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lunedì 28 luglio 2008

Olimpiadi 2008: due piccoli vademecum se partite per Pechino...

In attesa di sapere se, viste le foto della "nebbia" di smog pubblicate oggi sul sito di Repubblica.it (che corredano in parte il post), il comitato olimpico internazionale deciderà di assegnare i prossimi giochi olimpici a Milano per la "migliore qualità dello smog", posto qui sotto due articoli presi dal blog di Federico Rampini che la dicono lunga sul totale fallimento di uno dei principi cardine in base a cui erano stati assegnati i Giochi del 2008 alla Repubblica Popolare Cinese: l'apertura del Paese alla democrazia e ai valori libertari dell'occidente...

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Una rivoluzione democratica annunciata dal capo della polizia. Così è apparso l’annuncio dato ieri da Liu Shaowu, numero uno della pubblica sicurezza ai Giochi olimpici di Pechino. “Se qualcuno vorrà organizzare manifestazioni durante le Olimpiadi – ha dichiarato Liu in una conferenza stampa – inviteremo a farlo in tre aree pubbliche che abbiamo destinato a questo scopo”.

Designare delle zone speciali per le manifestazioni, è una consuetudine nelle città che ospitano i Giochi. Serve a evitare interferenze con la complessa macchina organizzativa e il traffico caotico di decine di migliaia di visitatori. Ma Pechino non è Atene né Sidney né Atlanta. E’ la capitale di un regime autoritario, dominato da un partito comunista che non ammette opposizioni. Come provarono sulla propria pelle gli studenti a Piazza Tienanmen nel 1989, qui la libertà di espressione esiste solo sulla carta: cioè nella Costituzione della Repubblica Popolare, uno dei testi giuridici meno applicati del mondo. Ma Liu Shaowu ieri è stato tassativo. Ha aggiunto l’indicazione dei luoghi eletti, dove sarà consentito organizzare cortei, comizi e sit-in all’aperto. Si tratta del parco Ritan, del parco Zizhuyuan (detto del Bambù Purpureo) e del World Park.
Qualcuno ha storto il naso perché gli ultimi due sono in sostanza dei parchi-attrazione, ed è un po’ come se il sindaco di Parigi costringesse le manifestazioni a svolgersi dentro Eurodisney. Non importa: se davvero la promessa sarà mantenuta, la novità è di rilievo. Sarebbe il primo gesto importante del governo cinese per venire incontro alle pressioni internazionali, e rispettare gli impegni presi quando ottenne l’assegnazione delle Olimpiadi. Era il 2001: in occasione della vittoria di Pechino i leader comunisti fecero promesse solenni sui progressi dei diritti civili. La rivolta del Tibet a marzo è stata un brutale richiamo alla realtà. Il mondo intero ha visto crollare le speranze che questi Giochi presentassero una Cina dal volto più tollerante. Da allora molti governi hanno continuato a premere sul presidente Hu Jintao per ottenere qualche concessione: l’avvio di un dialogo vero con il Dalai Lama, la liberazione di qualche prigioniero politico. George Bush e Nicolas Sarkozy hanno escluso un boicottaggio della cerimonia inaugurale, speranzosi che la loro presenza qui a Pechino l’8 agosto possa incoraggiare il regime ad aprirsi. L’annuncio del capo della sicurezza a due settimane dall’inaugurazione è stato accolto con un sospiro di sollievo nelle cancellerie occidentali, e al Comitato olimpico internazionale: la conferma che i Giochi sono serviti a qualcosa.

Il diavolo sta nei dettagli. E sui dettagli Liu Shaowu ieri è stato sibillino.”La polizia – ha precisato – proteggerà il diritto di manifestare, nella misura in cui i manifestanti abbiano ottenuto la preventiva approvazione delle autorità, e si comportino nel rispetto della legge”. La legge in questione prevede che il permesso per una manifestazione venga richiesto con cinque giorni di anticipo all’ufficio di pubblica sicurezza; i promotori devono presentarsi di persona e sottoporsi a un interrogatorio sullo scopo dell’evento pubblico, gli slogan che saranno usati, gli eventuali oratori, il numero previsto di partecipanti. Nel manualetto diffuso in questi giorni a Pechino – Guida dei Giochi per lo Straniero – si ricorda che sono proibite azioni che “minacciano l’unità nazionale, danneggiano l’ordine pubblico, turbano la stabilità sociale, o incoraggiano il separatismo etnico”. Su queste basi saranno permesse manifestazioni per il Tibet, il Darfur o la Birmania?

Il concetto di stabilità sociale è interpretato in maniera molto estesa. Dopo il terremoto nel Sichuan sono stati arrestati molti genitori che protestavano per la morte dei figli schiacciati dal crollo delle scuole: i familiari chiedevano indagini sul mancato rispetto delle norme antisismiche, puntavano il dito contro la corruzione della nomenklatura che ha consentito gli abusi edilizi. Per “turbare la stabilità sociale” è sufficiente mettere in discussione l’autorità suprema del partito. Lo sanno i dissidenti di Pechino. Jiang Tianyong, un noto avvocato difensore dei perseguitati politici, ha tentato più volte in passato di farsi autorizzare una manifestazione ed è sempre stato respinto. “Temo che sia solo una messinscena per stranieri”, ha commentato ieri dopo l’annuncio del capo della polizia.Le autorità del resto stanno facendo il possibile perché non ci sia proprio nessuno che voglia manifestare durante i Giochi. Si sono moltiplicate le restrizioni burocratiche per la concessione dei visti ai visitatori stranieri, col risultato che le previsioni sugli arrivi sono crollate da un milione a 150.000 (gli albergatori disperati per il flop stanno offrendo sconti fino al 30% sulle camere). I filtri dei consolati cinesi all’estero dovrebbero impedire l’arrivo di militanti di Amnesty International o Free Tibet.

Anche sulla popolazione locale è in atto una pulizia selettiva. I lavoratori immigrati sono stati “esortati” a tornarsene a casa per il periodo dei Giochi, soprattutto se appartengono alle minoranze etniche sospette, i tibetani e gli uiguri musulmani. Ufficialmente per prevenire attentati terroristici, 110.000 poliziotti già presidiano la capitale, con l’ausilio di 500.000 volontari che effettuano ronde di quartiere e segnalano ogni attività sospetta. Un cordone di posti di blocco impedisce l’accesso alla capitale per quei contadini disperati che portano petizioni di protesta contro gli abusi subiti: sequestri illegali di terreni, estorsioni di tangenti. Li Heping, un legale che più volte ha preso la difesa dei contadini, rivela che la polizia lo ha “invitato ad andarsene da Pechino” durante i Giochi. “Quando arriveranno i giornalisti dall’estero non troveranno più nessuno con cui parlare”, osserva sconsolato.

I più ottimisti vogliono sperare che la promessa di Liu Shaowu non sia una beffa, che qualche manifestazione possa svolgersi davvero, e che questo crei un precedente per il futuro. Il governo cinese vuole convincerci. Ha perfino fatto stampare decine di migliaia di Bibbie che farà trovare nelle camere del Villaggio olimpico. Ieri ha annunciato anche che gli atleti disporranno di appositi “luoghi di meditazione”, perché chi lo desidera possa dedicarsi ai propri riti religiosi.
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Guida dello Straniero ai Giochi

Il vostro bagagliaio potrebbe essere ispezionato per verificare che non contenga bandiere. E’ vietato esibirle ai Giochi: non si sa mai che abbiate infilato in valigia l’emblema nazionale del Tibet. E’ proibito anche introdurre nel paese “libri, articoli e file di computer il cui contenuto è dannoso per la politica, la cultura, la morale e l’economia della Cina”. La definizione è abbastanza vasta da consentire l’arbitrio più totale di chi farà i controlli, se vorrà farli.

La Guida dello Straniero ai Giochi, diffusa dalle autorità locali con 57 domande-risposte, precisa anche questo: “Gli stranieri non devono danneggiare la sicurezza nazionale o l’ordine sociale della Cina”. Un principio così generale di per sé è incontestabile; nella sua applicazione concreta ha una portata assai diversa qui a Pechino, di quella che poteva avere ad Atene. La definizione di ordine sociale qui è molto ampia. E chi stabilisce se lo avete turbato non deve rendere conti a nessuno. La polizia può arrestare e detenere un cittadino straniero per 8 giorni senza avvisare le sue autorità consolari, senza dargli la possibilità di un’assistenza legale. Da non dimenticare: un cittadino straniero è tenuto ad avere sempre con sé il passaporto, unico documento d’identità che può usare qui nella Repubblica Popolare.

Anche ammesso che non veniate qui per manifestare solidarietà al popolo tibetano, la Pechino che vi accoglierà è un po’ meno divertente del solito. La paranoia della sicurezza ha ispirato un coprifuoco delle discoteche alle due del mattino: un’orario in cui un tempo la movida pechinese cominciava a entrare nel vivo. Molti ritrovi sono stati chiusi con i pretesti più disparati: dal mancato rispetto delle regole igieniche alla lotta contro la prostituzione; spesso in realtà si tratta di locali alternativi dove era possibile ascoltare musica e incontrare amici in un’atmosfera rilassata e tollerante.

Per quanto il regime ce la stia mettendo tutta per rendere noiose le Olimpiadi, gran parte della vitalità spontanea di questa metropoli resta intatta. Per fortuna Pechino è troppo grande, e i pechinesi sono troppi perché le nuove regole di sicurezza riescano davvero a spegnere l’allegrìa spontanea, la vivacità dei quartieri popolari, l’abitudine di vivere all’aperto d’estate, di giocare, mangiare, bere e divertirsi in un caos chiassoso. Dettaglio non banale: malgrado le sue immense dimensioni e le crescenti diseguaglianze sociali, la criminalità è ancora bassa. Pechino è mediamente più sicura di tante città europee.

Alcune regole di autodifesa per il visitatore: l’acqua del rubinetto non è veramente potabile; i vaccini non sono obbligatori ma l’epatite è un rischio reale ed è sconsigliabile mangiare verdura curda. Il kit di farmaci essenziali deve contenere un medicinale anti-diarrea. La diffusione dell’inglese resta limitata. Il mandarino che credete di pronunciare usando i manualetti per turisti risulta incomprensibile ai cinesi nel 90% dei casi: è una lingua tonale, dove i significati variano come se ogni sillaba fosse una nota musicale. I cinesi sono, in buona sostanza, degli individualisti anarchici. Nonostante il regime autoritario, appena possibile ognuno aggira le regole. Occhio allora quando attraversate le strade, il pedone non gode di nessun rispetto. Nelle file armatevi di santa pazienza: alla biglietteria di un museo o della stazione ferroviaria, almeno venti cinesi vi passeranno davanti sgomitando, prima ancora che ve ne siate accorti. E a dispetto delle campagne governative sulla “educazione alle buone maniere”, continuano a sputare per terra.

Ma se li prendete per il verso giusto li troverete gioviali, spontanei, simpatici, divertenti, amichevoli e ospitali.

(Dedicato a chi sta per spiccare il volo per la prima volta verso Pechino)

martedì 18 marzo 2008

Come godersi Venezia spendendo solo 7 euro!

Venezia è cara? A sentire i turisti che la visitano ogni anno da tutte le parti del mondo sì, e anche tanto!

Caffè e panino a 5 euro l'uno, vaporetti a quasi 7 euro e soprattutto tanti (anzi troppi) bar e ristoratori in agguato che non vedono l'ora di spennare i poveri incauti visitatori, specialmente se stranieri. L'unica soluzione per evitare di tornare con le tasche vuote e tanta insoddisfazione parrebbe essere quella di conoscere qualcuno che ci viva e la conosca bene, ma non tutti purtroppo possono avere questa possibilità.

Ieri invece, girando sul sito di Venessia.com ho trovato questa simpatica inchiesta che voglio girarvi, che dimostra come sia possibile godersi la città riuscendo a spendere in un giorno anche solo 7 euro!

Si tratta di 7 itinerari da "veri" veneziani, corredati da tutte le vecchie leggende e storie su tutti gli angoli nascosti che incontrerete: un po' fuori (salvo gli inevitabili incroci) dalle normali rotte turistiche, intasate di giapponesi come tangenziali all'ora di punta, per consentire ai visitatori di godersi al meglio la città. Io li ho già percorsi tutti più di una volta, e posso garantirvi che sono stati progettati veramente bene!

Qui sotto trovate l'articolo integrale con i link agli itinerari: tra poco ci saranno le vacanze di Pasqua e la tradizionale gita fuori porta...che ne dite di provare?

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VENIRE A VENEZIA SPENDENDO 7 EURO

Venezia è cara? Sicuramente non di più di qualsiasi altra città turistica. Si può risparmiare facendo comunque risultare la gita una cosa che ne valga la pena?

Prima di tutto bisogna pensare se è più conveniente arrivare col treno o con la macchina. Col treno si arriva alla stazione di Santa Lucia e si è già in isola. Con la macchina bisogna parcheggiarla e pagare all'incirca una ventina di euro.

Siamo arrivati e vogliamo girare la città. Assaporare Venezia significa viverla come i veneziani. Andare sempre a piedi quindi.

Vuoi vedere Venezia a piedi seguendo degli itinerari alternativi?

Itinerario 1
Stazione dei treni / Rialto

Itinerario 2
Sacca Fisola / Zitelle (Giudecca)

Itinerario 3
San Marco / San Pietro di Castello e ritorno

Itinerario 4
San Marco / Fondamente Nove

Itinerario 5
San Basilio / Salute

Itinerario 6
Ferrovia / Rialto via Ghetto

Si presuppone che vogliamo girare la città e vedere piazza San Marco. Desideriamo pure mangiare. A Venezia non ci sono i grandi supermarket della terraferma ma ci si può far fare un panino e comperarsi una birra da un fornaio o "luganegher" spendendo circa 5 €. Supermarket aperti alla domenica Billa a piazzale Roma, San Basilio e Strada Nuova.

Visitare la basilica di San Marco non costa niente. Il palazzo ducale costa 11 € ma ne vale la pena.

Mangiato ai giardini napoleonici (si prende la multa se lo fate in piazza San Marco) si ci può incamminare verso la stazione mangiandosi un gelato (2 € circa per due palline). Uno Spritz? Circa 2 €.

Acqua gratis? Alla fontanella prima di arrivare ai giardini.

Siamo arrivati alla stazione a piedi. Stanchi e appagati. Abbiamo visitato le parti nascoste e più caratteristiche della città, abbiamo mangiato in tutta tranquillità pur stando al centro, abbiamo visitato la Venezia storica.

Costo totale della gita? Dai 7 ai 18 euro!

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Per concludere il post, due piccole precisazioni.

1) Tutte le foto di questo post sono di Riccardo Roiter Rigoni, un giovane fotografo del Lido, prese dal sito Venessia.com. Vi consiglio di cliccare qui per guardarvi anche tutte le altre che ci sono sul sito, che secondo me meritano!

2) Per chiunque fosse interessato a saperne di più su Venezia vi consiglio infine questa guida: "Cortosconto, itinerari fantastici e nascosti di Corto Maltese a Venezia", edita dalla Lizard Edizioni.

Creata da Guido Fuga e Lele Vianello usando disegni acquerelli del creatore del marinaio dall'orecchio forato, Hugo Pratt, è probabilmente la migliore guida della città che io abbia mai letto. Non per niente appena uscita arrivò in pochissimi mesi alla quinta edizione, mentre ora è in ristampa addirittura l'ottava riveduta e aggiornata! Sono 224 pagine, con all'interno più di 500 disegni, 8 cartine e tutti gli indirizzi utili dei posti citati, che potrete trovare in ogni libreria della città (e non) al prezzo di 16 euro.