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lunedì 11 maggio 2009

Storia di Piér, che viaggia libero in Europa senza pagare mai il biglietto

Piér in fondo é la libertà. O semplicemente un magnifico scroccone. Per alcuni pero' - come il vecchietto che lo guardava male dal fondo del vagone - Piér é semplicemente un furfante disonesto. In fondo, se facessero tutti come lui, le aziende di trasporti pubblici fallirebbero tutte nel giro di un mese.

La società puo' tollerarne pochi di ragazzi come lui, se no tutto il sistema andrebbe a catafascio in due giorni: ma é anche vero che Piér ha sviluppato un grado di adattamento incredibile con la società stessa per esserle meno di intralcio possibile. Cerca di essere più invisibile possibile e di fare tutto "fregandola" meno che puo', per poter continuare a fare cio' che fa e non fermarsi mai. Vuole che gli permettano ancora per un bel po' di continuare a viaggiare gratis in Europa , per raggiungere nazioni viste solo in cartolina arrivandoci rigorosamente senza spendere un soldo. Conoscendo nel mentre un sacco di amici per strada che rimangono anche dopo che il viaggio é finito. "Se guardi il mio Facebook - mi racconta (ps: che é che non ha facebook ormai?) - trovi 13 persone della mia città: tutte le altre sono delle altre nazioni che ho visitato".


Piér l'ho conosciuto ieri sera, quando é venuto a chiedermi un accendino per fumare sul lunghissimo interregionale che da Venezia mi riportava a Milano. Non si potrebbe fumare sul treno, ovviamente, ma nessuno gli ha detto niente: in fondo, dopo 3 ore e mezza seduto su sedili che hanno trasformato il tuo sedere in un pezzo di marmo insensibile, sgattaiolare nelle intersezioni tra i vagoni per rubare un alito di fumo a quelle braci fa un po' venire voglia a tutti, anche solo per muoversi un po'. Tornavamo da Venezia io e da Pordenone lui, e ci siamo messi a chiacchierare. Chiunque mi conosca un minimo sa che io sarei capace di attaccare bottone anche con le guardie del rigido picchetto reale di Buckingham Palace: e con Piér a conoscerci ci abbiamo messo un secondo.


Piér ha 22 anni, capelli castani ed una faccia caucasica dal sorriso inarrestabile. Viene da una città qualche decina di chilometri a est di Praga - mi racconta - e da tre anni viaggia su e giu' per l'Europa senza spendere un soldo. Autostop, treno, piedi: per lui é uguale, basta arrivare. Le mete le sceglie i rari momenti in cui ritorna a casa, dove dice di avere una stanza piena di guide di viaggio recuperate qua e là. "L'ultima volta - racconta - ho deciso che dovevo vedere Roma. E ne é valsa la pena. Quando sono arrivato davanti al Colosseo é stato fantastico. L'avevo visto sui libri, ma non avevo mai immaginato che potesse fare un effetto cosi' ". Per arrivare a Roma ci ha messo una settimana, con un amico che ha portato con lui per fargli provare come si vive sempre a zonzo. "In repubblica Ceca fermando due macchine siamo arrivati al confine, poi abbiamo avuto una fortuna incredibile: un manager di non so che cosa, italiano, ci ha tirato su e ci ha fatto arrivare diretti fino a Milano! Aveva una macchina stupenda, un'Audi A8 nuova, tutta nera. Non ha smesso un attimo di vantarsene, ma quando ha raggiunto i 230 in autostrada abbiamo anche capito perché: in effetti tirava come una bestia! La benzina tanto la pagava lui...".

A Roma ha dormito il primo giorno per strada, e poi ospite di 2 ragazzi che ha conosciuto il giorno dopo vicino ai fori imperiali: "Erano entusiasti della mia storia, e mi hanno ospitato volentieri. Abbiamo passato una notte intera a raccontarci gli uni gli altri in quali paesi lontani fossimo stati fino a quel momento, e ci siamo scolati due casse di birra senza mai smettere di parlare!". Parlare per lui non é un problema: viaggiando ha imparato a parlare in maniera comprensibile almeno 5 lingue, e qualche parolina di qualche altra meno conosciuta: "Le rinfresco continuamente, e continuo ad imparararle! In effetti é comodissimo saperne cosi' tante".


Mentre parliamo passa il controllore: per fortuna la sigaretta finita poco prima é già sparita nella riga buia per terra da cui si intravedono scorrere i binari. Mentre io mostro il biglietto, Piér tenta di spiegargli (rigorosamente in magiaro pero' stavolta) che lui non ha il biglietto e nemmeno i documenti. Il tipo é spaesato: tira fuori il blocchetto e abbozza una multa: poi, guardandolo in faccia, desiste. Sa benissimo che il nome che Piér ha già sulla punta della lingua é un falso, e cosi' getta la spugna senza sprecare altro tempo e se ne va borbottando. Piér in effetti conferma tutto un attimo dopo: "Se ti fermano basta dire che non hai documenti, e dare un nome falso. Loro lo sanno che li stai prendendo per il culo, ma almeno possono fare una multa e salvare comunque le apparenze. Il trucco é farlo sui regionali: per recuperare i soldi dovrebbero chiamare la polizia, fermarti, controllarti, schedarti...per 200 euro di prima classe in Eurostar magari lo fanno: ma per 15 di regionale nessuno pensa che ne valga la pena".

"I treni - continua - sono comodi anche per dormire: facendo i viaggi lunghi di notte, mi imbuco in un sedile e dormo al caldo. In genere i controllori la notte non passano mai...". Gli chiedo se sia difficile fare l'autostop e trovare qualcuno che si fermi, e mi dice che quella domanda già se l'aspettava: "Anche i miei amici italiani mi dicevano che sarebbe stato difficile qui: ma io ho sempre trovato passaggi in pochi minuti! Qualche volta ho aspettato anche un'ora, si', ma qualcuno prima o poi si ferma sempre! Magari mi dicono "Sai, é proibito farlo in Italia": ma poi si fermano loro per primi!". E poi via coi racconti: Piér il magiaro, 22 anni, che fuma sul treno in short a fiorelloni e sandali marroni, é stato in Portogallo, Spagna, Francia, Italia, Austria, Olanda e un mucchio di altri Paesi: "Mi manca l'Inghilterra, ma ci voglio andare presto! A proposito di isole, sono stato anche in Sardegna! Partenza da Genova, passaggio ponte con la Tirrenia in traversata notturna: ovviamente senza biglietto e a costo zero. Mi hanno tanato, ma mica mi potevano sbarcare con una scialuppa in mezzo al mare!".


Nel frattempo il treno corre, parallelo ai viaggi di Piér: la traversata é lunga, e c'é ancora lo spazio per tante cose da dire e raccontare: "Montecarlo la devi assolutamente vedere se non ci sei mai stato: é bellissima! Barcellona invece é fantastica per le feste: ho passato notti intere a passare da una all'altra, senza andare a dormire mai... Conosco persone in ogni posto facendo cosi', che quasi sempre mi offrono un tetto dove dormire e con cui poi resto sempre in contatto: alcuni sono anche venuti a trovarmi in Repubblica Ceca, ed é stato bello rivederli!". Una cosa che non capisce degli italiani é un po' il disfattismo: "Hanno i treni che sono tra i più comodi in Europa, a parte i poggiatesta durissimi. Eppure tutti a dire che fanno schifo. Venite da me a provare, che poi ne riparliamo... Mi dispiace invece per la crisi che c'é qui: tanti ragazzi che incontro mi raccontano che hanno perso il lavoro di recentre e non lo trovano più.. Lo volevo cercare anch'io per quest'estate, ma mi sa che puntero' su Barcellona, come camarero! Mi sa che c'é più speranza".

Alle 22 arrivo a Lambrate, e a malincuore scendo: lui prosegue con l'amico per Milano centro, dove lo aspetta già la sua ragazza che a volte lo accompagna nei viaggi: "Se ci riesco stanotte voglio arrivare fino a Genova. Mi é venuta voglia di tornare a Montecarlo, ma se strada facendo trovo qualche posto bello che non conosco magari mi dirigo li'!".


Lo lascio sorridendo, ed invidiandolo un po'. Piér, magnifico ladro scroccone che vive viaggiando a sbafo sui treni, in fondo vorrei esserlo anche un po' io. Senza regole, senza limiti, senza pensieri... Prendere, viaggiare e andare. Dove si vuole, e senza chiedere niente. Invece domani c'é il lavoro, e la schiavitu' invisibile della giacca e della cravatta e della scrivania con il computer bianco e la montagna di carte che dovrei riordinare e non lo faccio mai: quel posto più o meno fisso, che tra tre mesi non c'é più ma intanto bisogna difendere. I manager di fretta alla stazione la mattina, i clacson impazienti ai semafori, lo smog, le spine per entrare nella metro, i panini presi di fretta in pausa pranzo da qualche kebab, che poi bisogna tornare indietro a spedire draft promozionali... E guardo le luci del treno che svaniscono lontano sul binario, e portano Piér verso le sue città lontane...


Oggi, mentre lui forse é già a Montecarlo o tra i carruggi stretti di Genova, guardo il sole fuori dalla finestra e penso che si', andate al diavolo, questo weekend un viaggio me lo faccio anch'io! E mi immagino di fuggire e non tornare, anche se poi so che non lo faro'...

Non so dove, ma voglio andare in qualche posto che non ho ancora visto. Insieme alla cucciola naturalmente. Magari rincontro Piér che ritorna, e poi glielo presento mentre gli chiedo com'era Montecarlo. Magari diventiamo amici sul serio. E la prossima volta in giro a zonzo ci andiamo insieme dormendo sui treni come i barboni, che forse saranno anche gli ultimi nel sistema non scritto di caste del mondo moderno ma in verità sono rimasti gli unici liberi di fare quello che vogliono. Loro il sole lo guardano ogni giorno dal posto che scelgono la sera prima: noi lo guardiamo solo dalla finestra, mentre aspettiamo con ordine la nostra pausa pranzo che non arriva mai.

mercoledì 11 marzo 2009

Sorpresa: per Meteo.it il muro di Berlino non è mai caduto!

Guardate la mappa presa oggi dal sito www.meteo.it delle previsioni del tempo sull'Europa dei prossimi 16-20 giorni:

...notato niente di strano? Beh, sulle prime nemmeno io! Ma ora provate a dare un occhio ai confini della Germania, e a confrontarli con quelli di una cartina aggiornata come quella qui sotto, presa da Wikipedia...

...I CONFINI NELLA MAPPA SONO ANCORA QUELLI DEL 1989, ALL'EPOCA DEL MURO DI BERLINO!!! MANCA TUTTA LA PARTE CHE CORRISPONDE ALLA GERMANIA DELL'EST ASSIEME A TUTTE LE REPUBBLICHE BALTICHE!!!!

Dimenticanza? distrazione? Voglia ossessiva di compiacere il premier cancellando tutto quello che c'era al di là della comunistissima "Cortina di ferro"? Mah! il mistero permane...

Una cosa è certa: l'accaduto ha fatto piombare nella disperazione l'ufficio milanese del Parlamento Europeo. Già é difficile informare gli italiani su quanto sia importante l'Unione e cosa faccia per loro: figuratevi se devono ricominciare anche daccapo a spiegargli com'é fatta... :)

Un grazie a Gilles per la segnalazione: ci volevano i francesi... :)

mercoledì 23 luglio 2008

Iran: l'invasione è vicina?

Dal sito di Cani Sciolti, 20 luglio 2008: prove tecniche di un futuro che speriamo resti sulla carta...

PROVE GENERALI PER LA GUERRA ALL'IRAN

Il nome in codice era “Glorious Spartan 08”, il teatro operativo era il tratto di mare a sud est dell’isola di Creta. È in questo splendido angolo di Mediterraneo che l’aviazione israeliana ha simulato - dal 28 maggio al 18 giugno di quest’anno - l’attacco all’Iran. Oltre cento caccia F16 e F15, con l’ausilio di aerei per il rifornimento in volo, hanno condotto una missione di 1.500 chilometri; la stessa distanza che divide lo Stato ebraico dall’impianto nucleare di Natanz, in Iran. I jet hanno sganciato bombe, condotto raid contro i radar e attuato manovre evasive. In loro supporto anche velivoli per la guerra elettronica ed elicotteri che trasportavano i commandos dell’unità speciale 5101, conosciuta come Shaldag, e gli incursori della Sayeret.

Gli israeliani, di solito estremamente riservati su quello che combinano, hanno passato al New York Times le informazioni su “Spartan 08” accostando le manovre a un possibile blitz contro l’Iran. E hanno spiegato, con l’abituale pragmatismo, quali fossero gli obiettivi.

Il primo - tecnico - era quello di esercitarsi in un raid a lungo raggio. Il secondo - politico - era ribadire agli Stati Uniti e ai governi occidentali che l’opzione militare non è poi così lontana. Se i ripetuti tentativi negoziali falliranno, non resterà che la forza.

E gli israeliani sono pronti. Le fughe di notizie, i “piani” rivelati dai giornali, gli scenari dei think thank, fanno parte di una accurata regia per preparare le opinioni pubbliche. Il punto, quindi, non è più “se” ma piuttosto “quando” ci sarà l’assalto. Quello che in occidente si teme, in Israele è infatti già realtà. Vuoi per ragioni ideologiche e religiose, vuoi per motivi di vicinanza geografica il tanto paventato attacco all’Iran, oramai, è molto più che una semplice minaccia, molto più di un semplice strumento per mobilitare le diplomazie e velocizzare le trattative.

Preoccupato per questi sviluppi, Mohammed El Baradei, il direttore dell’Aiea, l’ente per l’energia atomica dell’Onu, ha più volte ribadito il suo dissenso arrivando ad affermare che si dimetterà nel caso di un attacco contro l’Iran: “Secondo me, è la peggiore opzione possibile. Trasformerebbe la regione in una palla di fuoco... Se l’Iran non sta già costruendo armi nucleari, lancerà un corso accelerato con la benedizione di tutti gli iraniani”. Persino il nostro splendido Ministro degli Esteri Frattini, nonostante il suo filo atlantismo, ha dichiarato che un’azione ostile diretta contro il regime khomeinista sarebbe “un disastro”. Non si può non dargli ragione.

Tutto questo dopo che fonti dell’intelligence USA, già nel corso del 2007, lasciarono trapelare notizie che confermavano il pieno attivismo dello Stato Maggiore americano nel progettare un attacco all’Iran. Un progetto che appariva, però, del tutto innovativo. Dopo l’Afghanistan e dopo l’Iraq, infatti, non è più immaginabile l’apertura di un terzo fronte. Le due guerre che sembravano vinte prima ancora di essere combattute, viste le proporzioni delle forze in campo, ormai perdurano da più tempo del secondo conflitto mondiale. Mancano gli uomini, quindi, ma questa guerra si deve comunque fare.

Ed ecco il piano: 1600 siti, sia militari che civili, già individuati da bombardare tramite l’utilizzo degli incrociatori al largo del golfo Persico. Il tutto senza dimenticare il sicuro appoggio israeliano. Si tratta di ponti, raffinerie, industrie oltre, ovviamente, alle centrali nucleari. In questo contesto gli iraniani non rimangono certo a guardare.

Agitando le sciabole agli israeliani hanno, infatti, anche voluto accentuare le inquietudini degli ayatollah, ormai da tempo sotto una forte pressione psicologica e diplomatica. Ogni giorno Teheran dovrà chiedersi se la formazione di jet in avvicinamento sono l’ennesima simulazione o il colpo di maglio. Se l’inasprirsi dei toni e il rallentamento delle trattative diplomatiche poteva, facendo lievitare il prezzo del greggio, essere per loro addirittura un vantaggio; ad oggi, gli iraniani temono seriamente che ai loro confini si stia preparando qualcosa. Se l’ayatollah Ahmad Khatami minaccia conseguenze “terribili”, il Presidente Ahmadinejad, dopo aver già acquistato tecnologia militare russa, ha dato modo d’intendere di voler acquistare le nuove batterie antiaeree S-400. Secondo quanto sostenuto dagli stessi produttori, una volta operativa, la nuova batteria antiaerea dovrebbe essere in grado di abbattere veivoli, missili cruise e missili balistici di media e corta distanza in un raggio di 400 chilometri.

Una prospettiva questa che fa rabbrividire i militari israeliani, tanto da far pensare ad un attacco preventivo non appena avuta la notizia dell’acquisto. Quello che però è necessario sottolineare, è che se questa guerra si farà, l’Europa vi verrà coinvolta con o senza la sua volontà. L’Iran non è l’Iraq: è un paese con più di 70 milioni di persone e può contare su di una economia forte, oltre ad avere riserve infinite di petrolio. Se attaccato, l’Iran risponderà e risponderà con tutte le sue forze. Questo significherà che tutte le petroliere nel Golfo Persico verranno abbattute e gli oleodotti chiusi. Tempo massimo due mesi e l’Europa si troverà senza petrolio. Uno scenario agghiacciante.


Ilvio Pannullo - Altrenotizie