non ce l'ha fatta, a spiegarlo. Dopo pochi minuti la bimba è andata via piangendo, accompagnata dalla mamma, e chiedendo a lei perché il papà cattivo non volesse venire da lei nonostante le sue chiamate.

Da papà a papà però, operaio sul tetto, posso dire che ti capisco, e - chiamatela sedizione, o umana comprensione, o quel che volete - un po' ti ammiro. E spero che tu riesca a vedere e salvare questa foto, e mostrarla a tua figlia un domani, quando potrà capire. Perché possa rimpiazzare i pianti di oggi con i suoi sorrisi di domani, quando vedendo questa foto anziché pensare "papà non è sceso" possa dire orgogliosa ai compagni e agli amici "Quello in alto è il mio papà. Che non è sceso, e l'ha fatto per me".

sabato 10 gennaio 2015

Charlie, le matite e il Corano

"Difendiamo il senso dello humour, della libertà di espressione, ma difendiamo soprattutto la laicità, perché è proprio questa che è stata attaccata. Non dimentichiamolo e non vediamo la laicità come un concetto astratto. Al contrario, credo che oggi la laicità sia il valore più importante della Repubblica, perché senza di essa principi come la libertà, l'uguaglianza, la fraternità non sarebbero possibili".

Gerard Biard, caporedattore Charlie Hebdo, sopravvissuto alla strage.

"Certamente il Papa fa bene a dialogare con l'Islam, al contrario di quanto pensa Salvini. Ma dialogare non significa avere gli occhi chiusi, e l'accettazione dei costumi altrui deve avere come premessa la fermissima difesa dei nostri. Anche chi è laico, dovrebbe sostenere la presenza di crocefissi e presepi nelle scuole come presidio di una tradizione che non può scomparire. I musulmani moderati sanno sui loro fratelli radicali e violenti molto più di quello che dicono. Anche da loro dobbimo esigere un salto di qualità nella collaborazione.[...] Prepariamoci dunque fin d'ora a non lasciarci prendere dal panico e a difendere con forza la nostra storia e le nostre radici cristiane. E ai msulmani moderati diciamo: grazie per le condiglianze, ma ci serve qualcosa di più".

Bruno Vespa, conduttore tv e direttore QN, dall'editoriale di oggi in prima pagina.

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Non credo che Bruno sia Charlie. Almeno, non credo che sia Charlie così come Charlie stesso si vede. E così come lui tanti altri, più o meno in buona fede. 

Forse lo sarà, e lo saremo tutti noi, quando saremo abbastanza avanzati da capire che il modo migliore per stroncare alla nascita il terrorismo non sia arroccarci nella difesa delle nostre tradizioni, ponendo sullo stesso piano la sagra del salame d'oca del paesino o la ricetta del popettone della nonna (tradizionalissimi anch'essi) e la nascita di Gesù, ma portare le matite e il Corano nelle scuole per far conoscere davvero ciò che raccontano ai nostri figli. Il Corano, così come la Bibbia o i testi dell'induismo e di tutte le altre religioni che chiederanno di conoscere. Solo così si può avviare, credo, un'integrazione vera che non offra terreno fertile al fondamentalismo, di qualsiasi genere. Non con muri, torri d'avorio e chiusure, ma con mani tese, menti aperte e reciproca comprensione. Per scoprire che volendo Cristo si può chiamare anche عيسى ﺑﻦ ﻣﺮﻳﻢ, o ʿĪsā ibn Maryam. E' la stessa persona.

"Oggi penso a Hamed (l'agente ucciso dai terroristi, musulmano anch'esso. ndr) - scrive il maestro Alex Corlazzoli sul suo blog -. Voglio che il padre di questo mio alunno possa avere un luogo di culto anche dopo ciò che è accaduto in Francia. Desidero pensare che Hamed possa prendere l’autobus senza che venga guardato come se fosse un terrorista. Amo pensare che sua madre possa portare il velo con la stessa libertà con la quale la mamma di Michael porta il perizoma e la minigonna. Voglio dire a Giorgio, a Sara, a Luca che 15 milioni di musulmani vivono in occidente senza ammazzare nessuno".

E' il pensiero che mi è piaciuto di più di tutto quello che ho letto su giornali ed internet oggi.

Scusate la dilungazione. Ogni tanto mi indigno quando leggo certe cose, e mi sento un po' Charlie anch'io.
A modo mio.
Forse, un pochino, anche a modo suo.

(Le foto le ho scattate oggi alla manifestazione di oggi "Je sui Charlie" tenutasi in Piazza della Vittoria a Pavia in ricordo delle vittime del terrorismo in Francia. Le trovate sul sito de "Il Giorno", spero)

venerdì 9 gennaio 2015

Oggi sono

Oggi sono Charlie, ferito per difendere la libertà di espressione.

Oggi sono Ahmed, il poliziotto ucciso per difendere (anche) Charlie.

Oggi sono Ibra, picchiato e spintonato dalla folla per aver difeso una turista a Napoli da uno scippo.

Oggi sono Marco, ferito al volto per difendere un omicida dai parenti della sua vittima e permettere il suo processo.

Oggi sono Jean Claude, clochard pestato per non aver avuto da consegnare la sigaretta che 4 giovani gli chiedevano.

Oggi sono Michele, che è Caparezza, che a sua volta è Luigi delle Bicocche, che a sua volta è il precario italiano intento a tentare ogni via per portare il pane alla propria famiglia.

Oggi sono e posso essere tante storie, tanti volti, tanti gesti e tanti ideali.

Tante storie che tutti conoscono, e quelle che invece conoscono in pochi.

Sono una sfaccettatura di questo caledoscopio variegato che si chiama vita.

Con le sue gioie, i suoi dolori, le sue meraviglie, i suoi orrori, le sue polemiche e le sue (in)certezze. 

Di sicuro, pur essendo (ancora) un giornalista, non sono questo.




(Per chi è curioso, tutte le storie citate sono vere. Provate a cercarle...)

venerdì 23 novembre 2012

La crisi spiegata in un bar

Non so di chi sia l'originalee: a me è arrivata tramite Facebook. Lo condivido con voi, perché credo che poche cose siano in grado di spiager come è nata questa crisi che ora ci vede protagonisti. Per capire più che altro di chi siano le vere colpe.....

LA CRISI SPIEGATA IN UN BAR...

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.

Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano.

Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

lunedì 5 novembre 2012

1959-2012

Il Signor Bonaventura, Sergio Tofano, dal "Corriere dei Piccoli"
19 luglio 1959



Il Signor Malaventura,  Enrico Brizzi e Denis Medri, da "Il fatto Quotidiano"
5 novembre 2012



In 53 anni, checché ce ne dicano, ci siamo evoluti così.


Dialoghi da una panchina a pranzo

Dialoghi da una panchina a pranzo. Piazza Aspromonte, una coppietta sui 30 si tiene per mano seduta sotto il sole, lui guarda lei preoccupata:

Lui: "[...] poi adesso è arrivata anche la multa. E' che o pago quella o le spese del condominio. Tutti e due non ce la faccio. Posso tentare di pagar la multa dopo, ma poi raddoppia e finisco ancora di più nei casini".
Lei: "Non ti possono far fare degli straordinari al lavoro?"
Lui: "No, se li prende tutti il capo. Che tra l'altro è pure pensionato.. L'azienda gli dà un tot di ore di straordinario da fare, lui caccia tutti a casa e se le tiene tutte lui"
Lei: "E perché?"
Lui: "Eh, non lo so. Ha famiglia, probabilmente gli servono. Solo che io non so come fare".

Per la cronaca non so come sia finita, perché dopo poco se ne sono andati. Ho notato solo da lontano la mano di lei posarsi sulla spalla di lui per dargli conforto. E credo che per lui quello sia stato il momento più bello di tutta la giornata.

martedì 30 ottobre 2012

"Il pericolo è il mio mestiere": i giornalisti americani e l'uragano Sandy

Per la serie "Il pericolo è il mio mestiere", ecco una carrellata di giornalisti americani alle prese con l'uragano Sandy che ha colpito la costa est americana:

Sfida all'uragano


Diretta tv ad un passo dalle onde


Giornalista travolto dall'onda


E per concludere il balletto improvvisato di tre ragazzi durante il live della CNN da Atlantic City (New Jersey)...


Per i video si ringrazia Youreporter.it

Prenderà 50mila euro per 6 ore di lavoro: "Sono state molto intense..."

Questo signore sorridente che vedete qui a fianco nel centro della foto (Ansa) è Franco Spada, consigliere regionale dell'Italia dei Valori in Lombardia. La sua particolarità? Per aver lavorato appena sei ore (la sua entrata in carica è corrisposta dopo quel lasso di tempo allo scioglimento del consiglio decretato da Formigoni) percepirà uno stipendio di 50mila euro. 50.000 EURO. Tutto vero. Ma lui, davanti alle polemiche si difende: "Sei ore? Sì, ma intensissime..."

Qui sotto la storia completa:

LOMBARDIA. SPADA (IDV): 6 ORE LAVORO 50MILA EURO ? SÌ, MA INTENSE (DIRE)

Roma, 30 ott. - "E' vero, ho lavorato solo 6 ore, ma sono state 6 ore molto intense". Ha risposto cosi' a '24 Mattino' su Radio 24 Franco Spada, consigliere regionale Idv in Lombardia entrato in carica il 26 ottobre, il giorno stesso dello scioglimento del Consiglio. Spada ha lavorato 6 ore ma percepira' lo stipendio fino alle prossime elezioni: circa 50mila euro lordi. "Io prendero' ne' piu' ne' meno di quello che prenderanno gli altri consiglieri- si e' difeso Spada- quando assumo un incarico mi impegno sempre al massimo. In quelle sei ore e' stata approvata una legge importantissima: la legge elettorale. Se fossimo stati in tempi normali quella legge sarebbe stata approvata in una ventina di giorni. Quindi quel giorno non e' che non abbiamo lavorato... E' stata una giornata intensissima".

Spada si e' difeso dall'idea di "avere fatto il giro del tavolo, come diciamo noi bergamaschi. Ora dovremo fare una serie di riunioni, poi altre sedute per approvare il bilancio di previsione 2013. Non penso che si faranno 2-3 riunioni ma molte di piu'. Poi - ha aggiunto Spada- bisogna considerare che uno che e' appena arrivato deve prepararsi e impiega di piu' di uno che e' gia' li' da tempo. Stiamo parlando di un bilancio di 24 miliardi".

Franco Spada, che e' subentrato al consigliere Idv Gabriele Sola, e' anche capogruppo al consiglio provinciale di Bergamo: "Dimettermi dalla Provincia? Stiamo valutando con il partito, in teoria le cariche non sonoincompatibili ma abbiamo un codice all'interno del partito da rispettare. Comunque non cumulo gli stipendi". Infine: "Non mi sento di aver vinto la lotteria- ha detto Spada- in provincia se va bene arrivo a mille euro al mese, in Regione non so nemmeno quant'e' esattamente il mio stipendio. Vedro' il primo cedolino che arriva. Entrare in Consiglio regionale comunque e' sempre stata una mia aspirazione, non e' che mi sia dispiaciuto".

venerdì 26 ottobre 2012

"Silvio incastrato come Al Capone"

E' il 26 ottobre, il giorno in cui è attesa la sentenza su Silvio Berlusconi per il processo sui diritti Mediatrade. Nelle redazioni l'attesa è palpabile, ma il finale più quotato è quello dell'immancabile assoluzione. Tanto che il sottoscritto, noto gambler di redazione, rinuncia alla scommessa con i colleghi perdendo così poco dopo un vitalizio isottoforma di caffè alla macchinetta del corridoio. Infatti alle 16,05 arriva la bomba:

(ANSA) - MILANO, 26 OTT - L'ex premier Silvio Berlusconi e' stato condannato a 4 anni di reclusione nel processo per frode fiscale sull'acquisizione diritti Tv Mediaset. E' stato anche interdetto dai pubblici uffici per tre anni. (ANSA).

Subito il terremoto giudiziario fa scattare la mobilitazione sui siti vicini al Cav: il primo ad uscire è Giornale.it, che lancia la notizia così:



Pochi minuti, e il titolo cambia, così:



A Libero.it la redazione web è colta di sopresa, e in attesa di decidere la linea ufficiale mantiene la notizia in un misero boxettino:



Poi, dopo l'assestamento, scatta il lancio in grande stile:



E dopo 5 minuti, la redazione si scatena sparando l'immancabile sondaggio: "E' una sentenza politica?"




Nel mentre, il Fatto Quotidiano la spara in grande stile (e io mi immagino solo Travaglio che in redazione lava i colleghi con una magnum di spumante stile Ayrton Senna...)



Sempre Libero, per non essere da meno de Il Giornale, in pochi minuti rincara così. Dimenticandosi però curiosamente in alto a destra l'editoriale del direttore Belpietro che ancora recita beffardo : "Ora la banda degli onesti ha perso la faccia".




In aggiunta, non passa poco che il titolo Mediaset inizia anche a Franare in borsa (da Milano Finanza):




BORSA: TITOLO MEDIASET PEGGIORA DOPO CONDANNA BERLUSCONI SU DIRITTI TV (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 26 ott - Il titolo Mediaset tocca il minimo di giornata subito dopo la notizia della condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni per frode fiscale nel processo su presunte irregolarita' nella compravendita dei diritti tv da parte del gruppo Mediaset.  Il titolo ha toccato un minimo a 1,336 euro e ora scambia a 1,354 euro con un calo dell'1,96%. Il tribunale di Milano ha stabilito inoltre che i condannati nel processo su presunte irregolarita' nella compravendita di diritti tv del gruppo Mediaset dovranno pagare alla parte civile - l'Agenzia delle Entrate - una provvisionale di 10 mln di euro.

Che dire.. con le reazioni si potrebbe andare avanti per ore, ma mi limito solo a mettere quella di un collega: "Sono annni che lo inseguono per ogni cosa, e solo oggi sono riusciti a inchiodarlo, per evasione fiscale. Come il gangster Al Capone"

mercoledì 24 ottobre 2012

"Trombo ogni giorno"

Una perla dal sito del quotidiano Libero sulle dichiarazioni "hot" della ormai ex consigliera regionale Pdl Nicole Minetti: guardate il titolo ufficiale del pezzo online, e come lo stesso figura invece nel riassuntino delle notizie a lato: probabilmente scritto un po' di corsa da un giornalista molto più abile nel riassumere il discorso...



Per la cronaca le dichiarazioni a cui si fa riferimento sono queste qui:

AL SETTIMANALE DIVA E DONNA RIVELA: "SONO STATA CON UNA DONNA" Roma, 23 ott. (TMNews) - Nicole Minetti vive il sesso "come una medicina" e in un'intervista a "Diva e donna", in edicola domani, ha rivelato di essere single e felice e di aver avuto un'avventura in passato anche con una donna. "La mia filosofia è: un uomo al giorno toglie il medico di torno. Non vivo senza sesso. Per me è una medicina: basta una notte d'amore per tornare di buonumore" ha rivelato al settimanale. "Sono stata con una donna. Per un'ora, un mese o tutta la vita, mi faccio sempre travolgere dalla passione. Il mio sogno proibito è Angelina Jolie".

martedì 23 ottobre 2012

"Signò, giriamo un film"

Ma è meglio di "Super Vero Tv"!

Da un comunicato stampa originale dei carabinieri di oggi:

"SU LINEA 112 SIGNORA SEGNALAVA CHE QUALCHE MINUTO PRIMA , DOPO AVER PARCHEGGIATO LA PROPRIA AUTOVETTURA NEI PRESSI DEL TABACCAIO SI ERA ALLONTANATA PER COMPRARE LE SIGARETTE, USCITA NOTAVA UN FURGONE BIANCO CHE IN DOPPIA FILA SI ERA AVVICINATO ALLA SUA MACCHINA. LA SIGNORA GIUNTA ALL'ALTEZZA DELLA PROPRIA VETTURA, APERTA LA PORTA DAL LATO OPPOSTO, SI ACCORGEVA CHE IGNOTI GLI AVEVANO GIÀ ASPORTATO LA BORSETTA LASCIATA SUL SEDILE DELL'AUTO, LO SCONOSCIUTO SOSPETTO LADRO ALLA RICHIESTA DELLA SIGNORA DI COSA STESSE FACENDO , RISPONDEVA CON ACCENTO MERIDIONALE "SIGNO' STIAMO GIRANDO UN FILM",  E CON MOLTA TRANQUILLITÀ SI ALLONTANAVA.
DIRAMATE LE RICERCHE DEL FURGONE ALLE PATTUGLIE  IN CIRCUITO CON ESITO NEGATIVO"

domenica 2 gennaio 2011

Anno nuovo, vita nuova

Forse qualcuno dei lettori (affezionati e non) si è chiesto perchè il blog non viene più aggiornato dalll'ottobre scorso. Beh, il fatto è che il suo redattore è stato finalmente assunto alla redazione del quotidiano "Il Giorno" nella redazione di Lodi! Incarico bellissimo, che però mi assorbe tantissimo tempo e ha di fatto praticamente azzerato quello da poter dedicare a questo piccolo spazio della rete.

Tenterò di tornare con l'anno nuovo ad aggiornarlo un po' di più: nel frattempo se avete ogni genere di segnalazioni giornalistiche e non sul territorio lodigiano e pavese mandatemi una mail o lasciate un commento nell'apposito form con un modo per ritracciarvi, e vi richiamerò di sicuro!

A tutti, buon 2011! E grazie di essere passati di qua, ancora una volta!

Gig:)

venerdì 22 ottobre 2010

Revival napoletano

Ve lo ricordate il fantastico spot mandato in onda su tutte le tv nazionali all'indomani della cosidetta "conclusione dell'emergenza rifiuti" in Campania con protagonista Elena Russo, l'attrice raccomandata al direttore di Rai Fiction Agostino Saccà da Silvio Berlusconi in persona?



Chissà se ora che Napoli è tornata così bella ne faranno un altro...

Ma la cosa più bella è che - come si legge nel Corriere oggi  - il sottosegretario alla protezione civile Guido Bertolaso tra le varie dichiarazioni del giorno ha fatto anche questa: «nessuno ha mai detto che il problema era risolto definitivamente».

Si vede che è stato l'unico in Italia a non vedere lo spot...



UPDATE: per la serie "nessuno ha mai detto che il problema era risolto definitivamente" mi hanno segnalato anche la cartolina virtuale che si poteva e si può tuttora inviare dal sito Governoberlusconi.it che vedete anche riportata qui sopra, che cita testuale: "rifiuti in Campania: problema risolto in 58 giorni"

Che dite, la inviamo tutti a Silvio e Guido per rinfrescargli la memoria?

giovedì 21 ottobre 2010

Andate in pace, l'emergenza è (in)finita

Tanto per ricordare agli abitanti di Terzigno che per il Governo (o almeno per il suo sito istituzionale appositamente creato per l'emergenza rifiuti in Campania) il problema dello maltimento della monnezza in Campania proprio non si pone.



Sull'homepage di www.emergenzarifiuticampania.it infatti si legge dal 31 dicembre 2009 semplicemente questo:

Questo sito è aggiornato al 31 dicembre 2009, data di conclusione del mandato del Sottosegretario di Stato per l'Emergenza Rifiuti in Campania e della fine dell'emergenza.

Nessuno - a quanto pare - ha ritenuto la situazione tale da considerare riaperta l'emergenza rifiuti in Campania, o almeno da riattivare il sito che per la gestione di queste problematiche era stato appositamente creato.

Nel sito - curiosità - c'è anche una foto (vedi sopra) del famigerato sversatoio oggetto degli scontri di Terzigno, che oggi nessuno può più vedere ne fotografare perchè costantemente presidiato dalla Polizia. Anche se riesce difficile crede che il paesaggio sia ancora quello della fine del 2009...

Ancora, all'interno dello stesso sito - come operazione trasparenza - ci sono anche le webcam che dovrebbero far vedere in diretta l'attività dell'inceneritore di Acerra, vero e unico baluardo contro l'avanzata impellente della monnezza. Sarebbe bello vedere se i forni siano veramente impegnati a demolire le balle di rifiuti campani, ed i camini a sversare il loro sospetto fumo tossico nell'area vesuviana ma...non si può!


Perchè le webcam (come si vede nella schermata qui sopra) con qualsiasi browser si aprano, non funzionano! Che per sbaglio abbiano termovalorizzato pure quelle?

In compenso sul sito dell'ARPA campana si vede che nell'area di Acerra sono stati nel frattempo già 100 i giorni di sforamento delle pm10 nell'area, contro il limite fissato dalla UE che intimerebbe una quota massima di 35. Limite peraltro curiosamente diverso dai 191 giorni denunciati lo scorso febbraio da Tommaso Sodano (responsabile nazionale ambiente del Prc) a partire dal 26 marzo 2009, giorno di apertura dell'impianto. Sul sito di Arpa, come già detto, i giorni di sforamento sono ad oggi quantificati in 100, ma non c'è scritto in quale arco di tempo questi siano stati effettivamente conteggiati.

E' quantomeno singolare che della trasparenza che vorrebbe mostrare il Governo sulla questione non si veda assolutamente nulla, mentre l'unica cosa di trasparente che si vede su tutti i mezzi di informazione siano le proteste di Terzigno che per lo stesso Governo....semplicemente non esistono!

Cittadini campani, andate in pace: l'emergenza è (in)finita.

mercoledì 20 ottobre 2010

Error 404 - censura nel blog di Generazione Italia?

Stamattina il sito Giornalettismo dà notizia così dei commenti indignati che piovono sul blog di Generazione Italia (vicino a FLI) su un post di Fabio Granata dal Titolo "Tranquilli, faremo la cosa giusta".

"Non l’hanno presa bene. Gli elettori di Fini, o per lo meno quelli che hanno deciso di commentare nel post di Fabio Granata la decisione di Futuro e Libertà di votare in commissione il sì al Lodo Alfano costituzionalizzato e con retroattività al Senato si sono arrabbiati molto per l’ok.

LA COSA GIUSTA 

Il titolo del post sembra una citazione da un vecchio film di Spike Lee “Tranquilli, faremo la cosa giusta”, ma la risposta dei commentatori è sferzante: “Tranquilli, faremo la cosa giusta… VOTEREMO IL LODO ALFANO E LE LEGGI AD PERSONAM!!!”, scrive Alberto, mentre Er6n1980 è ancora più deluso: “io vedo (vedevo) Fli come qualcosa di diverso.. un’alternativa “pulita” con valori di destra come sono i miei… finchè sarò simpatizzante di fli è giusto che faccia sentire la mia voce cercando, con le mie critiche, di migliorare (secondo me) la rotta di questo movimento. come puoi vedere tantissima gente (praticamente il 90%) è sconcertata per la giornata politica di ieri.. ora…aspettiamo…ma è dura andare avanti cosi…l’umore è bassissimo”.

C’è anche chi dice che cambierà partito: “Che delusione….come tanti credo che FLI sia praticamente finito prima ancora di iniziare….da ex Montanelliano mi sono iscritto pensando a qualcosa di diverso e invece siamo all’approvazione del lodo Alfano, addirittura retroattivo! Mi spiace….finirò, come tanti di destra, col votare Di Pietro, perchè la giustizia è una cosa seria e sconti al nano non se ne possono fare”. C’è anche chi parla di boccone amaro da ingoiare, e dice di comprendere le ragioni che hanno portato FLI al sì.

Questo pomeriggio pare che a fare la loro personale "cosa giusta" siano stati gli autori del blog (anche se non si può averne la matematica certezza):  il post citato e tutti i 300 e rotti commenti ricevuti sono infatti spariti dal sito dove erano ancora presenti in mattinata: ad aprire la pagina viene fuori un laconico "Error 404 - Non trovato". Il post, tanto per fugare i dubbi, risulta infatti sparito anche dall'archivio del sito.



Ma cercando nella cache di Google eccolo ricomparire a questo link, anche se "catturato" quando i commenti erano ancora fermi a quota 152.

Ecco com'è ora l'archivio...

 ...e come compariva invece nella copia cache di stamattina, con il post incriminato:



Che dire? Per un partito che voleva opporsi al dispostismo berlusconiano ed alla censura delle opinioni altrui promuovendo la libertà di pensiero, come inizio non c'è male.... Saranno ancora così tranquilli che il loro partito sappia fare la cosa giusta, gli elettori di Futuro e Libertà?

Tutti i plastici segreti di Bruno Vespa

Alla fine c'è riuscito! Dopo aver portato in trasmissione a Porta a Porta il plastico della villetta di Cogne che è diventato la barzelletta di tutta Italia, ieri Bruno Vespa è riuscito a bissare l'evento mostrando in diretta a tutta Italia nientemeno che il plastico della villetta di Avetrana teatro del drammatico omicidio di Sarah Scazzi! Fiore all'occhiello del modello erano - ci informano i giornali - le automobiline semoventi usate dal conduttore per mettere a confronto le versioni dei due testimoni del caso, quella di Sabrina Misseri e dell'amica Mariangela.

In pochi sanno però che il plastico di Avetrana è solo l'ultimo di una lunga serie di progetti architettati dall'astuto conduttore e purtroppo per varie vicissitudini mai andati in onda, che riusciamo oggi a presentarvi in esclusiva:

Plastico delle C.A.S.E. dei terremotati d'Abruzzo. 

Il progetto mai mostrato rappresentava l'interno di uno dei container dati ai sopravvissuti del tragico terremoto dell'Aquila dell'aprile 2009. All'interno delle 47 stanze in cui ogni container era suddiviso, tappeti di broccato e sete di Damasco permettevanno di illustrare la vita quotidiana dei cittadini dell'Abruzzo impegnati a godersi la vita felice e sonnacchiosa del dopo sisma. Pavimenti in parquet e impianti di filodiffusione che trasmettevano in continuazione alle case confinanti l'inno "Meno male che Silvio c'è" contribuivano a rendere l'atmosfera della comunità grata al Governo per quanto fatto per i poveri cittadini abruzzesi. Fiore all'occhiello del diorama, l'altarino in salotto con Candela dedicata al Cavaliere di Arcore, con la scritta in chiara evidenza "Silvio santo subito, L'aquila grata pose".

Plastico della discarica di Terzigno

Il progetto rappresentava con dovizia di particolari l'aulico scenario della cosidetta "discarica di Terzigno". Scoiattoli felici intenti a scorazzare tra gli alberi vicini e cinguettii di pettirossi contribuivano ad illustrare la riuscita riqualificazione dell'area, decorata con pneumatici intagliati a forma di stella alpina e composizioni artistiche di sacchetti di plastica multicolori ripieni con copie invendute di Libero e Il Giornale. Una piscina di finto percolato al centro dell'area, presa d'assalto da bambini gioiosi armati di maschere, boccaglio e vere branchie dimostravano il reale atteggiamento della gente di Napoli verso il paesaggio rinnovato, smentendo le voci di presunte contestazioni dei soliti peones comunisti iervoliniani dell'area vesuviana. Fiore all'occhiello del diorama, la slitta dei rifiuti semovente guidata da un Bertolaso in vestito rosso e cappello a pon pon impegnato a sversare quintali di lucidissimi scarti di lavorazione del plutonio nell'area, scortato da agenti della polizia a cavallo di bellissimi e coloratissimi Mini Pony.

Plastico della casa di Fini a Montecarlo

Il plastico rappresentava interni ed esterni della contestatissimo appartamento di Boulevard Princesse Charlotte 14 a Montecarlo, attualmente in affitto al cognato del presidente della camera Gianfranco Fini. Uno spaccato permetteva di osservare l'interno della casa, con i poster alle pareti dei convegni di AN e Futuro e Libertà, oltre alla bellissima cucina Scavolini con sdraiata sopra una Lorella Cuccarini in plastica che tirando l'apposita cordicella ripeteva ossessivamente "Scavolini, la cucina più amata dai parlamentari". Notevole il salotto ed il tavolo centrale, decorato con un servizio da te per 4 persone con tazzine del periodo fascista dipinte con fasci littori e riproduzioni dei manifesti della propaganda dal 1922 al 1945. Fiori all'occhiello del diorama, il modellino di Ferrari in strada lavato con la pompa da un modellino in plastica di Giancarlo Tulliani, ripreso a sua volta da un modellino di reporter di Libero armato con teleobbiettivo lanciarazzi 70-300 mm appostato all'angolo della via.

Plastico della miniera di San Josè in Cile

Bruno Vespa avrebbe voluto anche nel suo studio un plastico della miniera cilena dove rimasero intrappolati per mesi i 33 minatori a circa 700 metri di profondità. Su tale plastico venne posto il veto dal direttore generale Rai Mauro Masi dopo che gli venne riferito quale sarebbe stato il fiore all'occhiello del diorama: un buco con relativo carotaggio in scala di 47 metri di profondità nel pavimento dello studio, corredato con modellino di gru idraulica e modellino di mineros che tirando la solita cordicella faceva il segno della V di vittoria con la mano. Voci di corridoio narrano la delusione di Bruno Vespa alla notizia che il "piano B" per estrarre gli uomini dalle viscere della terra non significasse affatto "Piano Berlusconi" come suggerito dallo stesso in un primo momento.

Plastico del Parlamento secondo Silvio

Nel modellino di parlamento, con il classico stile ad anfiteatro romano, faceva bella mostra di sè il trono in stile Luigi XIV con cuscino mimetico alzaseduta su cui il presidente del Consiglio decorato in alloro avrebbe dovuto governare i giochi politici nell'arena. Il pavimento smontabile avrebbe rivelato i tre livelli di gallerie dove i deputati si preparavano prima degli scontri, e le gabbie delle belve ritratte con le fattezze dei giornalisti Gomez e Travaglio. Squadre di portaborse in tenuta da marinaio avrebbero regolato un complesso sistema di corde per manovrare le velature a copertura del Transatlantico, allagabile a richiesta per simulare battaglie e scontri navali tra motovedette libiche e pescerecci italiani. Tale modellino non fu più realizzato dopo il veto posto dai consiglieri leghisti del consiglio di amministrazione, che lo definirono "troppo romanocentrico e irrealistico rispetto all'attuale modello di politica italiana".

Plastico dell'Italia federalista

Fitto il mistero sul progetto di plastico più ambizioso di Bruno Vespa, che avrebbe dovuto ritrarre l'Italia federalista dopo le riforme promosse dalla Lega. Secondo indiscrezioni il magnifico diorama avrebbe avuto come cardine una specie di Tangram composto da 21 pezzi con le sembianze delle 21 regioni italiane per illustrare il pre ed il post riforma. Tali figure avrebbero composto (tra gli altri) quadri dove l'Italia si trasformava di volta in volta nel faccione di Tremonti con un naso da clown, nella villa di Berlusconi ad Antigua e nello studio della stessa trasmissione Porta a Porta. Fiore all'occhiello sarebbe stata la trasformazione della penisola italica da "stivale" a "scarpa con tacco 12 a spillo". Modellino respinto ufficialmente dopo le proteste della Puglia che avrebbe dichiarato "Noi il Tacco non lo facciamo: con questa storia che siamo la Regione più lunga e stretta d'Italia nelle mappe ci si ghettizza sempre, e tutto il peso dell'Italia si scarica su di noi". Voci di corridoio rivelerebbero in realtà che la sospensione del progetto sarebbe in realtà dovuta all'incapacità dello stesso Bruno Vespa di comprendere l'ambizioso progetto federalista. Confusione aumentata  - pare - dopo le spiegazioni fornite al conduttore da parte degli stessi ministri Bossi, Calderoli e Tremonti.

"Così non si può fare - avrebbe concluso il Bruno - tirate fuori il modellino di Avetrana, che con un omicidio efferato come questo ci si diverte di più". In allegato al plastico era prevista originariamente una Barbie modello "assassina" che tirando la cordicella ripeteva ossessivamente le frasi "Non sono stata io" e "E' un complotto di quelle maledete toghe contro di me", successivamente cancellata per evitare le polemiche con le alte gerarchie dell'emittente. "Pretendere anche che parli mi sembra un po' troppo - avrebbe dichiarato il dg Rai, Mario Masi - non si può farle mostrare il culo e basta come Belen?"


mercoledì 13 ottobre 2010

Genova, il signor Thomson e la guerra in Afghanistan

Chi mi conosce sa che io le partite di calcio non le guardo mai. Solo una breve abbuffata di calcio ogni 4 anni in occasione dei mondiali e poi il pallone finisce di nuovo nell’oblio per il quadriennio successivo. Ieri sera però nonostante tutto nel corso dello zapping televisivo mi sono imbattuto nella diretta della partita Italia – Serbia allo stadio Marassi a Genova, ed ho visto tutto quello che è successo e che oggi abbiamo saputo tutti. Dopo la partita è partito senza che facessi a tempo a spegnere la tv il solito, pesantissimo Porta a Porta. Tema di ieri, giorno dei funerali dei 4 alpini morti in un attentato, proprio l’Afghanistan. Con una sola domanda predominante a cui tutti pretendevano di saper rispondere: perché siamo lì?
E’ la stessa cosa che mi ha chiesto nel dormiveglia la mia ragazza, mentre sullo schermo il ministro Frattini declamava i 6 motivi fondamentali per cui gli italiani sono e devono ancora per non si sa quanto rimanere in quel paese lontano. “Gli italiani sono a combattere in una nazione dove nessuno sembra bene sapere cosa siano andati a fare, negli stadi la gente si mena e fa tutto fuorchè teoricamente quello che è venuta a fare, cioè vedere una partita. Ma in che razza di mondo siamo?”
Non so perché, ma dopo aver visto tutto quello che era accaduto in serata alla sua domanda ho risposto più o meno così:
“Vedi, in Afghanistan è successo in 9 anni quello che è successo allo stadio stasera. C’è una partita che si deve giocare (che potremmo paragonare al cosiddetto ripristino della democrazia in Afghanistan) e che tutti gli attori più o meno vogliono che si giochi, perché per vari motivi (soldi che girano, biglietti pagati, sponsor da un lato e governi, industria delle armi e scacchiere internazionale di alleanze dall’altro) tutti ne traggono interesse. Poi ci sono le forze dell’ordine ed i soldati, che sono messe lì per fare in modo che la partita in ambo i campi si possa giocare, gli osservatori degli organismi internazionali (UEFA da una parte e ONU dall’altra) che vigilano che tutto vada come deve, e gli ultras (o teppisti che dir si voglia) cattivi che sono come i talebani, e vogliono far saltare tutto per aria: vuoi per farsi vedere in mondovisione e far conoscere i loro slogan nazionalisti anti Kosovo in un caso, o vuoi per mantenere lo status di dominio del campo e la possibilità di mantenere la propria egemonia radicale dall’altro.
Alla fine ieri sera allo stadio è successo ne più ne meno  - con le ovvie differenze – che è successo in questi 9 anni in Afghanistan: si voleva far giocare la partita della democrazia, con gli ultras talebani che tentavano di impedirlo e le forze dell’ordine a tentare di ripristinare il corretto funzionamento del gioco, sotto la guida degli osservatori internazionali. Anche qui un pugno di ultras – teoricamente inferiori per numeri e mezzi – è riuscito ad impedire con petardi e violenza lo svolgimento del match che tutti volevano. Prima hanno tentato di giocare le due squadre in campo, ma gli ultras non l’hanno reso possibile. Poi ha provato a intervenire la polizia, ma non sapeva bene cosa fare perché la posizione della tifoseria e la presenza di famiglie inermi nei settori vicini e nella stessa curva rendeva difficili gli interventi radicali di “estirpazione” dal territorio della frangia violenta. Si era pensato a cariche localizzate, interventi più “decisi”, ma non è stato possibile. Quindi, dopo un po’ di sguardi feroci i poliziotti si sono allontanati e hanno tentato di far ripartire il gioco in campo sperando che tra gli spalti ritornassero la calma e il buonsenso.Ancora invece, petardi dalla curva e minacce di sfondamento negli altri settori hanno fatto fermare il gioco, che comunque era partito in campo vistosamente falsato, con l’arbitro che non fischiava falli alla squadra serba (di cui gli ultras erano teoricamente tifosi) per non far infiammare ancora di più la situazione nella curva. L’unica differenza è che – al contrario di quello che è successo a Kabul – almeno nello stadio le due frange non si sono affrontate  - nemmeno in scaramucce - e non ci sono stati ne morti ne feriti.
Nessuno in campo a quel punto – in quella situazione di stallo – sapeva più che fare. “Dobbiamo giocare – dicevano gli uni – perché fermarsi ora è come dargliela vinta e dimostrare loro che sono i più forti”. “Dobbiamo sospendere – rispondevano gli altri – perché in queste condizioni il gioco comunque sarebbe falsato, e non avrebbe senso: una partita non si può giocare così!”. Gli osservatori internazionali, nota più grave di tutte, non sapevano neanche loro cosa fare, divisi tra le due fazioni.

"The Show must go on”, sembrava essere la  parola d’ordine, anche a dispetto di ciò che accadeva in campo e fuori. Nessuno  - tantomeno il delegato UEFA, carica più alta in grado in quel momento nella scala della diplomazia - ha dichiarato lo stop definitivo alla partita: per due ore è stato un balletto di “si gioca – non si gioca”, con i potenti di turno a decidere come muovere le truppe sul campo per non darla vinta all’opposta fazione. Il balletto non è finito neppure quando l’arbitro scozzese Thomson ha deciso di dire basta a tutto questo, assumendosi la responsabilità che nessuno voleva prendere. “Basta, finisce qui. E’ due ore che siamo fermi e non si va da nessuna parte. Non lo vedete?”: nessuno ha voluto vedere, e si è andati avanti ancora un’ora buona, aspettando che i delegati UEFA, i commissari alla sicurezza e i grandi nomi della FIGC accettassero le decisioni di questo piccolo arbitro che alla fine ha voluto chiudere la partita di testa sua, costringendo gli altri ad andargli dietro.
Beh, vedi, in Afghanistan – a differenza che a Genova – l’arbitro non è ancora arrivato, e si è ancora nella fase in cui tutti vogliono a parole giocare quella maledetta partita. Anche se poi nei fatti nessuno sa come farlo perché gli ultras talebani, pure allontanati con cariche e contrattacchi, sono ancora lì. Anzi, hanno pure guadagnato qualche gradino perché  - come al Ferraris – i giocatori afghani pur di calmarli hanno fatto qualche passo con il loro capitano Karzai lanciando proclami nazionalistici nella loro direzione. Anche se al pubblico e agli osservatori internazionali questo non è piaciuto, non hanno potuto far altro che stare a guardare.
Perché siamo lì? Per far giocare la partita, ci dicono. Perché andiamo con le armi ad una partita? Perché è l’unico modo per farla giocare, ci dicono ancora. Perché non siamo ancora riusciti a farla giocare? Come a Genova, fino ad ora non si è potuto, ne si sa quando si potrà farlo.
Come a Genova infatti, nessuno degli attori impegnati sa bene che fare per sbloccare la situazione, nemmeno gli alti papaveri dell’establishmenti mondiale,  se non sperare che arrivi anche tra le montagne dei pashtun una persona piccola piccola come il signor Thomson a dire che basta, tutto questo non ha senso e non si gioca più.
Lo so, dirai, la cosa non è certo così semplice: una partita di calcio non si può certo paragonare ad una guerra (o missione di pace che dir si voglia) che in 9 anni ha ucciso migliaia di persone. E’ da stupidi cercare analogie tra due cose che sono in fondo completamente diverse. Lì il campo di gioco non è fatto di erba verde, ma di valli e grotte nascoste tra le montagne, gli spettatori non sno migliaia ma milioni di persone inermi, e non si gioca con un pallone ma con mine e fucili, e bombe devastanti. E chissà cosa mi è saltato in testa ieri sera quando ho unito – nel dormiveglia di Porta a Porta e del ministro Frattini che parlava come un fiume in piena – queste due cose così distanti tra loro. Non sapevo bene come spiegartelo, e così mi sembrava quasi logico”.
Però oggi un altro interrogativo non smette di frullarmi in testa, mentre il ministro Frattini ha finito di parlare, Porta a Porta è finito, la notte è passata e a Genova la guerriglia è finita e si contano – adesso sì – anche i feriti: non è che magari  - come a Genova - il signor Thomson in Afghanistan c’era già arrivato, e nessuno dei presenti in campo lo abbia ascoltato?