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venerdì 3 luglio 2009
Intervista doppia: il 5 per mille vs l'8 per mille
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giovedì 7 maggio 2009
"Abracadabra" abruzzese: il decreto per la ricostruzione ed i fondi fantasma
Tutto balla, in quello che è già stato ribattezzato il "Decreto Abracadabra". Le cifre, innanzitutto. Dopo il Consiglio dei ministri straordinario del 23 aprile, Berlusconi e Tremonti avevano annunciato uno stanziamento di 8 miliardi per la ricostruzione dell'Abruzzo: 1,5 per le spese correnti e 6,5 in conto capitale. A leggere il decreto 39, si scopre che lo stanziamento è molto inferiore, 5,8 miliardi, ed è spalmato tra il 2009 e il 2032. Di questi fondi, 1,152 miliardi sarebbero disponibili quest'anno, 539 milioni nel 2010, 331 nel 2011, 468 nel 2012, e via decrescendo, con pochi spiccioli, per i prossimi 23 anni. Da dove arrivano queste soldi? Il governo ha spiegato poco. Il premier, ancora una volta, ha rivendicato il merito di "non aver messo le mani nelle tasche degli italiani". Il ministro dell'Economia si è fregiato di aver reperito le risorse "senza aumentare le accise su benzina e sigarette, senza aumenti di tasse, ma spostando i fondi da una voce all'altra del bilancio".
Una seconda, inquietante cosa certa (come recita l'articolo 14, intitolato "Ulteriori disposizioni finanziarie") è che altre risorse, tra i 2 e i 4 miliardi di qui al 2013, dovranno essere attinte al Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dalla Finanziaria in poi è diventato un vero Pozzo di San Patrizio, dal quale il governo pompa denaro per ogni emergenza, senza che si capisca più qual è la sua vera dotazione strutturale. E questo è tutto. Per il resto, la copertura finanziaria disposta dal decreto è affidata a fonti generiche e fondi imprecisati: dai soldi dell'Istituto per la promozione industriale (trasferiti alla Protezione civile per "garantire l'acquisto da parte delle famiglie di mobili ad uso civile, di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché di apparecchi televisivi e computer") al trasferimento agli enti locali dei mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.
Ma non è solo l'erraticità dei numeri, che spaventa e preoccupa nel "Pacchetto Ricostruzione". A parte gli interventi d'emergenza, ci sono altri due fronti aperti e dolenti per le popolazioni locali. Un fronte riguarda l'edificazione delle case provvisorie ("a durevole utilizzazione", secondo la stravagante formula del decreto) che dovrebbero garantire un tetto ad almeno 13 mila famiglie, pari a un totale di 73 mila senza tetto attualmente accampati nelle tendopoli. I fondi previsti per questi alloggi (nessuno ancora sa se di lamiera, di legno o muratura) ammonterebbero a circa 700 milioni. Ma 400 risultano spendibili quest'anno, 300 l'anno prossimo.
Questo, a dispetto del giuramento solenne rinnovato dal Cavaliere a "Porta a Porta" di due giorni fa, fa pensare che l'impegno di una "casetta" a tutti gli sfollati entro ottobre, o comunque prima del gelo invernale, andrà inevaso. Quasi la metà di loro (secondo il timing implicito nella ripartizione biennale dei fondi) avrà un tetto non prima della primavera del prossimo anno.
Basterà presentare le fatture relative all'opera da realizzare, e a tutto il resto penserà Fintecna, società pubblica controllata dal Tesoro, che regolerà i rapporti con le banche. Detta così sembra facilissima. Il problema è che quei 150 mila euro nel decreto non ci sono affatto. Risultano solo dalle schede tecniche che accompagnano il provvedimento. E dunque, sul piano legislativo, ancora non esistono. Non basta. Sul totale dei 150 mila euro, il contributo statale effettivo sarà pari solo a 50 mila euro. Altri 50 mila saranno concessi sotto forma di credito d'imposta (dunque sarà un risparmio su somme da versare in futuro, non una somma incassata oggi da chi ne ha bisogno) e altri 50 mila saranno erogati attraverso un mutuo agevolato, sempre a carico della famiglia che deve ricostruire, che dunque potrà farlo solo se ha già risparmi pre-esistenti. Se questo è lo schema, al contrario di quanto è accaduto per i terremoti dell'Umbria e del Friuli, i terremotati d'Abruzzo non avranno nessuna nuova casa ricostruita con contributo a fondo perduto. Anche perché nelle schede tecniche del decreto quei 150 mila euro sono intesi come "limite massimo" dell'erogazione. Ciò significa che lo Stato declina l'impegno a finanziare la copertura al 100% del valore dell'appartamento da riedificare.
L'epicentro di una tragedia umana non può essere solo il palcoscenico di una commedia politica.
(fonte: Repubblica.it)
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lunedì 3 marzo 2008
Scontrini, ora evadere è più "leggero".
Leggi "Modificate le sanzioni per il mancato rilascio degli scontrini" (Appe news, anno 19, numero 4, pag.6), intendi "ora è più facile evadere sugli scontrini fiscali".In pochi sanno infatti che nella nuova finanziaria 2008 è stata approvata, su forti pressioni dell'APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi), della FIPE ( Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e della Confcommercio nazionale una modifica della legge che imponeva multa e chiusura ai pubblici esercizi trovati a non emettere per tre volte lo scontrino fiscale.
Cosa cambia? Mentre prima bastava il mancato rilascio di tre scontrini nella stessa sera per vedersi applicata (oltre alla multa di rito) la sanzione accessoria di chiusura del locale per tre giorni di fila (con relativa applicazione di cartello sulla serranda del negozio che ne spiegava il perchè), da oggi le violazioni da accertare passano a quattro, da riscontrarsi in giorni diversi (prima bastava anche che fossero tutte e tre nell'arco della stessa giornata) e nell'arco di un quinquennio. Viene inoltre abolita con la modifica del comma 118 quella che tra gli esercenti era nota come "gogna fiscale", ovverossia l'applicazione del cartello con scritto sostanzialmente "chiuso per evasione fiscale".
Quello che le associazioni a mio modesto parere non dicono, è che tutto questo incentiverà in quelche modo la già esistente evasione fiscale. Certo, rimangono le multe, ma la chiusura dei locali (che era il provvedimento più temuto perchè causava la perdita secca di tre giorni di guadagni) diventa con questo nuovo provvedimento molto più difficile. Per ottenere lo stesso risultato di prima infatti il numero dei controlli deve essere quadruplicato, a fronte di nessun aumento di uomini e mezzi per contrastare l'evasione. Senza che, anche nel caso peggiore, il consumatore-utente sappia il perchè della chiusura del locale.
Se considerate che a Marina di Ravenna (vicino a dove abito) ai locali sul lungomare che subivano controlli venivano trovate evasioni fiscali pari anche a 20.000 euro a sera (intere serate senza uno scontrino emesso!), capite bene a chi questa legge possa far comodo e a chi no!
Che dire... Anche in Italia, le lobby esistono ancora e sono potenti...
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