Aggiornamento: in riferimento alla vicenda del DDL che prevede l'iscrizione nel registro del ROC di blog e siti di informazione in generale (vedi "Grillo paladino della rete" più sotto) ho trovato nella sezione Mediablog del sito del Corriere il link diretto al testo del decreto.
Fate una prova: leggendolo sareste capaci di classificare il vostro sito, se informativo o no? Sono 20 pagine, ce la si può fare...
Il link al testo è qui. Buona lettura!
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mercoledì 24 ottobre 2007
Il testo integrale del DDL Levi, il "bavaglio della rete"
martedì 23 ottobre 2007
Il potere di Grillo, paladino della rete
Il potere di Grillo nell'universo dei blog è grandissimo, e nei giorni scorsi questo è stato dimostrato una volta di più.
Questi i fatti. Alle 12:40 del 19 ottobre sul blog di Beppe Grillo esce un post intitolato "La legge Levi Prodi e la fine della rete", dove si svela che un disegno di legge approvato al consiglio dei ministri del 12 ottobre può virtualmente tappare la bocca a tutta la rete dei blog italiani. Nel testo tra le righe è prescritto infatti l'obbligo per chiunque possegga un blog o un sito, anche non strettamente di informazione, di registrarlo presso un apposito registro (il ROC) con relativa certificazione e bolli (ovviamente a pagamento). La legge Levi-Prodi - continua Grillo - obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% dei blog chiuderebbe, mantre l'1% circa rimanente sarebbe costretto a rispondere in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori (ad esempio un commento offensivo come quelli piovuti su Burlando e Mastella negli scorsi giorni su migliaia di blog) ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.
Grillo diventa come al solito fonte, e la vicenda viene ripresa dal Corriere della Sera con questo articolo e da tutti gli altri media. La notizia si sparge e il caso in un pomeriggio esplode, tanto che lo stesso Levi è costretto con un'intervista a tranquillizzare (non però del tutto) i poveri utenti italiani. "L'iscrizione al Roc - spiega - sarà necessaria solo per chi si occupi strettamente di informazione".
Grillo ribatte il giorno dopo (cioè il 20): come si fa a distinguere un sito di informazione da uno che non lo è, almeno in senso stretto? Se io pubblico ad esempio delle agenzie Ansa o altre notizie nel mio blog, sono sito di informazione o no? E pubblica le parole di Levi: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”. Con un piccolo dubbio: l'Autorità per le comunicazioni sarà competente? Quanto ne sa in materia di blog? Ci saranno delle linee guida per gestire il problema? O ognuno dovrà essere giudicato caso per caso con un iter diverso?
Il caso resta aperto su tutti i giornali e pare destinato a non spegnersi facilmente, ma un piccolo particolare non mi sembra sia stato rivelato finora da nessuno: la mole dei messaggi di risposta al server di Grillo. Sono 11011 le persone che hanno lasciato un commento il giorno in cui è uscito il caso (complice anche l'invito a scrivere una mail al sottosegretario Levi), e 4578 il giorno dopo. Per dare un'idea: il famoso caso del blog di Claudio Burlando, l'ex ministro riempito di post di insulti e inviti alle dimissioni dopo la notizia di un suo presunto tentativo di "corruzione" di agenti della stradale dopo essere stato fermato mentre guidava in autostrada,di commenti ne aveva raccolti a malapena 1037 ( vedere dal 17 settembre in poi. Ora, non so perchè, sono 922: censura?). Tra i commenti di Grillo invece si grida al record: superata quota 11.000!
Volevo fare un confronto con l'evento e il giorno che penso ne abbia presi più di tutti, il famoso V-Day dell'8 settembre, ma il conteggio preciso non era disponibile.
Ponendo per vero con le dovute cautele quallo che dicono i commentatori, c'è una sola cosa da rilevare. Il Grillo-power continua a crescere, e chi lo segue comincia pian piano ad impegnarsi sempre di più.
Chi pensava che il potere del Beppe nazionale si fosse esaurito dopo l'annuncio dei meetup deve cominciare a ricredersi: il paladino della rete, come lo identifica ormai la gente, è più vivo che mai, e non intende mollare la sua battaglia.
Questi i fatti. Alle 12:40 del 19 ottobre sul blog di Beppe Grillo esce un post intitolato "La legge Levi Prodi e la fine della rete", dove si svela che un disegno di legge approvato al consiglio dei ministri del 12 ottobre può virtualmente tappare la bocca a tutta la rete dei blog italiani. Nel testo tra le righe è prescritto infatti l'obbligo per chiunque possegga un blog o un sito, anche non strettamente di informazione, di registrarlo presso un apposito registro (il ROC) con relativa certificazione e bolli (ovviamente a pagamento). La legge Levi-Prodi - continua Grillo - obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% dei blog chiuderebbe, mantre l'1% circa rimanente sarebbe costretto a rispondere in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori (ad esempio un commento offensivo come quelli piovuti su Burlando e Mastella negli scorsi giorni su migliaia di blog) ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.
Grillo diventa come al solito fonte, e la vicenda viene ripresa dal Corriere della Sera con questo articolo e da tutti gli altri media. La notizia si sparge e il caso in un pomeriggio esplode, tanto che lo stesso Levi è costretto con un'intervista a tranquillizzare (non però del tutto) i poveri utenti italiani. "L'iscrizione al Roc - spiega - sarà necessaria solo per chi si occupi strettamente di informazione".
Grillo ribatte il giorno dopo (cioè il 20): come si fa a distinguere un sito di informazione da uno che non lo è, almeno in senso stretto? Se io pubblico ad esempio delle agenzie Ansa o altre notizie nel mio blog, sono sito di informazione o no? E pubblica le parole di Levi: “Distinguere tra attività editoriale e privata non è semplice. Per questo sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare quali siti o blog siano tenuti all’iscrizione”. Con un piccolo dubbio: l'Autorità per le comunicazioni sarà competente? Quanto ne sa in materia di blog? Ci saranno delle linee guida per gestire il problema? O ognuno dovrà essere giudicato caso per caso con un iter diverso?
Il caso resta aperto su tutti i giornali e pare destinato a non spegnersi facilmente, ma un piccolo particolare non mi sembra sia stato rivelato finora da nessuno: la mole dei messaggi di risposta al server di Grillo. Sono 11011 le persone che hanno lasciato un commento il giorno in cui è uscito il caso (complice anche l'invito a scrivere una mail al sottosegretario Levi), e 4578 il giorno dopo. Per dare un'idea: il famoso caso del blog di Claudio Burlando, l'ex ministro riempito di post di insulti e inviti alle dimissioni dopo la notizia di un suo presunto tentativo di "corruzione" di agenti della stradale dopo essere stato fermato mentre guidava in autostrada,di commenti ne aveva raccolti a malapena 1037 ( vedere dal 17 settembre in poi. Ora, non so perchè, sono 922: censura?). Tra i commenti di Grillo invece si grida al record: superata quota 11.000!
Volevo fare un confronto con l'evento e il giorno che penso ne abbia presi più di tutti, il famoso V-Day dell'8 settembre, ma il conteggio preciso non era disponibile.
Ponendo per vero con le dovute cautele quallo che dicono i commentatori, c'è una sola cosa da rilevare. Il Grillo-power continua a crescere, e chi lo segue comincia pian piano ad impegnarsi sempre di più.
Chi pensava che il potere del Beppe nazionale si fosse esaurito dopo l'annuncio dei meetup deve cominciare a ricredersi: il paladino della rete, come lo identifica ormai la gente, è più vivo che mai, e non intende mollare la sua battaglia.
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