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lunedì 25 maggio 2015

"Papà, perché non scendi?"


Tutte le proteste hanno un simbolo. E per me oggi al San Matteo è stata una bambina di 2, forse 3 anni con il vestitino rosa, che dal basso, a fianco della mamma e della Polizia, chiamava il papà arrampicato su un tetto perché scendesse da lei. "Papà, scendi!", diceva. "Papà non può, amore - rispondeva da sopra il papà, con voce a metà tra il tono deciso delle grandi occasioni e il titubante, quasi tremolo -. Papà non può, adesso". "Perché non scendi?", insisteva la figlia. "Papà non può, amore". "Perché?".

Ma come fai a spiegare a tua figlia, che ti vuole lì accanto a lei per andare a pranzo come sempre, che sei a guardarla da un tetto perché vuoi difendere il tuo lavoro e il tuo salario (che vogliono tagliare del 20%)? Come fai a spiegarle che stai lì in alto sotto il sole proprio perché quel pranzo di ogni giorno vuoi continuare a garantirglielo? Come fai a spiegarle che non scendi per giocare con lei perché oggi stai giocando in giochi molto più grandi di te, dove sei solo una casella alla voce "tagliare" e poco altro?. E' dura, impossibile gridando da 10 metri di altezza: e infatti papà non ce l'ha fatta, a spiegarlo. Dopo pochi minuti la bimba è andata via piangendo, accompagnata dalla mamma, e chiedendo a lei perché il papà cattivo non volesse venire da lei nonostante le sue chiamate.

Da papà a papà però, operaio sul tetto, posso dire che ti capisco, e - chiamatela sedizione, o umana comprensione, o quel che volete - un po' ti ammiro. E spero che tu riesca a vedere e salvare questa foto, e mostrarla a tua figlia un domani, quando potrà capire. Perché possa rimpiazzare i pianti di oggi con i suoi sorrisi di domani, quando vedendo questa foto anziché pensare "papà non è sceso" possa dire orgogliosa ai compagni e agli amici "Quello in alto è il mio papà. Che non è sceso, e l'ha fatto per me".

martedì 5 ottobre 2010

Roberto Saviano a Pavia: cronache dal cortile (+ audio e video)

Ieri sera a Pavia, nella città dove quest'estate è scoppiato il caso 'ndrangheta che ha visto coinvolti il direttore sanitario della Asl Carlo Antonio Ciriaco, l'avvocato e presunto boss capo della reggente della Lombardia Pino Neri e l'assessore cittadino al commercio Pietro Trivi (sospettato di una compravendita di voti), è venuto a parlare in occasione della settimana contro le mafie lo scrittore Roberto Saviano, più conosciuto com l'autore del bastseller "Gomorra": uno che di camorra e di malavita in generale se ne intende parecchio.

Eccezionali per l'occasione le misure di sicurezza. Dicono che Saviano fosse protetto all'ingresso della sala in cui avrebbe dovuto parlare addirittura da tre cordoni diversi di polizia, che filtravano e controllavano la gente prima dell'ingresso. Questo purtroppo non ve lo posso confermare, perchè io mi sono fermato al primo: i giornalisti infatti potevano entrare solo se precedentemente accreditati, e non lavorando al momento per nessun giornale il sospirato accredito non ho potuto farlo.

Così sono rimasto fuori nel cortile, assieme a tantissima altra gente accorsa da ogni dove per sentirlo parlare. Pur da lì però, due o tre cose che ho visto posso raccontarvele lo stesso.

L'impressione più forte è stato il segnale positivo che comunque ha dato la città: per ascoltare lo scrittore sono accorse letteralmente migliaia di persone, che si sono messe in coda per entrare nelle due aule dell'Università dove si svolgeva l'evento (una dove parlava lo scrittore ed un'altra dove era stato predisposto un collegamento video) addirittura dalle 18 del pomeriggio (quando l'orario di inizio era fissato per le 21...). Tanti giovani, anche immigrati, ma - come ha commentato un signore di mezza età - pochi "vecchi": segno come suggeriva che il tema della lotta alla mafia interessa ai giovani e non agli "adulti", rassegnati alla realtà di una corruzione e di una mafia dilagante? Non so dirvelo. 

Le due aule avranno contenuto in tutto forse un migliaio di persone. Fuori, come vedete dalle foto, ce ne saranno state almeno il doppio. Ordinatamente incolonnate fino alle 21, quando sotto la pioggia che nel frattempo aveva cominciato a flagellare il cortile dell'università sono scoppiati un po' di mugugni/tafferugli  alla notizia che la maggior parte della gente sarebbe rimasta fuori. Borbottii e qualche fischio hanno accolto il sindaco ed il presidente della provincia, arrivati all'ultimo e fatti entrare in sala da una porta secondaria in  barba alla coda ferma da ore.

Qualcuno dopo tutto questo ha protestato per la cattiva gestione dell'evento, lamentandosi con gli studenti dell'Unione degli Universitari che armati di uno scalcinato megafono assicuravano il servizio d'ordine: "Viene Saviano e mette solo due aule di università! Lo sapevate che sarebbe venuta tanta gente: non si poteva organizzare l'evento al palasport cittadino o in un'altra sede per far entrare tutti?"

Quello che voglio raccontarvi è stata la risposta di una studentessa dell'Udu, data ad una signora delle più esagitate: "Signora, è vero, si poteva fare forse di più. Ma se a noi dall'Università ci hanno dato solo queste due aule, che cosa potevamo fare?" E poi la chiusa finale: "Il problema è un altro: sono sette anni che organizziamo questa settimana contro la mafie, e a fare questo siamo sempre stati noi studenti da soli. Sono venuti magistrati di grido, intelletuali, politici, e per nessuno c'è mai stata una folla così. La verità, purtroppo, è che tanta gente probabilmente oggi è qui solo per dire "ho visto Saviano", e non per ascoltare davvero ciò che ha da dire o per combattere nel loro piccolo la mafia. Noi ci abbiamo messo un anno per organizzare tutto questo, e Roberto è venuto qui, a Pavia, dove mai nessuno l'aveva invitato prima. Io starò fuori oggi sotto la pioggia come tutti voi, ma sono contenta che un personaggio così importante questa sera sia qui e possa raccontare la sua storia. Forse lo ascolteranno solo mille persone, ma se non ci fossimo stati noi neanche quelle mille oggi avrebbero potuto ascoltarlo. Perchè non vi chiedete piuttosto chi poteva organizzare questo evento meglio ,o prima, e non l'ha fatto? Perchè non vi chiedete perchè il Comune o nessun altra istituzione organizzi mai incontri del genere, e lasci tutto questo solo a un pugno di studenti?  E' questo che dovete domandarvi, prima di prendervela con noi".

La gente, ascoltato lo sfogo, l'ha applaudita forte e non ha più protestato.

E' vero: non so chi abbia organizzato l'evento mettendo a disposizione solo due aule, se l'Università, il Comune, la Polizia per garantire gli standard di sicurezza o chi pr loro. Ma l'interrogativo più forte è stato quello che è rimbalzato dopo nelle teste di tutti: in una città assediata dalla 'ndrangheta, il Comune, le Istituzioni, la politica...dove sono?

 Lo chiedono i giovani, e vorrebbero risposta.

Se fossi riuscito a entrare, l'avrei chiesto a Saviano. Spero che qualcuno l'abbia fatto per me.

Qui comunque trovate i due articoli sulla serata del quotidiano La Provincia Pavese: il primo sull'intervento di Saviano qui, ed il secondo sulla folla accorsa qui. Dal cortile purtroppo non potevo fare di più.

UPDATE: mi hanno segnalato che gli mp3 dell'intervento introduttivo di Roberto Saviano sono ascoltabili e scaricabili dal sito de Il Ticino.net, a questo link. (Grazie Elia!).

Qui invece trovate un'altra voce indignata: sullo schermo della principale piazza cittadina (che volendo poteva essere collegato all'aula dove parlava lo scrittore) infatti cosa trasmettevano anzichè lo streaming dell'evento che mille persone avrebbero voluto vedere? La replica di una partita del Pavia calcio!

UPDATE 2: Qui i servizi video di Telepaviaweb sulla serata:  il video introduttivo (accessibile cliccando qui) ed il secondo con un estratto del suo intervento (cliccando qui)

UPDATE 3: Dal blog di Stefano Pallaroni un riassunto delle parole dette da Saviano nel corso della serata di ieri, disponibile cliccando qui. Che dire: peccato per chi non è potuto entrare...

giovedì 17 giugno 2010

La soluzione alla povertà? Arrestare chi fruga nei cassonetti!

Un modo efficace per combattere la povertà? Vietarla per legge! Almeno negli aspetti più eclatanti, quelli che si vedono e che potrebbero turbare la quiete della gente intenta nel quotidiano shopping tra le vetrine dei negozi o degli alimentari.

Così, cosa ti inventano a Mortara, piccolo paesino del pavese?

MORTARA. Chi fruga nei cassonetti e lascia i sacchetti aperti fuori dal contenitore dei rifiuti rischia anche l’arresto o un’ammenda per inosservanza del provvedimento dell’autorità: l’ha deciso il Comune, con un’ordinanza urgente per contrastare un fenomeno in crescita. Il documento fa riferimento all’articolo 650 del codice penale che stabilisce fino a 3 mesi di arresto o un ’ammenda per chi non osserva un provvedimento dell’autorità. In alcune zone della città, infatti, alcuni disperati non esitano ad estrarre i sacchetti dell’immondizia dai cassonetti per trovare generi alimentari o anche solo qualche oggetto da recuperare.

La giunta - manco a dirlo a maggioranza leghista - descrive così le motivazioni del gesto:

Chi entra e fruga, poi spesso lascia i sacchetti aperti, fuori dal contenitore. E durante il periodo estivo questo potrebbe creare condizioni disagi alle persone che vivono nei dintorni. «Per questo abbiamo deciso di firmare quest’ordinanza - spiega l’assessore alla polizia urbana ElioPecchenino - , che resterà in vigore fino al 21 settembre»

Il fatto che normalmente chi frughi nei cassonetti non lo faccia per sport o per puro divertimento non pare abbia trattenuto l'assessore e la sua giunta, impegnata nella battaglia contro il degrado ed i comportamenti "riprovevoli sul piano igienico". E a chi dice che questa ordinanza colpisce in realtà solo i ceti deboli l'assessore risponde così:

«A Mortara - risponde Pecchenino - abbiamo due centri, la Croce rossa e la San Vincenzo, dove si fornisce la massima assistenza a chi ha bisogno. Non siamo, vorrei sottolinearlo, un Comune insensibile ai problemi di chi è in difficoltà, tutt’altro. A Mortara c’è una rete sociale che funziona bene. Di qui la necessità di sanzionare comportamenti pericolosi, oltre che riprovevoli sul piano igienico. Mi ricordo ancora di quella ragazzina morta soffocata mentre era intenta a prendere dei vestiti da un cassonetto di un’associazione di volontariato. Chi ha bisogno, chi è in difficoltà, può rivolgersi ai servizi sociali e alle associazioni di volontariato operanti a Mortara»

Per combattere la povertà il comune regalerà così a chi sarà sorpreso a frugare in un cassonetto anche un comodo monolocale di 3 metri per 2 in affitto gratuito gratuito a pensione completa fino a 3 mesi. Unica condizione: niente passeggiatina pomeridiana e serale.

Così non fate vedere che siete poveri e non date fastidio...

sabato 26 settembre 2009

Storia di Luciano, che vive sotto un ponte

Questo articolo l'avevo scritto per la Provincia Pavese nei dintorni di Ferragosto, ma tuttora non sono in grado di dire se sia stato mai pubblicato o mano. E'ra comunque la ragione per cui avevo scelto di lavorare per loro, appena stabilitomi stabilmente a Pavia.

Avevo scelto di lavorare per la Provincia per poter avere uno spazio dove raccontare queste storie che non fosse solo questo blog, per poterle fare conoscere a più gente possibile. Perchè mi faceva raccapricciare il fatto che un clochard come Luciano, di cui tutti ignoravano l'esistenza, potesse davvero un giorno morire bruciato in una città civile senza che nessuno se ne accorgesse. Senza che nessuno sapesse la sua storia, e sapesse come era arrivato lì. Per fare in modo che nessuno potesse etichettarlo come "un altro miserabile barbone senza nome, che se è sparito è meglio perchè sporcava e basta". Per ridargli il nome a cui aveva diritto

Mi è piaciuto scrivere questa storia anche per far capire alla gente cosa ci sia davvero dietro a queste persone, ed aiutarle nel mio piccolo a non cadere nella solita retorica che oggi va tanto di modo dell'extracomunitario "ladro e problematico", che tanto viene agitata come bandiera da molte formazioni politiche.

Luciano l'ho incontrato per caso mentre cercavo di non farmi vedere dalla polizia dopo un servizio che avevo fatto (ma questa è un'altra storia), ed ha accettato di raccontarmi la sua storia davanti ad un caffè. L'unica cosa che non ha voluto è stata farsi fotografare: aveva paura che chi aveva tentato di dargli fuoco tornasse di nuovo.

Ora sa che non è più solo, perchè sa che se succedesse qualcosa la gente saprebbe perchè. E' una delle cose che mi ha spinto ad abbracciare questo mestiere a volte infame che è quello del giornalista, e che mi spinge nonostante tutto a non mollarlo mai, per quanto difficile possa essere raccogliere e raccontare queste storie.

Ora lo conoscerete anche voi. Perchè uno come Luciano, da qualche parte, una volta nella vita, l'abbiamo visto tutti. Ed ignorato in troppi.

STORIA DI LUCIANO, CHE VIVE SOTTO UN PONTE

Luciano ha rischiato di morire orribilmente bruciato una settimana fa, quando qualcuno ha fatto colare del liquido infiammabile sotto il bordo del cavalcavia della rotonda dei Longobardi da dove vive da tre anni come senzatetto e senza pensarci un attimo gli ha dato fuoco. Se l’è cavata perché a quell’ora era ancora in giro con altri clochard, ma ha visto bruciare le proprie cose senza poter fare niente. Nessuno l’aveva mai notato prima, e nessuno l’ha notato nemmeno dopo quando spente le fiamme si è avvicinato, ha rimesso tutto a posto ed è tornato lì. Invisibile come prima, ma con un po’ più di paura.

Quella di Luciano - all’anagrafe Lucien G., senzatetto rumeno di 41 anni - che ora vive in uno spazio largo un metro dove non c’è copertura da vento e pioggia salvo un misero angolo di cemento bianco è una vita avventurosa che comincia nel 1968 a Sibiu, nella Romania del regime di Ceausescu. Rimane sotto la dittatura fino al 1986, quando a 28 anni scappa in Grecia per tentare fortuna come muratore e dopo un anno giunge in Italia. “Arrivai da clandestino al porto di Ancona con una motonave, viaggiando aggrappato sotto il rimorchio di un tir. Fu durissimo”. Da lì solo lavori saltuari, come muratore o altro, spostandosi sempre più al nord. Rapallo, Genova, Sesto San Giovanni, un mattone dopo l’altro tra sfruttamento e caporalato, in cui per anni guadagna si e no l’equivalente di 20 euro alla settimana. “Spesso – racconta – nemmeno me li davano. Arrivava da mangiare, e mi dicevano di accontentarmi. Promettevano documenti e regolarizzazione, e io gli credevo e speravo”.

E’ così fino al 2000, quando lavorando in un cantiere a Sesto Marelli ha un incidente alla mano che gli cambia la vita. Luciano si taglia una mano con il vetro di una finestra. E’ un taglio profondo, ma essendo clandestino non si fida ad andare in ospedale e lo lascia guarire da sé. La mano però non torna come prima, e per lui anche la vita da muratore si chiude. “Allora - racconta - ho vissuto di quel che trovavo: raccattavo vecchi mobili per 5 euro al giorno, e recuperavo ferro e legno per pochi soldi”. Dorme dove capita, anche nei campi rom milanesi che vanno a fuoco nei tristemente famosi pogrom anti rom. Nell’incendio di un campo perde anche i documenti, che diventano cenere come la baracca in cui viveva. E da lì ancora clandestinità, sempre peggio, sempre più sfruttato da gente che non lo paga più nemmeno in soldi ma soltanto in cibo.

Un pomeriggio di luglio del 2006 prende la bici e scappa da Milano, e pedalando arriva fino a Pavia, e al cavalcavia dove vive ora. “Un paradiso: qui nessuno mi conosceva, e potevo stare in pace”. Per sopravvivere lo aiuta la Caritas, e qualche sacerdote che gli allunga qualche soldo per le piccole croci di legno che gli piace incidere durante il giorno. “Per lavarmi o vado al fiume o alla casa del giovane, dove mi danno anche vestiti e un rasoio per farmi la barba. Ma qualcosa da mangiare me lo offrono sempre anche i ragazzi dell’università, quando passo di lì. A dormire vado nel mio piccolo angolo sotto la strada, dove ho costruito un piccola tenda con le mie cose, e dove nessuno mi disturba”.

Fino alla settimana scorsa, e al fuoco che per poco non lo portava via con sè. Luciano, 41 anni, occhi castani sorridenti e qualche capello bianco, però è felice di quello che ha. Vorrebbe solo un lavoro per poter mandare a casa qualche soldi al padre e ai fratelli che non vede da quando è partito tanti anni fa. Non ha paura che chi ha tentato di dargli fuoco torni di nuovo. “Me la sono cavata – dice - era destino. Spero che nel mio destino ci siano tante altre cose belle, ma intanto credo in quel poco che ho”. Come l’angolo bianco del cavalcavia.

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PS: Luciano oggi cerca lavoro. Ha fatto il muratore, il manovale e tante altre cose. Se qualcuno a Pavia o dintorni è in grado di aiutarlo, mi mandi una mail all'indirizzo che trovate nel profilo di questo blog. E' una brava persona, e credo se lo meriti.

lunedì 29 giugno 2009

"Scappo, qui la ricerca é malata". Lettera di una ricercatrice al Presidente Napolitano.

"Scappo: qui la ricerca é malata". Con queste semplici ma terribili un altro ricercatore, un altro pezzettino del futuro e della possibile crescita e rinascita di questo paese fugge dall'Italia. Ancora una volta, per colpa delle ingiustizie del clientelarismo, dei tagli e della sostanziale miopia di chi governa un mondo - quello della ricerca - molto spesso senza esserne davvero mai stato parte e conoscerne i meccanismi che lo regolano e che gli permetterebbero di crescere, a vantaggio di tutti.

Il bello - con la dovuta ironia - é che ne parlavo ieri con la mia ragazza, che vorrebbe andarsene via anche lei da qui per poter fare nella vita ciò per cui ha studiato. Ieri parlando con lei ero ottimista su quello che si sarebbe potuto trovare guardando in giro. Oggi un pezzettino di quell'ottimismo l'ho perso per strada. Spero di ritrovarlo prima che scappino anche tutti gli altri attorno a lui. O finirò per scappare anch'io.

Da Corriere.it:

Una laurea in Medicina, due spe­cializzazioni, anni di contratti a termine: borse di studio, co.co.co, consulenze, contratti a progetto, l’ultimo presso l’Istituto di geneti­ca dell’Università di Pavia. Rita Cle­menti ( foto sotto a sinistra), 47 anni, la ricercatrice che ha scoperto l’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno, in questa lettera in­dirizzata al presidente della Re­pubblica Napolitano racconta la sofferta decisione di lasciare l’Ita­lia. Da mercoledì 1˚luglio lavorerà come ricercatrice in un importan­te centro medico di Boston.

Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre. Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana.

Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denun­ciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è auto­maticamente espulso dal «siste­ma » indipendentemente dai ri­sultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottie­ne, poiché in Italia la benevo­lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricer­ca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può per­mettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nul­la. E poi, perché dovrebbe adi­re le vie legali se docenti dichia­rati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver con­dotto concorsi universitari vio­lando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continua­to a essere eletti (dai loro colle­ghi!) commissari in nuovi con­corsi?

Io, laureata nel 1990 in Medi­cina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Uni­versità, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con pri­mo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfo­ma maligno possono avere un’origine genetica e che è dun­que possibile ereditare dai geni­tori la predisposizione a svilup­pare questa forma tumorale. Ta­le scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decade­re non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ri­cerca stranieri hanno conferma­to la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profe­ta in Patria.

Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeni­che...

Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pen­sionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, con­tratti di consulenza... Come ul­timo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica me­dica dell’Università di Pavia, fi­nanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.

Sia chiaro: nessuno mi impo­neva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dal­la forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ri­cerca che molti hanno giudica­to promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfig­gere il cancro.

Desidero evidenziare pro­prio questo: il sistema antimeri­tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta­re a crescere; per questo moti­vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han­no ritenuto di aumentare i fi­nanziamenti per la ricerca.

È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu­me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con­seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi­tà e gli enti di ricerca come feu­do privato e che così facendo distruggono la ricerca.

Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.

Rita Clementi

lunedì 18 maggio 2009

Un grazie di cuore ai sostenitori della GNR pavese: ecco le foto dell'evento!

Ai cittadini di Pavia, alle persone che in qualche modo, ognuna coi propri mezzi, hanno sostenuto questa iniziativa e a chi per vari motivi non ha potuto esserci ma avrebbe voluto...un grazie di cuore dall'associazione VIP Pavia! Il sole ha tenuto, e la Giornata nazionale del Naso Rosso é stata un successo!

Nonostante l'assedio dei banchetti elettorali di ogni parte (alla fine della giornata se ne conteranno 4 nella piazza, più un corteo di una ventina di persone dell'UDC su cui non commentero') VIP Pavia é riuscita a regalare il sorriso a centinaia di bambini, dalle 8 della mattina fino alle 18 del pomeriggio (purtroppo i permessi per la ztl scadevano alle 19, e abbiamo dovuto fermarci li') e a raccogliere grazie a tutti voi fondi per le sue iniziative di solidarietà. La metà - lo ricordo - é stata destinata ai terremotati dell'Abruzzo, e verrà portata direttamente in loco dai volontari nei prossimi giorni!

Per chi non é potuto venire, ecco alcune foto dell'atmosfera che ha pervaso domenica Piazza della Vittoria a Pavia:







Se volete altre foto, mandatemi una mail! Credo che in totale siano quasi 200...

Qui sotto il gruppo dei sopravvissuti finali alla giornata! Ce n'erano anche altri, ma tra chi é dovuto scappare per correre negli ospedali e chi é fuggito per impegni propri vari alla fine sono rimasti questi impavidi eroi...


Alla prossima, e grazie a tutti!

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Parentesi curiosa del sottoscritto: nella foto sotto potete vedere uno dei baldi giovani dell'UDC lasciato indietro dal proprio corteo durante lo svolgimento della manifestazione, che sembrava non essere capace di distinguere i clown dai militanti del proprio partito...


...ma ci sarà davvero tutta questa differenza tra il circo della politica e questo?!? Chi é più serio per voi?!?

martedì 12 maggio 2009

L'ospedale dei pupazzi che fa passare ai bimbi la paura dei camici bianchi

Da piccolo mi ricordo che quando "consumavo" un peluches (e cominciava veramente a cadere a pezzi) mia mamma lo portava via senza dirmi niente quando andavo a scuola e impegnava la giornata a diventare matta per trovarne uno identico. Poi, raggiunto lo scopo, me lo riportava tutta felice spiegandomi che l'aveva portato in ospedale dove l'avevano rimesso tutto a posto.

"Anche i peluches - mi diceva - hanno i loro ospedali., come noi .Solo che non li conosce quasi nessuno. Pero' i peluches si scambiano gli indirizzi tra loro e li conoscono tutti: e si accompagnano l'un l'altro come bravi fratellini quando tu non li puoi vedere".

Oggi ho scoperto che gli ospedali per i peluches esistono veramente: e che se volete potete diventarne dottori anche voi! il Sims (Segretariato Italiano Studenti Medicina) di Pavia organizza infatti da lunedi' 18 maggio un corso per aspiranti "pupazzologi" per l'ospedale che allestiranno in piazza in città il prossimo 31 maggio.

Il corso, in 4 lezioni, é creato per neutralizzare le paure dei bambini nei confronti dei medici e dell'ambito ospedaliero: accompagnando i propri peluches in "ambulatorio" infatti i bambini imparano ad affrontare con serenità gli incontri, anche più "seri", con i camici bianchi.

L'iscrizione é gratuita: ma la frequenza alle lezioni obbligatoria: per partecipare basta scrivere una mail con nome, cognome, anno di corso, mail e numero di cellulare all'indirizzo iscrizione@pavia.sism.orgIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo entro il 15 maggio . I posti sono solo 40, per cui affrettatevi!

Qui sotto il volantino dell'iniziativa! (cliccarci sopra per allargarlo)



Per altre informazioni, qui trovate il sito ufficiale del Sims! Partecipate numerosi!

lunedì 11 maggio 2009

Pavia, 17 maggio 2009: quinta giornata del naso rosso per la clownterapia solidale

COMUNICATO STAMPA

Dopo la prima giornata "saltata" a causa del temporale lo scorso 19 aprile, ci riproviamo! L'associazione VIP Pavia non demorde, e vi ri-invita il prossimo 17 maggio alla "quinta giornata nazionale del naso rosso": una giornata di solidarietà (patrocinata dal Comune di Pavia) con i clown dell'associazione "Viviamo in Positivo" che animeranno dalle 10 in poi le piazze e le vie cittadine raccogliendo fondi per iniziative di solidarietà.

La "Giornata del Naso Rosso", manifestazione nazionale giunta alla sua quinta edizione, ha già animato quest'anno le piazze di altre 33 città italiane con più di 2.400 volontari clown riscuotendo un ottimo successo di pubblico e facendo conoscere tramite i giochi e le attività dei suoi volontari l'universo della clownterapia. Un mondo in espansione e sempre più riconosciuto anche dalle autorità ufficiali: dopo la decisione del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che lo scorso gennaio ha destinato oltre 2 milioni di euro per l'attuazione di progetti di "terapia del sorriso" negli ospedali italiani, sono seguiti diversi riconoscimenti da parte dei più disparati enti italiani. L'ultimo in ordine di tempo, dello scorso 27 aprile, é venuto dalla giunta della regione Campania che ha stanziato 400 mila euro per il finanziamento di "progetti di terapie complementari quali la terapia del sorriso e la clownterapia" all'interno degli ospedali campani.

I volontari clown si sono distinti in questi ultimi mesi anche per l'opera di sostegno ai terremotati dell'Abruzzo, citata da tutti i più importanti media nazionali ed internazionali.

Da segnalare proprio il fatto che la metà dei fondi ricavati dall'evento sarà devoluta ai terremotati tramite il "Progetto Abruzzo", che prevede l'invio di volontari clown nelle zone colpite dal sisma ed il sostegno alle popolazioni colpite, con particolare riguardo alla fascia dei minori.

"...E VOI VOLETE RESTARE A CASA E PERDERVI TUTTO?!?"

Pavia, 17 maggio 2009, giornata nazionale del naso rosso: non dimenticatelo!


Per chi volesse sapezrne di più, qui sotto trovate l'intervista ad Eliana Disabella, presidentessa dell'Associazione VIP Pavia, che racconta il mondo dei clown e l'importanza della giornata del naso rosso... (da Telepavia)



...insieme alla voce dell'assessore pavese alla mobilità urbana Roberto Portolan. (da TelePavia)





Per altre info sull'iniziativa, la versione integrale del comunicato stampa, foto e video ad alta definizione e qualsiasi cosa di giornalistico possa servirvi per coprire l'iniziativa, il sottoscritto é il responsabile stampa dell'evento!


Mandatemi una mail a gentiluomini.di.fortuna@gmail.com o lasciate un commento al post, e verrete subito richiamati!


Buona giornata del naso rosso a tutti! :)

venerdì 24 aprile 2009

Borghezio appeso ai lampioni come Mussolini e sacrestani con le svastiche. Storie di un'Italia che non riesce a liberarsi dai propri fantasmi.

L'eurodeputato della Lega Nord Mario Borghezio appeso ad un lampione a testa in giu', a ricordare l'uccisione e l'esposizione del cadavere di Benito Mussolini in piazzale Loreto accaduta il 29 Aprile 1945. O meglio (e per fortuna) solo un fantoccio che riproduceva le sue fattezze a grandezza naturale.

E' quello che si sono trovati davanti alcuni ignari passanti ieri notte davanti alla sede della Lega Nord in via Poggio 23 a Torino. L'azione é stata rivendicata piu' tardi rivendicata dalla federazione anarchica torinese: "nella nostra citta', in occasione del 25 aprile, c'e' chi ha voluto ricordare che oggi il fascismo ha il volto della Lega e colpisce ogni giorno".





La notizia, sostanzialmente ignorata dai grandi media (a parte una nota dell'ADNKronos non ho trovato altro), é stata ripresa soltanto dal network di Indymedia. Sui muri di Torino accanto al fantoccio appeso troneggiavano anche le scritte 'Lega=fascismo' e 'Borghezio... piazzale Loreto c'e' ancora posto!', con accanto il simbolo dell'anarchia. Sotto al campanello degli uffici della Lega Nord e' stato affisso anche un cartello con la scritta 'Bossi, Maroni e Borghezio... a p.le Loreto c'e' ancora tanto posto!'.



Nel frattempo - per restare in tema - oggi é uscita su Corriere.it la notizia shock del sacrestano di Vigevano, in provincia di Pavia, che martedi' scorso ha accolto i parrocchiani davanti alla propria chiesa con l'effigie di una svastica nazista indossata sul braccio con surreale naturalezza. Angelo Idi, 51 anni, da 5 anni canonico della parrocchia di San Francesco, lo ha fatto proprio martedi', il giorno del ricordo delle vittime dell'Olocausto in cui tutto il mondo si é raccolto per tributare gli onori alle vittime dei campi di concentramento nazisti.


«Non lo sapevo — si é giustificato —, ma non mi pare comunque che in questi anni gli israeliani abbiano avuto la mano leggera con i palestinesi». «Sì, io sono di estrema de­stra — ha poi ammesso — e sono fiero di esserlo. Mi sento il portavo­ce delle Brigate Nere, dei giova­ni combattenti della Repubbli­ca di Salò che non hanno sven­duto il loro onore e la patria, co­me invece hanno fatto coloro che, definendosi combattenti, hanno fomentato una guerra fratricida».

Tutto questo accade all'indomani del 25 aprile, festa nazionale della Liberazione. Quel giorno di tanti anni fa l'Italia ha festeggiato la vittoria contro il nazifascismo. Ma é triste constatare come ancora oggi, a distanza di tanti anni, non sia riuscita anche a liberarsi dai suoi fantasmi.


mercoledì 22 aprile 2009

Principi attivi: tre storie di salute ed immigrazione.

A fronte di giornali che vengono meno alla propria missione informativa per occuparsi solo di spettacolo e reality, ce ne sono altri più sconosciuti che ogni tanto piazzano sulle loro pagine qualche perla di giornalismo che ci dà una spinta a continuare questo mestiere.

E' il caso di "
Principi Attivi: tre storie di salute ed immigrazione": una piccola inchiesta condotta dagli studenti dell'università di Pavia condotta dalle pagine del loro mensile "Inchiostro" sulla condizione degli immigrati minacciati dall'attuazione del decreto legge che obbligherebbe i medici a denunciare la loro condizione di clandestinità in caso di ricorso alle cure mediche. A me é piaciuta parecchio, e la voglio condividere con voi. Un grazie a Maria Luisa Fonte, Francesco Macca, "Strepto" e "Sporo" (che ne sono autori tutti insieme) per avermi fatto leggere davvero qualcosa di bello. Continuate cosi' ragazzi!

PRINCIPI ATTIVI: TRE STORIE DI SALUTE ED IMMIGRAZIONE

“Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.” (Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, Art. 25)

Forse ci eravamo illusi nell’accusare la Medicina di occuparsi di malattie, più che di malati. Di classificazioni e linee guida, più che di persone. Ci sbagliavamo. Oggi la Medicina si occupa di codici e esenzioni e DRG (Diagnosis-related group), per il contenimento della spesa sanitaria. E si occupa di farmaci, di princìpi attivi più o meno griffati, di dosaggi. Ma dietro diagnosi e prescrizioni continuano ad agitarsi storie, corpi. Dolori. Il tentativo di intaccare il diritto alla salute attraverso i tristemente noti emendamenti leghisti al ddl sicurezza ha risvegliato un po’ le coscienze: medici e personale sanitario stanno facendo sentire la propria voce a favore del diritto alla salute; il nemico naturale è il ddl sicurezza, col reato di clandestinità e le altre perle di cui ora tanto si parla (in ritardo, e troppo spesso strumentalmente).


E allora ecco tre storie, per cui ringrazio un medico che ancora sa occuparsi dei “princìpi attivi” della propria professione, oltre a quelli dei farmaci. Lavora come volontario presso l’Ambulatorio Caritas di Pavia; un posto che, ai tempi del reato di clandestinità e dei medici che si rifiutano di fare le spie, rappresenta un potenziale ricettacolo di malfattori. Sperando che continuino nel loro “crimine”.


INSULINA


In Via della Povertà, oltre ad Einstein che suona il violino elettrico, c’è K che suona l’organetto. K vive due condizioni che insieme danno una miscela esplosiva nell’Italia d’oggi: infatti K è diabetico, ed è romeno. Prima dell’entrata della Romania nell’UE (2007), K aveva il suo buon codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) che gli permetteva di ottenere l’impegnativa per andare in ospedale a fare controlli glicemici e ottenere la richiesta per l’insulina. Poi, il limbo: la situazione di “neocomunitario” non gli permette più di aver diritto all’STP, e la mancanza del benedetto permesso di soggiorno non gli permette di iscriversi al sistema sanitario nazionale.

Ma il diabete non è sottile come la burocrazia, malattia tutta italiana; qualcosa K la deve pur fare. E allora si arrabatta alla bell’e meglio, si rivolge ai medici volontari dell’Ambulatorio Caritas e a medici “amici” dell’ospedale: tra dosaggi alchemici ed improvvisati, K riesce a mettere in circolo l’insulina necessaria alla sopravvivenza. Ma il diabete è una malattia seria: oltre alle dosi di insulina, ci vogliono i controlli, i glucometri con le striscette quasi sempre non compatibili, le siringhette da 1ml. Soprattutto, ci vuole continuità terapeutica. Le mancanze si fanno sentire: K soffre diverse punte di iperglicemia, fino al coma diabetico. Poi, il cerotto sulla burocrazia è un nuovo codice, ENI (Europeo Non Iscritto), che permette di riagganciare K alla dovuta serie di controlli, striscette e siringhette.


Restano tanti problemi, il costo dei ticket che il gracchiare di un organetto non riesce a coprire, l’educazione alimentare e la prevenzione delle complicanze… Ma almeno K oggi riesce a sopravvivere su Via della Povertà, col suo diabete e la sua romenità. Domanda: si sarebbe presentato in ospedale ad elemosinare insulina, K, se ci fosse stato il rischio di essere denunciato per il mancato permesso di soggiorno (che è un po’ come avere la peste, nell’Italia della Lega)?


PERMETRINA

I sacri testi dicono che “prolifera negli ambienti con scarsa igiene collettiva”; e Via della Povertà è uno di questi. E la SuperHuman Crew delle ronde può difendere le strade dalla criminalità etnicizzata ad hoc, ma contro di lui può poco. S è una delle sue vittime. Ma tranquilli, nessun panorama apocalittico all’orizzonte, nessuna epidemia di TBC o lebbra. Il nemico di S, piccolo e bastardo, è più banale, per quanto molesto: il Sarcoptes scabiei, l’agente eziologico della scabbia.

Non si sa cosa faccia S per vivere, né dove passi la notte. La fretta e il divario linguistico son carogne, e allora le prime a balzare agli occhi dei medici sono le macchie: quelle rosse e in rilievo sull’addome, sulle mani, sui polsi. E giorni e giorni a grattarsi, aspettando che passi. Sarà la polvere, sarà un’allergia, sarà. Andiamo dal medico, si sarà detto S. Non ha il permesso di soggiorno, ma perché dovrebbe temere un medico? E i medici volontari per un po’ brancolano nel buio, poi l’illuminazione e un po’ di sano pregiudizio (che in questo caso è un ragionamento di Sanità pubblica): “Scusa, ma dove vive S?” “non si sa” “come non si sa” “bazzica Via della Povertà” “ma vuoi vedere che è scabbia?”.


La scabbia contagia in primo luogo la mente dei medici: tornati a casa, ci si sente uno strano prurito psicologico su tutto il corpo, anche dopo ripetute docce, e viene l’insano rimorso di non aver messo i guanti prima di stringere la mano a S, ogni volta che torna a prendere il tubetto di permetrina da spalmare sulle zone colpite per diverse settimane. L’effetto terapeutico della crema, per S, è nella sensazione di sollievo dato dal tubetto fresco e dalla sua lingua semisolida sulla pelle rossa rovente.


Ora, se S avesse paura di presentarsi ai medici per il farmaco antiscabbia, cosa succederebbe? Rischio di diffusione del temibile Sarcoptes nelle nostre città, nelle nostre linde case? Forse. Soprattutto, S continuerebbe a riempirsi di piccoli bastardi, a grattarsi; i graffi si infetterebbero con bestiacce ancor più piccole e bastarde, i pochi contatti di S lo eviterebbero del tutto… Soprattutto, S continuerebbe a star male e isolato su Via della Povertà. Malato di paura.


DICLOFENAC SODICO

Y si presenta in Ambulatorio letteralmente piegato a metà. Il medico parte con la carica di congetture: “Sei caduto? Incidente stradale? Ti hanno picchiato? Incidente sul lavoro?...”. Y è tunisino ma mastica l’italiano, a “incidente sul lavoro?” fa di sì con la testa. “Da dove sei caduto?” “No, no caduto; è stato cinquantachili”.

Servono minuti di dialogo sconclusionato per comprendere che il “cinquantachili” è il sacco di cemento da 50kg che Y stava sollevando; l’ennesimo, ma stavolta qualcosa, nel dorso, non ha retto. Y lavora in uno dei tanti cantieri di Via della Povertà, lo accompagna il collega Buon Samaritano, ancora sporco di calce. La prima diagnosi è di “lombosciatalgia” e l’iniezione di diclofenac sodico calma ben poco il dolore. Dopo la doverosa trafila medica tra codici e codicilli, finalmente gli occhi di un ortopedico fanno calare la sentenza: ernia discale.


Y passerà due mesi a letto, che franeranno sulla sua vita con la perdita di casa & lavoro. E problema diventano i 3€ per il diclofenac, problema è raggiungere la farmacia o l’Ambulatorio per recuperarlo; problema è riuscire a mangiare due volte al giorno, scendere le scale della casa in cui è ospitato; problema è doversi comprare la biancheria pulita per la visita medica, e quella puzza di alcol ai controlli: “Ma bevi?” “sì, vino, la sera” “ma lo sai che ti fa male?” “sì, ma a me serve per sostenermi”. A conti fatti, le calorie di un litro di vino costano meno dell’equivalente in cibo.


Ammalarsi di povertà è come cadere in una trappola; ma se Y, assunto in nero, avesse temuto di presentarsi dal medico piegato a metà, forse avrebbe perso qualcos’altro, oltre a casa & lavoro.


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Dopo aver letto questo, fa piacere leggere su Repubblica che si moltiplicano le iniziative di medici, ordini professionali e singole regioni contro questo decreto ancora in discussione.

L'ultima di queste é la spilletta "Io non denuncio" che i medici si appenderanno sul camice per tranquillizzare gli immigrati che a loro si rivolgono per le cure. Un appello a tutti i medici: non denunciate!


giovedì 16 aprile 2009

Domenica 19 Aprile la Giornata del Naso Rosso: sosteniamo la clownterapia in 34 piazze italiane!

Comunicato stampa:

L'associazione VIP Pavia vi invita a partecipare alla "quinta giornata nazionale del naso rosso": una giornata di solidarietà patrocinata dal Comune di Pavia con i clown dell'associazione "Viviamo in Positivo" che animeranno dalle 11 in poi le piazze e le vie cittadine in concomitanza con la ventottesima edizione della "Straticino" ed il cui ricavato andrà interamente devoluto in opere di solidarietà. Truccabimbi, palloncini, giochi, magia e naturalmente...tutti voi!!!!

Per saperne di più cercate l'evento su Facebook o leggetevi il comunicato stampa integrale dell'iniziativa qui sotto! Il sotto scritto é il responsabile comunicazione dell'evento, per cui per giornalisti and Co. basta mandare una mail al mio indirizzo personale!

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“QUINTA GIORNATA DEL NASO ROSSO”

Un naso rosso per la solidarietà,

con i clown dell'associazione "Viviamo In Positivo" di Pavia
Pavia, piazza della Vittoria, dalle ore 11 in poi di domenica 19 aprile 2009


L'associazione VIP Pavia é lieta di invitarVi alla "quinta giornata nazionale del naso rosso": una giornata di solidarietà (patrocinata dal Comune di Pavia) con i clown dell'associazione "Viviamo in Positivo" che animeranno dalle 11 in poi le piazze e le vie cittadine in concomitanza con la ventottesima edizione della "Straticino" ed il cui ricavato andrà interamente devoluto in opere di solidarietà.

La "Giornata del Naso Rosso", manifestazione nazionale giunta alla sua quinta edizione, animerà quest'anno le piazze di 34 città italiane facendo conoscere tramite i giochi e le attività dei suoi volontari l'universo della clownterapia, recentemente riconosciuta anche dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che ha destinato lo scorso gennaio 2 milioni di euro per l'attuazione di progetti negli ospedali italiani. I volontari clown si sono distinti in questi ultimi giorni anche per l'opera di sostegno ai terremotati dell'Abruzzo, citata da tutti i più importanti media nazionali ed internazionali.

La sezione pavese della Onlus "Viviamo in Positivo" (regolarmente iscritta presso la sezione provinciale del registro regionale )nasce in particolare il 29 luglio 2002 con finalità esclusivamente sociali e umanitarie, senza alcun fine di lucro, occupandosi dell’istituzione e dell’organizzazione della figura del “Volontario-Clown”, con lo scopo di regalare il sorriso alle persone che soffrono, specialmente ai degenti delle strutture ospedaliere.

VIP Pavia è oggi composta da più di 70 clown volontari che offrono il loro servizio in ospedali e strutture geriatriche. Negli scorsi anni sono state realizzate anche missioni in Paesi esteri, dove sono stati curati e realizzati importanti progetti di solidarietà.

Le strutture ospedaliere raggiunte da VIP Pavia sono ad oggi:

Policlinico S. Matteo di Pavia
(reparti di pediatria e malattie infettive)
Fond. S. Maugeri
(reparto di oncologia adulti)
• Fond. C. Mondino
(reparti di neuropsichiatria infantile e di neuroriabilitazione adulti)
• Ospedale Gazzaniga-Arnaboldi di Broni-Stradella
VIP Pavia presta inoltre servizio nella struttura di assistenza geriatrica
• Istituto S. Margherita
e lungodegenza geriatrica
• Pio Pertusati di Pavia

Nel corso del 2009 l'associazione conta inoltre di giungere anche in nuovi reparti per portare sollievo ai sofferenti.

La Giornata nazionale del Naso Rosso (GNR) nasce nel 2005 come giornata nazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi a favore dei Progetti di ViviamoInPositivo Italia ONLUS.



Nel 2005 grazie alla GNR si attiva il primo progetto "CircoStanza" (laboratorio circense per minori all'interno delle carceri, per info http://www.circostanza.org/) a Torino con due operatori (educatori-clown) presso il Quartiere San Paolo di Torino e presso una scuola nella periferia del torinese.
Nel 2006 grazie alla GNR il progetto CircoStanza si amplia e a Torino, oltre alla scuola e al quartiere San Salvario e Porta Palazzo, il Progetto Circostanza entra nel carcere minorile Ferrante Aporti.
Nel 2007 Circostanza prosegue a Torino e si attivano nuovi progetti CircoStanza a Catania (carcere minorile Bicocca), a Genova (quartiere di Cornigliano), a Modena (Comunità) e a Palermo (scuole a rischio nel quartiere Zen).
Nel 2008 un nuovo progetto Circostanza arriva ad Asti in "famiglia" con l'intervento di 2 operatori educatori-clown in 5 famiglie di bambini disabili. Prosegue Circostanza a Torino (carcere minorile Ferrante Aporti, educativa di strada San Donato e San Salvario, comunità Stranaidea e Koiné, scuola), a Catania (carcere minorile Bicocca), a Genova (Cornigliano), a Modena (Comunità Casa Mimosa e Marta e Maria) a Palermo (carcere minorile Malaspina e scuole).

Gli operatori Circostanza sono oggi 10 e sono 22 i volontari coinvolti nel progetto.

Nel 2009 la GNR sbarcherà in 34 piazze italiane, per far partire nuovi progetti in tutta la penisola.

FOCUS: Cos’è la Clownterapia?

Intorno agli anni ’70 la ricerca scientifica ha messo in luce le proprietà benefiche che l’utilizzo dell’umorismo, la generazione di riso ed il pensiero positivo possono produrre nell’uomo. Nasce così la geleotologia, disciplina che studia la relazione tra umorismo e salute.

Sono noti e dimostrati gli effetti positivi, a livello psicologico e biologico, del riso: ridere calma il dolore, è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere e quindi ha delle proprietà antidepressive, sullo stato generale di salute, combatte la debolezza fisica e mentale, fa rilassare il nostro corpo.
Tutti questi studi hanno un’applicazione diretta e concreta nella clownterapia (o terapia del sorriso), che consiste principalmente in una serie di visite buffe offerte dai clown-dottori in tutte quelle strutture nelle quali generalmente la sofferenza (sia fisica che psichica) ed il disagio sono delle costanti (ospedali, case per anziani, case famiglia ecc.).

I clown-medici iniziano la loro attività di assistenza in ospedale proponendo al paziente di evadere per un momento dalla realtà dell'ambiente che lo circonda. Vestiti da clown con camici multicolori da dottori, si aggirano per i reparti a visitare i pazienti ricoverati negli ospedali. L’intervento dei dottori clown in tanti ospedali non è solo un servizio di attività ricreativa ma un supporto psicopedagogico e viene in aiuto ai pazienti che si trovano a dover superare l'impatto con la realtà ospedaliera.

Negli ultimi anni l'attenzione verso la tematica é progressivamente aumentata, arrivando a coinvolgere anche il mondo del cinema. Nel 1998 esce nei cinema "Patch Adams", il film in cui un magistrale Robin Williams racconta la storia del dottor Hunter "Patch" Adams e della sua lotta per portare la clownterapia all'interno degli ospedali. Piu' recentemente la clownterapia é stata oggetto di una fiction ("Dottor Clown") prodotta da Mediaset e diretta da Maurizio Nichetti, con protagonista l'attore Massimo Ghini, affiancato tra gli da Angela Finocchiaro e Serena Autieri.

Per eventuali necessità, interviste o comunicazioni, potete contattare direttamente il presidente dell'associazione VIP Pavia, la dott.ssa Eliana Disabella (clown Lentiggine), ai numeri ********** e ********** o inviare una mail all'indirizzo *******@***** **.

In alternativa potete fare riferimento all'addetto stampa per Pavia, dott. Alessandro Gigante, chiamando il numero ********** o inviando una mail all'indirizzo gentiluomini.di.fortuna@gmail.com . E' disponibile anche il recapito della responsabile della manifestazione per pavia, dott.ssa Lucia Iozzi (clown Hoolahop): tel ********** e mail ********@*****.**.

Per ulteriori informazioni sono attivi anche il sito dell'associazione VIP Pavia (http://www.vippavia.org/), il sito nazionale VIP (http://www.clownterapia.it/) ed il sito nazionale della giornata del naso rosso (http://www.giornatadelnasorosso.it/)

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I numeri di telefono e le mail sono state censurate per ovvie esigenze di privacy, ma restano a disposizione degli operatori della comunicazione interessati! Per averli, mandate una mail a gentiluomini.di.fortuna@gmail.com specificando testata ed ambito di comunicazione! Le "pubblicità" sono progetti grafici del sottoscritto (tranne la locandina originale in testa): se volete saperne di più, inviate una mail o aspettate i prossimi post...