lunedì 25 maggio 2015
"Papà, perché non scendi?"
martedì 5 ottobre 2010
Roberto Saviano a Pavia: cronache dal cortile (+ audio e video)
Quello che voglio raccontarvi è stata la risposta di una studentessa dell'Udu, data ad una signora delle più esagitate: "Signora, è vero, si poteva fare forse di più. Ma se a noi dall'Università ci hanno dato solo queste due aule, che cosa potevamo fare?" E poi la chiusa finale: "Il problema è un altro: sono sette anni che organizziamo questa settimana contro la mafie, e a fare questo siamo sempre stati noi studenti da soli. Sono venuti magistrati di grido, intelletuali, politici, e per nessuno c'è mai stata una folla così. La verità, purtroppo, è che tanta gente probabilmente oggi è qui solo per dire "ho visto Saviano", e non per ascoltare davvero ciò che ha da dire o per combattere nel loro piccolo la mafia. Noi ci abbiamo messo un anno per organizzare tutto questo, e Roberto è venuto qui, a Pavia, dove mai nessuno l'aveva invitato prima. Io starò fuori oggi sotto la pioggia come tutti voi, ma sono contenta che un personaggio così importante questa sera sia qui e possa raccontare la sua storia. Forse lo ascolteranno solo mille persone, ma se non ci fossimo stati noi neanche quelle mille oggi avrebbero potuto ascoltarlo. Perchè non vi chiedete piuttosto chi poteva organizzare questo evento meglio ,o prima, e non l'ha fatto? Perchè non vi chiedete perchè il Comune o nessun altra istituzione organizzi mai incontri del genere, e lasci tutto questo solo a un pugno di studenti? E' questo che dovete domandarvi, prima di prendervela con noi".
La gente, ascoltato lo sfogo, l'ha applaudita forte e non ha più protestato.
Se fossi riuscito a entrare, l'avrei chiesto a Saviano. Spero che qualcuno l'abbia fatto per me.
Qui comunque trovate i due articoli sulla serata del quotidiano La Provincia Pavese: il primo sull'intervento di Saviano qui, ed il secondo sulla folla accorsa qui. Dal cortile purtroppo non potevo fare di più.
UPDATE: mi hanno segnalato che gli mp3 dell'intervento introduttivo di Roberto Saviano sono ascoltabili e scaricabili dal sito de Il Ticino.net, a questo link. (Grazie Elia!).Qui invece trovate un'altra voce indignata: sullo schermo della principale piazza cittadina (che volendo poteva essere collegato all'aula dove parlava lo scrittore) infatti cosa trasmettevano anzichè lo streaming dell'evento che mille persone avrebbero voluto vedere? La replica di una partita del Pavia calcio!
UPDATE 2: Qui i servizi video di Telepaviaweb sulla serata: il video introduttivo (accessibile cliccando qui) ed il secondo con un estratto del suo intervento (cliccando qui)
UPDATE 3: Dal blog di Stefano Pallaroni un riassunto delle parole dette da Saviano nel corso della serata di ieri, disponibile cliccando qui. Che dire: peccato per chi non è potuto entrare...
giovedì 17 giugno 2010
La soluzione alla povertà? Arrestare chi fruga nei cassonetti!
Così, cosa ti inventano a Mortara, piccolo paesino del pavese?
MORTARA. Chi fruga nei cassonetti e lascia i sacchetti aperti fuori dal contenitore dei rifiuti rischia anche l’arresto o un’ammenda per inosservanza del provvedimento dell’autorità: l’ha deciso il Comune, con un’ordinanza urgente per contrastare un fenomeno in crescita. Il documento fa riferimento all’articolo 650 del codice penale che stabilisce fino a 3 mesi di arresto o un ’ammenda per chi non osserva un provvedimento dell’autorità. In alcune zone della città, infatti, alcuni disperati non esitano ad estrarre i sacchetti dell’immondizia dai cassonetti per trovare generi alimentari o anche solo qualche oggetto da recuperare.
La giunta - manco a dirlo a maggioranza leghista - descrive così le motivazioni del gesto:
Chi entra e fruga, poi spesso lascia i sacchetti aperti, fuori dal contenitore. E durante il periodo estivo questo potrebbe creare condizioni disagi alle persone che vivono nei dintorni. «Per questo abbiamo deciso di firmare quest’ordinanza - spiega l’assessore alla polizia urbana ElioPecchenino - , che resterà in vigore fino al 21 settembre»
«A Mortara - risponde Pecchenino - abbiamo due centri, la Croce rossa e la San Vincenzo, dove si fornisce la massima assistenza a chi ha bisogno. Non siamo, vorrei sottolinearlo, un Comune insensibile ai problemi di chi è in difficoltà, tutt’altro. A Mortara c’è una rete sociale che funziona bene. Di qui la necessità di sanzionare comportamenti pericolosi, oltre che riprovevoli sul piano igienico. Mi ricordo ancora di quella ragazzina morta soffocata mentre era intenta a prendere dei vestiti da un cassonetto di un’associazione di volontariato. Chi ha bisogno, chi è in difficoltà, può rivolgersi ai servizi sociali e alle associazioni di volontariato operanti a Mortara»
Per combattere la povertà il comune regalerà così a chi sarà sorpreso a frugare in un cassonetto anche un comodo monolocale di 3 metri per 2 in affitto gratuito gratuito a pensione completa fino a 3 mesi. Unica condizione: niente passeggiatina pomeridiana e serale.
Così non fate vedere che siete poveri e non date fastidio...
sabato 26 settembre 2009
Storia di Luciano, che vive sotto un ponte
Avevo scelto di lavorare per la Provincia per poter avere uno spazio dove raccontare queste storie che non fosse solo questo blog, per poterle fare conoscere a più gente possibile. Perchè mi faceva raccapricciare il fatto che un clochard come Luciano, di cui tutti ignoravano l'esistenza, potesse davvero un giorno morire bruciato in una città civile senza che nessuno se ne accorgesse. Senza che nessuno sapesse la sua storia, e sapesse come era arrivato lì. Per fare in modo che nessuno potesse etichettarlo come "un altro miserabile barbone senza nome, che se è sparito è meglio perchè sporcava e basta". Per ridargli il nome a cui aveva diritto
Luciano l'ho incontrato per caso mentre cercavo di non farmi vedere dalla polizia dopo un servizio che avevo fatto (ma questa è un'altra storia), ed ha accettato di raccontarmi la sua storia davanti ad un caffè. L'unica cosa che non ha voluto è stata farsi fotografare: aveva paura che chi aveva tentato di dargli fuoco tornasse di nuovo.
Ora sa che non è più solo, perchè sa che se succedesse qualcosa la gente saprebbe perchè. E' una delle cose che mi ha spinto ad abbracciare questo mestiere a volte infame che è quello del giornalista, e che mi spinge nonostante tutto a non mollarlo mai, per quanto difficile possa essere raccogliere e raccontare queste storie.
Ora lo conoscerete anche voi. Perchè uno come Luciano, da qualche parte, una volta nella vita, l'abbiamo visto tutti. Ed ignorato in troppi.
STORIA DI LUCIANO, CHE VIVE SOTTO UN PONTE
Luciano ha rischiato di morire orribilmente bruciato una settimana fa, quando qualcuno ha fatto colare del liquido infiammabile sotto il bordo del cavalcavia della rotonda dei Longobardi da dove vive da tre anni come senzatetto e senza pensarci un attimo gli ha dato fuoco. Se l’è cavata perché a quell’ora era ancora in giro con altri clochard, ma ha visto bruciare le proprie cose senza poter fare niente. Nessuno l’aveva mai notato prima, e nessuno l’ha notato nemmeno dopo quando spente le fiamme si è avvicinato, ha rimesso tutto a posto ed è tornato lì. Invisibile come prima, ma con un po’ più di paura.
Quella di Luciano - all’anagrafe Lucien G., senzatetto rumeno di 41 anni - che ora vive in uno spazio largo un metro dove non c’è copertura da vento e pioggia salvo un misero angolo di cemento bianco è una vita avventurosa che comincia nel
E’ così fino al 2000, quando lavorando in un cantiere a Sesto Marelli ha un incidente alla mano che gli cambia la vita. Luciano si taglia una mano con il vetro di una finestra. E’ un taglio profondo, ma essendo clandestino non si fida ad andare in ospedale e lo lascia guarire da sé. La mano però non torna come prima, e per lui anche la vita da muratore si chiude. “Allora - racconta - ho vissuto di quel che trovavo: raccattavo vecchi mobili per 5 euro al giorno, e recuperavo ferro e legno per pochi soldi”. Dorme dove capita, anche nei campi rom milanesi che vanno a fuoco nei tristemente famosi pogrom anti rom. Nell’incendio di un campo perde anche i documenti, che diventano cenere come la baracca in cui viveva. E da lì ancora clandestinità, sempre peggio, sempre più sfruttato da gente che non lo paga più nemmeno in soldi ma soltanto in cibo.
Un pomeriggio di luglio del 2006 prende la bici e scappa da Milano, e pedalando arriva fino a Pavia, e al cavalcavia dove vive ora. “Un paradiso: qui nessuno mi conosceva, e potevo stare in pace”. Per sopravvivere lo aiuta
Fino alla settimana scorsa, e al fuoco che per poco non lo portava via con sè. Luciano, 41 anni, occhi castani sorridenti e qualche capello bianco, però è felice di quello che ha. Vorrebbe solo un lavoro per poter mandare a casa qualche soldi al padre e ai fratelli che non vede da quando è partito tanti anni fa. Non ha paura che chi ha tentato di dargli fuoco torni di nuovo. “Me la sono cavata – dice - era destino. Spero che nel mio destino ci siano tante altre cose belle, ma intanto credo in quel poco che ho”. Come l’angolo bianco del cavalcavia.
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lunedì 29 giugno 2009
"Scappo, qui la ricerca é malata". Lettera di una ricercatrice al Presidente Napolitano.
Il bello - con la dovuta ironia - é che ne parlavo ieri con la mia ragazza, che vorrebbe andarsene via anche lei da qui per poter fare nella vita ciò per cui ha studiato. Ieri parlando con lei ero ottimista su quello che si sarebbe potuto trovare guardando in giro. Oggi un pezzettino di quell'ottimismo l'ho perso per strada. Spero di ritrovarlo prima che scappino anche tutti gli altri attorno a lui. O finirò per scappare anch'io.
Da Corriere.it:
Una laurea in Medicina, due specializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di genetica dell’Università di Pavia. Rita Clementi ( foto sotto a sinistra), 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, in questa lettera indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Italia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importante centro medico di Boston.
Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito alla loro madre. Vado via con rabbia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedizione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chiedere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinunciando ad essere italiana.
Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denunciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è automaticamente espulso dal «sistema » indipendentemente dai risultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottiene, poiché in Italia la benevolenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricerca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può permettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nulla. E poi, perché dovrebbe adire le vie legali se docenti dichiarati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver condotto concorsi universitari violando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continuato a essere eletti (dai loro colleghi!) commissari in nuovi concorsi?
Io, laureata nel 1990 in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Università, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con primo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfoma maligno possono avere un’origine genetica e che è dunque possibile ereditare dai genitori la predisposizione a sviluppare questa forma tumorale. Tale scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decadere non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ricerca stranieri hanno confermato la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profeta in Patria.
Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeniche...
Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pensionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, contratti di consulenza... Come ultimo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica medica dell’Università di Pavia, finanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.
Sia chiaro: nessuno mi imponeva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dalla forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ricerca che molti hanno giudicato promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfiggere il cancro.
Desidero evidenziare proprio questo: il sistema antimeritocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiutare a crescere; per questo motivo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, hanno ritenuto di aumentare i finanziamenti per la ricerca.
È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.
lunedì 18 maggio 2009
Un grazie di cuore ai sostenitori della GNR pavese: ecco le foto dell'evento!
Ai cittadini di Pavia, alle persone che in qualche modo, ognuna coi propri mezzi, hanno sostenuto questa iniziativa e a chi per vari motivi non ha potuto esserci ma avrebbe voluto...un grazie di cuore dall'associazione VIP Pavia! Il sole ha tenuto, e la Giornata nazionale del Naso Rosso é stata un successo!Nonostante l'assedio dei banchetti elettorali di ogni parte (alla fine della giornata se ne conteranno 4 nella piazza, più un corteo di una ventina di persone dell'UDC su cui non commentero') VIP Pavia é riuscita a regalare il sorriso a centinaia di bambini, dalle 8 della mattina fino alle 18 del pomeriggio (purtroppo i permessi per la ztl scadevano alle 19, e abbiamo dovuto fermarci li') e a raccogliere grazie a tutti voi fondi per le sue iniziative di solidarietà. La metà - lo ricordo - é stata destinata ai terremotati dell'Abruzzo, e verrà portata direttamente in loco dai volontari nei prossimi giorni!






Qui sotto il gruppo dei sopravvissuti finali alla giornata! Ce n'erano anche altri, ma tra chi é dovuto scappare per correre negli ospedali e chi é fuggito per impegni propri vari alla fine sono rimasti questi impavidi eroi...

Parentesi curiosa del sottoscritto: nella foto sotto potete vedere uno dei baldi giovani dell'UDC lasciato indietro dal proprio corteo durante lo svolgimento della manifestazione, che sembrava non essere capace di distinguere i clown dai militanti del proprio partito...

...ma ci sarà davvero tutta questa differenza tra il circo della politica e questo?!? Chi é più serio per voi?!?
martedì 12 maggio 2009
L'ospedale dei pupazzi che fa passare ai bimbi la paura dei camici bianchi
"Anche i peluches - mi diceva - hanno i loro ospedali., come noi .Solo che non li conosce quasi nessuno. Pero' i peluches si scambiano gli indirizzi tra loro e li conoscono tutti: e si accompagnano l'un l'altro come bravi fratellini quando tu non li puoi vedere".
Oggi ho scoperto che gli ospedali per i peluches esistono veramente: e che se volete potete diventarne dottori anche voi! il Sims (Segretariato Italiano Studenti Medicina) di Pavia organizza infatti da lunedi' 18 maggio un corso per aspiranti "pupazzologi" per l'ospedale che allestiranno in piazza in città il prossimo 31 maggio.
Il corso, in 4 lezioni, é creato per neutralizzare le paure dei bambini nei confronti dei medici e dell'ambito ospedaliero: accompagnando i propri peluches in "ambulatorio" infatti i bambini imparano ad affrontare con serenità gli incontri, anche più "seri", con i camici bianchi.L'iscrizione é gratuita: ma la frequenza alle lezioni obbligatoria: per partecipare basta scrivere una mail con nome, cognome, anno di corso, mail e numero di cellulare all'indirizzo iscrizione@pavia.sism.orgIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo entro il 15 maggio . I posti sono solo 40, per cui affrettatevi!
lunedì 11 maggio 2009
Pavia, 17 maggio 2009: quinta giornata del naso rosso per la clownterapia solidale
La "Giornata del Naso Rosso", manifestazione nazionale giunta alla sua quinta edizione, ha già animato quest'anno le piazze di altre 33 città italiane con più di 2.400 volontari clown riscuotendo un ottimo successo di pubblico e facendo conoscere tramite i giochi e le attività dei suoi volontari l'universo della clownterapia. Un mondo in espansione e sempre più riconosciuto anche dalle autorità ufficiali: dopo la decisione del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che lo scorso gennaio ha destinato oltre 2 milioni di euro per l'attuazione di progetti di "terapia del sorriso" negli ospedali italiani, sono seguiti diversi riconoscimenti da parte dei più disparati enti italiani. L'ultimo in ordine di tempo, dello scorso 27 aprile, é venuto dalla giunta della regione Campania che ha stanziato 400 mila euro per il finanziamento di "progetti di terapie complementari quali la terapia del sorriso e la clownterapia" all'interno degli ospedali campani.
Da segnalare proprio il fatto che la metà dei fondi ricavati dall'evento sarà devoluta ai terremotati tramite il "Progetto Abruzzo", che prevede l'invio di volontari clown nelle zone colpite dal sisma ed il sostegno alle popolazioni colpite, con particolare riguardo alla fascia dei minori.
Pavia, 17 maggio 2009, giornata nazionale del naso rosso: non dimenticatelo!
Per chi volesse sapezrne di più, qui sotto trovate l'intervista ad Eliana Disabella, presidentessa dell'Associazione VIP Pavia, che racconta il mondo dei clown e l'importanza della giornata del naso rosso... (da Telepavia)
...insieme alla voce dell'assessore pavese alla mobilità urbana Roberto Portolan. (da TelePavia)
Per altre info sull'iniziativa, la versione integrale del comunicato stampa, foto e video ad alta definizione e qualsiasi cosa di giornalistico possa servirvi per coprire l'iniziativa, il sottoscritto é il responsabile stampa dell'evento!
Mandatemi una mail a gentiluomini.di.fortuna@gmail.com o lasciate un commento al post, e verrete subito richiamati!
Buona giornata del naso rosso a tutti! :)
venerdì 24 aprile 2009
Borghezio appeso ai lampioni come Mussolini e sacrestani con le svastiche. Storie di un'Italia che non riesce a liberarsi dai propri fantasmi.
E' quello che si sono trovati davanti alcuni ignari passanti ieri notte davanti alla sede della Lega Nord in via Poggio 23 a Torino. L'azione é stata rivendicata piu' tardi rivendicata dalla federazione anarchica torinese: "nella nostra citta', in occasione del 25 aprile, c'e' chi ha voluto ricordare che oggi il fascismo ha il volto della Lega e colpisce ogni giorno".
La notizia, sostanzialmente ignorata dai grandi media (a parte una nota dell'ADNKronos non ho trovato altro), é stata ripresa soltanto dal network di Indymedia. Sui muri di Torino accanto al fantoccio appeso troneggiavano anche le scritte 'Lega=fascismo' e 'Borghezio... piazzale Loreto c'e' ancora posto!', con accanto il simbolo dell'anarchia. Sotto al campanello degli uffici della Lega Nord e' stato affisso anche un cartello con la scritta 'Bossi, Maroni e Borghezio... a p.le Loreto c'e' ancora tanto posto!'.
Nel frattempo - per restare in tema - oggi é uscita su Corriere.it la notizia shock del sacrestano di Vigevano, in provincia di Pavia, che martedi' scorso ha accolto i parrocchiani davanti alla propria chiesa con l'effigie di una svastica nazista indossata sul braccio con surreale naturalezza. Angelo Idi, 51 anni, da 5 anni canonico della parrocchia di San Francesco, lo ha fatto proprio martedi', il giorno del ricordo delle vittime dell'Olocausto in cui tutto il mondo si é raccolto per tributare gli onori alle vittime dei campi di concentramento nazisti.
Tutto questo accade all'indomani del 25 aprile, festa nazionale della Liberazione. Quel giorno di tanti anni fa l'Italia ha festeggiato la vittoria contro il nazifascismo. Ma é triste constatare come ancora oggi, a distanza di tanti anni, non sia riuscita anche a liberarsi dai suoi fantasmi.
mercoledì 22 aprile 2009
Principi attivi: tre storie di salute ed immigrazione.
E' il caso di "Principi Attivi: tre storie di salute ed immigrazione": una piccola inchiesta condotta dagli studenti dell'università di Pavia condotta dalle pagine del loro mensile "Inchiostro" sulla condizione degli immigrati minacciati dall'attuazione del decreto legge che obbligherebbe i medici a denunciare la loro condizione di clandestinità in caso di ricorso alle cure mediche. A me é piaciuta parecchio, e la voglio condividere con voi. Un grazie a Maria Luisa Fonte, Francesco Macca, "Strepto" e "Sporo" (che ne sono autori tutti insieme) per avermi fatto leggere davvero qualcosa di bello. Continuate cosi' ragazzi!
PRINCIPI ATTIVI: TRE STORIE DI SALUTE ED IMMIGRAZIONE
Forse ci eravamo illusi nell’accusare la Medicina di occuparsi di malattie, più che di malati. Di classificazioni e linee guida, più che di persone. Ci sbagliavamo. Oggi la Medicina si occupa di codici e esenzioni e DRG (Diagnosis-related group), per il contenimento della spesa sanitaria. E si occupa di farmaci, di princìpi attivi più o meno griffati, di dosaggi. Ma dietro diagnosi e prescrizioni continuano ad agitarsi storie, corpi. Dolori. Il tentativo di intaccare il diritto alla salute attraverso i tristemente noti emendamenti leghisti al ddl sicurezza ha risvegliato un po’ le coscienze: medici e personale sanitario stanno facendo sentire la propria voce a favore del diritto alla salute; il nemico naturale è il ddl sicurezza, col reato di clandestinità e le altre perle di cui ora tanto si parla (in ritardo, e troppo spesso strumentalmente).
E allora ecco tre storie, per cui ringrazio un medico che ancora sa occuparsi dei “princìpi attivi” della propria professione, oltre a quelli dei farmaci. Lavora come volontario presso l’Ambulatorio Caritas di Pavia; un posto che, ai tempi del reato di clandestinità e dei medici che si rifiutano di fare le spie, rappresenta un potenziale ricettacolo di malfattori. Sperando che continuino nel loro “crimine”.
INSULINA
Ma il diabete non è sottile come la burocrazia, malattia tutta italiana; qualcosa K la deve pur fare. E allora si arrabatta alla bell’e meglio, si rivolge ai medici volontari dell’Ambulatorio Caritas e a medici “amici” dell’ospedale: tra dosaggi alchemici ed improvvisati, K riesce a mettere in circolo l’insulina necessaria alla sopravvivenza. Ma il diabete è una malattia seria: oltre alle dosi di insulina, ci vogliono i controlli, i glucometri con le striscette quasi sempre non compatibili, le siringhette da 1ml. Soprattutto, ci vuole continuità terapeutica. Le mancanze si fanno sentire: K soffre diverse punte di iperglicemia, fino al coma diabetico. Poi, il cerotto sulla burocrazia è un nuovo codice, ENI (Europeo Non Iscritto), che permette di riagganciare K alla dovuta serie di controlli, striscette e siringhette.
Restano tanti problemi, il costo dei ticket che il gracchiare di un organetto non riesce a coprire, l’educazione alimentare e la prevenzione delle complicanze… Ma almeno K oggi riesce a sopravvivere su Via della Povertà, col suo diabete e la sua romenità. Domanda: si sarebbe presentato in ospedale ad elemosinare insulina, K, se ci fosse stato il rischio di essere denunciato per il mancato permesso di soggiorno (che è un po’ come avere la peste, nell’Italia della Lega)?
PERMETRINA
Non si sa cosa faccia S per vivere, né dove passi la notte. La fretta e il divario linguistico son carogne, e allora le prime a balzare agli occhi dei medici sono le macchie: quelle rosse e in rilievo sull’addome, sulle mani, sui polsi. E giorni e giorni a grattarsi, aspettando che passi. Sarà la polvere, sarà un’allergia, sarà. Andiamo dal medico, si sarà detto S. Non ha il permesso di soggiorno, ma perché dovrebbe temere un medico? E i medici volontari per un po’ brancolano nel buio, poi l’illuminazione e un po’ di sano pregiudizio (che in questo caso è un ragionamento di Sanità pubblica): “Scusa, ma dove vive S?” “non si sa” “come non si sa” “bazzica Via della Povertà” “ma vuoi vedere che è scabbia?”.
La scabbia contagia in primo luogo la mente dei medici: tornati a casa, ci si sente uno strano prurito psicologico su tutto il corpo, anche dopo ripetute docce, e viene l’insano rimorso di non aver messo i guanti prima di stringere la mano a S, ogni volta che torna a prendere il tubetto di permetrina da spalmare sulle zone colpite per diverse settimane. L’effetto terapeutico della crema, per S, è nella sensazione di sollievo dato dal tubetto fresco e dalla sua lingua semisolida sulla pelle rossa rovente.
Ora, se S avesse paura di presentarsi ai medici per il farmaco antiscabbia, cosa succederebbe? Rischio di diffusione del temibile Sarcoptes nelle nostre città, nelle nostre linde case? Forse. Soprattutto, S continuerebbe a riempirsi di piccoli bastardi, a grattarsi; i graffi si infetterebbero con bestiacce ancor più piccole e bastarde, i pochi contatti di S lo eviterebbero del tutto… Soprattutto, S continuerebbe a star male e isolato su Via della Povertà. Malato di paura.
DICLOFENAC SODICO
Servono minuti di dialogo sconclusionato per comprendere che il “cinquantachili” è il sacco di cemento da 50kg che Y stava sollevando; l’ennesimo, ma stavolta qualcosa, nel dorso, non ha retto. Y lavora in uno dei tanti cantieri di Via della Povertà, lo accompagna il collega Buon Samaritano, ancora sporco di calce. La prima diagnosi è di “lombosciatalgia” e l’iniezione di diclofenac sodico calma ben poco il dolore. Dopo la doverosa trafila medica tra codici e codicilli, finalmente gli occhi di un ortopedico fanno calare la sentenza: ernia discale.
Y passerà due mesi a letto, che franeranno sulla sua vita con la perdita di casa & lavoro. E problema diventano i 3€ per il diclofenac, problema è raggiungere la farmacia o l’Ambulatorio per recuperarlo; problema è riuscire a mangiare due volte al giorno, scendere le scale della casa in cui è ospitato; problema è doversi comprare la biancheria pulita per la visita medica, e quella puzza di alcol ai controlli: “Ma bevi?” “sì, vino, la sera” “ma lo sai che ti fa male?” “sì, ma a me serve per sostenermi”. A conti fatti, le calorie di un litro di vino costano meno dell’equivalente in cibo.
Ammalarsi di povertà è come cadere in una trappola; ma se Y, assunto in nero, avesse temuto di presentarsi dal medico piegato a metà, forse avrebbe perso qualcos’altro, oltre a casa & lavoro.
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L'ultima di queste é la spilletta "Io non denuncio" che i medici si appenderanno sul camice per tranquillizzare gli immigrati che a loro si rivolgono per le cure. Un appello a tutti i medici: non denunciate!
giovedì 16 aprile 2009
Domenica 19 Aprile la Giornata del Naso Rosso: sosteniamo la clownterapia in 34 piazze italiane!
Per saperne di più cercate l'evento su Facebook o leggetevi il comunicato stampa integrale dell'iniziativa qui sotto! Il sotto scritto é il responsabile comunicazione dell'evento, per cui per giornalisti and Co. basta mandare una mail al mio indirizzo personale!
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Un naso rosso per la solidarietà,
con i clown dell'associazione "Viviamo In Positivo" di Pavia
Pavia, piazza della Vittoria, dalle ore 11 in poi di domenica 19 aprile 2009
L'associazione VIP Pavia é lieta di invitarVi alla "quinta giornata nazionale del naso rosso": una giornata di solidarietà (patrocinata dal Comune di Pavia) con i clown dell'associazione "Viviamo in Positivo" che animeranno dalle 11 in poi le piazze e le vie cittadine in concomitanza con la ventottesima edizione della "Straticino" ed il cui ricavato andrà interamente devoluto in opere di solidarietà.
La "Giornata del Naso Rosso", manifestazione nazionale giunta alla sua quinta edizione, animerà quest'anno le piazze di 34 città italiane facendo conoscere tramite i giochi e le attività dei suoi volontari l'universo della clownterapia, recentemente riconosciuta anche dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che ha destinato lo scorso gennaio 2 milioni di euro per l'attuazione di progetti negli ospedali italiani. I volontari clown si sono distinti in questi ultimi giorni anche per l'opera di sostegno ai terremotati dell'Abruzzo, citata da tutti i più importanti media nazionali ed internazionali.
La sezione pavese della Onlus "Viviamo in Positivo" (regolarmente iscritta presso la sezione provinciale del registro regionale )nasce in particolare il 29 luglio 2002 con finalità esclusivamente sociali e umanitarie, senza alcun fine di lucro, occupandosi dell’istituzione e dell’organizzazione della figura del “Volontario-Clown”, con lo scopo di regalare il sorriso alle persone che soffrono, specialmente ai degenti delle strutture ospedaliere.
VIP Pavia è oggi composta da più di 70 clown volontari che offrono il loro servizio in ospedali e strutture geriatriche. Negli scorsi anni sono state realizzate anche missioni in Paesi esteri, dove sono stati curati e realizzati importanti progetti di solidarietà.
Le strutture ospedaliere raggiunte da VIP Pavia sono ad oggi:
Policlinico S. Matteo di Pavia
(reparti di pediatria e malattie infettive)
• Fond. S. Maugeri
(reparto di oncologia adulti)
• Fond. C. Mondino
(reparti di neuropsichiatria infantile e di neuroriabilitazione adulti)
• Ospedale Gazzaniga-Arnaboldi di Broni-Stradella
VIP Pavia presta inoltre servizio nella struttura di assistenza geriatrica
• Istituto S. Margherita
e lungodegenza geriatrica
• Pio Pertusati di Pavia
Nel corso del 2009 l'associazione conta inoltre di giungere anche in nuovi reparti per portare sollievo ai sofferenti.
La Giornata nazionale del Naso Rosso (GNR) nasce nel 2005 come giornata nazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore dei Progetti di ViviamoInPositivo Italia ONLUS.
Nel 2005 grazie alla GNR si attiva il primo progetto "CircoStanza" (laboratorio circense per minori all'interno delle carceri, per info http://www.circostanza.org/) a Torino con due operatori (educatori-clown) presso il Quartiere San Paolo di Torino e presso una scuola nella periferia del torinese.
Nel 2006 grazie alla GNR il progetto CircoStanza si amplia e a Torino, oltre alla scuola e al quartiere San Salvario e Porta Palazzo, il Progetto Circostanza entra nel carcere minorile Ferrante Aporti.
Nel 2007 Circostanza prosegue a Torino e si attivano nuovi progetti CircoStanza a Catania (carcere minorile Bicocca), a Genova (quartiere di Cornigliano), a Modena (Comunità) e a Palermo (scuole a rischio nel quartiere Zen).
Nel 2008 un nuovo progetto Circostanza arriva ad Asti in "famiglia" con l'intervento di 2 operatori educatori-clown in 5 famiglie di bambini disabili. Prosegue Circostanza a Torino (carcere minorile Ferrante Aporti, educativa di strada San Donato e San Salvario, comunità Stranaidea e Koiné, scuola), a Catania (carcere minorile Bicocca), a Genova (Cornigliano), a Modena (Comunità Casa Mimosa e Marta e Maria) a Palermo (carcere minorile Malaspina e scuole).
Gli operatori Circostanza sono oggi 10 e sono 22 i volontari coinvolti nel progetto.
Nel 2009 la GNR sbarcherà in 34 piazze italiane, per far partire nuovi progetti in tutta la penisola.FOCUS: Cos’è la Clownterapia?
Intorno agli anni ’70 la ricerca scientifica ha messo in luce le proprietà benefiche che l’utilizzo dell’umorismo, la generazione di riso ed il pensiero positivo possono produrre nell’uomo. Nasce così la geleotologia, disciplina che studia la relazione tra umorismo e salute.
Sono noti e dimostrati gli effetti positivi, a livello psicologico e biologico, del riso: ridere calma il dolore, è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere e quindi ha delle proprietà antidepressive, sullo stato generale di salute, combatte la debolezza fisica e mentale, fa rilassare il nostro corpo.
Tutti questi studi hanno un’applicazione diretta e concreta nella clownterapia (o terapia del sorriso), che consiste principalmente in una serie di visite buffe offerte dai clown-dottori in tutte quelle strutture nelle quali generalmente la sofferenza (sia fisica che psichica) ed il disagio sono delle costanti (ospedali, case per anziani, case famiglia ecc.).
I clown-medici iniziano la loro attività di assistenza in ospedale proponendo al paziente di evadere per un momento dalla realtà dell'ambiente che lo circonda. Vestiti da clown con camici multicolori da dottori, si aggirano per i reparti a visitare i pazienti ricoverati negli ospedali. L’intervento dei dottori clown in tanti ospedali non è solo un servizio di attività ricreativa ma un supporto psicopedagogico e viene in aiuto ai pazienti che si trovano a dover superare l'impatto con la realtà ospedaliera.
Negli ultimi anni l'attenzione verso la tematica é progressivamente aumentata, arrivando a coinvolgere anche il mondo del cinema. Nel 1998 esce nei cinema "Patch Adams", il film in cui un magistrale Robin Williams racconta la storia del dottor Hunter "Patch" Adams e della sua lotta per portare la clownterapia all'interno degli ospedali. Piu' recentemente la clownterapia é stata oggetto di una fiction ("Dottor Clown") prodotta da Mediaset e diretta da Maurizio Nichetti, con protagonista l'attore Massimo Ghini, affiancato tra gli da Angela Finocchiaro e Serena Autieri.
Per eventuali necessità, interviste o comunicazioni, potete contattare direttamente il presidente dell'associazione VIP Pavia, la dott.ssa Eliana Disabella (clown Lentiggine), ai numeri ********** e ********** o inviare una mail all'indirizzo *******@***** **.
In alternativa potete fare riferimento all'addetto stampa per Pavia, dott. Alessandro Gigante, chiamando il numero ********** o inviando una mail all'indirizzo gentiluomini.di.fortuna@gmail.com . E' disponibile anche il recapito della responsabile della manifestazione per pavia, dott.ssa Lucia Iozzi (clown Hoolahop): tel ********** e mail ********@*****.**.
Per ulteriori informazioni sono attivi anche il sito dell'associazione VIP Pavia (http://www.vippavia.org/), il sito nazionale VIP (http://www.clownterapia.it/) ed il sito nazionale della giornata del naso rosso (http://www.giornatadelnasorosso.it/)
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