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mercoledì 29 aprile 2009

La guerra ignorata sulle acque di Gaza: dove c'é un giacimento di gas che fa gola a molti...

Dal sito di PeaceReporter, un'altra storia che svela i retroscena delle guerre, combattute sempre di più per sete di denaro e fame di energia.

Tra chi ne fa le spese (i palestinesi), chi se ne arricchisce (Istraele), chi potrebbe fare qualcosa ma invece rovina tutto (il governo palestinese di Hamas) e chi - anche per colpa dei media - se ne infischia altamente: noi.


LA VITA DEI PESCATORI DI GAZA DOPO L'OFFENSIVA DI GENNAIO E' DIVENTATA IMPOSSIBILE. A CHI GIOVA L'ASSEDIO ISTRAELIANO SULLE ACQUE DELLA STRISCIA?

Dopo la fine dell'operazione Cast Lead contro la Striscia di Gaza, la vita già difficile dei pescatori palestinesi è diventata impossibile. Dallo scorso 18 gennaio gli attacchi israeliani contro le imbarcazioni civili palestinesi si sono ripetuti con cadenza quasi quotidiana, sempre all'interno delle acque territoriali della Striscia.

Gli accordi di Oslo riconoscono alla popolazione di Gaza il diritto a sfruttare le acque prospicienti la Striscia, per un'estensione di 20 miglia nautiche. Da quando Hamas ha preso il controllo della Striscia, però, la marina israeliana ha ridotto tale limite a sei miglia e ha iniziato ad attaccare i pescherecci palestinesi che si avvicinavano a quella soglia. Dalla fine di gennaio 2009, inoltre, lo spazio per la pesca palestinese è stato ulteriormente decurtato a tre miglia nautiche, cosa che ha reso inutile uscire in mare con i pescherecci, e ha costretto i pescatori della Striscia a gettare le reti a pochi passi dalla riva, a bordo di autentici gusci di noce. Nonostante ciò, dalla fine dell'invasione ci sono state decine di incidenti in mare, anche entro le tre miglia nautiche. Queste notizie hanno trovato risonanza minima nella stampa internazionale. Tuttavia, basandosi solo su quelle riportate dai media, si calcola che in due mesi l'esercito israeliano abbia sequestrato 13 barche, arrestato 28 pescatori e ne abbia feriti almeno cinque. Nessuna di queste violazioni della sovranità palestinese è stata in alcun modo indagata o sanzionata.

Lo scorso 13 aprile, le agenzie internazionali riferivano di un misterioso attacco contro i soldati della marina israeliana, che sarebbe stato compiuto con una barca imbottita di esplosivo. Secondo il comando israeliano, la barca in questione sarebbe stata fatta esplodere con un comando a distanza da un misterioso gruppo chiamato Unità Speciali Segrete, ma il ministero dell'agricoltura palestinese smentisce completamente, sostenendo che il peschereccio sia esploso in conseguenza dei colpi sparati dai militari di Tsahal. Israele accusa i pescatori palestinesi di essere coinvolti nel contrabbando di armi, che verrebbero scaricate in alto mare da navi iraniane. I pescatori della Striscia però negano categoricamente questa possibilità, e rivendicano il diritto di procurarsi il cibo quotidiano per le proprie famiglie. Da quando Israele ha stretto il controllo anche sul confine marittimo, i loro redditi sono crollati e l'intero settore allargato della pesca è al collasso. Al mercato del pesce di Gaza città, una folla di compratori attende ogni giorno l'arrivo del pesce, che è sempre più scarso e costoso. Le cassette di merluzzi, sgombri e anche tonni, vengono vendute all'asta tra urla e spintoni. “Non ci importa nulla della politica” spiega a Peacereporter Mahmoud al Asi, il capo del sindacato dei pescatori della Striscia. “vogliamo solo lavorare, il contrabbando di armi è solo una squallida bugia. A nessuno di noi verrebbe in mente anche solo di portare un arma. Non vogliamo offrire a Israele un pretesto per attaccarci, ma tanto lo fanno ugualmente”.

Le testimonianze dei pescatori che in questi ultimi mesi sono stati arrestati sono tutte simili. Durante un'uscita in mare i pescatori vengono avvicinati da una barca israeliana, che li minaccia e gli spara. Poi la barca viene fatta ormeggiare a una boa, prima di essere sequestrata, mentre i pescatori vengono portati nei centri di interrogatorio e detenzione ad Ashkelon e Ashdod, in Israele. Nella maggioranza dei casi i pescatori raccontano di essere stati insultati e minacciati, e di avere poi ricevuto la proposta di collaborare con Israele, prima di essere rilasciati al confine con la Striscia, al valico di Eretz, senza soldi e spesso anche senza scarpe. L'ultimo di questi episodi è avvenuto mercoledì 21 aprile, quando i soldati israeliani hanno arrestato quattro pescatori e sequestrato due imbarcazioni. In molti altri casi, le barche non sono state sequestrate ma sono state gravemente danneggiate dagli spari o le reti sono andate perse, danni che per il misero reddito dei pescatori di Gaza pesano come macigni.

Foto di Naoki TomasiniMa per quale ragione Israele ha scelto di restringere lo spazio marittimo della Striscia? Secondo Michel Chossudovsky, giornalista per Global Research, la riduzione delle acque territoriali e l'offensiva contro i pescatori sarebbero direttamente legate al possesso e al controllo delle riserve strategiche di gas, al largo delle coste della Striscia. Si tratta di giacimenti noti da quasi un decennio, che secondo la principale concessionaria, la British Gas, hanno un valore di circa quattro miliardi di dollari. I diritti su quei giacimenti furono ceduti nel '99 alla British Gas dall'Autorità Palestinese, che ne avrebbe dovuto ricavare un profitto. La sovranità palestinese su quel gas venne contestata dalla corte suprema israeliana, e nel 2001 l'allora premier Ariel Sharon pose il veto sull'accordo tra British Gas e Anp. L'elezione di Hamas nel 2006 ha sancito il crollo dell'Autorità Palestinese a Gaza e, scrive Chossudovsky, “ha permesso a Israele di prendere, de facto, il controllo di quelle riserve”. Israele tentò di riprendere la contrattazione con British Gas, ma l'accordo fallì nel 2007. L'inchiesta di Global Research svela che i preparativi per l'offensiva dello scorso gennaio iniziarono nel giugno del 2008, e che nello stesso mese le autorità israeliane tentarono di riallacciare la trattativa con British Gas. Da allora non ci sono stati sviluppi pubblici, ma in compenso Israele ha prodotto un cambiamento sostanziale sul terreno: il tratto di mare di fronte alle coste della Striscia di Gaza è stato confiscato, anche se illegittimamente. Questo potrebbe rivelarsi decisivo per la trattativa con British Gas. “Se ciò dovesse accadere – conclude l'inchiesta – i giacimenti di Gaza sarebbero inglobati negli adiacenti impianti marittimi israeliani e si integrerebbero nel corridoio per il trasporto energetico che parte da Eilat, sul mar Rosso, e sale verso nord fino ad Ashkelon e poi ad Haifa”.

Naoki Tommasini

giovedì 24 gennaio 2008

L'importanza di non essere il primo (e del perchè non venderò l'anima al diavolo per diventarlo)

Ieri pomeriggio ho avuto un piccolo ma intenso delirio di onnipotenza.

Curiosando per caso nella classifica dei blog più influenti della blogosfera italiana redatta da Wikio (il nuovo motore di ricerca di Wikipedia) ho scoperto infatti di esserci dentro: come potete vedere da bollino in basso, sono l'11.438esimo blog più influente d'Italia!

Se il primo, come immagino, è quello di Beppe Grillo, facendo i debiti paragoni questo blog ha un undicimillesimo e rotti del potere di convincimento delle masse di Grillo: praticamente mezza unghia, ma mi accontento! Se il Beppe con un paio di post infuocati può far cascare un ministro (magari no, ma inguaiarlo sì!), concentrando tutto il potere mediatico di questo piccolo insieme di link e frasi sconnesse racchiuso in una pagina web, forse potrei addirittura far cadere un capello a Mastella!

Scherzi a parte poi mi è venuto un piccolo dubbio: di tutto questo potere e volume di traffico...che me ne faccio?

La prima cosa che mi è venuta in mente, avendo il blog sulla piattaforma di Google che tende a pomparli terribilmente, è stata quella di installare sul blog i famosi annunci pubblicitari AdSense: magari, mi dico, è la volta che riesco a fare su anche due soldi! Per chi non sapesse di cosa si parla riporto la definizione di Wikipedia:

"AdSense è il canale pubblicitario di Google che permette di guadagnare con il proprio sito. E' un algoritmo che scansiona in automatico il contenuto delle pagine web e pubblica in una sezione dedicata gli annunci più pertinenti al sito. La remunerazione è basata principalmente sul sistema del pay-per-click: Google paga qualche centesimo di dollaro ogni volta che un utente clicca sull'annuncio AdSense. Un' altra forma di guadagno può essere ottenuta con il CPM, ovvero il costo per mille impression".

Google la pubblicizza come un modo rapido e facile per diventare miliardari (esagero..)..ma sarà davvero così?

Incuriosito, mi sono chiesto se davvero questo miracolo degli AdSense esistesse veramente e mi sono messo in giro nella rete a cercare testimonianze, e soprattutto cifre, pensando magari a come creare il blog perfetto per diventare milionario e re della rete.

Di tutti i siti che spiegano come funzionano gli annunci pubblicitari che pagano e cosa fare per farli fruttare ne riporto solamente uno, che a mio parere dà il riassunto migliore, e che userò per spiegare il risultato della mia piccola ricerchina. Lo trovate qui.

La prima cosa che dicono tutti è: generare traffico. Più gente va sul proprio sito/blog, più possibilità c'è che qualcuno clicchi sui banner pubblicitari. Come si fa? Iscrivendosi al maggior numero possibile di siti che pubblicizzano o catalogano blog, scrivendo di argomenti che calamitino gente, lasciando commenti su più siti possibili per farsi notare, e usando (se proprio lo si ritiene necessario) anche trucchetti abbastanza sporchi per falsare le classifiche (qui un ottimo esempio di un caso recente).

Tutto questo porta il blogger affamato a tentare di generare sul proprio sito il massimo di traffico possibile, usando dopo la pubblicità fatta al blog dappertutto gli stessi suoi contenuti e/o tags.

Ora, grazie al contatore di visite io, come mille altri, un po' vi spio. So da dove partite per arrivare sul blog, so cosa cercate (le chiavi di ricerca) e da che siti provenite (e quindi si presume seguite). Per esempio, nell'immagine qui a lato ci siete tutti voi fino a mezz'ora fa. Cosa cercate? Curioso: la prima voce è "Lupin", seguita da "megafono" (che cazzo ci fate?), da "coccodrillo" (e qui sarei veramente curioso...), da "capo dei capi" e così via.

Ma, come tutti sanno come questo stesso blog ha avuto modo di accorgersi, quali sono le cose che tirano di più in Rete? Vi ricordate del caso dei post su Anna Ciriani (qui e qui)? Beh, su Internet quello che tira di più è sempre il sesso, e derivati vari: calendari, video, etc etc.
Ora, se voglio aumentare ancora il traffico metterò ovunque post taggati "sesso" o "porno" con relativa dovizia di video o foto: come abbiamo già visto...tira!

A questo punto, il terzo passo per fare soldi: la posizione dei banner. La gente ci deve cliccare sopra, non importa se volontariamente o meno, quindi eviterò di piazzarli in un angolino piccolo e delimitato a lato, senza disturbare, ma li piazzerò ovunque, in mezzo ad esempio tra un post e l'altro e magari un po' mimetizzati, possibilmente nello stesso layout del blog e disposti a trappola in modo che ci finisca più gente possibile.

Fatto tutto questo, dovrei avere un traffico immenso e soldi a palate...forse.

I soldi veri infatti, a quanto ho trovato in giro, si fanno solo facendo blog o siti creati apposta per guadagnare, che richiedono tempo, attenzione e strategie di marketing continue e attive, come spiega bene questo post qui dal blog Marketing Routes.

Questi blog/siti però saranno fatti per godimento proprio o per correre dietro al maggior pubblico possibile?

Io credo la seconda.

Si può guadagnare sul web, usando il proprio "piccolo potere" come quello che ho scoperto di avere, ma solo vendendo una parte della propria anima di blogger. Ve loimmaginate un gestore di un sito di marketing o porno che un giorno, perchè gli va, posta un libro di Corto Maltese o un messaggio romantico dedicato alla propria ragazza? Non può nemmeno pensarlo, perchè non è quello che gli utenti si aspettano da lui e non è nemmeno quello che lo fa guadagnare. Perderebbe utenti e guadagni, e non può permetterselo.

E' per questo che, in conclusione, non userò il mio "piccolo potere" personale per tentare di guadagnarci su col blog. Perchè sono sicuro, conoscendomi, che un giorno alla volta, pian pianino, finirei per vendere la mia anima di cazzeggiatore. E questo blog non sarebbe più lo stesso, nè lo sentirei più mio.

Userò tutto questo solo per fare quello che scrissi sin dal primo post: conoscere nuova gente e farmi nuovi amici, da invitare a prendere uno spritz nella mia piccola "Calle del vento". Che non diventerà mai il sito più seguito d'Italia, ma sarà sempre un posto bello dove poter tornare.

Errata corrige: su segnalazione di Alex (l'account è anonimo) pubblico in nota una correzione al post, che potete trovare anche nel box commenti sottostante.

"Wikio.it non è il motore di ricerca di wikipedia (che si chiama Wikia);-) ma un progetto presente in 5 lingue nato da un idea di investitori europei.
in pratica è un edicola virtuale alimentata da 20.000 e passa feed rss di tanti blog di qualità scelti dai nostri documentalisti. (tra cui il tuo)
i visitatori di wikio quando cercano: politica, cinema, teatro o iPhone avranno le notizie in provenienza dai media classici(corriere, repubblica la stampa etc) e dai blog".

Ebbene sì: nonostante cerchi di starci attento, anche io a volte scrivo castronerie! L'importante è rimediare prima che sia troppo tardi! Se ne trovate altre..avvisatemi!