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venerdì 12 settembre 2008

Impiccarsi col cavo dell'Ipod (che non va)

Che nervi... La Eli (sempre più coccola quella ragazza, non c'è nulla da fare...) mi ha appena regalato l'altro ieri per il compleanno l'Ipod nano "silver" nuovo da 4 giga. Ieri sera esaltatissimo lo collego al computer e...non va. Non c'è. Non lo riconosce. NON ESISTE!!!!

Installo Itunes 8 "versione ipernuovissima con Genius & Aladdin" inclusi, ma manco se lo fila.

Sblocco, riaccendo, traffico, smadonno, impreco, riinstallo tutto tre volte e una quarta bendato e su un piede solo...ma ancora nulla. Non lo vede e non lo carica. Provo anche col computer del coinquilino: nulla, non esiste e non lo carica nemmeno lì. Mi viene a questo punto quasi il dubbio che non funzioni il cavetto in dotazione, visto che non parte con qualsiasi computer gli si attacchi.

Allora vado per togliermi i dubbi sul sito di assistenza della Apple Italia, alla sezione "Ipod Nano - La batteria non si carica".

Ed in effetti c'è anche una soluzione per i "cavi non funzionanti"! Vai! Poi la leggo, e penso che chiunque parli di superiorità Mac su Windows non ha mai letto le "solution for dummies" della Apple! Quelle della Microsoft sono demenziali, ok, ma anche qui non si scherza...

Cavo non funzionante

In caso di problemi con il cavo FireWire o USB fornito con l'iPod la batteria potrebbe non essere alimentata. (Ma dai?!?) Nota: solo i modelli dell'iPod con Click Wheel possono essere alimentati da una porta USB ad alta potenza con il cavo fornito, come iPod mini, iPod (Click Wheel), iPod photo, iPod con display a colori, iPod nano iPod di quinta generazione. (Mi basterebbe funzionasse il mio...)

Verifica che il cavo utilizzato sia quello fornito con il tuo iPod. Alcuni cavi di terze parti non funzionano correttamente con l'iPod. (Era quello della scatola, fai tu...)

Verifica che nulla stia bloccando la porta FireWire o USB del tuo computer o si trovi al suo interno. (In effetti una volta spostato l'uomo invisibile potrebbe funzionare)

Controlla i collegamenti per assicurarti che il cavo sia completamente inserito nella presa. (Fino a sentire il caratteristico "click". Se esce "crack" hai inserito troppo)

Se possibile, prova a utilizzare un altro cavo USB o FireWire sicuramente funzionante.
(Questa è geniale: lo rubo al vicino di scrivania?)

Se il problema viene risolto è necessario sostituire il cavo FireWire or USB. Puoi richiedere e programmare la riparazione presso il
sito web dell'assistenza per l'iPod. (Bandiera bianca, finalmente...)

Update: era proprio il maledetto cavo! Cambiato in negozio, ora va che è una meraviglia! Prossimo obbiettivo: liberarsi di quel carrozzone di Itunes! Qualcosa di meglio e più leggero penso esisterà in giro...vuoi che non ci abbia pensato ancora nessuno?!?

mercoledì 13 agosto 2008

"Calvin e Jobs": il patron della Apple finisce nelle strip...

Visto che si è in tema "Mela", una cosina divertente recuperata sul web. Dopo "Calvin e Hobbes" (la mitica strip di Bill Watterson), "Calvin e Jobs", rivisitazione americana dove la tigre di peluche Hobbes viene trasformata nientedimeno che nel patron della Apple Steve Jobs! Il quale tenta puntualmente di eludere le domande del curioso bambino Calvin usando ogni genere di argomento, dal cinismo dei mercati alle "stock options retrodadate"!

Le strisce, pubblicate sulla rivista satirica americana "Mad" ad opera di Jacob Lambert (testi) e Gary Hallgren (disegni) sono per il momento disponibili solo in inglese, ma non appena troverò la versione tradotta in Italiano la posterò su...

Intanto qui sotto un paio di anteprime disponibili su Flickr (cliccare sulle immagini per allargarle) :



Ovviamente, se ne trovate altre fatemi sapere!

martedì 12 agosto 2008

La Apple controlla a distanza gli iPhone per rimuovere i software "indesiderati". Voi lo sapevate?

E' aperta la polemica sul melafonino che sta conquistando rapidamente tutto il pianeta...

Da Cablogrammi, il blog di Massimo Russo (giornalista di Repubblica)


APPLE CONTROLLA A DISTANZA GLI I-PHONE E PUO' RIMUOVERE SOFTWARE "INDESIDERATO"


Apple ha la possibilità di controllare a distanza tutti gli iPhone e disabilitare, qualora lo ritenga opportuno, applicazioni e software installati sui terminali degli utenti. Dopo una settimana di indiscrezioni in proposito, è stato lo stesso amministratore delegato Steve Jobs ad ammetterlo a margine di un colloquio con il Wall Street Journal sull’andamento lusinghiero delle vendite delle applicazioni per il gadget tecnologico più desiderato del momento.

La possibilità per Apple di rimuovere software in remoto dai propri telefoni esiste, ha affermato Jobs, giustificandola come un estremo rimedio all’eventuale distribuzione di un programma dannoso attraverso l’Apple App store, il negozio online al quale è necessario ricorrere per scaricare e installare programmi sul telefono: “Speriamo di non aver mai bisogno di tirare quella leva”, ha aggiunto, “ma sarebbe irresponsabile non avere una maniglia come quella da tirare in caso di necessità”.

La discussione sull’esistenza del “kill switch”, l’interruttore killer, era iniziata da una settimana sui forum degli appassionati in rete e nei siti specializzati in software e telefonia. Ad accenderla era stato Jonathan Zdziarski, uno sviluppatore di codice indipendente che, esaminando i file all’interno del telefono, si era reso conto che l’apparecchio di tanto in tanto scarica dalla casa madre un file di “applicazioni non autorizzate” inserite in una lista nera, che potrebbero poi essere eliminate in automatico dalla memoria del terminale. Il fatto, precisava lo stesso Zdziarski, non significa che Apple abbia la capacità di spiare i telefoni per sapere cosa contengano, ma vuol dire che potrebbe invece cancellare dai terminali - se presente - software inserito in una lista nera e ritenuto indesiderato.

L’esistenza di una tale facoltà solleva comunque una serie di dubbi sulla possibile violazione di diritti dei consumatori. Innanzitutto per la mancata trasparenza, considerato che si tratta di una informazione che un acquirente potrebbe voler conoscere prima di acquistare il telefono. In secondo luogo per la possibile falla alla sicurezza: che accadrebbe se qualcuno utilizzasse tale funzionalità per danneggiare i terminali degli utenti? Infine, e soprattutto, per la discrezionalità lasciata ad Apple: chi decide quali sono le applicazioni potenzialmente dannose? Mentre la cosa è ovvia per un software che ad esempio ruba i dati personali degli utenti, la questione non è altrettanto chiara per programmi ritenuti da Apple illegittimi per ragioni commerciali o di politica industriale. E’ facile immaginare, ad esempio, il fuoco di indignazione che sarebbe divampato se una cosa analoga l’avesse fatta Bill Gates su tutti i pc equipaggiati con il sistema operativo Microsoft.

Più in generale, si aprono quesiti su quali siano i limiti ai diritti dei fabbricanti su quel che acquistiamo. Comprereste, ad esempio, un’automobile alla quale la casa madre inibisse la possibilità di percorrere alcune strade perché dichiarate “potenzialmente pericolose?”

Aggiornamento delle 19:15 - L’Adoc chiede controlli e chiarimenti. L’associazione di tutela dei consumatori Adoc, sulla vicenda del controllo in remoto dell’iPhone da parte di Apple, chiederà controlli all’autorità italiana per la garanzia dei dati personali e alla stessa polizia postale. Obiettivo, verificare se non siano state violate leggi italiane. Secondo Carlo Pileri, presidente dell’associazione, “è necessario che le autorità italiane facciano chiarezza sul fatto che siano state rispettate le leggi italiane sulla privacy nella commercializzazione del telefonino, altrimenti chiederemo il sequestro di tutti gli apparecchi non ancora venduti e la sostituzione di quelli già venduti se gli acquirenti lo richiederanno, affinchè venga disattivato il sistema di controllo installato dalla Apple”.
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Qualcuno suggerisce nei commenti al post che il controllo si riferisca solo alle applicazioni che fanno uso del "CoreLocation", API di programmazione che gli sviluppatori possono usare per localizzare il telefono per mezzo del GPS. "Apple non avrebbe fatto altro che mettere in atto un metodo con il quale può mettersi al riparo da quelle applicazioni che, passato un primo controllo, si rivelano successivamente utilizzate per la localizzazione del dispositivo a scopi poco…. ortodossi".

...e voi invece che ne pensate?