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lunedì 3 marzo 2008

Scontrini, ora evadere è più "leggero".

Leggi "Modificate le sanzioni per il mancato rilascio degli scontrini" (Appe news, anno 19, numero 4, pag.6), intendi "ora è più facile evadere sugli scontrini fiscali".

In pochi sanno infatti che nella nuova finanziaria 2008 è stata approvata, su forti pressioni dell'APPE (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi), della FIPE ( Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e della Confcommercio nazionale una modifica della legge che imponeva multa e chiusura ai pubblici esercizi trovati a non emettere per tre volte lo scontrino fiscale.

Cosa cambia? Mentre prima bastava il mancato rilascio di tre scontrini nella stessa sera per vedersi applicata (oltre alla multa di rito) la sanzione accessoria di chiusura del locale per tre giorni di fila (con relativa applicazione di cartello sulla serranda del negozio che ne spiegava il perchè), da oggi le violazioni da accertare passano a quattro, da riscontrarsi in giorni diversi (prima bastava anche che fossero tutte e tre nell'arco della stessa giornata) e nell'arco di un quinquennio. Viene inoltre abolita con la modifica del comma 118 quella che tra gli esercenti era nota come "gogna fiscale", ovverossia l'applicazione del cartello con scritto sostanzialmente "chiuso per evasione fiscale".

A gioire di tutto questo sono le varie associazioni, che nei loro giornalini di categoria definiscono la modifica del comma 269 dell'articolo 1 della Finanziaria "un risultato solo parziale, ma che costituisce comunque un apprezzabile passo in avanti".

Quello che le associazioni a mio modesto parere non dicono, è che tutto questo incentiverà in quelche modo la già esistente evasione fiscale. Certo, rimangono le multe, ma la chiusura dei locali (che era il provvedimento più temuto perchè causava la perdita secca di tre giorni di guadagni) diventa con questo nuovo provvedimento molto più difficile. Per ottenere lo stesso risultato di prima infatti il numero dei controlli deve essere quadruplicato, a fronte di nessun aumento di uomini e mezzi per contrastare l'evasione. Senza che, anche nel caso peggiore, il consumatore-utente sappia il perchè della chiusura del locale.

Se considerate che a Marina di Ravenna (vicino a dove abito) ai locali sul lungomare che subivano controlli venivano trovate evasioni fiscali pari anche a 20.000 euro a sera (intere serate senza uno scontrino emesso!), capite bene a chi questa legge possa far comodo e a chi no!

Che dire... Anche in Italia, le lobby esistono ancora e sono potenti...

lunedì 14 gennaio 2008

Italiani brava gente, ma lo scontrino niente.

E poi si parla male dell'Italia...


Ma chi è che, pur di farsi fare uno sconticino di 1-2 euro sul conto, quando viene a pagare non precisa prima "Non si preoccupi, non ho bisogno della ricevuta...", sorridendo poi sornione genere "ci-siamo capiti..."?

E davanti a tanta premura, come negare il piccolo piacere?

Dal sito dell'
Ansa:

SCONTRINI, NON IN REGOLA 7 NEGOZI OGNI 10 CONTROLLI

ROMA - Ogni 10 controlli sette negozi, nel 2007, sono risultati non in regola con l'emissione degli scontrini fiscali. Lo comunica l'Agenzia delle Entrate confermano che lo scorso anno sono stati 1.017 gli esercizi commerciali obbligati ad abbassare la saracinesca per non aver emesso lo scontrino. La Campania è la regione che registra la più alta percentuale di violazioni (84% dei controlli), mentre l'Umbria risulta la regione "più ligia" (45%). La Regione che ha visto più serrande abbassate è invece la Sicilia dove le Fiamme Gialle hanno eseguito 123 provvedimenti di sospensione delle attività. Misura che scatta per non aver emesso lo scontrino o la ricevuta fiscale per almeno tre volte.

Le attività che registrano più violazioni sono i negozi di abbigliamento, i bar, ristoranti e pizzerie, ed i panettieri. In media nel 2007 sette esercizi su dieci visitati dal fisco sono stati sorpresi a non emettere scontrino: negozi d'abbigliamento, bar, caffé, ristoranti e pizzerie, con i panettieri, guadagnano le prime posizioni nella classifica dei più "distratti". Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza "dal novembre del 2006 alla fine del 2007, hanno effettuato più di 180mila controlli su tutto il territorio, riscontrando 125.379 violazioni alla normativa", pari al 69% dei controlli.

La sospensione dell'attività nella quasi totalità dei casi é stata di tre giorni, spiega l'Agenzia, ma non mancano sanzioni più pesanti come quella inflitta a un ristorante di Firenze, chiuso per dodici giorni dopo 24 violazioni, o a un grande parcheggio di Genova, chiuso per nove giorni per essersi dimenticato di fare la ricevuta ben 165 volte. "La visita del fisco ha spesso sortito effetti positivi sulle attività dell'esercizio", rilevano gli ispettori del fisco: "Nei giorni immediatamente successivi ai controlli in una determinata zona, gli incassi di commercianti, ristoratori e discoteche aumentano in media del 20 per cento rispetto ai quindici giorni precedenti alle constatazioni di violazione. Le indagini effettuate in seguito alla scoperta di violazioni di questo tipo, inoltre, hanno fatto emergere un'interessante corrispondenza tra le categorie più propense a non emettere scontrini e quelle più abituate a taroccare gli studi di settore".

A livello territoriale l'Umbria "sembra essere la regione più ligia al rispetto delle norme sull'emissione di scontrini e di ricevute fiscali: su un totale di 2.340 controlli, infatti, sono risultati non in regola appena il 45 per cento dei visitati. Percentuale da confrontare con l'indice di violazioni in "regioni come la Campania, dove l'84 per centro dei 21.227 controlli ha evidenziato una violazione dell'obbligo". Mentre tra le province la percentuale più alta di violazioni è stata registrata in quella di Bolzano "che ha fatto registrare quasi l'87 per cento di accessi con esito positivo". La regione che ha visto più serrande abbassate "é stata la Sicilia, dove la Guardia di Finanza ha eseguito 123 provvedimenti di sospensione dell'attività emanati dal direttore regionale dell'Agenzia delle Entrate. A seguire il Veneto con 117 chiusure e il Lazio con 90. La Valle d'Aosta, invece, si è dimostrata tra le regioni più virtuose, o quantomeno tra quelle dove l'attività di controllo ha sortito migliori risultati in tema di deterrenza: un solo provvedimento di chiusura su 276 violazioni accertate".

Tra i settori di attività degli "esercizi meno attenti al rilascio di scontrini e ricevute al primo posto troviamo i negozi di abbigliamento con 121 provvedimenti di chiusura, per lo più al Sud e nelle Isole, mentre al secondo posto troviamo bar e caffetterie, con 73 saracinesche abbassate, di cui 62 tra il Nord e il Centro. Altrettanto "distratti" si sono dimostrati ristoranti, pizzerie e panettieri, seguiti da ambulanti, pasticcieri, fruttivendoli, parrucchieri, discoteche, alberghi, fiorai e lavanderie".

lunedì 29 ottobre 2007

Rai, di tutto di più (Enel compresa)



Dal sito di Punto Informatico:

Non paghi la RAI? Ti staccano la corrente


Roma - Ci risiamo: ad un anno dalla prima proposta, la RAI torna a battere il ferro caldo della Finanziaria, affinché sia inserito nella normativa che il canone RAI si debba pagare insieme alle bollette ENEL.

Questa è la speranza espressa nientemeno che da Claudio Petruccioli, presidente del consiglio di amministrazione RAI che ha presentato in questi giorni il piano industriale dell'azienda. Una proposta che mira a recuperare canone evaso e riportare in alto i bilanci della RAI.

Un anno fa si ipotizzava che far pagare il canone nelle bollette elettriche avrebbe portato nelle casse dell'azienda qualcosa come 600 milioni di euro in più ogni anno.

Ciò che colpisce, e che associazioni come ADUC non mancano di sottolineare in queste ore, è che si chieda una normativa per associare canone a bolletta senza che si chiarisca chi e in che condizioni debba pagare il canone.

Come ben sanno i lettori di Punto Informatico, la normativa oggi afferma che debba pagare chiunque disponga di apparecchi atti o adattabili alla ricezione del segnale televisivo, una definizione che non lascia scampo nemmeno al meno evoluto dei videocitofoni. Gli uffici che si occupano della riscossione del canone, compresa l'Agenzia delle Entrate, stentano ad affermare con chiarezza cosa sia "compreso" da questa normativa.

In questo quadro, in cui non sono bastate inchieste e interrogazioni per sapere come stanno le cose o per spingere ad una riforma della legge, quadro nel quale le controverse pratiche RAI per la riscossione del canone vengono stigmatizzate anche nei tribunali, è inevitabile che qualcuno si chieda se l'emendamento alla Finanziaria proposto da Petruccioli non debba essere considerato uno scherzo.

E può essere utile chiedersi come potrebbe venire attuato: se dovesse passare l'emendamento si potrà fare a meno di pagare il canone soltanto firmando un'autocertificazione nella quale si dichiari di non essere tenuti al pagamento. Naturalmente, non potendo sapere quali siano i parametri per i quali pagare il canone sia obbligatorio, molti potrebbero essere spinti a pagare solo per evitare di esporsi penalmente con un'autocertificazione facilmente impugnabile. E tutto questo può solo significare dobloni in più per la RAI, molti dobloni, anche da parte di cittadini che non dispongono di televisioni o accesso alle trasmissioni tv.

Si vedrà. Al momento il presidente RAI ha anche altre gatte da pelare e non è detto che alla sua richiesta corrisponda un interesse parlamentare. Da parte del Governo, peraltro, fin qui non ci sono state reazioni palesi: da quando è in carica, il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni è più volte tornato sul problema dell'evasione del canone ma non si è fin qui mai spinto ad avallare una trasformazione epocale come quella richiesta dal presidente del CDA dell'azienda radiotelevisiva.

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Nel frattempo giusto ieri parlavo con un mio amico che mi spiegava come lui e la sua famiglia non pagano il canone Rai. La ricetta è semplice: compri i decoder del digitale terrestre (loro sono già avanti) e, come per la patente a punti, li intesti tutti alla suocera fedelissima della Rai che paga il canone da quando si è comprata la prima tv in bianco e nero. Siccome il canone da pagare è uno solo per persona, a lei non costa niente e tu ti puoi guardare comunque la Rai senza alcuna spesa. Il galateo imporrebbe almeno di offrire una pizza alla suocera compiacente ma questo, hanno detto, se lo sono già regolati di loro.