giovedì 10 gennaio 2008

Italia, licenza di correre: ecco come si fa a correre tanto e pagare poco.

Da "Motori blog", del giornalista Vincenzo Borromeo, pubblicato anche su Repubblica.it.

Leggete e beh...evitate di correre!

Anche perchè il sottoscritto gira con una Citroen Ax che la sicurezza stradale la conosce solo per sentito dire, e se vi incontro non garantisco la frenata! Chi l'ha provata almeno una volta non ha bisogno di sentirsi raccontare delle sue mitiche sospensioni (sfondate di serie: con curve secche già ai 50 orari la macchina piegava di 40°), dei quattro freni a tamburo quando già andavano i dischi (la Brembo mi fa una pippa) e della linea aerodinamica sbozzata con l'accetta (ma sempre meglio di quella della Multipla!), oltre al paraurti in plastica che reggeva l'urto si e no con le biglie prima di iniziare a piegarsi!

In compenso il comfort era meraviglioso: l'ho fatto più di una volta di tornare con 9 persone a bordo dalle feste al mare di Marina di Ravenna (Non è vero mamma, sto scherzando!) e si stava tutti comodissimi! Il must era passare sul vialone dei bagni con l'inno di Mameli a palla dallo stereo (sì, quello in compenso c'era e l'ho fatto mettere anche buono) e vedere i carabinieri dei posti di blocco fermarsi sull'attenti a fare ala con la mano sul cuore!

Certe cose...non hanno prezzo!

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LICENZA DI CORRERE

In Italia, al volante, si ha la certezza di essere impuniti ben oltre i limiti di legge, con sanzioni leggerissime per chi va davvero forte, in barba alla tanto decantata “massima severità”.

Qualche esempio: se in autostrada si viaggia a 178 Km/h effettivi, circa 190 Km/h di tachimetro, si ha la certezza di avere al massimo una sanzione di 148 euro e solo 5 punti decurtati dalla patente. Mentre se invece si va a 147 effettivi (155 di tachimetro) la sanzione diventa di 36 euro e non c’è nessuna sottrazione di punti. Se, infine, ci si limita ad andare a 136 Km/h effettivi (un soffio oltre i 140 di tachimetro), si ha la certezza di passarla liscia.

I tachimetri - per ovvi motivi di sicurezza - mostrano sempre velocità superiori a quelle reali, con uno scarto fisiologico variabile dal 3 al 7% e questo già “regala” un piccolo bonus, sia pure fittizio agli automobilisti. Ma il problema vero nasce dal fatto che per legge le velocità reali, quelle cioè accertate dalle forze dell’ordine con Tutor, Autovelox e radar devono essere “scontate” del 5 per cento e, in ogni caso come minimo di 5 km/h. Così, per capirci, se in città, si viene “pizzicati” a 55 km/h, applicando lo scontro del 5% (2,75 km/h, arrotondati a km/h 5) si arriva alla 50 km/h, ossia alla velocità uguale al limite massimo imposto: nessuna violazione.

Gli automobilisti quindi ricevono verbali d’infrazioni con importi già ridotti e questo se da un lato vanifica l’altro luogo comune (”mi hanno multato per un solo Km in più”) perché in realtà si viaggiava ben oltre il limite, dall’altro trasforma il nostro sistema sanzionatorio in una mera questione di soldi. Basta solo pagare per farla franca. E spendendo 250 euro in più - per colpa del folle articolo 126bis del Codice della Strada - si ha la possibilità di non dichiarare chi era alla guida in quel momento e quindi non perdere neanche un punto dalla patente.

La cifra, 250 euro, è unica, prescinde completamente dal proprio reddito ed è una piccola ingiustizia per chi è più povero perché è chiaro che chi viaggia su una Porsche da 100 mila euro o una Ferrari da 200 mila euro può sopportare senza problemi multe di ogni tipo, per esempio 148 euro e quindi viaggiare impunemente a 180/190 orari di tachimetro.

Il caso diventa clamoroso in situazioni limite, quelle da pirati della strada: chi si lancia a 200 Km/h effettivi in autostrada (oltre 210 di tachimetro) invece di finire dritto in galera come avviene negli Stati Uniti se la cava con una multa di 370 euro. E solo se dichiara chi c’era al volante (cosa che ovviamente non fa nessuno) subisce la decurtazione di 10 punti dalla patente, la sospensione del permesso di guida da 1 a 3 mesi e poi il provvedimento di inibizione alla guida del veicolo, nella fascia oraria che va dalle ore 22,00 alle ore 7,00 del mattino, per i tre mesi successivi alla restituzione della patente di guida. Inoltre, se il titolare di patente commette una ulteriore violazione nel corso del biennio, la sospensione della patente è da 8 a 18 mesi. Una severità insomma, solo teorica, aggirabile facilmente con l’obolo dei 250 euro…

Lo studio, dettagliatissimo, dei “veri limiti italiani” arriva dall’Asaps, associazione amici della Polizia stradale che da anni si batte con tutte le forze per i temi della sicurezza stradale e non da qualche club di scatenati amanti della velocità o delle supercar. “Non vogliamo spingere nessuno a comportamenti illeciti, spiega Giordano Biserni, il punto è che ormai in Italia guidano tutti al limite della disponibilità di spesa e sarebbe semplicemente ipocrita non riconoscerlo: sarebbe bene invece colmare questo lacuna normativa che rende possibile viaggiare, senza pesanti conseguenze, ben oltre i limiti di velocità”.

Difficile dare torto a Biserni: nel 2007 la sola Polizia Stradale ha rilevato 2.527.110 infrazioni al codice, il 7,3% in più rispetto al 2006, ritirato 76.392 patenti (+8%) e cancellato 3.370.539 punti (+22,8%). Italiani brava gente, ma non al volante.

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