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giovedì 17 luglio 2008

Milano, la doppia faccia dell'Happy hour

Dal sito di Repubblica.it, sezione di Milano: per tutti quelli che mi chiedono sempre come sia la famosa "movida" degli aperitivi di Milàn... Direi che qui c'è tutto! L'unica cosa che manca è l'incredibile quantità di zanzare dei Navigli: non le troverete citate da nessuna parte, ma ai tavolini non mancheranno mai.. :)

Post dedicato al mio neo amico e collega Luca, che stava scrivendo il pezzo ieri proprio su questo e se l'è visto "bruciato" appena è arrivato in redazione...


Happy hour, caro e obbligatorio. Otto euro per una bibita o un caffé
Dal Sempione ai Navigli cresce la protesta contro il prezzo fisso
di Luca De Vito e Franco Vanni

Una cena economica, oppure una fregatura: dipende dai punti di vista. L´happy hour, rito serale tutto milanese, è un´arma a doppio taglio: un affare per chi con il prezzo del drink si riempie la pancia al buffet, una condanna per chi vuole solo bere qualcosa, magari una bibita o un caffé, ed è costretto a sborsare 7 o 8 euro. «È il buffet quello che si paga», spiegano i gestori. Risultato: bere al prezzo giusto, dalle 18.30 alle 21, in alcuni quartieri è quasi impossibile.

Navigli, ore 19. Uno sciame di clienti comincia ad affollare i locali. «È un´ingiustizia che si facciano pagare 8 euro per dell´acqua - sbotta Michele Formia, consulente aziendale e assiduo frequentatore della zona - se uno si limita a bere non dovrebbe pagare così tanto». Allo Slice Cafè, in via Ascanio Sforza, sistemano all´aperto le poltroncine leopardate per i clienti che vogliono consumare: 8 euro dalle 18.30 alle 21, anche per un´aranciata. E non sono gli unici. Lungo la stessa sponda del Naviglio Pavese anche il Cristal e il Virgin Cafè fanno il prezzo unico, 7 euro, qualsiasi cosa prendi in orario happy.

Alle colonne di San Lorenzo la musica non cambia. In pochi cercano di tenere i prezzi un po´ più bassi, evitando magari di far spendere troppo per l´acqua o le bibite. Vera trappola, invece, è il "quadrilatero" dietro le Colonne, tra via Celestino IV e via Papa Gregorio XIV. L´Yguana, il Cheese e il «20» rifilano scontrini da 8 euro. Buffet ricco, e se non hai fame pazienza: è impossibile prendere da bere qualcosa senza pagare quella cifra. L´unico a salvarsi, in zona, è l´Hora Feliz che fa pagare 6 euro e 50 un cocktail, ma "solo" 2 e 50 l´acqua. «Il prezzo alto è normale - spiega Vittorio Bava, studente in Bocconi, al tavolino - è il mercato che lo determina. Il bello è che mangi quanto vuoi».

A Brera fra i locali c´è chi resiste alla moda imperante: al Montmartre, come al Jamaica, sopravvive il semplice aperitivo con stuzzichini. Altrove il bicchiere del pre-cena è da scontrino a doppia cifra. Al bar Brera, dalle 17 alle 21, tutto costa 6 euro. «È un prezzo giusto - dice il gestore Paolo Santinon - in una sera al buffet ruotano 90 vassoi». E ricostruisce la serie storica del prezzo di un drink in happy hour: nel 2000 erano 8mila lire, nel 2003 si è passati a 5 euro, sono 6 dal 2005. Corso Sempione, distretto dell´aperitivo deluxe, delle ragazze eleganti e dei giovani in vestito scuro. I prezzi vanno di conseguenza: al Living l´ordinazione più frequente è il calice di champagne da 10 euro (i cocktail ne costano 7), al vicino Deseo un Long island ne costa 8, 3 più dell´acqua. Stesso prezzo al Cream, gelateria dove si vendono pochi coni e tantissimi mojito. Pietro Malerba, 28 anni, beve limonata in lattina seduto su un muretto. Per lui, impiegato, «l´aperitivo a Milano è una trappola. Perché pagare il doppio? Per sgomitare al buffet? No, grazie».

Corso Garibaldi, area pedonale, la folla si riunisce davanti al Radetzky: bar lussuoso, fra i comuni mortali bevono le stelline della televisione. «All´aperitivo non mangio quasi niente - dice Claudia, studentessa allo Iulm - ci vengo per la compagnia». Negli 8 euro che paga per un vodka tonic, lo sa benissimo, il cibo è incluso. Sandro, 21 anni, quella cifra non può permettersela. Lui beve dal «China», bar gestito da cinesi proprio lì di fronte, dove comunque un cocktail costa 5 euro. «Milano per noi studenti è un incubo - sorride amaro - dopo il monolocale da 1.200 euro al mese si sono inventati il cocktail da 10». In corso Como si comincia alle 17 e si va avanti fino alle 22. Una maratona alcolica. E i prezzi non perdonano: al Pixell per un cocktail al tavolo si spendono 10 euro, stessa cifra al Pitbull.

Prezzi di cartello. Cristina Melis, 29 anni, è agente immobiliare. Di pagare una Coca 6 euro non ne vuole sapere: «Mi chiedo quando torneremo a pagare per quello che chiediamo, quando passerà questa assurda moda».

Tiziana Maiolo, assessore alle Attività produttive del Comune, si schiera con i commercianti: «Nessuno è obbligato a entrare, i prezzi dell´happy hour sono esposti». Per Pierfrancesco Maran, consigliere Pd a Palazzo Marino, «il Comune dovrebbe imporre il doppio prezzo: uno per chi mangia al buffet e si siede al tavolo, l´altro per chi vuole solo bere qualcosa. In estate acqua e bibite analcoliche sono un bene di prima necessità, un modo per difendersi dal caldo».

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Ps: penso che da oggi in poi giocoforza il blog si "milanesizzerà" un po', ma spero non troppo... Che volete, vivendo qui è difficile fare diversamente... :)

lunedì 25 febbraio 2008

"Le gondole si ispirano alle cozze": essere guida turistica (abusiva) a Venezia

Dal sito online de "Il Giornale" di oggi: un'articolo carino su Venezia... :)

VENEZIA, LE BUFALE DEI (FINTI) CICERONI

Venezia - Che ci fa la procace Ingrid con un ombrellino (chiuso) sulla testa? Semplice: la guida turistica. Abusiva. Un codazzo di 20 persone la segue fedelmente senza perdere di vista quella specie di manganello foderato che Ingrid - nata in Russia, ma da 4 anni nel nostro Paese - tiene sempre sollevato per evitare che qualche membro del suo gruppo si perda nella folla.

Con il viso e il fisico che si ritrova, potrebbe fare la modella. O altro. Ma, chissà perché, ha scelto il mestiere di «cicerona», sprovvista però di regolare tesserino professionale. Lei - sedicente «laureata in Archeologia all’università di Mosca» - entra trionfalmente in piazza San Marco a Venezia, raccontando, a modo suo, l’epopea della città. A «modo suo» significa che Ingrid spara a raffica una serie di bufale buone per fare le mozzarelle, ma non certo per insaporire storia, arte e cultura della Serenissima.

Complice la nebbia che avvolge la laguna, ci accodiamo al gruppo di gitanti baresi preso in consegna da Ingrid. Ne sentiremo di tutti i colori. Nella hit parade delle castronerie meritano di essere menzionate le seguenti «spiegazioni»: «La forma e il colore delle gondole si ispirano alle cozze...»; «Il cappello dei gondolieri è fatto con paglia intrecciata originaria della Cina...»; «Le piazze di Venezia sono dette campi, perché nell’antichità i cittadini erano dediti all’agricoltura...»; «Palazzo Ducale fu eretto in onore del primo doge della città...»; «Il Campanile di San Marco fu distrutto nel 1489 a seguito del terremoto...».

In quest’ultimo caso quel gran pezzo di guida abusiva della Ingrid quasi ci azzeccava: nel 1489 il campanile simbolo di Venezia fu infatti sì seriamente danneggiato, ma per colpa di un fulmine; mentre il sisma (anch’esso con gravi effetti sulla torre) avvenne qualche tempo dopo: nel marzo del 1511.

Dettagli di poco conto per Ingrid e i suoi tanti colleghi raccontatori più di barzellette che di tradizioni veneziane. Del resto per 60 euro a visita (la metà della tariffa standard) non si può andare troppo per il sottile. Lo sanno bene i tour operator sparagnini che si affidano alle guide «taroccate» e lo sanno bene anche i turisti costretti a chiudere un occhio (ma spesso anche un orecchio) dinanzi a «informazioni» buone per Zelig.

Un campionario cabarettistico che Guido Lion, presidente dell’associazione Guide Turistiche del Veneto, e Barbara Tosato, presidente dell’associazione Guide Veneziane, annotano con diligenza sull’ultimo numero del Gazzettino Illustrato, mensile che dedica al tema dell’«invasione dei ciceroni abusivi» l’inchiesta di copertina. Si scopre così che per Ingrid e i suoi amici «Marco Polo era un famoso navigatore croato...»; «La Basilica di San Marco una chiesa di stile barocco...» e «il Fontego dei tedeschi la sede della Gestapo durante la seconda guerra mondiale».

I primi due strafalcioni sono facilmente smascherabili: su una qualsiasi enciclopedia si legge infatti che «Marco Polo nacque a Venezia il 15 settembre 1254», altro che Croazia...; mentre non bisogna essere Giulio Carlo Argan per sapere che la Basilica di San Marco è il più noto esempio di arte Bizantina in Italia.
Ma sulla «notizia» della «Gestapo al Fontego» - ammettendo la mia ignoranza - sono costretto a rivolgermi ad Anna che, grazie al cielo, è una vera guida turistica: «Ma quale Gestapo... Il Fontego fu per secoli il luogo in cui vissero e lavorarono i mercanti tedeschi, artisti e artigiani». Lezione chiara ed esauriente. Insomma, com’è abitudine dei professionisti «garantiti» dalle associazioni presiedute da Guido Lion e Barbara Tosato. Entrambi col dente avvelenato contro Ingrid & C.: «Un esercito di guide turistiche fasulle che da mesi invade Venezia, millantando conoscenze inesistenti e distruggendo l’immagine della città, con strafalcioni clamorosi».

Una situazione ormai fuori controllo, denunciata dalle associazioni di categoria: «L’abusivismo c’è sempre stato ma era contenuto nei limiti fisiologici, oggi invece operano non meno di 200 guide fai-da-te, a fronte di altrettante guide regolarmente autorizzate. È stata la Legge del 2 aprile, ex decreto Bersani sulle liberalizzazioni, a stravolgere tutto. Così oggi siamo spettatori impotenti davanti al proliferare di accompagnatori turistici che ricoprono le mansioni di guide e di sedicenti guide straniere che arrivano a Venezia raccontando quello che vogliono».

Un duro colpo per le guide doc che, per conseguire il patentino, hanno sostenuto esami rigorosissimi, mentre appannaggio delle guide abusive c’è solo un’aneddotica ispirata a rubriche della Settimana Enigmistica, del tipo «Strano ma vero» e «Risate a denti stretti». Il tutto sotto gli occhi dei vigili urbani. Che allargano le braccia: «Non conosciamo le lingue e quindi non siamo in grado di capire gli eventuali strafalcioni storico-artistici che le guide improvvisate spacciano per veritieri ai gruppi che accompagnano».
Marco Polo, dalla Croazia, se la ride...

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Gente, che ignoranza... :)